
Se la teatralità è l’espressione illusoria della realtà, i social diventano vetrine di un palcoscenico da riempire
L’obiettivo principale sui social media non è la comunicazione autentica, ma l’auto-rappresentazione orientata alla percezione esterna.
Sugli account social, l’individuo costruisce e mette in scena una versione idealizzata, selezionata e spesso distorta di se stesso, concentrandosi sull’apparenza più che sull’essenza. Questo è l’analogo della maschera o del personaggio teatrale.
Come un attore cerca l’applauso, l’utente social cerca il like, il commento o la condivisione, che fungono da conferma e validazione della performance illusoria che ha messo in atto.
Mentre la teatralità antica era un evento limitato nel tempo e nello spazio, la teatralità sui social media è costante e pervasiva, trasformando la vita quotidiana in una serie ininterrotta di performance.
Se la teatralità è l’espressione illusoria della realtà (il mezzo artistico per trattare il reale), allora i social media sono lo strumento contemporaneo che ha democratizzato (o banalizzato) questa forma espressiva, rendendola accessibile a tutti per esprimere la propria “illusione” personale (l’Apparire).
In questo senso, il teatro come arte e i social come fenomeno di massa condividono la struttura della messa in scena e dell’illusione, ma con finalità e impatti molto diversi sulla percezione della realtà e dell’identità.
L’analisi dell’impatto psicologico della performance sui social media è fondamentale per comprendere la società digitale moderna. “I social sono la voce di chi vive nell’apparire” si traduce in un vero e proprio fenomeno di curating dell’identità, che ha conseguenze significative sul benessere mentale.
Ecco i principali impatti negativi di questa costante “performance” online:
- La Dipendenza da Validazione Esterna (I “Like” come Ricompensa)
I social media sono progettati per attivare il sistema di ricompensa del cervello, in particolare con il rilascio di dopamina (ricompensa immediata).
L’autostima di molti utenti rischia di diventare totalmente dipendente dai like, dai commenti e dal numero di follower. Quando il valore personale è misurato in base a questi indicatori esterni, diventa instabile e vulnerabile. Un post con pochi like può scatenare profonda insicurezza o ansia.
La ricerca costante di approvazione alimenta il bisogno di creare contenuti sempre più “perfetti” o estremi per generare la ricompensa desiderata, trasformando l’uso della piattaforma in una potenziale dipendenza comportamentale.
- Conflitto tra Sé Reale e Sé Ideale (La Discrepanza)
La performance online porta alla creazione di un “Sé Digitale” (spesso potenziato, filtrato e curato) che si scontra con il “Sé Reale”.
Quando la versione online appare più brillante e realizzata rispetto alla vita reale, emerge un costante senso di inadeguatezza o la sensazione di non essere “mai abbastanza”.
L’individuo teme di non riuscire a mantenere la propria immagine idealizzata nelle interazioni offline. Questo può portare a un aumento dell’ansia sociale, dove ci si sente costantemente sotto esame (come un attore che teme di dimenticare le battute).
Nei casi più estremi, si rischia di perdere il contatto con la propria autenticità. Se la versione digitale prende il sopravvento, può diventare difficile riconoscersi al di fuori dello spazio virtuale, compromettendo la costruzione di un’identità solida e coerente.
- La Patologia del Confronto Sociale
La “vetrina” dei social espone continuamente gli utenti alla vita apparentemente perfetta degli altri.
Questo confronto, spesso basato su informazioni incomplete o filtrate, induce l’utente a percepirsi negativamente, sminuendo la propria autostima e favorendo l’insorgenza di sintomi depressivi o ansiosi.
La paura di essere esclusi dagli eventi o dalle esperienze “in mostra” sui social crea una compulsione a rimanere continuamente connessi, interferendo con la concentrazione e le attività quotidiane.
- L’Aggravamento dei Tratti Narcisistici
L’ambiente social può agire da catalizzatore per lo sviluppo o l’aggravamento di tratti narcisistici di personalità.
I social offrono un luogo perfetto per esibire la propria grandezza e realizzare fantasie di onnipotenza, attraverso la pubblicazione massiccia di selfie e contenuti che richiedono ammirazione.
L’assenza di una censura sociale “diretta” (tipica delle interazioni faccia a faccia) permette uno sfogo maggiore di questi caratteri. Alcuni studi hanno rilevato che un uso problematico dei social legato ai post visivi può incrementare i tratti narcisistici nel tempo.
Vediamo alcune strategie chiave per ridurre lo stress da performance e favorire l’autenticità online.
Riconoscere e Separare il “Sé Digitale” dal “Sé Reale”
La prima strategia è di natura cognitiva: prendere consapevolezza della differenza tra l’identità curata sui social e la realtà.
Interrogarsi attivamente sul motivo per cui si pubblica. Chiedersi: “Sto postando per me stesso o per l’approvazione altrui? Questo contenuto è autentico o è una ‘performance’?”
Capire che i profili altrui sono anch’essi delle performance attentamente costruite e non rappresentano la totalità della loro vita.
Sviluppare fonti di autostima interne (risultati personali, relazioni reali, valori) che non dipendano dal feedback esterno online.
Impostare Limiti Rigidi e Detox Digitale
Ridurre il tempo trascorso sulle piattaforme limita le opportunità di confronto e l’ansia da prestazione.
Usare strumenti per monitorare e limitare il tempo di utilizzo (es. un massimo di 30-60 minuti al giorno).
Stabilire momenti e luoghi no-phone (come durante i pasti, in camera da letto, o prima di dormire).
Intraprendere “detox digitali” brevi e regolari (un giorno a settimana o un fine settimana al mese) per ricalibrare l’attenzione sul mondo fisico.
Coltivare l’Autenticità (Opposto della Performance)
L’obiettivo è cambiare la natura dei contenuti condivisi, passando dalla ricerca della perfezione alla condivisione della realtà.
Pubblicare non solo i successi, ma anche le sfide o gli aspetti meno “glamour” della vita (quando appropriato), normalizzando la vulnerabilità.
Diminuire l’uso di filtri esagerati o fotoritocchi che creano una figura di sé non realistica.
Utilizzare i social per scopi specifici e significativi (es. apprendimento, supporto a cause, mantenere legami a distanza), piuttosto che come showcase personale.
Ristrutturare il “Feed” per la Salute Mentale
Controllare ciò che si consuma è altrettanto importante quanto ciò che si produce.
Eliminare i profili che innescano sentimenti di inadeguatezza, ansia, o confronto tossico. Sostituirli con account che offrono ispirazione, educazione o risate genuine.
Disattivare le notifiche non essenziali per rompere il ciclo di gratificazione immediata e ridurre la dipendenza dal device.
Queste strategie aiutano a trasformare i social da un palcoscenico per una performance stressante a uno strumento gestito in modo consapevole.
Concentriamoci sull’applicazione di queste strategie per la gestione del confronto sociale e il tema della solitudine nell’era digitale.
Questi due aspetti sono strettamente legati alla performance online: il confronto alimenta l’ansia di apparire, e l’eccessiva concentrazione sull’apparire può paradossalmente aumentare il senso di solitudine.
Gestione del Confronto Sociale
La performance altrui (la “teatralità” degli altri) è spesso la causa principale del confronto negativo.
Strategie Pratiche
- Ridefinizione del Successo Personale:
- Focus Interno: Anziché confrontare i risultati altrui (che sono visibili), concentrati sul confrontare i tuoi sforzi attuali con i tuoi sforzi passati. Il successo diventa una crescita personale, non il raggiungimento dello standard altrui.
- “Confronto al Vantaggio”: Chiediti se il confronto che stai facendo ti sta motivando positivamente o ti sta solo paralizzando. Se la sensazione è negativa, usa immediatamente l’azione di Unfollow Terapeutico o Muto (Mute).
- Pratica della Consapevolezza (Mindfulness):
- Etichettare l’Emozione: Quando senti l’impulso al confronto (es. dopo aver visto una foto di viaggio di un amico), etichetta l’emozione: “Questa è invidia,” o “Questa è la paura di non aver fatto abbastanza.” Riconoscere l’emozione aiuta a ridurne il potere.
- Memoria Selettiva: Ricorda che le persone sui social mostrano solo l’1% del loro tempo (i momenti migliori). La loro vita, come la tua, è piena di momenti banali, stress e imperfezioni non documentate.
Riduzione della Solitudine nell’Era Digitale
La solitudine percepita può aumentare perché, pur essendo connessi, le relazioni online mancano spesso della profondità e dell’intimità delle interazioni reali.
Strategie Pratiche
- Priorità alle Connessioni Profonde (Offline):
- Sostituire il Digitale con il Fisico: Quando senti il bisogno di interagire, prova prima a chiamare o incontrare una persona specifica piuttosto che pubblicare un post generico per ottenere attenzione diffusa.
- Qualità vs. Quantità: Dedica tempo e energia a coltivare attivamente un piccolo numero di relazioni significative (i tuoi “spettatori intimi”) anziché concentrarti sul grande pubblico anonimo.
- Uso Strumentale vs. Evasivo:
Obiettivo Chiaro: Se prendi in mano il telefono, definisci uno scopo specifico (es. “Rispondere a Marco” o “Controllare l’orario di un evento”), e una volta raggiunto, chiudi l’app. Questo impedisce l’uso passivo e l’isolamento nell’infinita scrollata.
- L’Autenticità come Connessione (Vulnerabilità Controllata):
Permettere la Solitudine: Riconosci che la solitudine non è sempre un male; è un momento di riflessione necessario per la crescita personale, che viene interrotto dalla necessità di “performare” per riempirlo. Impara a stare con te stesso senza la necessità di documentare l’esperienza.
In sintesi, la chiave per gestire questi impatti psicologici è spostare il valore dall’esterno all’interno e dare priorità alla ricchezza delle interazioni reali rispetto all’ampiezza e all’illusione delle interazioni digitali.
Quando si “cerca e si vive la vita in apparenza,” si verifica un meccanismo interiore e sociale che porta inevitabilmente a curare e investire energie primariamente sull’esterno.
La Priorità è la Superficie (La Maschera)
La performance online ha un solo scopo: proiettare un’immagine esterna desiderabile.
- Il Prodotto è l’Immagine: Sui social, l’individuo non vende un prodotto, ma vende la propria immagine come prodotto. Questo richiede un investimento costante nel packaging (l’esterno): l’abbigliamento, lo sfondo, la condizione fisica, gli oggetti di lusso, o l’espressione di felicità artificiale.
- La Scena vs. il Retroscena: Ci si concentra sulla “scena” (il feed pubblicato, il momento clou) e non sul “retroscena” (la fatica, le incertezze, la quotidianità non fotogenica). La cura maniacale dell’esterno serve a nascondere o a compensare le eventuali insicurezze interiori (l’interno).
La cura ossessiva dell’esterno implica un drenaggio di risorse che vengono sottratte all’interno:
| Cura dell’Esterno (Performance) | Cura dell’Interno (Essere) |
| Tempo speso per editing e filtri. | Tempo dedicato all’auto-riflessione. |
| Energia spesa per la ricerca di location perfette. | Energia usata per relazioni autentiche. |
| Preoccupazione per il feedback (like/commenti). | Coltivazione di hobby e valori personali. |
| Investimento economico in beni “da esibire”. | Investimento nella salute mentale e fisica. |
L’Illusione come Gap (Il Vuoto)
Il problema interiore sorge quando la cura dell’esterno diventa una distrazione dal prendersi cura dell’interno.
Più si è abili nel creare un’illusione esterna perfetta, maggiore può diventare il gap tra l’immagine pubblica e la realtà emotiva. Questa discrepanza può portare a sentimenti di solitudine, insoddisfazione e sindrome dell’impostore.
Mantenere un’illusione perfetta richiede uno sforzo immenso. Il timore che la “maschera” possa cadere (che l’interno venga esposto) genera una costante ansia da prestazione.
In conclusione, la ricerca della vita in apparenza è un meccanismo che scambia la sostanza con l’immagine, portando a una cura sproporzionata della superficie a scapito della profondità emotiva e identitaria.
La sindrome dell’impostore è un elemento chiave per comprendere l’impatto negativo della performance sui social media.
Questa sindrome è l’esito diretto della creazione di un’immagine esterna (la teatralità) che non corrisponde al proprio senso interno di competenza o verità.
La sindrome dell’impostore è un modello psicologico in cui l’individuo non riesce a interiorizzare i propri successi o meriti, provando un costante e paralizzante timore di essere smascherato come un “truffatore” o un incompetente, nonostante le prove oggettive della propria competenza.
L’Origine Sociale: Il Gap Esterno-Interno
Sui social media, questo meccanismo è amplificato e deformato:
Se una persona ha costruito un profilo in cui appare costantemente felice, esperta, ricca o in forma perfetta, sta creando una prova esterna fittizia della propria vita.
Il successo ottenuto con questa immagine (like, complimenti, opportunità) non fa che aumentare il terrore di essere scoperti. L’individuo pensa: “Se gli altri sapessero quanto sono insicuro/imperfetto nella realtà, tutta questa ammirazione svanirebbe.”
Ogni like o ogni commento positivo non viene interiorizzato come merito, ma come prova che la performance è stata convincente. Ciò spinge a intensificare la performance successiva.
Il Ciclo di Mantenimento dell’Impostura
La sindrome dell’impostore si autoalimenta in un ciclo vizioso sul palco digitale.
- Ansia da Prestazione: Si prova ansia per la necessità di un risultato (ottenere molti like, apparire felici).
- Preparazione Eccessiva (La Performance): Per ridurre l’ansia, si pianifica l’immagine in modo ossessivo (filtri, editing, posa perfetta).
- Successo Apparente: Il contenuto ottiene l’approvazione del pubblico.
- Disconoscimento del Merito: L’individuo non attribuisce il successo alla propria abilità, ma a fattori esterni (fortuna, inganno, bravura nell’editing).
- Timore di Smascheramento: L’ansia si intensifica, perché il successo significa che la posta in gioco è più alta e che il fallimento nel prossimo post sarà ancora più drammatico.
- Ritorno all’Ansia da Prestazione.
Impatto sulla Salute Mentale
Questo ciclo costante ha effetti devastanti.
La paura di fallire e di essere smascherati porta a ritardare o a non pubblicare affatto (procrastinazione) per evitare il rischio.
Lo sforzo mentale ed emotivo necessario per mantenere un’illusione (performance continua) porta a esaurimento e depressione.
La persona si chiude, convinta che nessuno potrebbe capirla se non si nascondesse dietro la maschera del successo.
Come Affrontare l’Impostore Digitale
Per mitigare la sindrome dell’impostore indotta dalla performance sui social, le strategie si concentrano sull’accettazione dell’imperfezione.
Condividere occasionalmente i fallimenti o le difficoltà (selezionate e appropriate) per rompere il modello della perfezione e mostrare l’autenticità.
Sostituire il successo basato sull’approvazione esterna (like) con il successo basato sul valore percepito internamente (soddisfazione personale, apprendimento).
Parlare con amici fidati delle proprie insicurezze. Avere la propria verità convalidata offline è un antidoto potente all’illusione online… ma che sia realtà non finzione
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