Il tamburo sciamanico: artigianato, simbolismo e ricerca

La costruzione dello strumento e il significato del ritmo

Questo testo esplora la costruzione e l’uso del tamburo sciamanico da diverse prospettive: artigianale, simbolica, psicologica, neuroscientifica, fisiologica e organizzativa. Le interpretazioni spirituali, le esperienze riportate dai praticanti e i risultati sperimentali appartengono a piani distinti e vengono valutati secondo criteri diversi.

Realizzare artigianalmente un tamburo sciamanico non equivale a fabbricare un semplice strumento a percussione. Chi vive questa pratica in chiave spirituale attraversa un processo trasformativo in cui il lavoro delle mani si intreccia con la dimensione rituale.

Questo percorso può accompagnare un lavoro personale di conoscenza, di introspezione e di cambiamento. In tale prospettiva, il tamburo non è soltanto uno strumento musicale: acquista un significato che va oltre la sua funzione materiale.

Nella visione animistica, esso diventa un «alleato»: un oggetto vibrante in cui chi lo costruisce può riconoscere aspetti irrisolti o risorse del proprio sé, fino a percepirlo come un’estensione della propria anima.

Il suono sordo, profondo e ritmico della percussione richiama, nella lettura simbolica proposta, il battito primordiale della vita. L’immagine rimanda al cuore materno e all’esperienza intrauterina, fino a estendersi metaforicamente al polso della terra. Questo richiamo non costituisce prova né di una memoria cellulare né dell’identificazione del battito materno come primo stimolo uditivo percepito durante lo sviluppo.

Secondo la lettura spirituale e simbolica della pratica, suonare il tamburo mette in relazione il Padre Cielo con la Madre Terra. In questa immagine si esprime una ricerca di connessione che riporta l’attenzione sul presente, sull’ascolto e sull’esperienza del corpo.

Da una simile concezione scaturisce l’immagine del tamburo come “ponte tra i mondi”. Sia nelle pratiche sciamaniche tradizionali sia in quelle neosciamaniche contemporanee, la vibrazione acustica e meccanica accompagna la meditazione e la ricerca di stati di coscienza non ordinari.

Tali condizioni, descritte come trance, accompagnano il viaggio in quella che i praticanti chiamano «realtà non ordinaria». Nel linguaggio della pratica si tratta di uno spazio psichico ed energetico in cui l’esperienza segue una logica simbolica e associativa, anziché le consuete coordinate di tempo, spazio e causalità.

Il legno, la pelle e il rispetto dei materiali

Il legame con lo strumento precede il suono e si instaura già nella scelta e nella preparazione dei materiali. Proprio in queste fasi iniziali il lavoro artigianale assume, per chi lo compie, un significato personale e rituale.

Due sono gli elementi principali di cui è composto il tamburo: una membrana di pelle animale e un telaio circolare di legno. Nella prospettiva sciamanica e animista, tali materiali non sono semplici supporti fisici, bensì portano con sé la storia, la memoria e l’energia vitale degli esseri da cui provengono.

Il telaio circolare racchiude molteplici significati simbolici: il cerchio evoca il ciclo della vita, l’integrità e l’infinito e, nella dimensione rituale, delimita uno spazio riconosciuto come sacro.

Nella scelta del legno convergono proprietà concrete, quali flessibilità, peso e risonanza, e i significati attribuiti alle diverse essenze. Secondo la lettura simbolica proposta, l’abete richiama longevità, chiarezza di visione e, attraverso la sua verticalità, la connessione con i regni superiori; il faggio rimanda a saggezza, stabilità e memoria; il pino, sempreverde, a continuità della vita, resilienza e purificazione.

Piegare il legno fino a ottenere un cerchio trasforma la sua struttura lineare in una forma ciclica, simbolicamente associata all’eterno ritorno. La membrana animale evoca invece la terra, la materia organica, la vulnerabilità e la forza della natura selvaggia.

Anche alla scelta della pelle sono attribuiti significati simbolici: il cervo richiama grazia, intuizione e connessione spirituale; la capra, curiosità, tenacia e adattabilità; il bisonte, abbondanza, gratitudine e radicamento. In questa prospettiva, l’uso della pelle esige rispetto e riconoscenza verso l’animale.

La lavorazione viene pertanto interpretata non come dominio, bensì come un “patto” di rispetto. Una volta tesa sul cerchio di legno, la pelle diventa il mezzo attraverso cui, nella visione spirituale, la voce dell’animale continua a risuonare. Alla costruzione viene così attribuito il senso di una trasformazione alchemica: dalla morte alla continuità simbolica del suono e alla funzione rituale di guarigione.

Il lavoro artigianale: cognizione incarnata e soulcraft

La relazione tra chi costruisce e lo strumento prende forma nel lavoro manuale. Tagliare la pelle, bagnarla per ammorbidirne le fibre, tenderla sul telaio e fissarla con le legature richiede tempo, pazienza, precisione e un impegno fisico misurato. Ogni passaggio richiede un’attenzione costante alla materia e alle sue risposte.

Seguire le fasi della costruzione offre l’occasione di rallentare e concentrarsi sul gesto presente. Mentre l’attenzione resta rivolta a ciò che si sta facendo, il respiro accompagna il movimento delle mani: è una forma concreta di presenza nel «qui e ora».

Il processo artigianale può essere letto alla luce del concetto di embodied cognition, o cognizione incarnata. Questo paradigma neuroscientifico e filosofico considera il ruolo dell’azione corporea, dell’esperienza sensomotoria e della manipolazione della materia nell’apprendimento, nella memoria e nella comprensione (Wilson, 2002). Il riferimento offre una chiave per descrivere il lavoro delle mani, non una misura della potenza o dell’efficacia della costruzione del tamburo.

Questa dimensione artigianale offre un punto di confronto con quelle forme di lavoro in cui la persona resta distante dal risultato dei propri sforzi. Il sociologo Richard Sennett, nel saggio L’uomo artigiano, attribuisce un valore etico alla cura del lavoro “ben fatto”: la dedizione alla realizzazione di un oggetto può restituire senso e dignità all’agire (Sennett, 2013).

Anche Matthew Crawford, riflettendo sul valore cognitivo del lavoro manuale, collega l’attenzione alla materia e la risoluzione di problemi concreti al senso di agency, ovvero alla capacità di agire e incidere sulla realtà (Crawford, 2009). Regolare la tensione di una pelle bagnata ne è un esempio: il gesto produce un risultato osservabile e impone di correggere le proprie scelte in base alla risposta del materiale.

Le scelte tecniche, dalla tensione delle corde alla chiusura dei nodi, possono essere associate a un’intenzione personale. In questa lettura, costruire il tamburo diventa una forma di soulcraft, una «cura dell’anima» attraverso l’artigianato consapevole (Crawford, 2009).

La costruzione può offrire uno spazio di riflessione sulle difficoltà che si desidera affrontare e sugli obiettivi da perseguire. Ogni nodo, allora, può caricarsi di un significato personale, sia esso una paura riconosciuta, un’esperienza dolorosa rielaborata o un impegno rinnovato verso se stessi.

Una membrana troppo allentata produce un suono poco definito; una tensione eccessiva può comprometterne l’integrità. Questo equilibrio tecnico funge da metafora dell’equilibrio personale: sul piano simbolico, i due estremi richiamano la mancanza di slancio e l’eccesso di controllo. La metafora non costituisce una misura dello stato psicologico di chi la costruisce.

Trovare la giusta tensione può dunque rappresentare, in senso allegorico, la ricerca di resilienza, flessibilità ed equilibrio. Lo strumento, prima ancora del primo suono, diventa così una possibile immagine del proprio percorso di individuazione.

Le legature, la rete della vita e la voce interiore

Sul retro del tamburo le legature uniscono la membrana al telaio e distribuiscono la tensione. L’intreccio, spesso disposto a stella o a croce, può assumere anche un valore simbolico.

Esso forma inoltre l’impugnatura, comunemente detta “croce di presa”, e contribuisce a mantenere la tensione lungo la circonferenza.

Sul piano simbolico, l’intreccio può essere letto come un’immagine della rete della vita. Un termine di confronto è la rete di Indra nella tradizione buddhista Huayan, come discussa da Cook (1977). Il richiamo è un’analogia proposta in questa trattazione, non una derivazione storica delle legature del tamburo da quella tradizione. In questa lettura, la rete rappresenta i legami tra gli esseri e il loro ambiente.

Nella lettura simbolica, impugnare la croce di presa equivale a collocarsi al centro di questa rete. Il gesto richiama la responsabilità di mantenere un equilibrio tra le tensioni della propria esistenza e i legami con ciò che ci circonda.

Dopo l’asciugatura, il primo colpo dà voce all’oggetto costruito con le proprie mani. Il passaggio dal lavoro manuale all’ascolto può essere vissuto come un’esperienza catartica e come un’occasione per ascoltare se stessi.

Tensioni, rabbia e dolore possono trovare nel suono uno spazio di espressione e, insieme, un’occasione per confrontarsi con i propri limiti. Udito, tatto e propriocezione sono coinvolti nell’esperienza. Nel linguaggio dei percorsi di crescita, ritrovare la propria voce attraverso lo strumento significa riconoscere il proprio potere personale, cioè la capacità di esprimersi, di definire confini e di dare consistenza alle proprie intenzioni.

Ritmo e stati di coscienza: le evidenze neuroscientifiche

Le ricerche esaminate adottano campioni e protocolli diversi. I loro risultati consentono di discutere alcuni aspetti correlati all’esperienza ritmica, ma non costituiscono indicazioni cliniche per il singolo individuo. La trattazione mantiene distinti i risultati sperimentali, le descrizioni soggettive e le interpretazioni simboliche.

Il rapporto tra ritmo, attenzione e stati di coscienza è oggetto di ricerca neuroscientifica. Questa prospettiva affianca la lettura spirituale del tamburo, distinguendo tra l’esperienza riferita dai praticanti, i meccanismi osservati negli studi e l’eventuale efficacia clinica.

Sincronizzazione uditiva e bande cerebrali

Tra i concetti richiamati per descrivere il rapporto tra stimoli ritmici e attività cerebrale figura l’auditory brainwave entrainment, vale a dire la sincronizzazione dell’attività neurale con una stimolazione uditiva. Le oscillazioni cerebrali comprendono diverse bande di frequenza, studiate in relazione a processi mentali, emotivi e cognitivi.

La periodicità dello stimolo, espressa in hertz, e la frequenza di una banda EEG sono grandezze da distinguere. Nel ragionamento qui proposto, la loro coincidenza numerica non basta a dimostrare che il cervello entri automaticamente in uno stato corrispondente: tale conclusione richiede misure e confronti riferiti a un protocollo identificabile.

Il rapporto tra una stimolazione ritmica costante e ripetitiva, nella gamma compresa tra 3 e 8 Hz, e l’attività elettrica cerebrale viene qui discusso in termini di possibili sincronizzazioni. L’elettroencefalografia (EEG), anche ad alta densità, consente di osservare e misurare il segnale. Gli studi citati utilizzano protocolli diversi e non dimostrano un allineamento automatico e universale tra ritmo e stato di coscienza (Maxfield, 1990; Huels et al., 2021).

Nella tesi di dottorato discussa nel 1990 presso l’Institute of Transpersonal Psychology, Melinda Cemira Maxfield studiò 12 partecipanti, confrontando tre registrazioni di percussioni e registrando l’EEG in quattro siti corticali. La registrazione denominata «Shamanic Drumming» utilizzava un tempo di circa 4–4,5 battiti al secondo. Si tratta di un piccolo studio esplorativo, non di una dimostrazione che tutte le tradizioni adottino la stessa periodicità (Maxfield, 1990).

La frequenza di 4,5 battiti al secondo, pari a 4,5 Hz, ricade nell’intervallo qui indicato per le onde theta. Questa corrispondenza non dimostra di per sé uno spostamento dell’attività cerebrale verso uno specifico stato di coscienza. La documentazione consultata non consente di stabilire una durata universale necessaria per indurre l’esperienza.

Le associazioni tra le bande EEG, il sonno, l’attenzione e l’immaginazione non sono univoche. Non costituiscono, da sole, una prova che il tamburo produca guarigione, l’accesso alle memorie inconsce o un controllo garantito dell’esperienza.

L’elenco seguente presenta gli intervalli di frequenza e le associazioni cognitive ed esperienziali discusse. È una classificazione, non una sequenza di stati che la pratica debba necessariamente produrre.

•             Onde Delta (0,5 – 4 Hz): Sono associate al sonno profondo NREM, ma il sonno NREM non coincide necessariamente con l’assenza di sogni: esperienze oniriche possono comparire anche in questa fase (Siclari et al., 2017). Questa associazione non dimostra che l’ascolto di ritmi lenti incrementi l’attività Delta o produca recupero somatico, benefici immunitari o guarigione.

•             Onde Theta (4 – 8 Hz): Il ritmo sciamanico di 4,5 battiti al secondo viene qui messo in relazione con questo intervallo di frequenze. Trance, immagini oniriche vivide, meditazione, creatività e immaginazione visiva sono esperienze richiamate nella trattazione. La loro presenza non viene però dedotta automaticamente da un incremento dell’attività Theta, né interpretata come prova di accesso diretto alle memorie inconsce.

•             Onde Alpha (8 – 12 Hz): Il testo associa questa banda al rilassamento vigile e alla calma mentale; l’immagine di un ponte tra conscio e inconscio appartiene invece alla lettura interpretativa. Rispetto ai controlli, Huels e colleghi hanno rilevato nei praticanti una minore connettività alfa a bassa frequenza e una maggiore connettività beta a bassa frequenza, sia durante le percussioni sia durante l’ascolto di musica classica. Si tratta di misure distinte dalla potenza del segnale e di differenze non esclusive della condizione di percussione; non dimostrano la conservazione dell’attività alfa nel suo complesso né garantiscono il controllo consapevole dell’esperienza (Huels et al., 2021).

•             Onde Beta (13 – 30 Hz): Sono richiamate in relazione all’allerta cosciente, al pensiero logico e al problem solving analitico. Il testo ne associa inoltre variazioni allo stress, all’ansia e alla trance profonda. Questi rapporti richiedono una descrizione contestuale: non vengono qui assunti come prova che l’attività Beta generi da sola stress e ansia, né che la sua riduzione consenta necessariamente l’accesso a contenuti simbolici profondi.

•             Onde Gamma (> 30 Hz): Nello studio di Huels e colleghi, durante la percussione i praticanti mostravano una potenza gamma maggiore rispetto ai controlli, correlata ad alterazioni visive elementari riferite. Questo confronto tra gruppi non equivale a dimostrare un incremento automaticamente prodotto dalla percussione in ogni individuo. Lo studio analizzava separatamente la connettività, la diversità del segnale e la criticità neurale, ottenendo risultati anche nelle bande beta. Queste misure non sono intercambiabili e non dimostrano una corrispondenza diretta tra l’attività cerebrale, l’epifania e l’accuratezza delle intuizioni (Huels et al., 2021).

Per descrivere la risposta al ritmo, occorre distinguere tra il percorso dei segnali uditivi e la sincronizzazione dell’attività neurale. Il testo richiama il nervo uditivo, il tronco encefalico e il talamo, descritto come centro di smistamento sensoriale, ed estende la discussione alla neocorteccia, alla corteccia motoria, al cervelletto e al sistema limbico, in relazione al movimento, all’elaborazione emotiva e alla memoria. Il coinvolgimento di queste strutture non dimostra però, da solo, l’entrainment né spiega un impulso universale e irresistibile a muoversi al tempo della musica.

Il coinvolgimento dei circuiti emotivi e le variazioni nei processi di controllo e di attenzione sono considerati possibili elementi della trance. La descrizione di tali rapporti richiede, tuttavia, il ricorso a studi specifici e non può essere ridotta a un unico meccanismo causale.

Il Default Mode Network: correlati neurali e interpretazioni dell’esperienza

Un ulteriore piano di indagine riguarda la connettività tra le reti cerebrali durante la trance accompagnata dal tamburo, con particolare attenzione al Default Mode Network (DMN). Le eventuali variazioni osservate durante l’esperienza vanno distinte dai cambiamenti strutturali del cervello e dalle conclusioni sull’efficacia terapeutica della pratica.

Il DMN è descritto come una rete di regioni cerebrali coinvolta nel pensiero autoreferenziale, nel ricordo autobiografico e nelle narrazioni di sé, attività non necessariamente rivolte al mondo esterno. Questa descrizione funzionale non consente di identificare il DMN con l’ego né di ricondurre l’esperienza psicologica a un unico meccanismo cerebrale.

Hove e colleghi hanno studiato 15 praticanti esperti tramite fMRI, confrontando gli stati di trance e non-trance durante scansioni della durata di 8 minuti. Nella trance hanno osservato una maggiore centralità della corteccia cingolata posteriore, della corteccia cingolata anteriore dorsale (dACC) e della regione insulo-opercolare sinistra. Il risultato descrive una riconfigurazione delle reti cerebrali, non uno «spegnimento» generale del DMN o dell’ego (Hove et al., 2016).

Nello stesso studio, la corteccia cingolata posteriore, un nodo della rete di default, mostrava una maggiore coattivazione con la dACC e l’insula, regioni coinvolte nel controllo dell’attività neurale. Durante la trance risultava inoltre ridotta la connettività lungo il percorso uditivo. Gli autori interpretano questi risultati come possibili correlati di un’attenzione orientata all’interno e di un disaccoppiamento dall’elaborazione sensoriale; non come prova di un meccanismo universale o di un beneficio clinico (Hove et al., 2016).

Le variazioni neurali richiamate vengono interpretate come possibili correlati di un’attenzione orientata all’esperienza interna, non come prova che l’ego superficiale si assopisca. Il testo associa l’insula alla consapevolezza somatica e la dACC alla concentrazione, mettendo queste funzioni in relazione con le sensazioni, i pensieri non lineari e le intuizioni. Da tali associazioni non viene però dedotta una capacità clinica di rielaborare memorie traumatiche.

La valutazione psicometrica degli stati alterati

Huels e colleghi hanno reclutato 24 praticanti sciamanici e 24 controlli sani per uno studio con EEG ad alta densità durante il riposo, l’ascolto di percdisioni e la musica classica, affiancando una valutazione psicometrica degli stati alterati di coscienza. Questi numeri descrivono il campione iniziale e non vanno intesi come la numerosità di ciascuna analisi. I praticanti differivano dai controlli in diversi domini dell’esperienza soggettiva. Il questionario misura ciò che i partecipanti riferiscono, non direttamente le alterazioni neurali né la veridicità delle interpretazioni spirituali (Huels et al., 2021).

Le dimensioni seguenti descrivono aspetti soggettivi dell’esperienza. Sono presentate in termini qualitativi, senza attribuir loro valori statistici puntuali né interpretarle come misure di beneficio clinico. La loro descrizione non costituisce una prova oggettiva delle interpretazioni spirituali.

Le dimensioni dell’esperienza considerate nel testo sono le seguenti:

•             Immaginario Complesso (Complex Imagery): Questa dimensione descrive la visualizzazione di scenari interiori vividi, strutturati e ricchi di significato narrativo e simbolico, che nella pratica costituisce la base visiva del «viaggio sciamanico».

•             Esperienza di Unità (Experience of Unity): Questa dimensione descrive una sensazione soggettiva, talvolta difficile da esprimere, di dissoluzione dei confini dell’ego e di una connessione percepita come cosmica con la rete della vita. La descrizione riguarda l’esperienza riferita, non la dimostrazione di una connessione cosmica oggettiva.

•             Esperienza Spirituale (Spiritual Experience): Questa dimensione descrive una percezione soggettiva della sacralità immanente e un’esperienza interpretata come un contatto diretto con dimensioni o energie numinose. La descrizione non verifica né l’esistenza né il contatto oggettivo con queste dimensioni.

•             Stato Estatico (Blissful State): Questa dimensione descrive esperienze riferite di pace interiore, di gioia percepita come incondizionata e di liberazione dalle tensioni psicologiche. Non implica che ogni partecipante raggiunga uno stato profondo e totalizzante né che il sollievo sia duraturo.

•             Disincarnazione (Disembodiment): Questa dimensione descrive sensazioni di distacco temporaneo dal corpo fisico, di galleggiamento o di alterazione della percezione della gravità. Si tratta dell’esperienza soggettiva, non di un distacco effettivo dal corpo.

•             Capacità di Introspezione (Insightfulness): Questa dimensione descrive intuizioni, talvolta vissute come epifanie, comprensioni cristalline o rivelazioni profonde, sui propri blocchi esistenziali e sulle direzioni future. L’intensità dell’esperienza soggettiva non attesta l’accuratezza delle interpretazioni o delle decisioni che da essa derivano.

Queste descrizioni riguardano le dimensioni soggettive dell’esperienza. Da sole, non costituiscono né una conferma delle interpretazioni spirituali né una garanzia di efficacia, prevedibilità o sicurezza per ogni praticante.

Indicatori fisiologici e limiti delle evidenze sul drumming

Questa sezione distingue gli indicatori fisiologici dagli esiti clinici. I risultati di un protocollo specifico di percussione di gruppo non possono essere trasferiti automaticamente al tamburo sciamanico o all’ascolto individuale, né dimostrano un’azione curativa generalizzabile.

L’esame dei correlati fisiologici comprende la valutazione della regolazione nervosa e degli indicatori endocrini e immunitari. La risposta dell’organismo agli stimoli sensoriali non dimostra, di per sé, né una stimolazione specifica del nervo vago né un effetto curativo del tamburo.

Il riferimento alla regolazione parasimpatica non costituisce prova di una stimolazione vagale indotta dal tamburo. Le fonti qui documentate non consentono di attribuire alla pratica una sequenza di effetti riparativi sulla respirazione, sulle tensioni muscolari o sulla funzione gastrointestinale.

La variabilità della frequenza cardiaca (Heart Rate Variability, HRV) è considerata un parametro della regolazione autonomica. Le fonti qui documentate non consentono di affermare un incremento specifico attribuibile al tamburo sciamanico. Non viene quindi utilizzata per dedurre la neuroplasticità, la flessibilità emotiva o un ripristino generale dell’equilibrio fisiologico.

Sul piano endocrino, Bittman e colleghi hanno rilevato un aumento del rapporto plasmatico tra deidroepiandrosterone (DHEA) e cortisolo nel protocollo composito di percussione di gruppo. La variazione di questo rapporto non equivale, di per sé, a una riduzione del cortisolo. Lo studio non documenta né una soglia universale di ascolto né un sollievo immediato dall’ansia (Bittman et al., 2001).

Lo studio di Bittman e colleghi reclutò complessivamente 111 volontari, comprendendo fasi preliminari e un confronto sperimentale finale. Il protocollo composito mostrò un aumento dell’attività delle cellule Natural Killer (NK) e delle cellule killer attivate da linfochine (LAK), senza variazioni negli indici di ansia e di depressione utilizzati. Questi risultati riguardano misure specifiche e non dimostrano un rafforzamento immunitario generale né benefici contro malattie specifiche (Bittman et al., 2001).

L’immaginazione attiva: una lettura psicologica del viaggio sciamanico

Accanto allo studio dei correlati biologici, la psicologia analitica di Carl Gustav Jung offre una chiave interpretativa per le immagini e le emozioni riferite durante il viaggio sciamanico. Si tratta di una lettura psicologica dell’esperienza, distinta dalla spiegazione dei suoi meccanismi neurofisiologici.

Il concetto junghiano di Immaginazione Attiva descrive un’interazione consapevole con i contenuti dell’inconscio. A differenza del sogno passivo, il metodo prevede la partecipazione della coscienza: la persona entra in dialogo con immagini interiori, archetipi e figure simboliche che emergono spontaneamente (Jung, 2014b).

Sul piano interpretativo, il viaggio accompagnato dal tamburo può essere accostato a questo dialogo con le immagini interiori. L’analogia non implica, però, che la trance sciamanica, lo stato ipnagogico e l’immaginazione attiva siano esperienze equivalenti o riconducibili allo stesso meccanismo cerebrale.

Nel racconto dei praticanti, il suono accompagna l’esplorazione di paesaggi interiori popolati da “animali guida”, maestri o parti perdute dell’anima. In una lettura analitica, queste figure possono essere interpretate come rappresentazioni simboliche di contenuti dell’inconscio personale e collettivo, con cui la coscienza entra in relazione.

Nel Libro Rosso, Jung documentò il confronto con figure e immagini interiori (Jung, 2009). In questa chiave, il viaggio accompagnato dal tamburo può essere letto come un’occasione di incontro con l’Ombra,ossia con aspetti della personalità rimossi o poco riconosciuti (Jung, 2014a). Il dialogo simbolico assume allora il significato di una ricerca di comprensione e integrazione.

Il tamburo può quindi essere interpretato come un supporto simbolico al processo di Individuazione, il percorso junghiano verso una maggiore integrazione della personalità (Jung, 2014a). Questa lettura mette in relazione la riflessione cosciente e i contenuti interiori, senza attribuire alla pratica, di per sé, una funzione clinica o una capacità garantita di elaborare i traumi.

Dal sé al gruppo: pratiche ritmiche nei contesti organizzativi

Il passaggio dall’esperienza individuale alla percussione collettiva cambia le finalità della pratica. Nella formazione esperienziale e nel corporate team building, il ritmo condiviso viene proposto per esplorare l’ascolto, la partecipazione e il coordinamento del gruppo, non come prosecuzione del rituale sciamanico né come intervento terapeutico.

Il Corporate Drum Circle: partecipazione e ascolto oltre i ruoli formali

Il Drum Circle è un cerchio di percussioni guidato da un facilitatore; tra gli approcci citati figura la metodologia Village Music Circles, abbreviata VMC (Village Music Circles, s.d.). Nella versione aziendale, i partecipanti si dispongono in cerchio, con strumenti a percussione, e costruiscono insieme una sequenza ritmica.

L’attività propone uno spazio di partecipazione non verbale in cui il ruolo formale non determina la parte musicale. Le gerarchie aziendali non vengono annullate, ma si può sperimentare una modalità di coordinamento basata sull’ascolto reciproco e sul contributo a un ritmo comune.

Le dimensioni formative richiamate comprendono:

•             Ascolto Attivo ed Empatia: Inserirsi nel battito del gruppo, il pulse, richiede di ascoltare gli altri e riconoscere gli spazi disponibili. L’esercizio offre un’occasione pratica per riflettere sulla comunicazione e sull’attenzione reciproca.

•             Sinergia, Coesione e Commitment: La costruzione di un ritmo condiviso rende evidente il rapporto tra il contributo individuale e il risultato collettivo. Può essere utilizzata come spunto di riflessione sul senso di appartenenza (engagement) e sulla collaborazione tra le funzioni.

•             Leadership Flessibile e Distribuita: Il facilitatore può invitare i partecipanti ad alternarsi nel guidare il cerchio. Questo passaggio consente di sperimentare ruoli diversi e di riflettere sulla delega, sulla responsabilità e sul sostegno reciproco.

•             Gestione della Complessità (VUCA): La convivenza di ritmi diversi funge da metafora del coordinamento in contesti complessi. L’esperienza può stimolare una riflessione sull’adattabilità e sulla ricerca condivisa di soluzioni.

Nel Drum Circle, le sovrapposizioni possono rendere il suono confuso, mentre l’ascolto e l’alternanza creano un groove più fluido. Questa differenza offre una metafora concreta del coordinamento e un punto di partenza per discutere della collaborazione. L’esperienza musicale non viene utilizzata per valutare le persone.

Il passaggio da parti separate a un ritmo comune rende tangibile il concetto di sinergia. L’eventuale trasferimento di questa esperienza nel lavoro quotidiano richiede però una valutazione specifica: la partecipazione al cerchio non dimostra di per sé un miglioramento duraturo della collaborazione o della resilienza.

Benessere organizzativo e pratiche sonore nell’executive coaching

Oltre agli eventi di gruppo, vengono proposte esperienze di ascolto e pratiche sonore nei percorsi di benessere organizzativo e di executive coaching. Il termine suonoterapia richiede attenzione: un’attività orientata al rilassamento non va automaticamente equiparata a un intervento terapeutico o a un programma clinico di prevenzione del burnout.

Tali attività vengono proposte sullo sfondo del carico cognitivo e della pressione costante. L’obiettivo dichiarato è offrire uno spazio di pausa e di attenzione all’esperienza corporea, senza ricondurre le difficoltà del lavoro a un’unica spiegazione neurofisiologica.

Le sessioni con tamburi sciamanici, tamburi armonici e altri strumenti sonori vengono presentate come esperienze di ascolto e di rilassamento. Una descrizione professionale ne precisa gli obiettivi e li distingue dagli effetti documentati, senza promettere un rapido ripristino della regolazione nervosa né una disattivazione automatica dell’ipervigilanza.

Nei percorsi di executive coaching, queste esperienze possono affiancare il dialogo e la riflessione, assumendo un carattere corporeo. Il loro impiego va descritto in termini di finalità e modalità, senza presumere un abbassamento delle resistenze, una riduzione del cortisolo o un recupero garantito delle capacità decisionali.

Conclusione: il gesto, l’ascolto e la relazione

La costruzione e l’uso del tamburo sciamanico intrecciano artigianato, esperienza corporea e significati spirituali. Il loro valore può essere discusso senza ricondurre tutte queste dimensioni a un’unica spiegazione: la psicologia offre chiavi interpretative, le neuroscienze studiano correlati e meccanismi, la formazione organizzativa propone occasioni di partecipazione. Ciascun ambito conserva finalità e criteri di verifica propri.

Il lavoro artigianale riporta al centro il gesto, la materia e la cura del risultato. Nella lettura proposta, questa esperienza assume il significato di soulcraft e apre uno spazio per riconoscere la propria agency, cioè la capacità di agire con attenzione e responsabilità.

Quando la membrana prende voce, il lavoro delle mani diventa esperienza sonora. Il ritmo può essere esplorato come sostegno all’ascolto e all’immaginazione, mentre la lettura junghiana ne propone un possibile significato nel percorso di conoscenza di sé. Da soli, questi piani non consentono di trarre conclusioni né sull’efficacia clinica né sull’accesso garantito all’inconscio.

Nel Corporate Drum Circle il ritmo condiviso diventa un’esperienza di partecipazione e coordinamento. Il suo valore formativo può risiedere nella possibilità di osservare il rapporto tra ascolto, spazio individuale e risultato comune, senza trasferire automaticamente nel contesto aziendale le interpretazioni spirituali o neurobiologiche della trance.

Dal rispetto per i materiali alla riflessione personale, fino alla pratica musicale di gruppo, il tamburo attraversa ambiti diversi. Il filo che li collega è l’attenzione al gesto, all’ascolto e alla relazione: elementi che assumono significati diversi nel lavoro artigianale, nell’esperienza individuale e nella partecipazione collettiva.

Il suono offre così un’immagine di connessione tra mente e corpo, tra esperienza individuale e relazione. Nella prospettiva spirituale, il legame simbolico tra Padre Cielo e Madre Terra esprime questa ricerca; nella pratica, essa prende forma nel lavoro delle mani e nell’ascolto del ritmo condiviso.

Riferimenti bibliografici

Bittman, B. B., Berk, L. S., Felten, D. L., Westengard, J., Simonton, O. C., Pappas, J., & Ninehouser, M. (2001). Composite effects of group drumming music therapy on modulation of neuroendocrine-immune parameters in normal subjects. Alternative Therapies in Health and Medicine, 7(1), 38–47. PMID: 11191041.

Cook, F. H. (1977). Hua-Yen Buddhism: The Jewel Net of Indra. Pennsylvania State University Press.

Crawford, M. B. (2009). Shop Class as Soulcraft: An Inquiry into the Value of Work. Penguin Press.

Hove, M. J., Stelzer, J., Nierhaus, T., Thiel, S. D., Gundlach, C., Margulies, D. S., Van Dijk, K. R. A., Turner, R., Keller, P. E., & Merker, B. (2016). Brain network reconfiguration and perceptual decoupling during an absorptive state of consciousness. Cerebral Cortex, 26(7), 3116–3124. DOI: 10.1093/cercor/bhv137. Pubblicato online il 23 giugno 2015.

Huels, E. R., Kim, H., Lee, U., Bel-Bahar, T., Colmenero, A. V., Nelson, A., Blain-Moraes, S., Mashour, G. A., & Harris, R. E. (2021). Neural correlates of the shamanic state of consciousness. Frontiers in Human Neuroscience, 15, 610466. DOI: 10.3389/fnhum.2021.610466.

Jung, C. G. (2009). The Red Book: Liber Novus (S. Shamdasani, a cura di; M. Kyburz, J. Peck e S. Shamdasani, trad.). W. W. Norton & Company.

Jung, C. G. (2014a). Aion: Researches into the Phenomenology of the Self (R. F. C. Hull, trad.; 2ª ed.; Collected Works, vol. 9, parte II). Routledge.

Jung, C. G. (2014b). The Structure and Dynamics of the Psyche (R. F. C. Hull, trad.; Collected Works, vol. 8). Routledge. DOI: 10.4324/9781315725857.

Maxfield, M. C. (1990). Effects of rhythmic drumming on EEG and subjective experience. Tesi di dottorato, Institute of Transpersonal Psychology. Descrizione del campione e del protocollo verificata attraverso il record del catalogo universitario.

Sennett, R. (2013). L’uomo artigiano (A. Bottini, trad.). Feltrinelli.

Siclari, F., Baird, B., Perogamvros, L., Bernardi, G., LaRocque, J. J., Riedner, B., Boly, M., Postle, B. R., & Tononi, G. (2017). The neural correlates of dreaming. Nature Neuroscience, 20(6), 872–878. DOI: 10.1038/nn.4545.

Village Music Circles. (s.d.). About Arthur Hull. Pagina del sito ufficiale di Village Music Circles. Consultata il 29 ottobre 2026. URL: https://villagemusiccircles.com/about-vmc/about-arthur-hull/.

Wilson, M. (2002). Six views of embodied cognition. Psychonomic Bulletin & Review, 9(4), 625–636. DOI: 10.3758/BF03196322.

#francescogarruba #guarigionepranica #soundpranichealing

Avatar di Sconosciuto

Autore: Francesco Garruba (Drakonero)

Guarigione e canalizzazione per ritrovare benessere attraverso la spiritualità.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.