La coscienza del sé, il Silenzio.

Il silenzio, di cui vorrei parlare, non è un’assenza di pensieri, parole o rumori. È la sostanza stessa dell’universo e comprende tutto. È uno spazio vuoto, che non può essere raggiunto come oggetto. Sempre presente, non c’è niente di speciale da fare per trovarlo. Chi lo cerca è il vero ostacolo. Perché il silenzio è ciò che siamo. Questa è un’altra parola per dire coscienza.
Più il silenzio cresce in noi, più la coscienza si dispiega, si espande, occupa il posto preso dalla mente. Ogni nostra azione è poi illuminata dalla luce della coscienza.

Tutti gli esseri sono in grado di lasciare che il silenzio cresca dentro di loro. Si tratta solo di avere fiducia nelle proprie capacità. 

La meditazione può essere un aiuto per percepire la nostra capacità di fonderci nel silenzio, nel corpo e nella mente naturalmente a riposo.

Quando, in questo modo, siamo ricettivi alle sensazioni del corpo, alle percezioni della mente e le accogliamo con uno sguardo neutro e in ascolto, ci apriamo al nostro essere profondo che è il silenzio.

Il silenzio non è quindi un’assenza di suoni. Inoltre, certi suoni rivelano il silenzio sottostante, lo enfatizzano e talvolta ci conducono lì. Osserviamo come le note musicali o i canti degli uccelli non lo infastidiscano, ma lo valorizzino.

Il silenzio non ha nulla a che fare con il non pensare o non parlare. È ciò che sta alla base del pensiero umile e della parola giusta. Che le parole siano usate o meno, che gli atti nascano spontaneamente o meno, tutto torna al silenzio. 

Quando nessuna volontà personale interviene per cristallizzare il movimento energetico della mente, la pura percezione si dissolve naturalmente nel silenzio. Questo non lascia residui, perché non c’è nessuno che si appropri del pensiero o dell’azione. L’energia è potente, senza nessuno che la contorca o la dissipi, una grande creatività è all’opera, senza alcun pensiero di limitarla o manipolarla.

Anche il silenzio non è solo una nozione di benessere. Come la pace, è la natura del nostro vero essere. Dobbiamo essere in grado di sentirlo sullo sfondo, di vivere costantemente con questa sottile attenzione che trascende il tempo. I pensieri non sono più proiettati dalla memoria, le azioni avvengono spontaneamente, senza paura.

Come potremo percepirlo se non calmiamo l’ipereccitazione del nostro cervello, questo male di cui soffre l’uomo contemporaneo? 

Non capiamo più cosa la vita ha da dirci. Non andiamo più d’accordo l’uno con l’altro. La vera comunicazione è un’interconnessione all’interno di questo silenzio.

Solo l’essere con cuore purificato, con un’anima spogliata dal suo cammino nel deserto, è degno di incontrare Ciò che lo attende da tutta l’eternità e che gli farà ascoltare ciò che nasce dal silenzio.

Fu con il suono di un sottile silenzio, con il soffio di una leggera brezza, un sussurro morbido e leggero, che Elia ebbe la rivelazione del divino, dopo una passeggiata di 40 giorni e 40 notti nel deserto. 

Sul monte Oreb, lo stesso dove avvenne l’incontro di Mosè con “Io Sono”, Elia udì il Signore. Non era né nel vento forte né nel terremoto né nell’incendio, è scritto.

Il contatto con la vera realtà avviene solo in silenzio, quando la mente è calma, quando non è più il sé che agisce. Poiché la natura del pensiero e dell’ego è stata percepita, è quindi possibile che la soglia che conduce al silenzio originale, quella vibrazione eterna che continua ad avvolgere e penetrare tutto in ogni momento, sia superata. È solo in questo silenzio che può avvenire il salto nella nostra profondità. Uno spazio vuoto, dove non c’è nessuno, non c’è me, quindi nessun oggetto da nominare.

All’inizio, sperimentiamo uno stato di silenzio. Per raggiungere questo obiettivo, stiamo solo osservando ogni pensiero, ogni fenomeno, senza qualificarci, senza giudicare. 

Solo uno sguardo pacifico, distaccato, senza alcun motivo particolare. Questa visione rallenta naturalmente il funzionamento della mente. Diventiamo questa contemplazione silenziosa. A poco a poco, l’osservatore si dissolve in silenzio. Un giorno, siamo in silenzio, indipendentemente dal fatto che non ci siano o meno manifestazioni. Il soggetto ultimo è questo silenzio.

Con la mente vuota, continuiamo a pensare, a parlare, ad agire. Il processo è spontaneo. Tutto proviene direttamente da questo sfondo silenzioso, e tutto si svolge in esso. La nostra attenzione, la nostra visione, il nostro ascolto, sono il silenzio.

Siamo stabiliti nel nostro essere profondo, possiamo parlare o agire, non cambia nulla. 

Il silenzio è l’essenza del nostro essere profondo. È continuo. Non è necessario alcuno sforzo per ottenerlo. È il cuore, la matrice da cui emerge il respiro indifferenziato e dove convergono le energie manifestate, dove tutti gli oggetti scompaiono (compreso il sé). È il luogo in cui gli opposti si incontrano e si dissolvono. Si dispiega in noi quando si rivela l’esatta identità tra l’assoluto e il relativo, tra la fonte e l’espressione.

Il silenzio è uno dei nomi della coscienza vuota e irrilevante. È la sua sostanza, lo spazio restituito al suo vuoto originale, quando lo spirito riposa nella sua vacanza.

Siamo noi stessi. Non siamo il contenuto spesso rumoroso che ingombra il nostro spazio interiore. Siamo il contenitore la cui natura è il silenzio. La coscienza è pura percezione, libera da ogni commento, il contenitore che contiene tutti i rumori. Questo contenitore – soggetto ultimo, silenzio, vuoto – non è percepibile, oggettivo. Non appena lo percepiamo, è il riflesso del silenzio – la coscienza – il soggetto ultimo – che viene percepito…

Quando, attraverso l’esperienza della premorte, è stato fatto il salto nello spazio della pura coscienza, senza oggetto, tutto il mio essere in uno stato di totale abbandono, la mente vuota, i sensi rimossi, è stato il silenzio. Non c’era suono quando la mia coscienza si immerse nella Coscienza Cosmica. Non era spaventoso. Ci sentiamo pienamente vivi in questo vuoto che è pace e gioia. La percezione era quella di un solo respiro, come una pulsazione continua. L’intelligenza dell’energia cosmica sta lì, in questo vuoto silenzioso. Lei è colei che insegna. In questo vuoto di profondità sconfinata, il silenzio, una sorta di sussurro divino, comunica il mistero della vita. È attraverso il silenzio che si rivela ciò che ci porta al Silenzio. 

La realtà è accessibile solo da e in silenzio. Tutto è allora conosciuto nella luce e dalla luce.

Quando torniamo alla percezione del mondo terreno, il silenzio viene sperimentato continuamente come la nostra vera casa, come la matrice dell’universo. Permea tutto il nostro essere, accompagna tutti i nostri gesti, racchiude tutto.

Ci viene chiesto solo di ascoltare ciò che l’universo ci dice. Per questo, nessuna religione, nessun dogma, nessun sistema organizzato è necessario. Ogni essere umano è in grado, da solo, di ascoltare il messaggio ininterrotto. Questo suono di silenzio che si percepisce, si sente, è simile a quello che percepisce, sente. Questa vibrazione è senza inizio né fine, eterna e sempre rinnovata, immobile e commovente, potente e sottile. È in ogni essere, sostanzialmente. Lei è se stessa. È solo, risucchiato dall’interno, che può scoprire di essere l’intero universo.

Il silenzio è la sostanza eterna in cui è immerso l’universo. Egli è l’origine. Non dobbiamo avere paura di lui quando lo scopriamo. Emana dalle profondità di chi siamo e ci conduce lì. Egli è il respiro cosmico che ci attraversa. È la libertà del nostro spazio interiore. È lì non appena usciamo dal nostro piccolo sé, non appena la mente divisoria tra il mondo e la nostra risposta al mondo si calma. Ci rivela ciò che si manifesta realmente. È questa voce senza suono che canta la melodia d’amore dell’universo. Il silenzio è il coronamento dell’amore, la sua esaltazione e il suo riposo. Assorbire se stessi in Lui non è altro che realizzare la nostra natura eterna. Fluire in lui significa fondersi nell’oceano e scomparire, come la goccia d’acqua.

Vicino a Pondicherry si trova il santuario di Nataraja, che rappresenta Shiva che esegue la sua danza cosmica, quella pulsazione eterna della creazione e della distruzione. Accanto ad esso c’è, si dice, il vero dio della danza nascosto dietro un velo. Quando tiri questo velo, c’è solo uno spazio vuoto.

Templari della Grande opera.

“Lo Spirito umano avanza verso la sua Fonte, Centro spirituale del divino, e verso coloro che lo guidano e dirigono, e procede in modo inarrestabile, per cui la via è sempre aperta  ai pellegrini, che troveranno un giorno la Casa del Padre.” 

Questa frase è stata fonte di riflessione e, proiettandola sui gruppi, associazioni di Cavalieri Templari in genere – grazie anche alla legge di analogia  “come in alto, così in basso” del leggendario Ermete Trismegisto – ho considerato come i problemi della religione influiscono anche sui movimenti che vivonono sui valori di fede tramandati.

La crisi di atteggiamenti e valori errati sta al centro di tutti i problemi, sia nel piccolo, nei gruppi di appartenenza che nel grande nelle nazioni. Difatti, l’avidità, ignoranza, egoismo e interesse personale sono la radice e la causa di travisamento nei rapporti umani.

Il rapporto tra l’essere umano e la presenza divina è sempre stato onorato in ogni fede e tradizione religiosa.  Istituzioni, associazioni e chiese hanno cercato di dirigere e ispirare lo spirito devoto nei loro seguaci. 

Le religioni più importanti hanno sempre rivendicato la loro superiorità, sia nella teoria e sia nella pratica, portando intolleranza, divisione, senso di superiorità e fanatismo. 

Le varie interpretazioni delle scritture e la teologia hanno prodotto molti conflitti tra le fedi, sfociando violenza e odio in nome della religione, in nome di Dio.

I templari nascono per la difesa dei pellegrini in Terra Santa, ma poi sappiamo quale strumento di morte è diventato per la Chiesa con le sue Crociate. 

I cavalieri erano laici, vincolati dai voti di castità, obbedienza e povertà,  che permise all’Ordine dei Templari di accumulare immense ricchezze, anche perché si incaricava dei trasferimenti di denaro da e per la Terra Santa. Buona parte di queste ricchezze furono impiegate nella costruzione di 9 mila fra chiese, palazzi e luoghi fortificati.

Oggi i Templari sono animati da quel senso di fratellanza, aiuto e soccorso al prossimo e riscoprono, nei rituali, antichi riti di iniziazioni e processi trasmutativi (ogni percorso spirituale deve portare una crescita interiore nell’individuo). Questo processo di trasmutazione, vitalità spirituale, dovrebbe portare il cavaliere templare a riconoscere il Dio Immanente e Trascendente. Egli dovrebbe incarnare una visione superiore che spinge verso un obiettivo più alto, ispirato dal lavoro e dal servizio sociale, di comunità, di sensibilizzazione della religione e della fede.

Ma ciò non avviene.

Oggi l’ispirazioni delle antiche virtù Amore, Umiltà, Carità, Disciplina, Obbedienza sono annacquate dall’idealismo e l’individualismo. Come il problema religioso, dell’Era dei Pesci, l’età dell’autoritarismo, anche nei vari movimenti religiosi – come i Templari – si avverte lo stesso problema. L’entrata nella nuova Era dell’Acquario, porterà crisi, cambiamenti e adattamenti, quindi grande opportunità di progresso.

Auspicando sull’unità e la comunione dello spirito – fondata sui valori spirituali comuni e sui principi che stanno al centro della religione Cristiana – i Templari oggi potrebbero diventare uno strumento capace di guarire divisioni e separatismi in tutto il mondo, portando in sé questi valori e principi nella vita quotidiana. In questa opera di unità e comunione, un certo numero di principi essenziali sono necessari per proteggersi dai pericoli del fanatismo:

  • Conoscenza e informazione, per espandere la mente umana portando alla luce idee innovative. Ma è necessario un ingrediente in più, capace di produrre giuste relazioni: l’umiltà spirituale, intesa come la capacità di comprendere il posto, sia dell’individuo che dell’umanità, nel mondo. Si tratta di intuire la giusta proporzione – soprattutto attraverso il pensiero riflessivo, la meditazione e la contemplazione – e riconoscere che la verità non è rigida, bensì in costante espansione.
  • La pratica dell’innocuità – nella parola, nel pensiero e nell’azione – attività positiva che non nega l’adozione di azioni ferme e decise.
  • La formazione del giusto pensiero: ogni giorno, le forme pensiero negative possono essere compensate, consentendo l’ingresso ad idee innovative e riqualificate fondate su valori e principi spirituali eterni.     
  • La mente aperta e ricettiva a nuove riflessioni, evita la cristallizzazione del pensiero.

Il gruppo dei Templari, come ogni movimento religioso deve riconoscersi come componente del Piano Divino.  Il compito degli uomini risvegliati non è quello di abbandonare i movimenti sviliti dal poco senso di spiritualità, ma è di combattere per alimentare il risveglio naturale della volontà di servire il Piano divino e di prendere parte alla Grande Opera di costruzione, che porterà nel tempo alla realizzazione della nuova religione.

La nuova religione mondiale, basata sulla realtà di Dio e sulla relazione dell’umanità con il divino, sull’immortalità, sulla continuità della rivelazione, sul costante emergere di Messaggeri dal centro divino ha tramite i movimenti e i  gruppi di cavalieri templari illuminati la possibilità di evolversi in nuovi strumenti di Amore.

Questa trasmutazione, o processo evolutivo condurrà a un nuovo orientamento verso il Dio Trascendente e Immanente, in ogni forma di vita diventando: Templari della Grande Opera.

Krishnamurti: La libertà del sè, un viaggio interiore.

La libertà dal sé, e quindi la ricerca della realtà, la scoperta e l’avvento della realtà, è la vera funzione dell’uomo. Le religioni giocano con esso nei loro rituali e regole – sai, l’intero affare di esso. Ma se si diventa consapevoli di questo intero processo, allora c’è la possibilità per l’intelligenza appena risvegliata di funzionare. In questo, non c’è auto-liberazione, non auto-realizzazione, ma creatività. È questa creatività della realtà, che non è del tempo, che libera da tutti gli affari del collettivo e dell’individuo. Allora si è davvero in grado di aiutare a creare il nuovo.

Krishnamurti a Ojai 1949, Discussione 7

È solo la mente libera che è creativa

Perché la mente accumula conoscenza o acquisisce virtù? Perché la mente si sforza costantemente di diventare qualcosa, di perfezionarsi? Nel processo di acquisizione e accumulazione, la mente è appesantita. Ogni accumulazione nella conoscenza di sé è un ostacolo all’ulteriore scoperta del sé. Ora, è possibile scoprire e non essere acquisitivi, in modo che la scoperta non lasci un’esperienza che condizionerà un’ulteriore scoperta?

Questa è davvero la libertà dal sé, in modo che non ci sia un’entità accumulativa, e quindi ci sia un essere creativo. L’accumulazione non è creatività. Una mente che acquisisce costantemente non può ovviamente mai essere creativa. È solo la mente libera che è creativa. Non ci può essere libertà se ogni esperienza è immagazzinata, perché ciò che si accumula diventa il centro dell'”io”, dell'”io”.

Krishnamurti a New York 1954, Talk 5

Il processo del sé

Per sé intendo l’idea, la memoria, la conclusione, l’esperienza, le varie forme di intenzioni nominabili e innominabili, lo sforzo cosciente di essere o non essere, la competizione, la memoria accumulata dell’inconscio, della razza, del gruppo, dell’individuo, del clan, del tutto, sia proiettato esteriormente in azione o proiettato spiritualmente come virtù. L’intero processo di questo è il sé; e sappiamo in realtà quando ci troviamo di fronte ad esso che è una cosa malvagia. Sto usando la parola male intenzionalmente, perché il sé sta dividendo; è auto-racchiudente; le sue attività, per quanto nobili, sono separative e isolanti. Sappiamo tutto questo. Conosciamo anche quei momenti straordinari in cui il sé non c’è, in cui non c’è senso di sforzo, di sforzo, e che accade quando c’è amore.

Tutte le varie forme di disciplina, credenza e conoscenza rafforzano solo il sé. Possiamo trovare un elemento che dissolverà il sé? O è una domanda sbagliata? Questo è ciò che vogliamo fondamentalmente. Vogliamo trovare qualcosa che dissolva l'”io”. Pensiamo che ci siano vari mezzi, vale a dire l’identificazione, la credenza, ecc., Ma tutti sono allo stesso livello; l’uno non è superiore all’altro perché tutti sono ugualmente potenti nel rafforzare il sé, l'”io”. Quindi posso vedere l'”io” ovunque funzioni e vedere le sue forze distruttive e la sua energia? Qualunque sia il nome che posso dargli, è una forza isolante, è una forza distruttiva, e voglio trovare un modo per dissolverla. Devi averlo chiesto tu stesso. Vedo l'”io” funzionare tutto il tempo e portare ansia, paura, frustrazione, disperazione, miseria, non solo a me stesso ma a tutto ciò che mi circonda. È possibile che quel sé si dissolva, non parzialmente ma completamente? Possiamo andare alla radice di esso e distruggerlo? Questo è l’unico modo di funzionare veramente, non è vero? Non voglio essere parzialmente intelligente, ma intelligente in modo integrato. La maggior parte di noi è intelligente a strati: tu probabilmente in un modo e io in qualche altro modo. Le persone sono intelligenti in modi diversi, ma noi non siamo integralmente intelligenti. Essere integralmente intelligenti significa essere senza il sé. E’ possibile?

È possibile che il sé sia completamente assente ora? Quali sono gli ingredienti o i requisiti necessari? Qual è l’elemento che lo determina? Posso trovarlo? Quando ho posto quella domanda ‘Posso trovarlo?’ Sono convinto che sia possibile e quindi ho già creato un’esperienza in cui il sé sarà rafforzato. La comprensione del sé richiede una grande quantità di intelligenza, una grande quantità di vigilanza, vigilanza, guardare incessantemente in modo che non scivoli via. Io, che sono molto serio, voglio dissolvere il sé. Quando dico questo, so che è possibile dissolvere il sé. Nel momento in cui dico: “Voglio dissolvere questo”, in quanto c’è ancora l’esperienza del sé, e così il sé è rafforzato.

Si può vedere che lo stato di creazione non è affatto l’esperienza del sé. La creazione è quando il sé non c’è, perché la creazione non è intellettuale, non è della mente, non è auto-proiettata, è qualcosa al di là di ogni esperienza. Quindi è possibile che la mente sia abbastanza immobile, in uno stato di non riconoscimento o di non esperienza, di essere in uno stato in cui la creazione può avvenire, il che significa quando il sé non c’è, quando il sé è assente? Ogni movimento della mente, positivo o negativo, è un’esperienza che in realtà rafforza l'”io”. È possibile che la mente non riconosca? Ciò può avvenire solo quando c’è un silenzio completo, ma non il silenzio che è un’esperienza del sé e che quindi rafforza il sé.

C’è un’entità separata dal sé che guarda il sé e dissolve il sé? C’è un’entità spirituale che sostituisce il sé e lo distrugge, che lo mette da parte? La maggior parte delle persone religiose pensa che ci sia un tale elemento. Il materialista dice: “È impossibile che il sé sia distrutto; può solo essere condizionato e limitato – politicamente, economicamente e socialmente; possiamo tenerlo saldamente all’interno di un certo schema e possiamo romperlo; e quindi può essere fatto per condurre una vita alta, una vita morale, e non per interferire con nulla, ma per seguire il modello sociale e funzionare semplicemente come una macchina. Questo lo sappiamo. Ci sono altre persone, le cosiddette religiose – non sono realmente religiose, anche se noi le chiamiamo così – che dicono: “Fondamentalmente c’è un tale elemento; se riusciamo a metterci in contatto con essa, essa dissolverà il sé”. Esiste un tale elemento per dissolvere il sé? Per favore, guarda cosa stiamo facendo. Stiamo costringendo il sé in un angolo. Se ti permetti di essere costretto nell’angolo, vedrai cosa succederà. Vorremmo che ci fosse un elemento che è senza tempo, che non è del sé, che speriamo venga e interceda e distrugga il sé, e che chiamiamo Dio. Ora c’è una cosa del genere che la mente può concepire? Ci può essere o non ci può essere; Non è questo il punto.

Quando la mente cerca uno stato spirituale senza tempo che entrerà in azione per distruggere il sé, non è questa un’altra forma di esperienza che sta rafforzando l'”io”? Quando credi, non è quello che sta realmente accadendo? Quando credi che ci sia la verità, Dio, lo stato senza tempo, l’immortalità, non è questo il processo di rafforzamento del sé? Il sé ha proiettato quella cosa che senti e credi arriverà e distruggerà il sé. Quindi, avendo proiettato questa idea di continuità in uno stato senza tempo come entità spirituale, hai un’esperienza. Tale esperienza rafforza solo il sé, e quindi cosa hai fatto? Non avete veramente distrutto il sé, ma gli avete solo dato un nome diverso, una qualità diversa. Il sé è ancora lì, perché l’avete sperimentato. Così la nostra azione dall’inizio alla fine è la stessa azione, solo noi pensiamo che si stia evolvendo, crescendo, diventando sempre più bella. Ma è la stessa azione in corso, lo stesso “io” che funziona a diversi livelli con etichette diverse, nomi diversi.

Quando vedi l’intero processo, l’astuzia, le invenzioni straordinarie, l’intelligenza del sé, come si copre attraverso l’identificazione, attraverso la virtù, attraverso l’esperienza, attraverso la fede, attraverso la conoscenza; quando vedete che la mente si muove in cerchio, in una gabbia creata da se stessa, cosa succede? Quando ne sei consapevole, pienamente consapevole, allora non sei straordinariamente silenzioso? Non attraverso la costrizione, non attraverso alcuna ricompensa, non attraverso alcuna paura, quando riconosci che ogni movimento della mente è semplicemente una forma di rafforzamento del sé, quando lo osservi, lo vedi, quando ne sei completamente consapevole in azione, quando arrivi a quel punto, non ideologicamente o verbalmente, non attraverso l’esperienza proiettata, ma quando sarete effettivamente in quello stato, allora vedrete che la mente, essendo completamente immobile, non ha il potere di creare. Qualunque cosa la mente crei è in un cerchio, all’interno del campo del sé. Quando la mente non crea c’è creazione, che non è un processo riconoscibile.

La realtà, la verità, non deve essere riconosciuta. Perché la verità a venire, la fede, la conoscenza, l’esperienza, la ricerca della virtù, tutto questo deve andare. La persona virtuosa che è consapevole di perseguire la virtù non può mai trovare la realtà. Può essere una persona molto decente, ma questo è completamente diverso dall’essere un uomo di verità, un uomo che capisce. Per l’uomo della verità, la verità è venuta in essere. Un uomo virtuoso è un uomo giusto, e un uomo giusto non può mai capire cos’è la verità perché la virtù per lui è la copertura del sé, il rafforzamento del sé perché sta perseguendo la virtù. Quando dice: “Devo essere senza avidità”, lo stato di non-avidità che sperimenta rafforza solo il sé. Ecco perché è così importante essere poveri, non solo nelle cose del mondo, ma anche nella fede e nella conoscenza. Un uomo con ricchezze mondane o un uomo ricco di conoscenza e di fede non conoscerà mai altro che l’oscurità, e sarà al centro di ogni malizia e miseria. Ma se voi ed io come individui possiamo vedere l’intero funzionamento del sé, allora sapremo cos’è l’amore. Vi assicuro che è l’unica riforma che può cambiare il mondo. L’amore non è del sé. Il sé non può riconoscere l’amore. Voi dite: “Io amo”, ma nel suo stesso modo, nella sua stessa esperienza, l’amore non lo è. Ma quando conosci l’amore, il sé non lo è. Quando c’è amore, il sé non lo è.

Conoscenza di sé

L’intelligenza è possibile solo quando c’è una vera libertà dal sé, dall'”io”, cioè quando la mente non è più al centro della domanda del “di più”, non è più intrappolata nel desiderio di un’esperienza più grande, più ampia, più espansiva. L’intelligenza è libertà dalla pressione del tempo, perché il “di più” implica il tempo, e finché la mente è il centro della domanda del “di più”, è il risultato del tempo. Quindi la coltivazione del “di più” non è intelligenza. La comprensione di questo intero processo è la conoscenza di sé. Quando si conosce se stessi così come si è, senza un centro di accumulazione, da quella conoscenza di sé deriva l’intelligenza che può incontrare la vita; e che l’intelligenza è creativa.

Dal libro Life Ahead, di J, Krishnamurti. 

Io e la mia mente siamo uguali, non c’è divisione tra me e la mia mente. Il sé che è invidioso o ambizioso è esattamente lo stesso della mente che dice: “Non devo essere invidioso, devo essere nobile”, solo la mente si è divisa. Ora, quando lo vedo, cosa devo fare? Se la mente è il prodotto dell’ambiente, dell’invidia, dell’avidità e del condizionamento, allora cosa deve fare? Sicuramente ogni movimento che fa per liberarsi fa ancora parte di quel condizionamento. Ogni movimento da parte della mente per liberarsi dai condizionamenti è un’azione del sé che vuole essere libero per essere più felice, più in pace, più vicino alla destra di Dio. Quindi vedo tutto questo, i modi e gli inganni della mente. Perciò la mente è tranquilla, è completamente immobile, non c’è movimento; ed è in quel silenzio, in quella quiete, che c’è libertà dal sé, dalla mente stessa. Sicuramente il sé esiste solo nel movimento della mente per ottenere qualcosa o per evitare qualcosa. Se non c’è movimento per guadagnare o evitare, la mente è completamente tranquilla. Solo allora c’è la possibilità di essere liberi dalla totalità della coscienza.

Krishnamurti in Ojai 1955, Talk 8

La totalità del sé

Non so se avete notato lo sforzo costante che si sta facendo consciamente o inconsciamente per esprimersi, per essere qualcosa, sia socialmente, moralmente o economicamente. Ciò comporta una grande quantità di sforzi; tutta la nostra vita si basa sulla lotta eterna per arrivare, per raggiungere, per diventare. Più lottiamo, più significativo ed esagerato diventa il sé, con tutti i suoi limiti, paure, ambizioni, frustrazioni. Ci devono essere stati momenti in cui ognuno si è chiesto se non fosse possibile essere totalmente senza il sé.

Possiamo vivere in questo mondo senza alcuna identificazione?

Dopotutto, abbiamo rari momenti in cui il senso del sé non lo è. Non sto parlando della trasmutazione del sé ad un livello superiore, ma della semplice cessazione dell'”io” con le sue ansie, preoccupazioni, paure – l’assenza del sé. Ci si rende conto che una cosa del genere è possibile, e poi ci si mette deliberatamente, consapevolmente, ad eliminare il sé. Questo è ciò che le religioni organizzate cercano di fare, per aiutare ogni adoratore o credente a perdersi in qualcosa di più grande, e quindi forse a sperimentare uno stato superiore. Se non sei una persona cosiddetta religiosa, allora ti identifichi con lo Stato, con il paese, e cerchi di perderti in quell’identificazione, che ti dà la sensazione di grandezza, di essere qualcosa di molto più grande del piccolo sé meschino. O se non lo facciamo, cerchiamo di perderci nel lavoro sociale di qualche tipo, di nuovo con la stessa intenzione. Pensiamo che se possiamo dimenticare noi stessi, rinnegare noi stessi, toglierci di mezzo dedicando la nostra vita a qualcosa di più grande e più vitale di noi stessi, forse sperimenteremo beatitudine o felicità. E se non facciamo nessuna di queste cose, speriamo di smettere di pensare a noi stessi attraverso la coltivazione della virtù, attraverso la disciplina, attraverso il controllo o attraverso la pratica costante.

Tutto ciò implica uno sforzo incessante di essere o di diventare qualcosa. Forse ascoltando ciò che viene detto, possiamo insieme entrare in tutto questo processo e scoprire da soli se è possibile spazzare via il senso dell'”io” senza questa disciplina spaventosa e restrittiva, senza questo enorme sforzo di rinnegare noi stessi, questa lotta costante per rinunciare ai nostri desideri, alle nostre ambizioni, per essere qualcosa o per raggiungere una qualche realtà. Penso che in questo risieda il vero problema. Ogni sforzo implica motivazione. Faccio uno sforzo per dimenticarmi in qualcosa, in un rituale o in un’ideologia, perché nel pensare a me stesso sono infelice. Quando penso a qualcos’altro, sono più rilassato, la mia mente è più tranquilla, mi sembra di sentirmi meglio, guardo le cose in modo diverso. Quindi faccio uno sforzo per dimenticare me stesso. Ma dietro il mio sforzo c’è un motivo, che è quello di fuggire da me stesso perché soffro; e quel motivo è essenzialmente una parte del sé. Quando rinuncio a questo mondo e divento un monaco, o una persona religiosa molto devota, il motivo è che voglio ottenere qualcosa di meglio; ma questo è ancora il processo del sé. Potrei rinunciare al mio nome ed essere solo un numero in un ordine religioso, ma il motivo è ancora lì.

È possibile dimenticare se stessi senza alcun motivo? Possiamo vedere molto bene che ogni motivo ha dentro di sé il seme del sé, con la sua ansia, ambizione, frustrazione, la sua paura di non essere e l’immenso bisogno di essere sicuri. Tutto ciò può cadere facilmente, senza alcuno sforzo? Il che significa, davvero, che voi ed io, come individui, possiamo vivere in questo mondo senza essere identificati con nulla? Mi identifico con il mio paese, con la mia religione, con la mia famiglia, con il mio nome, perché senza identificazione non sono nulla. Senza una posizione, senza potere, senza prestigio di un tipo o dell’altro, mi sento perso; e così mi identifico con il mio nome, con la mia famiglia, con la mia religione, mi unisco a qualche organizzazione o divento un monaco – tutti conosciamo i vari tipi di identificazione a cui la mente si aggrappa. Ma possiamo vivere in questo mondo senza alcuna identificazione?

Se riusciamo a pensare a questo, se possiamo ascoltare ciò che viene detto, e allo stesso tempo essere consapevoli delle nostre stesse insinuazioni riguardo alle implicazioni dell’identificazione, allora penso che scopriremo, se siamo affatto seri, che è possibile vivere in questo mondo senza l’incubo dell’identificazione e la lotta incessante per raggiungere un risultato. Poi penso che la conoscenza abbia un significato molto diverso. Al momento ci identifichiamo con la nostra conoscenza e la usiamo come mezzo di auto-espansione, proprio come facciamo con la nazione, con una religione o con qualche attività. L’identificazione con la conoscenza che abbiamo acquisito è un altro modo per promuovere il sé. Attraverso la conoscenza l'”io” continua la sua lotta per essere qualcosa, e quindi perpetua la miseria, il dolore.

Conoscenza di sé significa andare molto in profondità in se stessi senza assumere nulla.

Se riusciamo a vedere molto umilmente e semplicemente le implicazioni di tutto questo, ad essere consapevoli, senza assumere nulla, di come operano le nostre menti e su cosa si basa il nostro pensiero, allora penso che ci renderemo conto della straordinaria contraddizione che esiste in tutto questo processo di identificazione. Dopotutto, è perché mi sento vuoto, solo, infelice, che mi identifico con il mio paese, e questa identificazione mi dà un senso di benessere, una sensazione di potere. O per lo stesso motivo per cui mi identifico con un eroe o con un santo. Ma se posso entrare in questo processo di identificazione molto profondamente, vedrò che l’intero movimento del mio pensiero e della mia attività, per quanto nobile, si basa essenzialmente sulla continuazione di me stesso in una forma o nell’altra.

Ora, se una volta lo vedo, se me ne rendo conto, lo sento con tutto il mio essere, allora la religione ha un significato molto diverso. Allora la religione non è più un processo di identificazione di me stesso con Dio, ma piuttosto l’avvento di uno stato in cui c’è solo quella realtà, e non l'”io”. Ma questa non può essere una mera affermazione verbale, non è solo una frase da ripetere.

Ecco perché è molto importante avere conoscenza di sé, il che significa andare molto in profondità in se stessi senza assumere nulla, in modo che la mente non abbia inganni, illusioni, in modo che non si inganni in visioni e falsi stati. Allora forse è possibile che il processo di chiusura del sé giunga alla fine – ma non attraverso alcuna forma di costrizione o disciplina, perché più si disciplina il sé, più forte diventa il sé. Ciò che è importante è approfondire tutto questo molto profondamente e pazientemente, senza dare nulla per scontato, in modo che si inizi a capire i modi, gli scopi, i motivi e le direzioni della mente. Allora la mente arriva a uno stato in cui non c’è alcuna identificazione, e quindi nessuno sforzo per essere qualcosa; poi c’è la cessazione del sé, e questo è il reale.

Sebbene possiamo sperimentare rapidamente e fugacemente questo stato, la difficoltà per la maggior parte di noi è che la mente si aggrappa all’esperienza e ne vuole di più; e il desiderio stesso di più è di nuovo l’inizio del sé. Ecco perché è molto importante, per quelli di noi che sono veramente seri in queste questioni, essere interiormente consapevoli del processo del nostro pensiero, osservare in silenzio le nostre motivazioni, le nostre reazioni emotive, e non semplicemente dire: “Mi conosco molto bene” – perché in realtà non lo si fa. Potresti conoscere le tue reazioni e motivazioni superficialmente, a livello cosciente, ma il sé, l'”io”, è un affare molto complesso, e per entrare nella totalità del sé è necessaria un’indagine persistente e continua senza un motivo, senza un fine in vista. Tale indagine è sicuramente una forma di meditazione.

Questa immensa realtà non può essere trovata attraverso nessuna organizzazione, attraverso nessuna chiesa, attraverso nessun libro, attraverso qualsiasi persona o insegnante. Bisogna trovarlo per se stessi – il che significa che si deve essere completamente soli, non influenzati. Ma siamo tutti il risultato di tante influenze, di tante pressioni, conosciute e sconosciute; ed è per questo che è molto importante comprendere queste molte pressioni, influenze, ed essere dissociati da tutti, in modo che la mente diventi straordinariamente semplice, chiara. Allora forse sarà possibile sperimentare ciò che non può essere espresso a parole.

Krishnamurti a Amburgo 1956, Talk 2

L’umana umanità: guerre ed evoluzioni

Studiando “I problemi dell’Umanità” di Alice Bailey, mi sono soffermato sul capitolo: la riabilitazione psicologica delle nazioni.
Ho trovato molto interessante alcuni passaggi che si sposano molto bene con il contesto geopolitico attuale (la crisi ucraina) e mi ha fatto convergere le azioni di preghiera e meditazioni impostate, per alimentare l’eggregore di Luce e amore.

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso: l’egoismo dell’uomo, l’egoismo della propria Nazione.

Gli uomini che hanno superato l’egoismo e le sue debolezze sono più interessati al bene civico e nazionale che a se stessi. Alcuni di loro, avranno anche una mentalità internazionale e si preoccuperanno del benessere dell’umanità nel suo insieme. Desiderano fortemente un mondo unico, per una sola umanità. Per raggiungere questa dimensione le nazioni dovrebbero assumere attitudini più benefiche e considerare le culture nazionali, le risorse e la capacità di servire l’umanità, come contributi al bene comune.
L’ultima guerra mondiale fu sintomo d’immaturità, di pensiero infantile, d’assenza di controllo emotivo e della pretesa di avere ciò che non apparteneva loro.

Di avere ciò che non apparteneva loro. Un po’ quello che viviamo oggi con la Russia e l’Ucraina?

Eppure la recente storia, 2014, ci narra delle clamorose ingerenze nella vita interna dell’Ucraina e abbiamo assistito a un reale colpo di stato; quando nel governo ucraino entrò la statunitense Natalia Jaresco, con le sue dichiarazioni belliciste e le sue ininterrotte minacce nei confronti della Russia. Nacque un nuovo governo ucraino in chiave antirussa, spodestando e neutralizzando un presidente democraticamente eletto.

Ma allora la verità dove sta? Chi è il buono e il cattivo? (Questa dualità che blocca l’evoluzione dell’umanità).

Le vecchie abitudini di pensare e di reagire dei popoli sono difficili da vincere. La guerra e la pretesa di confini tracciati secondo la storia, l’amore per i possedimenti territoriali a spese di altri popoli,
quando sembreranno liti fra fanciulli per un giocattolo favorito?

Questo è il vero campo di battaglia principale.

L’opinione pubblica è da rieducare. È necessario affrontare il passato, riconoscere le nuove tendenze, rinunciare ai vecchi modi di pensare e di agire, se non si vuole che l’umanità cada in abissi peggiori.

La Russia è un grande enigma. La sua potenzialità di servire il genere umano e d’imporre il suo volere al mondo intero sorpassa quella d’ogni altra nazione.
Si prepara alla collaborazione mondiale, ma dà prova di volere che questa si compia a modo suo cioè col controllo generale sugli altri paesi, a cominciare dalle nazioni minori alle frontiere occidentali.
Una parte del mondo diffida profondamente della Russia, per due ragioni: anzitutto per la crudeltà dei primi stadi della rivoluzione (il periodo bolscevico) e, poi, per il successivo isolazionismo, deliberato e netto, dietro le sue frontiere. Un silenzio creativo che la Seconda guerra mondiale la obbligò ad abbandonare, per collaborare con gli altri popoli.
La Russia è la patria di una germogliante rivelazione di grande valore spirituale e di importanza collettiva, che interessa tutto il genere umano. Ma ha suscitato fermenti negli altri paesi prima di sapere lei stessa quale rivelazione custodisce. Perciò la sua attività è prematura. Darà al mondo il vero segreto della fratellanza, ma ancora non lo conosce.
Animata da spirito profondamente religioso, sebbene non ortodosso, svantaggiata da una miscela di tratti orientali e propositi occidentali e dalla sfiducia generata dalle prime mosse false, tenta (come in passato) di inifltrarsi nelle altre nazioni per rovesciarne la stabilità, indebolirle e costringerle nello schema che tenta di costruire. È mossa (ma inconsciamente) dal desiderio di attuare la fratellanza. Vi è accettabile questa diagnosi di quella grande incognita che è la Russia?

Ecco qui c’è un barlume di verità: rovesciare la stabilità, indebolire e costringere le nazioni nello schema che tenta di costruire, per attuare la rivelazione, la fratellanza.

Il problema psicologico della Russia è di badare alle dinamiche interne, stabilizzare e integrare la sua enorme popolazione e guidarla in una luce maggiore. Ma la Russia deve imparare a collaborare con le altre potenze su basi di parità. Non deve, con programma ambizioso, catturare le piccole nazioni nella sua sfera d’azione contro il loro volere e con la forza.

Altro barlume di verità

I Paesi devono procedere verso il proprio destino e non essere governati a forza.
Questa grande nazione (sintesi fra Oriente e Occidente) deve governare senza crudeltà, senza violare il libero arbitrio dell’individuo, con piena fiducia nei suoi ideali oggi non ancora espressi a dovere.
La Russia deve dare esempio di governo saggio, di libertà individuale, di sana educazione, che gli altri paesi vi si conformino, pur conservando in pari tempo la loro particolare visione spirituale, la forma di governo prescelta, il loro modo di attuare la fratellanza.
In Russia, uomini crudeli e ambiziosi sarebbero felici di sfruttare il mondo a vantaggio del loro paese e vorrebbero imporre la volontà del proletariato su tutte le classi del mondo civile, ma ci sono anche uomini di pensiero e di larghe vedute, che vi si oppongono.

L’unità, la pace e la sicurezza delle nazioni grandi e piccole non si possono conseguire sotto la guida di capitalisti avidi o di uomini ambiziosi e, tuttavia, in molti casi questa è la situazione.
Così la guerra continua e l’uomo aspetta invano una decisione che porti la pace, fondata sulla sicurezza e sui giusti rapporti umani/individuali, comunitari, nazionali e internazionali che possono essere realizzati con l’azione concorde degli uomini di buona volontà di tutti i Paesi.

La mia meditazione e quella del mio gruppo è ora orientata ad alimentare quel germoglio di rivelazione di grande valore spirituale che è insita nella Russia, per ristabilire il Piano di Luce, Amore e Potere.

Concludo con l’invito del Maestro Djwhal Khul, che presto si realizzerà (dentro di me già è vivo):
Vi esorto a lasciar cadere antagonismi e antipatie, odi e contrasti razziali, e pensare in termini di una sola famiglia, di una sola vita e di una sola umanità.

Energia e spiritualità

La scienza moderna ha dimostrato in modo convincente che l’energia è il modo di esistenza della materia. La materia densa è materia, la materia sottile è energia. Alcune energie sono ben note alle persone e da loro utilizzate, ad esempio termiche, elettriche, luminose, meccaniche, atomiche. Ci sono energie che conosciamo, ma non possiamo usare negli affari (interazione gravitazionale, debole). Ci sono anche energie sconosciute alla scienza. C’è un oceano di energia intorno a noi e anche i nostri corpi fanno parte dell’oceano, che è più denso. Alcune energie sono percepite dal sentimento umano, altre no. La regione dell’oceano energetico, che è al di là della percezione fisica, può essere definita spirituale, e a molti sembra che non ci sia più nulla di là dei suoi confini.

Le persone che limitano la spiritualità all’energia inevitabilmente riducono a essa tutti i fenomeni della vita, vedono in essa l’inizio e la fine dell’essere e, così, affermano il materialismo camuffato dalla spiritualità energetica.

Tutta la pratica occulta e la metafisica secolare fanno appello specificamente alla spiritualità energetica, la esplorano e, inoltre, non senza successo e sulla sua base spiegano l’esistenza del mondo e dell’uomo. 

Un tale concetto di esistenza mondiale esclude il Dio immateriale, non energetico e, per spiegare la fonte e la forza trainante del processo mondiale, attinge al concetto della mente del mondo, che è abbastanza conveniente per gli spiriti del male e loro leader, perché svolgono le loro attività nel campo energetico mondiale. Poiché la mente è energica, in questo modo “Satana” viene messo al posto di “Dio”.

L’esperienza spirituale dell’umanità testimonia incondizionatamente l’esistenza di piani spirituali dell’essere, di là di quelli energetici.

L’area della spiritualità extra-energetica e, quindi, extra-materiale è così vasta, così maestosa e incomprensibile che una persona somatica può solo immaginarla. 

Sembra un paese lontano e sconosciuto, di cui sappiamo solo che è bello, che gli abitanti sono belli e, ad alcune persone, viene talvolta data da Dio una visione di questi stati celesti, che non possono essere descritti nelle immagini terrene.

Non esiste un confine chiaro tra i piani energetici e non energetici dell’essere. Il concetto stesso di confine perde di significato se si tiene conto che i piani dell’essere non sono lo spazio e non sono luoghi specifici, ma stati che differiscono nel corso del tempo soggettivo e nella percezione dello spazio soggettivo; nonché, altre caratteristiche di un ordine non fisico che è inaccessibile alla comprensione umana. 

I piani dell’essere formano un continuum (sequenza continua di stati) che si estende dalla materia super-densa al piano dell’Assoluto. Quando alcune aree specifiche sono indicate su questo continuum, qualche creatura ha la capacità di sentire la sua presenza in queste aree. 

I maestri spirituali dell’antico Oriente compresero appieno il formidabile pericolo dello sviluppo indipendente delle energie psichiche umane, dell’apertura dei chakra e, soprattutto, del Muladhara inferiore, che mantiene in forma latente l’energia sessuale generica. 

L’emancipazione di questa energia, chiamata in Oriente Kundalini shakti (potere del serpente), sblocca il naturale, dato dalla natura (significato da Dio), la protezione della percezione dell’infra-astrale, permette di separare il corpo e l’anima durante la vita, e spalanca le porte di un essere umano per l’ingresso di spiriti maligni in esso. 

Il problema è che è quasi impossibile chiudere queste porte e una persona cade completamente sotto il potere dei demoni. 

Quando si rende conto dell’orrore di quello che è successo, è già impossibile cambiare qualcosa; la morte è inevitabile. Ecco perché le antiche istruzioni spirituali serie proibivano categoricamente la pratica di yoga superiori senza purificazione fisica e spirituale a lungo termine e senza la guida di un insegnante. 

Facciamo riferimento, ad esempio, al noto sistema yoga in otto fasi di Patanjali. Va notato che nell’antichità esistevano anche numerose pratiche magiche di tipo satanico che, speculando sulla possibilità di raggiungere capacità soprannaturali, tentavano proprio le persone sulla via dello sviluppo delle energie psichiche, attraverso l’apertura dei chakra, per le quali sono stati inventati centinaia di metodi.

La magia moderna e l’occulto hanno abbandonato del tutto tutte le restrizioni. Non parlano dei pericoli, ma li nascondono accuratamente. Ma pubblicizzano abilmente le straordinarie opportunità che si aprono a una persona. Le opportunità si aprono, ma il fatto è che il formaggio gratis è solo in una trappola per topi. 

Qui la retribuzione non è annunciata in anticipo, ma in realtà è inevitabile. Il prezzo dei “piaceri” è un tormento infernale.

Le persone che non credono nell’aldilà non credono nemmeno nel tormento, ma l’ingenuità non esime dalla responsabilità.

Cristo ha chiamato l’inferno – inferno di fuoco, come immagine di un luogo puzzolente, disgustoso e sudicio. Il cristianesimo non ha iniziato ad ampliare i dettagli dei piani di esistenza, poiché esiste un solo piano che è veramente colmo di grazia per l’uomo: il Regno di Dio. Il suo proprietario è Cristo. Detiene le chiavi di questo regno e deve essere avvicinato per un passaggio. Ci ha dato speranza e fiducia, dicendo: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto; Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto».

L’uomo è un essere spirituale

Una delle principali cause dei problemi odierni è la mancanza di spiritualità o la sua negazione. Diamo pochissimo spazio alla spiritualità nella nostra quotidianità e nella ricerca di soluzioni. In accordo con la nostra visione attuale del mondo e delle persone, riduciamo sia le cause che la ricerca di soluzioni a livello materiale (denaro, ricchezza, tecnologia, ecc.) O psicologico (analizzare, intellettualizzare e psicologizzare), a volte senza risultati visibili.

Secondo il modello degli antichi greci, è un’unità di corpo, anima e spirito .

Sappiamo molto della nostra parte fisica grazie alla ricerca scientifica. Lo sviluppo tecnologico, scientifico ed economico ci ha permesso di governare (apparentemente) la natura. Possiamo raggiungere qualsiasi posto nel mondo in poche ore e informarci su tutti gli argomenti tramite Internet in pochi secondi. Sappiamo quasi tutto sulla natura dei pianeti e delle stelle, ecc.

Grazie alla psicologia, abbiamo anche una visione più profonda delle nostre emozioni, dei nostri pensieri e delle nostre capacità psicologiche attraverso le proprietà della nostra anima, che ora chiamiamo psiche. Solo … e la mente? E che dire della vita spirituale, spirituale? Quali progressi ha fatto l’uomo qui? Gli sviluppi tecnologici, scientifici ed economici ci aiutano a comprendere meglio la mente? 

Parliamo di spirito, ma in realtà oggi non sappiamo più cosa sia lo spirito. Oggi i termini spirito e spiritualità sono usati in modo inflazionistico come  lo spirito di un’azienda, lo spirito di squadra, la guarigione spirituale, lo spirito del linguaggio, il valore spirituale del denaro, ecc. Ma questo non ha nulla a che fare con lo spirito e la spiritualità.

Cosa sono la mente e la spiritualità? Cosa intendiamo per spirito?

La vita spirituale può essere meglio descritta come una vita in completa armonia con la mente. Ma cosa intendiamo per spirito? La mente o le cose spirituali sono nel mondo ontologico (mondo dell’essere). Questa dimensione è al di là di ciò che possiamo cogliere. Platone chiama questo mondo il mondo delle idee: sono gli archetipi e le cause di tutto ciò che è. E le cose concrete che percepiamo sono le immagini delle idee. Ciò che possiamo percepire dipende dalla dimensione della nostra percezione. 

Quindi possiamo percepire l’idea di bellezza nelle singole cose del nostro mondo. E possiamo imparare a migliorare costantemente questa percezione e quindi ad abbellire il nostro mondo.

La mente è sempre invisibile, ultraterrena e tuttavia inerente a tutte le cose con cui entriamo in contatto. Potrebbe essere paragonato al centro di un cerchio in matematica, che è necessario ma non può essere visto. Sebbene il punto sia privo di qualsiasi dimensione, è comunque connesso a tutti i punti della periferia. È esattamente lo stesso con lo spirito: è uno e tuttavia connesso a tutti gli esseri viventi.

Sebbene non vediamo o conosciamo la mente, possiamo percepirne gli effetti. Non dobbiamo appartenere a nessuna religione in questo mondo. Non abbiamo mai bisogno di aver sentito la parola “religione” e tuttavia siamo spirituali se questa qualità è espressa nei nostri atteggiamenti interiori.

Qual è il significato della spiritualità?

Spiritualità significa essere in grado di percepire direttamente la verità. Sia la scienza che la religione prosperano su impulsi spirituali: “La spiritualità è la verità che viene da dentro”.

Eppure la spiritualità non deve essere confusa con la religiosità.

La religiosità è radicata in tutte le religioni sulla fede e la fiducia in Dio e segue regole e rituali per connettersi con Dio.

La nostra eredità religiosa non ha età.

Non c’è né un solo libro sacro né un singolo popolo eletto. La religione ha illuminato gli occhi blu, verdi, marroni e neri.

La fede non è un’opposizione alla comprensione, ma un complemento. 

La religione deriva dalla parola latina “religare”, che significa “riconnettersi”. La riconnessione dell’uomo con tutta l’umanità e con Dio.

Sebbene esista una sola eredità religiosa, le espressioni storiche sono molte. I tuoi aggiustamenti geopolitici e temporali sono soggetti allo zeitgeist. Un giorno la Vergine Maria sarà poco conosciuta come lo siamo oggi con le divinità femminili precedenti, da Venere di Mileto all’Iside egizia. E probabilmente continueremo a guardare alla Torah o alla Bibbia con la stessa mancanza di comprensione con cui ci avviciniamo alle scritture etrusche oggi.

La spiritualità contiene uno speciale atteggiamento religioso nei confronti della vita che non è inteso in senso denominazionale e che si concentra sull’essere divino trascendente o immanente.

L’uomo ha sempre cercato la risposta alle grandi domande filosofiche o spirituali della vita: su se stesso, la natura, Dio, il senso della vita, la verità e la saggezza .

Spiritualità significa vedere le cose come sono e non come vorremmo che fossero.

Significa riconoscere chi siamo, superare il punto di vista egocentrico e percepire noi stessi come parte della natura, del cosmo e del divino.

Significa essere aperti a idee trascendenti come l’anima immortale o l’aldilà. Attraverso questa apertura possiamo imparare a vincere la paura della morte e dell’incertezza.

La persona spirituale è dinamica nel vero senso della parola. Ogni persona spirituale può creare valori e lavorare da se stessa perché è collegata alla dimensione spirituale. Essere spirituali significa essere creativi.

La mente crea continuamente. È così che sono emersi oggetti sacri come i templi che esprimono le scoperte divine e scientifiche nei campi della fisica e della chimica che ci consentono di comprendere meglio le leggi della natura, o valori morali ed etici come l’amore, la giustizia, la generosità, la tolleranza ecc. fare una persona migliore.

La persona spirituale è semplice perché le sue motivazioni sono semplici. È libero dal desiderio di prestigio, potere, posizioni, riconoscimento, ecc. Non agisce in modo egoistico. La sua vita scorre nella bellezza perché è arrivata alla completezza. Poiché i suoi pensieri, sentimenti e azioni sono guidati dallo spirito, lavora in modo armonioso e cerca di conformarsi alle leggi della natura in tutti gli ambiti della vita.

Un’immagine, ad esempio, può essere ricca di dettagli, ma è solo un capolavoro se ogni dettaglio serve a esprimere l’idea complessiva. L’essenza della vita è creare ordine e lasciare che tutto si fonda in un’unità armoniosa. Una comunità veramente spirituale si realizzerebbe quando le persone lavoreranno insieme in armonia.

Le varie chiese e religioni sono oggi politicamente attive e orientate al potere, il che ha anche indebolito la fede delle persone, che non è più molto forte. Oggi ci sono gruppi criminali fondamentalisti e terroristi come i gruppi terroristici dell’IS, che sono legati alla loro religione. Aumentano le aggressioni sessuali a bambini, giovani e donne da parte di sacerdoti. La religiosità fraintesa mutila le donne nell’area genitale e gli ecclesiastici interpretano male gli insegnamenti religiosi.

Non sono le diverse religioni ad essere inclini al crimine, ma le persone che, nella loro cieca ricerca, imbrattano di sangue il cammino della loro spiritualità. Il materialismo, basato su forme di religione antiquate e distorte, ha impedito qualsiasi autentico sentimento religioso. Di conseguenza, le società odierne non sono in grado di realizzare opere trascendenti. Nonostante le persone genuinamente spirituali e mistiche, la maggioranza è delusa, specialmente i giovani che sono il nostro futuro.

È quindi urgentemente necessaria una nuova spiritualità, o un revival della vecchia spiritualità e del misticismo da parte di nuovi mistici. Abbiamo bisogno di ispirazione spirituale che porti naturalmente le persone alla realizzazione interiore delle proprie radici e valori spirituali. Questa conoscenza interiore di Dio è indipendente da tutte le classi sociali, da tutte le circostanze storiche e da tutti i luoghi geografici.

In quanto filosofi, non dovremmo esigere una nuova comprensione delle religioni, ma della spiritualità e del misticismo. Perché ogni persona ha il diritto e il dovere di esprimere i propri sentimenti spirituali attraverso la denominazione che più le si addice, ma allo stesso tempo dovrebbe rispettare anche le altre denominazioni. Hans Küng scrive nella sua opera “L’idea dell’etica globale”:

“Negli ultimi anni mi è diventato sempre più chiaro che l’unico mondo in cui viviamo ha una possibilità di sopravvivenza solo se non contiene più spazi di etica diversa, contraddittoria o addirittura conflittuale. Questo mondo ha bisogno di un’etica; questa società mondiale non ha bisogno di una religione e di un’ideologia unificate, ma ha bisogno di norme, valori, ideali e obiettivi vincolanti e vincolanti “.

Allo stesso modo, il Dalai Lama descrive i valori umani fondamentali di bontà, gentilezza, compassione e cura amorevole come spiritualità di base. A questo proposito, si potrebbe parlare di una spiritualità umanistica che mira a rendere i valori dell’umanesimo una realtà nella propria vita.

La spiritualità si basa sulla moralità e sulla filosofia – come ricerca della saggezza nel senso delle risposte alle domande essenziali dell’uomo: le domande su se stessi, sulla natura, su Dio, sul senso della vita.

Vivere spiritualmente significa essere radicati nello spirito, essere in grado di percepire direttamente la verità e vivere in accordo con questi valori. Mezzi spiritualità, che vivono i valori morali per vivere come la giustizia, alla ricerca di ragione (intelligenza), la fortezza, la prudenza, la bellezza e la vera saggezza in tutti i ceti sociali e di vivere.

Se viviamo questa spiritualità nella vita di tutti i giorni, raggiungeremo l’armonia interiore e daremo alla nostra vita più qualità.

La regola d’oro: tutte le religioni sostengono questo principio di reciprocità:

“Quello che non vuoi che qualcuno ti faccia, non farlo a nessun altro.”

Distacco, un’esperienza d’intensa felicità

Per diversi millenni, il fenomeno del distacco spirituale è stato frainteso e male interpretato. Questo falso apprezzamento della dimensione spirituale del distacco ha rallentato lo sviluppo spirituale di moltissime persone.

Il distacco non è certamente un raffreddamento del cuore, né un’insensibilità verso gli altri o verso se stessi. Il distacco non viene misurato da una facoltà che ci renderebbe insensibili a questo o quel dolore fisico. Il distacco non è un rifiuto calcolato di tutto ciò che appartiene alla materia, alla superficialità, al livello grossolano, al corpo e ai sensi; oppure ci isoliamo, ci chiudiamo in certi luoghi appartati, come eremi, monasteri o grotte isolate dalle città e dal rumore.

Il distacco non è una misura della nostra altruismo, né il risultato di un esaurimento così completo che una persona non sente più nulla. L’esperienza del distacco non è qualcosa che si può sperare di sviluppare dalla superficie dei comportamenti. Pertanto, qualcuno potrebbe sforzarsi, per diversi secoli, di vivere distaccato dalle cose materiali, dagli eventi quotidiani, dai suoi modi di pensare e dai piaceri sensoriali, per non riuscire mai.

Qualsiasi tentativo di sperimentare uno stato di distacco da una comprensione intellettuale della natura di questo stato, sarà per sempre impotente per raggiungere l’obiettivo previsto. Coloro che cercano di sperimentare il distacco spesso diventano indifferenti agli altri o severi e rigidi nel loro comportamento. Una mancanza di amore si assesta gradualmente nella loro vita, ma a volte ignorano persino che il loro cuore è freddo e distante, perché diventano così insensibili a se stessi. Non conoscono il naturale stato di distacco che deriva dalla visione di Atma. Con la crescente esperienza dell’anima, il vero significato del distacco spirituale ora appare chiaramente nella nostra mente.

Il vero distacco viene dall’esperienza d’intensa felicità. In realtà, non può provenire da nient’altro che la felicità infinita dell’Atma. Oppure, se si dovesse dire la stessa cosa, ma in altre parole, si potrebbe dire che il vero distacco proviene dall’esperienza della pura coscienza, della coscienza infinita, nel Sé profondo. Il vero distacco spirituale avviene nello stesso momento in cui avviene la completa apertura del cuore, nello stesso momento in cui arriva la capacità di donarsi, mentre la felicità diventa infinita. Solo chi è contento, in pace e felice, può dire di essere distaccato da tutte le cose.

Ma questo stato di distacco non può realmente verificarsi fino a quando la percezione dell’anima non viene resa permanente. Solo la pura coscienza contiene in sé questo valore di infinito, che fornisce all’improvviso tutte le qualità che fanno sì che il distacco raggiunga la sua perfezione. Chiunque sia “felice” e provi un senso di superiorità su coloro che soffrono, non saprebbe quale sia il vero distacco! Il distacco perfetto può avvenire solo quando il sistema nervoso è purificato da tutte le sue tensioni da una pratica regolare di meditazione, fatta per diversi anni. La pura coscienza quindi testimonia tutto ciò che viene sperimentato, dal suo stato infinito. In questo sta il vero distacco. Solo chi ha un tesoro inesauribile può essere distaccato dallo sforzo per ottenere un certo guadagno. Solo chi non ha nulla non può perdere nulla. Solo chi conosce l’Atma può essere distaccato dalla felicità e anche dalla sofferenza. Altrimenti, questa persona fatica a respingere la sofferenza tanto quanto lotta per ottenere la felicità. Non è quindi distaccato da nessuno dei due.

Poiché gli umani hanno ignorato la vera fonte di distacco, si sono accontentati per generazioni di imitare il comportamento distaccato di saggi e santi. Per questo motivo, il percorso dello sviluppo spirituale è stato ulteriormente distorto. Piuttosto, avremmo dovuto cercare di comprendere lo stato dell’uomo illuminato e di sviluppare lo stato di coscienza che produce questo stato di distacco naturale e armonioso.

Ciò che è affascinante, ancora una volta, è che l’esperienza del profondo silenzio della pura coscienza unisce in modo perfettamente armonioso qualità che, apparentemente, sembrano spesso opposte, come il distacco e l’impegno, distacco e compassione, distacco e amore … L’esperienza della Meditazione Trascendentale soddisfa il nostro desiderio naturale di essere distaccati da tutto, quindi perfettamente liberi, e “attaccati” allo stesso tempo, quindi totalmente sensibili e amorevoli verso tutti .

Il percorso della saggezza? speculazione atavica.

Lungo il percorso dell’autoconoscenza vi sono aspetti da esaminare nella complessa relazione tra teoria e pratica. L’autoconoscenza, o conoscenza di sé, è la base della via all’autorealizzazione. È un processo riflessivo attraverso cui ci conosciamo nel tempo e che ci permette di essere consapevoli della nostra gamma intrinseca di difetti, virtù e tutte le altre qualità presenti tra ciascuno di questi due estremi.

Dobbiamo indagare, ad esempio, su ciò che è illusorio – dal punto di vista della filosofia esoterica – in questo ragionamento ripetuto automaticamente da migliaia e migliaia di persone: “La teoria che dovremmo vivere con calma e saggezza, evitando lo stress, può essere molto bella. Ma in pratica non è così che funziona la vita. Dobbiamo davvero fare quarantacinque cose contemporaneamente e non c’è modo di evitare l’ansia o l’agitazione. “

Cosa c’è di sbagliato in questo approccio al problema della “vita semplice”? Le illusioni possono essere organizzate in tre punti principali.

Innanzitutto, l’idea sblocca la teoria dalla pratica.

La disconnessione tra teoria e pratica, descrivendo la teoria come “qualcosa di bello ma senza uso pratico”, prima o poi porta all’ipocrisia. Solo per questo motivo, l’approccio non poteva più essere accettato, perché in questo caso la cosiddetta “teoria” non è altro che una bugia progettata per ingannare se stessi o gli altri.  

In secondo luogo, l’idea esprime l’abbandono implicito anche dell’intenzione di cercare di essere coerente. La persona si auto-giustifica in anticipo e rinuncia completamente all’idea di vivere la saggezza nella sua vita pratica. In questo caso, deve essere almeno abbastanza onesto abbandonare anche la teoria, evitando di scivolare nell’abisso etico della menzogna sulle questioni spirituali.

In terzo luogo, l’affermazione secondo cui “in pratica, la teoria che propone una vita calma dovrebbe essere vista come qualcosa di puramente decorativo” semplicemente non corrisponde alla realtà più elementare dei fatti. Questa visione superficiale ignora la realtà che la pratica della calma e della saggezza è stata esercitata da quando l’umanità esiste – e anche oggi – da milioni di persone che sono state o sono impegnate, formalmente o informalmente, consciamente o inconsciamente, al centro pace nelle proprie coscienze.

La pace e la calma sono soprattutto interiori e non negano il movimento esterno proprio di tutto ciò che vive. 

È ben nota e documentata la testimonianza di migliaia di saggi e apprendisti di saggezza universale, nelle religioni più diverse, da almeno 3.000 anni fa.

Queste testimonianze di vita mostrano che è perfettamente possibile vivere una vita basata sulla semplicità, non sulla complicazione. Milioni di cittadini stanno seguendo questo percorso pratico oggi, entro le loro possibilità e limiti.

Dobbiamo tener conto, allo stesso tempo, che non esiste una divisione semplice e definitiva tra “coloro che vivono l’insegnamento” e “coloro che non vivono l’insegnamento”.

La distinzione da fare è più complessa e più dinamica. Esiste tuttavia una divisione tra coloro che “si sforzano di vivere sempre più l’insegnamento, gradualmente e all’interno della loro realtà”, e quelli che “creano scuse per giustificare il fatto che non si sforzano di vivere sempre di più. insegnamento, nemmeno nei suoi mezzi ”.

Non importa, quindi, se la persona vive l’insegnamento a lungo o breve.

È importante – e questo è significativo per se stesso, non tanto per gli altri – se la capacità della persona di sperimentare l’insegnamento è in aumento o in diminuzione.

Sarebbe perfettamente corretto, quindi, dire:

“La teoria che dovrei vivere con calma e saggezza è bella e stimolante: tuttavia, in pratica, non riesco ancora ad applicarla quanto vorrei.”

E tutti dobbiamo fare questa stessa onesta ammissione, senza dubbio, ponendoci davanti l’ideale della perfezione umana insegnata dalla filosofia e dalla teosofia.

Come chiarisce Helena Blavatsky nel suo libro “La chiave della teosofia”, è vero che molti teosofi hanno difficoltà a sperimentare l’insegnamento, ma questa è una limitazione di loro e non dell’insegnamento. Gli studenti devono maturare abbastanza per capire l’importanza dell’insegnamento. La filosofia esoterica non può essere definita come falsa o semplicemente “speculativa”, solo perché tale o quali persone non sono ancora all’altezza.

La verità è che, in ogni momento, molte persone hanno sperimentato una saggezza segreta e universale. E ognuno di noi può viverlo nei suoi mezzi.

In definitiva, possiamo onestamente ammettere che, come pensiamo, noi, individualmente, nel nostro stadio attuale, non possiamo vivere questo o quell’aspetto della saggezza. Per questo, tuttavia, non è necessario definire la saggezza come qualcosa di falso e senza motivo di esistere, affermando che “in pratica non può essere sperimentato”.

Se oggi non possiamo sperimentare pienamente la saggezza, questo è umano. Ammettere il fatto è onesto. Ma la limitazione è solo individuale e non collettiva. In futuro, supereremo questo ostacolo. E anche oggi è possibile vedere altre persone che trovano facile e naturale vivere la calma e la pace della saggezza e imparare da loro.

Qualunque sia il nostro stadio di evoluzione, se esaminiamo lo strano ” senso di impossibilità ” che abbiamo all’idea di raggiungere e praticare determinati livelli di insegnamento sacro che abbiamo già distinto e compreso, ma che sembrano ancora fuori dalla nostra portata, potremmo vedere che tale sentimento sarà facilmente rimosso, il giorno in cui approfondiremo il nostro contatto diretto con il potenziale illimitato che è dentro di noi.

L’apprendimento sta superando i limiti. Gli studenti di teosofia o filosofia non dovrebbero dimenticarlo. A medio e lungo termine, i “limiti” e le “impossibilità” di apprendimento si rivelano solo creazioni illusorie di ignoranza accumulata, qualcosa che stiamo imparando a rimuovere gradualmente dal nostro essere interiore.

La Caduta degli Angeli (leggendo Alice Bailey)

Il mistero della discesa o della “caduta” sulla Terra degli angeli ribelli – gli angeli solari o agnishvatta – si dice che sia il mistero accennato nelle Scritture e “il segreto dei secoli” (Esoteric Psychology II , p. 93). Quindi non sorprende che ci sia tanta confusione e incomprensione riguardo agli “angeli caduti” di cui Lucifero è il rappresentante più noto.

Il segreto degli “angeli caduti” è essenzialmente il mistero che sta dietro il Piano stesso dell’evoluzione, per la volontà degli angeli solari di “cadere”, di sacrificarsi per portare la luce del principio della mente a ciò che era allora l’uomo animale, segnò l’entrata in azione della grande Legge della dualità con la quale materia, forma – negativa e passiva – potevano essere accelerate dallo spirito. 

Questo atto di sacrificio all’alba della storia umana è un filo intrecciato attraverso le grandi scritture e le mitologie del mondo, incluso il mito di Prometeo che rubò il fuoco (mente) per l’uomo e la storia biblica del Figlio Prodigo, che lasciò il La casa del padre per intraprendere il percorso dell’esperienza nella vita della forma e dei sensi – il viaggio verso “il paese lontano”.

Il ruolo degli angeli solari e il loro sacrificio per conto dell’umanità sono discussi a lungo in The Secret Doctrine di HP Blavatsky. In effetti, nel 1887 la rivista della Società Teosofica prese “Lucifero” come il suo nome nel tentativo di portare chiarezza a quello che considerava un angelo sacrificante ingiustamente diffamato.

Il nome “Lucifero” deriva dalle parole latine, Lux o Lucis (luce) e ferre (portare); quindi Lucifero significa letteralmente “portatore di luce”. È collegato al pianeta Venere in Apocalisse XXII: 16 quando Cristo dice “Io sono la luminosa stella del mattino”, che è Venere, annunciando l’arrivo alla piena luce del Sole: il Figlio, il Cristo. È interessante notare che il ruolo di “portatore di luce” è collegato a Mercurio, o Hermes, il messaggero divino per gli dei nella mitologia greca e romana. 

Nel cristianesimo la funzione di Mercurio è servita da San Michele, “l’angelo custode” di Cristo, secondo San Tommaso. 

L’interrelazione esoterica di questo angelo custode e di Cristo è ulteriormente illuminata nella dichiarazione della maestra tibetana con la quale Alice Bailey ha collaborato alla stesura di una serie di libri sulla saggezza senza età, secondo cui “Mercurio e sole sono una cosa sola”.

Esotericamente, il ruolo dell’Angelo Custode fu reso possibile dal sacrificio degli angeli solari nella loro conservazione del principio della mente o, occultamente, dal fuoco, attraverso incarnazioni ripetute persistenti nella forma fino a quando l’uomo animale divenne uomo pensante e, infine, iniziò a risvegliarsi alla sua vera eredità spirituale: uomo/uomo divino. Così l’angelo solare crea la forma per il principio dell’anima incarnata – il corpo causale – e ritira anche quel corpo alla quarta iniziazione, quando il legame tra forma e spirito è stato permanentemente fuso e il corpo causale è infranto.

La nozione di “angelo ribelle” sembra risalire al poeta John Milton in Paradise Lost , che sembrava ancorare nella coscienza umana l’idea della discesa degli angeli solari come un atto di ribellione e quindi una caduta dalla grazia. (“Regnare vale l’ambizione, anche se all’Inferno: Meglio regnare all’inferno che servire in Paradiso.”) Tuttavia questo spirito di ribellione e il conseguente dolore non si trovano su Venere, ci viene detto dal Tibetano. Lo spirito ribelle sembra riposare esattamente sulla Terra, poiché il tibetano suggerisce che questo spirito di ribellione ha qualificato l’atteggiamento del nostro Logos planetario stesso, il “Divino Ribelle”. Il tibetano cita il vecchio commentario:

Entrò nella vita e sapeva che era la morte.

Prese una forma e si rattristò per trovarla buia.

Si allontanò dal luogo segreto e cercò il posto di luce, e la luce rivelò tutto ciò che cercava di meno. Desiderava il permesso di tornare.

Cercò il trono in alto e Colui che vi si sedette sopra.

Ha detto “Non ho cercato questo. Ho cercato la pace, la luce, lo scopo di servire, per dimostrare il mio amore e per rivelare il mio potere. La luce non esiste. La pace non si trova. Lasciami tornare.

Ma colui che sedeva sul trono non girava la testa. Non sembrava nemmeno ascoltare né ascoltare. Ma dalla sfera inferiore delle tenebre e del dolore emerse una voce e gridò: “Soffriamo qui. Cerchiamo la luce. Abbiamo bisogno della gloria di un Dio entrante. [Non riesco a trovare altre parole tranne queste ultime due per esprimere il antico simbolo da cui sto traducendo.] Sollevaci in Cielo. Entra, 0 Signore, la tomba. Sollevaci nella luce e fai il sacrificio. Abbatti per noi il muro della prigione ed entra nel dolore.

Il signore della vita è tornato. Non gli piaceva, e quindi il dolore.

Esoteric Psychology II , p. 98)

Eppure il peccato e il male esistono sulla Terra. Il tibetano ci dice che l’unico vero male è il peccato del separatismo. E in questo senso acquisiamo una certa comprensione di come Lucifero si è identificato con il male, poiché la mente che si sveglia che caratterizza lo stadio dell’umanità avanzata oggi è, come sappiamo fin troppo bene, i nostri mezzi sia di liberazione che di ulteriore separazione e prigionia. La mente, funzionante e potente ma priva di anima, può essere il grande fattore cristallizzante che costruisce potenti barriere di separazione. “La mente è la cacciatrice del Reale. Uccidi la cacciatrice”, al discepolo viene comandato. In questo senso la mente nel suo elemento concreto e analitico diventa il rifugio (e la prigione non riconosciuta) dell’ideologo,

Ulteriori chiarimenti sul ruolo degli angeli solari si trovano in una considerazione del quarto Raggio di Armonia attraverso Conflitto e del quinto Raggio di Conoscenza e dei pianeti Mercurio e Venere, attraverso i quali rispettivamente incanalano le loro energie. Perché Mercurio è il “Messaggero degli dei” e il quarto raggio è il principio fluido che collega il Piano e lo Scopo della divinità, noto a livello di buddhi o intuizione, che è governato da Mercurio, con la mente o il manas, governato da Venere e il quinto raggio. “Venere era il custode di quello che chiamiamo il principio della Mente e lo ha portato come puro dono all’umanità embrionale”, ci viene detto in I Raggi e le Iniziazioni. O come diceva il Buddha, “L’amore è la liberazione della mente”. E il quinto raggio, incanalato da Venere e dall’espressione mentale, “opera in connessione con la Legge delle Scissioni”, ed “è anche responsabile della rapida formazione di grandi ideologie condizionanti” (Ibid., P. 602). In questo ci viene ricordato che gli angeli solari che hanno scelto di scendere sulla Terra si sono sottomessi alla Legge della dualità in modo che l’evoluzione dell’essere umano potesse dipendere dallo sviluppo della discriminazione mentale e del libero arbitrio, e quindi dalla capacità di fare delle scelte e scegliere il modo più alto. C’è sempre una scelta di due percorsi, ed è una scelta che, per l’essere umano, deve essere guidata dal libero arbitrio.

La sostanza del piano mentale è di quinto raggio, incanalata attraverso Venere, e poiché il regno degli angeli lavora con la sostanza – con l’aspetto della forma – così gli angeli solari hanno portato la sostanza della mentalità all’uomo stabilendo il legame del corpo causale dell’anima sul piano mentale: un legame conservato fino alla quarta iniziazione che spezza la forma non più necessaria del corpo causale. Qualche idea sulla grandezza di questo atto degli angeli solari è suggerita nella realizzazione che il quinto Raggio della Conoscenza “è l’energia che ammette l’umanità (e in particolare il discepolo addestrato o iniziato) nei misteri della Mente di Dio stesso. è la chiave “sostanziale” della Mente Universale ” (Ibid., p. 591).

Inoltre, si dice che il collegamento del quinto Raggio di Conoscenza e del secondo Raggio di Amore-Saggezza sia estremamente stretto, perché il secondo raggio governa questo sistema solare attuale e nel sacrificio degli angeli solari “Portatori di Luce” per conto di uomo animale, l’aspetto della saggezza di secondo raggio fu risvegliato, poiché “la saggezza è conoscenza acquisita dall’esperienza [il viaggio del Figlio prodigo] e attuata dall’amore”. Quindi la discesa degli angeli solari nella sostanza ha portato l’eredità dell’esperienza allo sviluppo del Piano divino.

Quindi, tornando alla storia del Figliol Prodigo, per comprendere le implicazioni più profonde dell’esperienza del Figliol Prodigo, è importante notare che, al suo ritorno alla casa del Padre, il Padre si precipitò gioiosamente fuori per abbracciarlo, lasciando il figlio maggiore che era rimasto a casa geloso e poco apprezzato. Che un tale viaggio in “un paese lontano” faccia parte del Piano di Dio sembra essere verificato dal seguente passaggio dal Tibetano:

Questo bisogno di sacrificio, 

di rinunciare a questo per quello, di scegliere un modo o una linea di condotta e quindi sacrificare un altro modo, per perdere al fine di guadagnare –

questa è la storia evolutiva sottostante. 

Questo ha bisogno di comprensione psicologica. 

È un principio di governo della vita stessa e corre come un modello dorato di bellezza attraverso i materiali oscuri di cui è costruita la storia umana.

 Quando verrà compreso questo bisogno di sacrificio per vincere, ottenere o salvare ciò che è ritenuto desiderabile, allora verrà svelato l’intero indizio dello sviluppo dell’uomo. 

Questa tendenza o impulso è qualcosa di diverso da desiderare, poiché il desiderio è oggi compreso e studiato accademicamente. 

Ciò che connota veramente è l’emergere di ciò che è più divino nell’uomo. È un aspetto del desiderio, ma è il lato dinamico, attivo e non il lato sensibile, sensuale.

( Esoteric Psychology II , p. 97)

Attraverso l’energia del quinto raggio, che è “essenzialmente portatore di luce”, l’evoluzione dell’umanità è accelerata, portando alla discesa del Regno di Dio sulla Terra a seguito dell’ascesa di così tanti iniziati in questa epoca. Il fatto che la dottrina segreta identifica Venere con Gaia (Terra) e la consapevolezza del risveglio della teoria di Gaia riconosce che la Terra è un organismo vivente e unificato, suggerisce che l’umanità potrebbe ora iniziare a risvegliarsi e cooperare in qualche modo con la ragione per cui gli angeli sono discesi nella materia: per il recupero della sostanza e il risveglio della mente nella forma in modo che lo Scopo della Divinità possa essere registrato ed espresso nella sostanza. Gli angeli solari “caddero” come un atto di scelta e di supremo sacrificio da parte dell’umanità. Quei “Signori della Conoscenza e della Compassione e della Devota incessante perseveranza” sono noi stessi, e noi a nostra volta dobbiamo consapevolmente scegliere di prendere il controllo della nostra incarnazione nella forma, cercando lo Scopo e rendendo così la vita sulla Terra un dono di sacrificio per le vite minori dipendenti da la nostra cura.

Cristo disse: “Io sono la stella luminosa del mattino”. La sua promessa, e l’eredità della presenza sulla Terra di tutti questi “portatori di luce”, può essere meglio riassunta nelle seguenti parole: HP Blavatsky scrisse che “in tutte le antiche cosmogonie la luce proviene dalle tenebre”. E Alice Bailey espresse un simile riconoscimento nelle seguenti parole: “Il Maestro M. … aggiunge l’oscurità alla luce in modo che le stelle appaiano, poiché nella luce le stelle non brillano, ma nell’oscurità la luce diffusa non è, ma solo focalizzata punti di splendore “. ( I raggi e le iniziazioni , p. 170)

Kybalion: viaggio interiore per migliorare se stessi e non solo…

È dall’antico Egitto che ci arrivano gli insegnamenti esoterici e occulti di base che hanno influenzato così fortemente le filosofie di tutte le razze, nazioni e popoli per migliaia di anni.

L’Egitto, la patria delle piramidi e delle sfingi, era la culla della saggezza nascosta e degli insegnamenti mistici. Tutti i paesi hanno preso in prestito le sue dottrine segrete, India, Persia, Caldea, Medea, Cina, Giappone, Siria, Grecia antica, Roma e le altre antiche nazioni hanno preso parte liberamente alla celebrazione della Conoscenza mistica e occulta rivelata dai Maestri di questo antico paese.

Esiste una filosofia eterna e universale, la cui origine si perde nella notte dei tempi. Simile a grandi fiumi le cui acque diventano sempre più torbide e fangose man mano che si allontanano dalla loro fonte, la grande filosofia eterna viene contaminata e inquinata nel suo conflitto con le passioni umane, per diventare in definitiva ciò che chiamiamo “sistemi filosofici”. Ma il Principio rimane puro, nonostante questo abbondante limo che trasporta e i Saggi possono trovarlo ovunque e sempre identico a se stesso, sotto l’innumerevole diversità delle apparenze. È questo il principio immutabile che tratta il Kybalion. È la fonte stessa di tutta la filosofia ermetica. La voce del Maestro dei Maestri, il primo faraone d’Egitto, il tre volte grande Hermes, ancora una volta svela i segreti dell’Eterna Saggezza, che hanno già risuonato per più di cento secoli.

Le leggi supreme che presiedono alla manifestazione dei Mondi – e di noi stessi – sono esposte nella loro più pura semplicità. Il grande problema della Vita, questo enigma eterno che la Sfinge fatale pone uno dopo l’altro a tutti gli Edipo: questo problema può essere risolto solo dalla Scienza. E non invano la scienza moderna, che, esclusivamente analitica e materiale, è di una deplorevole impotenza quando si tratta di riunire i suoi rami sparsi per formare una struttura un po’ sistematica e omogenea.

È solo la scienza antica che, sintetica della sua natura, della sua essenza, della sua stessa sostanza, ci offre la possibilità di staccarci dagli artigli della Sfinge. Le Leggi della Vita sono più importanti della Materia della vita, perché conoscendo la prima, dominiamo la seconda: la Sfinge è il nostro schiavo e non è più il nostro carnefice. Sotto il nome di Arte Reale, o Arte Sacra, gli antichi sacerdoti egizi professavano e praticavano tutta una serie di dottrine che ci sono venute in mente solo grazie alla reputazione e ad alcune rare vestigia. Queste dottrine, nel loro insieme, abbracciavano tutte le relazioni dell’Uomo con la Natura e la loro pratica rendeva materiale l’Iniziato Re dell’Universo: da qui l’Arte Reale. Ma poiché queste dottrine erano basate sul grande sacro assioma dell’Unità del Tutto, si poteva ancora considerare l’Arte Reale sotto il suo aspetto della scienza del Primo Principio, cioè Scienza di Dio, ossia Arte sacra.

Gli antichi erano troppo profondamente penetrati dal primo assioma ermetico: il Tutto è Uno, per pensare mai di separare – come abbiamo fatto – la Scienza della Religione o della Filosofia. Questo è stato il primo dei nostri errori e la fonte di tutti gli altri. Ma, per gli antichi egizi, tutta la natura era vita, e la vita era Dio: quindi, chiunque studiasse la natura divenne, proprio per questo, sacerdotale del Signore. E viceversa, qualsiasi studente imparando a conoscere questa sacra teologia, è diventato uno scienziato naturalista. Tuttavia – ed è qui che la differenza con i moderni assume le proporzioni di un abisso – per gli antichi egizi la natura includeva tutti i mondi invisibili, così come questo mondo visibile in cui è limitata la scienza moderna. Hanno studiato il mondo delle cause con tanto fervore quanto il mondo degli effetti. Affinché l’arte sacra fosse sempre e ovunque la scienza della vita: della vita nell’invisibile, così come di questa vita che cade sotto i nostri sensi. E inoltre, l’uomo non era per loro un aperitivo della natura: lo giudicavano semplicemente un piccolo mondo nel grande, e le stesse leggi che governavano il grande si applicavano anche al piccolo. È ridicolo e pietoso, agli occhi dei moderni Iniziati, vedere la scoperta della Legge dell’Evoluzione attribuita a Darwin, o quella del movimento della terra a Galileo. Chiunque sia meno esperto nelle scienze antiche, sa che queste due leggi tra mille altre da “scoprire” erano un pezzo di Arte Reale. Allo stesso modo, tutto ciò che Franz Anton Mesmer (un medico tedesco). ha gentilmente riscoperto oggi sotto il nome di “Magnetismo animale” è un altro frammento della stessa Arte.

La chimica (la cui radice Khem è il nome stesso dell’Egitto), è di origine puramente ermetica, e la trasmutazione (o applicazione dell’evoluzione ai metalli) era una branca dell’arte sacra.  La magia, ovviamente (e la Magia, come non la conosciamo più oggi, a causa dell’assenza di Maestri sufficientemente avanzati per poterla praticare) faceva ancora parte dell’Arte.

In breve, si potrebbe dire esattamente che l’arte sacra dei sacerdoti egiziani era la sintesi di tutte le nostre scienze moderne, con in più la filosofia, la religione e molti altri riti. Inoltre, l’unico scopo di quest’arte sacra era apertamente quello di accelerare l’evoluzione del saggio che la praticava, il che, necessariamente, presuppone la conoscenza della legge dell’evoluzione. Quindi, nel suo insieme, questo è l’argomento, l’obiettivo del Kyballion. Ma per avvicinarsi allo studio fruttuoso è essenziale iniziare elevandosi sopra i soliti metodi della scienza moderna: voltare le spalle a loro, per così dire. Ed è la pura logica che ci conduce lì. Perché alla fine, se la scienza moderna, con tutti i suoi sviluppi, ci avesse dotato di una vita sana, armoniosa, bella e perfettamente felice, nessuno avrebbe l’idea assurda di cercare qualcos’altro. Ma poiché, al contrario, i suoi tentativi fino ad oggi hanno portato solo a una civiltà manifestamente difettosa, una minacciosa degenerazione della razza e calamità di ogni tipo, è ovvio che dobbiamo girare d’altra parte domare la Sfinge che si aggira sempre, distruttiva, intorno a noi.

La nostra coscienza ci permette di giudicare l’albero dal frutto che porta; invece di cercare invano di abbracciare il fascio infinitamente sviluppato di manifestazioni della Natura, cerchiamo piuttosto di dominare il piccolo numero di Cause che le determinano. Decidiamo di prendere le redini della carrozza del carro della Vita invece di cercare goffamente di guidarlo spingendo le ruote. Il compito è più degno di noi e il risultato sarà sicuramente più felice. Ammettiamo senza falsa vergogna che noi – noi moderni- siamo bambini semplici per quanto riguarda la Saggezza, e torniamo intrepidamente attraverso i secoli per trovare il filo del Labirinto che inavvertitamente lasciamo scivolare via. Non c’è da vergognarsi nello sbagliare, come dice il proverbio latino, è umano. Ma la colpa grave (e grave nelle sue conseguenze) inizia quando si afferma di essere testardi nell’errore e di voler trionfare a tutti i costi.

Intraprendiamo quindi il combattimento con la Sfinge sul suo stesso terreno, dove è più forte: nell’Impero del Male; questo è il suo dominio privato: nessuno può avventurarsi lì senza soccombere. Cerchiamo una volta per tutte di aprire gli occhi alla vera Luce e le nostre orecchie all’eterna voce della Natura; fermiamo la nostra folle ricerca di effetti, sostituendola con conoscenza e padronanza delle cause. Da quel momento in poi, la Sfinge sconfitta diventerà uno schiavo tanto bravo quanto un cattivo e crudele maestro. Tutte le calamità che subiamo non sono senza rimedio: sono il risultato diretto delle nostre spensierate violazioni delle Leggi della Natura. Ritorniamo al percorso diretto dell’Evoluzione, conformandoci alle Leggi della Vita e immediatamente vedremo la pace e l’armonia nascere intorno a noi. Perché – ed è qui che voglio finire – la scienza sintetica è importante tanto quanto la scienza analitica. Tutti sanno che non è sufficiente conoscere i rimedi che dovrebbero essere applicati: devono essere applicati. Allo stesso modo, nelle scienze psichiche, non è sufficiente sapere che si dovrebbe agire o pensare in tale e tale modo: è necessario – ed è necessario di ogni necessità – conformare la propria vita alla propria coscienza; dobbiamo praticare imperturbabilmente ciò che sappiamo. Sono gli Atti che contano, sia nel regno dell’ideale sia nel mondo materiale. Le leggi del Kybalion sono idealmente belle, ma se non le realizzi in pratica, saranno sono splendidi orpelli.

Ma, eccomi qui perplesso. Con un occhio più pratico e tecnico ho scoperto che il Kybalion non è un antico manoscritto come afferma di esserlo, ma piuttosto un prodotto editoriale, un manuale che, questi tre fantomatici iniziati, hanno redatto ed è rivolto a chiunque cerchi di favorire la propria crescita personale. Tecnicamente il kybalion l’ho trovato chiaro, conciso, preciso e moderno.

I principi del Kybalion possono essere applicati alla vita di tutti i giorni, ma prima di tutto sveliamo l’autore.

Il non mistero degli autori.

Un Papiro egiziano fu presentato al British Museum, a dimostrazione della veridicità storica del libro ermetico del Kybalion. Secondo il Guardian, nel 1962 un commerciante di antiquariato vendette un grande frammento di papiro al British Museum.

Scritto in Demotico era in uno stato di straordinaria conservazione. L’età del papiro risaliva al tardo Medio Regno o all’inizio del Nuovo Regno del 1600 a.C.

Fu tradotto dopo qualche anno e ciò che affascinò il British Museum fu l’antico testo in ebraico קַבָּלָ n (Kybalion): il primo riferimento storico all’antico testo ermetico. Il resto del testo sembrava essere un antico testo platonico che spiegava come ogni oggetto nell’universo abbia caratteristiche sessuali o polarità. Spiegava, inoltre, come era possibile duplicare metalli preziosi invocando una divinità Nut-Rn che era lo spirito di un particolare fiume che scorreva vicino a Hermopolis. Vi erano alcuni riferimenti alla dea Rn, nel Regno di Mezzo e si riteneva che il culto si fondesse con quello di Nut all’inizio del Nuovo Regno.

Tutto questo è facilmente confutabile da chiunque abbia una conoscenza basica di storia antica. L’antico testo ebraico non è nato fino a quando il popolo ebraico non si trovava a Babilonia. In ogni caso la parola Kybalion non deriva dall’ebraico. Platone nacque nel 428 a.C. quindi non poteva essere un testo platonico. La sceneggiatura demotica non fu usata in Egitto fino al 600 a.C. quindi questo falso risalente a quasi 1000 anni fa non esisteva e non esisteva un fiume che oltrepassasse Hermopolis (tranne il Nilo). Naturalmente il Kybalion non è affatto antico, ma era un falso dei primi del 20° secolo che ha coinvolto un gran numero di persone che avrebbero dovuto approfondire meglio.

Il mistero risiede soprattutto nell’identità degli autori, anche se le personalità che ruotano attorno all’edizione dell’opera ci danno indicazioni molto chiare sulla sua origine.

L’editore Henri Durville (1887-1963) figlio di Hector Durville, ha creato e insegnato “I principi della fisica dinamica”, attraverso il quale ha dimostrato la differenza tra magnetismo animale e ipnosi.  I suoi studi furono estremamente accurati e secondo François Ribadeau-Dumas, nel suo libro “La storia della magia”, gli studi di Henri Durville aprirono nuovi orizzonti, in particolare nelle sue ricerche sul sonnambulismo e l’azione dei nervi centrali.

Effettuando ulteriori ricerche, ho notato che i suoi scritti ruotavano attorno alla “fiducia in se stessi”, al “potere della mente” e al “magnetismo”.  Anche figlio di Hector Durville, è quindi il fratello dell’editore, si dice che abbia tradotto il lavoro all’età di 21 anni: André Durville (1896-1979) è un medico francese che fu uno dei promotori del naturismo in Francia durante il periodo tra le due guerre. Il firmatario dell’introduzione Albert Caillet (1869-1928) Ingegnere civile, dal 1908 si è dedicato esclusivamente allo studio delle scienze psichiche. Ha scritto tra l’altro: “Il manuale bibliografico di scienze psichiche o occulte”.

Possiamo citare altri nomi di autori (o coautori): Herbert Spencer, nato il 27 aprile 1820 a Derby e morto l’8 dicembre 1903 a Londra, è un filosofo e sociologo inglese. William Walker Atkinson (1862-1932), massone, teologo e professor di magnetismo, è uno degli autori più importanti del Nuovo Pensiero. Mabel Collins (scrittrice del movimento teosofico). Claude Bragdon, architetto teosofo e autore di “geometria mistica”. Claude Alexander (noto mago del cabaret, mentalista, che praticava la cristallomanzia e autore del Nuovo Pensiero). Ad ogni modo, conoscendo la prolifica penna di Atkinson sotto quasi una dozzina di pseudonimi, si può discutere all’infinito sulla necessità che avrebbe dovuto firmare o meno questo libro.  Le opere del filosofo inglese Herbert Spencer sono citate nel Kybalion come illustrazione della comprensione dei Principi ermetici. Lo stesso Spencer è cantato come reincarnazione del filosofo greco Eraclito.

Nel 1908, la Yogi Publication Society (di William Walker Atkinson) pubblicò The Kybalion, un libro che affermava di essere basato sulle opere di Hermes Trismegistus e di contenere una moderna interpretazione dell’ermetismo. La paternità del libro è attribuita a “I tre iniziati”, ma la loro identità non viene rivelata. È chiaro ora che The Kybalion è stato scritto dal mistico americano e difensore del Nuovo Pensiero William Walker Atkinson.

Dalla sua pubblicazione, il Kybalion ha introdotto migliaia di americani al misticismo e all’occultismo.  È stata una pietra miliare fondamentale nella fondazione di molte tradizioni e società esoteriche moderne. Tuttavia, non rappresenta accuratamente l’ermetismo come afferma.

Il Kybalion nella vita di tutti i giorni per essere, fare e avere tutto ciò che desideriamo.

Ci sono sette verità fondamentali contenute nel Kybalion e questi principi spiegano ciò che gli ermetisti descrivono come l’arte della trasmutazione mentale. Può sembrare una magia, ma gli insegnamenti ermetici del Kybalion sono in realtà scientifici. La maggior parte delle persone non si rende conto che esiste un insieme di Leggi Universali che si applicano a tutte le cose create. Questa è la filosofia ermetica: una spiegazione dei principi universali e fondamentali che determinano il funzionamento della realtà. La filosofia ermetica riguarda davvero l’alchimia mentale. Questo è il processo intenzionale di trasformare il pensiero e la coscienza da un livello vibrazionale più basso a un livello vibrazionale più alto. Lo scopo è sviluppare il potere di causare la creazione delle cose che si pensa. Scritti e insegnamenti ermetici possono aiutarci a raggiungere la padronanza della Legge di Attrazione.

Padroneggiando i nostri pensieri, che esistono su piani superiori, possiamo influenzare la materia sul piano fisico.

Vi ricordate il film The Matrix? Ha rappresentato l’idea di un codice che controlla l’aspetto di tutto. Ciò che percepiamo come realtà è invece un tessuto del dominio digitale. Inoltre, nel film, al protagonista “Neo” è stata presentata l’opportunità di prendere una pillola rossa o una blu. La filosofia ermetica è un po’ come prendere la pillola rossa. Con il Kybalion, i Tre Iniziati stanno facendo luce sul modo in cui l’universo funziona “dietro il sipario”.

  1. Il principio del mentalismo

Questo è la chiave per capire il significato del Kybalion. Prima di impiegare uno dei qualsiasi dei principi del Kybalion, il punto di partenza è credere che la realtà sottostante dell’universo sia mentale. In altre parole, stiamo letteralmente vivendo in un costrutto mentale simile al tessuto di Matrix. Ecco la premessa. Se l’Universo è di natura mentale, l’apprendimento dell’arte della trasmutazione mentale ci dà la possibilità di influenzare la nostra realtà. La fisica quantistica insegna che il nostro intero universo è un prodotto della nostra mente conscia e del nostro subconscio, dei nostri pensieri ed emozioni. La manifestazione mentale è un modo reale e potente per cambiare la nostra vita.

  • Il principio di corrispondenza

Quasi tutti hanno familiarità con la convinzione che la vita che creiamo sia un riflesso dell’immagine che abbiamo nella nostra mente. All’interno e senza relazione. Di conseguenza, ciò che può essere invisibile può essere dedotto osservando il visibile. O per dirla in altro modo, si può avere un’idea di cosa accadrà nella nostra vita (l’invisibile, perché non è ancora successo) prestando attenzione ai nostri pensieri (il visibile). I nostri pensieri dominanti, quelli a cui diamo energia, sono quelli che si manifesteranno nella nostra vita. I nostri pensieri rispecchiano la nostra realtà. Questo è l’asporto essenziale della legge della corrispondenza.

  • Il principio di vibrazione

Un esempio comune di vibrazione e frequenza è il diapason. Quando lo si colpisce con un martello e lo si fa vibrare, farà sì che altre forchette di sintonizzazione nelle vicinanze inizino a vibrare contemporaneamente, alla stessa frequenza. Nella filosofia ermetica, la stessa cosa accade con le vibrazioni che sono causate dalle idee. I nostri pensieri determinano ciò che attiriamo nella nostra vita. Risuonando emozioni positive come gioia, amore, gratitudine e felicità, attirerai naturalmente le corrispondenti vibrazioni degli altri. La maggior parte di noi lo capisce a livello intuitivo: abbiamo avuto tutti giorni in cui siamo turbati o frustrati e tutti quelli che incontriamo sembrano peggiorare la situazione. La filosofia ermetica afferma che questa non è solo una coincidenza. Invece, quando risuoneremo (per esempio) la gioia, attireremo effettivamente le persone nella nostra vita che ci procurano più gioia.

  • Il principio di polarità

Il Kybalion afferma che ciò che pensiamo come opposti sono in realtà solo differenze di grado. Caldo e freddo non sono categoricamente diversi; sono solo cambiamenti di grado. Più calore ha una stanza, meno probabilità abbiamo di dire che fa freddo; e viceversa. Su e giù, inoltre, non sono categoricamente diversi; più sei in alto, meno sei in basso. Lo stesso vale per la ricchezza e la povertà. Ricchezza e povertà non sono diverse categorie di essere. Invece, può essere utile pensare a una scala mobile con povertà nella fascia bassa e ricchezza nella parte superiore. Questo è davvero fortificante, perché significa che quando stiamo provando a passare dalla povertà alla ricchezza, non dobbiamo fuggire da una categoria di essere e saltare in una totalmente diversa. Invece, possiamo semplicemente concentrarci sullo spostamento della scala mobile verso la ricchezza e apprezzare anche i piccoli guadagni lungo la strada. Anche gli opposti estremi sono categoricamente gli stessi.

  • Il principio del ritmo

Alcuni giorni ci sentiamo che nulla può fermarci. Ma il giorno dopo potremmo non voler nemmeno alzarci dal letto. Cosa è successo? E’ il principio del ritmo. L’oscillazione del pendolo. La vita non è costante; cambia e si muove sempre, su e giù. Capire questo è molto potente, perché ci dà una visione chiave del futuro: non importa dove ci troviamo, le cose cambieranno. Potremo anche, fare un ulteriore passo in avanti: se siamo la stessa persona che siamo da sempre, allora potremo aspettarci un cambiamento approssimativamente in linea con ciò che è successo nel nostro passato. Invece, se sei diventati qualcuno di nuovo, o diverso, allora potremo guardare in noi stessi e fare alcune previsioni approssimative su come il principio del ritmo cambierà la nostra vita in base a chi siamo ora. Questo principio si applica a tutti, e come tutti gli altri principi ermetici, una volta che sappiamo cosa cercare possiamo iniziare a vederlo ovunque. In tutta la vita c’è lo Yin e lo Yang, il riflusso e il flusso. Una chiave dei principi del Kybalion è che è possibile usare insieme le leggi per prendere il controllo della nostra vita.

  • Il principio di causa ed effetto

Secondo i Tre Iniziati, una parte molto grande per ottenere ciò che si vuole nella vita è sapere che non succede mai nulla per caso. Tutto è influenzato da queste leggi stabilite nel Kybalion Comprendendoli e imparando come applicarli, possiamo causare gli effetti che desideriamo, attraverso un atto di creazione mentale che può causare le nostre manifestazioni desiderate. Invece di sentirci come una pedina nel gioco della vita, il significato chiave del Kybalion è che possiamo diventare un giocatore e influenzare l’esito del concorso.

  • Il principio del genere

Questo principio universale è un altro aspetto della dualità. Ognuno di noi ha sia energia maschile e sia energia femminile; c’è un principio maschile e un principio femminile in tutte le cose. Si applica a tutto, su tutti i piani di esistenza, indipendentemente da quanto sia grande o piccolo. A livello subatomico i protoni hanno una carica positiva e gli elettroni una carica negativa. La carica sul protone e sull’elettrone hanno esattamente le stesse dimensioni, ma al contrario. La polarità negativa rappresenta il femminile e la carica positiva corrisponde al maschile. Cosa significa la legge di genere per la nostra vita? L’energia “maschile” (che non è esclusiva per gli uomini) è orientata agli obiettivi e focalizzata sull’azione. Si tratta di spostarsi verso il nostro obiettivo ogni giorno. L’energia “femminile” (che, di nuovo, non è esclusiva per le donne; ognuno di noi ha entrambe) consiste nel fare un passo indietro, riflettere e rivalutare. L’energia femminile ti spinge a guardare il quadro generale e correggere la rotta in modo da poter agire in modo più efficace, invece di tenere la testa bassa e continuare sulla stessa rotta. La chiave del successo è far lavorare insieme queste due energie, sapendo quando usarle. Quando è il momento giusto per raggiungere l’obiettivo e quando è il momento migliore per fare un passo indietro e correggere la rotta?

Valorizzando ulteriormente i principi di Kybalion.

Inizialmente, i sette principi ermetici del Kybalion possono sembrare singoli e separati l’uno dall’altro. Tuttavia, sono tutti elementi costitutivi che, se presi insieme, si trasformano in una formula. Imparando ad applicare questi principi a come si pensa, possiamo usare la nostra mente per controllare la nostra realtà.

La realtà è un costrutto mentale e cambiando i nostri schemi di pensiero, possiamo letteralmente cambiare la realtà e manifestare ciò che desideriamo. È essenzialmente un’alchimia di tipo mentale; stiamo trasformando le idee in manifestazioni fisiche. Ed è una legge universale. Funziona sempre, che noi lo vogliamo o no.

Molti pensano che il Kybalion sia un testo occulto o religioso. Ma non lo è. Invece, il libro è un manuale per navigare sia sui piani spirituali e sia su quelli fisici. È una guida pratica alle leggi dell’universo, sempre più sostenuta dalla scienza moderna. È compatibile con qualsiasi religione, perché non è religiosa. Alcune persone lo considerano una “chiave magica” e puoi chiamarla così se vogliamo, ma con enfasi sulla chiave, non sulla magia.

Per concludere, richiamo la vostra attenzione sul seguente assioma ermetico che svela la Pietra filosofale: “La vera trasmutazione ermetica è un’arte mentale. “

In questo assioma gli ermetisti insegnano che il grande lavoro di influenza di un entourage si realizza con l’aiuto del potere mentale. Essendo l’Universo completamente mentale, ne consegue che può essere guidato solo dalla Mentalità. In questa verità si può trovare la spiegazione di tutti i fenomeni e la manifestazione di tutti i vari poteri mentali che hanno attirato così tanta attenzione e che sono stati così studiati all’inizio del ventesimo secolo. Troviamo costantemente sotto gli insegnamenti di vari culti e scuole diverse il principio della sostanza mentale dell’Universo. Se l’Universo è Mentale nella sua natura sostanziale, ne consegue necessariamente che la Trasmutazione Mentale deve cambiare le condizioni e i fenomeni dell’Universo. Se l’Universo è Mentale, lo Spirito deve essere il potere più notevole che agisce nei suoi fenomeni. Se questa verità fosse ben compresa, vedremmo la vera natura di ciò che chiamavamo “miracoli”.

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