Medium e channeler quando la spiritualità è Amore.

Per definizione, il medium è l’intermediario tra il mondo invisibile e il nostro piano fisico. Le modalità di manifestazione degli spiriti sono molteplici e corrispondono alle diverse sensibilità che variano da un medium all’altro.

Distinguiamo tre categorie principali nella medianità: medianità intuitive, automatismi e medianità che coinvolgono il fenomeno di trance. 

Le medianità intuitive sono quelle che si basano sulle percezioni dell’aldilà, che il medium deve ritradurre il più fedelmente possibile. In questa categoria dobbiamo distinguere diversi possibili livelli di percezione. 

Se è chiaroveggenza, il medium esprime nella sua lingua l’idea che gli è passata per la mente.  Nell’arte medianica (pittura, scultura, poesia, musica), il medium dà forma all’idea, con i propri mezzi, che possono dar luogo a qualche grossolanità, a seconda della sua sensibilità artistica e della sua capacità di ripristinare adeguatamente l’idea percepita.  In questa fase, il medium conosce spesso la difficoltà di saper distinguere tra una percezione reale e la propria immaginazione.

Man mano che lo sviluppo medianico progredisce, le idee trasmesse dall’aldilà diventeranno sempre più chiare e precise.  Nella chiaroveggenza, ad esempio, l’idea sarà soppiantata da immagini o cliché, parole poi frasi sentite internamente.  Nella pittura medianica, il medium avrà la visione dell’opera che dovrà riprodurre.  Così, la cosiddetta medianità intuitiva passa in maniera apprezzabile dallo stadio dell’idea mal definita allo stadio di percezioni più precise che si impongono al medium sotto forma di immagini, frasi o impressioni sufficientemente forti che diventano certezze.

Nel corso dello sviluppo, la medianità può rimanere allo stadio intuitivo o spostarsi progressivamente verso lo stadio dell’automatismo della mano.  Abbiamo l’esempio della scrittura semiautomatica che può diventare scrittura automatica.

Molto spesso, all’inizio del lavoro sperimentale, il medium percepisce un’idea che deve trascrivere per iscritto con il proprio vocabolario.  Quindi, percepisce più chiaramente le parole, poi le frasi, che trascrive di nuovo.  E nella fase successiva, se la sua sensibilità lo consente, percepisce le parole nello stesso momento in cui le scrive.  E potrebbe anche in una fase successiva non percepire più chiaramente le idee e le parole.  Si trova quindi in un secondo stato più profondo, la sua mano è presa dalla volontà dello spirito che si manifesta, il medium non è più padrone della sua mano, il gesto diventa veloce, a scatti, la scrittura è quindi molto veloce, con il piccolo svantaggio che diventa più difficile da decifrare.  Siamo poi passati dalla fase della scrittura semiautomatica a quella del puro automatismo, per poi arrivare all’Oui-ja. Una tavola ricoperta di feltro, su cui sono state incollate le lettere dell’alfabeto in un arco. Vengono disposte anche le cifre da zero a nove. Il medium utilizza una tavola che si adatta alla forma della mano e sotto la quale abbiamo piantato chiodi da tappezzeria, per una buona scorrevolezza ed evitare il rumore dell’attrito. l medium mette la mano sulla lavagna e si raccoglie con i partecipanti.  La sua mano guidata dalla mente dirige rapidamente e automaticamente l’oui-ja alle lettere e ai numeri che formeranno un messaggio.  L’assistenza di un lettore e di un trascrittore è essenziale: in questa forma di dettatura lettera per lettera, il medium non percepisce il contenuto del messaggio.

La chiaroveggenza è una percezione extrasensoriale che collega il soggetto chiaroveggente con una persona, una situazione o un evento.  È una relazione telepatica tra il chiaroveggente e l’oggetto della sua percezione.  Nello stesso ordine di facoltà, dobbiamo includere la chiaroudienza e la psicometria (percezione dal supporto di un oggetto).  Questa sensibilità può anche essere qualificata come medianica quando il soggetto entra in contatto, non più con una situazione umana o umana, ma con entità disincarnate.

La terza categoria di fenomeni che corrisponde alla trance medianica è totalmente distinta dall’intuitivo o dall’automatico.  Lo spirito impone la sua presenza in un modo più fisico, utilizzando il corpo del medium.  Vengono di nuovo evidenziate diverse fasi: la mente può influenzare il medium circondandolo con i suoi fluidi, inducendolo in un secondo stato.  Lo spirito annienta la volontà del medium, lo avvolge nel suo fluido e lo guida utilizzando tutto o parte del corpo, con gesti o parole.  La fase successiva è quella dell’incorporazione: a seguito di un fenomeno di trance, lo spirito del medium accompagnato dal suo perispirito viene esteriorizzato dal corpo.  Lo spirito disincarnato integra quindi il corpo del medium, è incorporato secondo il termine.  Ha quindi tutte le possibilità di muoversi e di esprimersi verbalmente.

La medianità è una sensibilità esacerbata che presta a certe persone la facoltà di essere un intermediario con gli spiriti dell’aldilà.  Questa sensibilità non si improvvisa e non è trasferibile.

In generale, qualsiasi forma di medianità richiede uno sviluppo sperimentale prima di essere operativa.  Questo sviluppo sarà più o meno lungo, variando da pochi mesi ad alcuni anni, a seconda della sensibilità e delle influenze subcoscienti specifiche del mezzo.  Accade molto spesso che i primi risultati siano solo il riflesso del pensiero del medium stesso.  Ed è attraverso il lavoro regolare che queste influenze personali alla fine scompaiono a favore della vera manifestazione degli spiriti.

La medianità dovrebbe essere esercitata in un gruppo in un’atmosfera di meditazione, con partecipanti consapevoli e competenti, in grado di supportare adeguatamente il medium nel suo sviluppo.

Altri tipi di medianità, Sonno e sogno, l’Ectoplasmia e l’Xenoglossia.

Sonno e sogno: la canalizzazione avviene durante il sonno e il canalizzatore richiama le informazioni

L’Xenoglossia fu coniato da Charles Richet (1850-1935) che qualificava una medianità mediante la quale i medium parlano o scrivono in lingue straniere sconosciute a se stessi e ai partecipanti alla sessione. 

L’ectoplasma è una sostanza biancastra che si esternalizza dal mezzo sotto l’impulso dello spirito che si manifesta.  Questa sostanza, creata dalle cellule fisiche del mezzo, si esternalizza attraverso la bocca, il naso a livello del plesso solare.  Quindi assume varie forme, mani, volti o talvolta interi corpi.  La mente fa vibrare la sostanza ectoplasmatica per darle forma umana.  È così che gli spiriti sono stati in grado di materializzarsi, parzialmente o interamente, davanti a un pubblico spiritualista.

Questo fenomeno è stato studiato alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo dal mondo scientifico, con personaggi come Gustave Geley, William Crookes, Charles Richet, Gabriel Delanne e molti altri.

Le Arti medianiche, ossia le opere prodotte in medianità, non sono il frutto della fantasia, ma il risultato della volontà di artisti, diventati invisibili, di comunicare con noi, tramite i medium.  Il loro desiderio di esprimere il loro pensiero creativo agli uomini continua.  Musica, pittura, scultura, poesia, letteratura, tutte le forme di espressione umana sono usate dagli spiriti dell’aldilà.  L’arte medianica è la traduzione del loro amore per gli uomini e la prova della sopravvivenza dell’anima dopo la morte.

Gli artisti non sono morti, sono lì, presenti intorno a noi, continuano a creare per raggiungere la nostra coscienza.  L’artista disincarnato pensa, immagina la forma, compone, crea emozione; il medium lo riceve telepaticamente. L’arte medianica è un messaggio per l’umanità, la traduzione diretta dell’espressione spirituale.  Deve essere riconosciuto come tale. 

“Se l’emozione non esistesse, l’arte non esisterebbe, lo spirito non esisterebbe, Dio non esisterebbe”.  Pablo Picasso.

La mia medianità è del tipo intuitiva, che si basa sulle percezioni degli altri piani. Sono un channeler. 

Il medium contatta solo entità dei trapassati, nei vari modi anzidetti, mentre il channeler -oltre a contattare le entità – si mette in contatto con il proprio IO superiore, così da poter contattare il proprio “spirito guida”, entità di luce evoluta che si mette al servizio dell’umanità. Ognuno di noi ha uno spirito guida che ci indica la strada da seguire e le scelte migliori da prendere. La pratica della canalizzazione (channeling) esiste da millenni. I canalizzatori (channeler), a volte noti anche come medium psichici, usano spesso quelli che vengono chiamati “spiriti guida”, spiriti amichevoli che danno loro la conoscenza e li aiutano nei loro viaggi spirituali.

La canalizzazione è un potente mezzo di sviluppo spirituale e trasformazione cosciente. Mentre canalizzi costruisci un ponte verso i regni superiori – un’amorevole coscienza superiore collettiva premurosa e intenzionale che è stata chiamata Dio, il Tutto, Mente Universale, Energia prima etc. La canalizzazione implica lo spostamento cosciente della mente e dello spazio mentale per raggiungere uno stato di coscienza espanso.

Per raggiungere questo stato di coscienza espanso, i canalizzatori di solito meditano, cercando di liberarsi dalle influenze mondane e sintonizzarsi su una coscienza superiore. Possono immaginarsi alla ricerca di spiriti specifici dei morti, oppure possono essere contattati, apparentemente spontanei, da una forza sconosciuta che desidera comunicare. 

Lo sviluppo di una medianità è un impegno complesso che porta molti apprendisti verso insidie ​​disastrose. Il più delle volte, chiunque si azzardi a comunicare con l’aldilà cade vittima delle prime influenze del proprio subconscio; questa è praticamente una regola generale.  Non si può pretendere di sviluppare una sensibilità medianica senza conoscere bene il soggetto spiritualista. Tutte le conquiste ottenute dai pionieri dello spiritualismo meritano di essere studiate, grazie alla lettura delle loro numerose opere.

L’aldilà che ci circonda è solo un riflesso della nostra umanità terrena, in altre parole, non tutti gli spiriti del defunto hanno buone intenzioni. 

Una persona che ha potenzialità medianiche e fa esperienza corre quindi il rischio di trovarsi un giorno o l’altro in presenza di uno spirito pericoloso, che nel tempo può diventare uno spirito ossessivo.  Possono derivarne gravi disturbi mentali, che a volte sono simili a determinate patologie psichiatriche.

Concludo con una riflessione pesonale.

Non stabiliamo una scala di valori tra tutte queste forme di medianità, perché qualsiasi modalità di comunicazione, se correttamente sviluppata e praticata, consente agli spiriti di esprimersi e di portare informazioni.  Se queste informazioni sono trasmesse telepaticamente, per iscritto o verbalmente, non ha molta importanza.  

Va semplicemente notato che alcune menti usano una modalità più prontamente di un’altra: un’espressione artistica passerà attraverso un medium artistico, la cura di un medium guidato nella terapia, uno scopo generale scrivendo o parlando.  

A questo proposito, la diversità delle medianità è un vantaggio, che consente agli spiriti di utilizzare tutti i modi di espressione che sono i nostri, la parola, la scrittura, il disegno, la pittura e la scultura. 

Noi siamo Amore.

Una delle più grandi illusioni, per alcune persone, è credere che lo spirito umano e l’Anima siano la stessa cosa e che questi corpi di luce stazionino in un regno remoto ed etereo molto distante dal nostro vivere quotidiano. Nulla di ciò potrebbe essere più lontano dalla verità.

La nostra anima è un corpo di amore e luce, a cui possiamo connetterci attraverso ogni particella del nostro corpo fisico. È molto reale, naturale e semplice. È il luogo in cui risiedono Amore, verità, armonia e gioia; mentre, il nostro spirito è un corpo di luce minore. È il frammento che si è allontanato dal Tutto, dall’Anima stessa e, in questo stato frammentato, ha iniziato a creare un modo di vivere che non è spinto dall’amore e dalla luce delle nostre vere origini.

Nel nostro mondo abbiamo guerre, torture, malattie, abusi, povertà, ipocrisie, corruzioni per dirla in breve abbiamo mancanza di Amore ovunque. La ragione per cui sappiamo che questa mancanza di amore non è giusta, è perché noi siamo Amore e, poiché l’amore è il nostro stato naturale, è ovvio che il nostro vivere è innaturale.

E’ vero, siamo Divini, ma il modo in cui viviamo la nostra esperienza terrena, è ben lontana dalla divinità da cui deriviamo. Lo spirito ribelle (che si è allontanato dal Tutto) pensa di essere un’entità divina, ma in realtà è un’entità separata dal divino. Noi, in questo stato separato, facciamo delle scelte che non sono basate sull’Amore, ma su scelte – dettate da un ribelle – non amorevoli, per questo possiamo affermare che lo spirito non è un essere divino. È fondamentale comprendere questo passo, in modo da poter riflettere in noi stessi e richiamare tutto ciò che non è amore e che ha messo radici in noi, per poi tornare alla nostra origine divina. Siamo qui sulla terra per evolverci, per unire all’anima, lo spirito e tornare alla nostra origine, al nostro modo naturale di essere, con le nostre azioni quotidiane.

L’Anima è Divina e funziona solo con l’Amore e lo spirito lavora con tutto ciò che non è amore. Il viaggio spirituale, la nostra evoluzione è rendere nullo lo spirito, in modo da poter diventare pieno di Anima, di Amore.

Ci sono, dunque, due fonti di energia da scegliere per vivere ed esprimere ciò che siamo: tutto ciò che è amore (anima) o, tutto ciò che non è amore (spirito). Pertanto è molto utile comprendere e sperimentare la differenza tra i due. Il primo passo è essere aperti alla possibilità che queste due energie esistano. Una volta consolidata, diventa sempre più semplice e la vita inizierà a cambiare.

Dobbiamo, innanzitutto, occuparci delle nostre ferite, perché un essere ferito non riuscirebbe ad accettare il grande Amore dell’Anima; inoltre, aggrapparsi alle proprie ferite è in verità un Giudizio. L’Anima, come il suo divino creatore, non giudica, quindi, non si può accettare la pienezza dell’Anima se la tieni fuori, aggrappato alle ferite. Ferite che peraltro provengono da altri e non vediamo come le scelte personali hanno portato quei dolori come un riflesso delle scelte stesse.

La parola Anima deriva dall’antica parola inglese sawol, sawel che significa anima, vita, essere, spirito. Sembra, inoltre, derivare da un concetto tedesco attraverso la parola greca psiche, che significa vita, spirito, respiro, coscienza, principio invisibile che anima. La parola psiche, a sua volta, deriva dal verbo raffreddare, soffiare, riferendosi così al respiro vitale, all’essenza e al principio stesso che dà vita e anima ogni essere vivente, in altre parole, la scintilla divina. Anche la parola latina anima si riferisce al respiro vitale che, in verità, ha origine dall’unico respiro a cui siamo tutti collegati, il respiro divino di Dio (o Creatore o Padre).

Queste tre parole spirito, psiche e anima si riferiscono tutte al principio o essenza vitale, che opera attraverso il corpo fisico. Questa essenza, la nostra essenza, è eterna, immutabile, sempre esistente e per la quale non esiste né nascita né morte.

Il fatto stesso che i termini anima e spirito appartengano entrambi nel loro contesto originale al “respiro vitale” di Dio, indica che la vera casa dello spirito è, ed è sempre stata, in unione con l’Anima (già ben prima di separarsi e perseguire l’individualità). Tuttavia, poiché ora viviamo principalmente attraverso la luce dello spirito in separazione con l’Anima, questi due termini non possono essere usati, come erroneamente alcuni fanno, come sinonimi.

La nostra anima ci spinge da sempre, coerentemente e amorevolmente a tornare verso l’amore che siamo. Nella nostra era, oggi più che mai, la Luce dell’Anima è semplicemente disponibile e accessibile per ognuno di noi, che desidera connettersi. Ma, affinché l’amore sia reintegrato come il nostro unico vero modo di vivere e vero corpo di luce, dobbiamo rinunciare al nostro ribelle spirito, ai nostri modi senza amore e accettare che l’esistenza finora fatta, in separazione con il Tutto, non funzioni.

Il percorso di ritorno alla nostra ANIMA è attraverso l’amore che siamo in grado di vivere all’interno dei nostri corpi, e l’uno con l’altro, e quindi l’ANIMA non è un corpo elevato, mistico, celeste a cui possiamo sfuggire per non sentire l’orrore del mondo. È un meraviglioso corpo di puro Amore, che in realtà, ci chiama a essere più presenti nei nostri corpi fisici e impegnati nella vita quotidiana, in un modo reale e pratico.

La nostra ANIMA è ciò che siamo e siamo Amore.

La Morte non esiste, è

 Intervista New York University 2017

Nel 2017 una ricercatrice della New York University mi intervistò, per la realizzazione di un documentario sulla Morte. Sono trascorsi circa due anni e alcuni concetti espressi si sono evoluti. I passi che compiamo ogni giorno ci conducono al centro di noi stessi, la vita è un continuo divenire, una continua trasformazione verso livelli più elevati di coscienza. Di pari passo la conoscenza e il sapere si evolvono, sostenuti e alimentati dai percorsi iniziatici (siano essi di natura spirituale, culturale, teosofico, rosa-crociano, massonico, etc.)  che lavorano silenziosamente dentro di noi. Così ho sentito il bisogno di parlare ancora a me stesso della Morte e, sono certo, che altre astrazioni – nel prossimo futuro – arricchiranno i miei dubbi, perché la Morte non esiste, ella o essa è.

La morte non esiste, è l’ingresso in una vita più piena. Tranne nei casi di morte violenta e improvvisa, che come una scarica elettrica emette un senso istantaneo di pericolo e distruzione, la morte è letteralmente un sonno e un oblio. Per taluni la morte è una continuazione del processo di vita con i propri interessi e tendenze, in cui la sua coscienza e il senso di consapevolezza sono gli stessi. Per gli egoisti, i criminali e quelle persone che vivono solo per gli aspetti materiali, esiste la condizione “vincolata alla terra“. I vizi, pregiudizi e tutti i loro desideri hanno forgiato con la terra un forte legame e cercano, disperatamente e con ogni mezzo possibile, di rientrare. In alcuni casi, un grande amore o la mancata realizzazione di un dovere, mantiene una condizione simile. Per altri è un ingresso immediato in una sfera di servizio e di espressione che riconosce come già vissuto. Nelle ore di sonno ha sviluppato un campo di servizio attivo e di apprendimento, ora lavora semplicemente in esso per tutte le ore, invece che per le sue solite poche ore di sonno.

La mente dell’uomo è così poco sviluppata che la paura dell’ignoto e l’attaccamento alla forma hanno portato a una situazione in cui, uno degli eventi più benefici nel ciclo di vita (non solo per un Figlio di Dio incarnato) è considerato come qualcosa da evitare e rimandare il più tardi possibile. La morte, se solo potessimo rendercene conto, è una delle nostre attività più praticate. Siamo morti molte volte e moriremo ancora e ancora. La morte è essenzialmente una questione di coscienza. Siamo consapevoli di un momento sul piano fisico e un attimo dopo ci siamo ritirati su un altro piano e siamo attivamente coscienti lì. Fino a quando la nostra coscienza sarà identificata con l’aspetto della forma, la morte ci riserverà il suo antico terrore. Solo quando saremo capaci di focalizzare la nostra coscienza e il senso di consapevolezza in qualsiasi forma, o piano non conosceremo più la morte.

Gli uomini tendono a dimenticare che ogni notte, nelle ore del sonno, si muore sul piano fisico e si vive altrove, su altri piani. Dimenticano che sanno già lasciare il corpo fisico con facilità, quando, ad esempio, perdono i sensi o svengono; purtroppo non si riesce a ricordare di esser svenuti e del successivo intervallo di vita attiva, non si riesce a mettere in relazione morte e sonno. Il processo del sonno quotidiano e il processo del morire ordinario sono identici, con l’unica differenza che nel sonno il filo magnetico o la corrente energetica lungo la quale la forza vitale scorre è intatta e costituisce la via del ritorno al corpo. Nella morte, questo filo conduttore è spezzato, quando ciò accade l’entità cosciente non può ritornare al corpo fisico denso e, quel corpo, privo del principio di coerenza, si disintegra.

I giovani dimenticano, e giustamente dimenticano, l’inevitabilità di quel definitivo distacco simbolico che chiamiamo Morte. Quando la vita ha fatto la sua parte e l’età ha preso il suo tributo l’uomo, stanco e stanco del mondo, non ha paura del processo di distacco e cerca di non aggrapparsi a ciò che prima era desiderato. Accoglie la morte rinunciando con naturalezza a ciò che prima aveva assorbito la sua attenzione. 

La coscienza umana comprende la morte con il dolore e l’associa alla perdita solo perché s’identifica con la forma e non con la coscienza dell’anima. Nel momento in cui l’uomo si riconoscerà con l’anima, e non con la sua forma, comprenderà la Legge del Sacrificio.  Naturalmente sceglierà di morire ma senza dolore e nessuna cognizione della morte intesa come fine di tutto.

L’intento è che l’uomo muoia, come ogni uomo deve morire su richiesta della propria anima. Quando l’uomo ha raggiunto uno stato superiore nell’evoluzione, con la deliberazione e la scelta del tempo, si ritirerà coscientemente dal suo corpo fisico. Rimarrà silente e vuota dell’anima, priva di luce, eppure sana e integra, si disintegrerà, sotto il processo naturale e i suoi atomi costituenti ritorneranno nell’unità d’attesa finché non saranno nuovamente richiesti per incarnarsi. Ancora una volta, sul lato soggettivo della vita, il processo si ripete, ma molti hanno già imparato a ritirarsi dal corpo astrale senza essere soggetti a quell’impatto nella nebbia, che è il modo simbolico di descrive la morte dell’uomo sul piano astrale, poi si ritira al livello mentale.

La morte è presente sul pianeta sin dalla stessa notte del tempo stesso, le forme sono venute e se ne sono andate, la morte ha sopraffatto piante e alberi, animali e le forme di esseri umani per incalcolabili anni. Eppure il nostro pianeta non è un ossario, come potrebbe benissimo essere di fronte a questo fatto, ma è ancora bella e intatta dall’uomo. I processi di morte e la dissoluzione delle forme, procede in ogni momento senza produrre contaminazione o deturpazione della superficie terrestre. I risultati della dissoluzione hanno un effetto magnifico, riflettete su questa magnifica attività e sulla bellezza del piano divino di morte e scomparsa.

Il ciclo in cui viviamo ora ha visto la più grande distruzione di forme umane nell’intera storia del nostro pianeta. Non c’è stata distruzione di esseri umani. Vorrei soffermarmi su questa asserzione. A causa di questa distruzione totale, l’umanità ha fatto un rapido avanzamento verso un atteggiamento più sereno in connessione con la morte. Questo non è ancora chiaro ma, tra qualche anno, il nuovo atteggiamento inizierà a essere segnato e la paura della morte comincerà a spegnersi. Il mondo sarà anche in gran parte dovuto all’aumentata sensibilità dell’apparato di risposta umana, che porterà a un rivolgimento interiore un nuovo orientamento della mente umana, con risultati imprevedibili.

La morte libera la vita individualizzata in un’esistenza meno angusta e confinata e, alla fine, quando il processo della morte è stato applicato nella vita dell’universalità, questo è un punto d’inesprimibile felicità. Il peccato dell’omicidio, in realtà, è basato sul fatto che interferisce con lo scopo dell’anima e non sull’uccisione di un particolare corpo fisico umano. La morte appare spesso così priva di scopo, questo perché l’intenzione dell’anima non è nota. Lo sviluppo del passato, attraverso il processo d’incarnazione, rimane una questione nascosta. Le antiche eredità e gli ambienti sono ignorati e il riconoscimento della voce dell’anima non è generalmente sviluppato. Queste sono le questioni, tuttavia, che sono sul vero e proprio limite del riconoscimento.

La morte per l’uomo pensante medio è un punto di crisi catastrofica. E’ la cessazione e la fine di tutto ciò che è stato amato, di ciò che è familiare e desiderabile. E’ un’entrata precipitosa nell’ignoto, nell’incertezza, e brusca conclusione di tutti i piani e progetti. Non importa quanta vera fede nei valori spirituali possa essere presente, non importa quanto sia chiara la razionalizzazione della mente possa essere un’immortalità annessa, non importa quanto siano conclusive le prove della persistenza e dell’eternità. Rimane ancora un interrogatorio, un riconoscimento della possibilità di completa finalità e negazione e fine di ogni attività, pensieri, emozioni, desideri, aspirazioni e intenzioni che si concentrano attorno al nucleo centrale dell’essere umano.

La morte è, di per sé, un’opera di risurrezione, dovremo imparare a considerare la morte come un atto di restituzione. Quando ci riusciremo, assumerà una nuova luce e diventerà parte integrante, riconosciuto e desiderato, di un processo di vita costante. Qual è, dunque, il compito principale dei gruppi di guarigione? è preparare gli esseri umani a considerare come aspetto riparatore la morte e, quindi, dare a quel nemico finora temuto dell’umanità, un significato nuovo e più felice. Se si lavorasse su queste linee di pensiero, i temi della morte si ripeterebbero costantemente con un nuovo atteggiamento nei confronti del morire.

I gruppi di guarigione devono prepararsi ad affrontare questa condizione fondamentale per tutti i viventi e una parte importante del loro lavoro sarà la spiegazione del principio della morte.  L’anima deve tornare da colui che l’ha data. Non come una restituzione forzata e temuta, che genera paura e porta ovunque uomini e donne a reclamare la guarigione fisica del corpo, enfatizzando il prolungamento dell’esistenza terrena come il fattore più importante nelle loro vite.

Questi atteggiamenti sbagliati devono finire. La morte diventerà un processo normale e comprensibile, normale come il processo di nascita, sebbene evochi meno dolore e paura.

Le parole: terra alla terra e polvere in polvere, così familiari nei rituali di sepoltura dell’Occidente, si riferiscono a questo atto di restituzione e connotano il ritorno degli elementi del corpo fisico al serbatoio originale della materia e, della sostanza della forma vitale per il serbatoio eterico generale.

Le parole: lo spirito ritornerà al Dio che l’ha dato, sono un riferimento distorto all’assorbimento dell’anima da parte dell’anima universale. I rituali ordinari, tuttavia, non riescono a enfatizzarlo è quell’anima individualizzata, in procinto di riassorbimento, che istituisce e ordina mediante un atto della volontà spirituale, quella restituzione.

L’arte del morire, è qualcosa che tutti gli uomini dovrebbero apprendere, sia se seriamente malati e sia se godono di buona salute, attraverso il pensiero corretto e la sana attesa. La riluttanza ad affrontarlo con comprensione, sono dovute all’enfasi che si pone sul corpo fisico e la facilità con cui s’identificano con esso, dettato anche sul senso iniziale di solitudine che si prova sulla perdita di un familiare.

Eppure la solitudine che si manifesta dopo la morte, quando l’uomo si ritrova senza un veicolo fisico, non è nulla rispetto alla solitudine della nascita. Alla nascita, l’anima si trova in un ambiente nuovo. Immersa in un corpo che è in un primo momento del tutto incompetente a prendersi cura di sé, o di stabilire un contatto intelligente con le condizioni circostanti per un lungo periodo di tempo. L’uomo entra in incarnazione senza alcun ricordo sull’identità o il significato. Questa solitudine scompare gradualmente man mano che fa i suoi contatti con la sua personalità. Scopre coloro che sono congeniali a lui e, alla fine, si raduna attorno a lui quelli che chiama i suoi amici. Dopo la morte non è così, perché l’uomo trova dall’altra parte del velo quelli che conosce e che sono stati collegati con lui nella vita del piano fisico e non è mai solo. E’, anche, consapevole di coloro che sono ancora nei corpi fisici. Può vederli, può sintonizzarsi sulle loro emozioni e sul loro pensiero, perché il cervello fisico, essendo non-esistente, non agisce più come deterrente. Se la gente sapesse, la nascita sarebbe l’esperienza che temerebbero e non la morte, poiché la nascita segreta l’anima nella vera prigione e la morte fisica è il primo passo verso la liberazione.

Felice vita

Francesco Garruba DK

Bibliografia: Trattato sulla magia bianca – Psicologia esoterica – Guarigione esoterica – Discepolato nella New Age

Se ascolto il mio silenzio, posso sentire il suo respiro, il battito del suo cuore.

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Tu, uomo, alla continua ricerca di demoni. Come se gli unici beni, da te riconosciuti, ricadono in ciò che è vile materia, su ciò che eterno non è, perché creato dalla proiezione volgare di un Dio minore. Ascolta, non trasmette ciò che è eterno. Tu, uomo effimero, nel tempo inesistente rovisti nella tua anima, per avvicinare il tuo pensiero all’Essenza prima. La mano dell’uomo è la tua forza creativa, la tua difesa al rumore mercanteggiante del silenzio. Apparente la parola traccia un solco indelebile sul cuore lussurioso. Il limite umano, uomo, è la poca concentrazione e il respiro d’amore esala. Noi siamo eterni, perché imbevuti dell’Essenza prima cui l’amore divino è linfa vitale. Nulla si avvolge e nulla si computa, come può il cerchio implodere in un punto infinito? il flusso inscena la vita in un applauso cadente d’amore, il circolo senza fine, tornado di luce, vortice d’amore infinito. Ecco l’essere inebriato di divino. Ecco l’essere che cade nella terra, nella materia per poi liberarsi?

Ho compreso maestro le tue parole. La forma dell’amore divino è indissolubile. Io consacrato all’amore divino caddi e risalii. E se questa mia caduta fosse sterile, non odo che parole avvinghiate alla mia vita e nel tempo sono abbandonato, smarrito.  Ma io so di essere uomo a immagine di Dio e volgerò il suo sguardo…

NESSUN UOMO RIVOLGA LO SGUARDO A DIO, NESSUN UOMO DORMA ALLA SUA VEGLIA. Sofferenza! E’ quello che potrai sentire questa notte, per tutte le notti, finché la Luce infinita veemente ondeggi. La vita è un balzare di emozioni sovrane, di respiri annegati nell’amore, che poi finite per ascoltare, adorni di speranze, con sospiri e lacrime. Vedi, uomo, si può amare nel silenzio, nelle tenebre della notte. Avete tanto da imparare, lo comprendiamo notte dopo notte. Non avete forza per contenere il grande arcano che è l’amore, ma avete volontà per amare la piccolezza di voi stessi. Uomo, non serve portare livore e odio. Occorre far nascere il desiderio del perdono. Solo così potrete ricevere l’amore divino. Non credere che tu sia figlio delle stelle, o di un Dio minore, tu sei ciò che nell’espressione della vita, è un atto di amore divino.  Fratello di amore divino, volgi una preghiera, medita. Il pensiero è la vibrazione umana della creazione. E’ la forza divina dell’uomo creatore, della sua stessa esistenza.

L’Essere divino esiste? non lo so più maestro. Ma se ascolto il mio silenzio, posso sentire il suo respiro, il battito del suo cuore, allora –  Maestro – comprendo che l’Essere divino esiste.

Quel satanasso di Lucifero nella gnosi.

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“Satana è anteriore, non solo al Dio d’Israello, ma a quanti altri Dei, possenti e temuti, lasciarono ricordo di sé nella storia degli uomini; egli non precipitò giù dal cielo, ma balzò fuori dagli abissi dell’anima umana, coevo a quegli oscuri iddii delle antichissime età di cui nemmeno una pietra ricorda i nomi, e a cui gli uomini sopravvissero, dimenticandoli.”

Arturo Graf “Il diavolo”.

1. Lucifero o Satana?
Nel Nuovo Testamento Lucifero è identificato con Satana e nel Targum (Bibbia Ebraica) con Samaele. Lucifero e Satana sono dunque due entità diverse? O Lucifero con la ribellione verso Dio, divenne Satana?
I vari testi sacri presentano versioni simili, ma i testi ebraici e quelli apocrifi, quando rievocano la ribellione di Samaele, offrono altre trasposizioni degne di nota.
Un buon numero di studiosi sostiene che il Serpente dell’Eden fosse Satana, ossia l’Arcangelo Samaele. Il sesto giorno della creazione, per un prorompente sentimento di gelosia, si ribellò all’ordine che Dio aveva dato alle creature dell’Eden, di venerare Adamo.
L’arcangelo Michele obbedì, ma Samaele si rifiutò di adorare un essere che considerava inferiore. Alle minacce di Michele, Samaele replicò: “Se Egli si adirerà, io mi farò un trono al di sopra delle stelle e mi proclamerò Dio”.
“Quis ut Deus?” Michele si scagliò contro di lui, imprigionandolo nelle viscere della terra dove, ancora oggi, continua a tramare contro il volere di Dio.

“Come mai cadesti dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora (hêlel ben sahar!). Come mai fosti abbattuto a terra, dominatore di popoli? Tu che pensavi in cuor tuo: Salirò in cielo, sopra le stelle di Dio innalzerò il mio trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, all’estremo limite del nord. Salirò sulle nubi più alte, rassomiglierò all’Altissimo! Ecco, ora sei stato precipitato nello sheol, nelle profondità dell’abisso”.

Nei miti ebraici Samaele assume una posizione ambigua poiché talvolta è decodificato come “Capo di tutti i demoni” e, a volte, “Il più grande principe del cielo” che regna sugli angeli. Satana, lo identifica sia con Helel, (Lucifero) e sia con Serpente, che nel giardino dell’Eden cospirò per la caduta di Adamo.

Diversi studi affermano che Satana non era Samaele, ma il principe delle tenebre che si era opposto al volere di Dio prima ancora che questi avesse ordinato: “Fiat Lux”.
Satana si ribellò a Dio perché voleva che l’Universo fosse creato dalle tenebre e non dalla luce. Dio lo punì assieme ai suoi angeli, rinchiudendoli in un carcere buio nelle viscere della terra, dove ancora languiscono con volti spettrali e sono tutt’ora riconosciuti come Custodi .
Questa versione rivela che la Tenebra sia esistita prima della creazione, non solo come assenza di luce, ma come entità positiva. Tutte le popolazioni del Medio Oriente e del Mediterraneo, lo pensavano; ad esempio i Greci credevano nella “Madre notte”, mentre gli Ebrei nel “Principe delle tenebre”.

Altre correnti di pensiero, sostengono che il passaggio da Satana a Lucifero sia avvenuto nel momento in cui il cristianesimo di distaccò dall’ebraismo. Questa tesi è suffragata da testi sacri e sembra trovare riscontri.
Nel Vecchio Testamento Satana è nominato raramente e nel Pentateuco è ignorato. Leggendo con attenzione la Genesi, sembrerebbe che il Serpente non è identificato con Satana. Quindi Satana, prende vita molto tempo dopo Adamo ed Eva. Le prime tracce si rinvengono nel Libro di Giobbe, che costituisce il ventiduesimo libro della Bibbia cristiana e che, con estrema probabilità, fu scritto agli inizi del V secolo a.C. In questo periodo, gli ebrei avevano già lasciato la Babilonia ed erano arrivati nell’area persiana.
Nelle culture mesopotamiche e persiane erano adorati dei molto simili a Satana. Probabilmente influenze mediorientali avranno influito in maniera corposa a realizzare il Principe dell’inferno. Difatti, è proprio nel Libro di Giobbe che Satana fa la sua comparsa: Giobbe è colpito da una serie di disgrazie, causate appunto da Satana, che vuole indurre il buon uomo a maledire Dio. Giobbe resiste e alla fine è premiato. Qui, è singolare che Satana, prima di tentare Giobbe, chieda il permesso a Dio e gli sarà concesso, anche se con dei limiti. In questo caso, Satana non è considerato come l’antitesi di Dio, ma come un vettore che causa il male, per mettere alla prova la tempra religiosa degli uomini. Sembra che operi in accordo con il Creatore. Una versione distante dal Satana della teologia cristiana.
Lo studioso Georges Minois, sostiene che questo cambiamento avvenne nel momento in cui il cristianesimo iniziò a camminare con i propri passi e a distinguersi dall’ebraismo. Inoltre, fa notare che Satana conquista la scena nel Nuovo Testamento in cui è nominato 188 volte.
Nonostante la teologia cristiana avesse rigettato i fatti narrati nei vangeli apocrifi, mantenne l’idea di Satana come ex angelo: “Tu, portatore di luce, figlio dell’aurora, perché sei caduto dal cielo?”. Il portatore di luce divenne così Lucifero, angelo ribelle cacciato da Dio.

Lucifero è un essere differente da Satana. Mentre Satana è una potenza più antica, che cerca di degradare l’uomo trascinandolo nella materialità e inducendolo a riconoscersi soltanto nella natura e negli aspetti più bassi della creazione, Lucifero sarebbe il Diavolo, colui che divide. Egli opera per risvegliare nell’uomo il suo libero arbitrio, conducendolo però in tal modo a esaltare la sua superbia e il suo egoismo.
Lucifero sarebbe il Tentatore per eccellenza, che agisce nell’interiorità dell’uomo per destarvi passioni malsane, mentre Satana lavorerebbe dall’esterno per vincolare l’umanità alla Terra, sovrintendendo allo sviluppo di mezzi mondani e tecnologici al fine di occultare le sue origini spirituali. Anche l’aspetto del diavolo è mutato nei tempi. Quello paleocristiano aveva, un bell’aspetto ed era più Lucifero che Satana. Nel tardo medioevo poi avvenne il cambiamento da essere lucente e bellissimo a bestia immonda, simile all’antico dio agreste Pan, che influì moltissimo a conferire l’aspetto bestiale e terrificante al diavolo.
Molti eventi successivi, tra cui non possiamo non menzionare il Concilio Lateranense IV, fecero diventare la storia di Satana-Lucifero come angelo caduto un dogma di fede (quasi) assoluto.
“(…) la credenza era ben radicata, e la Chiesa non mancò di darle favore, di accrescerle forza. La Chiesa si giovò di Satana, fece di lui uno strumento efficacissimo di politica, e quanto più poté gli crebbe credito, giacché ciò che gli uomini non facevano per amor di Dio, o per ispirito d’obbedienza, facevano per paura del diavolo. Satana fu offerto sotto tutti gli aspetti, fu dipinto e scolpito, alla sgomenta contemplazioni dei devoti; Satana venne in coda a ogni frase di predicatore, a ogni ammonizione di confessore; Satana diventò l’eroe di una leggenda senza fine, che ebbe riscontri ed esempii per tutti i casi della vita, per ogni azione, per ogni pensiero. Non poche Visioni del medio evo mostrano quale applicazione si sapesse fare del diavolo alla politica in genere: certo alla politica ecclesiastica il diavolo servì assai più della inquisizione e dei roghi, sebbene e quella e questi l’abbiano servita abbastanza. Sino dall’anno 811 Carlo Magno accusava in un suo capitolare i chierici di abusar del diavolo e dell’inferno per truffar denari e carpir possessioni.” Arturo Graf, “Il Diavolo”.

Accanto alla tradizione teologica e letteraria, su Lucifero si sviluppò una corrente gnostica che tentò una nuova e diversa interpretazione della figura luciferina in chiave salvifica e liberatrice per l’uomo dalla tirannia del Dio Creatore. Anche studiosi ebraici, lo identificano con il Cosmocreatore o Demiurgo-gnostico e, sotto quest’aspetto, è intrigante la similitudine con il cosmocreatore greco Ofione che era un serpente.
Secondo questa dottrina gnostica, che ha radici tanto nel Marcionismo quanto nel Manicheismo , il serpente Lucifero – descritto nella Genesi – sarebbe l’entità che ha indotto l’uomo alla conoscenza, la scientia boni et mali, e dunque all’elevazione dell’uomo a divinità, pur contro la volontà del Dio supremo che avrebbe voluto, invece, mantenere l’uomo suddito e schiavo, quale essere inferiore.
Nella tradizione gnostica Lucifero non è identificato nel diavolo cristiano. Lucifero è il Dio della luce, il portatore di saggezza e conoscenza. Il luciferismo, a volte erroneamente chiamato satanismo-gnostico, è un modo di usare l’oscurità per ascendere verso la luce.
Lucifero è l’immagine del vero Dio che è stato imprigionato nella materia per renderla perfetta. È la Stella del mattino, l’ultima stella a essere visibile prima dell’alba. Non è propriamente una stella, ma il pianeta Venere. Satana è un altro nome talvolta attribuito al Demiurgo e agli Arconti, divinità inferiori che creano le regole.
Per comprendere il luciferismo-gnostico occorre capire il dualismo gnostico. Concisamente, il principio di dualismo si fonda su una considerazione di base: se tutto è Uno, non può esistere una parte senza il suo opposto. La luce esiste proprio in relazione al suo opposto, il buio. E così bene e male, maschile e femminile e tutte le coppie di opposti.
Ci sono elementi comuni a molte religioni e scuole iniziatiche: l’idea che la sofferenza dell’uomo deriva dal suo senso di divisione da Dio, che è tutto, eterno, immutabile e divino; che l’essere umano lotta per superare la divisione e ritornare a Dio.

2. Satanismo-gnostico
Il satanismo-gnostico è una corrente di pensiero che attinge le proprie fonti da insegnamenti pitagorici, cabalistici, gnostici ed ermetici. Asserisce che Il soprannaturale è intelligibile poiché regolato da leggi scientifiche e che nulla può esistere senza subordinarsi a leggi fisiche e razionali; anche il Creato è regolato e agisce in funzione di tali leggi e che la natura della divinità non le può ignorare, perché già insite in sé.
La creazione ripercorre la teoria del Big-Bang. Tutto è stato creato da un’entità primaria il Caos, la cui esistenza fu già ipotizzata dagli antichi filosofi greci.
Il Caos, una sorta di motore immobile simile a quello aristotelico, rendendosi conto che rimanere chiuso in un perfetto e costante immobilismo, onnisciente e onnipotente, non lo avrebbe portato che ad auto-estinguersi e morire. La soluzione, quindi, era quella di spezzare questo stato di perfezione con la costituzione di un nuovo ordine delle cose. Creare un nuovo tipo di esistenza avrebbe generato una marea di cose nuove, da studiare e comprendere. Il processo di studio e cognizione avrebbe dato un motivo per vivere a una mente che, fino a quel momento, era immobile e fine a se stesso.
Il Caos, per evitare di guardare tutte queste cose nuove dal suo e solo punto di vista, popolò i vari piani esistenziali di sue emanazioni, ognuna dotata di una propria mente, autonomia e peculiarità. Il modo in cui creò tutto questo è, scientificamente provato con lo studio delle leggi che governano l’universo. Se l’universo segue delle leggi determinate, ed è stato creato dal Caos, allora è logico che sia stato creato secondo le leggi che stabiliscono l’esistenza stessa del Caos. Allo stesso modo, tutti i vari piani di esistenza e i loro abitanti devono seguire le medesime leggi, ciò rende perfettamente logica la loro esistenza e il soprannaturale è, semplicemente, l’emanazione a livelli diversi di qualcosa di normale e naturale.
In pratica il soprannaturale appartiene a piani di esistenza diversi dal nostro, ma è generato secondo leggi scientifiche uguali a quelle che regolano il nostro. Tutte le entità che popolano questi piani esistenziali, hanno il dovere di impegnarsi in un compito ben preciso: studiare, comprendere ed evolversi, per risalire lungo tutti i piani esistenziali, dai più bassi fino ai più elevati, fino a diventare delle vere e proprie divinità.
Queste emanazioni, sono la nostra vera essenza, denominate in diversi modi, scintilla divina, anima e spirito, da svariati pensieri filosofici e religioni. Qui arriviamo alla definizione di satanismo-gnostico. Il termine gnosi significa conoscenza. Conoscenza intesa nel senso più- letterale: cioè, come già detto, studio, comprensione, scoperta delle più diverse cose, finalizzata al raggiungimento di uno stato d’illuminazione superiore. Questo stato non è inteso come qualche strana condizione mistica, ma come l’arrivo, per ognuno di noi, alla sua innata natura di divinità. Questo concetto è alla base dello gnosticismo.
Un gruppo di entità eoniche, molto potenti ma limitate sotto certi aspetti, si rese conto del potenziale che avevano altri eoni ritenuti inferiori. Il Despota (Dio biblico) divenne il capo di questo gruppo e, con l’aiuto di una corte di angeli guerrieri, impose una dittatura draconiana su tutti i piani esistenziali, Intrappolò, in uno stato di perenne ignoranza, le entità inferiori, che non avevano più conoscenza e comprensione di sé, del proprio potenziale e delle leggi che regolavano il creato. Rendendoli incapaci, così, di evolversi privi della libertà e del libero arbitrio.
Una creatura eonica Satana, esattamente pari al Despota, come potenza e rango, si rese conto di essere completamente soggetto alla volontà e all’arbitrio dell’oppressore, assieme ai suoi simili e, nei confronti degli inferiori nutrì un profondo senso d’ingiustizia. Radunò un’armata potente e ben composta con altri suoi pari, le cosiddette Schiere degli angeli caduti e mosse guerra al Despota. Non riuscì a sconfiggerlo, ma l’indebolì, rendendolo incapace di incatenare quanti gli si erano rivoltati contro. In seguito, Satana e i suoi demoni – così come sono solitamente chiamati – conquistarono e si stabilirono in un piano esistenziale, questa è la famosa Caduta.
Questa guerra, secondo la visione gnostica, non si dipanò su un solo piano esistenziale, ma su diversi altri. Ad esempio l’episodio narrato nella Genesi di Eva e del serpente, da diverse fonti, è visto come il dono di Satana alle creature inferiori del libero arbitrio e della capacità di conoscere. Non è un atto di buonismo ma è una strategia: liberare altre entità dalla dittatura del Despota, per creare un altro bacino di potenziali alleati e reclute per la sua armata. Vivere in modo autonomo e libero, aiuta a indebolire l’influenza e il potere del Despota su ogni creatura, fino alla demolizione completa di ogni forma di asservimento.
Il presupposto fondamentale è che Satana ha bisogno, per prevalere sul Despota, di quante più creature possibili, per la battaglia finale – peraltro già riconosciuta da diverse religioni e scuole iniziatiche – tra le due fazioni genericamente indicate come bene e male.
Riassumendo il Despota ha scelto la strada dell’asservimento di ogni creatura al suo volere, Satana ha deciso di liberare quante più creature possibili, dando a loro il libero arbitrio e la capacità di vivere in modo autonomo, evolversi e risalire al loro già insito stadio divino.
Il libero arbitrio, quindi non è altro che uno strumento a disposizione del singolo, che non sta beneficiando di un dono, ma si sta staccando dall’asservimento al Despota.
Ma per chi e per cosa dovremmo combattere?
Non per un bene superiore, o per un padre amorevole verso cui si debba avere sentimenti di gratitudine, neanche verso Satana, che è semplicemente un reclutatore, ma unicamente per sé, per il proprio bene e tornaconto.
Secondo Dean Joseph Martin , fondatore del satanismo-gnostico, solo con l’esercizio del libero arbitrio e lo studio, l’uomo potrà evolversi oppure autodistruggersi, in totale libertà e responsabilità.
In definitiva, diventa indispensabile per l’uomo studiare, comprendere, ottenere il massimo da tutte le esperienze spirituali e materiali ed evolversi, per tornare a essere il dio in potenza che già è dentro di sé.
Altro importante punto analizzato da Martin fu quello concernente il rapporto tra l’uomo e la società. In sostanza il concetto è di applicare sul piano terreno ciò che Satana fece, muovendo guerra al Despota: svincolarsi da un’autorità sfruttatrice e dittatoriale, iniziando a vivere in modo libero, autonomo e responsabile, senza ledere la libertà altrui o violare le leggi del proprio Paese.
I Cinque paradossi, regole statuarie e dogmatiche del satanismo gnostico, sono intesi come il modo migliore per arrivare a raggiungere questo risultato, insieme alla costante ricerca della Conoscenza:
1. La Conoscenza deriva dall’ignoranza.
2. La Libertà deriva dalla disciplina.
3. La Giustizia deriva dalla ribellione.
4. La Verità deriva dalle bugie.
5. Il Libero Arbitrio deriva dalla fede cieca.

3. La Teoria di Charles Darwin
La teoria dell’evoluzione si sviluppò in seguito alla pubblicazione, nel novembre del 1859, del libro di Charles Darwin: “Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita”. Come indica il titolo, inizialmente la teoria dell’evoluzione delle specie si basava sulla selezione naturale. In seguito la comunità scientifica si rese conto che la selezione naturale non poteva formare nuove specie, quindi si aggiunsero al processo le mutazioni genetiche.
Fu l’inizio del neo-darwinismo.
Negli anni successivi alla pubblicazione del libro di Darwin, accaddero vari fatti importanti che influenzarono il punto di vista filosofico, sociale e politico dei futuri anni.
• Nel 1867 Karl Marx, fervente evoluzionista e ammiratore di Darwin, pubblicò la sua opera principale, Il Capitale.
• 1872 fu pubblicato “Le morali e i dogmi dell’antico e accettato rito scozzese della libera muratoria”, dell’americano Albert Pike, l’opera principale della Massoneria, che influenzò l’esoterica H.P. Blavatsky e tutto il pensiero relativista del XX secolo.
• 1875 fu fondata a New York la Società Teosofica. I principali soci fondatori furono: Helena Petrovna Blavatsky, Herny Steel Olcott e William Quan Judge. La teosofia fu una specie di credenza gnostica, secondo la quale tutte le religioni avrebbero un fondo di verità perché tutte predicano l’amore e la pace. H.P. Blavatsky (1831-1891), sostenne che il Cristianesimo sarebbe stato un ostacolo per il raggiungimento della verità e diffuse concetti gnostici come l’auto-salvazione, l’auto-deificazione e la reincarnazione.
• 1879 Herbert Spencer divulgò la filosofia del darwinismo sociale, secondo la quale la lotta per la vita sarebbe alla base non solo del regno animale, ma anche delle società umane.

Con Spencer, l’uomo era pertanto degradato ad animale sviluppato. In pratica il concetto evoluzionista della sopravvivenza del più adatto iniziò ad applicarsi non solo al regno animale, ma anche all’uomo. In quest’ottica non esistono il bene e il male, e quindi non esiste il peccato.
Secondo questa filosofia tutto il progresso umano è stato raggiunto in seguito alla sopraffazione dei più deboli. I più forti e meglio adattati hanno prevalso e hanno potuto scoprire nuove e più efficienti tecnologie. Lentamente il concetto di evoluzione è stato ampliato a ogni campo di studio.

4. Luciferismo
Mentre la teoria dell’evoluzione veniva resa popolare, erano diffuse con essa molte varianti del culto di Lucifero.
Il culto di Lucifero rappresenta una radicale rivalutazione dell’eterno avversario dell’umanità: Satana. E’ l’ultima inversione del bene e del male. La formula di questa inversione è riflessa nel paradigma del mito gnostico dell’Ipostasi .
All’opposto della versione originale del mito biblico, il resoconto gnostico rappresenta una rilettura della storia ebraica della tentazione del primo uomo, il desiderio del semplice uomo di essere come Dio attingendo dall’albero della conoscenza del bene e del male.

Nella Ipostasi degli Arconti , un documento gnostico egiziano, leggiamo come la storia tradizionale della disobbedienza dell’uomo nei confronti di Dio è reinterpretata come il conflitto universale tra la conoscenza, Gnosis e le forze oscure, Exousia del mondo che trattengono l’anima umana nell’ignoranza.
L’Ipostasi descrive l’uomo come figlio della Sophia, la saggezza eterna, creato secondo il modello dell’Aion, il regno immortale dell’eternità.
Non sono né Dio e neanche la Sophia i creatori dell’uomo, bensì gli Arconti, forze demoniache, che a causa della loro debolezza intrappolano l’uomo nel corpo materiale e lo allontanano dalle sue origini divine.
Essi collocano l’uomo nel paradiso e gli proibiscono di mangiare dall’albero della conoscenza. Il divieto non è come un comandamento, ma come una precauzione maligna messa in atto dagli spiriti inferiori contro il rischio che Adamo entri in comunicazione con l’autentico Dio e disponga così della vera gnosi.
Secondo questa versione, Adamo è continuamente contattato dal vero Dio affinché ricongiunga l’umanità con l’autentica Gnosi. Gli arconti intervengono e creano Eva per distrarre Adamo dalla ricerca della Gnosi. L’Eva gnostica è una sorte di agente segreto mandato da Dio, affinché spinga Adamo ad avere contezza della conoscenza della verità, che gli viene nascosta. Gli arconti tramano per sabotare questo tentativo, facilitando i rapporti sessuali tra Eva e Adamo, un atto teso a corrompere la natura spirituale della donna.
In questo frangente, l’Ipostasi reintroduce un antagonista familiare all’originale racconto biblico: ma ora il principio della saggezza femminile riappare sotto la forma del serpente, chiamato l’Istruttore, che suggerisce alla coppia mortale di disobbedire al divieto degli arconti e di mangiare dall’albero della conoscenza.
In questo nuovo contesto il serpente non è più Satana, ma è invece un incognito salvatore. Nello stesso tempo, il ruolo di Dio come benevolo Padre è ribaltato: Il Dio della Genesi, che ammonisce Adamo ed Eva dopo la loro trasgressione, è diminuito in questa narrazione, presentato come un Arconte arrogante, che si oppone al volere dell’autentico Padre celeste. Anche l’incarnazione di Dio è egualmente sminuita: Gesù Cristo è ridotto a un adepto gnostico. Secondo la mitologia gnostica, Gesù è solo un tipo dell’uomo perfetto. Il vero messia deve ancora giungere. Allo stesso modo, il serpente è solo un precursore del messia. Egli ha solo il compito di iniziare l’umanità alla Gnosi.

L’Ipostasi fornisce il modello per tutte le mitologie di stampo Luciferiano, riduce Jehova a un tiranno opprimente. Egli diviene l’arconte dell’arroganza, l’incarnazione dell’ignoranza e della superstizione religiosa.
Satana, che conserva il suo titolo celeste di Lucifero, è il liberatore dell’umanità.

5. Culto di Lucifero: virilità cognitiva dell’uomo
La Massoneria, detentrice dell’antica tradizione esoterica che origina nelle religioni misteriche, ricontestualizza Lucifero in un modo simile. In Moral and Dogmas, Albert Pike, massone del 33° grado, candidamente esalta l’angelo caduto:
“Lucifero, il portatore di Luce! Nome strano e misterioso da dare allo Spirito dell’Oscurità! Lucifero, il Figlio del mattino! E’ lui che porta la luce, e con i suoi splendori intollerabili acceca le anime deboli, sensuali ed egoiste? Non ne dubitare! Egli rende l’uomo consapevole della sua innata parte divina e promette di liberare il dio dentro di noi”.
Questo tema dell’Apoteosi avvicina lo Gnosticismo alle antiche religioni pagane misteriche. Inoltre, queste assicuravano l’immortalità attraverso l’incontro diretto con la divinità, oppure sottoponendosi all’Apoteosi, una trasfigurazione dell’umano in divino.
Come alcune versioni del satanismo, il culto di Lucifero non raffigura il diavolo come un’entità letterale metafisica. Lucifero simboleggia i poteri cognitivi dell’uomo. Egli è l’incarnazione della scienza e della ragione. La convinzione centrale del culto di Lucifero è che queste due forze toglieranno Dio dal trono ed eleveranno l’uomo al livello divino.
I primi esponenti di questo credo esaltarono l’arrivo della teoria dell’evoluzione. Era la scienza che si edificava sul martirio di Prometeo e sulla nuova religione secolare della dittatura scientifica. Il compimento dell’evoluzione porta l’uomo a diventare un essere simile a Dio e a unificare la sua coscienza con l’Onnisciente.
Durante l’Illuminismo, il culto di Lucifero fu disseminato al livello popolare come umanesimo secolare . Tutti i principali precetti del culto di Lucifero sono inclusi nell’umanesimo secolare. Questo fatto è reso evidente dal rifiuto filosofico della moralità teistica e dall’innalzamento dell’uomo come sua unica e assoluta autorità morale.
Il culto di Lucifero non ha testi sacri, il Manifesto Umanista I e II delineano in modo sintetico la sua dottrina centrale. L’Umanesimo non è una novità, è la seconda fede dell’uomo per antichità. Le sue promesse furono sussurrate nei primi giorni della creazione sotto l’Albero della conoscenza del Bene e del Male: Voi sarete come dei.
Seguendo il revisionismo della tradizione biblica del mito gnostico della Ipostasi, il Transumanesimo inverte i ruoli di Dio e di Satana, raffigurando Lucifero come un eroico ribelle contro un Dio tirannico.
Dio scacciò Lucifero dal paradiso perché lo metteva in dubbio e seminava dissenso tra gli angeli. Dobbiamo ricordare che questa storia è raccontata dal punto di vista dei deisti e non da quello dei luciferiani. La verità potrebbe essere che semplicemente Lucifero si allontanò dal paradiso perché Dio lo voleva punire e portarlo sotto il suo potere. Probabilmente quello che accade è che Lucifero cominciò a odiare il regno di Dio, il suo sadismo, la sua sete di schiavitù e obbedienza, la sua rabbia psicotica verso ogni forma di libero pensiero e comportamento.
Lucifero capì che sotto il controllo di Dio non avrebbe mai pensato a sé e non avrebbe mai agito secondo il suo pensiero libero. Quindi lasciò il paradiso, questo terrificante piano-spirituale governato dal sadico cosmico Jehovah e fu accompagnato da alcuni angeli che ebbero coraggio a sufficienza da mettere in dubbio l’autorità di Dio e la sua prospettiva di valori. Lucifero è l’incarnazione della ragione, dell’intelligenza, del pensiero critico. Egli si erge dinnanzi al dogma di Dio e tutti gli altri dogmi. Egli si sostiene l’esplorazione di nuove idee e di nuove prospettive nella ricerca della verità. Lucifero è altrettanto considerato un santo patrono da alcuni transumanisti.
Il culto di Lucifero è il prodotto dell’ingegneria religiosa, qualsiasi forma assuma nel corso degli anni, il suo obiettivo rimane sempre lo stesso: Apoteosi.

6. Saremo come Dei? Il massone Albert Pike scriveva nel suo libro Morals and dogma:
L’immagine di Lucifero come principio positivo, nonché il suo accostamento alla figura di Prometeo saranno dei motivi ripresi da una lunghissima tradizione gnostica e filosofica che nella storia ha trovato echi nell’Illuminismo, nella Massoneria, nel Rosa-crocianesimo, nel Romanticismo di Byron, di Shelley, di Baudelaire e persino di Blake[43]. Tra gli autori italiani è interessante ricordare l’Inno a Satana del Carducci e il poema Lucifero di Mario Rapisardi.
In tempi più recenti si ritrovano richiami a Lucifero nella teosofia di Madame Blavatsky e nella sua contemporanea derivazione New Age inaugurata da Alice Bailey; in ultimo certo si può aggiungere a tale lista anche il cosiddetto Transumanesimo, nonché alcuni dei movimenti neopagani radunati sotto al nome di Wicca.

Nel Dizionario Esoterico Rosacrociano alla voce Lucifero è riportato: “Fu Lucifero che aprì gli occhi all’uomo creato da Jehovah, divenendo perciò suo avversario, con il conferirci, benché ad un elevato prezzo, l’immortalità spirituale, per la quale non eravamo ancora preparati. Rese possibile lo sviluppo nella nostra coscienza di un’attività libera, incorporando però nello stesso tempo la possibilità dell’errore, del male interiore originato dalle passioni. Lucifero è inoltre una figura di primissima importanza nell’evoluzione dell’umanità, poiché insegnò all’uomo la conoscenza del bene e del male, aprendo per la stirpe umana sentieri che le erano vietati”.

Ecco quindi che il diavolo, la personificazione delle tendenze disgreganti, è letteralmente colui che separa – da dia-balo divido – ovvero colui che ha il compito di rescindere i legami tra gli esseri umani e gli stati di esistenza superiori, ancorando l’umanità̀ alla sua mera componente corporale, immanente.
Quando questi legami sono stati distrutti, l’essere umano irrimediabilmente dirige le sue aspirazioni spirituali su se stesso, e in seguito verso realtà̀ inferiori dell’esistenza, quelle realtà̀ propriamente psichiche e demoniache.
Non sorprende quindi che i satanisti che affermano di non riconoscere alcun dio, e che di conseguenza considerano Satana come un mero simbolo senza alcuna essenza trascendentale, si soffermino sul fatto che la loro è solamente un’ideologia di glorificazione dell’essere umano, un percorso atto alla deificazione del sé, alla ricerca delle proprie recondite potenzialità̀, prescindendo da ogni concezione morale e andando di là dei concetti di bene e male.
Sarete come dei, disse a Eva ed è chiaro che il peccato è lo stesso che Prometeo fece compiere alla giovane umanità̀ del mito greco, ossia quello di raggiungere la condizione della divinità̀ per mezzo dell’inganno, e non attraverso un lungo percorso di ricerca e perfezionamento spirituale.
“Lucifero è l’incarnazione della ragione, dell’intelligenza, del pensiero critico. Egli si erge dinanzi al dogma di Dio e a tutti gli altri dogmi. Egli sostiene l’esplorazione di nuove idee e di nuove prospettive nella ricerca della verità.” Albert Pike.

Drakonero
Fonti:

Bibbia Sacra, Monsignor Antonio Martini. Prima Edizione, Londra 1828
Arturo Graf “Il diavolo” I ediz. 1889
Fundamentals of survival for Gnostic PSO, Dean Joseph Martin
Evolution handbook, Vence Ferrell.
Satana e Lucifero: due entità distinte e differentemente ribelli, Ottavio Bosco
Luciferianism: The Religion of Apotheosis, Phillip D. Collins
Tra Cielo e Terra, Carlo Brevi
Dictionnaire Infernal, J.A.S. Collin de Plancy, Parigi 1818
I mille volti del Diavolo, Focus Storia n° 72, Ottobre 2012
I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988
Inchiesta sul demonio, Marco Tosatti, Gabriele Amorth, Piemme Edizioni, 2012
Manuale di demonologia (ed. non commerciale), Simone Iuliano, Edizioni Youcanprint, 2012
http://www.treccani.it
http://it.wikipedia.org
http://www.drakonero.com
altri siti on-line on source

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Io sono tutto e nulla

Chi sono, da dove vengo e dove vado?  Se avessi una fede avrei le risposte, ma sono un apostata, ateo, templare, massone, martinista, satanista, agnostico, spiritualista, medium e altro ancora. Contraddizioni? No.
Io sono tutto e nulla.

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Ascolto

 

cropped-cropped-fiamma-viola1Luce e calore energia divina d’amore non è non c’è è essere è l’ascolto ascolto non è manifestazione a dire la mia presenza essa è nel tuo cuore anima i pensieri mi ritroverai essa è la luce che illumina e riscalda l’aminica è coscienza divina ascoltare pensieri che restano catturati dal te supremo ed esso parlò nel silenzio e rispose alle domande dei saggi esso non poté fare a meno di ascoltare la sua luce e loderà una nenia che la madre disse a se stessa lascia dunque questo calice ed esso sorrise e andò via dove andare ma esso non poté rispondere questioni di anime divine esso è cuore limpido e si distrusse apri dunque le tue mani conoscerai la verità ascolterai le parole ma nulla potrai ricordare o dire esso tu potrai quando tornerai luce divina conoscenza conoscerai ma ora la tua missione è condurre illuminare e nulla ti verrà detto tutto dovrai ricordare.

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Antonietta

politica 579   galattica

Il mondo è una sfera di luce infinita che brilla senza mai esaurirsi dell’amore divino la forza che la sostiene è l’amore esso è il collante di tutto ciò che dio ha creato non puoi vedere ciò che io vedo ma vedrai e ricorderai le anime si muovono in circolo come pianeti nell’oscurità dei loro peccati sentono la malvagità della loro anima grigi neri tetri poi lasceranno la loro disperazione per diradarsi e raggiungere la luce io sono qui in questa cupola di energia luce e fuoco io vivo del suo respiro d’amore di vita e verità amare con gioia spogliarsi della materia è un liberarsi di gioia io Antonietta nella tua vita io energia e luce divina ora per sempre nell’amore del cuore porta messaggio a Ge (…) digli che li amo e gli sono sempre vicino e a Gi (…) di farsi forza quando finirà porterà a papà un bacio d’amore ai loro figli.

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Anuk

reincarnazione-uscire-dal-sistema

Noi siamo esseri di vite precedenti noi abbiamo una speranza per l’uomo che voglia crescere comprendere che la vita è opera è di dio noi esseri vaghiamo nell’universo esistono universi paralleli e connessi la vita è un passaggio dove la morte non è che la vita lascia andare tutto ciò che più affligge è solo perché la vita ci dà la possibilità di evocare dio creatore luce e verità assoluta la vita è riflesso di luce come la candela illumina i pensieri ferma così la luce illumina i tuoi passi l’uomo non può soffrire senza luce nel cuore perché egli è l’immagine incondizionata di dio il freddo delle tenebre avvolge il mio corpo privo di vita immobile aspetta aspetta aspetta abbiamo mille respiri mille anime per crescere verso dio esso è io.

® Riproduzione consentita con citazione della fonte.

Chiave d’oro

Io sono una scintilla che muta nella continua ricerca della luce divina la verità è ciò che tu uomo costruisci dentro di te nella ricerca della scintilla seguire un maestro per seguire sue impronte può farti vedere quale sia la soglia della tua via imparare i suoi modi può farti comprendere la sua esperienza in vita terrena ritrova le tue parole fratello hai imprigionato la tua essenza la tua scintilla demoni ti incatenano nella dualità umana non svelare la via di un uomo non è forza divina ogni anima ha tracciato suo percorso accetta e scopri la causa che opera fa si che l’uomo sia maestro assimila e trasmetti ai figli loro ti hanno scelto maestro fratello scopri e indica la via ai tuoi figli questa è forza nelle tue mani ripongo la chiave d’oro che muove ogni cosa che schiude ogni maestro a se stesso

® Riproduzione consentita con citazione della fonte.

 

A--CHIAVE-D-ORO

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