Viaggio dell’eroe: chi sono, da dove vengo e dove vado? (punti di vista esoterico, alchemico, kabalistico, buddista e cattolico)

Chi sono, da dove vengo e dove vado sono le tre domande fondamentali dell’esistenza umana, chiamate la “Triade Sacra” della filosofia perenne.

Dal punto di vista esoterico (che guarda all’interno, oltre l’apparenza fisica), la risposta si discosta dalla visione puramente biologica o sociale.

Chi sono? (L’Identità Essenziale) tu non sei il tuo nome, il tuo corpo fisico, la tua professione o la tua storia personale. Quelli sono considerati “vestiti” o maschere (la parola persona in latino significa proprio “maschera”).

La Scintilla Divina, sei una Monade o uno Spirito eterno. Sei un frammento individualizzato della Coscienza Universale. Immagina una goccia d’acqua che è distinta dall’oceano, ma fatta della stessa identica sostanza dell’oceano.

L’Essere Multidimensionale, non hai solo un corpo fisico. Sei composto da diversi “corpi” o strati che vibrano a frequenze diverse:

  • Corpo Fisico: Il veicolo per agire nella materia.
    • Corpo Astrale/Emotivo: La sede delle emozioni e dei desideri.
    • Corpo Mentale: La sede del pensiero.
    • Corpo Causale/Spirituale: La parte immortale che accumula saggezza.

L’Osservatore, sei la coscienza silenziosa che osserva i tuoi pensieri e le tue emozioni, senza essere quei pensieri o quelle emozioni.

Chi sono? Sei uno Spirito immortale che sta vivendo un’esperienza temporanea in un corpo umano.

Da dove vengo? (L’Origine)se la tua essenza è spirituale, la tua origine non è terrestre. L’esoterismo insegna la dottrina dell’Emanazione o dell’Involuzione.

L’Assoluto (La Fonte), provieni dall’Uno, dal Tutto, dalla Fonte Originaria (chiamata in vari modi: Dio, l’Ain Soph, il Brahman, il Pleroma). In origine, eri in uno stato di unità indifferenziata.

La Discesa per conoscere se stessa, la Coscienza ha deciso di “scendere” nella materia. È un processo di densificazione: lo spirito si è fatto via via più denso fino a diventare materia solida.

L’Oblio entrando nel piano fisico (la nascita), si attraversa il “Fiume dell’Oblio” (o velo di Maya). Dimentichiamo la nostra origine divina affinché il gioco della vita sembri reale e le lezioni siano apprese autenticamente.

Da dove vengo? Vieni da una dimensione di pura luce e unità, da cui ti sei distaccato volontariamente per intraprendere un viaggio di esplorazione.

Dove vado? (La Destinazione)se l’origine è l’Involuzione (lo spirito che scende nella materia), il destino è l’Evoluzione (la materia che risale allo spirito).

Il Ritorno (Reintegrazione), la tua destinazione finale è il ritorno alla Fonte, ma non torni a mani vuote. Torni arricchito dall’esperienza. Non è un semplice cerchio, ma una spirale: torni al punto di partenza, ma su un livello superiore di consapevolezza.

L’Espansione della Coscienza, stai andando verso una sempre maggiore consapevolezza di te stesso e dell’Universo. Lo scopo è trasformare il “piombo” della tua personalità egoica nell'”oro” della tua coscienza spirituale (Alchimia interiore).

Il Dharma e il Karma, nel breve termine, vai dove ti portano le tue azioni (Legge di Causa ed Effetto o Karma). Nel lungo termine, vai verso la realizzazione del tuo potenziale divino, imparando le lezioni necessarie attraverso, secondo molte tradizioni, cicli di rinascite (reincarnazione) finché non avrai appreso tutto ciò che la scuola della Terra ha da insegnare.

In sintesi: Sei in viaggio verso la riunificazione con il Tutto, portando con te il tesoro unico della saggezza che solo tu, attraverso la tua specifica esistenza, potevi raccogliere.

Per visualizzare questi concetti, l’esoterismo usa spesso l’immagine del Viaggio dell’Eroe:

Parti da casa (L’Origine/Il Divino).

Attraversi il mondo delle avventure, dei mostri e delle prove (La Vita Terrena/Chi sei ora).

Torni a casa cambiato, saggio e vittorioso (Il Destino).

Questa prospettiva cambia radicalmente il modo di vivere: le difficoltà non sono più punizioni o sfortune casuali, ma il “materiale di lavoro” necessario per la tua evoluzione.

Vediamo sinteticamente come l’Alchimia, la Kabbalah, il Buddismo e il cattolicesimo interpretano una di queste tre fasi

L’Alchimia è forse la tradizione che risponde a queste domande nel modo più affascinante e pratico. Per un alchimista, tu non sei una creatura statica, ma un processo in corso. L’antico motto alchemico “V.I.T.R.I.O.L.” (Visita l’interno della terra e rettificando troverai la pietra occulta) riassume perfettamente questo viaggio.

Chi sono? (I Tre Principi e il Piombo)

L’Alchimia non ti vede come un blocco unico, ma come un composto di tre sostanze primarie, chiamate i Tria Prima:

  • Il Sale (Il Corpo): È la tua parte fisica, solida, la matrice che ti ancora a terra. È il contenitore necessario per l’esperimento.
  • Il Mercurio (L’Anima): È l’elemento volatile, che connette il corpo allo spirito. È la tua forza vitale, le tue emozioni e la tua mente fluida. È il “Messaggero”.
  • Lo Zolfo (Lo Spirito): È la tua scintilla divina interiore, il fuoco segreto, la tua vera identità solare e immortale.

Chi sono? attualmente, sei considerato Piombo (o Saturno).

Il Piombo è pesante, opaco e grigio. Simboleggia l’uomo nello stato “grezzo”, dominato dalla pesantezza della materia, dall’ego, dalle paure e dall’ignoranza. Tuttavia, la cosa fondamentale per l’alchimista è che il Piombo contiene già in sé l’Oro in potenza. Non sei sbagliato, sei solo “non ancora raffinato”.

Da dove vengo? (La Materia Prima e il Caos) l’Alchimia insegna che tutto proviene dall’Unus Mundus (Il Mondo Uno), o Materia Prima.

  • Il Caos Originale: Vieni da uno stato di unità indifferenziata dove tutto era mescolato. È l’oceano primordiale del potenziale infinito, ma privo di forma e coscienza individuale.
  • La Separazione: Per esistere, sei stato “separato” (il motto Solve et Coagula inizia con lo scioglimento). Lo spirito si è condensato (“coagulato”) per diventare materia specifica.
  • La Caduta nella Materia: Venire al mondo significa per lo Zolfo (spirito) rimanere intrappolato nel Sale (corpo). Questo è il punto di partenza dell’Opera: lo spirito è “imprigionato” nella materia densa e deve essere liberato.

Da dove vengo? vieni dal Caos primordiale, l’abisso senza forma. Sei una particella di luce divina che ha accettato di farsi imprigionare nella densità della materia per poter compiere il miracolo della trasmutazione.

Dove vado? (La Grande Opera e la Pietra Filosofale) la tua destinazione non è un luogo, ma uno stato dell’essere. Tu stai andando verso la trasformazione del tuo Piombo interiore in Oro spirituale. Questo processo è chiamato Magnum Opus (La Grande Opera).

  • La Pietra Filosofale: La meta finale è diventare tu stesso la Pietra Filosofale (il Lapis). Non è un oggetto magico, ma uno stato di coscienza illuminata e perfezionata. Chi possiede la “Pietra” ha integrato perfettamente Corpo, Anima e Spirito e ha vinto la morte (simbolicamente o spiritualmente), ottenendo l’Elisir di Lunga Vita (immortalità della coscienza).
  • Il Rebis: Stai andando verso la riunificazione degli opposti. L’obiettivo è diventare il “Rebis” (dal latino res bina, cosa doppia), l’essere androgino divino che ha unito il Maschile (Sole/Zolfo) e il Femminile (Luna/Mercurio) in una perfetta armonia.

Il percorso per arrivarci (Le Fasi):

Per arrivare a destinazione, devi passare attraverso tre fasi obbligatorie:

  1. Nigredo (Opera al Nero): La morte dell’ego. Devi “putrefare”, guardare le tue ombre, distruggere le tue false credenze. È la fase della crisi e della sofferenza necessaria.
  2. Albedo (Opera al Bianco): La purificazione. Dopo il buio, sorge la luce lunare. Lavi via le impurità, ritrovi la pace e la chiarezza distaccata.
  3. Rubedo (Opera al Rosso): La realizzazione finale. Lo spirito purificato rientra nel corpo, ma ora il corpo è capace di contenerlo senza bruciare. È la fusione finale, la nascita dell’Oro.

Sintesi Alchemica

Chi sei: Sei il Laboratorio stesso, l’Alchimista che lavora e la Materia che viene lavorata. Sei Piombo che sogna di diventare Oro.

Da dove vieni: Dalla Materia Prima universale, scesa nella forma per essere lavorata.

Dove vai: Verso la realizzazione della Pietra Filosofale, ovvero la perfetta integrazione tra il tuo Spirito Divino e la tua natura umana, per rendere eterna la tua coscienza.

In questa visione, la tua vita quotidiana, con tutti i suoi dolori e le sue sfide, è letteralmente il “fuoco” sotto l’alambicco che serve a cucinare e raffinare la tua anima.

La Kabbalah (letteralmente “Ricezione”) offre una visione estremamente precisa e geometrica dell’esistenza. Se l’Alchimia parla di trasformazione dei metalli, la Kabbalah parla della trasformazione della Luce e dei Vasi.

Ecco come la mistica ebraica risponde alle tre domande, utilizzando la mappa fondamentale dell’Albero della Vita.

Chi sono? (Il Vaso e i 5 Livelli dell’Anima) per la Kabbalah, la tua essenza fondamentale è definita dal tuo desiderio. Il Creatore è pura “Volontà di Dare” (condividere la luce). Tu, come creatura, sei stato creato con la natura opposta: la “Volontà di Ricevere”.

Il Kli (Il Vaso) tu sei un contenitore spirituale progettato per ricevere la Luce infinita del Creatore. Attualmente, però, la tua percezione è limitata ai cinque sensi.

La Struttura dell’Anima non sei un’entità singola, ma una struttura composita che collega i mondi inferiori a quelli superiori. L’anima ha 5 livelli (dal più basso al più alto):

Nefesh (Anima Vitale) la forza biologica che anima il corpo, legata agli istinti e alla sopravvivenza.

Ruach (Spirito/Emozione) la sede delle emozioni e della moralità, il “cuore” che può scegliere tra bene e male.

Neshama (Anima Superiore) l’intelletto divino, la parte che intuisce la connessione con Dio. È qui che risiede la tua vera identità spirituale.

Chaya (Anima Vivente) il livello della forza vitale trascendente, che va oltre l’individuo.

Yechida (Unità) la scintilla che è indistinguibile da Dio stesso.

      Chi sono? Sei un “Desiderio di Ricevere” che possiede una scintilla divina, attualmente frammentata in un corpo fisico, con il compito di costruire un’anima (Neshama) capace di connettersi ai mondi superiori.

      Da dove vengo? (L’Ein Sof e la Rottura dei Vasi), la tua origine è antecedente alla creazione dell’universo fisico.

      • Ein Sof (L’Infinito): Provieni dall’Ein Sof, l’Infinito Nulla divino, dove tutto era riempito di Luce semplice e perfetta.
      • Lo Tzimtzum (La Contrazione): Per crearti, Dio ha dovuto “ritirarsi”, creando uno spazio vuoto privo di luce diretta. Senza questo vuoto, tu non potresti avere un’identità separata da Lui.
      • Shevirat HaKelim (La Rottura dei Vasi): Questo è il concetto chiave. Durante il processo di creazione, i “vasi” primordiali non sono riusciti a contenere la potenza della Luce divina e si sono frantumati.
      • Le Scintille (Nitzotzot): Tu vieni da quella catastrofe cosmica. Sei una Scintilla Sacra che è caduta nel mondo materiale ed è rimasta intrappolata in una “scorza” (Klippah) di materia ed egoismo.

      Da dove vengo? Vieni dall’Infinito, ma la tua forma attuale è il risultato di una “frantumazione” cosmica. Sei un pezzo di luce divina nascosto sotto strati di materia grossolana.

      Dove vado? (Il Tikkun e la Dveikut), se vieni da una rottura, il tuo destino è la Riparazione. Nella Kabbalah non si parla di “fuga” dal mondo, ma di aggiustarlo.

      • Tikkun Olam (Riparazione del Mondo): Il tuo scopo e la tua destinazione sono compiere il Tikkun. Devi trovare le scintille di luce nascoste nella tua vita (nel cibo, nel lavoro, nelle relazioni) ed “elevarle”.
      • L’Inversione del Desiderio: Qui sta il segreto cabalistico. Sei nato con la “Volontà di Ricevere per te stesso” (Ego). La tua meta è trasformare questo desiderio in “Volontà di Ricevere al fine di Dare” (Altruismo). Diventi simile a Dio (che è Datore) pur rimanendo una creatura che riceve.
      • Dveikut (Adesione): La destinazione finale non è scomparire in Dio, ma aderire a Lui mantenendo la propria individualità. È una comunione perpetua in cui la tua volontà e quella del Creatore sono identiche.
      • La Risalita dell’Albero: Stai viaggiando dal basso (Malkuth, il Regno/Mondo Fisico) verso l’alto (Keter, la Corona), scalando l’Albero della Vita attraverso le tue azioni e la tua consapevolezza.

      Dove vado?  Vai verso la correzione della tua natura egoistica. Il tuo destino è diventare un “Co-Creatore”, qualcuno che riceve la gioia infinita non per egoismo, ma per dare piacere al Creatore, chiudendo così il circuito elettrico dell’Universo.

      Mentre l’Alchimia si concentra sulla purificazione della sostanza (da Piombo a Oro), la Kabbalah si concentra sulla rettifica dell’intenzione (da Egoismo ad Altruismo).

      Il Buddismo offre la risposta più radicale e “scioccante” rispetto alle tradizioni precedenti (Alchimia e Kabbalah). Se le altre tradizioni cercano di nobilitare o elevare il tuo “Io” (rendendolo Oro o un Vaso Altruistico), il Buddismo mette in discussione l’esistenza stessa di questo “Io”.

      Chi sono? (Anatta: L’Illusione del Sé) tu non sei un “Chi”, sei un “Cosa” (o meglio, un processo).

      Mentre l’esoterismo occidentale parla di un’Anima eterna (Atman/Sole), il Buddismo insegna la dottrina dell’Anatta (Non-Sé).

      Ciò che chiami “Io” non è un’entità solida e permanente, ma un fenomeno temporaneo composto dall’aggregazione di 5 elementi (Skandha):

      1. Forma: Il corpo fisico.
      2. Sensazione: Il sentire piacevole, spiacevole o neutro.
      3. Percezione: Il riconoscimento degli oggetti e dei concetti.
      4. Formazioni Mentali: I tuoi impulsi, volizioni, abitudini e carattere.
      5. Coscienza: La consapevolezza nuda dell’esperienza.

      L’Analogia: Sei come un fiume. Il fiume ha un nome (es. “Tevere”) e una forma, ma l’acqua che scorre non è mai la stessa per due istanti consecutivi. Sei un flusso di energia in costante mutamento, tenuto insieme dalla memoria e dall’abitudine, ma non c’è un “piccolo omino” solido dentro di te che dirige il traffico.

      Chi sono? non sei un’entità statica. Sei un verbo, non un sostantivo. Sei un evento in corso.

      Da dove vengo? (Origine Dipendente e Karma)

      Il Buddismo non si preoccupa di un “Dio Creatore” o di un “Big Bang” primordiale (considerate domande speculative inutili alla fine della sofferenza). Si concentra sulla causa immediata della tua esistenza qui e ora.

      • Pratītyasamutpāda (Origine Dipendente): La tua esistenza sorge perché ci sono state delle cause precedenti. Non sei “caduto” da un paradiso divino, ma sei emerso come conseguenza di azioni passate.
      • Avidya (Ignoranza) e Tanha (Sete): Vieni dal Desiderio. È la “sete” di esistere, di provare sensazioni, di essere “qualcuno”, che ha generato l’energia necessaria per questa nascita.
      • L’Eredità del Karma: Vieni dalle tue azioni passate. “Io sono il proprietario del mio karma, erede del mio karma, nato dal mio karma”. La tua situazione attuale (corpo, mente, ambiente) è il risultato matematico delle tue intenzioni e azioni in vite precedenti.

      Non c’è un’anima che trasmigra (come un passeggero che cambia auto). C’è una trasmissione di energia causale (come una fiamma che ne accende un’altra). La fiamma nuova non è la stessa della precedente, ma non è nemmeno diversa; è la sua continuazione.

      Chi sono? vieni dalla tua stessa “sete” di esistere e dall’inerzia delle tue abitudini passate. Sei il risultato di una catena di cause ed effetti senza inizio.

      Dove vado? (Samsara o Nirvana)qui la strada si divide. Il Buddismo non vede un destino unico e inevitabile, ma due possibilità basate sulla tua pratica.

      Opzione A: Samsara (Il vagabondare) se continui a vivere nell’ignoranza e nell’attaccamento, vai verso la Rinascita. La morte del corpo fisico non esaurisce l’energia del desiderio. Questa energia cerca un nuovo supporto (un nuovo utero) per continuare a giocare il gioco dell’esistenza. Continuerai a girare nella “Ruota della Vita”, sperimentando ciclicamente piacere e dolore, vecchiaia e morte.

      Opzione B: Nirvana (L’Estinzione) se intraprendi il Nobile Ottuplice Sentiero, vai verso il Nirvana.

      Nirvana letteralmente significa “estinzione” (come soffiare su una candela).

      • Cosa si estingue? Non tu (perché non sei mai esistito veramente come entità separata), ma si estinguono i Tre Veleni: l’Attaccamento, l’Avversione e l’Ignoranza.
      • Lo stato finale: È la pace suprema, la fine della sofferenza, la liberazione dalla costrizione di dover rinascere. È il risveglio dal sogno dell’ego.

      Il Bodhisattva (Via Mahayana) in alcune scuole buddiste, la risposta a “dove vado” è ancora più commovente: “Non vado da nessuna parte finché tutti non saranno salvi”. Il Bodhisattva sceglie di rinunciare alla pace finale del Nirvana per tornare nel Samsara e aiutare gli altri esseri a liberarsi, mosso da una compassione infinita.

      Il Buddismo ti invita a smettere di cercare “chi” sei e iniziare a osservare “come” funzioni, per smontare il meccanismo della sofferenza dall’interno.

      Il Cattolicesimo offre una prospettiva radicalmente diversa dalle tradizioni esoteriche o orientali che abbiamo esaminato. Se l’esoterismo tende al Monismo (tutto è Uno, tu sei Dio dimenticato) e il Buddismo al Non-Sé (l’io è un’illusione), il Cristianesimo è una religione di Relazione e di Storia.

      L’esistenza non è un ciclo (reincarnazione), ma una linea retta: un’avventura unica e irripetibile che va da un inizio preciso (Creazione) a un fine glorioso (Resurrezione).

      Chi sono? (Imago Dei e Unità Sostanziale) non sei una “scintilla intrappolata nella materia” (Gnosticismo/Alchimia) e non sei un’illusione (Buddismo).

      • Imago Dei (Immagine di Dio) sei una creatura voluta e amata, creata a “immagine e somiglianza” di Dio. Questo ti conferisce una dignità ontologica infinita. Non sei Dio, ma sei capace di dialogare con Lui.
      • Unità di Corpo e Anima questa è una differenza cruciale. Per il Cattolicesimo, tu non hai un corpo, tu sei il tuo corpo tanto   sei la tua anima. Il corpo non è un guscio o una prigione (come per Platone o l’Alchimia), ma il “Tempio dello Spirito Santo”, sacro e destinato all’eternità.
      • Figlio Adottivo per natura sei una “creatura”, ma attraverso il Battesimo la tua identità cambia ontologicamente: diventi “Figlio nel Figlio”. Partecipi alla natura divina per grazia, non per diritto di nascita.
      • Ferito ma Redento la dottrina del Peccato Originale insegna che la tua natura è ferita (tendi all’egoismo e all’errore), ma non corrotta totalmente. Sei un “capolavoro danneggiato” che è in fase di restauro continuo grazie alla Grazia.

      Chi sono? sei una persona unica, irripetibile, unità inscindibile di materia e spirito, amata personalmente dal Creatore e chiamata a diventare suo figlio.

      Da dove vengo? (Creatio ex Nihilo e Amore)non provieni da una “caduta” accidentale, da un errore cosmico (Kabbalah/Gnosticismo) o da una necessità meccanica (Karma).

      • Creatio ex Nihilo (Creazione dal Nulla): Dio ti ha creato dal nulla per un atto di pura libertà. Non eri una parte di Dio che si è staccata (Emanazione). Prima non c’eri, e Dio ha voluto che tu ci fossi.
      • L’Amore come Causa: La risposta al “perché” esisti è l’amore gratuito. Dio è pienezza perfetta, non aveva bisogno di te per essere felice (a differenza dell’Alchimia dove lo spirito ha bisogno della materia per evolvere). Ti ha creato solo per condividere la Sua gioia con te.
      • Il Disegno Eterno: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto” (Geremia 1:5). Esisti perché sei stato pensato e voluto dall’eternità. Non sei il prodotto del caso biologico, ma di un’intenzione divina specifica.

      Da dove vengo? vieni dal cuore di Dio Padre, creato per un atto di pura generosità per partecipare alla vita divina. La tua origine è una scelta d’amore, non una necessità.

      Dove vado? (Beatitudine e Resurrezione della Carne) qui il Cattolicesimo si distacca nettamente dalla reincarnazione. Non c’è un ritorno ciclico sulla terra in altri corpi. Hai una sola vita per decidere il tuo destino eterno.

      • La Visione Beatifica: La meta finale è il Paradiso, inteso come la “Visione Beatifica”: vedere Dio “faccia a faccia”, conoscendoLo come Lui conosce te. Non ti dissolvi nel tutto (come una goccia nell’oceano), ma mantieni la tua identità personale in una comunione d’amore perfetta con Dio e con tutti gli altri (Comunione dei Santi).
      • La Resurrezione della Carne: Alla fine dei tempi (Escatologia), il tuo corpo risorgerà trasfigurato (corpo glorioso), simile a quello di Cristo Risorto. Il destino non è diventare un angelo incorporeo, ma vivere la pienezza dell’umanità (anima e corpo) in una “Nuova Terra e Nuovi Cieli”.
      • Il Giudizio: Poiché sei libero, la tua destinazione dipende dalla tua risposta all’amore di Dio.
        • Paradiso: L’accoglienza piena dell’Amore.
        • Purgatorio: La purificazione necessaria per chi muore in grazia ma non è ancora pronto alla santità perfetta (una “sala d’attesa” di purificazione ardente).
        • Inferno: L’auto-esclusione definitiva dall’amore di Dio. È la solitudine assoluta scelta liberamente dall’uomo che rifiuta la relazione.

      Dove vado?  vai verso la divinizzazione (Theosis) e la risurrezione gloriosa del tuo corpo, per vivere eternamente in una società di amore perfetto (la Gerusalemme Celeste), mantenendo per sempre il tuo nome e il tuo volto.

      Nel Cattolicesimo, la materia e la storia sono prese molto sul serio perché Dio stesso si è fatto materia (Incarnazione di Gesù). Pertanto, non devi “fuggire” dal mondo o dal corpo per trovarti, ma santificarli.

      #francescogarruba

      #guarigionepranica

      #soundpranichealing

      Presepe, una luce che splende nell’oscurità

      Nel primo capitolo di Giovanni, il capitolo più mistico del vangelo, recita che quel Verbo – che divenne Gesù di Nazaret – è anche quel Verbo di Dio che brillò nelle tenebre, all’alba della Creazione, e che è anche, la Luce e la Vita dell’umanità. Nel greco antico, questa parola è in realtà Logos. Un concetto preso in prestito dai filosofi greci stoici e neoplatonici che descrive la forza creativa che dà ordine all’oscuro caos dell’universo. Quindi, questa Luce del Logos risplendeva nelle tenebre, e le tenebre non lo sapevano. Era la Luce dell’umanità e si fece carne affinché l’umanità potesse conoscerla meglio.

      Il Natale rappresenta, nella sua più alta essenza, la luce che splende nell’oscurità. Dal Cristo Bambino illuminato al centro dei nostri presepi, alle luci natalizie con cui decoriamo i nostri alberi e le nostre case, fino alla luce del focolare per eccellenza su cui sono appese le calze, il Natale è archetipicamente una luce nell’oscurità, un calore nell’oscurità.

      A Natale le energie fisiche e spirituali ricevute dal sole vengono invertite, in modo che il momento di maggiore energia fisica sia correlato all’energia spirituale più debole, e viceversa. È interessante notare che ciò corrisponde anche ai momenti in cui la luce del sole colpisce la Terra con un angolo più retto (durante il Solstizio d’estate) e  rappresenta il quadrato dell’esistenza fisica; mentre, quando colpisce la Terra con un angolo più perpendicolare (Solstizio d’Inverno), corrispondente grosso modo al triangolo, che rappresenta l’esistenza spirituale.

      Questo significa anche che questo Solstizio d’Inverno, giorno di massimo spirituale, è il giorno in cui il minimo fisico vira, e comincia a crescere verso la robustezza fisica dell’Estate, e quindi rappresenta l’inizio della discesa dello spirito nella materia. Questa discesa, troppo spesso descritta come una “caduta”, è fondamentalmente un atto di donazione, sacrificio, servizio e creazione, poiché la discesa della Luce nell’oscurità è ciò mediante il quale tutte le nuove forme vengono create, mantenute, e la grazia mediante la quale esse vengono create potrebbe un giorno ascendere ed evolversi verso uno stato più elevato.

      Senza il riversamento altruistico della luce dal sole nell’oscurità della Terra e la nascita divina delle colture e delle creature, dove potremmo essere?

      È così che nel momento in cui la luce fisica è più debole, la Luce spirituale dell’Amore e della generosità raggiunge il suo apice.

      Nel corso della storia, con l’arrivo dell’oscurità dell’inverno, anche la necessità di dare e condividere ha raggiunto il suo massimo, e se non fosse stato per il ricordo dell’Amore e della generosità di queste celebrazioni invernali, quanti sarebbero morti nel freddo pungente dell’inverno, e la fredda preoccupazione dei loro vicini? Qui troviamo allo stesso modo l’importanza del dare, essendo sia il simbolo del dono fondamentale di Luce e Vita da parte di Dio e del sole, sia un aspetto pratico della nostra sopravvivenza e prosperità come popolo. Inoltre, ci ricorda di diventare simili al sole nella nostra generosità, quando il sole stesso è meno presente.

      Come il Gesù bambino nella storia di Cristo, il Cristo è la Luce interiore di tutte le persone e di ogni atomo che ci compone. Egli risplende nel nostro sole e in ogni stella.  E’ un dono divino nato dalla grazia, il cui destino è scritto nel tessuto della Creazione stessa, nelle profondità dell’oscurità, nato in una stalla galattica e in una mangiatoia planetaria fatta di acqua, polvere e gas. La luce fisica del sole risplende e la Luce divina della coscienza emerge miracolosamente e ascende verso la sua fonte in ogni forma della vita. Come scrisse il mistico sufi Ibn Arabi, “Dio dorme nella roccia, sogna nella pianta, si agita nell’animale e si risveglia nell’uomo”.

      Il segreto di questo Sole di Dio nell’umanità è nascosto nei personaggi del presepe natalizio. La vergine madre Maria è la purezza del cuore aperto, non molestato dai desideri basilari della natura umana inferiore, che riceve ciò che non è mai nato e non muore mai. Il padre Giuseppe è il servitore della forza e della volontà, che vigila sull’incarnazione divina, in obbedienza al decreto celeste. I saggi e i pastori attirati dalla stella sono gli aspetti superiori ed inferiori della mente, richiamati dalla misteriosa intuizione celeste dalle loro tipiche attività mondane. La stalla, la mangiatoia e gli animali tutt’intorno sono il fioco e umile vaso terrestre nel quale nasce, o discende, la Luce Cristica, in ognuno di noi, il corpo fisico.

      Tutti questi aspetti del sé sono raccolti come un mandala attorno alla figura centrale, che è posta in una mangiatoia che secondo la logica normale dovrebbe essere semplicemente cibo per gli animali, ma è stata sostituita da questa Luce divina e dalla salvezza dalla spaventosa oscurità della materia.

      È così che questa Luce prende il posto del mero “solo pane” materiale che nutre solo i nostri corpi e i loro desideri. È così che il corpo, il cuore, la forza di volontà e la mente si inchinano e ruotano come satelliti attorno alla Luce radiosa che trascende e illumina tutti questi aspetti minori del Sé. Questa Luce non emerge da loro, così come il bambino Gesù non è un bambino naturalmente concepito; non è una somma delle loro parti, ma piuttosto una grazia che discende su di loro, dando loro significato e scopo di là delle loro forme transitorie e della loro esistenza inferiore, che altrimenti sarebbero semplicemente vortici di oscurità.

      Chi, come me, ha avuto esperienze di pre-morte descrivono quasi l’incontro con una Luce, forte ma non abbaiante: Dio. Il cui splendore è l’essenza dell’Amore Incondizionato, della Conoscenza, della Vita e della Coscienza. Allo stesso modo, i mistici di tutto il mondo sperimentano Dio come una Luce infinita che è allo stesso tempo trascendente e immanente in tutta la Creazione. Questa Luce amorevole è anche ciò che sperimentiamo nei nostri cuori come amore e nella nostra mente come coscienza, sebbene in forme limitate. Risplende in noi più intensamente nell’Amore incondizionato, quando è libero dai vincoli del desiderio e del condizionamento che lo nascondono nel fango della nostra natura inferiore.

      È questa Luce d’Amore che risplende dalla mangiatoia e arriva a noi opportunamente sotto forma di racconto di un bambino, una nuova e pura forma di Vita. Sono le varie sfumature di questa Luce che conosciamo nel corso della vita, prima nella nostra purezza di bambini, poi nell’unione amorevole che porta nuova vita nel mondo, e ancora una volta quando guardiamo i nostri bambini appena nati, che riflettono la nostra pura essenza.

      Questo bambino solare interiore che intravediamo in molti modi è il nostro nucleo, al di sotto e di là di tutti gli aspetti della mente e del corpo, è la nostra Anima, la nostra coscienza stessa, sia la Luce della consapevolezza che la fontana dell’Amore che brilla quando ci arrendiamo all’Amore divino.

      Quando raggiungiamo la purezza e l’abbandono di Maria, la forza e la devozione di Giuseppe e l’orientamento di tutti gli aspetti della mente dai pastori ai saggi, verso questa stella dell’intuizione, lo splendore del sole interiore risplende in noi come un gioia inesauribile di amore, saggezza, creatività e pace.

      Questo è il culmine del viaggio spirituale e il mondo stesso diventa illuminato quando portiamo questa Luce rilasciando tutte le impurità che la ostruiscono dentro di noi.

      Il nostro completamento individuale avverrà a Natale, le nostre storie e canzoni, decorazioni e celebrazioni, l’ora della stagione e la posizione dei corpi celesti stessi si riuniscono per ricordarci quella infinita Luce d’Amore che dimora dentro di noi, che intravediamo nei nostri momenti più luminosi e che attende la nostra devota purificazione per risplendere dalla mangiatoia dei nostri cuori, rendendoci un’incarnazione pienamente divina del Logos della Luce Amorevole.

      Buon Natale

      da Francesco Garruba

      La Sofferenza, strumento di crescita.

      Sebbene sia parte della nostra natura universale cercare il piacere ed evitare il dolore, la cultura gioca un ruolo centrale nel modo in cui affrontiamo la sofferenza. In Occidente generalmente rifiutiamo la sofferenza. La vediamo come un’interruzione indesiderata della nostra ricerca della felicità. Quindi lo combattiamo, lo reprimiamo, lo curiamo o cerchiamo soluzioni rapide per sbarazzarcene. In alcune culture, soprattutto in Oriente, la sofferenza è riconosciuta per il ruolo importante che svolge nella vita delle persone, nel tortuoso sentiero verso l’illuminazione. Anche se devo ancora essere convinto che sia possibile raggiungere uno stato di illuminazione o nirvana – uno stato di perfetta e permanente pace interiore – c’è molto che possiamo imparare dall’approccio buddista all’impermanenza e alle imperfezioni della vita, alle sconfitte e alle delusioni.

      Il monaco tibetano Khenchen Konchog Gyaltshen Rinpoche discute quattro vantaggi della sofferenza: saggezza, resilienza, compassione e un profondo rispetto per la realtà.

      La saggezza emerge dall’esperienza della sofferenza. Quando le cose vanno bene, raramente ci fermiamo a fare domande sulla nostra vita. Una situazione difficile, tuttavia, spesso ci costringe a uscire dal nostro stato di insensatezza, inducendoci a riflettere sulle nostre esperienze. Per essere in grado di vedere in profondità, per sviluppare ciò che re Salomone chiamava un cuore saggio, dobbiamo sfidare l’occhio del ciclone.

      Nietzsche, egli stesso un saggio, osservò che ciò che non ci uccide, ci rende più forti. La sofferenza può renderci più resilienti, più capaci di sopportare le difficoltà. Proprio come un muscolo, per crescere, deve sopportare del dolore, così le nostre emozioni devono sopportare il dolore per rafforzarsi. Helen Keller, che durante la sua vita ha conosciuto molta sofferenza, oltre alla gioia, ha osservato che “il carattere non può essere sviluppato con facilità e tranquillità. Solo attraverso l’esperienza della prova e della sofferenza l’anima può essere rafforzata, la visione schiarita, l’ambizione ispirata e il successo raggiunto”.

      Tutti a volte fanno male e permetterci di provare questa emozione universale ci unisce in una rete di compassione. Il dizionario definisce la compassione come una “profonda consapevolezza della sofferenza di un altro unita al desiderio di alleviarla”, ma l’unico modo in cui possiamo acquisire una profonda consapevolezza della sofferenza degli altri è aver sofferto noi stessi. Una comprensione teorica della sofferenza è priva di significato quanto una descrizione teorica del colore blu per una persona cieca. Per conoscerlo, dobbiamo sperimentarlo. Come osserva il pastore Fritz Williams, “La sofferenza e la gioia ci insegnano, se glielo permettiamo, come fare il salto dell’empatia, che ci trasporta nell’anima e nel cuore di un’altra persona. In quei momenti trasparenti conosciamo le gioie e i dolori degli altri e ci prendiamo cura delle loro preoccupazioni come se fossero le nostre”.

      Uno dei vantaggi più significativi della sofferenza è che genera un profondo rispetto per la realtà, per ciò che è. Mentre l’esperienza della gioia ci collega al regno delle infinite possibilità, l’esperienza del dolore ci ricorda i nostri limiti. Quando, nonostante tutti i nostri sforzi, ci facciamo male, siamo umiliati da costrizioni che a volte non riusciamo a notare quando voliamo in alto. Mi sembra più che simbolico che quando in estasi spesso alziamo la testa, verso il cielo, verso l’infinito, e quando in agonia, tendiamo a volgere lo sguardo verso la terra, verso il finito.

      Il rabbino Bunim di Pshischa dice che tutti abbiamo bisogno di andare in giro con due foglietti di carta in tasca: il primo con le parole talmudiche “per amor mio il mondo è stato creato” e il secondo con le parole della Genesi “Io sono ma polvere e cenere”. Il sano stato psicologico risiede da qualche parte tra i due messaggi, da qualche parte tra l’arroganza e l’umiltà. Allo stesso modo in cui la sintesi tra arroganza e umiltà alimenta la salute psicologica, combinando estasi e agonia stabilisce un sano rapporto con la realtà.

      L’estasi mi fa sentire invincibile: mi fa sentire padrone del mio destino, che creo la mia realtà. Ma è probabile che l’agonia mi faccia sentire vulnerabile e umiliato: mi fa sentire servo delle mie circostanze, che ho poco controllo sulla mia realtà. L’estasi da sola conduce a un’arroganza distaccata; la sola sofferenza genera rassegnazione. Le vicissitudini della vita ci avvicinano alla via aurea di Aristotele.

      Un profondo rispetto per la realtà implica l’accettazione di ciò che è: del nostro potenziale, dei nostri limiti e della nostra umanità. Riconoscendo che la sofferenza è parte integrante della nostra vita e che ci sono altri benefici nel dolore, come la coltivazione della saggezza e della compassione, accettiamo maggiormente la nostra sofferenza. E quando accettiamo veramente il dolore e il dolore come inevitabili, in realtà soffriamo meno.

      Nathaniel Branden si riferisce all’autostima, per la quale l’autoaccettazione è centrale, come il sistema immunitario della coscienza. Un sistema immunitario forte non significa che non ci ammaliamo, ma piuttosto che ci ammaliamo meno spesso e che, quando ci ammaliamo, ci riprendiamo più velocemente. Allo stesso modo, è improbabile che la sofferenza scompaia mai completamente, ma quando il sistema immunitario della nostra coscienza si rafforza, soffriamo meno spesso e, quando lo facciamo, la nostra guarigione è più rapida.

      Il fatto che la sofferenza produca benefici non implica che dobbiamo cercarla attivamente, così come il fatto che la malattia rafforzi effettivamente il nostro sistema immunitario non implica che dobbiamo cercare opportunità per ammalarci. Cerchiamo naturalmente il piacere nelle nostre vite e cerchiamo di ridurre al minimo la quantità di dolore che sopportiamo. Il mondo imperfetto e impermanente ci offre ampie opportunità, senza che noi le cerchiamo attivamente, per rafforzare il nostro sistema immunitario.

      La prima delle Quattro Nobili Verità del Buddha è la verità della sofferenza, una verità che possiamo rifiutare o accettare come parte inevitabile dell’essere umani. E quando impariamo ad accettare, anche ad abbracciare, le esperienze difficili, la nostra sofferenza diventa uno strumento, uno strumento, di crescita.

      La coscienza del sé, il Silenzio.

      Il silenzio, di cui vorrei parlare, non è un’assenza di pensieri, parole o rumori. È la sostanza stessa dell’universo e comprende tutto. È uno spazio vuoto, che non può essere raggiunto come oggetto. Sempre presente, non c’è niente di speciale da fare per trovarlo. Chi lo cerca è il vero ostacolo. Perché il silenzio è ciò che siamo. Questa è un’altra parola per dire coscienza.
      Più il silenzio cresce in noi, più la coscienza si dispiega, si espande, occupa il posto preso dalla mente. Ogni nostra azione è poi illuminata dalla luce della coscienza.

      Tutti gli esseri sono in grado di lasciare che il silenzio cresca dentro di loro. Si tratta solo di avere fiducia nelle proprie capacità. 

      La meditazione può essere un aiuto per percepire la nostra capacità di fonderci nel silenzio, nel corpo e nella mente naturalmente a riposo.

      Quando, in questo modo, siamo ricettivi alle sensazioni del corpo, alle percezioni della mente e le accogliamo con uno sguardo neutro e in ascolto, ci apriamo al nostro essere profondo che è il silenzio.

      Il silenzio non è quindi un’assenza di suoni. Inoltre, certi suoni rivelano il silenzio sottostante, lo enfatizzano e talvolta ci conducono lì. Osserviamo come le note musicali o i canti degli uccelli non lo infastidiscano, ma lo valorizzino.

      Il silenzio non ha nulla a che fare con il non pensare o non parlare. È ciò che sta alla base del pensiero umile e della parola giusta. Che le parole siano usate o meno, che gli atti nascano spontaneamente o meno, tutto torna al silenzio. 

      Quando nessuna volontà personale interviene per cristallizzare il movimento energetico della mente, la pura percezione si dissolve naturalmente nel silenzio. Questo non lascia residui, perché non c’è nessuno che si appropri del pensiero o dell’azione. L’energia è potente, senza nessuno che la contorca o la dissipi, una grande creatività è all’opera, senza alcun pensiero di limitarla o manipolarla.

      Anche il silenzio non è solo una nozione di benessere. Come la pace, è la natura del nostro vero essere. Dobbiamo essere in grado di sentirlo sullo sfondo, di vivere costantemente con questa sottile attenzione che trascende il tempo. I pensieri non sono più proiettati dalla memoria, le azioni avvengono spontaneamente, senza paura.

      Come potremo percepirlo se non calmiamo l’ipereccitazione del nostro cervello, questo male di cui soffre l’uomo contemporaneo? 

      Non capiamo più cosa la vita ha da dirci. Non andiamo più d’accordo l’uno con l’altro. La vera comunicazione è un’interconnessione all’interno di questo silenzio.

      Solo l’essere con cuore purificato, con un’anima spogliata dal suo cammino nel deserto, è degno di incontrare Ciò che lo attende da tutta l’eternità e che gli farà ascoltare ciò che nasce dal silenzio.

      Fu con il suono di un sottile silenzio, con il soffio di una leggera brezza, un sussurro morbido e leggero, che Elia ebbe la rivelazione del divino, dopo una passeggiata di 40 giorni e 40 notti nel deserto. 

      Sul monte Oreb, lo stesso dove avvenne l’incontro di Mosè con “Io Sono”, Elia udì il Signore. Non era né nel vento forte né nel terremoto né nell’incendio, è scritto.

      Il contatto con la vera realtà avviene solo in silenzio, quando la mente è calma, quando non è più il sé che agisce. Poiché la natura del pensiero e dell’ego è stata percepita, è quindi possibile che la soglia che conduce al silenzio originale, quella vibrazione eterna che continua ad avvolgere e penetrare tutto in ogni momento, sia superata. È solo in questo silenzio che può avvenire il salto nella nostra profondità. Uno spazio vuoto, dove non c’è nessuno, non c’è me, quindi nessun oggetto da nominare.

      All’inizio, sperimentiamo uno stato di silenzio. Per raggiungere questo obiettivo, stiamo solo osservando ogni pensiero, ogni fenomeno, senza qualificarci, senza giudicare. 

      Solo uno sguardo pacifico, distaccato, senza alcun motivo particolare. Questa visione rallenta naturalmente il funzionamento della mente. Diventiamo questa contemplazione silenziosa. A poco a poco, l’osservatore si dissolve in silenzio. Un giorno, siamo in silenzio, indipendentemente dal fatto che non ci siano o meno manifestazioni. Il soggetto ultimo è questo silenzio.

      Con la mente vuota, continuiamo a pensare, a parlare, ad agire. Il processo è spontaneo. Tutto proviene direttamente da questo sfondo silenzioso, e tutto si svolge in esso. La nostra attenzione, la nostra visione, il nostro ascolto, sono il silenzio.

      Siamo stabiliti nel nostro essere profondo, possiamo parlare o agire, non cambia nulla. 

      Il silenzio è l’essenza del nostro essere profondo. È continuo. Non è necessario alcuno sforzo per ottenerlo. È il cuore, la matrice da cui emerge il respiro indifferenziato e dove convergono le energie manifestate, dove tutti gli oggetti scompaiono (compreso il sé). È il luogo in cui gli opposti si incontrano e si dissolvono. Si dispiega in noi quando si rivela l’esatta identità tra l’assoluto e il relativo, tra la fonte e l’espressione.

      Il silenzio è uno dei nomi della coscienza vuota e irrilevante. È la sua sostanza, lo spazio restituito al suo vuoto originale, quando lo spirito riposa nella sua vacanza.

      Siamo noi stessi. Non siamo il contenuto spesso rumoroso che ingombra il nostro spazio interiore. Siamo il contenitore la cui natura è il silenzio. La coscienza è pura percezione, libera da ogni commento, il contenitore che contiene tutti i rumori. Questo contenitore – soggetto ultimo, silenzio, vuoto – non è percepibile, oggettivo. Non appena lo percepiamo, è il riflesso del silenzio – la coscienza – il soggetto ultimo – che viene percepito…

      Quando, attraverso l’esperienza della premorte, è stato fatto il salto nello spazio della pura coscienza, senza oggetto, tutto il mio essere in uno stato di totale abbandono, la mente vuota, i sensi rimossi, è stato il silenzio. Non c’era suono quando la mia coscienza si immerse nella Coscienza Cosmica. Non era spaventoso. Ci sentiamo pienamente vivi in questo vuoto che è pace e gioia. La percezione era quella di un solo respiro, come una pulsazione continua. L’intelligenza dell’energia cosmica sta lì, in questo vuoto silenzioso. Lei è colei che insegna. In questo vuoto di profondità sconfinata, il silenzio, una sorta di sussurro divino, comunica il mistero della vita. È attraverso il silenzio che si rivela ciò che ci porta al Silenzio. 

      La realtà è accessibile solo da e in silenzio. Tutto è allora conosciuto nella luce e dalla luce.

      Quando torniamo alla percezione del mondo terreno, il silenzio viene sperimentato continuamente come la nostra vera casa, come la matrice dell’universo. Permea tutto il nostro essere, accompagna tutti i nostri gesti, racchiude tutto.

      Ci viene chiesto solo di ascoltare ciò che l’universo ci dice. Per questo, nessuna religione, nessun dogma, nessun sistema organizzato è necessario. Ogni essere umano è in grado, da solo, di ascoltare il messaggio ininterrotto. Questo suono di silenzio che si percepisce, si sente, è simile a quello che percepisce, sente. Questa vibrazione è senza inizio né fine, eterna e sempre rinnovata, immobile e commovente, potente e sottile. È in ogni essere, sostanzialmente. Lei è se stessa. È solo, risucchiato dall’interno, che può scoprire di essere l’intero universo.

      Il silenzio è la sostanza eterna in cui è immerso l’universo. Egli è l’origine. Non dobbiamo avere paura di lui quando lo scopriamo. Emana dalle profondità di chi siamo e ci conduce lì. Egli è il respiro cosmico che ci attraversa. È la libertà del nostro spazio interiore. È lì non appena usciamo dal nostro piccolo sé, non appena la mente divisoria tra il mondo e la nostra risposta al mondo si calma. Ci rivela ciò che si manifesta realmente. È questa voce senza suono che canta la melodia d’amore dell’universo. Il silenzio è il coronamento dell’amore, la sua esaltazione e il suo riposo. Assorbire se stessi in Lui non è altro che realizzare la nostra natura eterna. Fluire in lui significa fondersi nell’oceano e scomparire, come la goccia d’acqua.

      Vicino a Pondicherry si trova il santuario di Nataraja, che rappresenta Shiva che esegue la sua danza cosmica, quella pulsazione eterna della creazione e della distruzione. Accanto ad esso c’è, si dice, il vero dio della danza nascosto dietro un velo. Quando tiri questo velo, c’è solo uno spazio vuoto.

      Templari della Grande opera.

      “Lo Spirito umano avanza verso la sua Fonte, Centro spirituale del divino, e verso coloro che lo guidano e dirigono, e procede in modo inarrestabile, per cui la via è sempre aperta  ai pellegrini, che troveranno un giorno la Casa del Padre.” 

      Questa frase è stata fonte di riflessione e, proiettandola sui gruppi, associazioni di Cavalieri Templari in genere – grazie anche alla legge di analogia  “come in alto, così in basso” del leggendario Ermete Trismegisto – ho considerato come i problemi della religione influiscono anche sui movimenti che vivonono sui valori di fede tramandati.

      La crisi di atteggiamenti e valori errati sta al centro di tutti i problemi, sia nel piccolo, nei gruppi di appartenenza che nel grande nelle nazioni. Difatti, l’avidità, ignoranza, egoismo e interesse personale sono la radice e la causa di travisamento nei rapporti umani.

      Il rapporto tra l’essere umano e la presenza divina è sempre stato onorato in ogni fede e tradizione religiosa.  Istituzioni, associazioni e chiese hanno cercato di dirigere e ispirare lo spirito devoto nei loro seguaci. 

      Le religioni più importanti hanno sempre rivendicato la loro superiorità, sia nella teoria e sia nella pratica, portando intolleranza, divisione, senso di superiorità e fanatismo. 

      Le varie interpretazioni delle scritture e la teologia hanno prodotto molti conflitti tra le fedi, sfociando violenza e odio in nome della religione, in nome di Dio.

      I templari nascono per la difesa dei pellegrini in Terra Santa, ma poi sappiamo quale strumento di morte è diventato per la Chiesa con le sue Crociate. 

      I cavalieri erano laici, vincolati dai voti di castità, obbedienza e povertà,  che permise all’Ordine dei Templari di accumulare immense ricchezze, anche perché si incaricava dei trasferimenti di denaro da e per la Terra Santa. Buona parte di queste ricchezze furono impiegate nella costruzione di 9 mila fra chiese, palazzi e luoghi fortificati.

      Oggi i Templari sono animati da quel senso di fratellanza, aiuto e soccorso al prossimo e riscoprono, nei rituali, antichi riti di iniziazioni e processi trasmutativi (ogni percorso spirituale deve portare una crescita interiore nell’individuo). Questo processo di trasmutazione, vitalità spirituale, dovrebbe portare il cavaliere templare a riconoscere il Dio Immanente e Trascendente. Egli dovrebbe incarnare una visione superiore che spinge verso un obiettivo più alto, ispirato dal lavoro e dal servizio sociale, di comunità, di sensibilizzazione della religione e della fede.

      Ma ciò non avviene.

      Oggi l’ispirazioni delle antiche virtù Amore, Umiltà, Carità, Disciplina, Obbedienza sono annacquate dall’idealismo e l’individualismo. Come il problema religioso, dell’Era dei Pesci, l’età dell’autoritarismo, anche nei vari movimenti religiosi – come i Templari – si avverte lo stesso problema. L’entrata nella nuova Era dell’Acquario, porterà crisi, cambiamenti e adattamenti, quindi grande opportunità di progresso.

      Auspicando sull’unità e la comunione dello spirito – fondata sui valori spirituali comuni e sui principi che stanno al centro della religione Cristiana – i Templari oggi potrebbero diventare uno strumento capace di guarire divisioni e separatismi in tutto il mondo, portando in sé questi valori e principi nella vita quotidiana. In questa opera di unità e comunione, un certo numero di principi essenziali sono necessari per proteggersi dai pericoli del fanatismo:

      • Conoscenza e informazione, per espandere la mente umana portando alla luce idee innovative. Ma è necessario un ingrediente in più, capace di produrre giuste relazioni: l’umiltà spirituale, intesa come la capacità di comprendere il posto, sia dell’individuo che dell’umanità, nel mondo. Si tratta di intuire la giusta proporzione – soprattutto attraverso il pensiero riflessivo, la meditazione e la contemplazione – e riconoscere che la verità non è rigida, bensì in costante espansione.
      • La pratica dell’innocuità – nella parola, nel pensiero e nell’azione – attività positiva che non nega l’adozione di azioni ferme e decise.
      • La formazione del giusto pensiero: ogni giorno, le forme pensiero negative possono essere compensate, consentendo l’ingresso ad idee innovative e riqualificate fondate su valori e principi spirituali eterni.     
      • La mente aperta e ricettiva a nuove riflessioni, evita la cristallizzazione del pensiero.

      Il gruppo dei Templari, come ogni movimento religioso deve riconoscersi come componente del Piano Divino.  Il compito degli uomini risvegliati non è quello di abbandonare i movimenti sviliti dal poco senso di spiritualità, ma è di combattere per alimentare il risveglio naturale della volontà di servire il Piano divino e di prendere parte alla Grande Opera di costruzione, che porterà nel tempo alla realizzazione della nuova religione.

      La nuova religione mondiale, basata sulla realtà di Dio e sulla relazione dell’umanità con il divino, sull’immortalità, sulla continuità della rivelazione, sul costante emergere di Messaggeri dal centro divino ha tramite i movimenti e i  gruppi di cavalieri templari illuminati la possibilità di evolversi in nuovi strumenti di Amore.

      Questa trasmutazione, o processo evolutivo condurrà a un nuovo orientamento verso il Dio Trascendente e Immanente, in ogni forma di vita diventando: Templari della Grande Opera.

      L’umana umanità: guerre ed evoluzioni

      Studiando “I problemi dell’Umanità” di Alice Bailey, mi sono soffermato sul capitolo: la riabilitazione psicologica delle nazioni.
      Ho trovato molto interessante alcuni passaggi che si sposano molto bene con il contesto geopolitico attuale (la crisi ucraina) e mi ha fatto convergere le azioni di preghiera e meditazioni impostate, per alimentare l’eggregore di Luce e amore.

      Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso: l’egoismo dell’uomo, l’egoismo della propria Nazione.

      Gli uomini che hanno superato l’egoismo e le sue debolezze sono più interessati al bene civico e nazionale che a se stessi. Alcuni di loro, avranno anche una mentalità internazionale e si preoccuperanno del benessere dell’umanità nel suo insieme. Desiderano fortemente un mondo unico, per una sola umanità. Per raggiungere questa dimensione le nazioni dovrebbero assumere attitudini più benefiche e considerare le culture nazionali, le risorse e la capacità di servire l’umanità, come contributi al bene comune.
      L’ultima guerra mondiale fu sintomo d’immaturità, di pensiero infantile, d’assenza di controllo emotivo e della pretesa di avere ciò che non apparteneva loro.

      Di avere ciò che non apparteneva loro. Un po’ quello che viviamo oggi con la Russia e l’Ucraina?

      Eppure la recente storia, 2014, ci narra delle clamorose ingerenze nella vita interna dell’Ucraina e abbiamo assistito a un reale colpo di stato; quando nel governo ucraino entrò la statunitense Natalia Jaresco, con le sue dichiarazioni belliciste e le sue ininterrotte minacce nei confronti della Russia. Nacque un nuovo governo ucraino in chiave antirussa, spodestando e neutralizzando un presidente democraticamente eletto.

      Ma allora la verità dove sta? Chi è il buono e il cattivo? (Questa dualità che blocca l’evoluzione dell’umanità).

      Le vecchie abitudini di pensare e di reagire dei popoli sono difficili da vincere. La guerra e la pretesa di confini tracciati secondo la storia, l’amore per i possedimenti territoriali a spese di altri popoli,
      quando sembreranno liti fra fanciulli per un giocattolo favorito?

      Questo è il vero campo di battaglia principale.

      L’opinione pubblica è da rieducare. È necessario affrontare il passato, riconoscere le nuove tendenze, rinunciare ai vecchi modi di pensare e di agire, se non si vuole che l’umanità cada in abissi peggiori.

      La Russia è un grande enigma. La sua potenzialità di servire il genere umano e d’imporre il suo volere al mondo intero sorpassa quella d’ogni altra nazione.
      Si prepara alla collaborazione mondiale, ma dà prova di volere che questa si compia a modo suo cioè col controllo generale sugli altri paesi, a cominciare dalle nazioni minori alle frontiere occidentali.
      Una parte del mondo diffida profondamente della Russia, per due ragioni: anzitutto per la crudeltà dei primi stadi della rivoluzione (il periodo bolscevico) e, poi, per il successivo isolazionismo, deliberato e netto, dietro le sue frontiere. Un silenzio creativo che la Seconda guerra mondiale la obbligò ad abbandonare, per collaborare con gli altri popoli.
      La Russia è la patria di una germogliante rivelazione di grande valore spirituale e di importanza collettiva, che interessa tutto il genere umano. Ma ha suscitato fermenti negli altri paesi prima di sapere lei stessa quale rivelazione custodisce. Perciò la sua attività è prematura. Darà al mondo il vero segreto della fratellanza, ma ancora non lo conosce.
      Animata da spirito profondamente religioso, sebbene non ortodosso, svantaggiata da una miscela di tratti orientali e propositi occidentali e dalla sfiducia generata dalle prime mosse false, tenta (come in passato) di inifltrarsi nelle altre nazioni per rovesciarne la stabilità, indebolirle e costringerle nello schema che tenta di costruire. È mossa (ma inconsciamente) dal desiderio di attuare la fratellanza. Vi è accettabile questa diagnosi di quella grande incognita che è la Russia?

      Ecco qui c’è un barlume di verità: rovesciare la stabilità, indebolire e costringere le nazioni nello schema che tenta di costruire, per attuare la rivelazione, la fratellanza.

      Il problema psicologico della Russia è di badare alle dinamiche interne, stabilizzare e integrare la sua enorme popolazione e guidarla in una luce maggiore. Ma la Russia deve imparare a collaborare con le altre potenze su basi di parità. Non deve, con programma ambizioso, catturare le piccole nazioni nella sua sfera d’azione contro il loro volere e con la forza.

      Altro barlume di verità

      I Paesi devono procedere verso il proprio destino e non essere governati a forza.
      Questa grande nazione (sintesi fra Oriente e Occidente) deve governare senza crudeltà, senza violare il libero arbitrio dell’individuo, con piena fiducia nei suoi ideali oggi non ancora espressi a dovere.
      La Russia deve dare esempio di governo saggio, di libertà individuale, di sana educazione, che gli altri paesi vi si conformino, pur conservando in pari tempo la loro particolare visione spirituale, la forma di governo prescelta, il loro modo di attuare la fratellanza.
      In Russia, uomini crudeli e ambiziosi sarebbero felici di sfruttare il mondo a vantaggio del loro paese e vorrebbero imporre la volontà del proletariato su tutte le classi del mondo civile, ma ci sono anche uomini di pensiero e di larghe vedute, che vi si oppongono.

      L’unità, la pace e la sicurezza delle nazioni grandi e piccole non si possono conseguire sotto la guida di capitalisti avidi o di uomini ambiziosi e, tuttavia, in molti casi questa è la situazione.
      Così la guerra continua e l’uomo aspetta invano una decisione che porti la pace, fondata sulla sicurezza e sui giusti rapporti umani/individuali, comunitari, nazionali e internazionali che possono essere realizzati con l’azione concorde degli uomini di buona volontà di tutti i Paesi.

      La mia meditazione e quella del mio gruppo è ora orientata ad alimentare quel germoglio di rivelazione di grande valore spirituale che è insita nella Russia, per ristabilire il Piano di Luce, Amore e Potere.

      Concludo con l’invito del Maestro Djwhal Khul, che presto si realizzerà (dentro di me già è vivo):
      Vi esorto a lasciar cadere antagonismi e antipatie, odi e contrasti razziali, e pensare in termini di una sola famiglia, di una sola vita e di una sola umanità.

      Il bambino divino

      Maggio del 1972, avevo quattro anni quando i miei genitori mi comprarono Pinocchio. Era la mia fiaba preferita. Mio padre me la leggeva il pomeriggio, o la sera, ogni qualvolta che la volevo sentire e interpretava le voci dei personaggi, specie quella di Pinocchio. E un po’ intimorito  da quella voce, papà la utilizzava per farmi fare il bravo bambino. Così il mio capriccio si spegneva al sentir “Francesco sono Pinocchio, mangia tutto” oppure “…smettila che adesso arrivo”.

      Sono cresciuto felicemente con Pinocchio sono stato più volte a Collodi, il paese di Pinocchio,  e ho trasmesso un po’ la passione ai miei figli. 

      In età matura ho approfondito la fiaba scoprendo il valore esoterico del racconto.

      Ma non voglio disquisire sulla storia esoterica di Pinocchio – che ho postato sui social tempo fa insieme anche a quella di Cappuccetto Rosso – ma vorrei soffermarmi sulle emozioni che una vecchia foto mi ha fatto rivivere.

      Oggi la moderna tecnologia ci permette di avere un’infinità di scatti fotografici. Alcuni di noi stampano fotolibri, altri li pubblicano sui social e altri sono ben conservati negli hard-disck sempre più capienti.

      Facebook ogni tanto ripubblica le foto, i post degli anni passati e una leggera emozione ci prende nel rivederla.

      Un tempo le pellicole a bianco e nero o a colori delle macchine fotografiche fermavono lo scatto e non sapevi mai, se non a stampa effettuata, se eri venuto bene o male, e i selfie? Pochi di noi avevavo la macchina con il timer per lo scatto ritardato e ancor meno ho visto persone che si flashavano il viso per una foto.

      Torniamo a quell’emozione leggera che viviamo quando facebook ci ripropone una fotografia postata qualche anno fa. Chiudiamo gli occhi e riviviamo il momento in cui è stata scattata l’istantanea. Rivediamo i volti, i legami con quelle persone, il posto dov’eravamo, cosa ci ha portato ad esser lì. Sentiamo i rumori, i profumi, gli odori. Osserviamo la nostra vita passata con gli occhi di ora. Cosa avremo dovuto o potuto fare? Eravamo davvero felici? Era un amore vero? Una storiella da ricordare nel profondo del nostro cuore? o da dimenticare. Che cosa sognavamo, quali erano i nostri progetti, i nostri obiettivi.

      Respiriamo profondamente e soffermiaci su ciò che abbiamo fatto da quello scatto ad ora, si fino a questo momento. Siamo cambiati, in meglio? Abbiamo realizzato almeno un sogno o un progetto che portavamo in testa o nel cuore d’allora? C’è qualcosa che abbiamo lasciato in sospeso?

      Sono queste le domande che mi sono posto vedendo questa vecchia foto. Ho rivisto i miei errori (?) i miei successi (?) no la mia vita, fatte di scelte non sempre consapevoli dei miei veri bisogni dell’anima, ma mi hanno portato a trasformare il burattino in un bambino.

      Quel bambino interiore, quella parte di Sè autentico, creativo, spontaneo che spesso è sacrificato e abbandonato. Custode di emozioni, sentimenti, percezioni, sensazioni vissute  con il pimo incontro con il mondo, protetti dai genitori o chi per loro.

      Un luogo di bisogni e desideri, di creatività e di fantasia, di una tensione verso il vissuto passato mediato dal confronto con il presente. Carl Jung ha chiamato il “Bambino Divino” che è l’essenza di chi siamo veramente.

      Oggi quel bambino con la voce di mio padre mi ha parlato ancora una volta per dirmi solo che l’Amore è ciò che conta nella vita.

      Energia e spiritualità

      La scienza moderna ha dimostrato in modo convincente che l’energia è il modo di esistenza della materia. La materia densa è materia, la materia sottile è energia. Alcune energie sono ben note alle persone e da loro utilizzate, ad esempio termiche, elettriche, luminose, meccaniche, atomiche. Ci sono energie che conosciamo, ma non possiamo usare negli affari (interazione gravitazionale, debole). Ci sono anche energie sconosciute alla scienza. C’è un oceano di energia intorno a noi e anche i nostri corpi fanno parte dell’oceano, che è più denso. Alcune energie sono percepite dal sentimento umano, altre no. La regione dell’oceano energetico, che è al di là della percezione fisica, può essere definita spirituale, e a molti sembra che non ci sia più nulla di là dei suoi confini.

      Le persone che limitano la spiritualità all’energia inevitabilmente riducono a essa tutti i fenomeni della vita, vedono in essa l’inizio e la fine dell’essere e, così, affermano il materialismo camuffato dalla spiritualità energetica.

      Tutta la pratica occulta e la metafisica secolare fanno appello specificamente alla spiritualità energetica, la esplorano e, inoltre, non senza successo e sulla sua base spiegano l’esistenza del mondo e dell’uomo. 

      Un tale concetto di esistenza mondiale esclude il Dio immateriale, non energetico e, per spiegare la fonte e la forza trainante del processo mondiale, attinge al concetto della mente del mondo, che è abbastanza conveniente per gli spiriti del male e loro leader, perché svolgono le loro attività nel campo energetico mondiale. Poiché la mente è energica, in questo modo “Satana” viene messo al posto di “Dio”.

      L’esperienza spirituale dell’umanità testimonia incondizionatamente l’esistenza di piani spirituali dell’essere, di là di quelli energetici.

      L’area della spiritualità extra-energetica e, quindi, extra-materiale è così vasta, così maestosa e incomprensibile che una persona somatica può solo immaginarla. 

      Sembra un paese lontano e sconosciuto, di cui sappiamo solo che è bello, che gli abitanti sono belli e, ad alcune persone, viene talvolta data da Dio una visione di questi stati celesti, che non possono essere descritti nelle immagini terrene.

      Non esiste un confine chiaro tra i piani energetici e non energetici dell’essere. Il concetto stesso di confine perde di significato se si tiene conto che i piani dell’essere non sono lo spazio e non sono luoghi specifici, ma stati che differiscono nel corso del tempo soggettivo e nella percezione dello spazio soggettivo; nonché, altre caratteristiche di un ordine non fisico che è inaccessibile alla comprensione umana. 

      I piani dell’essere formano un continuum (sequenza continua di stati) che si estende dalla materia super-densa al piano dell’Assoluto. Quando alcune aree specifiche sono indicate su questo continuum, qualche creatura ha la capacità di sentire la sua presenza in queste aree. 

      I maestri spirituali dell’antico Oriente compresero appieno il formidabile pericolo dello sviluppo indipendente delle energie psichiche umane, dell’apertura dei chakra e, soprattutto, del Muladhara inferiore, che mantiene in forma latente l’energia sessuale generica. 

      L’emancipazione di questa energia, chiamata in Oriente Kundalini shakti (potere del serpente), sblocca il naturale, dato dalla natura (significato da Dio), la protezione della percezione dell’infra-astrale, permette di separare il corpo e l’anima durante la vita, e spalanca le porte di un essere umano per l’ingresso di spiriti maligni in esso. 

      Il problema è che è quasi impossibile chiudere queste porte e una persona cade completamente sotto il potere dei demoni. 

      Quando si rende conto dell’orrore di quello che è successo, è già impossibile cambiare qualcosa; la morte è inevitabile. Ecco perché le antiche istruzioni spirituali serie proibivano categoricamente la pratica di yoga superiori senza purificazione fisica e spirituale a lungo termine e senza la guida di un insegnante. 

      Facciamo riferimento, ad esempio, al noto sistema yoga in otto fasi di Patanjali. Va notato che nell’antichità esistevano anche numerose pratiche magiche di tipo satanico che, speculando sulla possibilità di raggiungere capacità soprannaturali, tentavano proprio le persone sulla via dello sviluppo delle energie psichiche, attraverso l’apertura dei chakra, per le quali sono stati inventati centinaia di metodi.

      La magia moderna e l’occulto hanno abbandonato del tutto tutte le restrizioni. Non parlano dei pericoli, ma li nascondono accuratamente. Ma pubblicizzano abilmente le straordinarie opportunità che si aprono a una persona. Le opportunità si aprono, ma il fatto è che il formaggio gratis è solo in una trappola per topi. 

      Qui la retribuzione non è annunciata in anticipo, ma in realtà è inevitabile. Il prezzo dei “piaceri” è un tormento infernale.

      Le persone che non credono nell’aldilà non credono nemmeno nel tormento, ma l’ingenuità non esime dalla responsabilità.

      Cristo ha chiamato l’inferno – inferno di fuoco, come immagine di un luogo puzzolente, disgustoso e sudicio. Il cristianesimo non ha iniziato ad ampliare i dettagli dei piani di esistenza, poiché esiste un solo piano che è veramente colmo di grazia per l’uomo: il Regno di Dio. Il suo proprietario è Cristo. Detiene le chiavi di questo regno e deve essere avvicinato per un passaggio. Ci ha dato speranza e fiducia, dicendo: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto; Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto».

      La Caduta degli Angeli (leggendo Alice Bailey)

      Il mistero della discesa o della “caduta” sulla Terra degli angeli ribelli – gli angeli solari o agnishvatta – si dice che sia il mistero accennato nelle Scritture e “il segreto dei secoli” (Esoteric Psychology II , p. 93). Quindi non sorprende che ci sia tanta confusione e incomprensione riguardo agli “angeli caduti” di cui Lucifero è il rappresentante più noto.

      Il segreto degli “angeli caduti” è essenzialmente il mistero che sta dietro il Piano stesso dell’evoluzione, per la volontà degli angeli solari di “cadere”, di sacrificarsi per portare la luce del principio della mente a ciò che era allora l’uomo animale, segnò l’entrata in azione della grande Legge della dualità con la quale materia, forma – negativa e passiva – potevano essere accelerate dallo spirito. 

      Questo atto di sacrificio all’alba della storia umana è un filo intrecciato attraverso le grandi scritture e le mitologie del mondo, incluso il mito di Prometeo che rubò il fuoco (mente) per l’uomo e la storia biblica del Figlio Prodigo, che lasciò il La casa del padre per intraprendere il percorso dell’esperienza nella vita della forma e dei sensi – il viaggio verso “il paese lontano”.

      Il ruolo degli angeli solari e il loro sacrificio per conto dell’umanità sono discussi a lungo in The Secret Doctrine di HP Blavatsky. In effetti, nel 1887 la rivista della Società Teosofica prese “Lucifero” come il suo nome nel tentativo di portare chiarezza a quello che considerava un angelo sacrificante ingiustamente diffamato.

      Il nome “Lucifero” deriva dalle parole latine, Lux o Lucis (luce) e ferre (portare); quindi Lucifero significa letteralmente “portatore di luce”. È collegato al pianeta Venere in Apocalisse XXII: 16 quando Cristo dice “Io sono la luminosa stella del mattino”, che è Venere, annunciando l’arrivo alla piena luce del Sole: il Figlio, il Cristo. È interessante notare che il ruolo di “portatore di luce” è collegato a Mercurio, o Hermes, il messaggero divino per gli dei nella mitologia greca e romana. 

      Nel cristianesimo la funzione di Mercurio è servita da San Michele, “l’angelo custode” di Cristo, secondo San Tommaso. 

      L’interrelazione esoterica di questo angelo custode e di Cristo è ulteriormente illuminata nella dichiarazione della maestra tibetana con la quale Alice Bailey ha collaborato alla stesura di una serie di libri sulla saggezza senza età, secondo cui “Mercurio e sole sono una cosa sola”.

      Esotericamente, il ruolo dell’Angelo Custode fu reso possibile dal sacrificio degli angeli solari nella loro conservazione del principio della mente o, occultamente, dal fuoco, attraverso incarnazioni ripetute persistenti nella forma fino a quando l’uomo animale divenne uomo pensante e, infine, iniziò a risvegliarsi alla sua vera eredità spirituale: uomo/uomo divino. Così l’angelo solare crea la forma per il principio dell’anima incarnata – il corpo causale – e ritira anche quel corpo alla quarta iniziazione, quando il legame tra forma e spirito è stato permanentemente fuso e il corpo causale è infranto.

      La nozione di “angelo ribelle” sembra risalire al poeta John Milton in Paradise Lost , che sembrava ancorare nella coscienza umana l’idea della discesa degli angeli solari come un atto di ribellione e quindi una caduta dalla grazia. (“Regnare vale l’ambizione, anche se all’Inferno: Meglio regnare all’inferno che servire in Paradiso.”) Tuttavia questo spirito di ribellione e il conseguente dolore non si trovano su Venere, ci viene detto dal Tibetano. Lo spirito ribelle sembra riposare esattamente sulla Terra, poiché il tibetano suggerisce che questo spirito di ribellione ha qualificato l’atteggiamento del nostro Logos planetario stesso, il “Divino Ribelle”. Il tibetano cita il vecchio commentario:

      Entrò nella vita e sapeva che era la morte.

      Prese una forma e si rattristò per trovarla buia.

      Si allontanò dal luogo segreto e cercò il posto di luce, e la luce rivelò tutto ciò che cercava di meno. Desiderava il permesso di tornare.

      Cercò il trono in alto e Colui che vi si sedette sopra.

      Ha detto “Non ho cercato questo. Ho cercato la pace, la luce, lo scopo di servire, per dimostrare il mio amore e per rivelare il mio potere. La luce non esiste. La pace non si trova. Lasciami tornare.

      Ma colui che sedeva sul trono non girava la testa. Non sembrava nemmeno ascoltare né ascoltare. Ma dalla sfera inferiore delle tenebre e del dolore emerse una voce e gridò: “Soffriamo qui. Cerchiamo la luce. Abbiamo bisogno della gloria di un Dio entrante. [Non riesco a trovare altre parole tranne queste ultime due per esprimere il antico simbolo da cui sto traducendo.] Sollevaci in Cielo. Entra, 0 Signore, la tomba. Sollevaci nella luce e fai il sacrificio. Abbatti per noi il muro della prigione ed entra nel dolore.

      Il signore della vita è tornato. Non gli piaceva, e quindi il dolore.

      Esoteric Psychology II , p. 98)

      Eppure il peccato e il male esistono sulla Terra. Il tibetano ci dice che l’unico vero male è il peccato del separatismo. E in questo senso acquisiamo una certa comprensione di come Lucifero si è identificato con il male, poiché la mente che si sveglia che caratterizza lo stadio dell’umanità avanzata oggi è, come sappiamo fin troppo bene, i nostri mezzi sia di liberazione che di ulteriore separazione e prigionia. La mente, funzionante e potente ma priva di anima, può essere il grande fattore cristallizzante che costruisce potenti barriere di separazione. “La mente è la cacciatrice del Reale. Uccidi la cacciatrice”, al discepolo viene comandato. In questo senso la mente nel suo elemento concreto e analitico diventa il rifugio (e la prigione non riconosciuta) dell’ideologo,

      Ulteriori chiarimenti sul ruolo degli angeli solari si trovano in una considerazione del quarto Raggio di Armonia attraverso Conflitto e del quinto Raggio di Conoscenza e dei pianeti Mercurio e Venere, attraverso i quali rispettivamente incanalano le loro energie. Perché Mercurio è il “Messaggero degli dei” e il quarto raggio è il principio fluido che collega il Piano e lo Scopo della divinità, noto a livello di buddhi o intuizione, che è governato da Mercurio, con la mente o il manas, governato da Venere e il quinto raggio. “Venere era il custode di quello che chiamiamo il principio della Mente e lo ha portato come puro dono all’umanità embrionale”, ci viene detto in I Raggi e le Iniziazioni. O come diceva il Buddha, “L’amore è la liberazione della mente”. E il quinto raggio, incanalato da Venere e dall’espressione mentale, “opera in connessione con la Legge delle Scissioni”, ed “è anche responsabile della rapida formazione di grandi ideologie condizionanti” (Ibid., P. 602). In questo ci viene ricordato che gli angeli solari che hanno scelto di scendere sulla Terra si sono sottomessi alla Legge della dualità in modo che l’evoluzione dell’essere umano potesse dipendere dallo sviluppo della discriminazione mentale e del libero arbitrio, e quindi dalla capacità di fare delle scelte e scegliere il modo più alto. C’è sempre una scelta di due percorsi, ed è una scelta che, per l’essere umano, deve essere guidata dal libero arbitrio.

      La sostanza del piano mentale è di quinto raggio, incanalata attraverso Venere, e poiché il regno degli angeli lavora con la sostanza – con l’aspetto della forma – così gli angeli solari hanno portato la sostanza della mentalità all’uomo stabilendo il legame del corpo causale dell’anima sul piano mentale: un legame conservato fino alla quarta iniziazione che spezza la forma non più necessaria del corpo causale. Qualche idea sulla grandezza di questo atto degli angeli solari è suggerita nella realizzazione che il quinto Raggio della Conoscenza “è l’energia che ammette l’umanità (e in particolare il discepolo addestrato o iniziato) nei misteri della Mente di Dio stesso. è la chiave “sostanziale” della Mente Universale ” (Ibid., p. 591).

      Inoltre, si dice che il collegamento del quinto Raggio di Conoscenza e del secondo Raggio di Amore-Saggezza sia estremamente stretto, perché il secondo raggio governa questo sistema solare attuale e nel sacrificio degli angeli solari “Portatori di Luce” per conto di uomo animale, l’aspetto della saggezza di secondo raggio fu risvegliato, poiché “la saggezza è conoscenza acquisita dall’esperienza [il viaggio del Figlio prodigo] e attuata dall’amore”. Quindi la discesa degli angeli solari nella sostanza ha portato l’eredità dell’esperienza allo sviluppo del Piano divino.

      Quindi, tornando alla storia del Figliol Prodigo, per comprendere le implicazioni più profonde dell’esperienza del Figliol Prodigo, è importante notare che, al suo ritorno alla casa del Padre, il Padre si precipitò gioiosamente fuori per abbracciarlo, lasciando il figlio maggiore che era rimasto a casa geloso e poco apprezzato. Che un tale viaggio in “un paese lontano” faccia parte del Piano di Dio sembra essere verificato dal seguente passaggio dal Tibetano:

      Questo bisogno di sacrificio, 

      di rinunciare a questo per quello, di scegliere un modo o una linea di condotta e quindi sacrificare un altro modo, per perdere al fine di guadagnare –

      questa è la storia evolutiva sottostante. 

      Questo ha bisogno di comprensione psicologica. 

      È un principio di governo della vita stessa e corre come un modello dorato di bellezza attraverso i materiali oscuri di cui è costruita la storia umana.

       Quando verrà compreso questo bisogno di sacrificio per vincere, ottenere o salvare ciò che è ritenuto desiderabile, allora verrà svelato l’intero indizio dello sviluppo dell’uomo. 

      Questa tendenza o impulso è qualcosa di diverso da desiderare, poiché il desiderio è oggi compreso e studiato accademicamente. 

      Ciò che connota veramente è l’emergere di ciò che è più divino nell’uomo. È un aspetto del desiderio, ma è il lato dinamico, attivo e non il lato sensibile, sensuale.

      ( Esoteric Psychology II , p. 97)

      Attraverso l’energia del quinto raggio, che è “essenzialmente portatore di luce”, l’evoluzione dell’umanità è accelerata, portando alla discesa del Regno di Dio sulla Terra a seguito dell’ascesa di così tanti iniziati in questa epoca. Il fatto che la dottrina segreta identifica Venere con Gaia (Terra) e la consapevolezza del risveglio della teoria di Gaia riconosce che la Terra è un organismo vivente e unificato, suggerisce che l’umanità potrebbe ora iniziare a risvegliarsi e cooperare in qualche modo con la ragione per cui gli angeli sono discesi nella materia: per il recupero della sostanza e il risveglio della mente nella forma in modo che lo Scopo della Divinità possa essere registrato ed espresso nella sostanza. Gli angeli solari “caddero” come un atto di scelta e di supremo sacrificio da parte dell’umanità. Quei “Signori della Conoscenza e della Compassione e della Devota incessante perseveranza” sono noi stessi, e noi a nostra volta dobbiamo consapevolmente scegliere di prendere il controllo della nostra incarnazione nella forma, cercando lo Scopo e rendendo così la vita sulla Terra un dono di sacrificio per le vite minori dipendenti da la nostra cura.

      Cristo disse: “Io sono la stella luminosa del mattino”. La sua promessa, e l’eredità della presenza sulla Terra di tutti questi “portatori di luce”, può essere meglio riassunta nelle seguenti parole: HP Blavatsky scrisse che “in tutte le antiche cosmogonie la luce proviene dalle tenebre”. E Alice Bailey espresse un simile riconoscimento nelle seguenti parole: “Il Maestro M. … aggiunge l’oscurità alla luce in modo che le stelle appaiano, poiché nella luce le stelle non brillano, ma nell’oscurità la luce diffusa non è, ma solo focalizzata punti di splendore “. ( I raggi e le iniziazioni , p. 170)

      Mala, solo un accessorio di moda?

      Il braccialetto Mala è anche chiamato braccialetto buddista o tibetano. Mala è un termine sanscrito che significa ghirlanda di perle o di meditazione. Il significato della sua traduzione deriva dal suo uso. In diverse correnti spirituali, il braccialetto Mala è utilizzato come un rosario. Ancora oggi, ci sono poche informazioni attendibili sulla storia del braccialetto Mala. Sappiamo che esiste da molti anni, gli storici stimano la sua età a oltre 3000 anni ed è stato creato in India.

      Questo accessorio ancestrale è al centro della pratica buddista e indù ed è usato, tra le altre cose, come braccialetto di preghiera o meditazione.  Può essere realizzato in diversi materiali e dimensioni. È tradizionalmente realizzato con perline di legno di sandalo con molteplici sfumature di colori. Le perle possono essere fatte di pietre diverse, inoltre è dotato di una chiusura conica e un amuleto.

      Questo rosario buddista ha esattamente 108 perle. Il numero 108 non è scelto a caso, è il simbolo di diversi elementi:

      Ciascuna delle parti che compongono il braccialetto Mala, riserva profondi significati.

      La chiusura conica del braccialetto rappresenta il vuoto. La vacuità nella tradizione buddista è l’inesistenza di tutta l’essenza. Corrisponde all’idea che tutto è privo di esistenza autonoma nelle sue funzioni.

      La corda, su cui sono infilate le perle, è composta da più trecce annodate. Ogni filo ha un simbolo specifico: 

      • tre fili rappresentano i tre corpi del Buddha, il Corpo assoluto, il Corpo della gloria e il Corpo dell’emanazione;
      • cinque fili indicano le cinque saggezze o le cinque famiglie di Buddha
      • nove fili corrispondono al Buddha primordiale Vajradhara.

      Assume un significato diverso, anche nel modo di usarlo. Si dice che devi far scivolare le perle verso di te. Simboleggia gli esseri che l’utente estrae dalla sofferenza e dà origine alla positività del karma.

      Alla fine, quando il contatore termina con un dordje, rappresenta compassione e abilità. Quando termina con una campana, simboleggia piuttosto il vuoto e la conoscenza. Ogni Mala buddista ha quindi un suo significato.

      Il braccialetto Mala è stato utilizzato fin dall’inizio dei tempi nelle correnti spirituali buddista e indù, per ottimizzare la meditazione. Deve essere tenuto con la mano sinistra. Si allunga con il pollice e l’indice, con un movimento dall’esterno verso l’interno. Ogni perla è utilizzata per contare le recitazioni dei mantra e aiutano a gestire meglio le tecniche di respirazione.

      A seconda della loro natura possono intensificare la preghiera o darle un orientamento. Ad esempio, si dice che il braccialetto Mala in cristallo di rocca aiuti a trovare un oggetto, un animale o un essere umano perduto.

      Il braccialetto tibetano può essere utilizzato anche per scopi non prettamente religiosi. Ad esempio nella litoterapia. Pietre e cristalli hanno una vera forza, una sottile influenza energetica su chi li indossa, portando benefici fisici o psicologici.

      Quando le perle di un braccialetto Mala sono fatte di pietre, possono migliorare il benessere. Per questo, bisogna indossarli regolarmente a contatto con la pelle. Ma è importante purificarli e ricaricarli anche quotidianamente. Gli effetti ottenuti dipendono dal tipo di pietra utilizzata.

      La leggenda afferma che non è la persona a scegliere il suo braccialetto Mala, ma è il Mala a scegliere il suo possessore. Non succede nulla a caso. Se un braccialetto Mala attira particolarmente, è perché soddisfa le esigenze e intenzioni.

      Nella pratica della meditazione, il braccialetto Mala è diventato universale con il tempo. Permette di approfondire tutte le pratiche di meditazione siano esse buddiste o indù o di altre filosofie. Esso consente, con l’aiuto delle sue perle, di valutare il tempo di meditazione, dando valore oggettivo alla durata delle sessioni e aiuta a lavorare sulla pazienza e concentrazione. 

      La pazienza e la concentrazione sono due virtù indispensabili per la meditazione. Queste sono anche importanti qualità nella vita quotidiana e nello sviluppo personale e spirituale. Il fatto di sgusciare ogni perla rende possibile la rifocalizzazione, diventando uno strumento che ricorda l’essenziale in ogni circostanza. È il simbolo del corso dei suoi percorsi interni. Suggerisce che questi percorsi possono essere incrociati all’infinito rivelando sempre nuove ricchezze. È un modo per imparare che la conoscenza di sé è illimitata e che lo sviluppo personale è l’arte di una vita.

      Utilissimo nella disciplina dello Yoga, che richiede concentrazione e lasciarsi andare. È possibile sfruttare l’energia del Mala tibetano per ottimizzare la sessione. Alcuni braccialetti Mala consentono di accedere più rapidamente a uno stato di serenità interiore, favorendo benessere e relax. Aiuta a rimanere concentrato e, soprattutto, a ignorare l’ambiente; inoltre, può diventare un punto di attaccamento o radicamento.

      Provate a usare il braccialetto Mala durante la meditazione allo stesso modo dei buddisti e degli indù; cioè per recitare i mantra. Con una differenza, con un mantra creato da voi stessi. Queste saranno piccole citazioni per promuovere il pensiero positivo. Esempio: “Mi apro all’abbondanza” o “Percepisco la bellezza in tutto”.

      In sintesi il braccialetto Mala non è un semplice gioiello, è il centro della spiritualità buddista e indù. Tuttavia, è possibile utilizzarlo in molti modi dalla pratica della meditazione allo yoga, poiché ha anche molte virtù energetiche. E’ un concreto aiuto per lo sviluppo e il superamento di se stessi, sarebbe un peccato privarsi dei numerosi vantaggi di questo accessorio ancestrale!