Taciti dualismi dirompenti.

angelo-demone

Noi uomini manifestiamo sempre le nostre paure, visualizzando demoni, perché è nella nostra natura osservare senza comprendere noi stessi. E’ un viaggio senza tempo, senza meta, nell’oscurità della luce dove il dualismo e i sensi non mi appartengono.

Tutto è ovattato e vibrante.

Micro e macro cosmo uniti.  Il divino è uomo, l’uomo è divino. Le mani bruciano, rastrellano energia e dai vita,  e trasformi l’odio in amore.

Arrivano i demoni, ti allietano, ti assecondano, ti osannano, assapori potere, vendetta, gloria.

Visualizzi ratti, fiere immonde. Uccidi, annienta, distruggi, odia.

No

Nel silenzio vuoto e sordo. Io sono un figlio di Dio. Io sono  Luce. Io sono amore.

Ratti come conigli, fiere come orsi.

Demoni emanano amore, gloria, forza, luce.

I sensi si ridestano e l’equilibrio del dualismo bilancia la mia carne.

L’incenso si è esaurito, la candela si spegne, le porte si chiudono.

Tutto tace. Tranne i pensieri che elemosinano risposte già consce, ma non rivelate.

Trastulli il tempo scorrendo pagine di libri di vite trascorse. Studi, tesi, dissertazioni,  teorie di filosofi e dotti. Preghiere, riti, rituali, evocazioni, invocazioni spiriti, angeli e demoni. Gerarchie e ordinamenti come eserciti schiarati per guerre e battaglie.

Uomo, Uomo, nulla è umanamente concepito se non divinamente creato.

Drakonero

Bolle di sapone

esterne011136090107113701_bigCollegarsi con il divino, con i cari passati nel mondo invisibile e con il nostro Principio è all’inizio una ricerca interna. E’ un viaggio verso terre dimenticate con compagni di avventure dai volti noti o meno. Poi tutto cambia. Abbandoni i vecchi ricordi di vite passate ed entri in altri livelli. A piccoli passi, dove timori e incognite aumentano la tortuosità del cammino della propria conoscenza. Non ci sono teorie, né testi, né frasi magiche ci sei solo te, con il tuo Principio,

Come una bolla di sapone, racchiusa in un’altra bolla, ogni volta che scoppia sei in un livello diverso. Non so quanti livelli esistono, ne conosco solo tre che per mia semplicità ho chiamato: fisico, invisibile e asceso (dei maestri ascesi).

Nella spiritualità tutto è Luce e nulla è Luce, che si fondono nell’Unità di energia: Amore.

L’esperienza è unica ed è legata alla propria missione, al proprio essere e al progetto divino che abbiamo saggiamente scritto quando eravamo luce libera.

Le emozioni, come gocce di rugiada, che si condividono rendono speciale, unico e personale il collegamento.

Drakonero

 

Quel satanasso di Lucifero nella gnosi.

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“Satana è anteriore, non solo al Dio d’Israello, ma a quanti altri Dei, possenti e temuti, lasciarono ricordo di sé nella storia degli uomini; egli non precipitò giù dal cielo, ma balzò fuori dagli abissi dell’anima umana, coevo a quegli oscuri iddii delle antichissime età di cui nemmeno una pietra ricorda i nomi, e a cui gli uomini sopravvissero, dimenticandoli.”

Arturo Graf “Il diavolo”.

1. Lucifero o Satana?
Nel Nuovo Testamento Lucifero è identificato con Satana e nel Targum (Bibbia Ebraica) con Samaele. Lucifero e Satana sono dunque due entità diverse? O Lucifero con la ribellione verso Dio, divenne Satana?
I vari testi sacri presentano versioni simili, ma i testi ebraici e quelli apocrifi, quando rievocano la ribellione di Samaele, offrono altre trasposizioni degne di nota.
Un buon numero di studiosi sostiene che il Serpente dell’Eden fosse Satana, ossia l’Arcangelo Samaele. Il sesto giorno della creazione, per un prorompente sentimento di gelosia, si ribellò all’ordine che Dio aveva dato alle creature dell’Eden, di venerare Adamo.
L’arcangelo Michele obbedì, ma Samaele si rifiutò di adorare un essere che considerava inferiore. Alle minacce di Michele, Samaele replicò: “Se Egli si adirerà, io mi farò un trono al di sopra delle stelle e mi proclamerò Dio”.
“Quis ut Deus?” Michele si scagliò contro di lui, imprigionandolo nelle viscere della terra dove, ancora oggi, continua a tramare contro il volere di Dio.

“Come mai cadesti dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora (hêlel ben sahar!). Come mai fosti abbattuto a terra, dominatore di popoli? Tu che pensavi in cuor tuo: Salirò in cielo, sopra le stelle di Dio innalzerò il mio trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, all’estremo limite del nord. Salirò sulle nubi più alte, rassomiglierò all’Altissimo! Ecco, ora sei stato precipitato nello sheol, nelle profondità dell’abisso”.

Nei miti ebraici Samaele assume una posizione ambigua poiché talvolta è decodificato come “Capo di tutti i demoni” e, a volte, “Il più grande principe del cielo” che regna sugli angeli. Satana, lo identifica sia con Helel, (Lucifero) e sia con Serpente, che nel giardino dell’Eden cospirò per la caduta di Adamo.

Diversi studi affermano che Satana non era Samaele, ma il principe delle tenebre che si era opposto al volere di Dio prima ancora che questi avesse ordinato: “Fiat Lux”.
Satana si ribellò a Dio perché voleva che l’Universo fosse creato dalle tenebre e non dalla luce. Dio lo punì assieme ai suoi angeli, rinchiudendoli in un carcere buio nelle viscere della terra, dove ancora languiscono con volti spettrali e sono tutt’ora riconosciuti come Custodi .
Questa versione rivela che la Tenebra sia esistita prima della creazione, non solo come assenza di luce, ma come entità positiva. Tutte le popolazioni del Medio Oriente e del Mediterraneo, lo pensavano; ad esempio i Greci credevano nella “Madre notte”, mentre gli Ebrei nel “Principe delle tenebre”.

Altre correnti di pensiero, sostengono che il passaggio da Satana a Lucifero sia avvenuto nel momento in cui il cristianesimo di distaccò dall’ebraismo. Questa tesi è suffragata da testi sacri e sembra trovare riscontri.
Nel Vecchio Testamento Satana è nominato raramente e nel Pentateuco è ignorato. Leggendo con attenzione la Genesi, sembrerebbe che il Serpente non è identificato con Satana. Quindi Satana, prende vita molto tempo dopo Adamo ed Eva. Le prime tracce si rinvengono nel Libro di Giobbe, che costituisce il ventiduesimo libro della Bibbia cristiana e che, con estrema probabilità, fu scritto agli inizi del V secolo a.C. In questo periodo, gli ebrei avevano già lasciato la Babilonia ed erano arrivati nell’area persiana.
Nelle culture mesopotamiche e persiane erano adorati dei molto simili a Satana. Probabilmente influenze mediorientali avranno influito in maniera corposa a realizzare il Principe dell’inferno. Difatti, è proprio nel Libro di Giobbe che Satana fa la sua comparsa: Giobbe è colpito da una serie di disgrazie, causate appunto da Satana, che vuole indurre il buon uomo a maledire Dio. Giobbe resiste e alla fine è premiato. Qui, è singolare che Satana, prima di tentare Giobbe, chieda il permesso a Dio e gli sarà concesso, anche se con dei limiti. In questo caso, Satana non è considerato come l’antitesi di Dio, ma come un vettore che causa il male, per mettere alla prova la tempra religiosa degli uomini. Sembra che operi in accordo con il Creatore. Una versione distante dal Satana della teologia cristiana.
Lo studioso Georges Minois, sostiene che questo cambiamento avvenne nel momento in cui il cristianesimo iniziò a camminare con i propri passi e a distinguersi dall’ebraismo. Inoltre, fa notare che Satana conquista la scena nel Nuovo Testamento in cui è nominato 188 volte.
Nonostante la teologia cristiana avesse rigettato i fatti narrati nei vangeli apocrifi, mantenne l’idea di Satana come ex angelo: “Tu, portatore di luce, figlio dell’aurora, perché sei caduto dal cielo?”. Il portatore di luce divenne così Lucifero, angelo ribelle cacciato da Dio.

Lucifero è un essere differente da Satana. Mentre Satana è una potenza più antica, che cerca di degradare l’uomo trascinandolo nella materialità e inducendolo a riconoscersi soltanto nella natura e negli aspetti più bassi della creazione, Lucifero sarebbe il Diavolo, colui che divide. Egli opera per risvegliare nell’uomo il suo libero arbitrio, conducendolo però in tal modo a esaltare la sua superbia e il suo egoismo.
Lucifero sarebbe il Tentatore per eccellenza, che agisce nell’interiorità dell’uomo per destarvi passioni malsane, mentre Satana lavorerebbe dall’esterno per vincolare l’umanità alla Terra, sovrintendendo allo sviluppo di mezzi mondani e tecnologici al fine di occultare le sue origini spirituali. Anche l’aspetto del diavolo è mutato nei tempi. Quello paleocristiano aveva, un bell’aspetto ed era più Lucifero che Satana. Nel tardo medioevo poi avvenne il cambiamento da essere lucente e bellissimo a bestia immonda, simile all’antico dio agreste Pan, che influì moltissimo a conferire l’aspetto bestiale e terrificante al diavolo.
Molti eventi successivi, tra cui non possiamo non menzionare il Concilio Lateranense IV, fecero diventare la storia di Satana-Lucifero come angelo caduto un dogma di fede (quasi) assoluto.
“(…) la credenza era ben radicata, e la Chiesa non mancò di darle favore, di accrescerle forza. La Chiesa si giovò di Satana, fece di lui uno strumento efficacissimo di politica, e quanto più poté gli crebbe credito, giacché ciò che gli uomini non facevano per amor di Dio, o per ispirito d’obbedienza, facevano per paura del diavolo. Satana fu offerto sotto tutti gli aspetti, fu dipinto e scolpito, alla sgomenta contemplazioni dei devoti; Satana venne in coda a ogni frase di predicatore, a ogni ammonizione di confessore; Satana diventò l’eroe di una leggenda senza fine, che ebbe riscontri ed esempii per tutti i casi della vita, per ogni azione, per ogni pensiero. Non poche Visioni del medio evo mostrano quale applicazione si sapesse fare del diavolo alla politica in genere: certo alla politica ecclesiastica il diavolo servì assai più della inquisizione e dei roghi, sebbene e quella e questi l’abbiano servita abbastanza. Sino dall’anno 811 Carlo Magno accusava in un suo capitolare i chierici di abusar del diavolo e dell’inferno per truffar denari e carpir possessioni.” Arturo Graf, “Il Diavolo”.

Accanto alla tradizione teologica e letteraria, su Lucifero si sviluppò una corrente gnostica che tentò una nuova e diversa interpretazione della figura luciferina in chiave salvifica e liberatrice per l’uomo dalla tirannia del Dio Creatore. Anche studiosi ebraici, lo identificano con il Cosmocreatore o Demiurgo-gnostico e, sotto quest’aspetto, è intrigante la similitudine con il cosmocreatore greco Ofione che era un serpente.
Secondo questa dottrina gnostica, che ha radici tanto nel Marcionismo quanto nel Manicheismo , il serpente Lucifero – descritto nella Genesi – sarebbe l’entità che ha indotto l’uomo alla conoscenza, la scientia boni et mali, e dunque all’elevazione dell’uomo a divinità, pur contro la volontà del Dio supremo che avrebbe voluto, invece, mantenere l’uomo suddito e schiavo, quale essere inferiore.
Nella tradizione gnostica Lucifero non è identificato nel diavolo cristiano. Lucifero è il Dio della luce, il portatore di saggezza e conoscenza. Il luciferismo, a volte erroneamente chiamato satanismo-gnostico, è un modo di usare l’oscurità per ascendere verso la luce.
Lucifero è l’immagine del vero Dio che è stato imprigionato nella materia per renderla perfetta. È la Stella del mattino, l’ultima stella a essere visibile prima dell’alba. Non è propriamente una stella, ma il pianeta Venere. Satana è un altro nome talvolta attribuito al Demiurgo e agli Arconti, divinità inferiori che creano le regole.
Per comprendere il luciferismo-gnostico occorre capire il dualismo gnostico. Concisamente, il principio di dualismo si fonda su una considerazione di base: se tutto è Uno, non può esistere una parte senza il suo opposto. La luce esiste proprio in relazione al suo opposto, il buio. E così bene e male, maschile e femminile e tutte le coppie di opposti.
Ci sono elementi comuni a molte religioni e scuole iniziatiche: l’idea che la sofferenza dell’uomo deriva dal suo senso di divisione da Dio, che è tutto, eterno, immutabile e divino; che l’essere umano lotta per superare la divisione e ritornare a Dio.

2. Satanismo-gnostico
Il satanismo-gnostico è una corrente di pensiero che attinge le proprie fonti da insegnamenti pitagorici, cabalistici, gnostici ed ermetici. Asserisce che Il soprannaturale è intelligibile poiché regolato da leggi scientifiche e che nulla può esistere senza subordinarsi a leggi fisiche e razionali; anche il Creato è regolato e agisce in funzione di tali leggi e che la natura della divinità non le può ignorare, perché già insite in sé.
La creazione ripercorre la teoria del Big-Bang. Tutto è stato creato da un’entità primaria il Caos, la cui esistenza fu già ipotizzata dagli antichi filosofi greci.
Il Caos, una sorta di motore immobile simile a quello aristotelico, rendendosi conto che rimanere chiuso in un perfetto e costante immobilismo, onnisciente e onnipotente, non lo avrebbe portato che ad auto-estinguersi e morire. La soluzione, quindi, era quella di spezzare questo stato di perfezione con la costituzione di un nuovo ordine delle cose. Creare un nuovo tipo di esistenza avrebbe generato una marea di cose nuove, da studiare e comprendere. Il processo di studio e cognizione avrebbe dato un motivo per vivere a una mente che, fino a quel momento, era immobile e fine a se stesso.
Il Caos, per evitare di guardare tutte queste cose nuove dal suo e solo punto di vista, popolò i vari piani esistenziali di sue emanazioni, ognuna dotata di una propria mente, autonomia e peculiarità. Il modo in cui creò tutto questo è, scientificamente provato con lo studio delle leggi che governano l’universo. Se l’universo segue delle leggi determinate, ed è stato creato dal Caos, allora è logico che sia stato creato secondo le leggi che stabiliscono l’esistenza stessa del Caos. Allo stesso modo, tutti i vari piani di esistenza e i loro abitanti devono seguire le medesime leggi, ciò rende perfettamente logica la loro esistenza e il soprannaturale è, semplicemente, l’emanazione a livelli diversi di qualcosa di normale e naturale.
In pratica il soprannaturale appartiene a piani di esistenza diversi dal nostro, ma è generato secondo leggi scientifiche uguali a quelle che regolano il nostro. Tutte le entità che popolano questi piani esistenziali, hanno il dovere di impegnarsi in un compito ben preciso: studiare, comprendere ed evolversi, per risalire lungo tutti i piani esistenziali, dai più bassi fino ai più elevati, fino a diventare delle vere e proprie divinità.
Queste emanazioni, sono la nostra vera essenza, denominate in diversi modi, scintilla divina, anima e spirito, da svariati pensieri filosofici e religioni. Qui arriviamo alla definizione di satanismo-gnostico. Il termine gnosi significa conoscenza. Conoscenza intesa nel senso più- letterale: cioè, come già detto, studio, comprensione, scoperta delle più diverse cose, finalizzata al raggiungimento di uno stato d’illuminazione superiore. Questo stato non è inteso come qualche strana condizione mistica, ma come l’arrivo, per ognuno di noi, alla sua innata natura di divinità. Questo concetto è alla base dello gnosticismo.
Un gruppo di entità eoniche, molto potenti ma limitate sotto certi aspetti, si rese conto del potenziale che avevano altri eoni ritenuti inferiori. Il Despota (Dio biblico) divenne il capo di questo gruppo e, con l’aiuto di una corte di angeli guerrieri, impose una dittatura draconiana su tutti i piani esistenziali, Intrappolò, in uno stato di perenne ignoranza, le entità inferiori, che non avevano più conoscenza e comprensione di sé, del proprio potenziale e delle leggi che regolavano il creato. Rendendoli incapaci, così, di evolversi privi della libertà e del libero arbitrio.
Una creatura eonica Satana, esattamente pari al Despota, come potenza e rango, si rese conto di essere completamente soggetto alla volontà e all’arbitrio dell’oppressore, assieme ai suoi simili e, nei confronti degli inferiori nutrì un profondo senso d’ingiustizia. Radunò un’armata potente e ben composta con altri suoi pari, le cosiddette Schiere degli angeli caduti e mosse guerra al Despota. Non riuscì a sconfiggerlo, ma l’indebolì, rendendolo incapace di incatenare quanti gli si erano rivoltati contro. In seguito, Satana e i suoi demoni – così come sono solitamente chiamati – conquistarono e si stabilirono in un piano esistenziale, questa è la famosa Caduta.
Questa guerra, secondo la visione gnostica, non si dipanò su un solo piano esistenziale, ma su diversi altri. Ad esempio l’episodio narrato nella Genesi di Eva e del serpente, da diverse fonti, è visto come il dono di Satana alle creature inferiori del libero arbitrio e della capacità di conoscere. Non è un atto di buonismo ma è una strategia: liberare altre entità dalla dittatura del Despota, per creare un altro bacino di potenziali alleati e reclute per la sua armata. Vivere in modo autonomo e libero, aiuta a indebolire l’influenza e il potere del Despota su ogni creatura, fino alla demolizione completa di ogni forma di asservimento.
Il presupposto fondamentale è che Satana ha bisogno, per prevalere sul Despota, di quante più creature possibili, per la battaglia finale – peraltro già riconosciuta da diverse religioni e scuole iniziatiche – tra le due fazioni genericamente indicate come bene e male.
Riassumendo il Despota ha scelto la strada dell’asservimento di ogni creatura al suo volere, Satana ha deciso di liberare quante più creature possibili, dando a loro il libero arbitrio e la capacità di vivere in modo autonomo, evolversi e risalire al loro già insito stadio divino.
Il libero arbitrio, quindi non è altro che uno strumento a disposizione del singolo, che non sta beneficiando di un dono, ma si sta staccando dall’asservimento al Despota.
Ma per chi e per cosa dovremmo combattere?
Non per un bene superiore, o per un padre amorevole verso cui si debba avere sentimenti di gratitudine, neanche verso Satana, che è semplicemente un reclutatore, ma unicamente per sé, per il proprio bene e tornaconto.
Secondo Dean Joseph Martin , fondatore del satanismo-gnostico, solo con l’esercizio del libero arbitrio e lo studio, l’uomo potrà evolversi oppure autodistruggersi, in totale libertà e responsabilità.
In definitiva, diventa indispensabile per l’uomo studiare, comprendere, ottenere il massimo da tutte le esperienze spirituali e materiali ed evolversi, per tornare a essere il dio in potenza che già è dentro di sé.
Altro importante punto analizzato da Martin fu quello concernente il rapporto tra l’uomo e la società. In sostanza il concetto è di applicare sul piano terreno ciò che Satana fece, muovendo guerra al Despota: svincolarsi da un’autorità sfruttatrice e dittatoriale, iniziando a vivere in modo libero, autonomo e responsabile, senza ledere la libertà altrui o violare le leggi del proprio Paese.
I Cinque paradossi, regole statuarie e dogmatiche del satanismo gnostico, sono intesi come il modo migliore per arrivare a raggiungere questo risultato, insieme alla costante ricerca della Conoscenza:
1. La Conoscenza deriva dall’ignoranza.
2. La Libertà deriva dalla disciplina.
3. La Giustizia deriva dalla ribellione.
4. La Verità deriva dalle bugie.
5. Il Libero Arbitrio deriva dalla fede cieca.

3. La Teoria di Charles Darwin
La teoria dell’evoluzione si sviluppò in seguito alla pubblicazione, nel novembre del 1859, del libro di Charles Darwin: “Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita”. Come indica il titolo, inizialmente la teoria dell’evoluzione delle specie si basava sulla selezione naturale. In seguito la comunità scientifica si rese conto che la selezione naturale non poteva formare nuove specie, quindi si aggiunsero al processo le mutazioni genetiche.
Fu l’inizio del neo-darwinismo.
Negli anni successivi alla pubblicazione del libro di Darwin, accaddero vari fatti importanti che influenzarono il punto di vista filosofico, sociale e politico dei futuri anni.
• Nel 1867 Karl Marx, fervente evoluzionista e ammiratore di Darwin, pubblicò la sua opera principale, Il Capitale.
• 1872 fu pubblicato “Le morali e i dogmi dell’antico e accettato rito scozzese della libera muratoria”, dell’americano Albert Pike, l’opera principale della Massoneria, che influenzò l’esoterica H.P. Blavatsky e tutto il pensiero relativista del XX secolo.
• 1875 fu fondata a New York la Società Teosofica. I principali soci fondatori furono: Helena Petrovna Blavatsky, Herny Steel Olcott e William Quan Judge. La teosofia fu una specie di credenza gnostica, secondo la quale tutte le religioni avrebbero un fondo di verità perché tutte predicano l’amore e la pace. H.P. Blavatsky (1831-1891), sostenne che il Cristianesimo sarebbe stato un ostacolo per il raggiungimento della verità e diffuse concetti gnostici come l’auto-salvazione, l’auto-deificazione e la reincarnazione.
• 1879 Herbert Spencer divulgò la filosofia del darwinismo sociale, secondo la quale la lotta per la vita sarebbe alla base non solo del regno animale, ma anche delle società umane.

Con Spencer, l’uomo era pertanto degradato ad animale sviluppato. In pratica il concetto evoluzionista della sopravvivenza del più adatto iniziò ad applicarsi non solo al regno animale, ma anche all’uomo. In quest’ottica non esistono il bene e il male, e quindi non esiste il peccato.
Secondo questa filosofia tutto il progresso umano è stato raggiunto in seguito alla sopraffazione dei più deboli. I più forti e meglio adattati hanno prevalso e hanno potuto scoprire nuove e più efficienti tecnologie. Lentamente il concetto di evoluzione è stato ampliato a ogni campo di studio.

4. Luciferismo
Mentre la teoria dell’evoluzione veniva resa popolare, erano diffuse con essa molte varianti del culto di Lucifero.
Il culto di Lucifero rappresenta una radicale rivalutazione dell’eterno avversario dell’umanità: Satana. E’ l’ultima inversione del bene e del male. La formula di questa inversione è riflessa nel paradigma del mito gnostico dell’Ipostasi .
All’opposto della versione originale del mito biblico, il resoconto gnostico rappresenta una rilettura della storia ebraica della tentazione del primo uomo, il desiderio del semplice uomo di essere come Dio attingendo dall’albero della conoscenza del bene e del male.

Nella Ipostasi degli Arconti , un documento gnostico egiziano, leggiamo come la storia tradizionale della disobbedienza dell’uomo nei confronti di Dio è reinterpretata come il conflitto universale tra la conoscenza, Gnosis e le forze oscure, Exousia del mondo che trattengono l’anima umana nell’ignoranza.
L’Ipostasi descrive l’uomo come figlio della Sophia, la saggezza eterna, creato secondo il modello dell’Aion, il regno immortale dell’eternità.
Non sono né Dio e neanche la Sophia i creatori dell’uomo, bensì gli Arconti, forze demoniache, che a causa della loro debolezza intrappolano l’uomo nel corpo materiale e lo allontanano dalle sue origini divine.
Essi collocano l’uomo nel paradiso e gli proibiscono di mangiare dall’albero della conoscenza. Il divieto non è come un comandamento, ma come una precauzione maligna messa in atto dagli spiriti inferiori contro il rischio che Adamo entri in comunicazione con l’autentico Dio e disponga così della vera gnosi.
Secondo questa versione, Adamo è continuamente contattato dal vero Dio affinché ricongiunga l’umanità con l’autentica Gnosi. Gli arconti intervengono e creano Eva per distrarre Adamo dalla ricerca della Gnosi. L’Eva gnostica è una sorte di agente segreto mandato da Dio, affinché spinga Adamo ad avere contezza della conoscenza della verità, che gli viene nascosta. Gli arconti tramano per sabotare questo tentativo, facilitando i rapporti sessuali tra Eva e Adamo, un atto teso a corrompere la natura spirituale della donna.
In questo frangente, l’Ipostasi reintroduce un antagonista familiare all’originale racconto biblico: ma ora il principio della saggezza femminile riappare sotto la forma del serpente, chiamato l’Istruttore, che suggerisce alla coppia mortale di disobbedire al divieto degli arconti e di mangiare dall’albero della conoscenza.
In questo nuovo contesto il serpente non è più Satana, ma è invece un incognito salvatore. Nello stesso tempo, il ruolo di Dio come benevolo Padre è ribaltato: Il Dio della Genesi, che ammonisce Adamo ed Eva dopo la loro trasgressione, è diminuito in questa narrazione, presentato come un Arconte arrogante, che si oppone al volere dell’autentico Padre celeste. Anche l’incarnazione di Dio è egualmente sminuita: Gesù Cristo è ridotto a un adepto gnostico. Secondo la mitologia gnostica, Gesù è solo un tipo dell’uomo perfetto. Il vero messia deve ancora giungere. Allo stesso modo, il serpente è solo un precursore del messia. Egli ha solo il compito di iniziare l’umanità alla Gnosi.

L’Ipostasi fornisce il modello per tutte le mitologie di stampo Luciferiano, riduce Jehova a un tiranno opprimente. Egli diviene l’arconte dell’arroganza, l’incarnazione dell’ignoranza e della superstizione religiosa.
Satana, che conserva il suo titolo celeste di Lucifero, è il liberatore dell’umanità.

5. Culto di Lucifero: virilità cognitiva dell’uomo
La Massoneria, detentrice dell’antica tradizione esoterica che origina nelle religioni misteriche, ricontestualizza Lucifero in un modo simile. In Moral and Dogmas, Albert Pike, massone del 33° grado, candidamente esalta l’angelo caduto:
“Lucifero, il portatore di Luce! Nome strano e misterioso da dare allo Spirito dell’Oscurità! Lucifero, il Figlio del mattino! E’ lui che porta la luce, e con i suoi splendori intollerabili acceca le anime deboli, sensuali ed egoiste? Non ne dubitare! Egli rende l’uomo consapevole della sua innata parte divina e promette di liberare il dio dentro di noi”.
Questo tema dell’Apoteosi avvicina lo Gnosticismo alle antiche religioni pagane misteriche. Inoltre, queste assicuravano l’immortalità attraverso l’incontro diretto con la divinità, oppure sottoponendosi all’Apoteosi, una trasfigurazione dell’umano in divino.
Come alcune versioni del satanismo, il culto di Lucifero non raffigura il diavolo come un’entità letterale metafisica. Lucifero simboleggia i poteri cognitivi dell’uomo. Egli è l’incarnazione della scienza e della ragione. La convinzione centrale del culto di Lucifero è che queste due forze toglieranno Dio dal trono ed eleveranno l’uomo al livello divino.
I primi esponenti di questo credo esaltarono l’arrivo della teoria dell’evoluzione. Era la scienza che si edificava sul martirio di Prometeo e sulla nuova religione secolare della dittatura scientifica. Il compimento dell’evoluzione porta l’uomo a diventare un essere simile a Dio e a unificare la sua coscienza con l’Onnisciente.
Durante l’Illuminismo, il culto di Lucifero fu disseminato al livello popolare come umanesimo secolare . Tutti i principali precetti del culto di Lucifero sono inclusi nell’umanesimo secolare. Questo fatto è reso evidente dal rifiuto filosofico della moralità teistica e dall’innalzamento dell’uomo come sua unica e assoluta autorità morale.
Il culto di Lucifero non ha testi sacri, il Manifesto Umanista I e II delineano in modo sintetico la sua dottrina centrale. L’Umanesimo non è una novità, è la seconda fede dell’uomo per antichità. Le sue promesse furono sussurrate nei primi giorni della creazione sotto l’Albero della conoscenza del Bene e del Male: Voi sarete come dei.
Seguendo il revisionismo della tradizione biblica del mito gnostico della Ipostasi, il Transumanesimo inverte i ruoli di Dio e di Satana, raffigurando Lucifero come un eroico ribelle contro un Dio tirannico.
Dio scacciò Lucifero dal paradiso perché lo metteva in dubbio e seminava dissenso tra gli angeli. Dobbiamo ricordare che questa storia è raccontata dal punto di vista dei deisti e non da quello dei luciferiani. La verità potrebbe essere che semplicemente Lucifero si allontanò dal paradiso perché Dio lo voleva punire e portarlo sotto il suo potere. Probabilmente quello che accade è che Lucifero cominciò a odiare il regno di Dio, il suo sadismo, la sua sete di schiavitù e obbedienza, la sua rabbia psicotica verso ogni forma di libero pensiero e comportamento.
Lucifero capì che sotto il controllo di Dio non avrebbe mai pensato a sé e non avrebbe mai agito secondo il suo pensiero libero. Quindi lasciò il paradiso, questo terrificante piano-spirituale governato dal sadico cosmico Jehovah e fu accompagnato da alcuni angeli che ebbero coraggio a sufficienza da mettere in dubbio l’autorità di Dio e la sua prospettiva di valori. Lucifero è l’incarnazione della ragione, dell’intelligenza, del pensiero critico. Egli si erge dinnanzi al dogma di Dio e tutti gli altri dogmi. Egli si sostiene l’esplorazione di nuove idee e di nuove prospettive nella ricerca della verità. Lucifero è altrettanto considerato un santo patrono da alcuni transumanisti.
Il culto di Lucifero è il prodotto dell’ingegneria religiosa, qualsiasi forma assuma nel corso degli anni, il suo obiettivo rimane sempre lo stesso: Apoteosi.

6. Saremo come Dei? Il massone Albert Pike scriveva nel suo libro Morals and dogma:
L’immagine di Lucifero come principio positivo, nonché il suo accostamento alla figura di Prometeo saranno dei motivi ripresi da una lunghissima tradizione gnostica e filosofica che nella storia ha trovato echi nell’Illuminismo, nella Massoneria, nel Rosa-crocianesimo, nel Romanticismo di Byron, di Shelley, di Baudelaire e persino di Blake[43]. Tra gli autori italiani è interessante ricordare l’Inno a Satana del Carducci e il poema Lucifero di Mario Rapisardi.
In tempi più recenti si ritrovano richiami a Lucifero nella teosofia di Madame Blavatsky e nella sua contemporanea derivazione New Age inaugurata da Alice Bailey; in ultimo certo si può aggiungere a tale lista anche il cosiddetto Transumanesimo, nonché alcuni dei movimenti neopagani radunati sotto al nome di Wicca.

Nel Dizionario Esoterico Rosacrociano alla voce Lucifero è riportato: “Fu Lucifero che aprì gli occhi all’uomo creato da Jehovah, divenendo perciò suo avversario, con il conferirci, benché ad un elevato prezzo, l’immortalità spirituale, per la quale non eravamo ancora preparati. Rese possibile lo sviluppo nella nostra coscienza di un’attività libera, incorporando però nello stesso tempo la possibilità dell’errore, del male interiore originato dalle passioni. Lucifero è inoltre una figura di primissima importanza nell’evoluzione dell’umanità, poiché insegnò all’uomo la conoscenza del bene e del male, aprendo per la stirpe umana sentieri che le erano vietati”.

Ecco quindi che il diavolo, la personificazione delle tendenze disgreganti, è letteralmente colui che separa – da dia-balo divido – ovvero colui che ha il compito di rescindere i legami tra gli esseri umani e gli stati di esistenza superiori, ancorando l’umanità̀ alla sua mera componente corporale, immanente.
Quando questi legami sono stati distrutti, l’essere umano irrimediabilmente dirige le sue aspirazioni spirituali su se stesso, e in seguito verso realtà̀ inferiori dell’esistenza, quelle realtà̀ propriamente psichiche e demoniache.
Non sorprende quindi che i satanisti che affermano di non riconoscere alcun dio, e che di conseguenza considerano Satana come un mero simbolo senza alcuna essenza trascendentale, si soffermino sul fatto che la loro è solamente un’ideologia di glorificazione dell’essere umano, un percorso atto alla deificazione del sé, alla ricerca delle proprie recondite potenzialità̀, prescindendo da ogni concezione morale e andando di là dei concetti di bene e male.
Sarete come dei, disse a Eva ed è chiaro che il peccato è lo stesso che Prometeo fece compiere alla giovane umanità̀ del mito greco, ossia quello di raggiungere la condizione della divinità̀ per mezzo dell’inganno, e non attraverso un lungo percorso di ricerca e perfezionamento spirituale.
“Lucifero è l’incarnazione della ragione, dell’intelligenza, del pensiero critico. Egli si erge dinanzi al dogma di Dio e a tutti gli altri dogmi. Egli sostiene l’esplorazione di nuove idee e di nuove prospettive nella ricerca della verità.” Albert Pike.

Drakonero
Fonti:

Bibbia Sacra, Monsignor Antonio Martini. Prima Edizione, Londra 1828
Arturo Graf “Il diavolo” I ediz. 1889
Fundamentals of survival for Gnostic PSO, Dean Joseph Martin
Evolution handbook, Vence Ferrell.
Satana e Lucifero: due entità distinte e differentemente ribelli, Ottavio Bosco
Luciferianism: The Religion of Apotheosis, Phillip D. Collins
Tra Cielo e Terra, Carlo Brevi
Dictionnaire Infernal, J.A.S. Collin de Plancy, Parigi 1818
I mille volti del Diavolo, Focus Storia n° 72, Ottobre 2012
I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988
Inchiesta sul demonio, Marco Tosatti, Gabriele Amorth, Piemme Edizioni, 2012
Manuale di demonologia (ed. non commerciale), Simone Iuliano, Edizioni Youcanprint, 2012
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Strani incontri: il transumanesimo

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E’ un movimento culturale che vede nelle scoperte scientifiche e nella tecnologia un mezzo per espandere le capacità fisiche e cognitive dell’uomo. Vuole così sconfiggere le malattie, allontanare l’invecchiamento fino a raggiungere una trasformazione post-umana. Il nome ‘transumanesimo’ fu coniato dal biologo evoluzionista Julian Huxley, che definì la condizione transumana come l’uomo che restando uomo trascende se stesso, realizzando nuove possibilità per la natura umana.

Il transumanesimo sostiene l’uso di nanotecnologie, biotecnologie, scienze cognitive e informatica per spingere l’umanità verso uno status post-umano. Una volta conseguita tale condizione, l’uomo dovrebbe cessare di essere uomo, per diventare una macchina immune alla morte e alle altre debolezze intrinseche alla condizione umana. Scopo finale è diventare un dio.

Il transumanesimo è correlato al culto dell’intelligenza artificiale.

Il guru dell’intelligenza artificiale Ray Kurzweil afferma che l’immortalità tecnologica potrà essere raggiunta tramite la risonanza magnetica o qualche altra tecnica capace di estrapolare e replicare la struttura neurale del cervello umano all’interno di un computer. Attraverso la fusione di computer ed esseri umani, Kurzweil è convinto che l’uomo “diventerà come uno spirito divino capace di abitare sia il cyberspazio che l’universo materiale.”

I percorsi spirituali di miglioramento e di elevazione dell’uomo e dell’umanità hanno radici profonde che, non sortiranno mai alcuna divinizzazione, né alcuna verità assoluta del mistero oltre il piano materiale.

Il transumanesimo mi sembra una versione hi-tech del culto di Lucifero.

Il mito di Lucifero, una trasgressiva metafora usata dai primi umanisti per rimarcare la loro insofferenza, rispetto al soffocante oscurantismo imposto dal dogmatismo religioso, è andato via via trasformandosi in un’ideologia, convinta di poter imporre il diritto positivo sul diritto naturale (divino) e di essere legittimata a stravolgere l’ordine naturale delle cose usando la volontà, la forza bruta e l’inganno.

Con l’estropianesimo, una filosofia transumanista, questi sono convinti di poter replicare l’essere umano travasando il contenuto del suo cervello in un computer. Secondo le credenze dell’estropianesimo, sarà un giorno possibile fare l’uploading, ossia, scaricare tutte le proprie memorie, caratteristiche, personalità – in essenza il proprio io – dal cervello a qualche supporto alternativo tecnologico, come un disco rigido oppure un chip di silicio. Questo ci separerebbe effettivamente dal nostro corpo e ci libererebbe per sopravvivere alla morte del nostro corpo.

La corsa all’immortalità nella realtà materiale, denota immaturità filosofica e spirituale.

Ciò che ci rende umani non è il nostro intelletto, ma la nostra coscienza: una prerogativa esclusiva degli esseri umani e non è duplicabile con due click di copia e incolla.

Questa espansione verso l’auto-sublimazione, l’auto-trascendenza non esprime che il tentativo di esorcizzare la più antica e comune delle paure: quella della morte.

DK

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Io sono tutto e nulla

Chi sono, da dove vengo e dove vado?  Se avessi una fede avrei le risposte, ma sono un apostata, ateo, templare, massone, martinista, satanista, agnostico, spiritualista, medium e altro ancora. Contraddizioni? No.
Io sono tutto e nulla.

Continua a leggere “Io sono tutto e nulla”

senti mente

 

dna1Andare dove l’uomo si chiede avanzando se stesso perso in un battito infido di ali per volere ogni cosa per ogni supposizione volitiva dell’essere immateriale che egli cerca e poi piangere su se stesso sulle azioni volontarie sterili ricche di frumento marcio che non danno che danno  vuoi respirare ma cosa respiri se non conoscenza anelata da quell’essenza di essere superiore di te stesso? e senza capire perché tutto tace nel tuo respiro rendiconto se non a te o a quell’altro e io cosa centro in tutto questo peregrinare in tutto questo charme di vissuto perso a cercare fantomatiche verità uomo uomo uomo cosa sorridi se hai le lacrime secche al palato salate è dolce ricordare quando la luna perde la sua magnificenza ecco che io come per aver detto che tu lasciavi in memonica ricordo le tue o le mie parole ataviche cadi a scrivere e leggere e non sapere che ascoltare potere vivere senza indugi senza paure o timori di osservare ciò che il mondo visibile ti offre lascia cadere una lettera una parole una frase nel tuo cuore e poi vedrai che poi la vita saprà dare ciò che non è mai stato in grado di offrire che non scritte parole vuote e la scia dunque che posi la mia mano si di te io posso bene andare eterno è il cielo stelle illuminano luce no materia ma luce riscalda brucia illumina abbaia essa è biunivoca come bivalente fonte di energia non c’è verità o luce che possa risplendere senza illuminazione vessatoria è il crede che tutti siamo semi germinali di piante che frutti potrebbero dare noi aiutiamo a essere noi stessi a crescere nella luce respiro universale d’amore infinito consumi il tuo tempo e la candela piano muore osservi il lento ondeggio del fuoco essa parla risponde non vi è nulla che possa non comunicare vi è tutto che tu non possa sentire e tutto cade nell’oblio della parola del silenzio.

Spinoza: Dio è ordine geometrico del mondo.

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Spinoza nacque ad Amsterdam nel 1632 da una famiglia ebraica che era stata costretta ad abbandonare la Spagna per l’intolleranza religiosa di quel paese. Educato nella comunità israelitica di Amsterdam, fu scomunicato ed espulso per eresie pratiche e insegnate. Qualche anno dopo si stabilì a Leida e poi all’Aia dove passò il resto della sua vita.

In osservanza al precetto rabbinico, che prescrive a ogni uomo d’imparare un lavoro manuale, aveva appreso l’arte di fabbricare e pulire lenti per strumenti ottici. Questo mestiere gli dette una certa fama di ottico che precedette la sua celebrità di filosofo. Spinoza condusse una vita modesta e tranquilla.

Morì nel 1677 all’età di 44 anni.

La prima opera che Spinoza si ispirò fu un trattato su Dio, l’uomo e la sua felicità, noto con il nome di Breve trattato. Nel 1663 pubblicò i Principi di filosofia cartesiana. Pensieri metafisici.

L’opera principale di Spinoza è l’Ethica ordine geometrico demonstrata, pubblicata postuma in un volume di Opere che comprendeva, oltre l’Ethica, un Trattato politico, un Trattato sull’emendazione dell’intelletto e un certo numero di Lettere.

Nel pensiero di Spinoza convergono temi e motivi appartenenti alle tradizioni culturali più disparate. La critica ha individuato come fonti principali:

  • Razionalismo cartesiano (la ragione ci conduce alla conoscenza del vero essere)
  • Teologia giudaico-cristiana (discorso su Dio, sul mondo)
  • Filosofia neoplatonica-naturalistica del Rinascimento (Giordano Bruno)
  • Filosofia scolastica

A questa serie di influenze bisogna poi unire la rivoluzione scientifica, che rappresentava il retroterra mentale e culturale senza di cui non si comprenderebbe il concetto spinoziano del Dio-Natura. La caratteristica di base del pensiero spinoziano è la sintesi, da esso realizzata, fra la tradizionale visione metafisico-teologica del mondo e gli esiti della nuova scienza.

Spinoza è influenzato inoltre dalla matematica, che lo impressiona per la rigorosità delle sue dimostrazioni. Così, influenzato da fonti filosofiche, religiose e scientifiche, Spinoza giunge a una nuova idea di Dio e del mondo: Dio è ordine geometrico del mondo.

Con questa idea ci propone per primo nel pensiero occidentale, una forma di panteismo naturalistico.

Nel 1661 Spinoza pubblica il Trattato sull’emendazione dell’intelletto, che è stato considerato dai critici come una sorta di “Discorso sul metodo” spinoziano, parallelo a quello di Cartesio. In realtà, in questo scritto, Spinoza rivela una concezione della filosofia come via verso la salvezza esistenziale che va ben oltre le preoccupazioni prevalentemente metodologiche-gnoseologiche di Cartesio e che lo avvicina a una certa tradizione filosofico-religiosa, dai pensatori dell’ellenismo ad Agostino.

Lo spinozismo si alimenta della ricerca di un bene vero nascendo da una delusione di fondo nei confronti dei comuni valori della vita, i beni ricercati dall’uomo sono giudicati vani perché:

  • non appagano veramente l’animo e i suoi bisogni profondi;
  • sono transeunti ed esteriori;
  • generano per lo più inquietudine e inconvenienti vari.

Comunque il filosofo non condanna i beni finiti dell’esistenza ma la loro assolutizzazione che impedisce la ricerca del bene vero. Per Spinoza il bene vero è una realtà eterna e infinita, proprio come aveva affermato Sant’Agostino, però, mentre per Agostino la realtà eterna e infinita coincide con Dio, ed è quindi trascendente, per Spinoza la realtà eterna e infinita si identifica con il cosmo (panteismo).

Il capolavoro di Spinoza, l’Ethica ordine geometrico demonstrata (Etica dimostrata secondo l’ordine geometrico), è una sorta di enciclopedia delle scienze filosofiche, che tratta dei vari problemi metafisici, gnoseologici, antropologici, psicologici, morali, con particolare attenzione all’etica.

Il metodo che segue è di tipo geometrico in quanto si serve di un procedimento espositivo che si scandisce secondo definizioni, assiomi, proposizioni, dimostrazioni, corollari e delucidazioni.

Tre sono i motivi che giustificano la scelta di Spinoza:

  1. è affascinato dalla nuova scienza, in particolare dalla matematica, che ammira per il rigore delle sue argomentazioni;
  2. è convinto che il mondo sia una totalità di elementi in cui tali elementi sono concatenati secondo necessità logica e quindi “deducibili” l’uno dall’altro. Quindi posto Dio o la sostanza tutto procede necessariamente e non può non procedere, proprio come posta la natura del triangolo tutti i teoremi concernenti il triangolo procedono necessariamente e non possono non farlo. Da questo punto di vista, il metodo deduttivo della geometria è il più adatto a spiegare il mondo. La visione del mondo di Spinoza non fa altro che riproporre ciò che aveva già proposto la fisica moderna di Newton e Galileo: la natura è un insieme di leggi che regolano i rapporti causali tra i fenomeni.
  3. Il metodo geometrico permette al filosofo di rimanere oggettivo.

L’Ethica si apre con una pagina di definizioni, la più importante delle quali è la definizione di sostanza da cui deriva la metafisica di Spinoza. Interrogarsi circa la sostanza equivale a interrogarsi sull’essere, infatti nella tradizione greco-medievale (Aristotele) l’essere è la sostanza e tutte affezioni contenute in essa.

Come Aristotele, Spinoza afferma che in natura nulla è dato oltre la sostanza e le sue affezioni. Nel definire la sostanza, si rifà a Cartesio. Quest’ultimo, insistendo sull’autonomia della sostanza, e quindi sul

fatto che essa, a differenza degli accidenti, esiste di per sé, aveva finito per riferire la sostanza a Dio, realtà originaria e autosufficiente per eccellenza, che essendo causa di sé, non riceve l’esistenza da qualcos’altro. Tuttavia Cartesio non era stato completamente fedele a se stesso, poiché accanto alla sostanza prima di Dio aveva ammesso, come sostanze seconde, la res extensa e la res cogitans, intese come due realtà che per esistere hanno bisogno unicamente di Dio.

Spinoza, andando oltre Cartesio, si propone di sviluppare tutte le implicanze logiche della nozione di sostanza. Per sostanza egli intende «ciò che è in sé e per sé si concepisce, vale a dire ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di un’altra cosa da cui debba essere formato».

Con la prima parte della formula egli intende dire che la sostanza, essendo da sé, in quanto deve unicamente a se stessa la sua esistenza, rappresenta una realtà autosussistente e autosufficiente, che per esistere con ha bisogno di altri esseri. Con la seconda parte della formula Spinoza intende dire che la nozione di sostanza, essendo concepibile soltanto per mezzo di se medesima, rappresenta un concetto che per essere pensato non ha bisogno di altri concetti. Come tale, la sostanza gode di una totale autonomia ontologica e logica.

La principale differenza tra la sostanza di Aristotele e quella di Cartesio e Spinoza è che, mentre per Aristotele la sostanza è il tode tì, ovvero l’individuo concreto per cui nel mondo le sostanze sono molteplici e gerarchicamente ordinate, per Cartesio e Spinoza la sostanza è unica.

Da questa definizione di sostanza Spinoza ricava con logica rigorosa una serie di proprietà di base che la caratterizzano:

  1. la sostanza è INCREATA, per esistere non ha bisogno di altro, essendo per natura, causa di sé;
  2. la sostanza è ETERNA, perché possiede l’esistenza, che non riceve da altro;
  3. la sostanza è INFINITA perché se fosse finita dipenderebbe da qualcos’altro e perché la sua essenza non ha limiti;
  4. la sostanza è UNICA poiché «nella sua natura non si possono dare due o più sostanze della medesima natura ossia del medesimo attributo».

Questa sostanza increata, eterna, infinita, unica non può che essere Dio o l’Assoluto di cui hanno sempre

parlato le filosofie e le religioni e della cui esistenza, Spinoza, è più che certo di quanto lo sia di ogni altra realtà.

Infatti, pensare Dio significa pensare a una realtà, che avendo in sé la propria ragion d’essere, non può non esistere.

Inoltre «noi esistiamo in noi o in un’altra cosa che esiste necessariamente», in quanto le cose o esistono per virtù propria o per mezzo di un ente necessario, che avendo in sé la causa del proprio esistere è pure la causa degli esseri contingenti.

Fin qui sembra che Spinoza, rispetto ai pensatori precedenti, sia poco originale. In realtà egli si stacca nettamente dalla metafisica occidentale in quanto ritiene che Dio e mondo costituiscono uno stesso ente poiché Dio non è fuori dal mondo, ma nel mondo, e costituisce, con esso, quell’unica realtà globale che è la Natura (Deus sive Natura, Dio ovvero la Natura).

Spinoza perviene a questo principio-chiave del suo pensiero fondandosi sull’unicità della Sostanza. Infatti se la Sostanza è unica, essa sarà come una circonferenza infinita ce ha tutto dentro di sé e nulla fuori di sé, per cui le cose del mondo saranno per forza la Sostanza o la manifestazione in atto di tale Sostanza. In tal modo Spinoza perviene a una forma di panteismo che giunge a identificare Dio o la Sostanza con la Natura.

Per esemplificare meglio il rapporto tra Dio e il mondo, Spinoza usa i concetti di “attributo” e “modo”. Gli attributi sono le qualità strutturali o essenziali della Sostanza, ed essendo quest’ultima infinita, in quanto la sua essenza è illimitata, infiniti saranno anche i suoi attributi.

Degli infinti attributi della sostanza e quindi degli infiniti volti della Natura, noi ne conosciamo soltanto due: l’estensione e il pensiero, ovvero la materia e la coscienza. Spinoza perviene agli attributi mediante una deduzione non puramente logica ma empirica.  Infatti non perviene alla dualità degli attributi partendo dalla sostanza a priori, ma egli accoglie semplicemente a posteriori che il mondo non è semplicemente pensiero, ma in parte anche materia e pari meriti che esso non è semplicemente materia, ma in parte anche pensiero.

I modi sono «ciò che è in altro per cui mezzo è pure concepito», ovvero sono i modi di essere, cioè le manifestazioni o le concretizzazioni particolari degli attributi. Spinoza distingue due tipi di modi:

  • i modi infiniti, che sono le proprietà permanenti degli attributi;
  • i modi finiti, che sono le determinazioni particolari degli attributi, vale a dire i singoli corpi e le singole menti.

Quindi la Sostanza di Spinoza è la Natura come realtà infinita ed eterna, che si manifesta in un’infinità di dimensioni (= gli attributi) e che si concretizza in un’infinita di maniere di essere (= i modi). Per cui quando Spinoza distingue tra la Natura naturante (Dio e gli attributi, considerati come causa) e la Natura naturata (l’insieme dei modi, considerati come effetto) non fa che ribadire panteisticamente che la Natura è madre e figlia di se medesima, in quanto è un’attività produttrice il cui prodotto non esiste fuori di essa, secondo lo schema di ciò che Spinoza chiama causalità transitiva, bensì in essa stessa, secondo lo schema di ciò che Spinoza definisce causalità immanente.

Gli interrogativi di base che emergono dall’Ethica sono essenzialmente due:

  1. Che cos’è la Sostanza di Spinoza?
  2. Che rapporti esistono tra la Sostanza e i suoi modi?

Per rispondere al primo interrogativo bisogna affermare che per Spinoza la Sostanza è la Natura intesa non più come potenza generatrice, come avveniva nella tradizione filosofica, ma come un ordine da cui derivano le concatenazioni necessarie tra le cose. Quindi il Dio-Natura di Spinoza è l’ordine geometrico dell’universo, cioè il sistema o l’ordine immanente delle cose. Lo spinozismo può essere per questo reputato una traduzione metafisica della nuova visione scientifica della Natura (= la natura è l’insieme delle leggi che determinano i rapporti causali tra le cose).

Per quanto riguarda il secondo problema, relativo ai rapporti tra la Sostanza e i modi, bisogna dire che Spinoza ha scartato i due modelli tradizionali: la dottrina della creazione e la dottrina dell’emanazione. Infatti la sostanza spinoziana non è ne la causa creante della metafisica cristiana, né la causa emanante della metafisica neoplatonica, né la Natura infinita che per la sua sovrabbondanza di potenza genera infiniti mondi, secondo il naturalismo di Bruno. Essa è piuttosto un ordine cosmico o un teorema eterno da cui le cose scaturiscono o «seguono» in modo necessario, esattamente come dalla definizione di triangolo «segue» che la somma degli angoli interni è uguale a due retti.

La concezione di Dio come ordine geometrico dell’universo mette Spinoza in antitesi a ogni forma di finalismo. Secondo Spinoza ammettere l’esistenza di cause finali è un pregiudizio dovuto alla costituzione dell’intelletto umano. Gli uomini ritengo tutti di agire in vista di un fine, cioè di un vantaggio o di un bene che desiderano conseguire. E poiché trovano a loro disposizione un certo numero di mezzi per conseguire i loro fini (per esempio, gli occhi per vedere, il sole per illuminare, le erbe e gli animali per nutrirsi ecc.) sono portati a considerare le cose naturali come mezzi per il raggiungimento dei loro fini. E poiché sanno che questi mezzi non sono stati da loro stessi prodotti, credono che siano stati preparati per loro uso da Dio. Nasce così il pregiudizio che la divinità produca e governi le cose per l’uso degli uomini, per legare gli uomini a sé e per essere onorata da essi. Ma, dall’altro lato, gli uomini osservano che la natura offre loro non solo agevolezze e comodità, ma anche disagi e svantaggi di ogni genere (malattie, terremoti, intemperie ecc), e credono allora che questi malanni derivano dallo sdegno della divinità per le loro mancanze nei suoi riguardi. Da tali pregiudizi ci si può liberare solo con la matematica che ha mostrato agli uomini la visione antifinalistica delle cose.

I primi tre minuti dell’universo

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La tacita curiosità insegna a osservare, a muovere i primi passi verso la sapienza e ad assaporare consapevolezza.

Da tempo immemorabile l’Egitto è stato conosciuto come il paese delle due terre: l’alto Egitto, la terra rossa e basso Egitto la terra nera, dove il terreno è fertile. Ancora oggi il 99 per cento della popolazione egiziana vivono nella terra nera.

 Il significato di questa dualità è più di un fatto geografico e demografico, è un elemento fondamentale nei primordi della cultura degli antichi egizi e trova espressione significativa nella loro religione.

A differenza della Mesopotamia, l’Egitto antico non ha sviluppato diversi potenti città-stato lungo i fiumi. L’Egitto aveva un fiume di importanza, il Nilo, e piccoli villaggi. Ognuna di queste comunità di villaggio aveva una propria mitologia, che non hanno creato tensioni tra le comunità, ma li hanno unite. La loro tendenza era, dunque, verso l’unità, senza confronti e  tensioni.

Un testo che esemplifica questo atteggiamento, tenendo conto delle antiche tradizioni, è la teologia di Memphis, registrato su La pietra di Shabaka.

La teologia Memphite assorbe le precedenti nozioni della Creazione, come quella di Ermopoli, che descrive il procedimento di creazione da otto esseri primordiali del caos che hanno abitato la melma primordiale. I quattro maschi sono rospi e i serpenti quattro femmine, formano le coppie di Nun e Naunet (materia primordiale e spazio primordiale, Kuk e Kauket (l’illimitabile e la sconfinata, Eh e Hauhet (tenebre e oscurità), Amon e Amaunet (nascosti e quelli invisibili). Questi otto portano la luce del sole e nella teologia Memphite si dice per venire alla luce da Ptah, se stesso.

Un’altra parte della mitologia Memphite prende i miti dal vecchio Regno dal Dio Horus e Seth. Queste due divinità si contendono l’autorità sopra l’Egitto. Un’altra divinità Geb, il Dio-terra, funge da mediatore, che divide il paese tra i due, quindi, cambiando il suo pensiero, dà l’intero paese a Horus. Nella teologia Memphite, il faraone Menes è identificato con Horus e Geb diventa Ptah, ma in un altro contesto mitologico Geb rappresenta il potere sulla terra, è il supremo. Egli è la collina primordiale che è il simbolo della prima creazione. Per gli egiziani la divinità della terra è maschile piuttosto che femminile.

Geb, per far finire gli scontri, nominò Seth il Re dell’alto Egitto nella terra dell’alto Egitto e Horus Re del basso Egitto in terra del basso Egitto. Successivamente, sembrava sbagliato a Geb che la porzione di Horus fosse come la parte di Seth,  così diede a Horus la sua eredità, perché egli era il figlio del suo primogenito.

Nella mitologia antica il Regno del sole Atum (o Atem) appare spesso come il primo creatore. Egli fa Shu e Tefnut (aria e umidità) da se stesso e, a loro volta, creano Geb e Nut (cielo e terra). I bambini della coppia quest’ultimo sono Osiride, Iside, Sethe e Nepthys. Le prime quattro divinità formano così il cosmo, e le quattro successive sono i mediatori tra l’uomo e il cosmo. Osiris è il simbolo del re morto, che è riuscito a dare forma a Horus. Isis è la consorte di Osiride e dopo l’omicidio di Seth, s’incarna nel suo corpo e così realizza per lui la vita eterna, suo alleato in questo ruolo è Nepthys, la consorte di Seth. Horus, figlio di Osiride e Iside, infine sconfigge Seth. Seth è associato al deserto dell’alto Egitto. Come una divinità delle nuvole, si oppose Atum, il sole.

Anche se regalità appare come il perno attorno a cui ruota la mitologia egiziana, le chiavi e i temi mitologici sono creazione, procreazione, rincarnazione e l’unità delle due terre. Il faraone temporale era solo un simbolo di questi ordini. Il potere è espresso dal sole, dalla terra e dagli animali, soprattutto bovini. Il linguaggio e i simboli del potere possono in qualsiasi momento essere tradotti da uno in un altro – ad esempio, il sole potrebbe essere descritto nel simbolismo del bestiame o della terra nel simbolismo del sole. Nella teologia del nuovo Regno, il Dio supremo era Amon-Re, un’identificazione di Tebano (e Hermopolitan)-Dio creatore Amon con il Dio del sole Ra (successore di Atum).

Dopo questa introduzione, sommaria, della teologia Memphite, occorre entrare nel concetto della Creazione dal punto di vista scientifico.

Io penso che l’universo sia infinito nel tempo e nello spazio, cioè sia sempre esistito e sempre esisterà (Margherita Hack)

Lo scopritore del Big bang fu un gesuita, Georges Lemaître e subito gli scienziati atei si opposero per motivi di natura filosofica essendo un’idea così compatibile con la Creazione. Anche Albert Einstein, che ateo non era, parlando con il gesuita astronomo disse: «Questa faccenda assomiglia troppo alla Genesi, si vede bene che siete un prete». Francis Collins, il genetista che ha sequenziato del DNA umano, oggi direttore del National Institutes of Health, ha sostenuto che il Big Bang «domanda a gran voce una spiegazione divina e infatti si accorda perfettamente con l’idea di un Dio Creatore trascendente. Non riesco a capire come la natura avrebbe potuto crearsi da sé. Solo una forza al di fuori del tempo e dello spazio avrebbe potuto fare una cosa simile».  Il celebre astrofisico Allan Sandage ha evidenziato che «con le conseguenze riguardanti la possibilità che gli astronomi abbiano identificato l’evento della creazione mette veramente la cosmologia vicino al tipo di teologia naturale medioevale che ha cercato di trovare Dio identificando la causa prima» L’astrofisico Alan Lightman ha ammesso che gli scienziati “trovano sorprendente che l’universo sia stato creato in uno stato così ordinato“. E ha aggiunto che “qualsiasi teoria cosmologica valida dovrebbe offrire una spiegazione definitiva a questo problema dell’entropia“, dovrebbe cioè spiegare come mai l’universo non è diventato caotico. Alla luce delle prove esistenti è assolutamente ragionevole, addirittura scientifico, credere che siamo il risultato di un progetto intelligente. In ultima analisi è l’evoluzione, non la creazione, a richiedere una grossa dose di fede cieca e a pretendere che si creda nei miracoli senza nessuno che li faccia.

Dalla teologia Memphite:

“Così si dice di Ptah: “Colui che ha reso tutto e creò dei”. E lui è Tatenen, che ha dato vita agli dèi e dal quale ogni cosa è venuto avanti, alimenti, disposizioni, divine offerte, tutte le cose buone. Così è riconosciuto e capito che lui è il più potente degli dèi. Così Ptah era soddisfatto dopo che aveva fatto tutte le cose e tutte le parole divine. ”

Scienza e religione si sono sempre scontrate con la creazione dell’Universo, forse solo con la Cabala si ha un confronto sereno. L’Universo è stato creato per mezzo della Legge del Numero, della Misura e del Peso; le Matematiche formano l’Universo, i Numeri sono delle entità viventi. Chi penetra in Chesed, il Mondo dello Spirito, puro e ineffabile, può verificare che in questa regione tutto si riduce a numeri, è una regione terribilmente reale. In questo mondo non vediamo le cose così come sono, ma le immagini delle cose.

 

Riflessioni martiniste

+.CGC.+. - copia

Siccome gli uomini sono creature corporee, i sensi esterni sono sempre coinvolti. La costituzione antropica è tale, che l’espressione interna dell’anima cerca, allo stesso tempo, una manifestazione corporea.
Il rituale di apertura dei lavori esoterici, si avvale di simboli, segni e vibrazioni mediante i quali l’anima umana è sollecitata ad azioni spirituali che la uniscono a Dio.
Abbiamo quindi bisogno di segni visibili e sensibili per purificare il nostro cuore e nutrire il nostro desiderio di unione con il Dio invisibile. Essendo creature corporee, comunichiamo con segni esterni che diventano atti interni spirituali. In questa prospettiva, si mette in luce anche l’importanza dei gesti e atteggiamenti nel rito che portano al riconoscimento di Dio e della Sua sacra presenza per sollecitare i partecipanti ai lavori a una risposta di riverenza e devozione.
Platone definisce l’anima come forma sostanziale del corpo ed elabora la teoria “Ilemorfica”, per la quale ogni ente è composto di una forma – che è la sua attualità e si esprime nella definizione – e di una materia l’elemento potenziale suscettibile di ricevere una forma.
Con la dottrina dell’ilemorfismo universale, secondo la quale ogni aspetto della realtà è forma e materia: il corpo non è solo materia ma anche forma (forma della corporeità) e l’anima, come le intelligenze celesti, ha una materia in sé, esseri reali rivestiti come noi della forma sensibile.
San Tommaso respinge la teoria dei neoplatonici agostiniani che attribuivano all’anima umana e angelica una specie di materia spirituale e ribadisce la purezza della forma sostanziale aristotelica, anche se, egli aggiunge, la materia ha una sua caratteristica particolare, come materia signata di accogliere in sé la forma o l’anima, che è poi pienamente realizzata come attuale solo in Dio, mentre nell’uomo conserva ancora un elemento di potenzialità e limitatezza.
In altre parole è depositario delle virtù prime che l’uomo ha perduto.
L’uomo era un tempo un essere spirituale. E’ sceso sulla terra allorché privato delle sue ali spirituali e fu avvolto in un corpo sensibile. Immerso nella sua fisicità l’uomo non è in grado di ricongiungersi al Principio, ma è destinato a liberarsi di questo corpo fisico, per risalire di nuovo nei mondi dell’anima e dello spirito. Se noi indagassimo sull’interiorità umana, anziché aspettare la morte fisica, verremo a conoscere lo spirito e l’anima dell’uomo così com’era allora, quando nacque dal grembo del mondo spirituale.
Ecco, la mente dell’uomo si riscopre come strumento per sceverare tutti i misteri della creazione
e cerca incessantemente intorno a sé.
L’uomo, per Louise Cloude de S. Martin, è la somma di tutti i problemi. È lui stesso un problema, l’enigma degli enigmi. Non si può comprendere l’uomo per mezzo della natura, ma la natura per mezzo dell’uomo. Louis Claude de Saint Martin invita l’uomo a considerare se stesso e ad analizzare la realtà che avrà scoperto in tal modo. Così l’uomo scoprirà il suo vero rango e percepirà l’armonia del mondo secondo il famoso adagio di Delfo. «Conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei!». L’uomo, malgrado la sua degradazione porta sempre con sé evidenti i segni della sua origine divina. Incatenato sulla terra come Prometeo, esiliato dal suo regno, quale fine si potrà proporre se non quella della reintegrazione.
Questa è la reintegrazione: una ricostruzione dell’uomo nella sua forma originale, unitaria, così com’era prima della caduta.

Dall’accensione del candelabro a tre luci diverse, il Trilume, noi arriviamo alla comprensione, e a ricordarci, del grande principio unico che è l’Assoluto. Le tre luci non danno che un’unica luce.
Tutto riconduce alla lettera ebraica Aleph, simbolo dell’uomo e di Dio.
Aleph segna la soglia tra il manifesto e l’inconoscibile, tra il segreto e il risvelato, fra il potenziale e l’attuale.
Rappresenta la figura di un uomo che guarda il cielo e la terra, per significare che il mondo inferiore è specchio e mappa di quello superiore.
Sottolinea l’importanza dello studio della verità esoterica che secondo il pensiero ebraico è il più nobile che l’essere umano possa compiere.
Aleph è il numero 1, l’unità assoluta di Dio, e nell’uomo, il numero “Uno” si riferisce al valore prezioso dell’individualità realizzata e dell’unicità dell’anima umana.
L’Uno è la base e la chiave di ogni altro numero. L’unità di Dio è però un fatto che trascende ogni concetto matematico. È l’unificazione di tutte le varie unità. Ogni parte (anima) contiene il tutto (Dio), ciò nonostante il tutto (Dio) trascende la somma delle parti, e nessuna anima da sola potrà mai esaurire la conoscenza dell’infinita perfezione divina.

occhi neri grandi profondi

il_fullxfull_440580217_ht4rOcchi grandi neri profondi come per cercare luce nell’oscurità ma essa è luminescente nel profondo del cuore la luce nasce dalle tenebre e dalle tenebre la luce dell’anima sottile la luce della candela come sole esausto al tramonto non ci sono profani nella natura eterna la ricerca di noi stessi riuscire a incontrare Dio e i propri cari passati Condizione è innalzarsi verso l’alto nulla può oscurare la luce la paura è umana non divina trova il divino che c’è in te e come un canto liberatorio le preghiere rendono anime sensibili come se il tempo si fermasse l’amore è energia che innalza i nostri pensieri corrotti da vizi ammaliati dalla materialità della vita cediamo a soluzione ingannatrice della vita i sogni i traguardi illusori della vita li senti nel cuore? Se non le fatiche della nostra continua ricerca abbiamo realmente bisogno? Il segreto della vita è amare tutto ciò che è creato anche noi siamo scintille riflesse umane egli è dimora nei nostri cuori è respiro di vita eterna come in cielo così in terra non puoi sentire ascoltare toccare ma emana forza calore energia come una candela non brucia aria ma illumina d’amore la vita è il profumo debole di cera che lentamente cade e segna il suo passaggio lungo la retta come un uomo segna il suo passo si debole si costante per poi scendere o risalire lungo la linea del destino e infrangersi per poi rigenerarsi e crescere.

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