Il SEME nudo nella TERRA

Assisi, 22 febrraio 2026 – Ostensione Francesco di Assisi

Il SEME nudo nella TERRA

E’ una frase che mi ha colpito entrando nella Basilica Inferiore di Assisi. Vorrei fare una piccola premessa su Francesco. (vd.si articolo: “Una danza di riflessioni: i Giannizzeri, tra Templari e francescani”).

Francesco d’Assisi non era un uomo di Chiesa: era un laico, che amava la sua compagna, Chiara e predicava il messaggio di Cristo alle folle, criticando i ricchi e i potenti.  Non era un prete, dunque, ma un cavaliere: ispirato dai Templari, che – appena dopo la sua morte – il vero Francesco scomparve di colpo. Tutti i suoi documenti furono distrutti, bruciati. La sua memoria, cancellata. Al suo posto, nacque un nuovo Francesco. Inventato di sana pianta: il San Francesco cattolico che conosciamo. Per riesumare le prime tracce di quello autentico ci vollero cinque secoli, con il ritrovamento di un libro antico ma, ormai, era tardi il Vaticano aveva già costruito il docile francescano, impresso nell’immaginario popolare.  Una clamorosa manipolazione storica. Moltissimi documenti scritti, memorie su Francesco e probabilmente anche su Chiara, sono stati dati alle fiamme per non propagare un ritratto non idoneo a farne un obbediente santo della Chiesa cattolica. Non a caso, per riscrivere la biografia dell’uomo di Assisi, fu incaricato un frate erudito, Bonaventura, che però non aveva conosciuto Francesco. Al biografo infedele fu ordinato di raccontare la vita del santo attutendo, modificando, spesso cancellando del tutto ogni aspetto che poteva mettere in discussione quel ritratto del poverello d’Assisi che si è perseguito per secoli. In sintesi, la figura di Francesco di Assisi è stata “rielaborata” dalla Chiesa per renderla un modello accettabile e controllabile nel Medioevo. Come poteva un laico predicare la parola di Dio? ecco quindi che Francesco predicava agli animaletti del bosco. E oggi vedere le sue raffigurazioni con gli uccelletti e lupi è, per me, un offesa alla figura di un grande uomo illuminato.

Francesco d’Assisi, Cagliostro, Giordano Bruno, Galileo Galilei, Tommaso Campanella, Lucilio Vanini, Pietro d’Abano, etc. la storia è segnata da figure perseguitate dalla Chiesa, che hanno sfidato i dogmi per difendere la libertà di ricerca e di pensiero, pagando spesso con la vita o la prigione.

Il simbolismo del seme rappresenta una delle architetture concettuali più profonde e universali della storia umana, agendo come punto di intersezione tra la realtà biologica, la speculazione teologica e la prassi esoterica

il seme è recepito nelle tradizioni sapienziali come un veicolo di informazioni arcaiche, un “software” ad alta complessità che immagazzina non solo il codice genetico, ma l’intera storia esperienziale e l’energia necessaria per la manifestazione della vita.

Il seme deriva dalla trasformazione di un ovulo dopo la fecondazione, distaccandosi dalla pianta madre solo dopo aver raggiunto la piena maturazione; esso contiene in sé, attraverso la complessa scrittura del DNA, informazione, storia, evoluzione ed esperienza. In questo senso, il seme porta dentro di sé un passato che si è letteralmente “sacrificato” per produrre un futuro migliore, figlio di errori ma anche di insegnamenti accumulati nel corso dei millenni. Per l’iniziato, il seme non è solo un’entità biologica, ma un simbolo che egli semina nella propria mente, annaffiandolo costantemente affinché l’albero della conoscenza possa apparire e offrire ombra e frutti.   

Il seme incarna lo stato di “vacuità” (termine di derivazione orientale) che sottende uno stato potenziale senza forma da cui origina ogni forma. Questa vacuità non è assenza, ma concentrazione estrema di possibilità. Nella cultura contadina tradizionale, il seme era considerato il frutto di un lungo processo di adattamento, fatica e condivisione, un “testo” di DNA esperienziale che i contadini selezionavano e spartivano come una vera enciclopedia della vita.   

Ogni ente di Natura è essenzialmente unico e allo stesso tempo trino nei suoi Principi costitutivi. Questa trinità si riflette in numerose culture: dai babilonesi con il dio tricefalo, all’induismo (Brahma, Shiva, Vishnu), fino alla Grecia di Aristotele, dove ogni cosa è delimitata dal tre (fine, mezzo, inizio). Il seme nudo nella terra rappresenta esattamente il “mezzo”, il punto di passaggio tra il vecchio ciclo che finisce e il nuovo che inizia.   

La parabola del chicco di grano in Giovanni 12:24 (“se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”) costituisce il perno di una logica controcorrente che sconvolge il comune modo di pensare. L’interpretazione esoterica di questo passo non si limita a un’esaltazione della sofferenza, ma punta alla capacità di trasformazione in vista di un fine superiore. Il seme deve “morire” alla sua forma chiusa e isolata per poter rinascere come spiga.   

In ebraico, il termine “bar” indica sia il “chicco di grano” che il “figlio”, stabilendo un’identità simbolica tra il processo naturale e la missione del Cristo. Il centro della frase evangelica non è la morte fisica, ma la fecondità; il sacrificio è il mezzo, ma il fine è il “molto frutto”. Questa legge universale suggerisce che Dio è presente nell’uomo come un seme, e solo se la vita è “spesa” per qualcosa di grande acquista senso.

I Misteri Eleusini dell’antica Grecia rappresentano la formalizzazione rituale del simbolismo del seme nudo nella terra. Incentrati sul mito di Demetra (la Grande Madre, dea dell’agricoltura) e di sua figlia Persefone (Kore, la fanciulla), i misteri celebravano il ciclo delle stagioni come specchio del destino dell’anima. Il rapimento di Persefone da parte di Ade, dio degli inferi, simboleggia la discesa del chicco di grano nelle profondità della terra.   

Kore rappresenta il “grano in erba” (Primavera), mentre Persefone è l'”epifania del grano maturo” (Estate), ma esotericamente sono un’unica essenza costretta alla separazione. La discesa di Persefone nel regno sotterraneo per tre mesi coincide con l’inverno, il periodo di apparente aridità in cui la vegetazione si inabissa. Tuttavia, questo periodo di “oscurità” è fondamentale per la fecondazione della terra.   

Il corpo mito-cultuale di Eleusi insegnava agli iniziati che l’anima è avvinta a un corpo dal quale si distacca, risalendo verso la sua origine divina grazie alla “purità della filosofia” e alla guida di Demetra. L’iniziato indossava una corona di mirto (simbolo di morte imminente) e usava foglie di pioppo bianco (simbolo di rinascita), a significare che l’esperienza del “seme” che muore nella terra è un rito di passaggio necessario per affrontare la morte comune senza timore, realizzando che l’essere umano è abitato da un’entità sottile che trascende il corpo fisico.   

Nelle tradizioni gnostiche e nelle lettere paoline, il termine “seme nudo” (gummon kokkon) assume un significato tecnico legato alla spoliazione dei “rivestimenti” dell’anima. San Paolo, in 1 Corinzi 15:36-38, utilizza l’immagine della semina per spiegare la resurrezione dei morti: ciò che si semina non è il corpo futuro, ma un chicco nudo a cui Dio darà poi un “corpo” secondo la Sua volontà.   

Per gli gnostici, l’essere umano è composto da una scintilla divina intrappolata in un mondo materiale malevolo o incompetente. Il processo di salvezza consiste nella Gnosis (conoscenza), ovvero il riconoscimento della propria natura aliena rispetto al mondo e il ritorno al Pleroma (la pienezza divina). Il seme nudo rappresenta l’anima spogliata della “carne” (sarx) e della ragione discorsiva, la quale appartiene all’anima psichica inferiore.   

Nel Vangelo di Tommaso, scoprire l’interpretazione segreta delle parole di Gesù significa non “assaggiare la morte”. La conoscenza non è intellettuale, ma ontologica. L’Apocrifo di Giacomo paragona la Parola a un chicco di grano: chi la semina deve avere fede, amarla quando germoglia e “lavorarla” per essere salvato. Il regno dei cieli è simile a un germoglio di palma i cui frutti sono caduti intorno ad esso, ma che rischia di inaridirsi se non viene coltivato correttamente.   

Il “seme nudo” è anche un tema centrale in certi riti sciamanici mesoamericani (Nahua e Otomí), dove figure di carta ritagliata rappresentanti il “seme nudo” vengono utilizzate per comunicare con gli spiriti del vento e del sottosuolo, a simboleggiare l’essenza dell’uomo che deve essere nutrita e protetta dalle “arie malvagie” (malos aires) della malattia e della morte. Qui la nudità del seme indica la vulnerabilità estrema dell’anima nel suo viaggio attraverso i mondi.   

L’alchimia, il cui nome rimanda all’egiziano kemet (terra nera), identifica nella materia prima l’oggetto della sua azione trasmutante. La fase iniziale della Grande Opera è la Nigredo o “opera al nero”, simboleggiata dalla decomposizione del seme nella terra. Questo processo di putrefazione è essenziale per liberare lo spirito prigioniero della materia densa.   

Secondo i testi alchemici, per liberare il principio spirituale è necessario sottrarre il “Mercurio” dalla prigionia di “Saturno” (la forza della terra-corpo). L’argento è considerato il “seme dei metalli” maschile, mentre la “Luna dei filosofi” è la controparte femminile. Il seme si muta in germoglio e poi in frutto, così come lo spirito intelligente si muta in aria vitale e poi in corpo lunare (anima) densificato attraverso il sacrificio.  

Il corpo mito-cultuale di Eleusi insegnava agli iniziati che l’anima è avvinta a un corpo dal quale si distacca, risalendo verso la sua origine divina grazie alla “purità della filosofia” e alla guida di Demetra. L’iniziato indossava una corona di mirto (simbolo di morte imminente) e usava foglie di pioppo bianco (simbolo di rinascita), a significare che l’esperienza del “seme” che muore nella terra è un rito di passaggio necessario per affrontare la morte comune senza timore, realizzando che l’essere umano è abitato da un’entità sottile che trascende il corpo fisico.   

Nelle tradizioni gnostiche e nelle lettere paoline, il termine “seme nudo” (gummon kokkon) assume un significato tecnico legato alla spoliazione dei “rivestimenti” dell’anima. San Paolo, in 1 Corinzi 15:36-38, utilizza l’immagine della semina per spiegare la resurrezione dei morti: ciò che si semina non è il corpo futuro, ma un chicco nudo a cui Dio darà poi un “corpo” secondo la Sua volontà.   

Per gli gnostici, l’essere umano è composto da una scintilla divina intrappolata in un mondo materiale malevolo o incompetente. Il processo di salvezza consiste nella Gnosis (conoscenza), ovvero il riconoscimento della propria natura aliena rispetto al mondo e il ritorno al Pleroma (la pienezza divina). Il seme nudo rappresenta l’anima spogliata della “carne” (sarx) e della ragione discorsiva, la quale appartiene all’anima psichica inferiore.   

Nel Vangelo di Tommaso, scoprire l’interpretazione segreta delle parole di Gesù significa non “assaggiare la morte”. La conoscenza non è intellettuale, ma ontologica. L’Apocrifo di Giacomo paragona la Parola a un chicco di grano: chi la semina deve avere fede, amarla quando germoglia e “lavorarla” per essere salvato. Il regno dei cieli è simile a un germoglio di palma i cui frutti sono caduti intorno ad esso, ma che rischia di inaridirsi se non viene coltivato correttamente.   

Il “seme nudo” è anche un tema centrale in certi riti sciamanici mesoamericani (Nahua e Otomí), dove figure di carta ritagliata rappresentanti il “seme nudo” vengono utilizzate per comunicare con gli spiriti del vento e del sottosuolo, a simboleggiare l’essenza dell’uomo che deve essere nutrita e protetta dalle “arie malvagie” (malos aires) della malattia e della morte. Qui la nudità del seme indica la vulnerabilità estrema dell’anima nel suo viaggio attraverso i mondi.   

L’alchimia, il cui nome rimanda all’egiziano kemet (terra nera), identifica nella materia prima l’oggetto della sua azione trasmutante. La fase iniziale della Grande Opera è la Nigredo o “opera al nero”, simboleggiata dalla decomposizione del seme nella terra. Questo processo di putrefazione è essenziale per liberare lo spirito prigioniero della materia densa.    Secondo i testi alchemici, per liberare il principio spirituale è necessario sottrarre il “Mercurio” dalla prigionia di “Saturno” (la forza della terra-corpo). L’argento è considerato il “seme dei metalli” maschile, mentre la “Luna dei filosofi” è la controparte femminile. Il seme si muta in germoglio e poi in frutto, così come lo spirito intelligente si muta in aria vitale e poi in corpo lunare (anima) densificato attraverso il sacrificio.  

#francescogarruba

Avatar di Sconosciuto

Autore: Francesco Garruba (Drakonero)

Guarigione e canalizzazione per ritrovare benessere attraverso la spiritualità.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.