Dama Templare, potenza e illuminazione divina. Giovanna D’Arco.

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Sebbene la cavalleria medievale abbia generalmente escluso le donne dalla maggior parte degli Ordini cavallereschi, la documentazione storica dimostra che le donne erano effettivamente incluse in una partecipazione significativa all’interno dell’Ordine del Tempio di Salomone. Le regolemedievali, che sembrano limitare la partecipazione delle donne,stabilivano un giusto grado di separazione, per assicurare la modestia e il rispetto.

La Regola approvata nel Concilio di Troyes del 1129, ispirata da San Bernardo, rappresenta un documento unico nel medioevo. Per la prima volta si concilia la vita monastica con la cultura della guerra in nome di Dio.

Esistono due versioni della Regola: la prima redatta in latino, lingua ufficiale della burocrazia ecclesiastica, dal chierico Johan Michiel (detta anche regola primitiva), la seconda del 1140, compilata in francese per gli illetterati. L’accesso all’Ordine era consentito anche ai non nobili e ai cavalieri secolari, ma l’accesso alle donne era impedito. La Regola distingue i cavalieri in cavalieri professi (ad vitam) e temporali (ad terminum). La regola dell’ordine del Tempio assunse un atteggiamento monastico tradizionale nei confronti delle donne, essendo fortemente antifemminile nel tono e vedendo le donne contaminare i fratelli. Tuttavia, i fratelli avevano un atteggiamento più laico nei confronti delle donne. Erano disposti a lasciare il posto alle pressioni dei loro mecenati laici e ad ammettere alle donne la piena appartenenza all’ordine, anche, in un caso, di accettare la responsabilità di un convento.

Le prove indicano anche che, come i cavalieri del mondo, erano inclini a romanticizzare le donne, e sembrano aver preferito i culti delle sante al sesso maschile. Erano, tuttavia, come era normale nella loro società e classe, troppo pronti sessualmente per sfruttare le donne comuni. Ciò fu apparentemente accettato dagli estranei, poiché mentre i Templari furono criticati per orgoglio e avidità, non furono accusati di mancanza di castità. Fino alle accuse rivolte contro l’ordine nel 1307, i fratelli sfuggirono anche alle accuse di omosessualità accennate a più tradizionali ordini monastici da parte di un clero secolare come Giovanni di Salisbury.

Le donne erano considerate innatamente malvagie e responsabili, sia della prima caduta dell’uomo sia della caduta della grazia di molti uomini da allora. Pertanto, molti scrittori religiosi maschi del dodicesimo secolo credevano che non dovessero essere ammessi in ordini religiosi. Questo era il punto di vista ufficiale.

Durante il dodicesimo e il tredicesimo secolo, questo tipo di antifemminismo ha registrato il più alto livello ufficiale nelle regole degli ordini. Dovremmo anche notare che questo antifemminismo si estendeva solo alle donne normali, peccatori. Le donne sante, in particolare la Madre di Dio, erano venerate e tenute in tutto l’amore e la stima che la linea ufficiale degli ordini negava alle donne comuni.

Alcuni testi menzionano l’ammissione di donne non come consuetudine ma come eccezione. Successivamente una disposizione alla Regola, aggiunta verso il 1300 d.C, consentiva ai cavalieri di ricevere servizi di supporto dalle donne ogni volta che veniva concessa un’autorizzazione. Manoscritti conservati dall’ordine Teutonico provano anche che nel 1305 d.C, l’Ordine Templare acquistò dei monasteri femminili. Sulla base di questi fatti tratti da documentazione storica, l’Ordine riconosce tradizionalmente le donne come uguali, ma venerabilmente diverse dalle loro controparti maschili, che servono in equilibrio e armonia come fratelli e sorelle templari.

Tra i protocolli della cavalleria medievale e le relative regole sui titoli, gli Ordini cavallereschi non usavano mai la stessa parola per uomini e donne di eguale status, e non usavano mai parole militarizzate maschili come titoli per donne della stessa posizione. Questa usanza è profondamente radicata nella lingua francese (poiché la cultura francese ha grandemente influenzato le tradizioni cavalleresche), in cui certe parole sono esclusivamente maschili o femminili come materia della grammatica di base.

Le donne erano considerate uguali, ma venerabilmente diverse, enfatizzando le qualità femminili uniche che erano considerate colonne essenziali delle istituzioni storiche e della stessa civiltà. Di conseguenza, le donne con pari leadership, influenza e partecipazione hanno ricevuto titoli alternativi e equivalenti degni delle loro venerate qualità femminili. Il titolo di Dame, che una donna detiene di per sé, guadagnata con il proprio merito, non dovrebbe mai essere confuso con Lady, che viene usata solo dalla moglie di un Cavaliere. Il prefisso Lady è semplicemente un titolo di cortesia ottenuto solo dal matrimonio e può essere perso con il divorzio, o perso se una vedova si risposa.

Ogni donna con lo stesso status cavalleresco di un Cavaliere deve essere rispettata usando il titolo storico appropriato di “Dame”.

Ci sono molti precedenti storici per le donne armate nella cultura cavalleresca, incluse le donne che partecipano attivamente a ordini cavallereschi prevalentemente maschili.

Durante i tempi antichi, sia in Gran Bretagna e sia in Francia, le donne della civiltà celtica erano regolarmente conosciute per essere grandi guerrieri e talvolta comandanti militari o capi di interi eserciti.

La più famosa delle antiche comandanti militari femminili era la Regina guerriera celtica Boudicca, che comandava un esercito basato sulle sue abilità e autorità come Druida Somma Sacerdotessa.

Giovanna d’Arco è stata la personificazione per antonomasia di quell’antica pratica della regina Boudicca, che si è manifestata nel famoso personaggio del monaco guerriero dei Cavalieri Templari, che ha conservato il più antico sacerdozio di Salomone. Giovanissima, sempre devota e con perseveranza nella diretta comunione divina, era veramente qualificata come una Somma Sacerdotessa, secondo antiche tradizioni che furono comprese, preservate e continuate dall’Ordine dei Templari. Attraverso la preghiera e la meditazione costanti, ha sperimentato visioni di Dio e visite di Santi e Angeli, ricevendo profezie sorprendentemente accurate di eventi del prossimo futuro che si sono sempre dimostrati veri.

Giovanna d’Arco non era l’unica cavaliere. Dal dodicesimo al quindicesimo secolo, le donne dell’aristocrazia francese, scozzese, spagnola e italiana presero le armi per difendere il loro castello o il loro lignaggio. Questa partecipazione delle donne in guerra è in effetti legata a circostanze straordinarie, prigionia o morte del marito e non è una regola, ma non è sempre considerata uno scandalo, purché ovviamente la donna stia combattendo per il buona causa

Durante il dodicesimo secolo, l’Ordine Teutonico (derivato dai Templari) accettò le donne come Consorores, Sorelle, che indossavano la sua abitudine cavalleresca e vivevano secondo la sua Regola. Queste suore erano in servizio attivo di funzioni ospedaliere, ma non in attività militari, e più conventi si formavano sotto ordini militari maschili.

Sempre nel dodicesimo secolo, l’Ordine di San Giovanni (Malta), le donne hanno ricevuto il titolo di Soeurs Hospitalières, Sorelle ospitaliere, e alla priora di un convento era stato dato il titolo di Commendatrix.

L’Ordine della Scure fu creato dal Conte di Barcellona nel 1149 d.C, per le donne di Tortosa in Aragona, che difesero e liberarono la città quando gli uomini in battaglia non riuscirono a trovare soldati di rinforzo. Le donne furono tutte dame ereditarie dell’Ordine cavalleresco, e da allora in poi furono trattate come cavalieri militari femminili.

Il primo uso del titolo Militissa come cavaliere femminile, fu l’Ordine della Gloriosa Santa Maria, fondato a Bologna, in Italia, nel 1233 d.C. e approvato dal Vaticano nel 1261 d.C., finché fu soppresso da un successivo Papa nel 1558 d.C.

In Francia, altri ordini cavallereschi di donne furono fondati nel 1441 d.C. e nel 1451 d.C., concedendo il titolo francese Chevalière, forma femminile di Chevalier, o il titolo latino Equitissa.

La cultura cavalleresca del Medioevo sviluppò un tema noto come Les Neuf Preuses, Le nove donne degne. I Preusi erano presentati come una fila di statue o ritratti incisi, raffiguranti serie variamente selezionate di nove donne ispiratrici, da liste differenti secondo la cultura popolare locale.

I Preusi erano donne che cambiarono la storia, molte di loro attraverso la guerra cavalleresca in battaglia. Il Castello diPierrefonds, vicino a Parigi, presenta una bella fila di nove Preusi (circa 1850 d.C.), tre dei quali, rispettivamente, impugnano una spada, lancia e un martello da battaglia.

Tra le donne più venerate in vari elenchi di Nove Preusi durante il XV secolo c’erano la regina Boudicca, l’alta sacerdotessa guerriera che guidò i Celti in battaglia contro i Romani (circa 60 dC) e molte venerate sante, tra cui Giovanna d’Arco.

Diversi precedenti per donne nella direzione della Grande Croce (analoga alla Grande Maestria dei Templari) negli Ordini cavallereschi del Rinascimento si trovano nell’Ordine di San Giovanni (Malta).

Negli Ordini cavallereschi sotto il Vaticano, tradizionalmente hanno un Ordine di monache di clausura e anche associazioni i cui membri associati sono misti, come nel Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM). Più tardi nel diciannovesimo secolo, per l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, nel 1888 d.C. il Vaticano estese il cavalierato alle donne con il titolo di Dame, mentre tutti gli altri Ordini della Santa Sede erano riservati solo per gli uomini.

Storicamente, le Figlie di Tsion, oltre ad essere un segreto molto ben tenuto, erano costituite dai seguenti tipi di donne: sorelle, madri e spose, persino figlie dei Cavalieri, e qualche volta fidanzate o semplicemente una donna con cui avevano un relazione puramente platonica. Durante la maggior parte della loro storia pubblica ai Cavalieri era proibito sposarsi ed era richiesto il celibato, che non veniva mai applicato seriamente. Man mano che l’Ordine cresceva, a metà del 1100, i Cavalieri seguirono la parvenza del celibato per placare la Chiesa cattolica e per sopravvivere alla sua politica oscurantista. Se l’onnipotente Chiesa non approvava il tuo lavoro, eri in un ordine eretico e venivi bruciato sul rogo.

Apparentemente era un ordine monastico e vivevano in precettiin tutta Europa. Eppure, secondo gli storici ed esperti templari, il primo Gran Maestro, Hugh de Payens era sposato con una misteriosa e bella ereditiera della famiglia Saint Clair, Scottish Sinclair. Tutti i rituali, le pratiche e persino i servizi quotidiani dei Cavalieri Templari sono stati eseguiti in segreto. Questo era molto insolito per gli ordini monastici ed è la fonte di tutto il mistero che circonda i Cavalieri Templari, nonché la fonte della loro condanna.

A causa di tutta la segretezza, furono facilmente accusati di eresia. Senza dubbio erano eretici, specialmente nella loro fede nel Sacro Femminino e nella riverenza per Dio-la-Madre. I Cavalieri dovevano mantenere segreti questi insegnamenti perché sapevano che potevano essere arrestati, torturati e bruciati sul rogo.

Questo naturalmente era il destino finale dei Cavalieri Templari. Il 13 aprile 1307 quei Templari francesi che non erano scivolati attraverso la rete, furono arrestati perché il re di Francia Filippo IV e il suo Papa Clemente V, decisero d’impossessarsi della ricchezza dei templari.

I templari furono torturati, processati e i 54 che rifiutarono di ammettere le menzogne ​​del culto di demoni e di sputare sulla croce, furono bruciati vivi.

Venerdì 13 è stata considerata una giornata orribile, sfortunata all’estremo, a tutti i popoli di discendenza europea. Ciò che è poco noto, è che i Cavalieri hanno assunto delle partner femminili per aiutare a bilanciare il loro lavoro, per aiutare nelle loro pratiche esoteriche segrete che comportavano anche riverire la Dea. Queste donne, fidanzate, figlie, mogli, amanti o – in alcuni casi -prostitute assunte, erano parte integrante della missione templare e fornivano un complemento necessario agli sforzi di ogni iniziato maschile.

Le Figlie di Tsion erano un ordine segreto di donne che sostenevano il lavoro del presunto celibe cavaliere Templare. Questi uomini e donne erano in anticipo sui tempi: sapevano che l’equilibrio di genere era importante e favoriva i giusti diritti, opere virtuose.

I cavalieri combattevano, fino alla morte, nelle scaramucce e nelle battaglie, mettendo a rischio la loro stessa vita quasi ogni giorno. Eppure sembravano invincibili, non morivano mainonostante le ferite.

Le ferite, anche semplici, di solito portavano alla morte a causa delle infezioni, per questo era abbastanza facile che tutti quelli che vivevano con la spada morissero presto. L’invincibilità segreta dei Templari, era dovuta a questo esercito di donne segrete, che li sostenevano. Preparavano cibo, vestiti e cure. Creavano speciali amuleti e talismani da indossare in battaglia, ripetevano e cantavano potenti mantra ogni volta che gli uomini erano impegnati in combattimento. Fede e magia.

I cavalieri teutonici escludevano le donne dalle loro case, perché rischiavano di addolcire i fratelli, donne o sorelle, vivevano in una casa a parte. L’ordine più noto è quello di Santiago, fondato nel 1171, nella penisola iberica. L’Ordine aveva portato a una regolamentazione più severa per il suo funzionamento, con la separazione degli uomini. C’erano due tipi di sorelle: la prima viveva in clausura in un convento, la seconda, le sorelle secolari, vivevano nelle loro case.

Le sorores non erano monache in senso stretto, dedicavano la loro vita alla preghiera, seguivano il servizio divino ogni giorno e avevano il compito di educare le figlie dei fratelli fino all’età di 15 anni.

C’erano anche le consorores, che risiedevano nella casa e potevano unirsi all’Ordine senza l’obbligo di indossare l’abito. La questione delle donne e il loro ruolo negli ordini è anche legata a quella delle coppie sposate che volevano tornare all’ordine. Anche lì, non era possibile ignorarli, perché era un’opportunità per beneficiare di tutto o parte della loro proprietà.

La Regola del Tempio impose quindi restrizioni sull’ordine di abbigliamento (divieto del colore bianco per l’abito e il mantello) ma anche sullo stile di vita. I fratelli che hanno pronunciato i loro voti e in particolare quello di castità non possono vivere sotto lo stesso tetto con confratelli sposati.

La presenza delle donne è ancora attestata da uno status domestico. Le comunità di fratelli dell’Ospedale e del Tempio avevano uno staff misto al loro servizio, costituendo una familia.

C’erano comunità di suore ospedaliere indipendenti. In questo caso, le sorelle elessero la loro priora o magistra, che amministrò la comunità e riferì al Gran Maestro o al Gran Priore nella cui giurisdizione si trovava la loro casa. Nelle case autonome dell’ordine di Santiago, la situazione è identica. Le suore furono poi gestite da una commandadora o priora, eletta dalla comunità e riconosciuta dal maestro. La priora possedeva il potere senoriale e spirituale di una badessa. In alcuni casi la priora poteva avere autorità sulle due comunità separate di fratelli e sorelle.

I conventi femminili erano solitamente chiusi e per questo, i rapporti esterni erano difficili. L’ordine di Santiago prevedeval’intervento di personaggi maschili, funzionari che rappresentavano la priora e assicuravano nel suo nome le relazioni con il mondo fuori dai confini del convento. Anche il funzionamento interno della casa delle suore richiedeva una presenza maschile. Così, la casa di Sancti Spiritus (ordine di Santiago), di Salamanca, aveva bisogno di un cappellano, un dottore, un sacrestano, un maggiordomo, etc.

Testimonianze evocano una presenza femminile nelle case dei fratelli dell’Ospedale. Questo è il caso nella casa di Hampton (Middlesex) nel 1227. L’inchiesta del 1373, su iniziativa di Papa Gregorio XI, rivela la presenza di tre donne donate per ordine di fratelli, nel priorato di Francia, si trattava di donne anziane (due di 60 anni, una di 76 anni). È possibile che siano entrati in queste case in un momento in cui la loro età avanzata non avrebbe creato problemi. Allo stesso modo non sappiamo quali fossero le condizioni materiali delle 7 donne sposate, vedove e single menzionate nel 1312 nella casa degli Ospitalieri di Clerkenxell, che vivevano in casa e ricevevano pensioni. Forse questo è un nuovo esempio dell’impiego di donne come domestiche in una casa di fratelli, non sorelle che sono membri dell’ordine.

L’autore anonimo del manoscritto di Monaco menziona lo Xenodochium per l’accoglienza delle donne. Le informazioni sono scarse sul personale responsabile dell’assistenza agli ammalati. La presenza di sorelle è attestata. Sono “matrone più grandi, vedove sagge e donne virtuose e religiose”, che sono soprattutto responsabili di bambini abbandonati dalla nascita in ospedale. Le donne ammalate furono accolte fino al 1187.

La presa di Gerusalemme da parte di Saladino, in quella data, costrinse le Suore Ospedaliere a lasciare la Terra Santa per l’Occidente. Lì furono integrati in monasteri di donne già costituite o in case maschili.

Il più antico monastero di Suore Ospedaliere sembra essere quello di Buckland, in Inghilterra, fondato nel 1180 da Enrico II, che vi riunì le suore disperse fino a quel momento in diverse case. Poi arrivarono quelli di Manetin e Praga in Boemia, per iniziativa di Papa Lucio III e di Sigena nel 1188.

A differenza della regola degli Ospitalieri (di Malta) che non nomina mai le sorores, la regola templare, approvata nel 1129 nel Concilio di Troyes, dedica loro un paragrafo: Sorores quidem amplius periculosum est coadunare, quia antiquus hostis femineo consortio complures expulit a recto tramite paradisi. Ideoque, fratres carissimi, ut integritatis flos inter vos semper appareat, hac consuetudine amodo uti non licet (art. 54).

Evidentemente, nel corso dei nove anni che precedettero l’approvazione del loro Ordine, i Templari accettarono fra loro delle sorelle, in un sistema che, secondo altri articoli della regola – e grazie alle varianti di alcuni manoscritti – si può ipotizzare sia quello delle case miste o doppie. Lo si deduce anche dalla versione francese della regola, successiva a quella latina, che traducendo l’art. 54 afferma: Perillouse chose est compaignie de feme, que le deable ancien par compaignie de feme a degeté pluisors dou droit sentier de paradis. Dames por serors de ci en avant ne soient receues en la maison dou Temple; por ices, très chiers freres, de ci en avant ne covient acostumer ceste usance, que flor de chasteé tous tens apparisse entre vos (art. 70).

Non pare quindi che le sorores accolte nel Tempio andassero a vivere in un convento proprio, ben separato dalla domus dei fratres, sia fisicamente e sia giuridicamente. Sembra, invece, che proprio la convivenza con i fratelli sia stata all’origine della decisione di interrompere l’esperimento. Altri Ordini, come ad esempio quello cistercense, cercarono in quel tempo di limitare o anche di chiudere l’accesso ai monasteri da parte delle donne, ma per motivi eminentemente economici. Nel caso dei Templari, la ragione addotta è di tipo spirituale: i cavalieri, che già avevano compiuto una rivoluzione con l’unire due dei tre ordini medievali (i bellatores e gli oratores) in un’unica forma vitae, modificando fortemente ma non interrompendo affatto il loro contatto con il secolo, non si sentirono in grado di estendere alle donne la propria visione del mondo, e le videro di conseguenza più come una minaccia, in particolare al voto di castità, che come un aiuto.

Oltre alla regola, però, che solo accenna a un’usanza da interrompere, ci sono giunte alcune testimonianze di donne che nel sec. XII entrarono nel Tempio per condividerne la vita spirituale, professando povertà, castità e obbedienza.

Alla fine del sec. XII in Catalogna era attiva una casa doppia, a Rourrel, dove nel 1198 i fratres e le sorores obbedivano ad una donna, la praeceptrix Ermengarda d’Oluja. Tra la fine del sec. XIII e gli inizi del sec. XIV compaiono invece alcuni monasteri femminili: è il caso probabilmente di quello presente nella domus templare di S. Iacopo in Campo Corbolini a Firenze e, senz’altro, dell’intero monastero delle moniales cistercensi di Mühlen, nella diocesi di Worms, che passarono in blocco ai Templari di cui professavano la regola ancora nel 1324, ben dodici anni dopo la soppressione dell’Ordine.

A monasteri doppi o misti sembra invece da ricondursi la deposizione scritta nel 1309, durante i processi all’Ordine, dal templare Ponsard de Gizy. Descrivendo alcune usanze della casa, che spesso trovano conferma nella regola o negli statuti, egli affermò che li maistres qui fesoient freres et suers du Temple, aus dites suers fesoient promestre obedience, chastee, vivres sans propre, ma, una volta entrate, le sverginavano e ne avevano figli che diventavano a loro volta templari.

L’attività assistenziale, invece, non era compresa nella vocazione templare, a differenza, come si accennava, degli altri grandi Ordini militari, Ospitalieri e teutonici, in cui la presenza femminile era legata fin dall’origine, anche se non esclusivamente, all’assistenza di pellegrini e di ammalati. E infatti, nei rari casi di ospizi templari, subito si ritrovano le donne: a S. Michele di Leme in Istria e a S. Egidio della Misericordia a Piacenza, due luoghi di ricovero gestiti dai Templari all’inizio del sec. XIV, operavano delle converse.

Malgrado le poche notizie che si hanno finora sulle sorelle templari, possiamo quindi pensare che le adesioni religiose femminili al Tempio, pur complessivamente meno numerose e comunque non auspicate dalle autorità centrali dell’Ordine, fossero tendenzialmente contemplative.

L’esempio di Giovanna D’arco, evidenzia che le donne sonougualmente importanti e sono onorate per le loro qualità uniche, incarnando il principio del volto femminile di Dio, o l‘aspetto divino femminile. Le donne non dovrebbero sopprimere la loro sacra natura femminile e non dovrebbero cercare rispetto trasformandosi in uomini.

Il principio divino femminile non può essere rispettato sopprimendolo, solo per essere sostituito con l’aspetto maschile controbilanciante. Onorare il divino femminile richiede necessariamente il riconoscimento e la celebrazione che è, in effetti, femminile e proibisce che sia camuffato e costretto a essere accettato solo attraverso la conformità con il principio maschile.

La più antica saggezza sacra dell’alchimia spirituale non è mai stata quella di trasformare tutte le energie femminili in maschili, ma piuttosto di combinare polarità maschili e femminili distintamente uniche di energia esoterica in un equilibrio equo, come l’unico modo per raggiungere la potenza e l’illuminazione divina.

Giovanna d’Arco ottenne il comando su un esercito non negando la sua femminilità, ma concentrandosi sulle uniche differenze e contributi del suo vero potere femminile. C’erano già molti generali maschi capaci di implacabile aggressione e strategia astuta, ma nessuno che avesse il vantaggio dell’intuizione femminile radicato nella comunione divina, una prospettiva femminile alternativa necessaria per gettare nuova luce su vecchie strategie militari e una qualità emotiva tipicamente femminile che potesse ispirare così profondamente i cuori di tutti i soldati al coraggio più straordinario.

Giovanna d’Arco non si trasformò in un “uomo”, ma nobilmente guidò un esercito come una vera donna. La documentazione storica dimostra che indossava abiti da uomo e portava i capelli corti solo come abbigliamento da combattimento pratico, come misura difensiva per scoraggiare e prevenire le molestie e per nascondere la sua identità in territorio nemico – ma mai per sopprimere o negare la sua femminilità.

Al contrario, non ha sconfitto i nemici affermando la presunta indipendenza per respingere e sostituire gli uomini come non necessari, ma piuttosto ha applicato le sue qualità unicamente femminili per condurre un esercito di uomini, combattendo insieme in egual equilibrio. In tal modo ha combinato coscientemente la differenza uomo-donna in una potente miscela di perfezione, incarnando direttamente gli antichi segreti dell’alchimia spirituale dei Templari, come il principio esoterico fondamentale del Santo Graal stesso.

Giovanna d’Arco era un vero templare ed era venerato e onorato come una dama templare, diventando una famosa leggenda a tutti gli effetti, di uguale o addirittura maggiore fama di qualsiasi cavaliere arturiano o templare. In effetti, fu addirittura canonizzata come santa, un onore che non fu mai dato alla figura storica che in seguito divenne popolare come il letterario Re Artù (il principe Arthur Aidan del VI secolo), né a nessuno dei Templari Gran Maestri, non anche il martire Jacques de Molay. Così, Santa Giovanna rappresenta la pura manifestazione del potere illimitato di essere autenticamente una dama templare.

Con riverente dedizione a questa più illuminata comprensione del principio femminile nella cavalleria, l’Ordine del Tempio di Salomone riconosce tutte le Dame come pienamente uguali, ma venerabilmente diverse dal, loro controparte maschile Cavalieri, che servono in equilibrio e armonia come Templari.

Uomini e donne servono insieme come Fratelli e Sorelle nella famiglia Templare, distinti solo dalle rispettive forme grammaticali dei loro titoli ufficiali di cavalleria e nobiltà nell’Ordine.

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Quel satanasso di Lucifero nella gnosi.

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“Satana è anteriore, non solo al Dio d’Israello, ma a quanti altri Dei, possenti e temuti, lasciarono ricordo di sé nella storia degli uomini; egli non precipitò giù dal cielo, ma balzò fuori dagli abissi dell’anima umana, coevo a quegli oscuri iddii delle antichissime età di cui nemmeno una pietra ricorda i nomi, e a cui gli uomini sopravvissero, dimenticandoli.”

Arturo Graf “Il diavolo”.

1. Lucifero o Satana?
Nel Nuovo Testamento Lucifero è identificato con Satana e nel Targum (Bibbia Ebraica) con Samaele. Lucifero e Satana sono dunque due entità diverse? O Lucifero con la ribellione verso Dio, divenne Satana?
I vari testi sacri presentano versioni simili, ma i testi ebraici e quelli apocrifi, quando rievocano la ribellione di Samaele, offrono altre trasposizioni degne di nota.
Un buon numero di studiosi sostiene che il Serpente dell’Eden fosse Satana, ossia l’Arcangelo Samaele. Il sesto giorno della creazione, per un prorompente sentimento di gelosia, si ribellò all’ordine che Dio aveva dato alle creature dell’Eden, di venerare Adamo.
L’arcangelo Michele obbedì, ma Samaele si rifiutò di adorare un essere che considerava inferiore. Alle minacce di Michele, Samaele replicò: “Se Egli si adirerà, io mi farò un trono al di sopra delle stelle e mi proclamerò Dio”.
“Quis ut Deus?” Michele si scagliò contro di lui, imprigionandolo nelle viscere della terra dove, ancora oggi, continua a tramare contro il volere di Dio.

“Come mai cadesti dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora (hêlel ben sahar!). Come mai fosti abbattuto a terra, dominatore di popoli? Tu che pensavi in cuor tuo: Salirò in cielo, sopra le stelle di Dio innalzerò il mio trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, all’estremo limite del nord. Salirò sulle nubi più alte, rassomiglierò all’Altissimo! Ecco, ora sei stato precipitato nello sheol, nelle profondità dell’abisso”.

Nei miti ebraici Samaele assume una posizione ambigua poiché talvolta è decodificato come “Capo di tutti i demoni” e, a volte, “Il più grande principe del cielo” che regna sugli angeli. Satana, lo identifica sia con Helel, (Lucifero) e sia con Serpente, che nel giardino dell’Eden cospirò per la caduta di Adamo.

Diversi studi affermano che Satana non era Samaele, ma il principe delle tenebre che si era opposto al volere di Dio prima ancora che questi avesse ordinato: “Fiat Lux”.
Satana si ribellò a Dio perché voleva che l’Universo fosse creato dalle tenebre e non dalla luce. Dio lo punì assieme ai suoi angeli, rinchiudendoli in un carcere buio nelle viscere della terra, dove ancora languiscono con volti spettrali e sono tutt’ora riconosciuti come Custodi .
Questa versione rivela che la Tenebra sia esistita prima della creazione, non solo come assenza di luce, ma come entità positiva. Tutte le popolazioni del Medio Oriente e del Mediterraneo, lo pensavano; ad esempio i Greci credevano nella “Madre notte”, mentre gli Ebrei nel “Principe delle tenebre”.

Altre correnti di pensiero, sostengono che il passaggio da Satana a Lucifero sia avvenuto nel momento in cui il cristianesimo di distaccò dall’ebraismo. Questa tesi è suffragata da testi sacri e sembra trovare riscontri.
Nel Vecchio Testamento Satana è nominato raramente e nel Pentateuco è ignorato. Leggendo con attenzione la Genesi, sembrerebbe che il Serpente non è identificato con Satana. Quindi Satana, prende vita molto tempo dopo Adamo ed Eva. Le prime tracce si rinvengono nel Libro di Giobbe, che costituisce il ventiduesimo libro della Bibbia cristiana e che, con estrema probabilità, fu scritto agli inizi del V secolo a.C. In questo periodo, gli ebrei avevano già lasciato la Babilonia ed erano arrivati nell’area persiana.
Nelle culture mesopotamiche e persiane erano adorati dei molto simili a Satana. Probabilmente influenze mediorientali avranno influito in maniera corposa a realizzare il Principe dell’inferno. Difatti, è proprio nel Libro di Giobbe che Satana fa la sua comparsa: Giobbe è colpito da una serie di disgrazie, causate appunto da Satana, che vuole indurre il buon uomo a maledire Dio. Giobbe resiste e alla fine è premiato. Qui, è singolare che Satana, prima di tentare Giobbe, chieda il permesso a Dio e gli sarà concesso, anche se con dei limiti. In questo caso, Satana non è considerato come l’antitesi di Dio, ma come un vettore che causa il male, per mettere alla prova la tempra religiosa degli uomini. Sembra che operi in accordo con il Creatore. Una versione distante dal Satana della teologia cristiana.
Lo studioso Georges Minois, sostiene che questo cambiamento avvenne nel momento in cui il cristianesimo iniziò a camminare con i propri passi e a distinguersi dall’ebraismo. Inoltre, fa notare che Satana conquista la scena nel Nuovo Testamento in cui è nominato 188 volte.
Nonostante la teologia cristiana avesse rigettato i fatti narrati nei vangeli apocrifi, mantenne l’idea di Satana come ex angelo: “Tu, portatore di luce, figlio dell’aurora, perché sei caduto dal cielo?”. Il portatore di luce divenne così Lucifero, angelo ribelle cacciato da Dio.

Lucifero è un essere differente da Satana. Mentre Satana è una potenza più antica, che cerca di degradare l’uomo trascinandolo nella materialità e inducendolo a riconoscersi soltanto nella natura e negli aspetti più bassi della creazione, Lucifero sarebbe il Diavolo, colui che divide. Egli opera per risvegliare nell’uomo il suo libero arbitrio, conducendolo però in tal modo a esaltare la sua superbia e il suo egoismo.
Lucifero sarebbe il Tentatore per eccellenza, che agisce nell’interiorità dell’uomo per destarvi passioni malsane, mentre Satana lavorerebbe dall’esterno per vincolare l’umanità alla Terra, sovrintendendo allo sviluppo di mezzi mondani e tecnologici al fine di occultare le sue origini spirituali. Anche l’aspetto del diavolo è mutato nei tempi. Quello paleocristiano aveva, un bell’aspetto ed era più Lucifero che Satana. Nel tardo medioevo poi avvenne il cambiamento da essere lucente e bellissimo a bestia immonda, simile all’antico dio agreste Pan, che influì moltissimo a conferire l’aspetto bestiale e terrificante al diavolo.
Molti eventi successivi, tra cui non possiamo non menzionare il Concilio Lateranense IV, fecero diventare la storia di Satana-Lucifero come angelo caduto un dogma di fede (quasi) assoluto.
“(…) la credenza era ben radicata, e la Chiesa non mancò di darle favore, di accrescerle forza. La Chiesa si giovò di Satana, fece di lui uno strumento efficacissimo di politica, e quanto più poté gli crebbe credito, giacché ciò che gli uomini non facevano per amor di Dio, o per ispirito d’obbedienza, facevano per paura del diavolo. Satana fu offerto sotto tutti gli aspetti, fu dipinto e scolpito, alla sgomenta contemplazioni dei devoti; Satana venne in coda a ogni frase di predicatore, a ogni ammonizione di confessore; Satana diventò l’eroe di una leggenda senza fine, che ebbe riscontri ed esempii per tutti i casi della vita, per ogni azione, per ogni pensiero. Non poche Visioni del medio evo mostrano quale applicazione si sapesse fare del diavolo alla politica in genere: certo alla politica ecclesiastica il diavolo servì assai più della inquisizione e dei roghi, sebbene e quella e questi l’abbiano servita abbastanza. Sino dall’anno 811 Carlo Magno accusava in un suo capitolare i chierici di abusar del diavolo e dell’inferno per truffar denari e carpir possessioni.” Arturo Graf, “Il Diavolo”.

Accanto alla tradizione teologica e letteraria, su Lucifero si sviluppò una corrente gnostica che tentò una nuova e diversa interpretazione della figura luciferina in chiave salvifica e liberatrice per l’uomo dalla tirannia del Dio Creatore. Anche studiosi ebraici, lo identificano con il Cosmocreatore o Demiurgo-gnostico e, sotto quest’aspetto, è intrigante la similitudine con il cosmocreatore greco Ofione che era un serpente.
Secondo questa dottrina gnostica, che ha radici tanto nel Marcionismo quanto nel Manicheismo , il serpente Lucifero – descritto nella Genesi – sarebbe l’entità che ha indotto l’uomo alla conoscenza, la scientia boni et mali, e dunque all’elevazione dell’uomo a divinità, pur contro la volontà del Dio supremo che avrebbe voluto, invece, mantenere l’uomo suddito e schiavo, quale essere inferiore.
Nella tradizione gnostica Lucifero non è identificato nel diavolo cristiano. Lucifero è il Dio della luce, il portatore di saggezza e conoscenza. Il luciferismo, a volte erroneamente chiamato satanismo-gnostico, è un modo di usare l’oscurità per ascendere verso la luce.
Lucifero è l’immagine del vero Dio che è stato imprigionato nella materia per renderla perfetta. È la Stella del mattino, l’ultima stella a essere visibile prima dell’alba. Non è propriamente una stella, ma il pianeta Venere. Satana è un altro nome talvolta attribuito al Demiurgo e agli Arconti, divinità inferiori che creano le regole.
Per comprendere il luciferismo-gnostico occorre capire il dualismo gnostico. Concisamente, il principio di dualismo si fonda su una considerazione di base: se tutto è Uno, non può esistere una parte senza il suo opposto. La luce esiste proprio in relazione al suo opposto, il buio. E così bene e male, maschile e femminile e tutte le coppie di opposti.
Ci sono elementi comuni a molte religioni e scuole iniziatiche: l’idea che la sofferenza dell’uomo deriva dal suo senso di divisione da Dio, che è tutto, eterno, immutabile e divino; che l’essere umano lotta per superare la divisione e ritornare a Dio.

2. Satanismo-gnostico
Il satanismo-gnostico è una corrente di pensiero che attinge le proprie fonti da insegnamenti pitagorici, cabalistici, gnostici ed ermetici. Asserisce che Il soprannaturale è intelligibile poiché regolato da leggi scientifiche e che nulla può esistere senza subordinarsi a leggi fisiche e razionali; anche il Creato è regolato e agisce in funzione di tali leggi e che la natura della divinità non le può ignorare, perché già insite in sé.
La creazione ripercorre la teoria del Big-Bang. Tutto è stato creato da un’entità primaria il Caos, la cui esistenza fu già ipotizzata dagli antichi filosofi greci.
Il Caos, una sorta di motore immobile simile a quello aristotelico, rendendosi conto che rimanere chiuso in un perfetto e costante immobilismo, onnisciente e onnipotente, non lo avrebbe portato che ad auto-estinguersi e morire. La soluzione, quindi, era quella di spezzare questo stato di perfezione con la costituzione di un nuovo ordine delle cose. Creare un nuovo tipo di esistenza avrebbe generato una marea di cose nuove, da studiare e comprendere. Il processo di studio e cognizione avrebbe dato un motivo per vivere a una mente che, fino a quel momento, era immobile e fine a se stesso.
Il Caos, per evitare di guardare tutte queste cose nuove dal suo e solo punto di vista, popolò i vari piani esistenziali di sue emanazioni, ognuna dotata di una propria mente, autonomia e peculiarità. Il modo in cui creò tutto questo è, scientificamente provato con lo studio delle leggi che governano l’universo. Se l’universo segue delle leggi determinate, ed è stato creato dal Caos, allora è logico che sia stato creato secondo le leggi che stabiliscono l’esistenza stessa del Caos. Allo stesso modo, tutti i vari piani di esistenza e i loro abitanti devono seguire le medesime leggi, ciò rende perfettamente logica la loro esistenza e il soprannaturale è, semplicemente, l’emanazione a livelli diversi di qualcosa di normale e naturale.
In pratica il soprannaturale appartiene a piani di esistenza diversi dal nostro, ma è generato secondo leggi scientifiche uguali a quelle che regolano il nostro. Tutte le entità che popolano questi piani esistenziali, hanno il dovere di impegnarsi in un compito ben preciso: studiare, comprendere ed evolversi, per risalire lungo tutti i piani esistenziali, dai più bassi fino ai più elevati, fino a diventare delle vere e proprie divinità.
Queste emanazioni, sono la nostra vera essenza, denominate in diversi modi, scintilla divina, anima e spirito, da svariati pensieri filosofici e religioni. Qui arriviamo alla definizione di satanismo-gnostico. Il termine gnosi significa conoscenza. Conoscenza intesa nel senso più- letterale: cioè, come già detto, studio, comprensione, scoperta delle più diverse cose, finalizzata al raggiungimento di uno stato d’illuminazione superiore. Questo stato non è inteso come qualche strana condizione mistica, ma come l’arrivo, per ognuno di noi, alla sua innata natura di divinità. Questo concetto è alla base dello gnosticismo.
Un gruppo di entità eoniche, molto potenti ma limitate sotto certi aspetti, si rese conto del potenziale che avevano altri eoni ritenuti inferiori. Il Despota (Dio biblico) divenne il capo di questo gruppo e, con l’aiuto di una corte di angeli guerrieri, impose una dittatura draconiana su tutti i piani esistenziali, Intrappolò, in uno stato di perenne ignoranza, le entità inferiori, che non avevano più conoscenza e comprensione di sé, del proprio potenziale e delle leggi che regolavano il creato. Rendendoli incapaci, così, di evolversi privi della libertà e del libero arbitrio.
Una creatura eonica Satana, esattamente pari al Despota, come potenza e rango, si rese conto di essere completamente soggetto alla volontà e all’arbitrio dell’oppressore, assieme ai suoi simili e, nei confronti degli inferiori nutrì un profondo senso d’ingiustizia. Radunò un’armata potente e ben composta con altri suoi pari, le cosiddette Schiere degli angeli caduti e mosse guerra al Despota. Non riuscì a sconfiggerlo, ma l’indebolì, rendendolo incapace di incatenare quanti gli si erano rivoltati contro. In seguito, Satana e i suoi demoni – così come sono solitamente chiamati – conquistarono e si stabilirono in un piano esistenziale, questa è la famosa Caduta.
Questa guerra, secondo la visione gnostica, non si dipanò su un solo piano esistenziale, ma su diversi altri. Ad esempio l’episodio narrato nella Genesi di Eva e del serpente, da diverse fonti, è visto come il dono di Satana alle creature inferiori del libero arbitrio e della capacità di conoscere. Non è un atto di buonismo ma è una strategia: liberare altre entità dalla dittatura del Despota, per creare un altro bacino di potenziali alleati e reclute per la sua armata. Vivere in modo autonomo e libero, aiuta a indebolire l’influenza e il potere del Despota su ogni creatura, fino alla demolizione completa di ogni forma di asservimento.
Il presupposto fondamentale è che Satana ha bisogno, per prevalere sul Despota, di quante più creature possibili, per la battaglia finale – peraltro già riconosciuta da diverse religioni e scuole iniziatiche – tra le due fazioni genericamente indicate come bene e male.
Riassumendo il Despota ha scelto la strada dell’asservimento di ogni creatura al suo volere, Satana ha deciso di liberare quante più creature possibili, dando a loro il libero arbitrio e la capacità di vivere in modo autonomo, evolversi e risalire al loro già insito stadio divino.
Il libero arbitrio, quindi non è altro che uno strumento a disposizione del singolo, che non sta beneficiando di un dono, ma si sta staccando dall’asservimento al Despota.
Ma per chi e per cosa dovremmo combattere?
Non per un bene superiore, o per un padre amorevole verso cui si debba avere sentimenti di gratitudine, neanche verso Satana, che è semplicemente un reclutatore, ma unicamente per sé, per il proprio bene e tornaconto.
Secondo Dean Joseph Martin , fondatore del satanismo-gnostico, solo con l’esercizio del libero arbitrio e lo studio, l’uomo potrà evolversi oppure autodistruggersi, in totale libertà e responsabilità.
In definitiva, diventa indispensabile per l’uomo studiare, comprendere, ottenere il massimo da tutte le esperienze spirituali e materiali ed evolversi, per tornare a essere il dio in potenza che già è dentro di sé.
Altro importante punto analizzato da Martin fu quello concernente il rapporto tra l’uomo e la società. In sostanza il concetto è di applicare sul piano terreno ciò che Satana fece, muovendo guerra al Despota: svincolarsi da un’autorità sfruttatrice e dittatoriale, iniziando a vivere in modo libero, autonomo e responsabile, senza ledere la libertà altrui o violare le leggi del proprio Paese.
I Cinque paradossi, regole statuarie e dogmatiche del satanismo gnostico, sono intesi come il modo migliore per arrivare a raggiungere questo risultato, insieme alla costante ricerca della Conoscenza:
1. La Conoscenza deriva dall’ignoranza.
2. La Libertà deriva dalla disciplina.
3. La Giustizia deriva dalla ribellione.
4. La Verità deriva dalle bugie.
5. Il Libero Arbitrio deriva dalla fede cieca.

3. La Teoria di Charles Darwin
La teoria dell’evoluzione si sviluppò in seguito alla pubblicazione, nel novembre del 1859, del libro di Charles Darwin: “Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita”. Come indica il titolo, inizialmente la teoria dell’evoluzione delle specie si basava sulla selezione naturale. In seguito la comunità scientifica si rese conto che la selezione naturale non poteva formare nuove specie, quindi si aggiunsero al processo le mutazioni genetiche.
Fu l’inizio del neo-darwinismo.
Negli anni successivi alla pubblicazione del libro di Darwin, accaddero vari fatti importanti che influenzarono il punto di vista filosofico, sociale e politico dei futuri anni.
• Nel 1867 Karl Marx, fervente evoluzionista e ammiratore di Darwin, pubblicò la sua opera principale, Il Capitale.
• 1872 fu pubblicato “Le morali e i dogmi dell’antico e accettato rito scozzese della libera muratoria”, dell’americano Albert Pike, l’opera principale della Massoneria, che influenzò l’esoterica H.P. Blavatsky e tutto il pensiero relativista del XX secolo.
• 1875 fu fondata a New York la Società Teosofica. I principali soci fondatori furono: Helena Petrovna Blavatsky, Herny Steel Olcott e William Quan Judge. La teosofia fu una specie di credenza gnostica, secondo la quale tutte le religioni avrebbero un fondo di verità perché tutte predicano l’amore e la pace. H.P. Blavatsky (1831-1891), sostenne che il Cristianesimo sarebbe stato un ostacolo per il raggiungimento della verità e diffuse concetti gnostici come l’auto-salvazione, l’auto-deificazione e la reincarnazione.
• 1879 Herbert Spencer divulgò la filosofia del darwinismo sociale, secondo la quale la lotta per la vita sarebbe alla base non solo del regno animale, ma anche delle società umane.

Con Spencer, l’uomo era pertanto degradato ad animale sviluppato. In pratica il concetto evoluzionista della sopravvivenza del più adatto iniziò ad applicarsi non solo al regno animale, ma anche all’uomo. In quest’ottica non esistono il bene e il male, e quindi non esiste il peccato.
Secondo questa filosofia tutto il progresso umano è stato raggiunto in seguito alla sopraffazione dei più deboli. I più forti e meglio adattati hanno prevalso e hanno potuto scoprire nuove e più efficienti tecnologie. Lentamente il concetto di evoluzione è stato ampliato a ogni campo di studio.

4. Luciferismo
Mentre la teoria dell’evoluzione veniva resa popolare, erano diffuse con essa molte varianti del culto di Lucifero.
Il culto di Lucifero rappresenta una radicale rivalutazione dell’eterno avversario dell’umanità: Satana. E’ l’ultima inversione del bene e del male. La formula di questa inversione è riflessa nel paradigma del mito gnostico dell’Ipostasi .
All’opposto della versione originale del mito biblico, il resoconto gnostico rappresenta una rilettura della storia ebraica della tentazione del primo uomo, il desiderio del semplice uomo di essere come Dio attingendo dall’albero della conoscenza del bene e del male.

Nella Ipostasi degli Arconti , un documento gnostico egiziano, leggiamo come la storia tradizionale della disobbedienza dell’uomo nei confronti di Dio è reinterpretata come il conflitto universale tra la conoscenza, Gnosis e le forze oscure, Exousia del mondo che trattengono l’anima umana nell’ignoranza.
L’Ipostasi descrive l’uomo come figlio della Sophia, la saggezza eterna, creato secondo il modello dell’Aion, il regno immortale dell’eternità.
Non sono né Dio e neanche la Sophia i creatori dell’uomo, bensì gli Arconti, forze demoniache, che a causa della loro debolezza intrappolano l’uomo nel corpo materiale e lo allontanano dalle sue origini divine.
Essi collocano l’uomo nel paradiso e gli proibiscono di mangiare dall’albero della conoscenza. Il divieto non è come un comandamento, ma come una precauzione maligna messa in atto dagli spiriti inferiori contro il rischio che Adamo entri in comunicazione con l’autentico Dio e disponga così della vera gnosi.
Secondo questa versione, Adamo è continuamente contattato dal vero Dio affinché ricongiunga l’umanità con l’autentica Gnosi. Gli arconti intervengono e creano Eva per distrarre Adamo dalla ricerca della Gnosi. L’Eva gnostica è una sorte di agente segreto mandato da Dio, affinché spinga Adamo ad avere contezza della conoscenza della verità, che gli viene nascosta. Gli arconti tramano per sabotare questo tentativo, facilitando i rapporti sessuali tra Eva e Adamo, un atto teso a corrompere la natura spirituale della donna.
In questo frangente, l’Ipostasi reintroduce un antagonista familiare all’originale racconto biblico: ma ora il principio della saggezza femminile riappare sotto la forma del serpente, chiamato l’Istruttore, che suggerisce alla coppia mortale di disobbedire al divieto degli arconti e di mangiare dall’albero della conoscenza.
In questo nuovo contesto il serpente non è più Satana, ma è invece un incognito salvatore. Nello stesso tempo, il ruolo di Dio come benevolo Padre è ribaltato: Il Dio della Genesi, che ammonisce Adamo ed Eva dopo la loro trasgressione, è diminuito in questa narrazione, presentato come un Arconte arrogante, che si oppone al volere dell’autentico Padre celeste. Anche l’incarnazione di Dio è egualmente sminuita: Gesù Cristo è ridotto a un adepto gnostico. Secondo la mitologia gnostica, Gesù è solo un tipo dell’uomo perfetto. Il vero messia deve ancora giungere. Allo stesso modo, il serpente è solo un precursore del messia. Egli ha solo il compito di iniziare l’umanità alla Gnosi.

L’Ipostasi fornisce il modello per tutte le mitologie di stampo Luciferiano, riduce Jehova a un tiranno opprimente. Egli diviene l’arconte dell’arroganza, l’incarnazione dell’ignoranza e della superstizione religiosa.
Satana, che conserva il suo titolo celeste di Lucifero, è il liberatore dell’umanità.

5. Culto di Lucifero: virilità cognitiva dell’uomo
La Massoneria, detentrice dell’antica tradizione esoterica che origina nelle religioni misteriche, ricontestualizza Lucifero in un modo simile. In Moral and Dogmas, Albert Pike, massone del 33° grado, candidamente esalta l’angelo caduto:
“Lucifero, il portatore di Luce! Nome strano e misterioso da dare allo Spirito dell’Oscurità! Lucifero, il Figlio del mattino! E’ lui che porta la luce, e con i suoi splendori intollerabili acceca le anime deboli, sensuali ed egoiste? Non ne dubitare! Egli rende l’uomo consapevole della sua innata parte divina e promette di liberare il dio dentro di noi”.
Questo tema dell’Apoteosi avvicina lo Gnosticismo alle antiche religioni pagane misteriche. Inoltre, queste assicuravano l’immortalità attraverso l’incontro diretto con la divinità, oppure sottoponendosi all’Apoteosi, una trasfigurazione dell’umano in divino.
Come alcune versioni del satanismo, il culto di Lucifero non raffigura il diavolo come un’entità letterale metafisica. Lucifero simboleggia i poteri cognitivi dell’uomo. Egli è l’incarnazione della scienza e della ragione. La convinzione centrale del culto di Lucifero è che queste due forze toglieranno Dio dal trono ed eleveranno l’uomo al livello divino.
I primi esponenti di questo credo esaltarono l’arrivo della teoria dell’evoluzione. Era la scienza che si edificava sul martirio di Prometeo e sulla nuova religione secolare della dittatura scientifica. Il compimento dell’evoluzione porta l’uomo a diventare un essere simile a Dio e a unificare la sua coscienza con l’Onnisciente.
Durante l’Illuminismo, il culto di Lucifero fu disseminato al livello popolare come umanesimo secolare . Tutti i principali precetti del culto di Lucifero sono inclusi nell’umanesimo secolare. Questo fatto è reso evidente dal rifiuto filosofico della moralità teistica e dall’innalzamento dell’uomo come sua unica e assoluta autorità morale.
Il culto di Lucifero non ha testi sacri, il Manifesto Umanista I e II delineano in modo sintetico la sua dottrina centrale. L’Umanesimo non è una novità, è la seconda fede dell’uomo per antichità. Le sue promesse furono sussurrate nei primi giorni della creazione sotto l’Albero della conoscenza del Bene e del Male: Voi sarete come dei.
Seguendo il revisionismo della tradizione biblica del mito gnostico della Ipostasi, il Transumanesimo inverte i ruoli di Dio e di Satana, raffigurando Lucifero come un eroico ribelle contro un Dio tirannico.
Dio scacciò Lucifero dal paradiso perché lo metteva in dubbio e seminava dissenso tra gli angeli. Dobbiamo ricordare che questa storia è raccontata dal punto di vista dei deisti e non da quello dei luciferiani. La verità potrebbe essere che semplicemente Lucifero si allontanò dal paradiso perché Dio lo voleva punire e portarlo sotto il suo potere. Probabilmente quello che accade è che Lucifero cominciò a odiare il regno di Dio, il suo sadismo, la sua sete di schiavitù e obbedienza, la sua rabbia psicotica verso ogni forma di libero pensiero e comportamento.
Lucifero capì che sotto il controllo di Dio non avrebbe mai pensato a sé e non avrebbe mai agito secondo il suo pensiero libero. Quindi lasciò il paradiso, questo terrificante piano-spirituale governato dal sadico cosmico Jehovah e fu accompagnato da alcuni angeli che ebbero coraggio a sufficienza da mettere in dubbio l’autorità di Dio e la sua prospettiva di valori. Lucifero è l’incarnazione della ragione, dell’intelligenza, del pensiero critico. Egli si erge dinnanzi al dogma di Dio e tutti gli altri dogmi. Egli si sostiene l’esplorazione di nuove idee e di nuove prospettive nella ricerca della verità. Lucifero è altrettanto considerato un santo patrono da alcuni transumanisti.
Il culto di Lucifero è il prodotto dell’ingegneria religiosa, qualsiasi forma assuma nel corso degli anni, il suo obiettivo rimane sempre lo stesso: Apoteosi.

6. Saremo come Dei? Il massone Albert Pike scriveva nel suo libro Morals and dogma:
L’immagine di Lucifero come principio positivo, nonché il suo accostamento alla figura di Prometeo saranno dei motivi ripresi da una lunghissima tradizione gnostica e filosofica che nella storia ha trovato echi nell’Illuminismo, nella Massoneria, nel Rosa-crocianesimo, nel Romanticismo di Byron, di Shelley, di Baudelaire e persino di Blake[43]. Tra gli autori italiani è interessante ricordare l’Inno a Satana del Carducci e il poema Lucifero di Mario Rapisardi.
In tempi più recenti si ritrovano richiami a Lucifero nella teosofia di Madame Blavatsky e nella sua contemporanea derivazione New Age inaugurata da Alice Bailey; in ultimo certo si può aggiungere a tale lista anche il cosiddetto Transumanesimo, nonché alcuni dei movimenti neopagani radunati sotto al nome di Wicca.

Nel Dizionario Esoterico Rosacrociano alla voce Lucifero è riportato: “Fu Lucifero che aprì gli occhi all’uomo creato da Jehovah, divenendo perciò suo avversario, con il conferirci, benché ad un elevato prezzo, l’immortalità spirituale, per la quale non eravamo ancora preparati. Rese possibile lo sviluppo nella nostra coscienza di un’attività libera, incorporando però nello stesso tempo la possibilità dell’errore, del male interiore originato dalle passioni. Lucifero è inoltre una figura di primissima importanza nell’evoluzione dell’umanità, poiché insegnò all’uomo la conoscenza del bene e del male, aprendo per la stirpe umana sentieri che le erano vietati”.

Ecco quindi che il diavolo, la personificazione delle tendenze disgreganti, è letteralmente colui che separa – da dia-balo divido – ovvero colui che ha il compito di rescindere i legami tra gli esseri umani e gli stati di esistenza superiori, ancorando l’umanità̀ alla sua mera componente corporale, immanente.
Quando questi legami sono stati distrutti, l’essere umano irrimediabilmente dirige le sue aspirazioni spirituali su se stesso, e in seguito verso realtà̀ inferiori dell’esistenza, quelle realtà̀ propriamente psichiche e demoniache.
Non sorprende quindi che i satanisti che affermano di non riconoscere alcun dio, e che di conseguenza considerano Satana come un mero simbolo senza alcuna essenza trascendentale, si soffermino sul fatto che la loro è solamente un’ideologia di glorificazione dell’essere umano, un percorso atto alla deificazione del sé, alla ricerca delle proprie recondite potenzialità̀, prescindendo da ogni concezione morale e andando di là dei concetti di bene e male.
Sarete come dei, disse a Eva ed è chiaro che il peccato è lo stesso che Prometeo fece compiere alla giovane umanità̀ del mito greco, ossia quello di raggiungere la condizione della divinità̀ per mezzo dell’inganno, e non attraverso un lungo percorso di ricerca e perfezionamento spirituale.
“Lucifero è l’incarnazione della ragione, dell’intelligenza, del pensiero critico. Egli si erge dinanzi al dogma di Dio e a tutti gli altri dogmi. Egli sostiene l’esplorazione di nuove idee e di nuove prospettive nella ricerca della verità.” Albert Pike.

Drakonero
Fonti:

Bibbia Sacra, Monsignor Antonio Martini. Prima Edizione, Londra 1828
Arturo Graf “Il diavolo” I ediz. 1889
Fundamentals of survival for Gnostic PSO, Dean Joseph Martin
Evolution handbook, Vence Ferrell.
Satana e Lucifero: due entità distinte e differentemente ribelli, Ottavio Bosco
Luciferianism: The Religion of Apotheosis, Phillip D. Collins
Tra Cielo e Terra, Carlo Brevi
Dictionnaire Infernal, J.A.S. Collin de Plancy, Parigi 1818
I mille volti del Diavolo, Focus Storia n° 72, Ottobre 2012
I Miti Ebraici, Robert Graves e Raphael Patai, Tea Edizioni, 1988
Inchiesta sul demonio, Marco Tosatti, Gabriele Amorth, Piemme Edizioni, 2012
Manuale di demonologia (ed. non commerciale), Simone Iuliano, Edizioni Youcanprint, 2012
http://www.treccani.it
http://it.wikipedia.org
http://www.drakonero.com
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Strani incontri: il transumanesimo

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E’ un movimento culturale che vede nelle scoperte scientifiche e nella tecnologia un mezzo per espandere le capacità fisiche e cognitive dell’uomo. Vuole così sconfiggere le malattie, allontanare l’invecchiamento fino a raggiungere una trasformazione post-umana. Il nome ‘transumanesimo’ fu coniato dal biologo evoluzionista Julian Huxley, che definì la condizione transumana come l’uomo che restando uomo trascende se stesso, realizzando nuove possibilità per la natura umana.

Il transumanesimo sostiene l’uso di nanotecnologie, biotecnologie, scienze cognitive e informatica per spingere l’umanità verso uno status post-umano. Una volta conseguita tale condizione, l’uomo dovrebbe cessare di essere uomo, per diventare una macchina immune alla morte e alle altre debolezze intrinseche alla condizione umana. Scopo finale è diventare un dio.

Il transumanesimo è correlato al culto dell’intelligenza artificiale.

Il guru dell’intelligenza artificiale Ray Kurzweil afferma che l’immortalità tecnologica potrà essere raggiunta tramite la risonanza magnetica o qualche altra tecnica capace di estrapolare e replicare la struttura neurale del cervello umano all’interno di un computer. Attraverso la fusione di computer ed esseri umani, Kurzweil è convinto che l’uomo “diventerà come uno spirito divino capace di abitare sia il cyberspazio che l’universo materiale.”

I percorsi spirituali di miglioramento e di elevazione dell’uomo e dell’umanità hanno radici profonde che, non sortiranno mai alcuna divinizzazione, né alcuna verità assoluta del mistero oltre il piano materiale.

Il transumanesimo mi sembra una versione hi-tech del culto di Lucifero.

Il mito di Lucifero, una trasgressiva metafora usata dai primi umanisti per rimarcare la loro insofferenza, rispetto al soffocante oscurantismo imposto dal dogmatismo religioso, è andato via via trasformandosi in un’ideologia, convinta di poter imporre il diritto positivo sul diritto naturale (divino) e di essere legittimata a stravolgere l’ordine naturale delle cose usando la volontà, la forza bruta e l’inganno.

Con l’estropianesimo, una filosofia transumanista, questi sono convinti di poter replicare l’essere umano travasando il contenuto del suo cervello in un computer. Secondo le credenze dell’estropianesimo, sarà un giorno possibile fare l’uploading, ossia, scaricare tutte le proprie memorie, caratteristiche, personalità – in essenza il proprio io – dal cervello a qualche supporto alternativo tecnologico, come un disco rigido oppure un chip di silicio. Questo ci separerebbe effettivamente dal nostro corpo e ci libererebbe per sopravvivere alla morte del nostro corpo.

La corsa all’immortalità nella realtà materiale, denota immaturità filosofica e spirituale.

Ciò che ci rende umani non è il nostro intelletto, ma la nostra coscienza: una prerogativa esclusiva degli esseri umani e non è duplicabile con due click di copia e incolla.

Questa espansione verso l’auto-sublimazione, l’auto-trascendenza non esprime che il tentativo di esorcizzare la più antica e comune delle paure: quella della morte.

DK

® Riproduzione consentita con citazione della fonte.

Io sono tutto e nulla

Chi sono, da dove vengo e dove vado?  Se avessi una fede avrei le risposte, ma sono un apostata, ateo, templare, massone, martinista, satanista, agnostico, spiritualista, medium e altro ancora. Contraddizioni? No.
Io sono tutto e nulla.

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Spinoza: Dio è ordine geometrico del mondo.

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Spinoza nacque ad Amsterdam nel 1632 da una famiglia ebraica che era stata costretta ad abbandonare la Spagna per l’intolleranza religiosa di quel paese. Educato nella comunità israelitica di Amsterdam, fu scomunicato ed espulso per eresie pratiche e insegnate. Qualche anno dopo si stabilì a Leida e poi all’Aia dove passò il resto della sua vita.

In osservanza al precetto rabbinico, che prescrive a ogni uomo d’imparare un lavoro manuale, aveva appreso l’arte di fabbricare e pulire lenti per strumenti ottici. Questo mestiere gli dette una certa fama di ottico che precedette la sua celebrità di filosofo. Spinoza condusse una vita modesta e tranquilla.

Morì nel 1677 all’età di 44 anni.

La prima opera che Spinoza si ispirò fu un trattato su Dio, l’uomo e la sua felicità, noto con il nome di Breve trattato. Nel 1663 pubblicò i Principi di filosofia cartesiana. Pensieri metafisici.

L’opera principale di Spinoza è l’Ethica ordine geometrico demonstrata, pubblicata postuma in un volume di Opere che comprendeva, oltre l’Ethica, un Trattato politico, un Trattato sull’emendazione dell’intelletto e un certo numero di Lettere.

Nel pensiero di Spinoza convergono temi e motivi appartenenti alle tradizioni culturali più disparate. La critica ha individuato come fonti principali:

  • Razionalismo cartesiano (la ragione ci conduce alla conoscenza del vero essere)
  • Teologia giudaico-cristiana (discorso su Dio, sul mondo)
  • Filosofia neoplatonica-naturalistica del Rinascimento (Giordano Bruno)
  • Filosofia scolastica

A questa serie di influenze bisogna poi unire la rivoluzione scientifica, che rappresentava il retroterra mentale e culturale senza di cui non si comprenderebbe il concetto spinoziano del Dio-Natura. La caratteristica di base del pensiero spinoziano è la sintesi, da esso realizzata, fra la tradizionale visione metafisico-teologica del mondo e gli esiti della nuova scienza.

Spinoza è influenzato inoltre dalla matematica, che lo impressiona per la rigorosità delle sue dimostrazioni. Così, influenzato da fonti filosofiche, religiose e scientifiche, Spinoza giunge a una nuova idea di Dio e del mondo: Dio è ordine geometrico del mondo.

Con questa idea ci propone per primo nel pensiero occidentale, una forma di panteismo naturalistico.

Nel 1661 Spinoza pubblica il Trattato sull’emendazione dell’intelletto, che è stato considerato dai critici come una sorta di “Discorso sul metodo” spinoziano, parallelo a quello di Cartesio. In realtà, in questo scritto, Spinoza rivela una concezione della filosofia come via verso la salvezza esistenziale che va ben oltre le preoccupazioni prevalentemente metodologiche-gnoseologiche di Cartesio e che lo avvicina a una certa tradizione filosofico-religiosa, dai pensatori dell’ellenismo ad Agostino.

Lo spinozismo si alimenta della ricerca di un bene vero nascendo da una delusione di fondo nei confronti dei comuni valori della vita, i beni ricercati dall’uomo sono giudicati vani perché:

  • non appagano veramente l’animo e i suoi bisogni profondi;
  • sono transeunti ed esteriori;
  • generano per lo più inquietudine e inconvenienti vari.

Comunque il filosofo non condanna i beni finiti dell’esistenza ma la loro assolutizzazione che impedisce la ricerca del bene vero. Per Spinoza il bene vero è una realtà eterna e infinita, proprio come aveva affermato Sant’Agostino, però, mentre per Agostino la realtà eterna e infinita coincide con Dio, ed è quindi trascendente, per Spinoza la realtà eterna e infinita si identifica con il cosmo (panteismo).

Il capolavoro di Spinoza, l’Ethica ordine geometrico demonstrata (Etica dimostrata secondo l’ordine geometrico), è una sorta di enciclopedia delle scienze filosofiche, che tratta dei vari problemi metafisici, gnoseologici, antropologici, psicologici, morali, con particolare attenzione all’etica.

Il metodo che segue è di tipo geometrico in quanto si serve di un procedimento espositivo che si scandisce secondo definizioni, assiomi, proposizioni, dimostrazioni, corollari e delucidazioni.

Tre sono i motivi che giustificano la scelta di Spinoza:

  1. è affascinato dalla nuova scienza, in particolare dalla matematica, che ammira per il rigore delle sue argomentazioni;
  2. è convinto che il mondo sia una totalità di elementi in cui tali elementi sono concatenati secondo necessità logica e quindi “deducibili” l’uno dall’altro. Quindi posto Dio o la sostanza tutto procede necessariamente e non può non procedere, proprio come posta la natura del triangolo tutti i teoremi concernenti il triangolo procedono necessariamente e non possono non farlo. Da questo punto di vista, il metodo deduttivo della geometria è il più adatto a spiegare il mondo. La visione del mondo di Spinoza non fa altro che riproporre ciò che aveva già proposto la fisica moderna di Newton e Galileo: la natura è un insieme di leggi che regolano i rapporti causali tra i fenomeni.
  3. Il metodo geometrico permette al filosofo di rimanere oggettivo.

L’Ethica si apre con una pagina di definizioni, la più importante delle quali è la definizione di sostanza da cui deriva la metafisica di Spinoza. Interrogarsi circa la sostanza equivale a interrogarsi sull’essere, infatti nella tradizione greco-medievale (Aristotele) l’essere è la sostanza e tutte affezioni contenute in essa.

Come Aristotele, Spinoza afferma che in natura nulla è dato oltre la sostanza e le sue affezioni. Nel definire la sostanza, si rifà a Cartesio. Quest’ultimo, insistendo sull’autonomia della sostanza, e quindi sul

fatto che essa, a differenza degli accidenti, esiste di per sé, aveva finito per riferire la sostanza a Dio, realtà originaria e autosufficiente per eccellenza, che essendo causa di sé, non riceve l’esistenza da qualcos’altro. Tuttavia Cartesio non era stato completamente fedele a se stesso, poiché accanto alla sostanza prima di Dio aveva ammesso, come sostanze seconde, la res extensa e la res cogitans, intese come due realtà che per esistere hanno bisogno unicamente di Dio.

Spinoza, andando oltre Cartesio, si propone di sviluppare tutte le implicanze logiche della nozione di sostanza. Per sostanza egli intende «ciò che è in sé e per sé si concepisce, vale a dire ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di un’altra cosa da cui debba essere formato».

Con la prima parte della formula egli intende dire che la sostanza, essendo da sé, in quanto deve unicamente a se stessa la sua esistenza, rappresenta una realtà autosussistente e autosufficiente, che per esistere con ha bisogno di altri esseri. Con la seconda parte della formula Spinoza intende dire che la nozione di sostanza, essendo concepibile soltanto per mezzo di se medesima, rappresenta un concetto che per essere pensato non ha bisogno di altri concetti. Come tale, la sostanza gode di una totale autonomia ontologica e logica.

La principale differenza tra la sostanza di Aristotele e quella di Cartesio e Spinoza è che, mentre per Aristotele la sostanza è il tode tì, ovvero l’individuo concreto per cui nel mondo le sostanze sono molteplici e gerarchicamente ordinate, per Cartesio e Spinoza la sostanza è unica.

Da questa definizione di sostanza Spinoza ricava con logica rigorosa una serie di proprietà di base che la caratterizzano:

  1. la sostanza è INCREATA, per esistere non ha bisogno di altro, essendo per natura, causa di sé;
  2. la sostanza è ETERNA, perché possiede l’esistenza, che non riceve da altro;
  3. la sostanza è INFINITA perché se fosse finita dipenderebbe da qualcos’altro e perché la sua essenza non ha limiti;
  4. la sostanza è UNICA poiché «nella sua natura non si possono dare due o più sostanze della medesima natura ossia del medesimo attributo».

Questa sostanza increata, eterna, infinita, unica non può che essere Dio o l’Assoluto di cui hanno sempre

parlato le filosofie e le religioni e della cui esistenza, Spinoza, è più che certo di quanto lo sia di ogni altra realtà.

Infatti, pensare Dio significa pensare a una realtà, che avendo in sé la propria ragion d’essere, non può non esistere.

Inoltre «noi esistiamo in noi o in un’altra cosa che esiste necessariamente», in quanto le cose o esistono per virtù propria o per mezzo di un ente necessario, che avendo in sé la causa del proprio esistere è pure la causa degli esseri contingenti.

Fin qui sembra che Spinoza, rispetto ai pensatori precedenti, sia poco originale. In realtà egli si stacca nettamente dalla metafisica occidentale in quanto ritiene che Dio e mondo costituiscono uno stesso ente poiché Dio non è fuori dal mondo, ma nel mondo, e costituisce, con esso, quell’unica realtà globale che è la Natura (Deus sive Natura, Dio ovvero la Natura).

Spinoza perviene a questo principio-chiave del suo pensiero fondandosi sull’unicità della Sostanza. Infatti se la Sostanza è unica, essa sarà come una circonferenza infinita ce ha tutto dentro di sé e nulla fuori di sé, per cui le cose del mondo saranno per forza la Sostanza o la manifestazione in atto di tale Sostanza. In tal modo Spinoza perviene a una forma di panteismo che giunge a identificare Dio o la Sostanza con la Natura.

Per esemplificare meglio il rapporto tra Dio e il mondo, Spinoza usa i concetti di “attributo” e “modo”. Gli attributi sono le qualità strutturali o essenziali della Sostanza, ed essendo quest’ultima infinita, in quanto la sua essenza è illimitata, infiniti saranno anche i suoi attributi.

Degli infinti attributi della sostanza e quindi degli infiniti volti della Natura, noi ne conosciamo soltanto due: l’estensione e il pensiero, ovvero la materia e la coscienza. Spinoza perviene agli attributi mediante una deduzione non puramente logica ma empirica.  Infatti non perviene alla dualità degli attributi partendo dalla sostanza a priori, ma egli accoglie semplicemente a posteriori che il mondo non è semplicemente pensiero, ma in parte anche materia e pari meriti che esso non è semplicemente materia, ma in parte anche pensiero.

I modi sono «ciò che è in altro per cui mezzo è pure concepito», ovvero sono i modi di essere, cioè le manifestazioni o le concretizzazioni particolari degli attributi. Spinoza distingue due tipi di modi:

  • i modi infiniti, che sono le proprietà permanenti degli attributi;
  • i modi finiti, che sono le determinazioni particolari degli attributi, vale a dire i singoli corpi e le singole menti.

Quindi la Sostanza di Spinoza è la Natura come realtà infinita ed eterna, che si manifesta in un’infinità di dimensioni (= gli attributi) e che si concretizza in un’infinita di maniere di essere (= i modi). Per cui quando Spinoza distingue tra la Natura naturante (Dio e gli attributi, considerati come causa) e la Natura naturata (l’insieme dei modi, considerati come effetto) non fa che ribadire panteisticamente che la Natura è madre e figlia di se medesima, in quanto è un’attività produttrice il cui prodotto non esiste fuori di essa, secondo lo schema di ciò che Spinoza chiama causalità transitiva, bensì in essa stessa, secondo lo schema di ciò che Spinoza definisce causalità immanente.

Gli interrogativi di base che emergono dall’Ethica sono essenzialmente due:

  1. Che cos’è la Sostanza di Spinoza?
  2. Che rapporti esistono tra la Sostanza e i suoi modi?

Per rispondere al primo interrogativo bisogna affermare che per Spinoza la Sostanza è la Natura intesa non più come potenza generatrice, come avveniva nella tradizione filosofica, ma come un ordine da cui derivano le concatenazioni necessarie tra le cose. Quindi il Dio-Natura di Spinoza è l’ordine geometrico dell’universo, cioè il sistema o l’ordine immanente delle cose. Lo spinozismo può essere per questo reputato una traduzione metafisica della nuova visione scientifica della Natura (= la natura è l’insieme delle leggi che determinano i rapporti causali tra le cose).

Per quanto riguarda il secondo problema, relativo ai rapporti tra la Sostanza e i modi, bisogna dire che Spinoza ha scartato i due modelli tradizionali: la dottrina della creazione e la dottrina dell’emanazione. Infatti la sostanza spinoziana non è ne la causa creante della metafisica cristiana, né la causa emanante della metafisica neoplatonica, né la Natura infinita che per la sua sovrabbondanza di potenza genera infiniti mondi, secondo il naturalismo di Bruno. Essa è piuttosto un ordine cosmico o un teorema eterno da cui le cose scaturiscono o «seguono» in modo necessario, esattamente come dalla definizione di triangolo «segue» che la somma degli angoli interni è uguale a due retti.

La concezione di Dio come ordine geometrico dell’universo mette Spinoza in antitesi a ogni forma di finalismo. Secondo Spinoza ammettere l’esistenza di cause finali è un pregiudizio dovuto alla costituzione dell’intelletto umano. Gli uomini ritengo tutti di agire in vista di un fine, cioè di un vantaggio o di un bene che desiderano conseguire. E poiché trovano a loro disposizione un certo numero di mezzi per conseguire i loro fini (per esempio, gli occhi per vedere, il sole per illuminare, le erbe e gli animali per nutrirsi ecc.) sono portati a considerare le cose naturali come mezzi per il raggiungimento dei loro fini. E poiché sanno che questi mezzi non sono stati da loro stessi prodotti, credono che siano stati preparati per loro uso da Dio. Nasce così il pregiudizio che la divinità produca e governi le cose per l’uso degli uomini, per legare gli uomini a sé e per essere onorata da essi. Ma, dall’altro lato, gli uomini osservano che la natura offre loro non solo agevolezze e comodità, ma anche disagi e svantaggi di ogni genere (malattie, terremoti, intemperie ecc), e credono allora che questi malanni derivano dallo sdegno della divinità per le loro mancanze nei suoi riguardi. Da tali pregiudizi ci si può liberare solo con la matematica che ha mostrato agli uomini la visione antifinalistica delle cose.

I primi tre minuti dell’universo

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La tacita curiosità insegna a osservare, a muovere i primi passi verso la sapienza e ad assaporare consapevolezza.

Da tempo immemorabile l’Egitto è stato conosciuto come il paese delle due terre: l’alto Egitto, la terra rossa e basso Egitto la terra nera, dove il terreno è fertile. Ancora oggi il 99 per cento della popolazione egiziana vivono nella terra nera.

 Il significato di questa dualità è più di un fatto geografico e demografico, è un elemento fondamentale nei primordi della cultura degli antichi egizi e trova espressione significativa nella loro religione.

A differenza della Mesopotamia, l’Egitto antico non ha sviluppato diversi potenti città-stato lungo i fiumi. L’Egitto aveva un fiume di importanza, il Nilo, e piccoli villaggi. Ognuna di queste comunità di villaggio aveva una propria mitologia, che non hanno creato tensioni tra le comunità, ma li hanno unite. La loro tendenza era, dunque, verso l’unità, senza confronti e  tensioni.

Un testo che esemplifica questo atteggiamento, tenendo conto delle antiche tradizioni, è la teologia di Memphis, registrato su La pietra di Shabaka.

La teologia Memphite assorbe le precedenti nozioni della Creazione, come quella di Ermopoli, che descrive il procedimento di creazione da otto esseri primordiali del caos che hanno abitato la melma primordiale. I quattro maschi sono rospi e i serpenti quattro femmine, formano le coppie di Nun e Naunet (materia primordiale e spazio primordiale, Kuk e Kauket (l’illimitabile e la sconfinata, Eh e Hauhet (tenebre e oscurità), Amon e Amaunet (nascosti e quelli invisibili). Questi otto portano la luce del sole e nella teologia Memphite si dice per venire alla luce da Ptah, se stesso.

Un’altra parte della mitologia Memphite prende i miti dal vecchio Regno dal Dio Horus e Seth. Queste due divinità si contendono l’autorità sopra l’Egitto. Un’altra divinità Geb, il Dio-terra, funge da mediatore, che divide il paese tra i due, quindi, cambiando il suo pensiero, dà l’intero paese a Horus. Nella teologia Memphite, il faraone Menes è identificato con Horus e Geb diventa Ptah, ma in un altro contesto mitologico Geb rappresenta il potere sulla terra, è il supremo. Egli è la collina primordiale che è il simbolo della prima creazione. Per gli egiziani la divinità della terra è maschile piuttosto che femminile.

Geb, per far finire gli scontri, nominò Seth il Re dell’alto Egitto nella terra dell’alto Egitto e Horus Re del basso Egitto in terra del basso Egitto. Successivamente, sembrava sbagliato a Geb che la porzione di Horus fosse come la parte di Seth,  così diede a Horus la sua eredità, perché egli era il figlio del suo primogenito.

Nella mitologia antica il Regno del sole Atum (o Atem) appare spesso come il primo creatore. Egli fa Shu e Tefnut (aria e umidità) da se stesso e, a loro volta, creano Geb e Nut (cielo e terra). I bambini della coppia quest’ultimo sono Osiride, Iside, Sethe e Nepthys. Le prime quattro divinità formano così il cosmo, e le quattro successive sono i mediatori tra l’uomo e il cosmo. Osiris è il simbolo del re morto, che è riuscito a dare forma a Horus. Isis è la consorte di Osiride e dopo l’omicidio di Seth, s’incarna nel suo corpo e così realizza per lui la vita eterna, suo alleato in questo ruolo è Nepthys, la consorte di Seth. Horus, figlio di Osiride e Iside, infine sconfigge Seth. Seth è associato al deserto dell’alto Egitto. Come una divinità delle nuvole, si oppose Atum, il sole.

Anche se regalità appare come il perno attorno a cui ruota la mitologia egiziana, le chiavi e i temi mitologici sono creazione, procreazione, rincarnazione e l’unità delle due terre. Il faraone temporale era solo un simbolo di questi ordini. Il potere è espresso dal sole, dalla terra e dagli animali, soprattutto bovini. Il linguaggio e i simboli del potere possono in qualsiasi momento essere tradotti da uno in un altro – ad esempio, il sole potrebbe essere descritto nel simbolismo del bestiame o della terra nel simbolismo del sole. Nella teologia del nuovo Regno, il Dio supremo era Amon-Re, un’identificazione di Tebano (e Hermopolitan)-Dio creatore Amon con il Dio del sole Ra (successore di Atum).

Dopo questa introduzione, sommaria, della teologia Memphite, occorre entrare nel concetto della Creazione dal punto di vista scientifico.

Io penso che l’universo sia infinito nel tempo e nello spazio, cioè sia sempre esistito e sempre esisterà (Margherita Hack)

Lo scopritore del Big bang fu un gesuita, Georges Lemaître e subito gli scienziati atei si opposero per motivi di natura filosofica essendo un’idea così compatibile con la Creazione. Anche Albert Einstein, che ateo non era, parlando con il gesuita astronomo disse: «Questa faccenda assomiglia troppo alla Genesi, si vede bene che siete un prete». Francis Collins, il genetista che ha sequenziato del DNA umano, oggi direttore del National Institutes of Health, ha sostenuto che il Big Bang «domanda a gran voce una spiegazione divina e infatti si accorda perfettamente con l’idea di un Dio Creatore trascendente. Non riesco a capire come la natura avrebbe potuto crearsi da sé. Solo una forza al di fuori del tempo e dello spazio avrebbe potuto fare una cosa simile».  Il celebre astrofisico Allan Sandage ha evidenziato che «con le conseguenze riguardanti la possibilità che gli astronomi abbiano identificato l’evento della creazione mette veramente la cosmologia vicino al tipo di teologia naturale medioevale che ha cercato di trovare Dio identificando la causa prima» L’astrofisico Alan Lightman ha ammesso che gli scienziati “trovano sorprendente che l’universo sia stato creato in uno stato così ordinato“. E ha aggiunto che “qualsiasi teoria cosmologica valida dovrebbe offrire una spiegazione definitiva a questo problema dell’entropia“, dovrebbe cioè spiegare come mai l’universo non è diventato caotico. Alla luce delle prove esistenti è assolutamente ragionevole, addirittura scientifico, credere che siamo il risultato di un progetto intelligente. In ultima analisi è l’evoluzione, non la creazione, a richiedere una grossa dose di fede cieca e a pretendere che si creda nei miracoli senza nessuno che li faccia.

Dalla teologia Memphite:

“Così si dice di Ptah: “Colui che ha reso tutto e creò dei”. E lui è Tatenen, che ha dato vita agli dèi e dal quale ogni cosa è venuto avanti, alimenti, disposizioni, divine offerte, tutte le cose buone. Così è riconosciuto e capito che lui è il più potente degli dèi. Così Ptah era soddisfatto dopo che aveva fatto tutte le cose e tutte le parole divine. ”

Scienza e religione si sono sempre scontrate con la creazione dell’Universo, forse solo con la Cabala si ha un confronto sereno. L’Universo è stato creato per mezzo della Legge del Numero, della Misura e del Peso; le Matematiche formano l’Universo, i Numeri sono delle entità viventi. Chi penetra in Chesed, il Mondo dello Spirito, puro e ineffabile, può verificare che in questa regione tutto si riduce a numeri, è una regione terribilmente reale. In questo mondo non vediamo le cose così come sono, ma le immagini delle cose.

 

Rito d’iniziazione.

Freimaurer_Initiation

 

Il rito d’iniziazione è ricorrente nella cultura letteraria ed esoterica.  E’ un complesso di pratiche e cerimonie attraverso le quali un individuo passa da una condizione a un’altra, o assume particolari poteri e privilegi. Circoncisione‎, avulsione degli incisivi, scarificazione, battesimo, Pidyon haben, punciuta, etc. sono rituali iniziatici che decretano la nuova condizione. Ed è assistendo a un’iniziazione che mi sono chiesto: è davvero il Divino che scende sull’iniziato o solo condizionamento?

Nelle sette, le tecniche di suggestione sono fondamentali nel reclutare nuovi adepti.  La manipolazione psic
ologica non ricorre quasi mai a metodi costrittivi in forma esplicita. I responsabili delle associazioni o sette, individuano le debolezze delle persone e offrono possibilità allettanti per risolvere i loro problemi.  Nei neo-adepti risalta sempre la sensazione di aver trovato finalmente una guida che ha poteri e conoscenze singolari e che li potrà aiutare a risolvere i problemi, siano essi di natura esistenziale, psicologico e materiale.

In massoneria non s’individuano le debolezze, ma si scandagliano le potenziali virtù del neofito e gli sarà indicata la via del Conosci te stesso. Ciò gli permetterà di ridestare – se non di scoprire – i processi assopiti d’introspezione e assimilazione interiore.  Un’educazione alla meditazione che, rimosso il velo delle superstizioni e dogmi religiosi, permette di vedere in profondità e insegna a vivere in armonia con se stessi e gli altri, fuori e dentro il Tempio. E’ come se si aprisse una strada che porta l’attenzione dalla mente al cuore, toccando l’anima e lo spirito.

Tornando alla mia domanda,  ho compreso che non è il Divino a scendere sull’iniziato, ma è l’iniziato che sale verso il divino, perché Egli è già in noi.  Il rito d’iniziazione è solo un momento, di morte e rinascita, che ti pone davanti alla scritta del Tempio: Conosci te stesso.  Solo attraversando il Tempio, lungo la via verso la Verità, conoscerai te stesso e potrai vedere con occhi divini ciò che l’uomo, il profano, non vede.

® Riproduzione consentita con citazione della fonte.

L’Iniziato e la sua Torre

La XVI Lama dei Tarocchi La maison Dieu (La casa di Dio) spesso è vista negativamente. Sfatiamo questa negatività! essa rappresenta la soluzione degli ostacoli ed è un punto di partenza o di arrivo. E’ anche la carta della consapevolezza ma soprattutto è una carta che identifica il lavoro dell’iniziato nel suo percorso spirituale.

Un po’ c16-La-Maison-Dievome Dante e la Divina Commedia, la Casa di Dio o Casa del Diavolo sono il Paradiso e l’Inferno in cui l’iniziato percorre i gironi (i vari stati del suo essere) e rinasce in vita….o perisce.

Nomi

Nel corso dei secoli e del contesto geopolitico e religioso, la XVI Lama è stata chiamata con vari nomi: Torre, Sagitta, Folgore, Fulmine, II fuoco, La casa del diavolo, La casa di Plutone, La casa, La casa del dannato, Inferno e Cieli.

Questi sostantivi non sono fra loro contraddittori, ma rivelano il simbolo: la distruzione di un edificio costruito dall’uomo, attraverso fuochi o fulmini di origine divina.

Grafica

La casa di Dio è il primo edificio che incontriamo nei Tarocchi.

Possiamo notare:

una Torre fatta di mattoni (costruita con mattoni collocati in ventidue file, a richiamare il linguaggio umano, la comunicazione attraverso l’alfabeto ebraico composto da ventidue lettere)

la cima incoronata scoperchiata da un fulmine o da qualche forza interna

due personaggi che precipitano insieme a tante sfere colorate. (La serenità disegnata sui volti dei due personaggi, indica che la loro caduta non è tragica)

tre scalini, tre gradini iniziatici: conoscenza, pratica, passaggio al prossimo della conoscenza (le Triadi dell’Albero della Vita Triangoli Intellettuale, Etico e Metafisico rappresentano gli “scalini” di conoscenza di Dio).

tre finestre, (i tre piani dell’essere nei quali si ha lo sblocco di energie due sul piano di mezzo, dimora dello Spirito e la terza superiore, santuario illuminato della Fede).

una Porta con la Luna dipinta semiaperta esce uomo in rosso. (Luna, signora dell’inconscio individuale. E’ il numero 9, chiude un ciclo per aprirne un altro, ad un altro livello).

Colori

Nel Tarocco di Marsiglia, ci sono 10 colori ognuno con molteplici significati: Verde chiaro e scuro, blu chiaro e scuro Giallo chiaro e scuro, carne, bianco rosso e nero.

I colori e le tonalità utilizzati in questa Lama hanno una connotazione molto positiva, che indica una crisi benevola. Il paesaggio è soleggiato e presenta il terreno color oro e rigoglioso di vegetazione. Ci sono due pietre gialle, il colore dell’oro (oro alchemico), situate proprio nel punto in cui i due personaggi cadono.

Significati

Rosso. Colore del sangue, della passione, dell’amore e del cuore, costituisce il fluido e fuoco vitale. È il colore caldo per eccellenza.

Azzurro. L’azzurro è opposto al rosso, come l’acqua al fuoco. È color freddo. Si associa anche allo psichico, all’anima e al notturno.

Giallo. Colore dell’oro e, pertanto, del più perfetto dei “metalli” alchemici. Si relaziona con la mente, l’intelligenza e la brillantezza radiante.

Verde. Il verde è il simbolo della vegetazione e, pertanto, della fecondità e generosità della terra, i frutti della vita e della natura. È anche tradizionalmente il colore della speranza e della rigenerazione.

Carne. Il color carne è legato alla materializzazione, alla concrezione e all’azione che si solidifica in opere. È perfettamente sostanziale, come l’involucro che racchiude il segreto delle cose.

Bianco. È il colore della purezza indeterminata, della manifestazione essenziale espressa dall’assenza. Da lui procedono gli altri colori attraverso il prisma dell’atmosfera, e in lui si sintetizzano.

Nero. (In questa lama non compare). Esso appresenta nel suo senso inferiore, lutto, morte, invecchiamento e dolore; mentre nel suo senso più alto, è il colore che precede il bianco, dal quale estrae la propria ragione o essenza. Se il bianco manifesta l’Essere, il nero esprime il Non-Essere, o la non manifestazione. È la morte che precede la nascita.

Posizione mazzo Tarocchi

La Torre è preceduta dal Diavolo e seguita dalle Stelle.

Il Diavolo, rappresenta la parte più oscura, la materia, il dominio dell’ego sul percorso iniziatico.

Ma per quanto il Diavolo possa rallentare il percorso, arriverà il momento della Torre, che permetterà il crollo dei progetti troppo materiali.

Solo così potremo accedere alla fase delle Stelle che ci lascia nudi di fronte a noi stessi e all’Universo.

La Torre non indica un cambiamento fisico, ma prettamente spirituale e, infatti, seguono le Stelle che quasi alludono a una “nascita divina”.

Il primo personaggio indossa un abito dai colori discordanti. La gamba sinistra è gialla, in opposizione alla destra che è azzurra, per indicare un cammino diviso tra  la pietà, la fedeltà (azzurro) e l’invidia che spinge alla bramosia dei beni materiali (giallo). (Netzach e Hod sono considerate la gamba destra e la gamba sinistra dell’uomo, sulla prima ci appoggiamo, con la seconda muoviamo il passo).

Come tutte le carte pari, il XVI è una porta, un passaggio che si compie bruscamente. E’ un’azione imprevista che rompe un equilibrio. In questo caso è la rovina di una costruzione faticosamente edificata, ma anche la presa di contatto con la realtà dopo essersi caricati di energie. L’importante è non fermarsi al Diavolo, credendo che lì tutto sia ormai compiuto e lo scopo raggiunto: in questo senso la torre folgorata è la perdita delle illusioni che è sempre dolorosa.

Torre di Babele

Questa carta ricorda il mito della Torre di Babele ed è per questo che, tradizionalmente, la lama è associata alla punizione dell’orgoglio. Tuttavia, leggendo con attenzione la Bibbia ci si rende conto che in realtà, l’evento non fu distruttivo, poiché Dio costrinse gli ultimi sopravvissuti al Diluvio Universale a scendere dalla torre, prendere coraggio e lavorare la terra, spronandoli a riunirsi in gruppi attraverso la diversità delle lingue. Un evento apparentemente catastrofico che si è rivelato in realtà una liberazione.

Athanor

La Torre è anche simbolo dell’Athanor alchemico, il forno in cui la materia si trasforma in Pietra Filosofale. Nel momento in cui l’iniziato ha raggiunto la sicurezza interiore ed è riuscito a dominare le passioni, può correre il pericolo dell’esaltazione dell’Io. Questo può rendere inutili i risultati ottenuti fino a questo momento. Un’eccessiva ambizione è l’anticamera di una catastrofe nella coscienza dell’adepto ed è chiamata Athanor, cioè la Torre. In questo contenitore il fuoco del Cielo inferiore, se alimentato in modo eccessivo, provoca un’esplosione, con la dispersione delle energie e con la disgregazione della coscienza. Allora ciò che si desiderava unire e armonizzare viene perduto come i due personaggi che precipitano dall’alto della Torre.

Solve et Coagula

L’iniziato diventa consapevole di complessi e conflitti interiori che sono di ostacolo al suo processo spirituale e il fatto di farli emergere alla luce della coscienza non è un’esperienza piacevole.  Si tratta della prima fase del processo solve et coagula: prima la dissoluzione poi l’assimilazione. L’oro filosofico si ottiene sempre dalla materia grossolana tramite un processo chimico che gli alchimisti hanno sempre descritto sgradevole.

L’importante è sempre bilanciare le energie del fuoco e dell’acqua, dell’emozione e dell’intelletto.  E’ solo nella fase successiva – corrispondente al successivo grado iniziatico – che si procederà al coagula, in cui il caos precedente è innalzato e creato dallo spirito, rendendo così possibile il raggiungimento di un superiore livello spirituale.

Eiaculazione

La Casa di Dio in senso occulto significa eiaculazione, cioè fecondazione psichica, spirituale e materiale. L’energia accumulata nella carta precedente fuoriesce e scarica il suo potenziale fecondatore. Però qui la fecondazione non è ancora realizzata, ma solo annunciata e preparata.

Quando il fuoco sotterraneo della carta precedente, acceso dalla commistione dei fluidi opposti, raggiunge il massimo dell’intensità, il fuoco celeste cade fulmineamente sulla Torre e scoperchiandola permette la fuoriuscita dei fluidi così trasformati. Avviene così l’annunciazione e la creazione di un nuovo essere che si realizzerà nell’Arcano XVII – La Stella.

La trasmutazione avvenuta nel Basso accende per analogia il fuoco in Alto, perché Alto e Basso sono entrambi nell’Uno e, per questo, il fuoco del Cielo cade sulla Terra attratto da una forza irresistibile.

Questo è anche il significato dei due personaggi che cadono dalla Torre a testa in giù, che potrebbero essere i due diavoletti della carta precedente ora umanizzati.

I due personaggi, i cui capelli sono gialli, simbolo dell’illuminazione, con la mano sfiorano le piante verdi che crescono per terra: stanno rendendo onore alla potenza della Terra. Stanno a testa in giù, come l’Appeso, perché guardano il mondo in un modo tutto nuovo: l’intelletto, la mente guarda in faccia la Natura.

Il labirinto del re Minosse.

Nella mitologia greca, Poseidone, accettò la preghiera di Minosse, re di Creta, di inviargli un toro come simbolo dell’apprezzamento degli dei promettendo di sacrificarlo in onore del dio.

Poseidone acconsentì e gli mandò un bellissimo e possente toro bianco.

Vista la bellezza dell’animale, però, Minosse decise di tenerlo per le sue mandrie e ne sacrificò un altro.

Per questo atto di arroganza, Poseidone si infuriò e fece un incantesimo sulla moglie di Minosse, in modo da farla consumare di passione per questo toro bianco.

Da questa unione tra la regina e la bestia, nacque il Minotauro, la vergogna di Minosse, una creatura con il corpo di un uomo e la testa di un toro.

Per la vergogna, Minosse nascose questa creatura nel cuore di un grande labirinto di pietra.

Ma il regno non poteva restare per sempre in uno stato stagnante con un tale vergognoso segreto nascosto al suo interno.

Con l’aiuto della figlia di Minosse, l’eroe Teseo uccise il Minotauro, e il dio del mare, nello stesso momento, si infuriò e colpì con un terremoto questa torre riducendola in macerie, seppellendo sia il re Minosse che il cadavere del Minotauro

Sul piano interiore, il dio colpendo la Torre dà l’immagine del crollo di vecchie forme, e queste vecchie strutture crolleranno se non si è disposti a cambiare. Significa anche che ognuno di noi sta vivendo la propria trasformazione personale, e come le vecchie strutture, abbiamo anche bisogno di cambiare e crescere per evolvere con il pianeta.

Albero delle Sephirot  – Il  sentiero PHE

La Torre è associata al sentiero, numero 17, Peh, significa bocca, e allude al potere della parola e della vibrazione.

La forma della Peh, infatti è una bocca aperta con lingua in mezzo, è associabile a una khaf con una yud nel mezzo. Khaf simboleggia il contenitore (kil) e Yud il contenuto: corpo e anima.

PEH connette Netzach con Hod.

Netzach si trova nel pilastro di destra. Governata da Venere, signora dei sentimenti, rappresenta la Vittoria o Trionfo.

Hod si trova nel pilastro di sinistra governata da Mercurio, signore della mente. Rappresenta lo Splendore, lo splendore del pensiero divino.

Phe è sorretto dal pianeta Marte (che distrugge tutto l’inutile, il non necessario e il superfluo nel teatro del mondo) e si identifica con il segno zodiacale dello Scorpione (che esprime la rinascita ed è associato alla Fenice, l’animale mitologico che risorgeva dalle proprie ceneri).

Anatomicamente lo Scorpione è collegato all’apparato uro-genitale e la carta della Torre corrisponde al Chakra del sacro (Pube).

Percorso iniziatico

L’Albero della Vita è diviso in quattro sezioni, separate da tre veli orizzontali, Triadi (Triangoli Intellettuale, Etico e Metafisico rappresentano gli “scalini” di conoscenza di Dio). (Nella carta si collega ai tre gradini)

Il primo velo è quello dell’iniziazione. Esso forma il limite tra Malkhut e il resto dell’albero. L’iniziato che supera questo velo, è all’inizio del suo lavoro, prende coscienza del mondo non materiale.

Il secondo velo è il Paroketh. Esso separa le tre Sephiroth del mondo intellettualtre_triangolie (Yessod, Hod, Nezakh) da quelle dei domini superiori.

L’iniziato che lo supera raggiunge la piccola illuminazione, la nascita di Tiferet, e prende coscienza della sua natura profonda.

Con Phe, moriamo ma rinasciamo pronti per superare Paroketh e crescere spiritualmente.

In questa triade sono incluse anche le emozioni inferiori e gli istinti. La Sephirah Yesod, Fondamento, la base di tutto l’Albero. E’ la fondazione della creazione, perchè essendo la base di tutto, coniuga  in sé la forma e la forza. E’ governata dalla Luna, signora dell’inconscio individuale. E’ il numero 9, chiude un ciclo per aprirne un altro, ad un altro livello. (nella carta porta con la luna)

Netzach e Hod sono considerate la gamba destra e la gamba sinistra dell’uomo, sulla prima ci appoggiamo, con la seconda muoviamo il passo.

In Netzach risiede la nostra anima e quella del mondo. In essa sono custoditi i valori assoluti, reali e l’energia della scintilla universale ed è un momento di arrivo su cui appoggiarsi, mentre in Hod sentiremo l’impazienza dell’anima, che anche se priva di tante qualità importanti, desidera muoversi e mettersi in cammino, per ricercarle ed ottenerle.

Il simbolo di Hod è quello del sentiero in salita, lungo i fianc
hi della montagna, mentre quello di Netzach è il raggiungimento della montagna è la vittoria della vita sul contingente.

Dopo aver trovato il maestro interiore, l’iniziato è arrivato a Hod, deve risentire della consapevolezza per ricercare la giusta conoscenza e arrivare a Netzach. Con l’intelligenza, la volontà e la perseveranza di Hod, si riesce ad avvertire l’energia di Netzach.

In Netzach andiamo oltre il desiderio di Hod e sperimentiamo la certezza, la sicurezza di aver trovato ciò che stavamo cercando.

Senza dimenticare della interazione di Yesod su Netzach, che genera immaginazione concepita da egoismi e dall’ego. Legata quindi agli istinti e alleemozioni inferiori.

Qui la nostra Torre può crollare per fermare il lavoro influenzato da Yesod, o per rinascere, se avremo raggiunto la Gloria e lo Splendore di Hod con  le qualità immortali di Netzach, Eternità e Vittoria.

Numerologia

Il Valore numerico di Peh è 80 è l’età di Mosè quando guidò Israele fuori dall’Egitto e ricevette la Torà. Secondo il libro Pirkey Avol è un’età in cui si riceve una forza del tutto particolare, che è quella del pieno controllo sulla p
ropria natura animale.

Il valore numerico della Torre è 16; ed è 4+4+4+4. Nell’Imperatore il quattro simboleggia ciò che è stato creato, manifestato, ciò che è tangibile. Rappresenta il mondo fisico, la materia, che è nata dalla volontà dello Spirito dell’1. Indica quante sono le stagioni, gli elementi fisici antichi (Terra, Aria, Acqua e Fuoco) e i punti cardinali.

È l’unico numero che è somma e prodotto di un altro numero per se stesso: il 2. Infatti, 2 + 2 = 4 e 2 x 2 = 4.  Mentre il 2 rappresenta il dualismo nel mondo spirituale,  il 4 rappresenta quella tra mondo fisico e mondo spirituale.

Il 16 è anche 8+8

Il numero 8 rappresenta l’Incarnazione del Verbo di Dio, ma anche la Vergine Prescelta per metterlo al mondo.

Il 16 è l’immagine simbolica della Torre di Babele. I mattoni che la compongono sono di color carne, per indicare che si tratta di una costruzione vivente, dotata di sensibilità. E’, in grande, la società umana, in piccolo, il corpo di ciascuno di noi, che è una composizione di cellule nate le une dalle altre per aggregarsi in organi.

Ma 16 si può anche scrivere 1+6=7; il Carro. Quindi superando l’orgoglio del potere materiale che può schiacciarlo, l’uomo riporterà la vittoria su se stesso.

Netzach è il numero 7, esprime la fermezza (suo attributo) richiesto dall’Amore per la sua esistenza.

Hod è il numero 8, ciò che è sopra è come ciò che è sotto. Testimonia che ciò che è vero per la mente si crea automaticamente nel mondo esteriore.

Conclusioni

Bisogna interrogarsi sui capovolgimenti che sono avvenuti o che stanno per avvenire, cercando di interpretarli sotto una nuova e diversa luce, valutando ogni possibile significato.  E attraverso questo lavoro cercare di capire quale è il reale significato per noi, per il nostro modo di essere, per il cambiamento che inevitabilmente si prospetta e che possiamo fare, in modo che avvenga assecondando quelli che sono i nostri veri desideri.

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