La coscienza del sé, il Silenzio.

Il silenzio, di cui vorrei parlare, non è un’assenza di pensieri, parole o rumori. È la sostanza stessa dell’universo e comprende tutto. È uno spazio vuoto, che non può essere raggiunto come oggetto. Sempre presente, non c’è niente di speciale da fare per trovarlo. Chi lo cerca è il vero ostacolo. Perché il silenzio è ciò che siamo. Questa è un’altra parola per dire coscienza.
Più il silenzio cresce in noi, più la coscienza si dispiega, si espande, occupa il posto preso dalla mente. Ogni nostra azione è poi illuminata dalla luce della coscienza.

Tutti gli esseri sono in grado di lasciare che il silenzio cresca dentro di loro. Si tratta solo di avere fiducia nelle proprie capacità. 

La meditazione può essere un aiuto per percepire la nostra capacità di fonderci nel silenzio, nel corpo e nella mente naturalmente a riposo.

Quando, in questo modo, siamo ricettivi alle sensazioni del corpo, alle percezioni della mente e le accogliamo con uno sguardo neutro e in ascolto, ci apriamo al nostro essere profondo che è il silenzio.

Il silenzio non è quindi un’assenza di suoni. Inoltre, certi suoni rivelano il silenzio sottostante, lo enfatizzano e talvolta ci conducono lì. Osserviamo come le note musicali o i canti degli uccelli non lo infastidiscano, ma lo valorizzino.

Il silenzio non ha nulla a che fare con il non pensare o non parlare. È ciò che sta alla base del pensiero umile e della parola giusta. Che le parole siano usate o meno, che gli atti nascano spontaneamente o meno, tutto torna al silenzio. 

Quando nessuna volontà personale interviene per cristallizzare il movimento energetico della mente, la pura percezione si dissolve naturalmente nel silenzio. Questo non lascia residui, perché non c’è nessuno che si appropri del pensiero o dell’azione. L’energia è potente, senza nessuno che la contorca o la dissipi, una grande creatività è all’opera, senza alcun pensiero di limitarla o manipolarla.

Anche il silenzio non è solo una nozione di benessere. Come la pace, è la natura del nostro vero essere. Dobbiamo essere in grado di sentirlo sullo sfondo, di vivere costantemente con questa sottile attenzione che trascende il tempo. I pensieri non sono più proiettati dalla memoria, le azioni avvengono spontaneamente, senza paura.

Come potremo percepirlo se non calmiamo l’ipereccitazione del nostro cervello, questo male di cui soffre l’uomo contemporaneo? 

Non capiamo più cosa la vita ha da dirci. Non andiamo più d’accordo l’uno con l’altro. La vera comunicazione è un’interconnessione all’interno di questo silenzio.

Solo l’essere con cuore purificato, con un’anima spogliata dal suo cammino nel deserto, è degno di incontrare Ciò che lo attende da tutta l’eternità e che gli farà ascoltare ciò che nasce dal silenzio.

Fu con il suono di un sottile silenzio, con il soffio di una leggera brezza, un sussurro morbido e leggero, che Elia ebbe la rivelazione del divino, dopo una passeggiata di 40 giorni e 40 notti nel deserto. 

Sul monte Oreb, lo stesso dove avvenne l’incontro di Mosè con “Io Sono”, Elia udì il Signore. Non era né nel vento forte né nel terremoto né nell’incendio, è scritto.

Il contatto con la vera realtà avviene solo in silenzio, quando la mente è calma, quando non è più il sé che agisce. Poiché la natura del pensiero e dell’ego è stata percepita, è quindi possibile che la soglia che conduce al silenzio originale, quella vibrazione eterna che continua ad avvolgere e penetrare tutto in ogni momento, sia superata. È solo in questo silenzio che può avvenire il salto nella nostra profondità. Uno spazio vuoto, dove non c’è nessuno, non c’è me, quindi nessun oggetto da nominare.

All’inizio, sperimentiamo uno stato di silenzio. Per raggiungere questo obiettivo, stiamo solo osservando ogni pensiero, ogni fenomeno, senza qualificarci, senza giudicare. 

Solo uno sguardo pacifico, distaccato, senza alcun motivo particolare. Questa visione rallenta naturalmente il funzionamento della mente. Diventiamo questa contemplazione silenziosa. A poco a poco, l’osservatore si dissolve in silenzio. Un giorno, siamo in silenzio, indipendentemente dal fatto che non ci siano o meno manifestazioni. Il soggetto ultimo è questo silenzio.

Con la mente vuota, continuiamo a pensare, a parlare, ad agire. Il processo è spontaneo. Tutto proviene direttamente da questo sfondo silenzioso, e tutto si svolge in esso. La nostra attenzione, la nostra visione, il nostro ascolto, sono il silenzio.

Siamo stabiliti nel nostro essere profondo, possiamo parlare o agire, non cambia nulla. 

Il silenzio è l’essenza del nostro essere profondo. È continuo. Non è necessario alcuno sforzo per ottenerlo. È il cuore, la matrice da cui emerge il respiro indifferenziato e dove convergono le energie manifestate, dove tutti gli oggetti scompaiono (compreso il sé). È il luogo in cui gli opposti si incontrano e si dissolvono. Si dispiega in noi quando si rivela l’esatta identità tra l’assoluto e il relativo, tra la fonte e l’espressione.

Il silenzio è uno dei nomi della coscienza vuota e irrilevante. È la sua sostanza, lo spazio restituito al suo vuoto originale, quando lo spirito riposa nella sua vacanza.

Siamo noi stessi. Non siamo il contenuto spesso rumoroso che ingombra il nostro spazio interiore. Siamo il contenitore la cui natura è il silenzio. La coscienza è pura percezione, libera da ogni commento, il contenitore che contiene tutti i rumori. Questo contenitore – soggetto ultimo, silenzio, vuoto – non è percepibile, oggettivo. Non appena lo percepiamo, è il riflesso del silenzio – la coscienza – il soggetto ultimo – che viene percepito…

Quando, attraverso l’esperienza della premorte, è stato fatto il salto nello spazio della pura coscienza, senza oggetto, tutto il mio essere in uno stato di totale abbandono, la mente vuota, i sensi rimossi, è stato il silenzio. Non c’era suono quando la mia coscienza si immerse nella Coscienza Cosmica. Non era spaventoso. Ci sentiamo pienamente vivi in questo vuoto che è pace e gioia. La percezione era quella di un solo respiro, come una pulsazione continua. L’intelligenza dell’energia cosmica sta lì, in questo vuoto silenzioso. Lei è colei che insegna. In questo vuoto di profondità sconfinata, il silenzio, una sorta di sussurro divino, comunica il mistero della vita. È attraverso il silenzio che si rivela ciò che ci porta al Silenzio. 

La realtà è accessibile solo da e in silenzio. Tutto è allora conosciuto nella luce e dalla luce.

Quando torniamo alla percezione del mondo terreno, il silenzio viene sperimentato continuamente come la nostra vera casa, come la matrice dell’universo. Permea tutto il nostro essere, accompagna tutti i nostri gesti, racchiude tutto.

Ci viene chiesto solo di ascoltare ciò che l’universo ci dice. Per questo, nessuna religione, nessun dogma, nessun sistema organizzato è necessario. Ogni essere umano è in grado, da solo, di ascoltare il messaggio ininterrotto. Questo suono di silenzio che si percepisce, si sente, è simile a quello che percepisce, sente. Questa vibrazione è senza inizio né fine, eterna e sempre rinnovata, immobile e commovente, potente e sottile. È in ogni essere, sostanzialmente. Lei è se stessa. È solo, risucchiato dall’interno, che può scoprire di essere l’intero universo.

Il silenzio è la sostanza eterna in cui è immerso l’universo. Egli è l’origine. Non dobbiamo avere paura di lui quando lo scopriamo. Emana dalle profondità di chi siamo e ci conduce lì. Egli è il respiro cosmico che ci attraversa. È la libertà del nostro spazio interiore. È lì non appena usciamo dal nostro piccolo sé, non appena la mente divisoria tra il mondo e la nostra risposta al mondo si calma. Ci rivela ciò che si manifesta realmente. È questa voce senza suono che canta la melodia d’amore dell’universo. Il silenzio è il coronamento dell’amore, la sua esaltazione e il suo riposo. Assorbire se stessi in Lui non è altro che realizzare la nostra natura eterna. Fluire in lui significa fondersi nell’oceano e scomparire, come la goccia d’acqua.

Vicino a Pondicherry si trova il santuario di Nataraja, che rappresenta Shiva che esegue la sua danza cosmica, quella pulsazione eterna della creazione e della distruzione. Accanto ad esso c’è, si dice, il vero dio della danza nascosto dietro un velo. Quando tiri questo velo, c’è solo uno spazio vuoto.

Cavalleria celeste

Le conoscenze dei saggi di Atlantide venivano trasmessi nei secoli esclusivamente da bocca ad orecchio ai soli meritevoli dal cuore puro. 

Nei secoli gli ultimi saggi sciamani rimasti divennero eremiti ed entità, scelsero di dimorare su alte montagne tra le quali l’Himalaya ed il Tibet. Luoghi nei quali venne tra l’altro iniziato dai Magi il giovane Yeshua. 

I re Magi erano un persiano, un cinese e un etiope e i loro veri nomi erano Mensor, Saïr e Théokéno. Solamente dal VII secolo compaiono i nomi di Melchior, Gaspard e Balthazar, che corrispondono anche ai loro comportamenti. 

Melchior, l’anziano di razza bianca è il chaldéen Mensor, ed il suo nome significa «colui che si avvicina con dolcezza accarezzando». 

Saïr, il nero, è Balthazar che significa «colui che unisce la sua volontà a quella di Dio». 

Théokéno, il giallo, è Gaspard che vuol dire: «colui che cammina nell’amore». 

Quando, durante la prima crociata, Goffredo di Buglione o di Bologna, venne in contatto con dei membri di questa confraternita di cavalieri iraniani invincibili, in quanto guidati da entità, da maestri invisibili, una cavalleria celestiale, capì subito che erano molto più avanzati di loro. Infatti, grazie ad un aiuto superiore, unito alle conoscenze orientali, erano motivati e invincibili in quanto lo facevano per una causa e non per potere o interesse. Tramite l’uso della carta pergamena, introdotta dalla Cina, facevano circolare il verbo, il messaggio, con grande velocità e il proselitismo era rapido ed evidente. 

A quel tempo molti Principi o regnanti d’Europa erano ancora analfabeti. Aprirono la prima università a Cordoba in Spagna e poi a Toledo, le nostre prime università arrivarono solamente molti secoli dopo. Erano i leader dei commerci, tramite le vie della seta, avevano conoscenze molto avanzate. 

Il vecchio della montagna era un’entità guida, con la quale si poteva entrare in risonanza tramite le tecniche di alterazione di coscienza e di presenza all’istante, non facendosi influenzare dalle emozioni e dalla mente che mente, beneficiando del contributo animico e alchemico di tutti gli universi: minerale, vegetale, animale ed umano e dei 4 elementi, la tecnica per ritornare all’unità e all’androgino. 

Questa era una cavalleria celestiale (da non confondere con la setta degli assassini), di fede islamica e praticante il culto della madre, Notre Dame, Allah (vedasi la simbologia presente nella basilica di Santa Sophia ad Istambul). 

Questi discepoli sufi conoscevamo e maneggiavano con disinvoltura le scienze, l’alchimia e le tecniche di traslazione di coscienza e da qui nacque probabilmente il sigillo del doppio cavaliere bianco e nero sullo stesso cavallo, il cavaliere era la medesima persona… Rientrando in Europa, rispolverando le conoscenze giovannite e le parole dell’arcangelo Gabriele che annunciò le due religioni, cristiana e mussulmana, vedasi il Bap-homet (Baptiste+Mahomet), informarono i nobili franchi delle famiglie aristocratiche che già conoscevano queste teorie. Di comune accordo, dei giovani aristocratici, guidati da Hughes de Payns, informato il Santo Padre, consci del pericolo che stava correndo l’Europa per una molto probabile invasione islamica, si spossessarono di tutto e partirono per una missione divina. 

Giunti in Persia ed in Terra Santa, si misero a lavorare fianco a fianco con questi cavalieri motivati da entità celestiali, per ovviare la presa di potere della parte islamista radicale che stava prendendo sempre più potere. Questi fondamentalisti, bramanti di potere, fecero sequestrare tutte le copie del Corano nella sua prima versione gnostica e le fecero bruciare o murare in luoghi sicuri. 

Questo fu dimostrato quanto, nel xx secolo, durante i lavori di ristrutturazione in una moschea, rompendo una volta, i muratori trovarono molte copie del Corano in versione ben differente da quella odierna. Questo dimostra il deragliamento del potere temporale e spirituale, che predicato e riunito sotto una volontà religiosa, porta al potere ed al controllo dei popoli ed all’ignoranza. Come tutti ben sapete questo avvenne per l’islam, per l’ebraismo e per il cristianesimo… Quello che scoprirono i 7 cavalieri che si fermarono quasi dieci anni in Terra Santa, nonostante fossero molto giovani, fu la conoscenza gnostica dei figli della luce, che non aveva bisogno di dei o di supporti, bastava meditare ed entrare in contatto con la propria coscienza per risvegliare la propria parte divina. 

Rientrati in Francia, il Papa in fretta e furia, su suggerimento di San Bernardo, che ai tempi aveva circa 27 anni, riconobbe all’Ordine dei poveri Commilitoni di Cristo lo status sovranazionale. Per chiarirne la trasmissione sino ai giorni nostri, bisogna precisare che La Carta di Jean Larmenius fu un’allegoria, un mito creato ad hoc per consentire la transizione a seguito della Sospensione dell’Ordre du Temple, allegoria oppurtunamente organizzata per opera del Prieurè de Sion, nel frattempo ritornato nella discrezione dal 1188 a seguito della disfatta subita ad Hatin nel 1187. Infatti, come ben riportato dalla storia, nel 1308 al Concile de Vienne il filosofo, teologo ed alchimista Raymond Lulle, fece un anatema, o nodo karmico, ai responsabili della caduta dell’Ordre du temple. 

A quel punto, dopo la morte di Papa Clemente V, il 7 agosto 1316, il suo successore fu Jean XXII. E nel 1318 il Re Jean del Portugal, creó l’ordre du Crist, il vero e riconosciuto successore dell’Ordre du temple. Nulla è per caso! La luce che viene da oriente, la via del cristico, la via della luce divina, i figli della luce. 

Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da Gloriam

Bibliografia: 

Atlantide prieuré de Sion e cavalieri del tempio

L’esoterismo islamico

Sufismo ed esicasmo

 

Templari della Grande opera.

“Lo Spirito umano avanza verso la sua Fonte, Centro spirituale del divino, e verso coloro che lo guidano e dirigono, e procede in modo inarrestabile, per cui la via è sempre aperta  ai pellegrini, che troveranno un giorno la Casa del Padre.” 

Questa frase è stata fonte di riflessione e, proiettandola sui gruppi, associazioni di Cavalieri Templari in genere – grazie anche alla legge di analogia  “come in alto, così in basso” del leggendario Ermete Trismegisto – ho considerato come i problemi della religione influiscono anche sui movimenti che vivonono sui valori di fede tramandati.

La crisi di atteggiamenti e valori errati sta al centro di tutti i problemi, sia nel piccolo, nei gruppi di appartenenza che nel grande nelle nazioni. Difatti, l’avidità, ignoranza, egoismo e interesse personale sono la radice e la causa di travisamento nei rapporti umani.

Il rapporto tra l’essere umano e la presenza divina è sempre stato onorato in ogni fede e tradizione religiosa.  Istituzioni, associazioni e chiese hanno cercato di dirigere e ispirare lo spirito devoto nei loro seguaci. 

Le religioni più importanti hanno sempre rivendicato la loro superiorità, sia nella teoria e sia nella pratica, portando intolleranza, divisione, senso di superiorità e fanatismo. 

Le varie interpretazioni delle scritture e la teologia hanno prodotto molti conflitti tra le fedi, sfociando violenza e odio in nome della religione, in nome di Dio.

I templari nascono per la difesa dei pellegrini in Terra Santa, ma poi sappiamo quale strumento di morte è diventato per la Chiesa con le sue Crociate. 

I cavalieri erano laici, vincolati dai voti di castità, obbedienza e povertà,  che permise all’Ordine dei Templari di accumulare immense ricchezze, anche perché si incaricava dei trasferimenti di denaro da e per la Terra Santa. Buona parte di queste ricchezze furono impiegate nella costruzione di 9 mila fra chiese, palazzi e luoghi fortificati.

Oggi i Templari sono animati da quel senso di fratellanza, aiuto e soccorso al prossimo e riscoprono, nei rituali, antichi riti di iniziazioni e processi trasmutativi (ogni percorso spirituale deve portare una crescita interiore nell’individuo). Questo processo di trasmutazione, vitalità spirituale, dovrebbe portare il cavaliere templare a riconoscere il Dio Immanente e Trascendente. Egli dovrebbe incarnare una visione superiore che spinge verso un obiettivo più alto, ispirato dal lavoro e dal servizio sociale, di comunità, di sensibilizzazione della religione e della fede.

Ma ciò non avviene.

Oggi l’ispirazioni delle antiche virtù Amore, Umiltà, Carità, Disciplina, Obbedienza sono annacquate dall’idealismo e l’individualismo. Come il problema religioso, dell’Era dei Pesci, l’età dell’autoritarismo, anche nei vari movimenti religiosi – come i Templari – si avverte lo stesso problema. L’entrata nella nuova Era dell’Acquario, porterà crisi, cambiamenti e adattamenti, quindi grande opportunità di progresso.

Auspicando sull’unità e la comunione dello spirito – fondata sui valori spirituali comuni e sui principi che stanno al centro della religione Cristiana – i Templari oggi potrebbero diventare uno strumento capace di guarire divisioni e separatismi in tutto il mondo, portando in sé questi valori e principi nella vita quotidiana. In questa opera di unità e comunione, un certo numero di principi essenziali sono necessari per proteggersi dai pericoli del fanatismo:

  • Conoscenza e informazione, per espandere la mente umana portando alla luce idee innovative. Ma è necessario un ingrediente in più, capace di produrre giuste relazioni: l’umiltà spirituale, intesa come la capacità di comprendere il posto, sia dell’individuo che dell’umanità, nel mondo. Si tratta di intuire la giusta proporzione – soprattutto attraverso il pensiero riflessivo, la meditazione e la contemplazione – e riconoscere che la verità non è rigida, bensì in costante espansione.
  • La pratica dell’innocuità – nella parola, nel pensiero e nell’azione – attività positiva che non nega l’adozione di azioni ferme e decise.
  • La formazione del giusto pensiero: ogni giorno, le forme pensiero negative possono essere compensate, consentendo l’ingresso ad idee innovative e riqualificate fondate su valori e principi spirituali eterni.     
  • La mente aperta e ricettiva a nuove riflessioni, evita la cristallizzazione del pensiero.

Il gruppo dei Templari, come ogni movimento religioso deve riconoscersi come componente del Piano Divino.  Il compito degli uomini risvegliati non è quello di abbandonare i movimenti sviliti dal poco senso di spiritualità, ma è di combattere per alimentare il risveglio naturale della volontà di servire il Piano divino e di prendere parte alla Grande Opera di costruzione, che porterà nel tempo alla realizzazione della nuova religione.

La nuova religione mondiale, basata sulla realtà di Dio e sulla relazione dell’umanità con il divino, sull’immortalità, sulla continuità della rivelazione, sul costante emergere di Messaggeri dal centro divino ha tramite i movimenti e i  gruppi di cavalieri templari illuminati la possibilità di evolversi in nuovi strumenti di Amore.

Questa trasmutazione, o processo evolutivo condurrà a un nuovo orientamento verso il Dio Trascendente e Immanente, in ogni forma di vita diventando: Templari della Grande Opera.

Krishnamurti: La libertà del sè, un viaggio interiore.

La libertà dal sé, e quindi la ricerca della realtà, la scoperta e l’avvento della realtà, è la vera funzione dell’uomo. Le religioni giocano con esso nei loro rituali e regole – sai, l’intero affare di esso. Ma se si diventa consapevoli di questo intero processo, allora c’è la possibilità per l’intelligenza appena risvegliata di funzionare. In questo, non c’è auto-liberazione, non auto-realizzazione, ma creatività. È questa creatività della realtà, che non è del tempo, che libera da tutti gli affari del collettivo e dell’individuo. Allora si è davvero in grado di aiutare a creare il nuovo.

Krishnamurti a Ojai 1949, Discussione 7

È solo la mente libera che è creativa

Perché la mente accumula conoscenza o acquisisce virtù? Perché la mente si sforza costantemente di diventare qualcosa, di perfezionarsi? Nel processo di acquisizione e accumulazione, la mente è appesantita. Ogni accumulazione nella conoscenza di sé è un ostacolo all’ulteriore scoperta del sé. Ora, è possibile scoprire e non essere acquisitivi, in modo che la scoperta non lasci un’esperienza che condizionerà un’ulteriore scoperta?

Questa è davvero la libertà dal sé, in modo che non ci sia un’entità accumulativa, e quindi ci sia un essere creativo. L’accumulazione non è creatività. Una mente che acquisisce costantemente non può ovviamente mai essere creativa. È solo la mente libera che è creativa. Non ci può essere libertà se ogni esperienza è immagazzinata, perché ciò che si accumula diventa il centro dell'”io”, dell'”io”.

Krishnamurti a New York 1954, Talk 5

Il processo del sé

Per sé intendo l’idea, la memoria, la conclusione, l’esperienza, le varie forme di intenzioni nominabili e innominabili, lo sforzo cosciente di essere o non essere, la competizione, la memoria accumulata dell’inconscio, della razza, del gruppo, dell’individuo, del clan, del tutto, sia proiettato esteriormente in azione o proiettato spiritualmente come virtù. L’intero processo di questo è il sé; e sappiamo in realtà quando ci troviamo di fronte ad esso che è una cosa malvagia. Sto usando la parola male intenzionalmente, perché il sé sta dividendo; è auto-racchiudente; le sue attività, per quanto nobili, sono separative e isolanti. Sappiamo tutto questo. Conosciamo anche quei momenti straordinari in cui il sé non c’è, in cui non c’è senso di sforzo, di sforzo, e che accade quando c’è amore.

Tutte le varie forme di disciplina, credenza e conoscenza rafforzano solo il sé. Possiamo trovare un elemento che dissolverà il sé? O è una domanda sbagliata? Questo è ciò che vogliamo fondamentalmente. Vogliamo trovare qualcosa che dissolva l'”io”. Pensiamo che ci siano vari mezzi, vale a dire l’identificazione, la credenza, ecc., Ma tutti sono allo stesso livello; l’uno non è superiore all’altro perché tutti sono ugualmente potenti nel rafforzare il sé, l'”io”. Quindi posso vedere l'”io” ovunque funzioni e vedere le sue forze distruttive e la sua energia? Qualunque sia il nome che posso dargli, è una forza isolante, è una forza distruttiva, e voglio trovare un modo per dissolverla. Devi averlo chiesto tu stesso. Vedo l'”io” funzionare tutto il tempo e portare ansia, paura, frustrazione, disperazione, miseria, non solo a me stesso ma a tutto ciò che mi circonda. È possibile che quel sé si dissolva, non parzialmente ma completamente? Possiamo andare alla radice di esso e distruggerlo? Questo è l’unico modo di funzionare veramente, non è vero? Non voglio essere parzialmente intelligente, ma intelligente in modo integrato. La maggior parte di noi è intelligente a strati: tu probabilmente in un modo e io in qualche altro modo. Le persone sono intelligenti in modi diversi, ma noi non siamo integralmente intelligenti. Essere integralmente intelligenti significa essere senza il sé. E’ possibile?

È possibile che il sé sia completamente assente ora? Quali sono gli ingredienti o i requisiti necessari? Qual è l’elemento che lo determina? Posso trovarlo? Quando ho posto quella domanda ‘Posso trovarlo?’ Sono convinto che sia possibile e quindi ho già creato un’esperienza in cui il sé sarà rafforzato. La comprensione del sé richiede una grande quantità di intelligenza, una grande quantità di vigilanza, vigilanza, guardare incessantemente in modo che non scivoli via. Io, che sono molto serio, voglio dissolvere il sé. Quando dico questo, so che è possibile dissolvere il sé. Nel momento in cui dico: “Voglio dissolvere questo”, in quanto c’è ancora l’esperienza del sé, e così il sé è rafforzato.

Si può vedere che lo stato di creazione non è affatto l’esperienza del sé. La creazione è quando il sé non c’è, perché la creazione non è intellettuale, non è della mente, non è auto-proiettata, è qualcosa al di là di ogni esperienza. Quindi è possibile che la mente sia abbastanza immobile, in uno stato di non riconoscimento o di non esperienza, di essere in uno stato in cui la creazione può avvenire, il che significa quando il sé non c’è, quando il sé è assente? Ogni movimento della mente, positivo o negativo, è un’esperienza che in realtà rafforza l'”io”. È possibile che la mente non riconosca? Ciò può avvenire solo quando c’è un silenzio completo, ma non il silenzio che è un’esperienza del sé e che quindi rafforza il sé.

C’è un’entità separata dal sé che guarda il sé e dissolve il sé? C’è un’entità spirituale che sostituisce il sé e lo distrugge, che lo mette da parte? La maggior parte delle persone religiose pensa che ci sia un tale elemento. Il materialista dice: “È impossibile che il sé sia distrutto; può solo essere condizionato e limitato – politicamente, economicamente e socialmente; possiamo tenerlo saldamente all’interno di un certo schema e possiamo romperlo; e quindi può essere fatto per condurre una vita alta, una vita morale, e non per interferire con nulla, ma per seguire il modello sociale e funzionare semplicemente come una macchina. Questo lo sappiamo. Ci sono altre persone, le cosiddette religiose – non sono realmente religiose, anche se noi le chiamiamo così – che dicono: “Fondamentalmente c’è un tale elemento; se riusciamo a metterci in contatto con essa, essa dissolverà il sé”. Esiste un tale elemento per dissolvere il sé? Per favore, guarda cosa stiamo facendo. Stiamo costringendo il sé in un angolo. Se ti permetti di essere costretto nell’angolo, vedrai cosa succederà. Vorremmo che ci fosse un elemento che è senza tempo, che non è del sé, che speriamo venga e interceda e distrugga il sé, e che chiamiamo Dio. Ora c’è una cosa del genere che la mente può concepire? Ci può essere o non ci può essere; Non è questo il punto.

Quando la mente cerca uno stato spirituale senza tempo che entrerà in azione per distruggere il sé, non è questa un’altra forma di esperienza che sta rafforzando l'”io”? Quando credi, non è quello che sta realmente accadendo? Quando credi che ci sia la verità, Dio, lo stato senza tempo, l’immortalità, non è questo il processo di rafforzamento del sé? Il sé ha proiettato quella cosa che senti e credi arriverà e distruggerà il sé. Quindi, avendo proiettato questa idea di continuità in uno stato senza tempo come entità spirituale, hai un’esperienza. Tale esperienza rafforza solo il sé, e quindi cosa hai fatto? Non avete veramente distrutto il sé, ma gli avete solo dato un nome diverso, una qualità diversa. Il sé è ancora lì, perché l’avete sperimentato. Così la nostra azione dall’inizio alla fine è la stessa azione, solo noi pensiamo che si stia evolvendo, crescendo, diventando sempre più bella. Ma è la stessa azione in corso, lo stesso “io” che funziona a diversi livelli con etichette diverse, nomi diversi.

Quando vedi l’intero processo, l’astuzia, le invenzioni straordinarie, l’intelligenza del sé, come si copre attraverso l’identificazione, attraverso la virtù, attraverso l’esperienza, attraverso la fede, attraverso la conoscenza; quando vedete che la mente si muove in cerchio, in una gabbia creata da se stessa, cosa succede? Quando ne sei consapevole, pienamente consapevole, allora non sei straordinariamente silenzioso? Non attraverso la costrizione, non attraverso alcuna ricompensa, non attraverso alcuna paura, quando riconosci che ogni movimento della mente è semplicemente una forma di rafforzamento del sé, quando lo osservi, lo vedi, quando ne sei completamente consapevole in azione, quando arrivi a quel punto, non ideologicamente o verbalmente, non attraverso l’esperienza proiettata, ma quando sarete effettivamente in quello stato, allora vedrete che la mente, essendo completamente immobile, non ha il potere di creare. Qualunque cosa la mente crei è in un cerchio, all’interno del campo del sé. Quando la mente non crea c’è creazione, che non è un processo riconoscibile.

La realtà, la verità, non deve essere riconosciuta. Perché la verità a venire, la fede, la conoscenza, l’esperienza, la ricerca della virtù, tutto questo deve andare. La persona virtuosa che è consapevole di perseguire la virtù non può mai trovare la realtà. Può essere una persona molto decente, ma questo è completamente diverso dall’essere un uomo di verità, un uomo che capisce. Per l’uomo della verità, la verità è venuta in essere. Un uomo virtuoso è un uomo giusto, e un uomo giusto non può mai capire cos’è la verità perché la virtù per lui è la copertura del sé, il rafforzamento del sé perché sta perseguendo la virtù. Quando dice: “Devo essere senza avidità”, lo stato di non-avidità che sperimenta rafforza solo il sé. Ecco perché è così importante essere poveri, non solo nelle cose del mondo, ma anche nella fede e nella conoscenza. Un uomo con ricchezze mondane o un uomo ricco di conoscenza e di fede non conoscerà mai altro che l’oscurità, e sarà al centro di ogni malizia e miseria. Ma se voi ed io come individui possiamo vedere l’intero funzionamento del sé, allora sapremo cos’è l’amore. Vi assicuro che è l’unica riforma che può cambiare il mondo. L’amore non è del sé. Il sé non può riconoscere l’amore. Voi dite: “Io amo”, ma nel suo stesso modo, nella sua stessa esperienza, l’amore non lo è. Ma quando conosci l’amore, il sé non lo è. Quando c’è amore, il sé non lo è.

Conoscenza di sé

L’intelligenza è possibile solo quando c’è una vera libertà dal sé, dall'”io”, cioè quando la mente non è più al centro della domanda del “di più”, non è più intrappolata nel desiderio di un’esperienza più grande, più ampia, più espansiva. L’intelligenza è libertà dalla pressione del tempo, perché il “di più” implica il tempo, e finché la mente è il centro della domanda del “di più”, è il risultato del tempo. Quindi la coltivazione del “di più” non è intelligenza. La comprensione di questo intero processo è la conoscenza di sé. Quando si conosce se stessi così come si è, senza un centro di accumulazione, da quella conoscenza di sé deriva l’intelligenza che può incontrare la vita; e che l’intelligenza è creativa.

Dal libro Life Ahead, di J, Krishnamurti. 

Io e la mia mente siamo uguali, non c’è divisione tra me e la mia mente. Il sé che è invidioso o ambizioso è esattamente lo stesso della mente che dice: “Non devo essere invidioso, devo essere nobile”, solo la mente si è divisa. Ora, quando lo vedo, cosa devo fare? Se la mente è il prodotto dell’ambiente, dell’invidia, dell’avidità e del condizionamento, allora cosa deve fare? Sicuramente ogni movimento che fa per liberarsi fa ancora parte di quel condizionamento. Ogni movimento da parte della mente per liberarsi dai condizionamenti è un’azione del sé che vuole essere libero per essere più felice, più in pace, più vicino alla destra di Dio. Quindi vedo tutto questo, i modi e gli inganni della mente. Perciò la mente è tranquilla, è completamente immobile, non c’è movimento; ed è in quel silenzio, in quella quiete, che c’è libertà dal sé, dalla mente stessa. Sicuramente il sé esiste solo nel movimento della mente per ottenere qualcosa o per evitare qualcosa. Se non c’è movimento per guadagnare o evitare, la mente è completamente tranquilla. Solo allora c’è la possibilità di essere liberi dalla totalità della coscienza.

Krishnamurti in Ojai 1955, Talk 8

La totalità del sé

Non so se avete notato lo sforzo costante che si sta facendo consciamente o inconsciamente per esprimersi, per essere qualcosa, sia socialmente, moralmente o economicamente. Ciò comporta una grande quantità di sforzi; tutta la nostra vita si basa sulla lotta eterna per arrivare, per raggiungere, per diventare. Più lottiamo, più significativo ed esagerato diventa il sé, con tutti i suoi limiti, paure, ambizioni, frustrazioni. Ci devono essere stati momenti in cui ognuno si è chiesto se non fosse possibile essere totalmente senza il sé.

Possiamo vivere in questo mondo senza alcuna identificazione?

Dopotutto, abbiamo rari momenti in cui il senso del sé non lo è. Non sto parlando della trasmutazione del sé ad un livello superiore, ma della semplice cessazione dell'”io” con le sue ansie, preoccupazioni, paure – l’assenza del sé. Ci si rende conto che una cosa del genere è possibile, e poi ci si mette deliberatamente, consapevolmente, ad eliminare il sé. Questo è ciò che le religioni organizzate cercano di fare, per aiutare ogni adoratore o credente a perdersi in qualcosa di più grande, e quindi forse a sperimentare uno stato superiore. Se non sei una persona cosiddetta religiosa, allora ti identifichi con lo Stato, con il paese, e cerchi di perderti in quell’identificazione, che ti dà la sensazione di grandezza, di essere qualcosa di molto più grande del piccolo sé meschino. O se non lo facciamo, cerchiamo di perderci nel lavoro sociale di qualche tipo, di nuovo con la stessa intenzione. Pensiamo che se possiamo dimenticare noi stessi, rinnegare noi stessi, toglierci di mezzo dedicando la nostra vita a qualcosa di più grande e più vitale di noi stessi, forse sperimenteremo beatitudine o felicità. E se non facciamo nessuna di queste cose, speriamo di smettere di pensare a noi stessi attraverso la coltivazione della virtù, attraverso la disciplina, attraverso il controllo o attraverso la pratica costante.

Tutto ciò implica uno sforzo incessante di essere o di diventare qualcosa. Forse ascoltando ciò che viene detto, possiamo insieme entrare in tutto questo processo e scoprire da soli se è possibile spazzare via il senso dell'”io” senza questa disciplina spaventosa e restrittiva, senza questo enorme sforzo di rinnegare noi stessi, questa lotta costante per rinunciare ai nostri desideri, alle nostre ambizioni, per essere qualcosa o per raggiungere una qualche realtà. Penso che in questo risieda il vero problema. Ogni sforzo implica motivazione. Faccio uno sforzo per dimenticarmi in qualcosa, in un rituale o in un’ideologia, perché nel pensare a me stesso sono infelice. Quando penso a qualcos’altro, sono più rilassato, la mia mente è più tranquilla, mi sembra di sentirmi meglio, guardo le cose in modo diverso. Quindi faccio uno sforzo per dimenticare me stesso. Ma dietro il mio sforzo c’è un motivo, che è quello di fuggire da me stesso perché soffro; e quel motivo è essenzialmente una parte del sé. Quando rinuncio a questo mondo e divento un monaco, o una persona religiosa molto devota, il motivo è che voglio ottenere qualcosa di meglio; ma questo è ancora il processo del sé. Potrei rinunciare al mio nome ed essere solo un numero in un ordine religioso, ma il motivo è ancora lì.

È possibile dimenticare se stessi senza alcun motivo? Possiamo vedere molto bene che ogni motivo ha dentro di sé il seme del sé, con la sua ansia, ambizione, frustrazione, la sua paura di non essere e l’immenso bisogno di essere sicuri. Tutto ciò può cadere facilmente, senza alcuno sforzo? Il che significa, davvero, che voi ed io, come individui, possiamo vivere in questo mondo senza essere identificati con nulla? Mi identifico con il mio paese, con la mia religione, con la mia famiglia, con il mio nome, perché senza identificazione non sono nulla. Senza una posizione, senza potere, senza prestigio di un tipo o dell’altro, mi sento perso; e così mi identifico con il mio nome, con la mia famiglia, con la mia religione, mi unisco a qualche organizzazione o divento un monaco – tutti conosciamo i vari tipi di identificazione a cui la mente si aggrappa. Ma possiamo vivere in questo mondo senza alcuna identificazione?

Se riusciamo a pensare a questo, se possiamo ascoltare ciò che viene detto, e allo stesso tempo essere consapevoli delle nostre stesse insinuazioni riguardo alle implicazioni dell’identificazione, allora penso che scopriremo, se siamo affatto seri, che è possibile vivere in questo mondo senza l’incubo dell’identificazione e la lotta incessante per raggiungere un risultato. Poi penso che la conoscenza abbia un significato molto diverso. Al momento ci identifichiamo con la nostra conoscenza e la usiamo come mezzo di auto-espansione, proprio come facciamo con la nazione, con una religione o con qualche attività. L’identificazione con la conoscenza che abbiamo acquisito è un altro modo per promuovere il sé. Attraverso la conoscenza l'”io” continua la sua lotta per essere qualcosa, e quindi perpetua la miseria, il dolore.

Conoscenza di sé significa andare molto in profondità in se stessi senza assumere nulla.

Se riusciamo a vedere molto umilmente e semplicemente le implicazioni di tutto questo, ad essere consapevoli, senza assumere nulla, di come operano le nostre menti e su cosa si basa il nostro pensiero, allora penso che ci renderemo conto della straordinaria contraddizione che esiste in tutto questo processo di identificazione. Dopotutto, è perché mi sento vuoto, solo, infelice, che mi identifico con il mio paese, e questa identificazione mi dà un senso di benessere, una sensazione di potere. O per lo stesso motivo per cui mi identifico con un eroe o con un santo. Ma se posso entrare in questo processo di identificazione molto profondamente, vedrò che l’intero movimento del mio pensiero e della mia attività, per quanto nobile, si basa essenzialmente sulla continuazione di me stesso in una forma o nell’altra.

Ora, se una volta lo vedo, se me ne rendo conto, lo sento con tutto il mio essere, allora la religione ha un significato molto diverso. Allora la religione non è più un processo di identificazione di me stesso con Dio, ma piuttosto l’avvento di uno stato in cui c’è solo quella realtà, e non l'”io”. Ma questa non può essere una mera affermazione verbale, non è solo una frase da ripetere.

Ecco perché è molto importante avere conoscenza di sé, il che significa andare molto in profondità in se stessi senza assumere nulla, in modo che la mente non abbia inganni, illusioni, in modo che non si inganni in visioni e falsi stati. Allora forse è possibile che il processo di chiusura del sé giunga alla fine – ma non attraverso alcuna forma di costrizione o disciplina, perché più si disciplina il sé, più forte diventa il sé. Ciò che è importante è approfondire tutto questo molto profondamente e pazientemente, senza dare nulla per scontato, in modo che si inizi a capire i modi, gli scopi, i motivi e le direzioni della mente. Allora la mente arriva a uno stato in cui non c’è alcuna identificazione, e quindi nessuno sforzo per essere qualcosa; poi c’è la cessazione del sé, e questo è il reale.

Sebbene possiamo sperimentare rapidamente e fugacemente questo stato, la difficoltà per la maggior parte di noi è che la mente si aggrappa all’esperienza e ne vuole di più; e il desiderio stesso di più è di nuovo l’inizio del sé. Ecco perché è molto importante, per quelli di noi che sono veramente seri in queste questioni, essere interiormente consapevoli del processo del nostro pensiero, osservare in silenzio le nostre motivazioni, le nostre reazioni emotive, e non semplicemente dire: “Mi conosco molto bene” – perché in realtà non lo si fa. Potresti conoscere le tue reazioni e motivazioni superficialmente, a livello cosciente, ma il sé, l'”io”, è un affare molto complesso, e per entrare nella totalità del sé è necessaria un’indagine persistente e continua senza un motivo, senza un fine in vista. Tale indagine è sicuramente una forma di meditazione.

Questa immensa realtà non può essere trovata attraverso nessuna organizzazione, attraverso nessuna chiesa, attraverso nessun libro, attraverso qualsiasi persona o insegnante. Bisogna trovarlo per se stessi – il che significa che si deve essere completamente soli, non influenzati. Ma siamo tutti il risultato di tante influenze, di tante pressioni, conosciute e sconosciute; ed è per questo che è molto importante comprendere queste molte pressioni, influenze, ed essere dissociati da tutti, in modo che la mente diventi straordinariamente semplice, chiara. Allora forse sarà possibile sperimentare ciò che non può essere espresso a parole.

Krishnamurti a Amburgo 1956, Talk 2

L’umana umanità: guerre ed evoluzioni

Studiando “I problemi dell’Umanità” di Alice Bailey, mi sono soffermato sul capitolo: la riabilitazione psicologica delle nazioni.
Ho trovato molto interessante alcuni passaggi che si sposano molto bene con il contesto geopolitico attuale (la crisi ucraina) e mi ha fatto convergere le azioni di preghiera e meditazioni impostate, per alimentare l’eggregore di Luce e amore.

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso: l’egoismo dell’uomo, l’egoismo della propria Nazione.

Gli uomini che hanno superato l’egoismo e le sue debolezze sono più interessati al bene civico e nazionale che a se stessi. Alcuni di loro, avranno anche una mentalità internazionale e si preoccuperanno del benessere dell’umanità nel suo insieme. Desiderano fortemente un mondo unico, per una sola umanità. Per raggiungere questa dimensione le nazioni dovrebbero assumere attitudini più benefiche e considerare le culture nazionali, le risorse e la capacità di servire l’umanità, come contributi al bene comune.
L’ultima guerra mondiale fu sintomo d’immaturità, di pensiero infantile, d’assenza di controllo emotivo e della pretesa di avere ciò che non apparteneva loro.

Di avere ciò che non apparteneva loro. Un po’ quello che viviamo oggi con la Russia e l’Ucraina?

Eppure la recente storia, 2014, ci narra delle clamorose ingerenze nella vita interna dell’Ucraina e abbiamo assistito a un reale colpo di stato; quando nel governo ucraino entrò la statunitense Natalia Jaresco, con le sue dichiarazioni belliciste e le sue ininterrotte minacce nei confronti della Russia. Nacque un nuovo governo ucraino in chiave antirussa, spodestando e neutralizzando un presidente democraticamente eletto.

Ma allora la verità dove sta? Chi è il buono e il cattivo? (Questa dualità che blocca l’evoluzione dell’umanità).

Le vecchie abitudini di pensare e di reagire dei popoli sono difficili da vincere. La guerra e la pretesa di confini tracciati secondo la storia, l’amore per i possedimenti territoriali a spese di altri popoli,
quando sembreranno liti fra fanciulli per un giocattolo favorito?

Questo è il vero campo di battaglia principale.

L’opinione pubblica è da rieducare. È necessario affrontare il passato, riconoscere le nuove tendenze, rinunciare ai vecchi modi di pensare e di agire, se non si vuole che l’umanità cada in abissi peggiori.

La Russia è un grande enigma. La sua potenzialità di servire il genere umano e d’imporre il suo volere al mondo intero sorpassa quella d’ogni altra nazione.
Si prepara alla collaborazione mondiale, ma dà prova di volere che questa si compia a modo suo cioè col controllo generale sugli altri paesi, a cominciare dalle nazioni minori alle frontiere occidentali.
Una parte del mondo diffida profondamente della Russia, per due ragioni: anzitutto per la crudeltà dei primi stadi della rivoluzione (il periodo bolscevico) e, poi, per il successivo isolazionismo, deliberato e netto, dietro le sue frontiere. Un silenzio creativo che la Seconda guerra mondiale la obbligò ad abbandonare, per collaborare con gli altri popoli.
La Russia è la patria di una germogliante rivelazione di grande valore spirituale e di importanza collettiva, che interessa tutto il genere umano. Ma ha suscitato fermenti negli altri paesi prima di sapere lei stessa quale rivelazione custodisce. Perciò la sua attività è prematura. Darà al mondo il vero segreto della fratellanza, ma ancora non lo conosce.
Animata da spirito profondamente religioso, sebbene non ortodosso, svantaggiata da una miscela di tratti orientali e propositi occidentali e dalla sfiducia generata dalle prime mosse false, tenta (come in passato) di inifltrarsi nelle altre nazioni per rovesciarne la stabilità, indebolirle e costringerle nello schema che tenta di costruire. È mossa (ma inconsciamente) dal desiderio di attuare la fratellanza. Vi è accettabile questa diagnosi di quella grande incognita che è la Russia?

Ecco qui c’è un barlume di verità: rovesciare la stabilità, indebolire e costringere le nazioni nello schema che tenta di costruire, per attuare la rivelazione, la fratellanza.

Il problema psicologico della Russia è di badare alle dinamiche interne, stabilizzare e integrare la sua enorme popolazione e guidarla in una luce maggiore. Ma la Russia deve imparare a collaborare con le altre potenze su basi di parità. Non deve, con programma ambizioso, catturare le piccole nazioni nella sua sfera d’azione contro il loro volere e con la forza.

Altro barlume di verità

I Paesi devono procedere verso il proprio destino e non essere governati a forza.
Questa grande nazione (sintesi fra Oriente e Occidente) deve governare senza crudeltà, senza violare il libero arbitrio dell’individuo, con piena fiducia nei suoi ideali oggi non ancora espressi a dovere.
La Russia deve dare esempio di governo saggio, di libertà individuale, di sana educazione, che gli altri paesi vi si conformino, pur conservando in pari tempo la loro particolare visione spirituale, la forma di governo prescelta, il loro modo di attuare la fratellanza.
In Russia, uomini crudeli e ambiziosi sarebbero felici di sfruttare il mondo a vantaggio del loro paese e vorrebbero imporre la volontà del proletariato su tutte le classi del mondo civile, ma ci sono anche uomini di pensiero e di larghe vedute, che vi si oppongono.

L’unità, la pace e la sicurezza delle nazioni grandi e piccole non si possono conseguire sotto la guida di capitalisti avidi o di uomini ambiziosi e, tuttavia, in molti casi questa è la situazione.
Così la guerra continua e l’uomo aspetta invano una decisione che porti la pace, fondata sulla sicurezza e sui giusti rapporti umani/individuali, comunitari, nazionali e internazionali che possono essere realizzati con l’azione concorde degli uomini di buona volontà di tutti i Paesi.

La mia meditazione e quella del mio gruppo è ora orientata ad alimentare quel germoglio di rivelazione di grande valore spirituale che è insita nella Russia, per ristabilire il Piano di Luce, Amore e Potere.

Concludo con l’invito del Maestro Djwhal Khul, che presto si realizzerà (dentro di me già è vivo):
Vi esorto a lasciar cadere antagonismi e antipatie, odi e contrasti razziali, e pensare in termini di una sola famiglia, di una sola vita e di una sola umanità.

Il bambino divino

Maggio del 1972, avevo quattro anni quando i miei genitori mi comprarono Pinocchio. Era la mia fiaba preferita. Mio padre me la leggeva il pomeriggio, o la sera, ogni qualvolta che la volevo sentire e interpretava le voci dei personaggi, specie quella di Pinocchio. E un po’ intimorito  da quella voce, papà la utilizzava per farmi fare il bravo bambino. Così il mio capriccio si spegneva al sentir “Francesco sono Pinocchio, mangia tutto” oppure “…smettila che adesso arrivo”.

Sono cresciuto felicemente con Pinocchio sono stato più volte a Collodi, il paese di Pinocchio,  e ho trasmesso un po’ la passione ai miei figli. 

In età matura ho approfondito la fiaba scoprendo il valore esoterico del racconto.

Ma non voglio disquisire sulla storia esoterica di Pinocchio – che ho postato sui social tempo fa insieme anche a quella di Cappuccetto Rosso – ma vorrei soffermarmi sulle emozioni che una vecchia foto mi ha fatto rivivere.

Oggi la moderna tecnologia ci permette di avere un’infinità di scatti fotografici. Alcuni di noi stampano fotolibri, altri li pubblicano sui social e altri sono ben conservati negli hard-disck sempre più capienti.

Facebook ogni tanto ripubblica le foto, i post degli anni passati e una leggera emozione ci prende nel rivederla.

Un tempo le pellicole a bianco e nero o a colori delle macchine fotografiche fermavono lo scatto e non sapevi mai, se non a stampa effettuata, se eri venuto bene o male, e i selfie? Pochi di noi avevavo la macchina con il timer per lo scatto ritardato e ancor meno ho visto persone che si flashavano il viso per una foto.

Torniamo a quell’emozione leggera che viviamo quando facebook ci ripropone una fotografia postata qualche anno fa. Chiudiamo gli occhi e riviviamo il momento in cui è stata scattata l’istantanea. Rivediamo i volti, i legami con quelle persone, il posto dov’eravamo, cosa ci ha portato ad esser lì. Sentiamo i rumori, i profumi, gli odori. Osserviamo la nostra vita passata con gli occhi di ora. Cosa avremo dovuto o potuto fare? Eravamo davvero felici? Era un amore vero? Una storiella da ricordare nel profondo del nostro cuore? o da dimenticare. Che cosa sognavamo, quali erano i nostri progetti, i nostri obiettivi.

Respiriamo profondamente e soffermiaci su ciò che abbiamo fatto da quello scatto ad ora, si fino a questo momento. Siamo cambiati, in meglio? Abbiamo realizzato almeno un sogno o un progetto che portavamo in testa o nel cuore d’allora? C’è qualcosa che abbiamo lasciato in sospeso?

Sono queste le domande che mi sono posto vedendo questa vecchia foto. Ho rivisto i miei errori (?) i miei successi (?) no la mia vita, fatte di scelte non sempre consapevoli dei miei veri bisogni dell’anima, ma mi hanno portato a trasformare il burattino in un bambino.

Quel bambino interiore, quella parte di Sè autentico, creativo, spontaneo che spesso è sacrificato e abbandonato. Custode di emozioni, sentimenti, percezioni, sensazioni vissute  con il pimo incontro con il mondo, protetti dai genitori o chi per loro.

Un luogo di bisogni e desideri, di creatività e di fantasia, di una tensione verso il vissuto passato mediato dal confronto con il presente. Carl Jung ha chiamato il “Bambino Divino” che è l’essenza di chi siamo veramente.

Oggi quel bambino con la voce di mio padre mi ha parlato ancora una volta per dirmi solo che l’Amore è ciò che conta nella vita.

Energia e spiritualità

La scienza moderna ha dimostrato in modo convincente che l’energia è il modo di esistenza della materia. La materia densa è materia, la materia sottile è energia. Alcune energie sono ben note alle persone e da loro utilizzate, ad esempio termiche, elettriche, luminose, meccaniche, atomiche. Ci sono energie che conosciamo, ma non possiamo usare negli affari (interazione gravitazionale, debole). Ci sono anche energie sconosciute alla scienza. C’è un oceano di energia intorno a noi e anche i nostri corpi fanno parte dell’oceano, che è più denso. Alcune energie sono percepite dal sentimento umano, altre no. La regione dell’oceano energetico, che è al di là della percezione fisica, può essere definita spirituale, e a molti sembra che non ci sia più nulla di là dei suoi confini.

Le persone che limitano la spiritualità all’energia inevitabilmente riducono a essa tutti i fenomeni della vita, vedono in essa l’inizio e la fine dell’essere e, così, affermano il materialismo camuffato dalla spiritualità energetica.

Tutta la pratica occulta e la metafisica secolare fanno appello specificamente alla spiritualità energetica, la esplorano e, inoltre, non senza successo e sulla sua base spiegano l’esistenza del mondo e dell’uomo. 

Un tale concetto di esistenza mondiale esclude il Dio immateriale, non energetico e, per spiegare la fonte e la forza trainante del processo mondiale, attinge al concetto della mente del mondo, che è abbastanza conveniente per gli spiriti del male e loro leader, perché svolgono le loro attività nel campo energetico mondiale. Poiché la mente è energica, in questo modo “Satana” viene messo al posto di “Dio”.

L’esperienza spirituale dell’umanità testimonia incondizionatamente l’esistenza di piani spirituali dell’essere, di là di quelli energetici.

L’area della spiritualità extra-energetica e, quindi, extra-materiale è così vasta, così maestosa e incomprensibile che una persona somatica può solo immaginarla. 

Sembra un paese lontano e sconosciuto, di cui sappiamo solo che è bello, che gli abitanti sono belli e, ad alcune persone, viene talvolta data da Dio una visione di questi stati celesti, che non possono essere descritti nelle immagini terrene.

Non esiste un confine chiaro tra i piani energetici e non energetici dell’essere. Il concetto stesso di confine perde di significato se si tiene conto che i piani dell’essere non sono lo spazio e non sono luoghi specifici, ma stati che differiscono nel corso del tempo soggettivo e nella percezione dello spazio soggettivo; nonché, altre caratteristiche di un ordine non fisico che è inaccessibile alla comprensione umana. 

I piani dell’essere formano un continuum (sequenza continua di stati) che si estende dalla materia super-densa al piano dell’Assoluto. Quando alcune aree specifiche sono indicate su questo continuum, qualche creatura ha la capacità di sentire la sua presenza in queste aree. 

I maestri spirituali dell’antico Oriente compresero appieno il formidabile pericolo dello sviluppo indipendente delle energie psichiche umane, dell’apertura dei chakra e, soprattutto, del Muladhara inferiore, che mantiene in forma latente l’energia sessuale generica. 

L’emancipazione di questa energia, chiamata in Oriente Kundalini shakti (potere del serpente), sblocca il naturale, dato dalla natura (significato da Dio), la protezione della percezione dell’infra-astrale, permette di separare il corpo e l’anima durante la vita, e spalanca le porte di un essere umano per l’ingresso di spiriti maligni in esso. 

Il problema è che è quasi impossibile chiudere queste porte e una persona cade completamente sotto il potere dei demoni. 

Quando si rende conto dell’orrore di quello che è successo, è già impossibile cambiare qualcosa; la morte è inevitabile. Ecco perché le antiche istruzioni spirituali serie proibivano categoricamente la pratica di yoga superiori senza purificazione fisica e spirituale a lungo termine e senza la guida di un insegnante. 

Facciamo riferimento, ad esempio, al noto sistema yoga in otto fasi di Patanjali. Va notato che nell’antichità esistevano anche numerose pratiche magiche di tipo satanico che, speculando sulla possibilità di raggiungere capacità soprannaturali, tentavano proprio le persone sulla via dello sviluppo delle energie psichiche, attraverso l’apertura dei chakra, per le quali sono stati inventati centinaia di metodi.

La magia moderna e l’occulto hanno abbandonato del tutto tutte le restrizioni. Non parlano dei pericoli, ma li nascondono accuratamente. Ma pubblicizzano abilmente le straordinarie opportunità che si aprono a una persona. Le opportunità si aprono, ma il fatto è che il formaggio gratis è solo in una trappola per topi. 

Qui la retribuzione non è annunciata in anticipo, ma in realtà è inevitabile. Il prezzo dei “piaceri” è un tormento infernale.

Le persone che non credono nell’aldilà non credono nemmeno nel tormento, ma l’ingenuità non esime dalla responsabilità.

Cristo ha chiamato l’inferno – inferno di fuoco, come immagine di un luogo puzzolente, disgustoso e sudicio. Il cristianesimo non ha iniziato ad ampliare i dettagli dei piani di esistenza, poiché esiste un solo piano che è veramente colmo di grazia per l’uomo: il Regno di Dio. Il suo proprietario è Cristo. Detiene le chiavi di questo regno e deve essere avvicinato per un passaggio. Ci ha dato speranza e fiducia, dicendo: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto; Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto».

Vibrazioni d’amore

Il campo della medicina vibrazionale, o medicina energetica, cerca di utilizzare l’energia vibrazionale generata da e intorno al nostro corpo, per ottimizzare la salute e il benessere.

Per molte persone, il concetto di campi energetici nel corpo può sembrare più spirituale che terapeutico.

Sicuramente saranno necessarie ulteriori ricerche scientifiche per riconoscere ufficialmente le antiche tecniche di terapia energetica – pensiamo all’agopuntura, dapprima non era riconosciuta dalla medicina ufficiale – ma ci sono prove crescenti che le energie elettriche e magnetiche del corpo, stimoli i processi chimici per influenzare il benessere dell’individuo.  

Le vibrazioni le possiamo vedere come un ritmo. I ritmi si verificano su larga scala, come i cambiamenti stagionali e gli schemi delle maree, ma anche all’interno del nostro corpo.

I battiti cardiaci, la frequenza respiratoria e i ritmi circadiani sono esempi di ritmi fisiologici che possiamo vedere, sentire e misurare. Ma ci sono anche vibrazioni molto più piccole, all’interno di ciascuna delle nostre cellule, le molecole vibrano a velocità caratteristiche.

Utilizzando microscopi a forza atomica, i ricercatori hanno rilevato le vibrazioni su scala nanometrica – molto più piccoli di 1/1000 esimo del diametro di un capello umano.

Queste vibrazioni generano onde di energia elettromagnetica. I ricercatori hanno scoperto che le vibrazioni e l’energia elettromagnetica ad esse associate, generano cambiamenti nelle cellule, che possono quindi influenzare il funzionamento del nostro corpo.

Molecole diverse vibrano a velocità diverse e quelle velocità possono accelerare o rallentare se le condizioni intorno alle molecole cambiano.

La temperatura, ad esempio, può modificare la velocità di vibrazione di una molecola.

I ricercatori sanno, da molto tempo, che pensieri e comportamenti influenzano i ritmi del corpo. Ad esempio, i pensieri ansiosi innescano il rilascio di ormoni dello stress che stimolano la frequenza cardiaca ad accelerare o rallentare. Le vibrazioni sonore della musica, allo stesso modo, influenzano i pensieri, le emozioni e i sistemi corporei.

Gli esperti di energia vibrazionale pensano che i nostri comportamenti e pensieri possano anche alterare ritmi molto più piccoli.

I sostenitori ritengono che sia possibile accelerare o rallentare le vibrazioni che si verificano a livello cellulare e atomico cambiando i nostri pensieri, comportamenti e persino ciò che ci circonda.

Cambiare quelle nano-vibrazioni, si pensa, potrebbe incresparsi verso l’esterno, influenzando il nostro stato mentale e la nostra salute fisica.

Un numero crescente di ricerche evidenzia che esiste una forte connessione tra la mente e il corpo. Non è ancora dimostrato come l’energia vibrazionale s’inserisca nella relazione tra i due, ma si possono cambiare le vibrazioni del nostro corpo per migliorare l’umore e la salute fisica, nonché aiutarci a raggiungere gli obiettivi e le intenzioni.

Gli operatori esperti di energia vibrazionale affermano che determinate emozioni e schemi di pensiero, come gioia, pace e accettazione, creano vibrazioni ad alta frequenza, mentre altri sentimenti e mentalità come rabbia, disperazione e paura vibrano a un ritmo inferiore.

Non ci sono molte prove scientifiche a sostegno di questa correlazione, ma ci sono molte prove che collegano emozioni positive e modelli di pensiero a una salute migliore e a un maggiore raggiungimento degli obiettivi.

Ricercatori stanno scoprendo che vibrazioni di molti tipi – elettromagnetiche, sonore e luminose – possono essere utilizzate per incoraggiare la guarigione e stimolare la crescita nel corpo.

Gli operatori di energia vibrazionale raccomandano diverse strategie per elevare le vibrazioni nel corpo e nella vita.

Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per capire se e come queste pratiche influiscano sull’energia vibrazionale, è noto che molte delle pratiche raccomandate forniscono importanti benefici per la salute.

La respirazione profonda ritmica è un buon modo per riallineare l’energia vibrazionale. Una respirazione lenta e controllata può calmare la frequenza cardiaca e stimolare le aree del cervello che influenzano: comfort, rilassamento, controllo emotivo e benessere.

Così anche la meditazione ed è dimostrato che le vibrazioni prodotte durante il canto ritmico della sillaba “om” disattivino temporaneamente l’amigdala e altre strutture cerebrali coinvolte nell’elaborazione delle emozioni. Così la meditazione può cambiare la pressione sanguigna, ridurre la sensibilità al dolore e influenzare l’umore.

Prendersi del tempo per notare e apprezzare ciò che è buono nella nostra vita è spesso consigliato come un modo per aumentare le vibrazioni.

Dire intenzionalmente e regolarmente esprimendo gratitudine può migliorare il benessere interiore, riduce lo stress, rende più propenso a partecipare ad attività che promuovono la salute fisica

Anche la generosità aumenta l’energia vibrazionale perché è considerata un comportamento pro-sociale. Oltre ai suoi potenziali effetti sull’energia vibrazionale, uno studio del 2013 ha scoperto che la generosità può prolungare la vita proteggendoci dagli effetti dannosi dello stress.

E’ importante, anche, mangiare cibi che contengono livelli di energia più elevati.

Da tener presente che non è stata condotta alcuna ricerca scientifica per quantificare le vibrazioni negli alimenti e che molti di questi sono semplicemente preziosi per i benefici per la salute associati: verdure, ginseng, frutta, miele, acqua di fonte, etc.

Per aumentare o ripristinare l’energia vibrazionale, è importantissimo il contatto con la natura.

Si ritiene che l’ esposizione a onde sonore naturali, onde luminose, ioni negativi e spazi verdi ci avvantaggia.

Interagendo con la natura si abbassa lo stress, la pressione sanguigna, riduce la fatica, i livelli di cortisolo, il rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie.

È probabile che una passeggiata nei boschi o un picnic accanto a una cascata ad alta energia, aumenti le funzioni cognitive e il senso di benessere.

Le vibrazioni alte ispirano, nutrono e guariscono sono un’energia di supporto!

Con le vibrazioni basse possiamo sperimentare dubbi, blocchi, malattie e sono percepite come impotenza e squilibrio.

Quando scegliamo una vibrazione più alta rispetto a una più bassa, stiamo riacquistando il nostro potere, elevando la vita ed evolvendo.

Vibrare più in alto si vive in ​​accordo con il nostro potenziale e la nostra realtà più elevata; mentre, quando vibriamo bassi ci allontaniamo da essi. Ecco perché lavorare con la vibrazione e prendersi cura del proprio stato vibrazionale: è importante.

Osserva le tue tendenze, l’ambiente e il benessere. Cosa stanno segnalando? Intraprendi tutte le azioni necessarie per vibrare più in alto ogni giorno e vivere il tuo potere nei vari aspetti della tua vita.

Viaggia nella consapevolezza vibrazionale come se la qualità della tua vita dipendesse da questo, perché è così.

Se vuoi approfondire la tua comprensione dei modi in cui l’energia e le vibrazioni influenzano la nostra salute, rivolgiti a uno specialista di PRANIC HEALING nella tua zona. La meditazione sui cuori Gemelli, il Pranic-healing e l’Arhatic-Yoga aumentano l’energia vibrazionale.

Anche tu puoi, chiedi.

Guarigione Pranica – Francesco Garruba

Shiva, simbologia

Introduzione


Poche rappresentazioni della Divinità risultano complesse e ricche di significati come quella di Shiva; tale figura ha origini antichissime e nel corso del tempo ha assunto valori e sembianze diverse, incarnando valenze e significati talvolta in netta contraddizione tra di loro. Si tratta di una deità molto importante all’interno dell’Induismo, e anche molto discussa, dal momento che le varie scuole di pensiero induiste non concordano sulla sua natura, sulla sua grandezza o sul suo potere.
Cenni Storici.
Shiva è una delle più antiche divinità pre­vediche, e le sue origini sono da ricercarsi negli inni dei Veda, i testi sacri induisti più antichi, all’interno dei quali compare inizialmente con il nome di Rudra, il fiammeggiante. Rudra, il deva della tempesta, viene normalmente raffigurato come una divinità feroce e distruttiva i cui terribili dardi causano morte e malattie agli uomini e alle bestie. Rudra è attualmente uno dei nomi di Shiva; lo stesso accade per un altro epiteto, Kapardin (con la capigliatura intrecciata a spirale come quella di una conchiglia). Per quanto riguarda l’etimologia del nome Śhiva, si suppone che il suffisso “Śiv” derivi dal sanscrito “Śi”, che significa auspicio; oppure potrebbe derivare da “Civappu”, che in lingua Tamil significa rosso. L’Atharva Veda fa riferimento ad altri nomi della stessa divinità, alcuni dei quali vengono addirittura citati in gruppo; in uno di questi passaggi abbiamo infatti citati Bhava, Sarva, Rudra e Pashupati tutti insieme. Alcuni di questi erano i nomi con i quali veniva venerata la stessa divinità in differenti località dell’India settentrionale; è certamente stato così, almeno per il periodo più vicino a noi, poiché nelle ultime opere del periodo Brahmana è scritto che il nome Sarva era diffuso dal popolo dell’India orientale, mentre le popolazioni a occidente utilizzavano il nome di Bhava. È anche degno di nota il fatto che la stessa opera, composta al tempo in cui la Trimurti non era ancora stata riconosciuta, si sia cercato di identificare lo Śiva dai molti nomi con Agni, il deva del fuoco, e che in uno dei passaggi del Mahabharata i Brahmini affermino che Agni è Śiva. Sin dal periodo medievale, Śhiva divenne la divinità principale di una corrente religiosa dell’induismo che divenne una religione a sé stante, lo Śivaismo. In periodo tardo medioevale, venne incluso nella tradizione maggioritaria e dominante della religiosità indiana, divenendo un aspetto del Divino facente parte della Trimurti.
Simbologia
Come per qualsiasi altra figura del pantheon induista, ogni elemento della simbologia di Śiva ha un profondo significato allegorico.


Attributi corporei

Il tridente di Śhiva, simbolo del tempo.tra le sopracciglia possiede il terzo occhio, l’occhio della saggezza e dell’onniscienza in grado di vedere al di là della semplice manifestazione. Questo attributo è associato alla ghiandola pineale e alla dirompente e indomata energia di Śiva che distrugge il male ed i peccati; sulla fronte porta un crescente di luna, raffigurante la luna del quinto giorno (panchami), gioiello apparso dalla zangolatura dell’oceano. Esso si trova vicino al terzo occhio e rappresenta il potere del Soma, l’offerta sacrificale, ad indicare che egli possiede sia il potere di procreazione, sia quello di distruzione. La luna è anche simbolo della misurazione del tempo; il crescente dunque simboleggia il controllo di Śiva sul tempo. sulla fronte (così come in altre parti del corpo) porta tre linee orizzontali di Vibhuti, cenere sacra, che rappresentano l’essenza dell’Atman, il vero Sé che rimane intoccato dalle mala (impurità dovute a ignoranza, ego e azione) e dalle vasana (attrazioni e repulsioni, condizionamenti, attaccamento al corpo, al mondo, alla fama, ai piaceri mondani, ecc.), le quali sono state distrutte nel fuoco della conoscenza. Di conseguenza la Vibhuti è venerata come una forma di Śiva molto importante, che indica l’immortalità dell’anima con cui si manifesta la gloria del Signore; dalla sua testa sprizza uno zampillo d’acqua, che è il Gange, il più sacro di tutti i fiumi sacri. Śhiva (consapevole che il Gange, nella sua potenza, avrebbe distrutto la Terra) permise solo ad una piccola parte del grande fiume di zampillare dalla sua testa, per attraversare la Terra e portare acqua purificatrice agli esseri umani. L’acqua che scorre è inoltre uno dei cinque elementi che compongono l’universo grossolano e da cui nasce la terra. Il fiume è anche simbolo di prosperità, uno degli aspetti creativi di Śhiva; possiede dei capelli arruffati (Juta Jata), il cui fluire identifica Śiva con il signore del vento (Vayu), che vive in forma sottile come respiro, presente in tutti gli esseri viventi. Śhiva è dunque il respiro vitale di ogni creatura. Porta intorno al collo un cobra. Śiva è situato al di là dei poteri della morte ed è spesso l’unico supporto nei momenti di estrema sofferenza; egli ingoiò il terribile veleno Halahala (o Kala Kuta) per evitare che lo stesso contaminasse l’universo. Si dice che Parvati, per evitare che il marito si avvelenasse, gli legò un cobra attorno al collo; ciò trattenne il veleno nella sua gola, che divenne blu. Il cobra mortale rappresenta l’aspetto di vincitore della morte che Śiva conquistò in questo modo. Il cobra rappresenta anche l’energia dormiente, chiamata Kundalini, il potere del serpente; il suo corpo è cosparso di ceneri funerarie (bhasma), che simboleggiano – oltre alla purezza e la distruzione del falso – la filosofia della vita e della morte, indicando il fatto che nella morte vi sia la realtà ultima della vita; ai polsi porta degli anelli di Rudraksha, che si ritiene abbiano proprietà mediche; è vestito con: una pelle di tigre, che simboleggia l’ego e la lussuria da lui uccisi. La tigre è inoltre veicolo di Śhakti, la dea dell’energia e del potere. Śiva indossa la pelle di tigre (o, a seconda delle raffigurazioni, vi siede sopra) per indicare la sua vittoria e il stato di trascendenza verso qualunque tipo di potere o energia, in quanto egli è il Signore e la radice di Śakti (v. paragrafo Śiva ­ Śhakti); una pelle di elefante: l’elefante in questo caso rappresenta l’orgoglio; Śiva, indossando la sua pelle, simboleggia il fatto che ha vinto e conquistato l’orgoglio; una pelle di cervo: il cervo rappresenta il moto frenetico e incessante della mente, e Śiva indossa la sua pelle per indicare che egli ha controllato perfettamente la mente; in una mano regge il Tridente a tre punte, detto Trishula, un simbolo che può avere varie interpretazioni: le tre funzioni della Trimurti: creazione, preservazione e distruzione. Il tridente nella mano di Śiva indica che tutti e tre gli aspetti sono in suo controllo; come arma, il tridente simboleggia lo strumento per punire i malvagi su tutti e tre i piani: spirituale, sottile e fisico/grossolano; la supremazia di Śiva sul tempo: le tre punte rappresentano il suo controllo su passato, presente e futuro; in un’altra mano tiene il tamburo (detto damaru), l’origine della parola universale ॐ, ovvero la fonte di tutte le lingue e di tutte le espressioni, nonché simbolo del suono stesso e quindi della creazione. Secondo alcune versioni del mito della creazione, Śiva (rappresentato come Nataraja; vedi paragrafo Il Signore della Danza) crea i mondi eseguendo la danza cosmica (Tandava) e, nel corso di essa, suona il tamburo 14 volte creando gli alfabeti.

Perso sul sentiero spirituale

È una triste verità che molte persone che vanno alla ricerca di se stesse sul sentiero spirituale possono perdersi del tutto. Molte diverse tradizioni spirituali, religioni, filosofie e così via possono diventare tra le più intrappolanti perché molte non indirizzano le persone verso la libertà spirituale . Più spesso indirizzano le persone verso la felicità e la sicurezza, se sono migliori della maggior parte. In caso contrario, puntano a una sorta di conformismo e convinzione cieca. Peggio ancora, ci sono quelli che si sono corrotti e hanno perso la strada. Anche se certamente la maggioranza, i falsi maestri spirituali possono causare gran parte della stessa sofferenza che dovrebbero alleviare.

Le persone possono essere così prese da credenze, comandamenti, grafici dei segni astrologici, numerologia, vesti, esperienze mistiche, fenomeni psichici e altro da non riuscire a vedere la verità. Sono impantanati in un altro elaborato gioco dell’ego che si definisce “spirituale”.

In un modo o nell’altro, il tuo ego inconscio centrale con tutte le sue convinzioni e paure ha trovato un nuovo set di vestiti da indossare, quindi agisci semplicemente gli stessi tipi di schemi con la differenza minima di pensare che questi comportamenti sono ora “spirituali” in qualche modo.

Ma mentire è ancora mentire. Barare è ancora barare. Scappare dai momenti difficili è ancora scappare dai momenti difficili. E avere paura dell’ignoto è ancora avere paura dell’ignoto. Cercare di controllare il mondo per darti ciò che vuoi ed evitare ciò che non fai è lo stesso anche se usi parole spirituali per difendere questo tipo di controllo.

Il vero cammino spirituale è un volgersi verso l’interno. Dove ti sei perso è stato nel rivolgerti all’esterno per trovare conforti esterni ed esperienze spirituali per farti sentire bene, convalidarti, amarti, proteggerti o qualcos’altro di cui pensavi di aver bisogno. 

Siamo onesti: ci sono molte esperienze spirituali divertenti da fare. Vorrei che più persone li avessero. Non è un brutto hobby da avere e puoi avere molti ottimi collegamenti con gli altri. Ma per quanto sia divertente essere inondati da tutti questi incredibili momenti spirituali, sono transitori. Tutto nel mondo esterno è transitorio. È ora di entrare. È tempo di sedersi accanto al fuoco interiore della tua consapevolezza.

Una delle principali illusioni in gioco per molte persone che si perdono nel percorso spirituale è l’idea che il mondo esterno abbia qualunque cosa tu pensi di volere. Questa idea è stata costruita fin da bambini dove dovevamo fare affidamento sugli altri per tutto. Ovviamente il mondo esterno e gli insegnanti come me possono offrire informazioni e spunti. E ci sono certamente livelli profondi di connessione e supporto energetico che possono venire dall’esterno. Ma la tua libertà è dentro di te.

I veri maestri e il vero sentiero sono un continuo volgersi verso l’interno finché non ti radichi così profondamente nello spazio di presenza da abbandonare totalmente e completamente il tuo ego e tutti i suoi attaccamenti. 

Quando uno strumento spirituale, un insegnante o una tradizione aiuta in questa pratica di distacco, è utile. Quando ti indirizza verso il tentativo di aggrapparti alle esperienze o a credere ciecamente alle cose, ti stai perdendo.

So che possono sorgere molte esperienze intense quando entri, ma per quanto strano possa sembrare provenire da me, il percorso spirituale non è intrinsecamente intenso. Tende a diventare intenso perché abbiamo molte bollette non pagate all’interno. Trattare con i nostri “esattori” interiori fa schifo. Lo fa e basta. Se non abbiamo così tanto dolore e resistenza dentro, non è necessaria tanta intensità.

In generale, questa intensità tende ad essere un disfacimento di ciò che abbiamo creato dentro che non è in linea con la nostra verità. È necessaria molta pressione per riallineare la fascia nel corpo se è fuori allineamento. Quando la fascia e i muscoli sono allineati, il massaggiatore non deve picchiarti così forte.

Se c’è intensità nel tuo cambiamento, ti incoraggio ad abbracciarlo. Va bene. Fa solo parte del tuo processo. Ad ogni passo del cammino, permettiamo e accettiamo ciò che sta sorgendo. In quel sorgere, c’è la qualità organica e sconosciuta di come si muovono le nostre vite, che può essere abbastanza spaventosa per l’ego “spirituale”. Ma quando le cose si rilasciano e fluiscono in modo più naturale, quell’intensità si dissipa.

Tuttavia, parte dell’intensità inventata di ritiri di yoga, capanne di sudore, lavoro di respirazione hard-core, e altre cose possono diventare del tutto inutili. Ogni cosa ha il suo ruolo e il suo tempo, ma molte persone si lasciano prendere da questi momenti intensi pensando di fare più di quello che fanno. Generalmente non abbiamo bisogno di rendere le cose intense sul sentiero spirituale mentre ci rivolgiamo all’interno. Molta intensità nasce da sola. Ma a questo livello palese di intensità, molte persone si aggrappano a questo tipo di familiarità, e di solito si tratta di ottenere qualcosa.

Quindi continui a fare intense sessioni di yoga riscaldate per ottenere questa sensazione di endorfina che ti piace. Oppure continui a fare quelle meditazioni silenziose di una settimana per sentirti in pace, ma poi torni al resto della tua vita senza apportare alcun cambiamento interiore. La pace presto svanisce e torni al punto di partenza.

Un gioco popolare che piace all’ego spirituale è provare a sentirsi sempre bene. Intrinsecamente vuole evitare il dolore, quindi continua a cercare il modo più sicuro di vivere e il modo in cui si sente meglio. Pertanto, molte persone si perdono cercando di trovare esperienze sempre più piacevoli. Queste persone sono sempre alla ricerca dell’ultimo e più grande sapore spirituale del mese , e ogni cosa dura solo per un po’.

Quindi, inizialmente, un nuovo maestro spirituale è straordinario con cui lavorare. Pensi che abbia tutte le tue risposte e sappia tutte le cose giuste da dire. Poi l’illusione svanisce e forse inizia a sorgere l’incertezza di un lavoro più profondo. Per questo individuo, quella vulnerabilità incerta è spaventosa. Anche se sanno che il lavoro profondo può essere intenso, troveranno presto una scusa per sparire. Queste scuse possono includere:• ammalarsi, • decidere che l’insegnante/guaritore non è adatto a loro,• eccitarsi per qualche altro nuovo percorso o insegnante, • decidere che non sono ancora pronti, e così via. 

Quindi, il percorso spirituale per questo individuo è ancora molto superficiale. Le questioni fondamentali più profonde rimangono intatte e continuano a tirare le fila. È per questo che qualcuno può finire per rendersi conto di non essere andato da nessuna parte dopo decenni di esplorazione spirituale e sentirsi come se fosse solo un principiante. Tieni presente che alla fine siamo tutti principianti nel momento presente poiché il momento presente è sempre nuovo di zecca, ma in questo senso particolare, queste persone sono veramente dei principianti spirituali perché non si sono veramente rivolti all’interno.

Il rovescio della medaglia ci sono le persone che si dedicano eccessivamente a una religione e a un insieme di regole. Hanno rinunciato al loro intelletto per fare qualunque cosa l’insegnante, pastore, sacerdote, rabbino, guaritore, sensitivo, astrologo o qualcun altro gli dica di fare. Anche i tipi più intellettuali spesso possono ancora farlo, pensando di poter “pensare” la loro strada verso la realizzazione. 

Questi tipi studiano pesantemente qualunque testo spirituale a cui sono attratti. Saranno in grado di fare giri accademici intorno a ognuno di noi, ma queste idee non sono libertà. Più la persona aderisce a queste regole e rituali senza comprendere veramente lo scopo più profondo delle regole religiose e spirituali, più rimane bloccata e potenzialmente aggressiva e sprezzante nei confronti degli altri che non vivono secondo queste regole.

Si spera che un giorno si rendano conto che 30 anni di meditazione, fede o preghiera non li hanno portati da nessuna parte. Si spera che inizino a rendersi conto che non sanno veramente chi sono né perché stanno facendo quello che stanno facendo. L’ego ha tutti i tipi di distrazioni e scuse incredibili. Può dire le cose giuste, ma nel vero cammino spirituale, ciò che conta è come diciamo le cose. È lo spazio interiore che fa la differenza, e quello spazio interiore può trasformare una pratica spirituale.

Ad esempio, la meditazione che ha lo scopo di raggiungere l’illuminazione può spesso essere una continua delusione. La meditazione semplicemente per conoscere te stesso e permetterti di essere può aprire il mondo dentro di te. Le stesse due meditazioni possono comportare le stesse tecniche di respirazione silenziosa con gli occhi chiusi per 30 minuti, ma i risultati possono essere profondamente diversi.

Di solito, uno dei modi in cui le persone iniziano a sapere di essersi perse è che si accorgono che stanno girando in tondo. Dopo essere andati in India e essersi seduti con i guru, aver fatto la loro carta delle stelle, aver ascoltato i sensitivi, aver letto testi buddisti e cristiani, aver ascoltato la guarigione del suono su YouTube e così via, si sentono come se fossero tornati al punto di partenza. 

La loro vita romantica sta ancora facendo quello che fa sempre. Il lavoro è sempre sostanzialmente lo stesso. I problemi familiari continuano a turbarli.

Tuttavia, la consapevolezza più profonda può iniziare a fare capolino in questi momenti di sacro dubbio, il che significa essenzialmente che ti sei fermato abbastanza a lungo da prestare attenzione alla tua vita. Questo è diverso dalla maggior parte dei dubbi, che generalmente derivano dalla paura della mente. Se qualcuno si è veramente saziato di queste altre cose spirituali e ha iniziato a guardarsi dentro, allora stiamo arrivando a un vero cambiamento spirituale. Ma se la persona trova un’altra nuova ricerca spirituale o un insegnante a cui aggrapparsi, allora il ciclo continua.• La persona si entusiasmerà per l’ultimo percorso.• Le cose andranno bene.• L’eccitazione si spegne.• La persona continua a fare tutto ciò che fa di solito in base ai suoi problemi principali.

Tuttavia, quando una persona inizia davvero a rivolgersi verso l’interno, alcune cose interessanti possono iniziare a manifestarsi e le realizzazioni più profonde possono iniziare a emergere in superficie. Il perfetto maestro spirituale può ora apparire nelle loro vite.

Ironia della sorte, proprio quando una persona potrebbe ammalarsi del percorso spirituale, potrebbe finalmente essere pronta per questo. Potrebbero finalmente rinunciare alla ricerca esterna. Ora la ricerca interna può iniziare. Per coincidenza, questo può accadere quando appare il loro maestro spirituale. Naturalmente, questo maestro spirituale potrebbe benissimo non essere come gli altri. Tieni presente che ci sono molti tipi di insegnanti spirituali.Pertanto, sono disponibili in tutte le forme e dimensioni.

Potresti essere seduto alla fermata dell’autobus quando il tuo insegnante spirituale si siede in una felpa con cappuccio e pantaloni della tuta. Poiché potresti non aver mai incontrato un vero maestro spirituale come questo prima e sei abituato a vederli in abiti di qualche tipo, potresti licenziare questo individuo. Diamine, questa persona potrebbe essersi seduta accanto a te per molti giorni alla stessa fermata dell’autobus, ma non avevi la consapevolezza interiore che poteva percepire chi fosse questa persona. Oppure le tue idee su come dovrebbe essere un insegnante ti hanno impedito di vederlo/la. Ma in questo momento di apertura in cui sei stanco, perso e forse confuso sul tuo cammino, potresti improvvisamente fare o dire qualcosa al di fuori della tua normale abitudine dell’ego. Puoi fare una domanda. Forse non chiedi nemmeno direttamente a questa persona. Stai semplicemente chiedendo ad alta voce: “Cosa mi sto perdendo?” E l’insegnante seduto accanto a te può rispondere, o forse ti guarda con un sorriso negli occhi per vedere se stai davvero prestando attenzione. Se lo sei, hai appena fatto un passo nel tuo vero percorso spirituale.

Tuttavia, alcune persone si saranno non solo perse, ma abusate da un percorso spirituale abusivo o usate da un falso maestro spirituale. Questa roba succede. Prima che una persona possa progredire sul sentiero spirituale, deve tornare indietro e guarire attraverso i turbamenti, gli abusi o anche il trauma totale causato dal falso insegnante.

I falsi insegnanti e i falsi percorsi riguardano generalmente il controllo. Inoltre, l’attenzione è su di loro, non sulla libertà degli individui che dovrebbero servire. Tuttavia, alcuni sono bravi a fingere che fissandosi in qualche modo su di loro l’individuo otterrà la libertà; non succede.

Quindi c’è del lavoro che deve essere fatto per aiutare qualcuno a elaborare cosa è successo, come è successo e come la persona è stata coinvolta. In tal modo, la ricerca interiore è iniziata e la persona si sta perdendo nel cammino spirituale.

La bellezza della vita è che tutti gli aspetti della tua vita sono abbracciati. Quindi, non importa quanto tu fossi perso alla ricerca di Dio quando Dio era già proprio qui dentro di te, quelle esperienze passate e quegli strumenti spirituali possono essere riproposti. Se la meditazione consisteva solo nel cercare di ottenere l’illuminazione, ora puoi iniziare a usarla in modo appropriato. Un buon maestro spirituale o guaritore o anche un vero amico può aiutarti a riorientarti, rivolgendo la tua consapevolezza verso l’interno. Man mano che ti avvicini, potresti iniziare a capire i molti testi che hai letto in un modo nuovo. Potresti anche iniziare a vedere la superficialità di molti cosiddetti strumenti ed esperienze “spirituali”. Tutte le esperienze sono transitorie, motivo per cui non c’è mai uno stato spirituale di consapevolezza da raggiungere. La consapevolezza dell’amore e della beatitudine è la consapevolezza che accetta tutto così com’è. Se c’è paura, questo è pienamente accettato. Se c’è gioia, questa è pienamente accettata.

In questo percorso verso l’interno, molte vecchie ferite che hanno cercato di nascondere vengono rivelate. Molte paure che potresti aver pensato di aver “trasceso” possono riapparire con maggiore ferocia. In verità, scoprirai perché così poche persone si rivolgono al vero percorso spirituale, preferendo fare questa canzone e ballare in tutto il mondo con idee spirituali e viaggi psichedelici. Non è che viaggi e idee diverse non possano essere utili, ma il “come” è spesso corrotto. I cercatori spirituali perduti desiderano sentirsi in un certo modo o costruire un certo sistema di credenze e una realtà mentale che dia loro tutto ciò che vogliono e si sbarazzi delle cose che non vogliono. Ma la realtà lo è già. Non c’è niente da costruire. È tempo per la sacra distruzione, ed è tempo di andare verso l’interno. Questo è il viaggio che desideravi. Questo è il viaggio che è sempre stato qui. È tempo di smettere di perdersi e trovare la libertà di consapevolezza dentro di te nel qui e ora.

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