La performance sui social media, la sindrome dell’impostore.

Se la teatralità è l’espressione illusoria della realtà, i social diventano vetrine di un palcoscenico da riempire

L’obiettivo principale sui social media non è la comunicazione autentica, ma l’auto-rappresentazione orientata alla percezione esterna.

Sugli account social, l’individuo costruisce e mette in scena una versione idealizzata, selezionata e spesso distorta di se stesso, concentrandosi sull’apparenza più che sull’essenza. Questo è l’analogo della maschera o del personaggio teatrale.

Come un attore cerca l’applauso, l’utente social cerca il like, il commento o la condivisione, che fungono da conferma e validazione della performance illusoria che ha messo in atto.

Mentre la teatralità antica era un evento limitato nel tempo e nello spazio, la teatralità sui social media è costante e pervasiva, trasformando la vita quotidiana in una serie ininterrotta di performance.

Se la teatralità è l’espressione illusoria della realtà (il mezzo artistico per trattare il reale), allora i social media sono lo strumento contemporaneo che ha democratizzato (o banalizzato) questa forma espressiva, rendendola accessibile a tutti per esprimere la propria “illusione” personale (l’Apparire).

In questo senso, il teatro come arte e i social come fenomeno di massa condividono la struttura della messa in scena e dell’illusione, ma con finalità e impatti molto diversi sulla percezione della realtà e dell’identità.

L’analisi dell’impatto psicologico della performance sui social media è fondamentale per comprendere la società digitale moderna. “I social sono la voce di chi vive nell’apparire” si traduce in un vero e proprio fenomeno di curating dell’identità, che ha conseguenze significative sul benessere mentale.

Ecco i principali impatti negativi di questa costante “performance” online:

  • La Dipendenza da Validazione Esterna (I “Like” come Ricompensa)

I social media sono progettati per attivare il sistema di ricompensa del cervello, in particolare con il rilascio di dopamina (ricompensa immediata).

L’autostima di molti utenti rischia di diventare totalmente dipendente dai like, dai commenti e dal numero di follower. Quando il valore personale è misurato in base a questi indicatori esterni, diventa instabile e vulnerabile. Un post con pochi like può scatenare profonda insicurezza o ansia.

La ricerca costante di approvazione alimenta il bisogno di creare contenuti sempre più “perfetti” o estremi per generare la ricompensa desiderata, trasformando l’uso della piattaforma in una potenziale dipendenza comportamentale.

  • Conflitto tra Sé Reale e Sé Ideale (La Discrepanza)

La performance online porta alla creazione di un “Sé Digitale” (spesso potenziato, filtrato e curato) che si scontra con il “Sé Reale”.

Quando la versione online appare più brillante e realizzata rispetto alla vita reale, emerge un costante senso di inadeguatezza o la sensazione di non essere “mai abbastanza”.

L’individuo teme di non riuscire a mantenere la propria immagine idealizzata nelle interazioni offline. Questo può portare a un aumento dell’ansia sociale, dove ci si sente costantemente sotto esame (come un attore che teme di dimenticare le battute).

Nei casi più estremi, si rischia di perdere il contatto con la propria autenticità. Se la versione digitale prende il sopravvento, può diventare difficile riconoscersi al di fuori dello spazio virtuale, compromettendo la costruzione di un’identità solida e coerente.

  • La Patologia del Confronto Sociale

La “vetrina” dei social espone continuamente gli utenti alla vita apparentemente perfetta degli altri.

Questo confronto, spesso basato su informazioni incomplete o filtrate, induce l’utente a percepirsi negativamente, sminuendo la propria autostima e favorendo l’insorgenza di sintomi depressivi o ansiosi.

La paura di essere esclusi dagli eventi o dalle esperienze “in mostra” sui social crea una compulsione a rimanere continuamente connessi, interferendo con la concentrazione e le attività quotidiane.

  • L’Aggravamento dei Tratti Narcisistici

L’ambiente social può agire da catalizzatore per lo sviluppo o l’aggravamento di tratti narcisistici di personalità.

I social offrono un luogo perfetto per esibire la propria grandezza e realizzare fantasie di onnipotenza, attraverso la pubblicazione massiccia di selfie e contenuti che richiedono ammirazione.

L’assenza di una censura sociale “diretta” (tipica delle interazioni faccia a faccia) permette uno sfogo maggiore di questi caratteri. Alcuni studi hanno rilevato che un uso problematico dei social legato ai post visivi può incrementare i tratti narcisistici nel tempo.

Vediamo alcune strategie chiave per ridurre lo stress da performance e favorire l’autenticità online.

Riconoscere e Separare il “Sé Digitale” dal “Sé Reale”

La prima strategia è di natura cognitiva: prendere consapevolezza della differenza tra l’identità curata sui social e la realtà.

Interrogarsi attivamente sul motivo per cui si pubblica. Chiedersi: “Sto postando per me stesso o per l’approvazione altrui? Questo contenuto è autentico o è una ‘performance’?”

Capire che i profili altrui sono anch’essi delle performance attentamente costruite e non rappresentano la totalità della loro vita.

Sviluppare fonti di autostima interne (risultati personali, relazioni reali, valori) che non dipendano dal feedback esterno online.

Impostare Limiti Rigidi e Detox Digitale

Ridurre il tempo trascorso sulle piattaforme limita le opportunità di confronto e l’ansia da prestazione.

Usare strumenti per monitorare e limitare il tempo di utilizzo (es. un massimo di 30-60 minuti al giorno).

Stabilire momenti e luoghi no-phone (come durante i pasti, in camera da letto, o prima di dormire).

Intraprendere “detox digitali” brevi e regolari (un giorno a settimana o un fine settimana al mese) per ricalibrare l’attenzione sul mondo fisico.

Coltivare l’Autenticità (Opposto della Performance)

L’obiettivo è cambiare la natura dei contenuti condivisi, passando dalla ricerca della perfezione alla condivisione della realtà.

Pubblicare non solo i successi, ma anche le sfide o gli aspetti meno “glamour” della vita (quando appropriato), normalizzando la vulnerabilità.

Diminuire l’uso di filtri esagerati o fotoritocchi che creano una figura di sé non realistica.

Utilizzare i social per scopi specifici e significativi (es. apprendimento, supporto a cause, mantenere legami a distanza), piuttosto che come showcase personale.

Ristrutturare il “Feed” per la Salute Mentale

Controllare ciò che si consuma è altrettanto importante quanto ciò che si produce.

Eliminare i profili che innescano sentimenti di inadeguatezza, ansia, o confronto tossico. Sostituirli con account che offrono ispirazione, educazione o risate genuine.

Disattivare le notifiche non essenziali per rompere il ciclo di gratificazione immediata e ridurre la dipendenza dal device.

Queste strategie aiutano a trasformare i social da un palcoscenico per una performance stressante a uno strumento gestito in modo consapevole.

Concentriamoci sull’applicazione di queste strategie per la gestione del confronto sociale e il tema della solitudine nell’era digitale.

Questi due aspetti sono strettamente legati alla performance online: il confronto alimenta l’ansia di apparire, e l’eccessiva concentrazione sull’apparire può paradossalmente aumentare il senso di solitudine.

Gestione del Confronto Sociale

La performance altrui (la “teatralità” degli altri) è spesso la causa principale del confronto negativo. 

Strategie Pratiche

  • Ridefinizione del Successo Personale:
  • Focus Interno: Anziché confrontare i risultati altrui (che sono visibili), concentrati sul confrontare i tuoi sforzi attuali con i tuoi sforzi passati. Il successo diventa una crescita personale, non il raggiungimento dello standard altrui.
  • “Confronto al Vantaggio”: Chiediti se il confronto che stai facendo ti sta motivando positivamente o ti sta solo paralizzando. Se la sensazione è negativa, usa immediatamente l’azione di Unfollow Terapeutico o Muto (Mute).
  • Pratica della Consapevolezza (Mindfulness):
  • Etichettare l’Emozione: Quando senti l’impulso al confronto (es. dopo aver visto una foto di viaggio di un amico), etichetta l’emozione: “Questa è invidia,” o “Questa è la paura di non aver fatto abbastanza.” Riconoscere l’emozione aiuta a ridurne il potere.
  • Memoria Selettiva: Ricorda che le persone sui social mostrano solo l’1% del loro tempo (i momenti migliori). La loro vita, come la tua, è piena di momenti banali, stress e imperfezioni non documentate.

Riduzione della Solitudine nell’Era Digitale

La solitudine percepita può aumentare perché, pur essendo connessi, le relazioni online mancano spesso della profondità e dell’intimità delle interazioni reali.

Strategie Pratiche

  • Priorità alle Connessioni Profonde (Offline):
  • Sostituire il Digitale con il Fisico: Quando senti il bisogno di interagire, prova prima a chiamare o incontrare una persona specifica piuttosto che pubblicare un post generico per ottenere attenzione diffusa.
  • Qualità vs. Quantità: Dedica tempo e energia a coltivare attivamente un piccolo numero di relazioni significative (i tuoi “spettatori intimi”) anziché concentrarti sul grande pubblico anonimo.
  • Uso Strumentale vs. Evasivo:

Obiettivo Chiaro: Se prendi in mano il telefono, definisci uno scopo specifico (es. “Rispondere a Marco” o “Controllare l’orario di un evento”), e una volta raggiunto, chiudi l’app. Questo impedisce l’uso passivo e l’isolamento nell’infinita scrollata.

  • L’Autenticità come Connessione (Vulnerabilità Controllata):

Permettere la Solitudine: Riconosci che la solitudine non è sempre un male; è un momento di riflessione necessario per la crescita personale, che viene interrotto dalla necessità di “performare” per riempirlo. Impara a stare con te stesso senza la necessità di documentare l’esperienza.

In sintesi, la chiave per gestire questi impatti psicologici è spostare il valore dall’esterno all’interno e dare priorità alla ricchezza delle interazioni reali rispetto all’ampiezza e all’illusione delle interazioni digitali.

Quando si “cerca e si vive la vita in apparenza,” si verifica un meccanismo interiore e sociale che porta inevitabilmente a curare e investire energie primariamente sull’esterno.

La Priorità è la Superficie (La Maschera)

La performance online ha un solo scopo: proiettare un’immagine esterna desiderabile.

  • Il Prodotto è l’Immagine: Sui social, l’individuo non vende un prodotto, ma vende la propria immagine come prodotto. Questo richiede un investimento costante nel packaging (l’esterno): l’abbigliamento, lo sfondo, la condizione fisica, gli oggetti di lusso, o l’espressione di felicità artificiale.
  • La Scena vs. il Retroscena: Ci si concentra sulla “scena” (il feed pubblicato, il momento clou) e non sul “retroscena” (la fatica, le incertezze, la quotidianità non fotogenica). La cura maniacale dell’esterno serve a nascondere o a compensare le eventuali insicurezze interiori (l’interno).

La cura ossessiva dell’esterno implica un drenaggio di risorse che vengono sottratte all’interno:

Cura dell’Esterno (Performance)Cura dell’Interno (Essere)
Tempo speso per editing e filtri.Tempo dedicato all’auto-riflessione.
Energia spesa per la ricerca di location perfette.Energia usata per relazioni autentiche.
Preoccupazione per il feedback (like/commenti).Coltivazione di hobby e valori personali.
Investimento economico in beni “da esibire”.Investimento nella salute mentale e fisica.

L’Illusione come Gap (Il Vuoto)

Il problema interiore sorge quando la cura dell’esterno diventa una distrazione dal prendersi cura dell’interno.

Più si è abili nel creare un’illusione esterna perfetta, maggiore può diventare il gap tra l’immagine pubblica e la realtà emotiva. Questa discrepanza può portare a sentimenti di solitudine, insoddisfazione e sindrome dell’impostore.

Mantenere un’illusione perfetta richiede uno sforzo immenso. Il timore che la “maschera” possa cadere (che l’interno venga esposto) genera una costante ansia da prestazione.

In conclusione, la ricerca della vita in apparenza è un meccanismo che scambia la sostanza con l’immagine, portando a una cura sproporzionata della superficie a scapito della profondità emotiva e identitaria.

La sindrome dell’impostore è un elemento chiave per comprendere l’impatto negativo della performance sui social media.

Questa sindrome è l’esito diretto della creazione di un’immagine esterna (la teatralità) che non corrisponde al proprio senso interno di competenza o verità.

La sindrome dell’impostore è un modello psicologico in cui l’individuo non riesce a interiorizzare i propri successi o meriti, provando un costante e paralizzante timore di essere smascherato come un “truffatore” o un incompetente, nonostante le prove oggettive della propria competenza.

L’Origine Sociale: Il Gap Esterno-Interno

Sui social media, questo meccanismo è amplificato e deformato:

Se una persona ha costruito un profilo in cui appare costantemente felice, esperta, ricca o in forma perfetta, sta creando una prova esterna fittizia della propria vita.

Il successo ottenuto con questa immagine (like, complimenti, opportunità) non fa che aumentare il terrore di essere scoperti. L’individuo pensa: “Se gli altri sapessero quanto sono insicuro/imperfetto nella realtà, tutta questa ammirazione svanirebbe.”

Ogni like o ogni commento positivo non viene interiorizzato come merito, ma come prova che la performance è stata convincente. Ciò spinge a intensificare la performance successiva.

Il Ciclo di Mantenimento dell’Impostura

La sindrome dell’impostore si autoalimenta in un ciclo vizioso sul palco digitale.

  • Ansia da Prestazione: Si prova ansia per la necessità di un risultato (ottenere molti like, apparire felici).
  • Preparazione Eccessiva (La Performance): Per ridurre l’ansia, si pianifica l’immagine in modo ossessivo (filtri, editing, posa perfetta).
  • Successo Apparente: Il contenuto ottiene l’approvazione del pubblico.
  • Disconoscimento del Merito: L’individuo non attribuisce il successo alla propria abilità, ma a fattori esterni (fortuna, inganno, bravura nell’editing).
  • Timore di Smascheramento: L’ansia si intensifica, perché il successo significa che la posta in gioco è più alta e che il fallimento nel prossimo post sarà ancora più drammatico.
  • Ritorno all’Ansia da Prestazione.

Impatto sulla Salute Mentale

Questo ciclo costante ha effetti devastanti.

La paura di fallire e di essere smascherati porta a ritardare o a non pubblicare affatto (procrastinazione) per evitare il rischio.

Lo sforzo mentale ed emotivo necessario per mantenere un’illusione (performance continua) porta a esaurimento e depressione.

La persona si chiude, convinta che nessuno potrebbe capirla se non si nascondesse dietro la maschera del successo.

Come Affrontare l’Impostore Digitale

Per mitigare la sindrome dell’impostore indotta dalla performance sui social, le strategie si concentrano sull’accettazione dell’imperfezione.

Condividere occasionalmente i fallimenti o le difficoltà (selezionate e appropriate) per rompere il modello della perfezione e mostrare l’autenticità.

Sostituire il successo basato sull’approvazione esterna (like) con il successo basato sul valore percepito internamente (soddisfazione personale, apprendimento).

Parlare con amici fidati delle proprie insicurezze. Avere la propria verità convalidata offline è un antidoto potente all’illusione online… ma che sia realtà non finzione

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“Si diventa ciò che accade nel mezzo” e “il silenzio tra i due OM”

Riflessioni notturne tra la psicologia del profondo occidentale (Jung) e la metafisica orientale (la tradizione delle Upanishad e del Vedanta).

La frase di Jung “Si diventa ciò che accade nel mezzo” si riferisce al processo di Individuazione; mentre lo spazio tra i due OM non è un semplice intervallo di tempo, ma è l’elemento fondamentale che racchiude il significato ultimo della sillaba sacra.

Jung intende che la piena realizzazione e la formazione del vero Sé di una persona non avvengono semplicemente seguendo un modello esterno o un ideale predefinito.

Si diventa pienamente se stessi solo attraverso la consapevolezza e l’integrazione di tutto ciò che si trova “nel mezzo” della propria vita psichica.

“Il mezzo” è il campo di battaglia o, meglio, il punto di unione degli opposti che esistono all’interno della psiche (luce/ombra, conscio/inconscio, bene/male, maschile/femminile, ecc.).

L’Individuazione non è scegliere un polo (es. solo la luce), ma integrare la tensione e la riconciliazione tra questi opposti.

Ciò che si è “nel mezzo” è la totalità della propria psiche, non solo la persona (la maschera sociale) che si mostra al mondo.

La meta non è la perfezione, ma la completezza (il Sé). Il Sé è l’archetipo centrale dell’ordine e della totalità.

“Si diventa” (il verbo è al presente o futuro, indicando un’azione continua) sottolinea che è un processo dinamico. Non è un obiettivo da raggiungere una volta per tutte, ma il continuo sforzo di vivere autenticamente le proprie esperienze interiori ed esteriori.

Non si può diventare se stessi senza affrontare e integrare gli aspetti rifiutati o inconsci della propria personalità, in particolare l’Ombra. Jung sosteneva che il cammino verso il Sé passa inevitabilmente attraverso l’incontro con le parti più oscure e nascoste di sé.

La frase è un invito ad accettare il conflitto e la dialettica della propria vita interiore; a non fuggire dalle parti di sé che non piacciono o che sono difficili.L’identità matura (il Sé) non è un’immagine, ma il risultato di aver riconosciuto e unificato i contenuti della propria anima (il “mezzo”).

Jung usa spesso il termine coniunctio (congiunzione) per descrivere questa unione alchemica degli opposti che avviene “nel mezzo” e porta all’Individuazione.

Lo “spazio tra i due OM” non è un semplice intervallo di tempo, ma è l’elemento fondamentale che racchiude il significato ultimo della sillaba sacra.

Nella tradizione indiana, e in particolare nella Mandukya Upanishad (uno dei testi fondamentali del Vedanta), la sillaba OM (o AUM) è composta da quattro parti:

A (A-kāra); U (U-kāra); M (M-kāra) e il Silenzio (Amātra o Ardha-mātra)

Il silenzio che segue la vibrazione della M (e si trova idealmente tra un OM recitato e il successivo) è la parte più sacra e misteriosa.

Il termine sanscrito per questo stato è Turiya (che significa letteralmente “il quarto”). Ognuno dei tre suoni precedenti rappresenta uno stato di coscienza:

A: Stato di Veglia (Jāgrat), la consapevolezza del mondo esterno.

U: Stato di Sogno (Svapna), la consapevolezza del mondo interiore (sogni, pensieri).

M: Stato di Sonno Profondo (Suṣupti), uno stato senza sogni, di beatitudine temporanea, ma ancora legato alla limitazione (il “seme” del mondo fenomenico).

Turiya (il Silenzio) trascende e sostiene tutti e tre gli stati.

La Turiya è:

  • La Coscienza Pura, il Sé (Ātman) non condizionato dal corpo, dalla mente o dall’ego.
  • Non-Dualità, lo stato in cui non esiste la separazione tra soggetto (colui che percepisce) e oggetto (ciò che è percepito).
  • Brahman, l’Assoluto, la Realtà Ultima che non ha inizio né fine.

Il silenzio è chiamato anche Amātra, che significa “senza misura” o “non-matra”. Le tre parti sonore (A, U, M) sono “misurabili” e appartengono al mondo della manifestazione e del tempo (passato, presente, futuro). Il silenzio è ciò che è di là del tempo, dello spazio e della causalità: è l’Eterno.

Nel simbolo grafico di OM (ॐ) le tre curve rappresentano i primi tre stati di coscienza (Veglia, Sogno, Sonno Profondo). La mezzaluna (Ardha-mātra) che separa il punto dalle curve inferiori rappresenta Maya (l’illusione), la forza che impedisce alla coscienza ordinaria di percepire la realtà ultima. Il punto isolato in alto (Bindu) rappresenta proprio il Silenzio / Turiya. Indica che lo stato di Assoluto è inosservato, distaccato e al di là dell’illusione di Maya.

Lo spazio tra i due OM è l’obiettivo della pratica meditativa e spirituale. Non è l’azione del canto, ma la realizzazione del Sé eterno e pacifico che si manifesta quando il suono, il pensiero e la dualità si dissolvono in quel momento di quiete assoluta.

I due concetti, “si diventa ciò che accade nel mezzo” e il “silenzio tra i due OM”,  puntano l’attenzione non sugli “estremi” o sugli “eventi” visibili, ma sullo spazio intermedio. Tuttavia, lo interpretano in modi quasi opposti ma complementari: uno come un processo dinamico di trasformazione (Jung), l’altro come uno stato statico di rivelazione (il Silenzio).

Per Jung il “mezzo” è sostanziale e dinamico. È il luogo della tensione psichica. Se hai due opposti (es. amore e odio, istinto e ragione), il “mezzo” non è un vuoto, ma un campo magnetico vibrante dove questi opposti si scontrano. È il crogiolo alchemico. “Ciò che accade nel mezzo” è la sofferenza, il dubbio, la frizione necessaria per creare qualcosa di nuovo (il Sé). (Parola chiave: Conflitto creativo).

Il Silenzio tra i due OM (Il Mezzo come Vuoto Pieno): Nella tradizione vedica (in particolare nella Mandukya Upanishad), l’OM è composto da A-U-M, che rappresentano veglia, sogno e sonno profondo. Il silenzio che segue (o sta tra) due OM è il Turiya (il quarto stato). Questo “mezzo” è privo di contenuto, privo di conflitto. È il sostrato immobile su cui il suono danza. Non è qualcosa che si “costruisce”, ma qualcosa che si “svela” quando il rumore cessa. (Parola chiave: Pura Presenza).

Jung: “Si Diventa…” (Il Processo) La frase di Jung inizia con un verbo di movimento: “Si diventa”. Questo implica che l’identità è una costruzione temporale. Nel “mezzo” accade la storia dell’individuo. La psiche si evolve attraverso l’esperienza del mezzo.

Concetto: È un viaggio storico e psicologico.

Il silenzio tra i due OM non “diventa” nulla; esso è già tutto. Non evolve. Quando il suono finisce, non si crea un nuovo silenzio; si torna semplicemente a notare il silenzio che c’era sempre. È una realtà ontologica e atemporale.

Jung: La coscienza deve tuffarsi nel mezzo per integrare l’inconscio. Deve “sporcarsi le mani” con la materia della vita, con le contraddizioni, per emergere trasformata. Il “mezzo” è un ponte che va attraversato attivamente.

Il Silenzio (OM): La coscienza deve ritrarsi nel mezzo per distaccarsi dalla forma. Il silenzio è l’osservatore (il Testimone). Lo scopo non è mescolare il suono col silenzio, ma riconoscere che tu sei il silenzio e non il suono.

Nonostante le differenze, c’è un punto di incontro mistico potente.

Per Jung, sostenere la tensione del “mezzo” senza cedere a uno dei due opposti porta alla nascita del Simbolo o della Funzione Trascendente. In questo senso, il “mezzo” di Jung porta a un’apertura che assomiglia molto al silenzio mistico.

Possiamo vederla così:

Il Silenzio tra gli OM è lo spazio in cui l’Universo esiste (il contenitore infinito).

Ciò che accade nel mezzo (Jung) è l’arte di vivere all’interno di quel contenitore senza spaccarsi in due.

Se volessimo unire le due visioni in un’immagine la frase di Jung ci dice che noi siamo il ferro che viene battuto “nel mezzo” tra l’incudine e il martello della vita, e che è proprio quel colpo a darci la forma (Individuazione); mentre il silenzio tra i due OM ci ricorda che noi siamo anche lo spazio in cui risuona quel colpo, e che quello spazio non può mai essere ferito né modificato dal martello.

Jung ci insegna a diventare umani integrali; il Silenzio tra gli OM ci ricorda la nostra natura divina.

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Meditazione della Luce, coscienza focalizzata

La guarigione spirituale è descritta come il ristabilimento dell’armonia tra corpo, mente e spirito e la riconnessione con la propria essenza o con una “Coscienza Superiore” o “Fonte di Energia”. Non si limita alla guarigione fisica, ma include il rilascio di blocchi emotivi, traumi e modelli mentali limitanti.

La coscienza focalizzata (o consapevolezza mirata) gioca un ruolo cruciale in questo processo, la guarigione spirituale può essere vista come l’utilizzo mirato della propria energia per promuovere la salute e il rinnovamento. La focalizzazione dell’attenzione (la coscienza) in una direzione precisa è considerata fondamentale per canalizzare questa forza curativa.

Sviluppare la consapevolezza della propria coscienza permette di diventare “l’osservatore” e di assumersi la responsabilità di ciò che si vuole fare della propria vita e del proprio stato di salute.

Tecniche come la meditazione, l’uso di affermazioni positive, la visualizzazione e la canalizzazione della luce o dell’amorevolezza sono tutti modi per esercitare e direzionare la propria coscienza verso la guarigione.

L’approccio suggerisce di integrare la dimensione spirituale (l’essere, il lasciar andare) con quella interiore e mentale (il fare, il divenire), onorando entrambi gli aspetti per una vita di equilibrio e completezza.

La coscienza focalizzata, quindi, è lo strumento che permette d’indirizzare l’intenzione e l’energia interiore per innescare e sostenere il processo di guarigione spirituale, agendo sui diversi piani dell’essere (fisico, emozionale e spirituale).

Il punto focale è che la tua attenzione non è passiva, ma è una forza attiva. Come dice un antico principio (spesso citato nelle pratiche yoga e qigong):

“Dove va l’attenzione, fluisce l’energia. Dove fluisce l’energia, appare la vita.”

Vediamo quattro tecniche principali per applicare questo principio:

Visualizzazione Curativa (L’Immaginazione Attiva)

Il cervello fatica a distinguere tra un evento reale e uno vividamente immaginato. Visualizzare la guarigione invia segnali biochimici di rilassamento e riparazione al corpo.

  • Come fare: Chiudi gli occhi e porta la coscienza sulla zona del corpo o dell’anima che senti ferita o bloccata.
  • L’azione: Immagina una luce (spesso bianca, dorata o verde smeraldo) che scende dall’alto ed entra in quella zona.
  • Il focus: Non limitarti a “vedere” la luce, cerca di sentirne il calore, il formicolio o la vibrazione. Visualizza le cellule che si rigenerano o il nodo emotivo che si scioglie come ghiaccio al sole.

Body Scan Consapevole (Scansione del Corpo)

Spesso la malattia o il disagio spirituale si manifestano come disconnessione dal corpo. Questa tecnica riporta la coscienza “a casa”.

Come fare: Sdraiati in posizione comoda. Porta la tua attenzione focalizzata sulle dita dei piedi.

  • L’azione: Risali lentamente lungo tutto il corpo (caviglie, polpacci, ginocchia, bacino, ecc.) fino alla testa.
  • Il focus: Invece di giudicare (“qui fa male”, “qui è brutto”), osserva semplicemente le sensazioni. Se trovi tensione, respira dentro quella tensione. La pura coscienza focalizzata agisce come un balsamo che scioglie le contratture energetiche.

Respirazione Intenzionale (Pranayama Focalizzato)

Il respiro è il ponte tra la mente (coscienza) e il corpo (materia). Usarlo consapevolmente è il modo più rapido per cambiare stato energetico.

  • La tecnica del “Lascio Andare”: inspira lentamente immaginando di inspirare “Vitalità”, “Pace” o “Guarigione”; trattieni per un secondo, sentendo quell’energia espandersi nel petto; espira immaginando di espellere fumo grigio o scuro, che rappresenta dolore, tossine o pensieri negativi.
  • Il focus: Tutta la tua coscienza deve essere nel flusso dell’aria. Se la mente vaga, riportala gentilmente al respiro.

Affermazioni “Io Sono” (Riprogrammazione)

Le parole sono vibrazioni. Focalizzare la coscienza su parole specifiche aiuta a sovrascrivere i programmi mentali inconsci che ostacolano la guarigione (es. “Non guarirò mai”, “Non valgo abbastanza”).

  • Come fare: scegli una frase al presente, positiva e potente. Esempi: “Io sono degno di guarigione completa.” “Ogni cellula del mio corpo vibra di salute e armonia.” “Io rilascio il passato e accolgo il nuovo.”
  • Il focus: Ripeti la frase mentalmente o ad alta voce, ma cerca di sentire l’emozione che proveresti se quella frase fosse già vera al 100% in questo momento.

Un Consiglio Fondamentale: La Costanza

La coscienza è come un muscolo: all’inizio la mente scapperà via, tornerà ai problemi o al dolore. È normale. La “guarigione” sta proprio nell’atto di accorgersi che la mente è scappata e riportarla con gentilezza sull’esercizio. Ogni volta che lo fai, rinforzi il circuito neurale della consapevolezza.

Benissimo. Dedichiamo i prossimi 3-5 minuti a questa pratica. Non c’è un modo “sbagliato” di farlo; segui semplicemente le istruzioni e sii gentile con te stesso.

Questa è una sessione di Respirazione e Visualizzazione della Luce, pensata per focalizzare la tua coscienza nel “qui e ora” e attivare le risorse naturali del tuo corpo.

Preparazione

Trova una posizione comoda: siediti su una sedia con la schiena dritta (ma non rigida) o sdraiati.

Spegni le distrazioni: silenzia il telefono per qualche minuto.

Leggi prima i passaggi, poi chiudi gli occhi (o socchiudili fissando un punto morbido) per iniziare.

Fase 1: Ancoraggio (Il Respiro)

Porta la tua attenzione sulla punta del naso. Senti l’aria che entra e l’aria che esce.

Inspirando: Immagina di portare dentro calma e chiarezza.

Espirando: Immagina di rilasciare le tensioni delle spalle, del collo e della mascella. Lascia che il corpo diventi pesante.

Fai 3 respiri profondi ora: inspira dal naso… espira dalla bocca come un sospiro.

Fase 2: Focalizzazione (La Luce)

Ora, sposta la tua coscienza al centro del tuo petto (il cuore energetico).

Visualizza lì una piccola sfera di luce calda e dorata.

Con ogni respiro, vedi questa luce diventare più grande e luminosa.

Immagina che questa luce abbia una qualità “intelligente”: sa esattamente di cosa hai bisogno. È una luce che scioglie, ripara e calma.

Fase 3: Espansione (La Guarigione)

Immagina ora che questa luce si espanda oltre il cuore.

Sentila scorrere giù verso lo stomaco, le gambe, fino ai piedi.

Sentila salire verso la gola, il viso, fino alla sommità della testa.

Se c’è una parte del corpo che ti fa male o ti preoccupa, focalizza tutta la luce lì. Immagina che la luce avvolga quella zona come una benda calda e luminosa.

Mentre lo fai, ripeti mentalmente questa intenzione: “Io permetto a questa energia di fluire. Io sono aperto alla guarigione.”

Fase 4: Ritorno

Rimani immerso in questa sensazione di calore per qualche secondo.

Senti il contatto del tuo corpo con la sedia o il letto.

Muovi lentamente le dita delle mani e dei piedi.

Fai un ultimo respiro profondo e, quando sei pronto, apri gli occhi.

Buon Natale

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Viaggio dell’eroe: chi sono, da dove vengo e dove vado? (punti di vista esoterico, alchemico, kabalistico, buddista e cattolico)

Chi sono, da dove vengo e dove vado sono le tre domande fondamentali dell’esistenza umana, chiamate la “Triade Sacra” della filosofia perenne.

Dal punto di vista esoterico (che guarda all’interno, oltre l’apparenza fisica), la risposta si discosta dalla visione puramente biologica o sociale.

Chi sono? (L’Identità Essenziale) tu non sei il tuo nome, il tuo corpo fisico, la tua professione o la tua storia personale. Quelli sono considerati “vestiti” o maschere (la parola persona in latino significa proprio “maschera”).

La Scintilla Divina, sei una Monade o uno Spirito eterno. Sei un frammento individualizzato della Coscienza Universale. Immagina una goccia d’acqua che è distinta dall’oceano, ma fatta della stessa identica sostanza dell’oceano.

L’Essere Multidimensionale, non hai solo un corpo fisico. Sei composto da diversi “corpi” o strati che vibrano a frequenze diverse:

  • Corpo Fisico: Il veicolo per agire nella materia.
    • Corpo Astrale/Emotivo: La sede delle emozioni e dei desideri.
    • Corpo Mentale: La sede del pensiero.
    • Corpo Causale/Spirituale: La parte immortale che accumula saggezza.

L’Osservatore, sei la coscienza silenziosa che osserva i tuoi pensieri e le tue emozioni, senza essere quei pensieri o quelle emozioni.

Chi sono? Sei uno Spirito immortale che sta vivendo un’esperienza temporanea in un corpo umano.

Da dove vengo? (L’Origine)se la tua essenza è spirituale, la tua origine non è terrestre. L’esoterismo insegna la dottrina dell’Emanazione o dell’Involuzione.

L’Assoluto (La Fonte), provieni dall’Uno, dal Tutto, dalla Fonte Originaria (chiamata in vari modi: Dio, l’Ain Soph, il Brahman, il Pleroma). In origine, eri in uno stato di unità indifferenziata.

La Discesa per conoscere se stessa, la Coscienza ha deciso di “scendere” nella materia. È un processo di densificazione: lo spirito si è fatto via via più denso fino a diventare materia solida.

L’Oblio entrando nel piano fisico (la nascita), si attraversa il “Fiume dell’Oblio” (o velo di Maya). Dimentichiamo la nostra origine divina affinché il gioco della vita sembri reale e le lezioni siano apprese autenticamente.

Da dove vengo? Vieni da una dimensione di pura luce e unità, da cui ti sei distaccato volontariamente per intraprendere un viaggio di esplorazione.

Dove vado? (La Destinazione)se l’origine è l’Involuzione (lo spirito che scende nella materia), il destino è l’Evoluzione (la materia che risale allo spirito).

Il Ritorno (Reintegrazione), la tua destinazione finale è il ritorno alla Fonte, ma non torni a mani vuote. Torni arricchito dall’esperienza. Non è un semplice cerchio, ma una spirale: torni al punto di partenza, ma su un livello superiore di consapevolezza.

L’Espansione della Coscienza, stai andando verso una sempre maggiore consapevolezza di te stesso e dell’Universo. Lo scopo è trasformare il “piombo” della tua personalità egoica nell'”oro” della tua coscienza spirituale (Alchimia interiore).

Il Dharma e il Karma, nel breve termine, vai dove ti portano le tue azioni (Legge di Causa ed Effetto o Karma). Nel lungo termine, vai verso la realizzazione del tuo potenziale divino, imparando le lezioni necessarie attraverso, secondo molte tradizioni, cicli di rinascite (reincarnazione) finché non avrai appreso tutto ciò che la scuola della Terra ha da insegnare.

In sintesi: Sei in viaggio verso la riunificazione con il Tutto, portando con te il tesoro unico della saggezza che solo tu, attraverso la tua specifica esistenza, potevi raccogliere.

Per visualizzare questi concetti, l’esoterismo usa spesso l’immagine del Viaggio dell’Eroe:

Parti da casa (L’Origine/Il Divino).

Attraversi il mondo delle avventure, dei mostri e delle prove (La Vita Terrena/Chi sei ora).

Torni a casa cambiato, saggio e vittorioso (Il Destino).

Questa prospettiva cambia radicalmente il modo di vivere: le difficoltà non sono più punizioni o sfortune casuali, ma il “materiale di lavoro” necessario per la tua evoluzione.

Vediamo sinteticamente come l’Alchimia, la Kabbalah, il Buddismo e il cattolicesimo interpretano una di queste tre fasi

L’Alchimia è forse la tradizione che risponde a queste domande nel modo più affascinante e pratico. Per un alchimista, tu non sei una creatura statica, ma un processo in corso. L’antico motto alchemico “V.I.T.R.I.O.L.” (Visita l’interno della terra e rettificando troverai la pietra occulta) riassume perfettamente questo viaggio.

Chi sono? (I Tre Principi e il Piombo)

L’Alchimia non ti vede come un blocco unico, ma come un composto di tre sostanze primarie, chiamate i Tria Prima:

  • Il Sale (Il Corpo): È la tua parte fisica, solida, la matrice che ti ancora a terra. È il contenitore necessario per l’esperimento.
  • Il Mercurio (L’Anima): È l’elemento volatile, che connette il corpo allo spirito. È la tua forza vitale, le tue emozioni e la tua mente fluida. È il “Messaggero”.
  • Lo Zolfo (Lo Spirito): È la tua scintilla divina interiore, il fuoco segreto, la tua vera identità solare e immortale.

Chi sono? attualmente, sei considerato Piombo (o Saturno).

Il Piombo è pesante, opaco e grigio. Simboleggia l’uomo nello stato “grezzo”, dominato dalla pesantezza della materia, dall’ego, dalle paure e dall’ignoranza. Tuttavia, la cosa fondamentale per l’alchimista è che il Piombo contiene già in sé l’Oro in potenza. Non sei sbagliato, sei solo “non ancora raffinato”.

Da dove vengo? (La Materia Prima e il Caos) l’Alchimia insegna che tutto proviene dall’Unus Mundus (Il Mondo Uno), o Materia Prima.

  • Il Caos Originale: Vieni da uno stato di unità indifferenziata dove tutto era mescolato. È l’oceano primordiale del potenziale infinito, ma privo di forma e coscienza individuale.
  • La Separazione: Per esistere, sei stato “separato” (il motto Solve et Coagula inizia con lo scioglimento). Lo spirito si è condensato (“coagulato”) per diventare materia specifica.
  • La Caduta nella Materia: Venire al mondo significa per lo Zolfo (spirito) rimanere intrappolato nel Sale (corpo). Questo è il punto di partenza dell’Opera: lo spirito è “imprigionato” nella materia densa e deve essere liberato.

Da dove vengo? vieni dal Caos primordiale, l’abisso senza forma. Sei una particella di luce divina che ha accettato di farsi imprigionare nella densità della materia per poter compiere il miracolo della trasmutazione.

Dove vado? (La Grande Opera e la Pietra Filosofale) la tua destinazione non è un luogo, ma uno stato dell’essere. Tu stai andando verso la trasformazione del tuo Piombo interiore in Oro spirituale. Questo processo è chiamato Magnum Opus (La Grande Opera).

  • La Pietra Filosofale: La meta finale è diventare tu stesso la Pietra Filosofale (il Lapis). Non è un oggetto magico, ma uno stato di coscienza illuminata e perfezionata. Chi possiede la “Pietra” ha integrato perfettamente Corpo, Anima e Spirito e ha vinto la morte (simbolicamente o spiritualmente), ottenendo l’Elisir di Lunga Vita (immortalità della coscienza).
  • Il Rebis: Stai andando verso la riunificazione degli opposti. L’obiettivo è diventare il “Rebis” (dal latino res bina, cosa doppia), l’essere androgino divino che ha unito il Maschile (Sole/Zolfo) e il Femminile (Luna/Mercurio) in una perfetta armonia.

Il percorso per arrivarci (Le Fasi):

Per arrivare a destinazione, devi passare attraverso tre fasi obbligatorie:

  1. Nigredo (Opera al Nero): La morte dell’ego. Devi “putrefare”, guardare le tue ombre, distruggere le tue false credenze. È la fase della crisi e della sofferenza necessaria.
  2. Albedo (Opera al Bianco): La purificazione. Dopo il buio, sorge la luce lunare. Lavi via le impurità, ritrovi la pace e la chiarezza distaccata.
  3. Rubedo (Opera al Rosso): La realizzazione finale. Lo spirito purificato rientra nel corpo, ma ora il corpo è capace di contenerlo senza bruciare. È la fusione finale, la nascita dell’Oro.

Sintesi Alchemica

Chi sei: Sei il Laboratorio stesso, l’Alchimista che lavora e la Materia che viene lavorata. Sei Piombo che sogna di diventare Oro.

Da dove vieni: Dalla Materia Prima universale, scesa nella forma per essere lavorata.

Dove vai: Verso la realizzazione della Pietra Filosofale, ovvero la perfetta integrazione tra il tuo Spirito Divino e la tua natura umana, per rendere eterna la tua coscienza.

In questa visione, la tua vita quotidiana, con tutti i suoi dolori e le sue sfide, è letteralmente il “fuoco” sotto l’alambicco che serve a cucinare e raffinare la tua anima.

La Kabbalah (letteralmente “Ricezione”) offre una visione estremamente precisa e geometrica dell’esistenza. Se l’Alchimia parla di trasformazione dei metalli, la Kabbalah parla della trasformazione della Luce e dei Vasi.

Ecco come la mistica ebraica risponde alle tre domande, utilizzando la mappa fondamentale dell’Albero della Vita.

Chi sono? (Il Vaso e i 5 Livelli dell’Anima) per la Kabbalah, la tua essenza fondamentale è definita dal tuo desiderio. Il Creatore è pura “Volontà di Dare” (condividere la luce). Tu, come creatura, sei stato creato con la natura opposta: la “Volontà di Ricevere”.

Il Kli (Il Vaso) tu sei un contenitore spirituale progettato per ricevere la Luce infinita del Creatore. Attualmente, però, la tua percezione è limitata ai cinque sensi.

La Struttura dell’Anima non sei un’entità singola, ma una struttura composita che collega i mondi inferiori a quelli superiori. L’anima ha 5 livelli (dal più basso al più alto):

Nefesh (Anima Vitale) la forza biologica che anima il corpo, legata agli istinti e alla sopravvivenza.

Ruach (Spirito/Emozione) la sede delle emozioni e della moralità, il “cuore” che può scegliere tra bene e male.

Neshama (Anima Superiore) l’intelletto divino, la parte che intuisce la connessione con Dio. È qui che risiede la tua vera identità spirituale.

Chaya (Anima Vivente) il livello della forza vitale trascendente, che va oltre l’individuo.

Yechida (Unità) la scintilla che è indistinguibile da Dio stesso.

      Chi sono? Sei un “Desiderio di Ricevere” che possiede una scintilla divina, attualmente frammentata in un corpo fisico, con il compito di costruire un’anima (Neshama) capace di connettersi ai mondi superiori.

      Da dove vengo? (L’Ein Sof e la Rottura dei Vasi), la tua origine è antecedente alla creazione dell’universo fisico.

      • Ein Sof (L’Infinito): Provieni dall’Ein Sof, l’Infinito Nulla divino, dove tutto era riempito di Luce semplice e perfetta.
      • Lo Tzimtzum (La Contrazione): Per crearti, Dio ha dovuto “ritirarsi”, creando uno spazio vuoto privo di luce diretta. Senza questo vuoto, tu non potresti avere un’identità separata da Lui.
      • Shevirat HaKelim (La Rottura dei Vasi): Questo è il concetto chiave. Durante il processo di creazione, i “vasi” primordiali non sono riusciti a contenere la potenza della Luce divina e si sono frantumati.
      • Le Scintille (Nitzotzot): Tu vieni da quella catastrofe cosmica. Sei una Scintilla Sacra che è caduta nel mondo materiale ed è rimasta intrappolata in una “scorza” (Klippah) di materia ed egoismo.

      Da dove vengo? Vieni dall’Infinito, ma la tua forma attuale è il risultato di una “frantumazione” cosmica. Sei un pezzo di luce divina nascosto sotto strati di materia grossolana.

      Dove vado? (Il Tikkun e la Dveikut), se vieni da una rottura, il tuo destino è la Riparazione. Nella Kabbalah non si parla di “fuga” dal mondo, ma di aggiustarlo.

      • Tikkun Olam (Riparazione del Mondo): Il tuo scopo e la tua destinazione sono compiere il Tikkun. Devi trovare le scintille di luce nascoste nella tua vita (nel cibo, nel lavoro, nelle relazioni) ed “elevarle”.
      • L’Inversione del Desiderio: Qui sta il segreto cabalistico. Sei nato con la “Volontà di Ricevere per te stesso” (Ego). La tua meta è trasformare questo desiderio in “Volontà di Ricevere al fine di Dare” (Altruismo). Diventi simile a Dio (che è Datore) pur rimanendo una creatura che riceve.
      • Dveikut (Adesione): La destinazione finale non è scomparire in Dio, ma aderire a Lui mantenendo la propria individualità. È una comunione perpetua in cui la tua volontà e quella del Creatore sono identiche.
      • La Risalita dell’Albero: Stai viaggiando dal basso (Malkuth, il Regno/Mondo Fisico) verso l’alto (Keter, la Corona), scalando l’Albero della Vita attraverso le tue azioni e la tua consapevolezza.

      Dove vado?  Vai verso la correzione della tua natura egoistica. Il tuo destino è diventare un “Co-Creatore”, qualcuno che riceve la gioia infinita non per egoismo, ma per dare piacere al Creatore, chiudendo così il circuito elettrico dell’Universo.

      Mentre l’Alchimia si concentra sulla purificazione della sostanza (da Piombo a Oro), la Kabbalah si concentra sulla rettifica dell’intenzione (da Egoismo ad Altruismo).

      Il Buddismo offre la risposta più radicale e “scioccante” rispetto alle tradizioni precedenti (Alchimia e Kabbalah). Se le altre tradizioni cercano di nobilitare o elevare il tuo “Io” (rendendolo Oro o un Vaso Altruistico), il Buddismo mette in discussione l’esistenza stessa di questo “Io”.

      Chi sono? (Anatta: L’Illusione del Sé) tu non sei un “Chi”, sei un “Cosa” (o meglio, un processo).

      Mentre l’esoterismo occidentale parla di un’Anima eterna (Atman/Sole), il Buddismo insegna la dottrina dell’Anatta (Non-Sé).

      Ciò che chiami “Io” non è un’entità solida e permanente, ma un fenomeno temporaneo composto dall’aggregazione di 5 elementi (Skandha):

      1. Forma: Il corpo fisico.
      2. Sensazione: Il sentire piacevole, spiacevole o neutro.
      3. Percezione: Il riconoscimento degli oggetti e dei concetti.
      4. Formazioni Mentali: I tuoi impulsi, volizioni, abitudini e carattere.
      5. Coscienza: La consapevolezza nuda dell’esperienza.

      L’Analogia: Sei come un fiume. Il fiume ha un nome (es. “Tevere”) e una forma, ma l’acqua che scorre non è mai la stessa per due istanti consecutivi. Sei un flusso di energia in costante mutamento, tenuto insieme dalla memoria e dall’abitudine, ma non c’è un “piccolo omino” solido dentro di te che dirige il traffico.

      Chi sono? non sei un’entità statica. Sei un verbo, non un sostantivo. Sei un evento in corso.

      Da dove vengo? (Origine Dipendente e Karma)

      Il Buddismo non si preoccupa di un “Dio Creatore” o di un “Big Bang” primordiale (considerate domande speculative inutili alla fine della sofferenza). Si concentra sulla causa immediata della tua esistenza qui e ora.

      • Pratītyasamutpāda (Origine Dipendente): La tua esistenza sorge perché ci sono state delle cause precedenti. Non sei “caduto” da un paradiso divino, ma sei emerso come conseguenza di azioni passate.
      • Avidya (Ignoranza) e Tanha (Sete): Vieni dal Desiderio. È la “sete” di esistere, di provare sensazioni, di essere “qualcuno”, che ha generato l’energia necessaria per questa nascita.
      • L’Eredità del Karma: Vieni dalle tue azioni passate. “Io sono il proprietario del mio karma, erede del mio karma, nato dal mio karma”. La tua situazione attuale (corpo, mente, ambiente) è il risultato matematico delle tue intenzioni e azioni in vite precedenti.

      Non c’è un’anima che trasmigra (come un passeggero che cambia auto). C’è una trasmissione di energia causale (come una fiamma che ne accende un’altra). La fiamma nuova non è la stessa della precedente, ma non è nemmeno diversa; è la sua continuazione.

      Chi sono? vieni dalla tua stessa “sete” di esistere e dall’inerzia delle tue abitudini passate. Sei il risultato di una catena di cause ed effetti senza inizio.

      Dove vado? (Samsara o Nirvana)qui la strada si divide. Il Buddismo non vede un destino unico e inevitabile, ma due possibilità basate sulla tua pratica.

      Opzione A: Samsara (Il vagabondare) se continui a vivere nell’ignoranza e nell’attaccamento, vai verso la Rinascita. La morte del corpo fisico non esaurisce l’energia del desiderio. Questa energia cerca un nuovo supporto (un nuovo utero) per continuare a giocare il gioco dell’esistenza. Continuerai a girare nella “Ruota della Vita”, sperimentando ciclicamente piacere e dolore, vecchiaia e morte.

      Opzione B: Nirvana (L’Estinzione) se intraprendi il Nobile Ottuplice Sentiero, vai verso il Nirvana.

      Nirvana letteralmente significa “estinzione” (come soffiare su una candela).

      • Cosa si estingue? Non tu (perché non sei mai esistito veramente come entità separata), ma si estinguono i Tre Veleni: l’Attaccamento, l’Avversione e l’Ignoranza.
      • Lo stato finale: È la pace suprema, la fine della sofferenza, la liberazione dalla costrizione di dover rinascere. È il risveglio dal sogno dell’ego.

      Il Bodhisattva (Via Mahayana) in alcune scuole buddiste, la risposta a “dove vado” è ancora più commovente: “Non vado da nessuna parte finché tutti non saranno salvi”. Il Bodhisattva sceglie di rinunciare alla pace finale del Nirvana per tornare nel Samsara e aiutare gli altri esseri a liberarsi, mosso da una compassione infinita.

      Il Buddismo ti invita a smettere di cercare “chi” sei e iniziare a osservare “come” funzioni, per smontare il meccanismo della sofferenza dall’interno.

      Il Cattolicesimo offre una prospettiva radicalmente diversa dalle tradizioni esoteriche o orientali che abbiamo esaminato. Se l’esoterismo tende al Monismo (tutto è Uno, tu sei Dio dimenticato) e il Buddismo al Non-Sé (l’io è un’illusione), il Cristianesimo è una religione di Relazione e di Storia.

      L’esistenza non è un ciclo (reincarnazione), ma una linea retta: un’avventura unica e irripetibile che va da un inizio preciso (Creazione) a un fine glorioso (Resurrezione).

      Chi sono? (Imago Dei e Unità Sostanziale) non sei una “scintilla intrappolata nella materia” (Gnosticismo/Alchimia) e non sei un’illusione (Buddismo).

      • Imago Dei (Immagine di Dio) sei una creatura voluta e amata, creata a “immagine e somiglianza” di Dio. Questo ti conferisce una dignità ontologica infinita. Non sei Dio, ma sei capace di dialogare con Lui.
      • Unità di Corpo e Anima questa è una differenza cruciale. Per il Cattolicesimo, tu non hai un corpo, tu sei il tuo corpo tanto   sei la tua anima. Il corpo non è un guscio o una prigione (come per Platone o l’Alchimia), ma il “Tempio dello Spirito Santo”, sacro e destinato all’eternità.
      • Figlio Adottivo per natura sei una “creatura”, ma attraverso il Battesimo la tua identità cambia ontologicamente: diventi “Figlio nel Figlio”. Partecipi alla natura divina per grazia, non per diritto di nascita.
      • Ferito ma Redento la dottrina del Peccato Originale insegna che la tua natura è ferita (tendi all’egoismo e all’errore), ma non corrotta totalmente. Sei un “capolavoro danneggiato” che è in fase di restauro continuo grazie alla Grazia.

      Chi sono? sei una persona unica, irripetibile, unità inscindibile di materia e spirito, amata personalmente dal Creatore e chiamata a diventare suo figlio.

      Da dove vengo? (Creatio ex Nihilo e Amore)non provieni da una “caduta” accidentale, da un errore cosmico (Kabbalah/Gnosticismo) o da una necessità meccanica (Karma).

      • Creatio ex Nihilo (Creazione dal Nulla): Dio ti ha creato dal nulla per un atto di pura libertà. Non eri una parte di Dio che si è staccata (Emanazione). Prima non c’eri, e Dio ha voluto che tu ci fossi.
      • L’Amore come Causa: La risposta al “perché” esisti è l’amore gratuito. Dio è pienezza perfetta, non aveva bisogno di te per essere felice (a differenza dell’Alchimia dove lo spirito ha bisogno della materia per evolvere). Ti ha creato solo per condividere la Sua gioia con te.
      • Il Disegno Eterno: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto” (Geremia 1:5). Esisti perché sei stato pensato e voluto dall’eternità. Non sei il prodotto del caso biologico, ma di un’intenzione divina specifica.

      Da dove vengo? vieni dal cuore di Dio Padre, creato per un atto di pura generosità per partecipare alla vita divina. La tua origine è una scelta d’amore, non una necessità.

      Dove vado? (Beatitudine e Resurrezione della Carne) qui il Cattolicesimo si distacca nettamente dalla reincarnazione. Non c’è un ritorno ciclico sulla terra in altri corpi. Hai una sola vita per decidere il tuo destino eterno.

      • La Visione Beatifica: La meta finale è il Paradiso, inteso come la “Visione Beatifica”: vedere Dio “faccia a faccia”, conoscendoLo come Lui conosce te. Non ti dissolvi nel tutto (come una goccia nell’oceano), ma mantieni la tua identità personale in una comunione d’amore perfetta con Dio e con tutti gli altri (Comunione dei Santi).
      • La Resurrezione della Carne: Alla fine dei tempi (Escatologia), il tuo corpo risorgerà trasfigurato (corpo glorioso), simile a quello di Cristo Risorto. Il destino non è diventare un angelo incorporeo, ma vivere la pienezza dell’umanità (anima e corpo) in una “Nuova Terra e Nuovi Cieli”.
      • Il Giudizio: Poiché sei libero, la tua destinazione dipende dalla tua risposta all’amore di Dio.
        • Paradiso: L’accoglienza piena dell’Amore.
        • Purgatorio: La purificazione necessaria per chi muore in grazia ma non è ancora pronto alla santità perfetta (una “sala d’attesa” di purificazione ardente).
        • Inferno: L’auto-esclusione definitiva dall’amore di Dio. È la solitudine assoluta scelta liberamente dall’uomo che rifiuta la relazione.

      Dove vado?  vai verso la divinizzazione (Theosis) e la risurrezione gloriosa del tuo corpo, per vivere eternamente in una società di amore perfetto (la Gerusalemme Celeste), mantenendo per sempre il tuo nome e il tuo volto.

      Nel Cattolicesimo, la materia e la storia sono prese molto sul serio perché Dio stesso si è fatto materia (Incarnazione di Gesù). Pertanto, non devi “fuggire” dal mondo o dal corpo per trovarti, ma santificarli.

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      #guarigionepranica

      #soundpranichealing

      Separati e divorziati

      Quando ti separi, sul piano delle amicizie, bisogna essere preparati alle sorprese di chi sparisce, di chi resta dall’altra parte, di chi si interessa ai fatti tuoi e si disinteressa nei fatti ma, anche, di chi prima non c’era e poi c’è e di chi non pensavi ci sarebbe stato e invece lo ha fatto. Sono poche le persone che riescono a restarti accanto senza provare disagi.

      Gli amici conosciuti durante il matrimonio si schierano, di qua o di là. Questo non significa che fanno una crociata ma che, semplicemente, si defilino o continuano a frequentare uno solo dei due.

      Gli amici di una vita, invece, mantengono il filo dell’amicizia con quello dei due che hanno conosciuto per primo.

      Come nella vita reale, anche nelle piattaforme social i contatti, gli amici si dividono, restano spettatori silenziosi per educazione e affetto verso la ex coppia o semplicemente si fanno gli affari loro, consapevoli che una coppia che si separa ha dinamiche interne che non conoscono.

      Ma, c’è sempre un ma.

      Gli amici che giudicano senza aver ascoltato le famose due campane e si schierano sparlando e amplificando le ragioni dell’unica campana sentita, quelli sono amicizie che ringrazi di averle avute solo di passaggio e, se poi, tra queste ci sono persone che un tempo chiamavi fratelli o sorelle per i percorsi spirituali di guarigione o di crescita allora, oltre che augurare tanta felicità e prosperità, nasce anche un sentimento di compassione e vicinanza.

      La separazione è un fatto privato, troppe persone diventano invece spettatrici o interpreti. Ma sono, purtroppo, le coppie separate che lo permettono. Il risentimento, molte volte, fa dire cose che non servono e che vogliono in un modo o nell’altro tirarsi dietro consensi, trovare alleati…. per cosa poi? Non si perde mai il valore di se stessi anzi, si rafforza e si eleva.

      A volte sono le amicizie a scegliere di allontanarsi dai separati, ma anche le “coppie separate” possono  gestire liberamente rapporti convenzionali o imposti, di scegliere con chi passare il tempo, di dare spazio a nuove persone, opportunità, attività, luoghi, etc. Dovrebbero smarcarsi dal ruolo del separato/divorziato, imparare a staccare la spina delle preoccupazioni del divorzio, allentare la mente dicendo apertamente anche di non volerne parlare. Si può imparare a vedersi diversamente e dare significato più ampio alla propria storia matrimoniale: non come errore del passato ma esperienza attraverso la quale capire di cosa abbiamo bisogno.

      I figli dei genitori separati affrontano una condizione di lutto e trasformazione, potendo sviluppare ansia, tristezza e paura a causa della perdita di stabilità e della complessità della nuova situazione familiare. Ma possono superare le difficoltà se i genitori collaborano, comunicano apertamente, garantiscono stabilità e proteggono i figli dai conflitti, permettendo loro di mantenere un rapporto d’amore con entrambi i genitori e di esprimere i propri sentimenti senza sentire il peso di responsabilità eccessive.

      Durante la separazione il bambino non riveste solo il ruolo di osservatore passivo, ma spesso viene conteso da entrambi i genitori, costretto a schierarsi con l’uno o con l’altro, per sostenere le ragioni dell’uno contro quelle dell’altro partner. Inoltre, il bambino spesso si attribuisce la colpa dell’abbondono da parte di uno dei genitori della casa coniugale, e non riesce a scindere il rapporto fra i coniugi-genitori dal rapporto che i genitori stessi hanno invece con i figli. Subentrano quindi senso di perdita e di abbandono, che possono spaventare il bambino, causando disagio e sofferenza.

      Per prevenire il disagio infantile sono necessari interventi psicologici mirati al sostegno della funzione genitoriale. La mediazione famigliare è una delle principali risorse da poter essere proposta come intervento relazionale di gestione dei conflitti familiari e negoziazioni nell’interesse dei bambini, ed ha il principale scopo di ridurre il più possibile l’impatto negativo della separazione.

      E’ in libreria il primo volume firmato dall’attore e conduttore Vittorio Vaccaro, da sempre attento alle tematiche legate alla famiglia dal titolo: La cucina è il teatro della vita 

      Il libro edito da Giraldi Editore alterna racconti di esperienze vissute e gustose ricette da provare. Al centro della storia c’è la cucina, cuore di una casa e rifugio per ogni membro della famiglia.

      Ed ecco allora – secondo Vittorio Vaccaro – 5 consigli per rendere la genitorialità condivisa davvero efficace.

      Collaborare e comunicare: anche se un divorzio può aver causato attriti in una coppia, quando si parla dei figli bisogna essere in grado di mettere da parte i rancori. Immaginate l’ex partner come un collega di lavoro poco simpatico ma con cui dovete per forza parlare e collaborare per raggiungere l’obiettivo che, in questo caso, è il benessere dei figli.

      Essere coerenti: i figli minori vanno guidati anche attraverso regole e indicazioni. Se a casa della mamma è concessa un’ora di videogiochi, dal papà non possono diventare tre. È importante stabilire linee guida che siano comuni per entrambi i genitori in modo che i figli sappiano sempre che strada prendere.

      Flessibilità: la rigidità non aiuta né quando è rivolta all’ex partner, né quando è nei confronti dei figli. I genitori devono essere pronti ad adattarsi alle esigenze dei figli, soprattutto nei primi tempi quando i minori si trovano davanti a una situazione completamente nuova.

      Non avere segreti: se uno dei due genitori inizia una nuova relazione, tenerla a lungo nascosto potrebbe essere controproducente. Il figlio, a seconda dell’età, potrebbe vederla come una mancanza di fiducia. Quando si è sicuri di avere una relazione stabile conviene spiegare la situazione all’ex partner e successivamente introdurre l’argomento con i figli.

      Non vergognarsi di chiedere aiuto: un mediatore familiare può aiutare i genitori nelle prime fasi di affidamento congiunto. Rivolgersi a un esperto è un’opportunità da prendere in considerazione per trovare soluzioni che siano nel migliore interesse dei figli.

      #francescogarruba

      #soundpranichealing

      #guarigionepranica

      Fonti: RepubblicaD / La cucina è il teatro della vita / altre fonti aperte

      Presepe, una luce che splende nell’oscurità

      Nel primo capitolo di Giovanni, il capitolo più mistico del vangelo, recita che quel Verbo – che divenne Gesù di Nazaret – è anche quel Verbo di Dio che brillò nelle tenebre, all’alba della Creazione, e che è anche, la Luce e la Vita dell’umanità. Nel greco antico, questa parola è in realtà Logos. Un concetto preso in prestito dai filosofi greci stoici e neoplatonici che descrive la forza creativa che dà ordine all’oscuro caos dell’universo. Quindi, questa Luce del Logos risplendeva nelle tenebre, e le tenebre non lo sapevano. Era la Luce dell’umanità e si fece carne affinché l’umanità potesse conoscerla meglio.

      Il Natale rappresenta, nella sua più alta essenza, la luce che splende nell’oscurità. Dal Cristo Bambino illuminato al centro dei nostri presepi, alle luci natalizie con cui decoriamo i nostri alberi e le nostre case, fino alla luce del focolare per eccellenza su cui sono appese le calze, il Natale è archetipicamente una luce nell’oscurità, un calore nell’oscurità.

      A Natale le energie fisiche e spirituali ricevute dal sole vengono invertite, in modo che il momento di maggiore energia fisica sia correlato all’energia spirituale più debole, e viceversa. È interessante notare che ciò corrisponde anche ai momenti in cui la luce del sole colpisce la Terra con un angolo più retto (durante il Solstizio d’estate) e  rappresenta il quadrato dell’esistenza fisica; mentre, quando colpisce la Terra con un angolo più perpendicolare (Solstizio d’Inverno), corrispondente grosso modo al triangolo, che rappresenta l’esistenza spirituale.

      Questo significa anche che questo Solstizio d’Inverno, giorno di massimo spirituale, è il giorno in cui il minimo fisico vira, e comincia a crescere verso la robustezza fisica dell’Estate, e quindi rappresenta l’inizio della discesa dello spirito nella materia. Questa discesa, troppo spesso descritta come una “caduta”, è fondamentalmente un atto di donazione, sacrificio, servizio e creazione, poiché la discesa della Luce nell’oscurità è ciò mediante il quale tutte le nuove forme vengono create, mantenute, e la grazia mediante la quale esse vengono create potrebbe un giorno ascendere ed evolversi verso uno stato più elevato.

      Senza il riversamento altruistico della luce dal sole nell’oscurità della Terra e la nascita divina delle colture e delle creature, dove potremmo essere?

      È così che nel momento in cui la luce fisica è più debole, la Luce spirituale dell’Amore e della generosità raggiunge il suo apice.

      Nel corso della storia, con l’arrivo dell’oscurità dell’inverno, anche la necessità di dare e condividere ha raggiunto il suo massimo, e se non fosse stato per il ricordo dell’Amore e della generosità di queste celebrazioni invernali, quanti sarebbero morti nel freddo pungente dell’inverno, e la fredda preoccupazione dei loro vicini? Qui troviamo allo stesso modo l’importanza del dare, essendo sia il simbolo del dono fondamentale di Luce e Vita da parte di Dio e del sole, sia un aspetto pratico della nostra sopravvivenza e prosperità come popolo. Inoltre, ci ricorda di diventare simili al sole nella nostra generosità, quando il sole stesso è meno presente.

      Come il Gesù bambino nella storia di Cristo, il Cristo è la Luce interiore di tutte le persone e di ogni atomo che ci compone. Egli risplende nel nostro sole e in ogni stella.  E’ un dono divino nato dalla grazia, il cui destino è scritto nel tessuto della Creazione stessa, nelle profondità dell’oscurità, nato in una stalla galattica e in una mangiatoia planetaria fatta di acqua, polvere e gas. La luce fisica del sole risplende e la Luce divina della coscienza emerge miracolosamente e ascende verso la sua fonte in ogni forma della vita. Come scrisse il mistico sufi Ibn Arabi, “Dio dorme nella roccia, sogna nella pianta, si agita nell’animale e si risveglia nell’uomo”.

      Il segreto di questo Sole di Dio nell’umanità è nascosto nei personaggi del presepe natalizio. La vergine madre Maria è la purezza del cuore aperto, non molestato dai desideri basilari della natura umana inferiore, che riceve ciò che non è mai nato e non muore mai. Il padre Giuseppe è il servitore della forza e della volontà, che vigila sull’incarnazione divina, in obbedienza al decreto celeste. I saggi e i pastori attirati dalla stella sono gli aspetti superiori ed inferiori della mente, richiamati dalla misteriosa intuizione celeste dalle loro tipiche attività mondane. La stalla, la mangiatoia e gli animali tutt’intorno sono il fioco e umile vaso terrestre nel quale nasce, o discende, la Luce Cristica, in ognuno di noi, il corpo fisico.

      Tutti questi aspetti del sé sono raccolti come un mandala attorno alla figura centrale, che è posta in una mangiatoia che secondo la logica normale dovrebbe essere semplicemente cibo per gli animali, ma è stata sostituita da questa Luce divina e dalla salvezza dalla spaventosa oscurità della materia.

      È così che questa Luce prende il posto del mero “solo pane” materiale che nutre solo i nostri corpi e i loro desideri. È così che il corpo, il cuore, la forza di volontà e la mente si inchinano e ruotano come satelliti attorno alla Luce radiosa che trascende e illumina tutti questi aspetti minori del Sé. Questa Luce non emerge da loro, così come il bambino Gesù non è un bambino naturalmente concepito; non è una somma delle loro parti, ma piuttosto una grazia che discende su di loro, dando loro significato e scopo di là delle loro forme transitorie e della loro esistenza inferiore, che altrimenti sarebbero semplicemente vortici di oscurità.

      Chi, come me, ha avuto esperienze di pre-morte descrivono quasi l’incontro con una Luce, forte ma non abbaiante: Dio. Il cui splendore è l’essenza dell’Amore Incondizionato, della Conoscenza, della Vita e della Coscienza. Allo stesso modo, i mistici di tutto il mondo sperimentano Dio come una Luce infinita che è allo stesso tempo trascendente e immanente in tutta la Creazione. Questa Luce amorevole è anche ciò che sperimentiamo nei nostri cuori come amore e nella nostra mente come coscienza, sebbene in forme limitate. Risplende in noi più intensamente nell’Amore incondizionato, quando è libero dai vincoli del desiderio e del condizionamento che lo nascondono nel fango della nostra natura inferiore.

      È questa Luce d’Amore che risplende dalla mangiatoia e arriva a noi opportunamente sotto forma di racconto di un bambino, una nuova e pura forma di Vita. Sono le varie sfumature di questa Luce che conosciamo nel corso della vita, prima nella nostra purezza di bambini, poi nell’unione amorevole che porta nuova vita nel mondo, e ancora una volta quando guardiamo i nostri bambini appena nati, che riflettono la nostra pura essenza.

      Questo bambino solare interiore che intravediamo in molti modi è il nostro nucleo, al di sotto e di là di tutti gli aspetti della mente e del corpo, è la nostra Anima, la nostra coscienza stessa, sia la Luce della consapevolezza che la fontana dell’Amore che brilla quando ci arrendiamo all’Amore divino.

      Quando raggiungiamo la purezza e l’abbandono di Maria, la forza e la devozione di Giuseppe e l’orientamento di tutti gli aspetti della mente dai pastori ai saggi, verso questa stella dell’intuizione, lo splendore del sole interiore risplende in noi come un gioia inesauribile di amore, saggezza, creatività e pace.

      Questo è il culmine del viaggio spirituale e il mondo stesso diventa illuminato quando portiamo questa Luce rilasciando tutte le impurità che la ostruiscono dentro di noi.

      Il nostro completamento individuale avverrà a Natale, le nostre storie e canzoni, decorazioni e celebrazioni, l’ora della stagione e la posizione dei corpi celesti stessi si riuniscono per ricordarci quella infinita Luce d’Amore che dimora dentro di noi, che intravediamo nei nostri momenti più luminosi e che attende la nostra devota purificazione per risplendere dalla mangiatoia dei nostri cuori, rendendoci un’incarnazione pienamente divina del Logos della Luce Amorevole.

      Buon Natale

      da Francesco Garruba

      Conosci, conosci te stesso?

      (dedicato a un’anima amica Viviana Passarotti, Dharma Life Journey)

      Quando Socrate, un filosofo morale ateniese, ammoniva “l’uomo conosci te stesso”, la maggior parte degli studiosi era incline a interpretarlo da una prospettiva banale. Altri hanno visto il suo fervido appello alla conoscenza di sé come base per la vera comprensione di sé, una possibile padronanza di sé, lo sviluppo dello stesso e della società per il beneficio complessivo di sé e degli altri. 

      Platone lo vedeva come un invito alla percezione di sé. Ci suggerisce che, se la percezione è la gamma della conoscenza, anche l’errata percezione può raddoppiare la conoscenza. 

      Cartesio, consapevole di ciò, individuò una via d’uscita da tutte le incertezze, confusione ed esperienze dubbie. Ha optato per un inizio completo dal suo essere. Questo è stato un approccio radicale verso la scoperta e l’identificazione di sé, forse in risposta all’offerta socratica. Ma ci restano queste domande: Qual è il grado di conoscenza di sé?  Qual è il vantaggio? È fisico o metafisico? 

      Anticamente scritto all’ingresso del Tempio di Delfi e ripreso dall’illustre Socrate, il motto “Conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei” ha fatto il giro del mondo. Pochi però ne hanno colto il significato profondo e mistico, tanto che è finito per perdersi.

      Se non è una formula magica in senso stretto, è proprio un invito a vivere la conoscenza di sé fino a incontrare gli dei. Si tratta qui di una sacra Iniziazione ai misteri dell’esistenza. 

      Attraverso la conoscenza di questo “sé nascosto”, abbiamo accesso diretto a realtà terrene non visibili.

      Oggi, dopo aver vissuto l’esperienza dell’evento “Conosci te stesso” di Dharma Life Journey, (Viviana Passarotti) posso affermare che “Conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei” non è una metafora o un simbolo, ma è una realtà viva, che tutti possono sperimentare e vivere nella propria pienezza.

      Il percorso della conoscenza di sé richiede un impegno profondo e completo e in ogni momento risponde a una potente chiamata interiore che è completamente di là di noi. Richiede, quindi, il desiderio e la capacità di mettersi in discussione, di lasciare l’immagine rassicurante di sé e del mondo. 

      La personalità che presentiamo al mondo non è il nostro vero io. Non è altro che una maschera, un velo deformante, dietro il quale il vero sé dimora nascosto e spesso sconosciuto al nostro irreale sé superficiale.

      La ricerca della conoscenza di sé ci conduce in un territorio sconosciuto a incontrare realtà estremamente varie e sempre sorprendenti. Sfaccettata ed emozionante è tutta la fauna che popola il nostro vasto mondo interiore, una realtà concreta e tridimensionale: viva, palpabile. 

      Conosci te stesso devi viverlo, incontrarlo fisicamente, emotivamente, mentalmente e spiritualmente.

      Tra le realtà che esplorerai, scoprirai molte informazioni su di te: la tua storia personale, la tua educazione, il tuo funzionamento, il tuo karma familiare e personale.

      Scoprirai i fondamenti della tua personalità e tutti i suoi aspetti, i tuoi sogni segreti, i tuoi difetti, le tue ferite, i tuoi stessi demoni. 

      Tutte queste esperienze trasmuteranno ogni specifica guarigione e diventerai una persona sana (corpo-mente) beneficiando di un perfetto equilibrio energetico.

      Così si sperimenta il “Conosci te stesso”. Non può essere intellettualizzato in alcun modo perché la vera conoscenza di sé si trova di là della nostra mente. Così facendo, scopriamo l’origine di tutti i nostri mali, di tutta la struttura della nostra personalità, il perché di tutto ciò che è stato detto e fatto nella nostra vita. E questa volta la spiegazione non è psicologica o astratta, la incontri in modo molto concreto, fisico ed energetico. Solo così l’Uomo trascende se stesso, guarisce ed evolve.

      La mente, l’onnipotenza della mente corrotta da false credenze e contro intenzioni, è il principale ostacolo alla conoscenza di sé.

      Per molto tempo, la nostra società e la nostra educazione hanno valorizzato l’intelletto e l’ego, tanto che quando raggiungiamo l’età adulta adoriamo la mente attraverso le nostre attività quotidiane, passioni, convinzioni e credi. Tanto che l’ego si è impossessato della formula Conosci te stesso, e quando cerchiamo di conoscere noi stessi, ricorriamo alla nostra mente (ed è quasi ridicolo quando sappiamo che è proprio lui a vietarci di conoscerci). L’ego è davvero il nostro primo carceriere e il grande generatore di illusione. Crea costantemente scenari e ci porta di storia in storia. Lo fa, ovviamente, grazie al nostro consenso e al nostro insaziabile bisogno di sognare la nostra vita piuttosto che viverla.

      Mentre tutte le filosofie e le religioni del mondo propugnano il distacco dall’ego, noi occidentali lo interroghiamo ogni giorno: 

      “Cara mente (ego), dimmi chi sono? Aiutami perché sto soffrendo!” 

      E quest’ultima non ha bisogno di essere chiamata due volte per riversare sulla nostra coscienza, in cerca di risposte, un diluvio di riflessioni, interpretazioni, analisi, ragioni e cause del nostro smarrimento, spiegazioni della nostra personalità, dei nostri comportamenti, sofferenze, vizi e virtù. È un labirinto senza fondo.

      È così schietto che, proprio come Narciso, potremmo facilmente passare la vita a contemplare il nostro riflesso, a parlare con noi stessi, senza mai raggiungere la nostra intima e indicibile verità. Ecco come, nei secoli, il sublime e mistico “Conosci te stesso” è diventato finalmente uno strumento di masturbazione al servizio di una mente allargata, narcisista ed egocentrica.

      L’ego è prima di tutto la nostra personalità: lo crediamo facilmente nostro amico, ma molto spesso è la fonte dei nostri peggiori guai. 

      La nostra personalità ci accompagna in ogni momento, ma cosa ne sappiamo veramente? Qualunque sia il problema esistenziale che stai affrontando, è importante partire dall’inizio: la perfetta conoscenza della tua personalità. Ciò significa che dovrai incontrare il tuo vero “me”, quello che non hai mai osato affrontare.Dovrai tuffarti in te stesso trovando il distacco necessario per osservarti. Devi diventare un semplice spettatore del tuo teatro interiore. Chiediti: di cosa sono fatto? Su quali basi è stata costruita la mia personalità? (traumi infantili, educazione, cultura, karma familiare e personale…). Cosa lo definisce: i suoi difetti, i suoi difetti, i suoi punti di forza, le sue ferite intime, le sue fantasie, le sue convinzioni, le sue ambizioni e obiettivi, i suoi demoni, i suoi vizi, le sue passioni: sono costruttivi? a cosa mi portano? Devi capire chi sei veramente di là del tuo aspetto, status, ruoli ecc. 

      Naturalmente, quando parlo di traumi, karma e altri elementi che ti compongono, devi chiederti come farai perché queste informazioni non sono direttamente accessibili alla coscienza. E’ qui, che entrano in funzione gli strumenti che Viviana e l’esperienza di “Conosci te stesso”, ti mette a disposizione.

      Quando ci impegniamo sinceramente a conoscere noi stessi, il nostro potenziale spirituale si risveglia e i messaggi cominciano ad apparire. Attenzione, però, a non prendere le lucciole per lanterne! L’immaginazione e la mente non possono darti queste risposte. Se ti ascolti troppo, rischi di sviluppare il tuo ego spirituale. È l’Intelligenza superiore che ti guiderà e ti trasmetterà tutto ciò che devi sapere su te stesso.

      Non esiste un’unica formula per intraprendere il percorso “conosci te stesso”. Questo percorso può assumere tante forme, tanti volti quanti sono necessari e quanti lo intraprendono. Ti porta dove devi andare, ti mostra quello che devi vedere e capire. Conosce sempre la direzione, purché ti fidi di lui.

      La ricerca del Sé trasformante e risanante non è certamente una passeggiata. Decondizionarsi, liberarsi dalle proprie illusioni, dai propri “demoni” e dalle proprie catene non ha più niente a che fare con una gita nei boschi al suono di tamburi mongoli o anche con seducenti letture spirituali (pseudo) che includono l’ego spirituale, generalmente bulimico. 

      La vera spiritualità richiede il dubbio, il rifiuto di idee e concetti comunemente accettati, anche il rifiuto di ciò che ci ha definito per tutta la vita. È un percorso che ci cambia davvero in profondità, lentamente ma inesorabilmente, diventiamo qualcun altro.

      Colui che è sicuro di sé, colui che adotta codici comportamentali di gruppo e che si aggrappa alle certezze, questo ristagna e finisce per avvizzire energeticamente. Tutta la conoscenza del mondo, per quanto eccitante possa essere, differisce fondamentalmente dalla Conoscenza (sacra) e non può in alcun modo competere con essa.

      La vera via non ha nulla a che fare con il conforto psicologico, la rassicurazione, la comprensione immediata, l’autosuggestione, l’immaginazione spettrale, l’autocompiacimento, la perfezione, la bellezza, le visioni edificanti e le belle sensazioni. Basta esserne convinti per aprire il libro di San Giovanni della Croce “La notte oscura”: il lavoro dell’asceta è disseminato di angosce, disagi e innumerevoli disagi. Si rivolge prima di tutto al suo caos interiore, cerca di risolvere il suo enigma personale perché nessuno può decifrarlo per lui, nessun libro può aiutarlo. In altre parole, il vero lavoratore spirituale è sovversivo e ribelle. Proprio come Siddharta Gautama, è pronto a perdere tutto (titoli, amici, comodità) e non cerca di accontentare.

      La chiave per evolvere nella spiritualità sta nell’arte della meditazione. La vera meditazione è l’osservazione di sé nel distacco, senza interpretazione o analisi.

      La spiritualità, infatti, non è solo, come avrete capito, un esercizio di auto-osservazione che ci fa riflettere a porte chiuse, giorno e notte. La spiritualità non esiste senza azione e senza l’incontro concreto con se stessi. Devi quindi installare nella tua vita quotidiana un’autentica pratica spirituale basata sul superamento dell’ego. 

      Grazie a questa pratica otterrai energia vitale e forza spirituale, ma soprattutto incontrerai giorno dopo giorno tutti gli aspetti della tua personalità e i tuoi demoni interiori. Questi si presenteranno a te e potrai osservarli in pieno giorno. La meditazione ti permetterà di aggirare la tua personalità e di distaccarti gradualmente da ciò che hai creduto essere per tutta la vita. Per essere efficace, questo rituale deve essere quotidiano e sincero. 

      Una volta che avrai saldamente radicato questa salvaguardia nella tua vita, la percezione della tua pseudo realtà si trasformerà gradualmente. I tuoi problemi ti appariranno sotto una luce completamente nuova. Tuttavia, per raggiungere questo stato di distacco, oggettività assoluta e pace interiore, la pratica deve essere regolare. È fondamentale.

      Nel tempo, la tua personalità igienizzata diventerà finalmente un amico fidato, conquistato dalla tua causa. Questa nuova armonia e questo ritrovato equilibrio ti permetteranno poi di costruire la tua vita su valori positivi.

      Se non mediti tutti i giorni, se preferisci seguire gli insegnamenti di un tale maestro di pensiero, se rimani sotto l’influenza delle letture o di Youtube, nutrirai solo il tuo ego. Vivrete una spiritualità intellettuale e narcisistica, sterile, che non può portarvi alla Liberazione e al Risveglio.

      La spiritualità ci permette davvero di reinventarci affrontando i nostri blocchi, i nostri condizionamenti e i nostri vecchi schemi comportamentali sterili, persino tossici. Superare i limiti imposti dalla tua mente seguendo i consigli che ti abbiamo dato in questo articolo ti permetterà quindi molto concretamente di superare tutti i tuoi limiti e condizionamenti, passo dopo passo.

      Certamente la mente è uno strumento estremamente prezioso nella nostra vita, Il mio amato maestro spirituale Master Choa Kok Sui dice che la mente è un sottile strumento dell’Anima, ciò non impedisce che sia completamente condizionato e programmabile a piacimento. Siamo infatti sia un’estensione dei nostri genitori che del sistema socio-professionale in cui ci evolviamo.

      I nostri programmi psichici ci limitano seriamente e ci sottomettono facilmente alla matrice sociale attraverso paure profonde e irrazionali (paura della morte, paura di non essere nulla, della precarietà), attraverso sensi di colpa cronici, fascinazione per il potere e una mitomania che spesso si insedia in noi nel tempo. Infatti, se andassimo oltre i limiti mentali, potremmo accedere a una realtà più ampia, più profonda, universale ed energeticamente più dinamica. Combattere le fonti di autorità al di fuori di noi è destinato al fallimento a medio e lungo termine. L’ideale è infatti decondizionarsi interiormente, è l’unica rivoluzione che valga la pena di essere guidata.

      Reinventarsi davvero non si può improvvisare. Ma lo sforzo sincero di coloro che si dedicano anima e corpo all’esigente esercizio dell’auto-trascendenza conduce alle porte del Sacro. 

      Iniziare un lungo cammino verso se stessi attraverso la conoscenza di se stessi e del mondo risponde in primo luogo a un vagabondaggio fisico e morale. Più siamo consapevoli di noi stessi, più scendiamo nelle nostre profondità. Più scendiamo nelle nostre profondità, più siamo consapevoli di noi stessi.

      A poco a poco riusciamo a oggettivare il mondo e questa percezione ci separa dalla sua sterile follia. Incontriamo senza nominarlo, il significato mistico di un superamento della nostra umanità attraverso una sorta di spersonalizzazione: non sappiamo più chi siamo veramente. Deve avvenire uno shock e dopo questo shock conosciamo una rinascita personale. Il nostro doppio, che ci è superiore, emerge finalmente in tutto il suo splendore. Come una fenice, finalmente ci risvegliamo alla nostra eternità, al significato ultimo della vita.

      Più volte ho scritto di stare attenti ai falsi guru e alla spiritualità a buon mercato.

      Senza saperlo, l’uomo moderno pratica una spiritualità inferiore poiché la sua funzione principale è quella di gestire le vicende umane, materiali, narcisistiche ed egocentriche. 

      Nella sua forma più nobile e autentica, la spiritualità invita il praticante a superare se stesso, a demistificare l’ego e i bisogni egocentrici per raggiungere una maggiore consapevolezza. Il mistico autentico intraprende un lungo processo prima di raggiungere il suo obiettivo. Si interiorizza e va oltre la forma per raggiungere e comprendere l’essenza delle cose.

      Al contrario, la spiritualità a buon mercato si concentra sulla forma e sul materiale. È al servizio dei piccoli piani egocentrici dell’individuo che utilizza opportunisticamente concetti spirituali, mistici ed esoterici diversi e variegati per ordinare la sua vita quotidiana e gestire i suoi affari materiali. La conoscenza di sé e la trascendenza dell’ego non sono più al centro delle preoccupazioni. Ciò che conta è identificare l’altro per poterlo utilizzare meglio o addirittura per proteggersi da esso: chi è questa persona? Cosa vuole da me? Può essermi utile? Come può danneggiare o aiutare le mie attività?

      Per mancanza di lavoro su se stessi, l’individuo sviluppa un atteggiamento sospettoso nei confronti di tutto. Anche una casa può diventare il centro dell’attenzione: è infestata? Ci sono abbastanza vibrazioni positive? È abbastanza feng shui? Questo posto ostacolerà i miei piani e la mia realizzazione? Eccetera.

      Questa spiritualità a buon mercato, porta l’individuo a riflessi riduttivi e superficiali, si osserva un completo capovolgimento degli autentici valori spirituali: la trascendenza dell’io non è più la meta perseguita, ma al contrario l’onnipotenza dell’io e del trionfo dei suoi bisogni narcisistici.

      In conclusione, la spiritualità a buon mercato è tutt’altro che spiritualità. Tuttavia, rimane la concezione più diffusa.

      Nella spiritualità non ha senso correre; mentre nell’altra versione, la corsa ai poteri spirituali e al titolo più gratificante (sciamano, maestro, guaritore, santo e così via) è al centro di tutte le preoccupazioni. 

      Sviluppare e utilizzare i propri poteri spirituali (ad esempio il magnetismo o la chiaroveggenza), manipolare le energie, contattare le guide astrali, senza aver precedentemente svolto il lavoro di conoscenza di sé, la demistificazione dell’ego e lo sviluppo della propria fede (connessione alla Sorgente attraverso preghiera), è pericoloso anche per la vostra vita e delle persone che vi stanno vicine.

      Queste attività magico-esoteriche aprono varchi nel corpo energetico e ti collegano a spiriti inferiori dell’astrale inferiore, che possono atteggiarsi a esseri di luce. È poi molto difficile liberarsene, contrariamente a quanto si pensa. Bruciare salvia o incenso religioso mentre si recitano incantesimi non rimuoverà mai un’entità che si è stabilita in te, né chiuderà la breccia (è qui che sta il problema principale). Solo la preghiera, rivolta alla Sorgente di tutte le cose (il Divino), e la cessazione di tutte le pratiche occulte possono davvero aiutarti. Il fascino della magia e dei poteri è una grande trappola dell’ego spirituale su questo percorso per ostacolare la tua evoluzione.

      Come affrontare con serenità i profondi sconvolgimenti che il nostro mondo sta vivendo oggi? Come possiamo adottare un atteggiamento costruttivo e mantenere la nostra salute morale ed energetica? L’incontro con la nostra verità ci porta tutte le risposte di cui abbiamo bisogno.

      Il nostro mondo sta infatti attraversando una crisi senza precedenti: sanitaria, ecologica, economica, spirituale, morale e politica. Ogni giorno la nostra mente riceve ed elabora milioni di dati alla ricerca di risposte e soluzioni che possano rendere la nostra vita e questo mondo un posto migliore. Ma non è strano pensare che adottiamo gli stessi trucchi di centinaia, addirittura migliaia di altri individui? Come trovare la verità?

      Forse ti domandi che da qualche parte c’è un altro percorso, unico per ciascuno, unico, reale, profondo e autentico, un percorso che sfugge ai dettami di politici, scienziati, fanatici, neo-profeti e altri leader ultra-mediatizzati?

      La risposta è molto semplice, così semplice da essere sconcertante: per cambiare il mondo cominciamo con il cambiare noi stessi. Certo, ci avete già pensato, ma come realizzarlo?

      Osa metterti in discussione profondamente e scopri chi sei veramente. Metti in discussione il mondo, metti in discussione tutte le belle promesse compresi i tuoi ideali. Cerca le risposte dentro di te, oltre ogni concetto, la folla, il comfort, il piacere, le promesse e soprattutto il tuo ego! È in questo atteggiamento fondamentale che sta il segreto dell’antica formula: conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei.

      Anche tu puoi, chiedimi e resterai sorpreso.

      Pensieri di luce e amore.

      Francesco

      Benessere con il Feng Shui

      Trascorriamo circa un terzo della nostra vita nella nostra camera da letto e circa un terzo della nostra vita nel nostro ufficio o luogo di lavoro. Per molte persone, due terzi della nostra vita trascorrono in questi due luoghi. Com’è la qualità delle energie ambientali in questi due luoghi? Hai mai pensato molto a come la qualità dell’energia in questi due luoghi potrebbe influire sulla tua salute?

      Il Feng Shui ci fornisce un metodo sistematico per valutare e migliorare la qualità dell’energia nel nostro ambiente personale. Energie di qualità superiore nel nostro ambiente personale dovrebbero tradursi in un sonno migliore, una guarigione più rapida dalle malattie, una maggiore vitalità e più creatività.

      Feng significa “vento” in cinese. Shui significa “acqua”. L’interazione tra vento e acqua rappresenta l’interazione in continua evoluzione delle energie maschili e femminili, chiamate Yin e Yang nella filosofia taoista. Il vento rappresenta il movimento del Qi, o energia cosmica maschile. L’acqua rappresenta il movimento delle forze terrene, materiali o delle energie femminili. L’interazione di Yin e Yang in Natura ha una forte influenza sull’equilibrio Yin/Yang del corpo umano e dei suoi vari campi energetici sottili. Quando l’equilibrio Yin/Yang nel nostro ambiente personale sarà normalizzato e ottimizzato attraverso il Feng Shui, il corpo umano risponderà positivamente alle forze rigenerative e curative della Natura. Si possono realizzare miglioramenti fisici per la nostra salute e il ritorno all’integrità e al benessere può diventare un processo naturale e spontaneo.

      Non possiamo trascurare l’importanza delle influenze ambientali sulla nostra salute. Avere un buon Feng Shui è importante per una salute ottimale quanto una dieta adeguata, esercizio fisico, sonno, controllo dello stress e riaffermazione quotidiana della nostra connessione con la nostra fonte spirituale.

      Il Feng Shui è uno studio profondo e profondo. Va ben oltre gli sforzi semplicistici per cambiare il nostro karma riorganizzando i mobili, appendendo campanelli a vento e posizionando specchi su varie pareti. Oltre a comprendere l’essenza della filosofia taoista Yin/Yang, dobbiamo anche comprendere le varie interazioni dei Cinque Elementi Universali (simboleggiati come Fuoco, Terra, Metallo, Acqua e Legno) nel loro ciclo produttivo, ciclo distruttivo e complementare interazioni.

      La filosofia del testo Bagua e dei 64 esagrammi dell’I Ching ha anche un’intima relazione con il Feng Shui, insieme alle influenze astrologiche e alla comprensione del corpo umano attraverso la Medicina Tradizionale Cinese. Un background in architettura e design, codici edilizi locali e costruzioni è essenziale per dare consigli pratici. E la capacità di percepire e controllare esseri e forze non fisiche come fantasmi, spiriti erranti e altre entità è ugualmente importante.

      Oltre all’ambiente in superficie, devono essere presi in seria considerazione lo stress geopatico sotterraneo derivante dalla griglia elettromagnetica della Terra, le linee di faglia dei terremoti, le linee d’acqua, le anomalie geomagnetiche, i siti di sepoltura e le antiche registrazioni di insediamenti umani. Tutti i suddetti fattori influenzeranno la nostra salute, se definiamo la salute in modo completo come inclusivo del benessere fisico, emotivo, sociale e spirituale.

      Eliminare il disordine, un bel design degli interni, giochi d’acqua, giardini paesaggistici e combinazioni di colori armoniose sono tutti aspetti importanti del Feng Shui. Ma per il massimo beneficio, dobbiamo guardare sotto la superficie e ricordare che il Feng Shui consiste fondamentalmente nell’imparare a vivere in armonia con la Natura bilanciando le energie di Yin e Yang. La forma esteriore dovrebbe riflettere l’armonia della realtà interiore. Il mondo materiale dovrebbe essere un riflesso della bellezza spirituale nascosta. La vita e l’ambiente individuali dovrebbero e possono essere un’espressione meravigliosa e unica della Verità/Dharma/Tao Universale.

      Il Feng Shui è un insegnamento universale. I suoi concetti possono essere applicati in ogni circostanza, e in ogni tipo di ambiente, indipendentemente dalla propria cultura o credo religioso. Abbiamo tutti un rapporto speciale e unico con la Natura. Attraverso lo studio e la pratica del Feng Shui, approfondiamo quella relazione in modo consapevole ed edificante.

      Guarigione Pranica è benessere a 360°

      La Sofferenza, strumento di crescita.

      Sebbene sia parte della nostra natura universale cercare il piacere ed evitare il dolore, la cultura gioca un ruolo centrale nel modo in cui affrontiamo la sofferenza. In Occidente generalmente rifiutiamo la sofferenza. La vediamo come un’interruzione indesiderata della nostra ricerca della felicità. Quindi lo combattiamo, lo reprimiamo, lo curiamo o cerchiamo soluzioni rapide per sbarazzarcene. In alcune culture, soprattutto in Oriente, la sofferenza è riconosciuta per il ruolo importante che svolge nella vita delle persone, nel tortuoso sentiero verso l’illuminazione. Anche se devo ancora essere convinto che sia possibile raggiungere uno stato di illuminazione o nirvana – uno stato di perfetta e permanente pace interiore – c’è molto che possiamo imparare dall’approccio buddista all’impermanenza e alle imperfezioni della vita, alle sconfitte e alle delusioni.

      Il monaco tibetano Khenchen Konchog Gyaltshen Rinpoche discute quattro vantaggi della sofferenza: saggezza, resilienza, compassione e un profondo rispetto per la realtà.

      La saggezza emerge dall’esperienza della sofferenza. Quando le cose vanno bene, raramente ci fermiamo a fare domande sulla nostra vita. Una situazione difficile, tuttavia, spesso ci costringe a uscire dal nostro stato di insensatezza, inducendoci a riflettere sulle nostre esperienze. Per essere in grado di vedere in profondità, per sviluppare ciò che re Salomone chiamava un cuore saggio, dobbiamo sfidare l’occhio del ciclone.

      Nietzsche, egli stesso un saggio, osservò che ciò che non ci uccide, ci rende più forti. La sofferenza può renderci più resilienti, più capaci di sopportare le difficoltà. Proprio come un muscolo, per crescere, deve sopportare del dolore, così le nostre emozioni devono sopportare il dolore per rafforzarsi. Helen Keller, che durante la sua vita ha conosciuto molta sofferenza, oltre alla gioia, ha osservato che “il carattere non può essere sviluppato con facilità e tranquillità. Solo attraverso l’esperienza della prova e della sofferenza l’anima può essere rafforzata, la visione schiarita, l’ambizione ispirata e il successo raggiunto”.

      Tutti a volte fanno male e permetterci di provare questa emozione universale ci unisce in una rete di compassione. Il dizionario definisce la compassione come una “profonda consapevolezza della sofferenza di un altro unita al desiderio di alleviarla”, ma l’unico modo in cui possiamo acquisire una profonda consapevolezza della sofferenza degli altri è aver sofferto noi stessi. Una comprensione teorica della sofferenza è priva di significato quanto una descrizione teorica del colore blu per una persona cieca. Per conoscerlo, dobbiamo sperimentarlo. Come osserva il pastore Fritz Williams, “La sofferenza e la gioia ci insegnano, se glielo permettiamo, come fare il salto dell’empatia, che ci trasporta nell’anima e nel cuore di un’altra persona. In quei momenti trasparenti conosciamo le gioie e i dolori degli altri e ci prendiamo cura delle loro preoccupazioni come se fossero le nostre”.

      Uno dei vantaggi più significativi della sofferenza è che genera un profondo rispetto per la realtà, per ciò che è. Mentre l’esperienza della gioia ci collega al regno delle infinite possibilità, l’esperienza del dolore ci ricorda i nostri limiti. Quando, nonostante tutti i nostri sforzi, ci facciamo male, siamo umiliati da costrizioni che a volte non riusciamo a notare quando voliamo in alto. Mi sembra più che simbolico che quando in estasi spesso alziamo la testa, verso il cielo, verso l’infinito, e quando in agonia, tendiamo a volgere lo sguardo verso la terra, verso il finito.

      Il rabbino Bunim di Pshischa dice che tutti abbiamo bisogno di andare in giro con due foglietti di carta in tasca: il primo con le parole talmudiche “per amor mio il mondo è stato creato” e il secondo con le parole della Genesi “Io sono ma polvere e cenere”. Il sano stato psicologico risiede da qualche parte tra i due messaggi, da qualche parte tra l’arroganza e l’umiltà. Allo stesso modo in cui la sintesi tra arroganza e umiltà alimenta la salute psicologica, combinando estasi e agonia stabilisce un sano rapporto con la realtà.

      L’estasi mi fa sentire invincibile: mi fa sentire padrone del mio destino, che creo la mia realtà. Ma è probabile che l’agonia mi faccia sentire vulnerabile e umiliato: mi fa sentire servo delle mie circostanze, che ho poco controllo sulla mia realtà. L’estasi da sola conduce a un’arroganza distaccata; la sola sofferenza genera rassegnazione. Le vicissitudini della vita ci avvicinano alla via aurea di Aristotele.

      Un profondo rispetto per la realtà implica l’accettazione di ciò che è: del nostro potenziale, dei nostri limiti e della nostra umanità. Riconoscendo che la sofferenza è parte integrante della nostra vita e che ci sono altri benefici nel dolore, come la coltivazione della saggezza e della compassione, accettiamo maggiormente la nostra sofferenza. E quando accettiamo veramente il dolore e il dolore come inevitabili, in realtà soffriamo meno.

      Nathaniel Branden si riferisce all’autostima, per la quale l’autoaccettazione è centrale, come il sistema immunitario della coscienza. Un sistema immunitario forte non significa che non ci ammaliamo, ma piuttosto che ci ammaliamo meno spesso e che, quando ci ammaliamo, ci riprendiamo più velocemente. Allo stesso modo, è improbabile che la sofferenza scompaia mai completamente, ma quando il sistema immunitario della nostra coscienza si rafforza, soffriamo meno spesso e, quando lo facciamo, la nostra guarigione è più rapida.

      Il fatto che la sofferenza produca benefici non implica che dobbiamo cercarla attivamente, così come il fatto che la malattia rafforzi effettivamente il nostro sistema immunitario non implica che dobbiamo cercare opportunità per ammalarci. Cerchiamo naturalmente il piacere nelle nostre vite e cerchiamo di ridurre al minimo la quantità di dolore che sopportiamo. Il mondo imperfetto e impermanente ci offre ampie opportunità, senza che noi le cerchiamo attivamente, per rafforzare il nostro sistema immunitario.

      La prima delle Quattro Nobili Verità del Buddha è la verità della sofferenza, una verità che possiamo rifiutare o accettare come parte inevitabile dell’essere umani. E quando impariamo ad accettare, anche ad abbracciare, le esperienze difficili, la nostra sofferenza diventa uno strumento, uno strumento, di crescita.

      Le fasi dello sviluppo spirituale

      Sei un essere spirituale e hai il potenziale per abbracciare pienamente la tua spiritualità. Tuttavia, come ogni cosa nella vita, intraprendere il tuo percorso spirituale è una scelta. Nella vita ti vengono presentate diverse scelte che portano a nuovi stadi di sviluppo. Inizialmente, la maggior parte dei progressi lungo lo stesso percorso ma, a certi punti, hai delle scelte: se rimanere immerso nel mondo dello status quo o esplorare gli splendori del tuo viaggio spirituale. Queste scelte possono apparire in qualsiasi momento della tua vita; la chiave è stare all’erta e ascoltare la saggezza del tuo cuore.

      Fase 1: Innocenza

      Nasci in un mondo materiale, dove la tua vita è dominata dai tuoi tre chakra inferiori . Entri nel mondo in uno stato di innocenza e finché sei sano e hai una famiglia amorevole, vivi in ​​un mondo di gioia e beatitudine. Hai ancora una forte connessione con il Divino e il campo dell’Assoluto da cui è appena emersa la tua coscienza. L’essere spirituale è ancora molto sveglio. Tuttavia, per la maggior parte questo ricordo inizia a svanire quando ti viene insegnato come “adattarti” e vieni distratto dal mondo che ti circonda. Pochissimi riescono a mantenere la loro connessione divina e a godere della grandezza spirituale.

      Fase 2: Paura, Ego

      Man mano che cresci, l’ego emerge e presto ti rendi conto di essere completamente alla mercé di tutto ciò che ti circonda. Il puro amore che hai sperimentato fino ad ora inizia ad essere oscurato dalla paura e dalle emozioni corrispondenti. Trovi che per ottenere ciò che vuoi, devi accontentare i responsabili. Sviluppi la tua personalità e inizi a creare tutte le storie che daranno forma e definiranno la tua vita.

      Fase 3: Potenza

      Nel tuo desiderio di superare la paura, crei successo nella tua vita. Diventi istruito, inizi la tua carriera e la tua famiglia. Vuoi avere il controllo per eliminare la paura. Accumuli cose per darti un senso di sicurezza.

      Prima scelta

      Per molte persone, l’ulteriore crescita e sviluppo spirituale finisce qui. Scegli di continuare ad essere consumato dai desideri materiali, cerchi sempre più potere e controllo. La tua vita diventa egocentrica e rimani allo stadio 3.

      Per altri, inizia a sorgere la sensazione che ci sia di più nella vita. Piuttosto che accumulare beni e potere, cerchi un significato più profondo per la vita. Inizi a risvegliarti spiritualmente e prosegui con la Fase 4.

      Fase 4: dare

      In questa fase, inizi a capire che nella vita c’è di più del potere personale e del guadagno materiale. Ti chiedi come puoi aiutare gli altri, come puoi servire il mondo che ti circonda. Ti senti a tuo agio nel dare oltre che nel ricevere.

      Tuttavia, dare può anche creare un senso di potere. In questa fase, il dare spesso può ancora essere guidato dall’ego. Dai perché ti aspetti una qualche forma di riconoscimento o perché ti fa sentire bene con te stesso.

      Seconda scelta

      Puoi continuare a dare dal livello dell’ego, aspettandoti sempre qualcosa in cambio del tuo dare. Questo ovviamente può avere molti meriti e puoi fare molte cose buone nel mondo. Tuttavia, lascia una costrizione alla tua piena crescita spirituale.

      L’opportunità della tua seconda scelta è quando inizi a dare dal livello di amore e compassione senza alcuna preoccupazione per il riconoscimento o la ricompensa. Il tuo dare diventa disinteressato e inizia il tuo vero viaggio spirituale.

      Fase 5: Il Cercatore

      Ora inizi le tue pratiche spirituali regolari. Il desiderio dell’illuminazione cresce dentro di te. Le tue decisioni ora provengono principalmente dal quarto chakra, il centro del cuore.

      Inizi a cercare il significato più profondo delle cose. Cerchi di capire perché sei qui e come puoi rendere la tua vita più significativa. Puoi studiare con insegnanti e guru. Leggi libri e fai pratica con le tecniche. Hai scorci dell’obiettivo che ti incoraggia a rimanere sul sentiero.

      Il chakra della gola si apre quando esprimi le qualità del cuore nella tua vita.

      Fase 6: Il Saggio

      Sorge la Coscienza Cosmica. La tua mente si risveglia completamente. Diventi il ​​testimone delle tue azioni e ti rendi conto di essere il protagonista nella moltitudine di ruoli che interpreti. La paura della morte si dissolve quando ti rendi conto che la vita è solo un altro ruolo. Semplici poteri yogici diventano disponibili per noi. Tuttavia, c’è ancora una separazione tra il donatore e il destinatario.

      Terza scelta

      Ora hai raggiunto un altro punto critico di giunzione nel tuo viaggio. La tua mente è completamente sveglia ma un po’ di ego è ancora presente. La scelta o l’errore qui è credere di essere qualcosa di speciale. Pensi erroneamente di aver raggiunto l’obiettivo e potresti promuoverti come tale. La fine è in vista, ma hai permesso all’ego di nasconderla alla vista e rimani bloccato in un falso senso di realizzazione spirituale.

      La scelta alternativa è riconoscere l’io ma non soccombere ad esso, per permettergli di trovare armoniosamente il suo posto all’interno del tutto. Continua il tuo cammino con umiltà e devozione. Dare è fatto esclusivamente per il gusto di dare. “Cosa c’è in me” diventa “Come posso servire?”

      L’intuizione e l’ispirazione spirituale iniziano a crescere, senti la voce del guru interiore mentre si apre il sesto chakra.

      Fase 7: Spirito

      Il tuo cuore ora si risveglia completamente. Sperimentate la Coscienza Divina e dell’Unità.

      Non c’è più alcuna separazione. Nessun donatore, donato o donato. Nessun senso di “io” o “me”, solo una consapevolezza dell’Unità. Vivi ancora “nel mondo”, ma non sei più “del mondo”.

      La tua pratica spirituale è pura gioia. Tutti i chakra sono aperti, l’energia spirituale scorre liberamente.

      Mancanza di scelta

      Quando raggiungi il settimo stadio non ci sono più scelte. Lavori in totale armonia con la natura. Tutto viene fornito esattamente come necessario, esattamente al momento giusto. Tu sei la Totalità.

      Man mano che avanzi attraverso queste fasi, il mondo materiale sembra molto attraente all’inizio, mentre quello spirituale potrebbe sembrare vuoto e duro ma, se seguito, alla fine porta all’esperienza del Vero Sé e alla beatitudine eterna.

      Non manca nulla nella vita di un grande yogi. Lui o lei non sente che nulla è stato rinunciato. In effetti, è il contrario: i grandi yogi sentono che, non seguendo un sentiero spirituale, si è rinunciato alla beatitudine eterna per il bene di alcuni momenti passeggeri di felicità. Il mondo materiale è come un giardino secco in attesa della conoscenza del Divino per farlo fiorire. Nel mondo materiale hai solo l’energia del corpo, sul sentiero spirituale attingi alla Coscienza Divina, l’Energia Cosmica. Il mondo materiale è una prigione, il sentiero spirituale conduce alla libertà illimitata.

      Sei sempre a un incrocio nel tuo percorso, Verità o illusione, materiale o eterno. L’ego cercherà costantemente di mantenere la sua presa limitante su di te. Scegliere saggiamente. Tutto ciò che fai è un atto spirituale se lo fai con consapevolezza. Trova la tua strada e la pace interiore.

      Sii regolare e disciplinato con la tua pratica spirituale. Non scoraggiarti se ti allontani. Alla fine il tuo viaggio spirituale diventa il tuo stile di vita, come un’oasi lussureggiante nel deserto della vita mondana.