Presepe, una luce che splende nell’oscurità

Nel primo capitolo di Giovanni, il capitolo più mistico del vangelo, recita che quel Verbo – che divenne Gesù di Nazaret – è anche quel Verbo di Dio che brillò nelle tenebre, all’alba della Creazione, e che è anche, la Luce e la Vita dell’umanità. Nel greco antico, questa parola è in realtà Logos. Un concetto preso in prestito dai filosofi greci stoici e neoplatonici che descrive la forza creativa che dà ordine all’oscuro caos dell’universo. Quindi, questa Luce del Logos risplendeva nelle tenebre, e le tenebre non lo sapevano. Era la Luce dell’umanità e si fece carne affinché l’umanità potesse conoscerla meglio.

Il Natale rappresenta, nella sua più alta essenza, la luce che splende nell’oscurità. Dal Cristo Bambino illuminato al centro dei nostri presepi, alle luci natalizie con cui decoriamo i nostri alberi e le nostre case, fino alla luce del focolare per eccellenza su cui sono appese le calze, il Natale è archetipicamente una luce nell’oscurità, un calore nell’oscurità.

A Natale le energie fisiche e spirituali ricevute dal sole vengono invertite, in modo che il momento di maggiore energia fisica sia correlato all’energia spirituale più debole, e viceversa. È interessante notare che ciò corrisponde anche ai momenti in cui la luce del sole colpisce la Terra con un angolo più retto (durante il Solstizio d’estate) e  rappresenta il quadrato dell’esistenza fisica; mentre, quando colpisce la Terra con un angolo più perpendicolare (Solstizio d’Inverno), corrispondente grosso modo al triangolo, che rappresenta l’esistenza spirituale.

Questo significa anche che questo Solstizio d’Inverno, giorno di massimo spirituale, è il giorno in cui il minimo fisico vira, e comincia a crescere verso la robustezza fisica dell’Estate, e quindi rappresenta l’inizio della discesa dello spirito nella materia. Questa discesa, troppo spesso descritta come una “caduta”, è fondamentalmente un atto di donazione, sacrificio, servizio e creazione, poiché la discesa della Luce nell’oscurità è ciò mediante il quale tutte le nuove forme vengono create, mantenute, e la grazia mediante la quale esse vengono create potrebbe un giorno ascendere ed evolversi verso uno stato più elevato.

Senza il riversamento altruistico della luce dal sole nell’oscurità della Terra e la nascita divina delle colture e delle creature, dove potremmo essere?

È così che nel momento in cui la luce fisica è più debole, la Luce spirituale dell’Amore e della generosità raggiunge il suo apice.

Nel corso della storia, con l’arrivo dell’oscurità dell’inverno, anche la necessità di dare e condividere ha raggiunto il suo massimo, e se non fosse stato per il ricordo dell’Amore e della generosità di queste celebrazioni invernali, quanti sarebbero morti nel freddo pungente dell’inverno, e la fredda preoccupazione dei loro vicini? Qui troviamo allo stesso modo l’importanza del dare, essendo sia il simbolo del dono fondamentale di Luce e Vita da parte di Dio e del sole, sia un aspetto pratico della nostra sopravvivenza e prosperità come popolo. Inoltre, ci ricorda di diventare simili al sole nella nostra generosità, quando il sole stesso è meno presente.

Come il Gesù bambino nella storia di Cristo, il Cristo è la Luce interiore di tutte le persone e di ogni atomo che ci compone. Egli risplende nel nostro sole e in ogni stella.  E’ un dono divino nato dalla grazia, il cui destino è scritto nel tessuto della Creazione stessa, nelle profondità dell’oscurità, nato in una stalla galattica e in una mangiatoia planetaria fatta di acqua, polvere e gas. La luce fisica del sole risplende e la Luce divina della coscienza emerge miracolosamente e ascende verso la sua fonte in ogni forma della vita. Come scrisse il mistico sufi Ibn Arabi, “Dio dorme nella roccia, sogna nella pianta, si agita nell’animale e si risveglia nell’uomo”.

Il segreto di questo Sole di Dio nell’umanità è nascosto nei personaggi del presepe natalizio. La vergine madre Maria è la purezza del cuore aperto, non molestato dai desideri basilari della natura umana inferiore, che riceve ciò che non è mai nato e non muore mai. Il padre Giuseppe è il servitore della forza e della volontà, che vigila sull’incarnazione divina, in obbedienza al decreto celeste. I saggi e i pastori attirati dalla stella sono gli aspetti superiori ed inferiori della mente, richiamati dalla misteriosa intuizione celeste dalle loro tipiche attività mondane. La stalla, la mangiatoia e gli animali tutt’intorno sono il fioco e umile vaso terrestre nel quale nasce, o discende, la Luce Cristica, in ognuno di noi, il corpo fisico.

Tutti questi aspetti del sé sono raccolti come un mandala attorno alla figura centrale, che è posta in una mangiatoia che secondo la logica normale dovrebbe essere semplicemente cibo per gli animali, ma è stata sostituita da questa Luce divina e dalla salvezza dalla spaventosa oscurità della materia.

È così che questa Luce prende il posto del mero “solo pane” materiale che nutre solo i nostri corpi e i loro desideri. È così che il corpo, il cuore, la forza di volontà e la mente si inchinano e ruotano come satelliti attorno alla Luce radiosa che trascende e illumina tutti questi aspetti minori del Sé. Questa Luce non emerge da loro, così come il bambino Gesù non è un bambino naturalmente concepito; non è una somma delle loro parti, ma piuttosto una grazia che discende su di loro, dando loro significato e scopo di là delle loro forme transitorie e della loro esistenza inferiore, che altrimenti sarebbero semplicemente vortici di oscurità.

Chi, come me, ha avuto esperienze di pre-morte descrivono quasi l’incontro con una Luce, forte ma non abbaiante: Dio. Il cui splendore è l’essenza dell’Amore Incondizionato, della Conoscenza, della Vita e della Coscienza. Allo stesso modo, i mistici di tutto il mondo sperimentano Dio come una Luce infinita che è allo stesso tempo trascendente e immanente in tutta la Creazione. Questa Luce amorevole è anche ciò che sperimentiamo nei nostri cuori come amore e nella nostra mente come coscienza, sebbene in forme limitate. Risplende in noi più intensamente nell’Amore incondizionato, quando è libero dai vincoli del desiderio e del condizionamento che lo nascondono nel fango della nostra natura inferiore.

È questa Luce d’Amore che risplende dalla mangiatoia e arriva a noi opportunamente sotto forma di racconto di un bambino, una nuova e pura forma di Vita. Sono le varie sfumature di questa Luce che conosciamo nel corso della vita, prima nella nostra purezza di bambini, poi nell’unione amorevole che porta nuova vita nel mondo, e ancora una volta quando guardiamo i nostri bambini appena nati, che riflettono la nostra pura essenza.

Questo bambino solare interiore che intravediamo in molti modi è il nostro nucleo, al di sotto e di là di tutti gli aspetti della mente e del corpo, è la nostra Anima, la nostra coscienza stessa, sia la Luce della consapevolezza che la fontana dell’Amore che brilla quando ci arrendiamo all’Amore divino.

Quando raggiungiamo la purezza e l’abbandono di Maria, la forza e la devozione di Giuseppe e l’orientamento di tutti gli aspetti della mente dai pastori ai saggi, verso questa stella dell’intuizione, lo splendore del sole interiore risplende in noi come un gioia inesauribile di amore, saggezza, creatività e pace.

Questo è il culmine del viaggio spirituale e il mondo stesso diventa illuminato quando portiamo questa Luce rilasciando tutte le impurità che la ostruiscono dentro di noi.

Il nostro completamento individuale avverrà a Natale, le nostre storie e canzoni, decorazioni e celebrazioni, l’ora della stagione e la posizione dei corpi celesti stessi si riuniscono per ricordarci quella infinita Luce d’Amore che dimora dentro di noi, che intravediamo nei nostri momenti più luminosi e che attende la nostra devota purificazione per risplendere dalla mangiatoia dei nostri cuori, rendendoci un’incarnazione pienamente divina del Logos della Luce Amorevole.

Buon Natale

da Francesco Garruba

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Autore: Francesco Garruba (Drakonero)

Guarigione e canalizzazione per ritrovare benessere attraverso la spiritualità.

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