Percorsi avvelenati da metalli

Quando il “metallo” – che simbolicamente rappresenta le passioni profane, i pregiudizi, gli interessi materiali e le incrostazioni dell’ego – non viene lasciato fuori dalla porta del Tempio, ma penetra all’interno, il percorso rischia di diventare una zavorra anziché una scala.

In termini iniziatici e alchemici, l’inquinamento da “metalli pesanti” si manifesta quando la ricerca interiore viene soffocata dal piombo delle ambizioni umane.  Il percorso risulta “inquinato” quando si verificano alcuni slittamenti etici e vibrazionali.

Nella tradizione, il silenzio è la prima difesa contro i metalli. Se l’ambiente esterno è inquinato, l’unica soluzione è ritirarsi nel proprio “Tempio interiore”. Tacere non solo con la lingua, ma con il pensiero critico verso i fratelli, per osservare dove il metallo sta cercando di attaccare la propria integrità.

A volte è necessario accettare che una fase si è conclusa. In alchimia, la putrefazione è necessaria per la rinascita (Nigredo). Riconoscere che il percorso è inquinato è un atto di onestà brutale che può portare a due soluzioni: tentare una purificazione dell’ambiente o, se il metallo è troppo presente, recidere il legame.

Non c’è fallimento nell’abbandonare una struttura che non serve più alla Luce.

L’invito è sempre quello di scendere nelle viscere della terra. Se il percorso collettivo è inquinato, bisogna tornare al lavoro individuale. Chiedersi: “Quanto di questo metallo che vedo fuori è in realtà un riflesso di una mia resistenza interiore?”. La rettificazione è un processo solitario.

L’istituzione è solo lo scalpello, non la statua. Se lo scalpello è arrugginito o sporco di metalli pesanti, è saggio posarlo per un po’ e cercare altri strumenti, o magari scoprire che la mano è ormai pronta per scolpire con la sola forza della volontà e dell’intuito.

“Non è l’oro a rendere splendente il Tempio, ma la qualità della luce che le anime sanno riflettere al suo interno.”

Quando i metalli pesanti rendono l’aria irrespirabile, la scelta più iniziatica è spesso quella di cercare l’aria pura altrove, portando con sé l’essenza dell’insegnamento e lasciando indietro le scorie.

Ma chi può dire se c’è metallo oppure no? si pecca di presunzione?

La linea tra il discernimento spirituale e la presunzione dell’ego è sottile come la lama di un rasoio. Determinare la presenza del “metallo” è l’operazione alchemica più complessa, poiché lo strumento di misura – la mente umana – è spesso esso stesso contaminato dalle stesse scorie che cerca di individuare.

Il rischio di cadere nella presunzione è costante, specialmente quando l’ego si traveste da “ricercatore puro” per giustificare il proprio giudizio verso l’esterno.

La distinzione tra presunzione e discernimento risiede spesso nella reazione emotiva.

La Presunzione, si manifesta quando l’osservazione del “metallo” altrui genera un senso di superiorità, orgoglio o rabbia. In questo caso, il giudizio esterno funge da paravento per non affrontare le proprie ombre.

Il Discernimento, è una constatazione neutra, simile a percepire una mancanza di ossigeno in una stanza. Non si giudica l’aria, si prende atto che non è più respirabile per la propria evoluzione.

Il superamento dell’orgoglio e dell’ego è indicato come la condizione necessaria per accedere a una verità che non sia solo un’opinione personale.

L’unico “giudice” affidabile è il Maestro Interiore, una vibrazione che risiede oltre le sovrastrutture mentali. Per ascoltarlo, è necessario un lavoro di rettificazione solitaria, spesso associato al processo di scendere nelle viscere della terra per trovare la pietra nascosta.

Riconoscere che uno strumento (lo “scalpello”) è arrugginito non significa necessariamente disprezzare lo strumento in sé, ma valutarne l’efficacia attuale per il proprio lavoro.

Se l’istituzione o il gruppo non riflettono più quella “luce delle anime” che rende splendente il Tempio, la scelta di allontanarsi non è un atto di superbia, ma di sopravvivenza spirituale.

La vera sfida è farlo senza portarsi dietro il metallo del risentimento.

In ultima analisi, nessuno può dire con certezza assoluta se ci sia metallo negli altri. L’unica certezza iniziatica risiede nella capacità di osservare dove il metallo sta cercando di attaccare la propria integrità.

In questo delicato equilibrio tra osservazione e partecipazione, come si può distinguere la voce autentica del Maestro Interiore dai sussurri più sottili e convincenti dell’ego?

Per distinguere la voce del Maestro Interiore dalle lusinghe dell’ego, è necessario un lavoro di raffinamento che ricorda la separazione alchemica del sottile dal denso. Il criterio non è mai intellettuale, ma vibrazionale ed etico.

Il processo di rettificazione, sopraccitato, inizia sempre con la discesa nelle proprie profondità per trovare la “pietra occulta”.

L’Ego tende a proiettare il “metallo” all’esterno, concentrandosi sugli errori dei compagni o sulle mancanze dell’istituzione.

Il Maestro Interiore sposta lo sguardo verso l’interno, chiedendo quanto del disordine percepito fuori sia in realtà un riflesso di una resistenza o di un orgoglio personale non ancora trasmutato.

La distinzione si avverte nella qualità dell’energia che accompagna il pensiero.

L’Attrito dell’Ego, le sue intuizioni sono spesso accompagnate da un senso di urgenza, rabbia, superiorità o dal bisogno di avere ragione, è il “piombo” delle ambizioni umane che appesantisce l’anima.

La Leggerezza dello Spirito, la voce autentica risuona come una “vibrazione incondizionata” di amore e pace, che non cerca conflitto ma comprensione e silenzio.

Il Maestro Interiore non grida mai, parla nel vuoto creato dal superamento delle passioni profane.

Per ascoltare questa voce, è essenziale tornare al lavoro solitario, mettendo da parte lo “scalpello” (l’istituzione) se esso risulta troppo sporco di metalli pesanti per servire ancora la Luce.

Il vero discernimento nasce quando si è pronti ad accettare con onestà brutale che una fase si è conclusa (Nigredo), senza provare risentimento verso ciò che si lascia indietro.

Mentre l’ego cerca di accumulare “metalli” (potere, riconoscimento, conferme), il Maestro Interiore mira alla sintesi e alla guarigione.

La voce autentica spinge a integrare le conoscenze (come la scienza moderna e la spiritualità) per una crescita che sia al contempo intellettuale e spirituale.

Se la decisione presa porta a un aumento di amore e felicità interiore — intesi come conquiste spirituali centrali — è probabile che provenga dal Sé superiore.

In ultima analisi, la rettificazione è un processo costante in cui si impara a riconoscere che il vero Tempio non è fatto di pietre esterne, ma della qualità della luce che sappiamo riflettere al nostro interno.

I percorsi di crescita spirituali, morali, iniziatici o non, agiscono sempre nei piani sottili, nella nostra anima, non dei sono circoli culturali, benefici o ricreativi.

Buona strada a tutti in movimento costante verso la luce superiore, lasciando alle spalle l’oscurità delle viscere della terra.

#francescogarruba

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Autore: Francesco Garruba (Drakonero)

Guarigione e canalizzazione per ritrovare benessere attraverso la spiritualità.

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