Viaggio dell’eroe: chi sono, da dove vengo e dove vado? (punti di vista esoterico, alchemico, kabalistico, buddista e cattolico)

Chi sono, da dove vengo e dove vado sono le tre domande fondamentali dell’esistenza umana, chiamate la “Triade Sacra” della filosofia perenne.

Dal punto di vista esoterico (che guarda all’interno, oltre l’apparenza fisica), la risposta si discosta dalla visione puramente biologica o sociale.

Chi sono? (L’Identità Essenziale) tu non sei il tuo nome, il tuo corpo fisico, la tua professione o la tua storia personale. Quelli sono considerati “vestiti” o maschere (la parola persona in latino significa proprio “maschera”).

La Scintilla Divina, sei una Monade o uno Spirito eterno. Sei un frammento individualizzato della Coscienza Universale. Immagina una goccia d’acqua che è distinta dall’oceano, ma fatta della stessa identica sostanza dell’oceano.

L’Essere Multidimensionale, non hai solo un corpo fisico. Sei composto da diversi “corpi” o strati che vibrano a frequenze diverse:

  • Corpo Fisico: Il veicolo per agire nella materia.
    • Corpo Astrale/Emotivo: La sede delle emozioni e dei desideri.
    • Corpo Mentale: La sede del pensiero.
    • Corpo Causale/Spirituale: La parte immortale che accumula saggezza.

L’Osservatore, sei la coscienza silenziosa che osserva i tuoi pensieri e le tue emozioni, senza essere quei pensieri o quelle emozioni.

Chi sono? Sei uno Spirito immortale che sta vivendo un’esperienza temporanea in un corpo umano.

Da dove vengo? (L’Origine)se la tua essenza è spirituale, la tua origine non è terrestre. L’esoterismo insegna la dottrina dell’Emanazione o dell’Involuzione.

L’Assoluto (La Fonte), provieni dall’Uno, dal Tutto, dalla Fonte Originaria (chiamata in vari modi: Dio, l’Ain Soph, il Brahman, il Pleroma). In origine, eri in uno stato di unità indifferenziata.

La Discesa per conoscere se stessa, la Coscienza ha deciso di “scendere” nella materia. È un processo di densificazione: lo spirito si è fatto via via più denso fino a diventare materia solida.

L’Oblio entrando nel piano fisico (la nascita), si attraversa il “Fiume dell’Oblio” (o velo di Maya). Dimentichiamo la nostra origine divina affinché il gioco della vita sembri reale e le lezioni siano apprese autenticamente.

Da dove vengo? Vieni da una dimensione di pura luce e unità, da cui ti sei distaccato volontariamente per intraprendere un viaggio di esplorazione.

Dove vado? (La Destinazione)se l’origine è l’Involuzione (lo spirito che scende nella materia), il destino è l’Evoluzione (la materia che risale allo spirito).

Il Ritorno (Reintegrazione), la tua destinazione finale è il ritorno alla Fonte, ma non torni a mani vuote. Torni arricchito dall’esperienza. Non è un semplice cerchio, ma una spirale: torni al punto di partenza, ma su un livello superiore di consapevolezza.

L’Espansione della Coscienza, stai andando verso una sempre maggiore consapevolezza di te stesso e dell’Universo. Lo scopo è trasformare il “piombo” della tua personalità egoica nell'”oro” della tua coscienza spirituale (Alchimia interiore).

Il Dharma e il Karma, nel breve termine, vai dove ti portano le tue azioni (Legge di Causa ed Effetto o Karma). Nel lungo termine, vai verso la realizzazione del tuo potenziale divino, imparando le lezioni necessarie attraverso, secondo molte tradizioni, cicli di rinascite (reincarnazione) finché non avrai appreso tutto ciò che la scuola della Terra ha da insegnare.

In sintesi: Sei in viaggio verso la riunificazione con il Tutto, portando con te il tesoro unico della saggezza che solo tu, attraverso la tua specifica esistenza, potevi raccogliere.

Per visualizzare questi concetti, l’esoterismo usa spesso l’immagine del Viaggio dell’Eroe:

Parti da casa (L’Origine/Il Divino).

Attraversi il mondo delle avventure, dei mostri e delle prove (La Vita Terrena/Chi sei ora).

Torni a casa cambiato, saggio e vittorioso (Il Destino).

Questa prospettiva cambia radicalmente il modo di vivere: le difficoltà non sono più punizioni o sfortune casuali, ma il “materiale di lavoro” necessario per la tua evoluzione.

Vediamo sinteticamente come l’Alchimia, la Kabbalah, il Buddismo e il cattolicesimo interpretano una di queste tre fasi

L’Alchimia è forse la tradizione che risponde a queste domande nel modo più affascinante e pratico. Per un alchimista, tu non sei una creatura statica, ma un processo in corso. L’antico motto alchemico “V.I.T.R.I.O.L.” (Visita l’interno della terra e rettificando troverai la pietra occulta) riassume perfettamente questo viaggio.

Chi sono? (I Tre Principi e il Piombo)

L’Alchimia non ti vede come un blocco unico, ma come un composto di tre sostanze primarie, chiamate i Tria Prima:

  • Il Sale (Il Corpo): È la tua parte fisica, solida, la matrice che ti ancora a terra. È il contenitore necessario per l’esperimento.
  • Il Mercurio (L’Anima): È l’elemento volatile, che connette il corpo allo spirito. È la tua forza vitale, le tue emozioni e la tua mente fluida. È il “Messaggero”.
  • Lo Zolfo (Lo Spirito): È la tua scintilla divina interiore, il fuoco segreto, la tua vera identità solare e immortale.

Chi sono? attualmente, sei considerato Piombo (o Saturno).

Il Piombo è pesante, opaco e grigio. Simboleggia l’uomo nello stato “grezzo”, dominato dalla pesantezza della materia, dall’ego, dalle paure e dall’ignoranza. Tuttavia, la cosa fondamentale per l’alchimista è che il Piombo contiene già in sé l’Oro in potenza. Non sei sbagliato, sei solo “non ancora raffinato”.

Da dove vengo? (La Materia Prima e il Caos) l’Alchimia insegna che tutto proviene dall’Unus Mundus (Il Mondo Uno), o Materia Prima.

  • Il Caos Originale: Vieni da uno stato di unità indifferenziata dove tutto era mescolato. È l’oceano primordiale del potenziale infinito, ma privo di forma e coscienza individuale.
  • La Separazione: Per esistere, sei stato “separato” (il motto Solve et Coagula inizia con lo scioglimento). Lo spirito si è condensato (“coagulato”) per diventare materia specifica.
  • La Caduta nella Materia: Venire al mondo significa per lo Zolfo (spirito) rimanere intrappolato nel Sale (corpo). Questo è il punto di partenza dell’Opera: lo spirito è “imprigionato” nella materia densa e deve essere liberato.

Da dove vengo? vieni dal Caos primordiale, l’abisso senza forma. Sei una particella di luce divina che ha accettato di farsi imprigionare nella densità della materia per poter compiere il miracolo della trasmutazione.

Dove vado? (La Grande Opera e la Pietra Filosofale) la tua destinazione non è un luogo, ma uno stato dell’essere. Tu stai andando verso la trasformazione del tuo Piombo interiore in Oro spirituale. Questo processo è chiamato Magnum Opus (La Grande Opera).

  • La Pietra Filosofale: La meta finale è diventare tu stesso la Pietra Filosofale (il Lapis). Non è un oggetto magico, ma uno stato di coscienza illuminata e perfezionata. Chi possiede la “Pietra” ha integrato perfettamente Corpo, Anima e Spirito e ha vinto la morte (simbolicamente o spiritualmente), ottenendo l’Elisir di Lunga Vita (immortalità della coscienza).
  • Il Rebis: Stai andando verso la riunificazione degli opposti. L’obiettivo è diventare il “Rebis” (dal latino res bina, cosa doppia), l’essere androgino divino che ha unito il Maschile (Sole/Zolfo) e il Femminile (Luna/Mercurio) in una perfetta armonia.

Il percorso per arrivarci (Le Fasi):

Per arrivare a destinazione, devi passare attraverso tre fasi obbligatorie:

  1. Nigredo (Opera al Nero): La morte dell’ego. Devi “putrefare”, guardare le tue ombre, distruggere le tue false credenze. È la fase della crisi e della sofferenza necessaria.
  2. Albedo (Opera al Bianco): La purificazione. Dopo il buio, sorge la luce lunare. Lavi via le impurità, ritrovi la pace e la chiarezza distaccata.
  3. Rubedo (Opera al Rosso): La realizzazione finale. Lo spirito purificato rientra nel corpo, ma ora il corpo è capace di contenerlo senza bruciare. È la fusione finale, la nascita dell’Oro.

Sintesi Alchemica

Chi sei: Sei il Laboratorio stesso, l’Alchimista che lavora e la Materia che viene lavorata. Sei Piombo che sogna di diventare Oro.

Da dove vieni: Dalla Materia Prima universale, scesa nella forma per essere lavorata.

Dove vai: Verso la realizzazione della Pietra Filosofale, ovvero la perfetta integrazione tra il tuo Spirito Divino e la tua natura umana, per rendere eterna la tua coscienza.

In questa visione, la tua vita quotidiana, con tutti i suoi dolori e le sue sfide, è letteralmente il “fuoco” sotto l’alambicco che serve a cucinare e raffinare la tua anima.

La Kabbalah (letteralmente “Ricezione”) offre una visione estremamente precisa e geometrica dell’esistenza. Se l’Alchimia parla di trasformazione dei metalli, la Kabbalah parla della trasformazione della Luce e dei Vasi.

Ecco come la mistica ebraica risponde alle tre domande, utilizzando la mappa fondamentale dell’Albero della Vita.

Chi sono? (Il Vaso e i 5 Livelli dell’Anima) per la Kabbalah, la tua essenza fondamentale è definita dal tuo desiderio. Il Creatore è pura “Volontà di Dare” (condividere la luce). Tu, come creatura, sei stato creato con la natura opposta: la “Volontà di Ricevere”.

Il Kli (Il Vaso) tu sei un contenitore spirituale progettato per ricevere la Luce infinita del Creatore. Attualmente, però, la tua percezione è limitata ai cinque sensi.

La Struttura dell’Anima non sei un’entità singola, ma una struttura composita che collega i mondi inferiori a quelli superiori. L’anima ha 5 livelli (dal più basso al più alto):

Nefesh (Anima Vitale) la forza biologica che anima il corpo, legata agli istinti e alla sopravvivenza.

Ruach (Spirito/Emozione) la sede delle emozioni e della moralità, il “cuore” che può scegliere tra bene e male.

Neshama (Anima Superiore) l’intelletto divino, la parte che intuisce la connessione con Dio. È qui che risiede la tua vera identità spirituale.

Chaya (Anima Vivente) il livello della forza vitale trascendente, che va oltre l’individuo.

Yechida (Unità) la scintilla che è indistinguibile da Dio stesso.

      Chi sono? Sei un “Desiderio di Ricevere” che possiede una scintilla divina, attualmente frammentata in un corpo fisico, con il compito di costruire un’anima (Neshama) capace di connettersi ai mondi superiori.

      Da dove vengo? (L’Ein Sof e la Rottura dei Vasi), la tua origine è antecedente alla creazione dell’universo fisico.

      • Ein Sof (L’Infinito): Provieni dall’Ein Sof, l’Infinito Nulla divino, dove tutto era riempito di Luce semplice e perfetta.
      • Lo Tzimtzum (La Contrazione): Per crearti, Dio ha dovuto “ritirarsi”, creando uno spazio vuoto privo di luce diretta. Senza questo vuoto, tu non potresti avere un’identità separata da Lui.
      • Shevirat HaKelim (La Rottura dei Vasi): Questo è il concetto chiave. Durante il processo di creazione, i “vasi” primordiali non sono riusciti a contenere la potenza della Luce divina e si sono frantumati.
      • Le Scintille (Nitzotzot): Tu vieni da quella catastrofe cosmica. Sei una Scintilla Sacra che è caduta nel mondo materiale ed è rimasta intrappolata in una “scorza” (Klippah) di materia ed egoismo.

      Da dove vengo? Vieni dall’Infinito, ma la tua forma attuale è il risultato di una “frantumazione” cosmica. Sei un pezzo di luce divina nascosto sotto strati di materia grossolana.

      Dove vado? (Il Tikkun e la Dveikut), se vieni da una rottura, il tuo destino è la Riparazione. Nella Kabbalah non si parla di “fuga” dal mondo, ma di aggiustarlo.

      • Tikkun Olam (Riparazione del Mondo): Il tuo scopo e la tua destinazione sono compiere il Tikkun. Devi trovare le scintille di luce nascoste nella tua vita (nel cibo, nel lavoro, nelle relazioni) ed “elevarle”.
      • L’Inversione del Desiderio: Qui sta il segreto cabalistico. Sei nato con la “Volontà di Ricevere per te stesso” (Ego). La tua meta è trasformare questo desiderio in “Volontà di Ricevere al fine di Dare” (Altruismo). Diventi simile a Dio (che è Datore) pur rimanendo una creatura che riceve.
      • Dveikut (Adesione): La destinazione finale non è scomparire in Dio, ma aderire a Lui mantenendo la propria individualità. È una comunione perpetua in cui la tua volontà e quella del Creatore sono identiche.
      • La Risalita dell’Albero: Stai viaggiando dal basso (Malkuth, il Regno/Mondo Fisico) verso l’alto (Keter, la Corona), scalando l’Albero della Vita attraverso le tue azioni e la tua consapevolezza.

      Dove vado?  Vai verso la correzione della tua natura egoistica. Il tuo destino è diventare un “Co-Creatore”, qualcuno che riceve la gioia infinita non per egoismo, ma per dare piacere al Creatore, chiudendo così il circuito elettrico dell’Universo.

      Mentre l’Alchimia si concentra sulla purificazione della sostanza (da Piombo a Oro), la Kabbalah si concentra sulla rettifica dell’intenzione (da Egoismo ad Altruismo).

      Il Buddismo offre la risposta più radicale e “scioccante” rispetto alle tradizioni precedenti (Alchimia e Kabbalah). Se le altre tradizioni cercano di nobilitare o elevare il tuo “Io” (rendendolo Oro o un Vaso Altruistico), il Buddismo mette in discussione l’esistenza stessa di questo “Io”.

      Chi sono? (Anatta: L’Illusione del Sé) tu non sei un “Chi”, sei un “Cosa” (o meglio, un processo).

      Mentre l’esoterismo occidentale parla di un’Anima eterna (Atman/Sole), il Buddismo insegna la dottrina dell’Anatta (Non-Sé).

      Ciò che chiami “Io” non è un’entità solida e permanente, ma un fenomeno temporaneo composto dall’aggregazione di 5 elementi (Skandha):

      1. Forma: Il corpo fisico.
      2. Sensazione: Il sentire piacevole, spiacevole o neutro.
      3. Percezione: Il riconoscimento degli oggetti e dei concetti.
      4. Formazioni Mentali: I tuoi impulsi, volizioni, abitudini e carattere.
      5. Coscienza: La consapevolezza nuda dell’esperienza.

      L’Analogia: Sei come un fiume. Il fiume ha un nome (es. “Tevere”) e una forma, ma l’acqua che scorre non è mai la stessa per due istanti consecutivi. Sei un flusso di energia in costante mutamento, tenuto insieme dalla memoria e dall’abitudine, ma non c’è un “piccolo omino” solido dentro di te che dirige il traffico.

      Chi sono? non sei un’entità statica. Sei un verbo, non un sostantivo. Sei un evento in corso.

      Da dove vengo? (Origine Dipendente e Karma)

      Il Buddismo non si preoccupa di un “Dio Creatore” o di un “Big Bang” primordiale (considerate domande speculative inutili alla fine della sofferenza). Si concentra sulla causa immediata della tua esistenza qui e ora.

      • Pratītyasamutpāda (Origine Dipendente): La tua esistenza sorge perché ci sono state delle cause precedenti. Non sei “caduto” da un paradiso divino, ma sei emerso come conseguenza di azioni passate.
      • Avidya (Ignoranza) e Tanha (Sete): Vieni dal Desiderio. È la “sete” di esistere, di provare sensazioni, di essere “qualcuno”, che ha generato l’energia necessaria per questa nascita.
      • L’Eredità del Karma: Vieni dalle tue azioni passate. “Io sono il proprietario del mio karma, erede del mio karma, nato dal mio karma”. La tua situazione attuale (corpo, mente, ambiente) è il risultato matematico delle tue intenzioni e azioni in vite precedenti.

      Non c’è un’anima che trasmigra (come un passeggero che cambia auto). C’è una trasmissione di energia causale (come una fiamma che ne accende un’altra). La fiamma nuova non è la stessa della precedente, ma non è nemmeno diversa; è la sua continuazione.

      Chi sono? vieni dalla tua stessa “sete” di esistere e dall’inerzia delle tue abitudini passate. Sei il risultato di una catena di cause ed effetti senza inizio.

      Dove vado? (Samsara o Nirvana)qui la strada si divide. Il Buddismo non vede un destino unico e inevitabile, ma due possibilità basate sulla tua pratica.

      Opzione A: Samsara (Il vagabondare) se continui a vivere nell’ignoranza e nell’attaccamento, vai verso la Rinascita. La morte del corpo fisico non esaurisce l’energia del desiderio. Questa energia cerca un nuovo supporto (un nuovo utero) per continuare a giocare il gioco dell’esistenza. Continuerai a girare nella “Ruota della Vita”, sperimentando ciclicamente piacere e dolore, vecchiaia e morte.

      Opzione B: Nirvana (L’Estinzione) se intraprendi il Nobile Ottuplice Sentiero, vai verso il Nirvana.

      Nirvana letteralmente significa “estinzione” (come soffiare su una candela).

      • Cosa si estingue? Non tu (perché non sei mai esistito veramente come entità separata), ma si estinguono i Tre Veleni: l’Attaccamento, l’Avversione e l’Ignoranza.
      • Lo stato finale: È la pace suprema, la fine della sofferenza, la liberazione dalla costrizione di dover rinascere. È il risveglio dal sogno dell’ego.

      Il Bodhisattva (Via Mahayana) in alcune scuole buddiste, la risposta a “dove vado” è ancora più commovente: “Non vado da nessuna parte finché tutti non saranno salvi”. Il Bodhisattva sceglie di rinunciare alla pace finale del Nirvana per tornare nel Samsara e aiutare gli altri esseri a liberarsi, mosso da una compassione infinita.

      Il Buddismo ti invita a smettere di cercare “chi” sei e iniziare a osservare “come” funzioni, per smontare il meccanismo della sofferenza dall’interno.

      Il Cattolicesimo offre una prospettiva radicalmente diversa dalle tradizioni esoteriche o orientali che abbiamo esaminato. Se l’esoterismo tende al Monismo (tutto è Uno, tu sei Dio dimenticato) e il Buddismo al Non-Sé (l’io è un’illusione), il Cristianesimo è una religione di Relazione e di Storia.

      L’esistenza non è un ciclo (reincarnazione), ma una linea retta: un’avventura unica e irripetibile che va da un inizio preciso (Creazione) a un fine glorioso (Resurrezione).

      Chi sono? (Imago Dei e Unità Sostanziale) non sei una “scintilla intrappolata nella materia” (Gnosticismo/Alchimia) e non sei un’illusione (Buddismo).

      • Imago Dei (Immagine di Dio) sei una creatura voluta e amata, creata a “immagine e somiglianza” di Dio. Questo ti conferisce una dignità ontologica infinita. Non sei Dio, ma sei capace di dialogare con Lui.
      • Unità di Corpo e Anima questa è una differenza cruciale. Per il Cattolicesimo, tu non hai un corpo, tu sei il tuo corpo tanto   sei la tua anima. Il corpo non è un guscio o una prigione (come per Platone o l’Alchimia), ma il “Tempio dello Spirito Santo”, sacro e destinato all’eternità.
      • Figlio Adottivo per natura sei una “creatura”, ma attraverso il Battesimo la tua identità cambia ontologicamente: diventi “Figlio nel Figlio”. Partecipi alla natura divina per grazia, non per diritto di nascita.
      • Ferito ma Redento la dottrina del Peccato Originale insegna che la tua natura è ferita (tendi all’egoismo e all’errore), ma non corrotta totalmente. Sei un “capolavoro danneggiato” che è in fase di restauro continuo grazie alla Grazia.

      Chi sono? sei una persona unica, irripetibile, unità inscindibile di materia e spirito, amata personalmente dal Creatore e chiamata a diventare suo figlio.

      Da dove vengo? (Creatio ex Nihilo e Amore)non provieni da una “caduta” accidentale, da un errore cosmico (Kabbalah/Gnosticismo) o da una necessità meccanica (Karma).

      • Creatio ex Nihilo (Creazione dal Nulla): Dio ti ha creato dal nulla per un atto di pura libertà. Non eri una parte di Dio che si è staccata (Emanazione). Prima non c’eri, e Dio ha voluto che tu ci fossi.
      • L’Amore come Causa: La risposta al “perché” esisti è l’amore gratuito. Dio è pienezza perfetta, non aveva bisogno di te per essere felice (a differenza dell’Alchimia dove lo spirito ha bisogno della materia per evolvere). Ti ha creato solo per condividere la Sua gioia con te.
      • Il Disegno Eterno: “Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto” (Geremia 1:5). Esisti perché sei stato pensato e voluto dall’eternità. Non sei il prodotto del caso biologico, ma di un’intenzione divina specifica.

      Da dove vengo? vieni dal cuore di Dio Padre, creato per un atto di pura generosità per partecipare alla vita divina. La tua origine è una scelta d’amore, non una necessità.

      Dove vado? (Beatitudine e Resurrezione della Carne) qui il Cattolicesimo si distacca nettamente dalla reincarnazione. Non c’è un ritorno ciclico sulla terra in altri corpi. Hai una sola vita per decidere il tuo destino eterno.

      • La Visione Beatifica: La meta finale è il Paradiso, inteso come la “Visione Beatifica”: vedere Dio “faccia a faccia”, conoscendoLo come Lui conosce te. Non ti dissolvi nel tutto (come una goccia nell’oceano), ma mantieni la tua identità personale in una comunione d’amore perfetta con Dio e con tutti gli altri (Comunione dei Santi).
      • La Resurrezione della Carne: Alla fine dei tempi (Escatologia), il tuo corpo risorgerà trasfigurato (corpo glorioso), simile a quello di Cristo Risorto. Il destino non è diventare un angelo incorporeo, ma vivere la pienezza dell’umanità (anima e corpo) in una “Nuova Terra e Nuovi Cieli”.
      • Il Giudizio: Poiché sei libero, la tua destinazione dipende dalla tua risposta all’amore di Dio.
        • Paradiso: L’accoglienza piena dell’Amore.
        • Purgatorio: La purificazione necessaria per chi muore in grazia ma non è ancora pronto alla santità perfetta (una “sala d’attesa” di purificazione ardente).
        • Inferno: L’auto-esclusione definitiva dall’amore di Dio. È la solitudine assoluta scelta liberamente dall’uomo che rifiuta la relazione.

      Dove vado?  vai verso la divinizzazione (Theosis) e la risurrezione gloriosa del tuo corpo, per vivere eternamente in una società di amore perfetto (la Gerusalemme Celeste), mantenendo per sempre il tuo nome e il tuo volto.

      Nel Cattolicesimo, la materia e la storia sono prese molto sul serio perché Dio stesso si è fatto materia (Incarnazione di Gesù). Pertanto, non devi “fuggire” dal mondo o dal corpo per trovarti, ma santificarli.

      #francescogarruba

      #guarigionepranica

      #soundpranichealing

      Presepe, una luce che splende nell’oscurità

      Nel primo capitolo di Giovanni, il capitolo più mistico del vangelo, recita che quel Verbo – che divenne Gesù di Nazaret – è anche quel Verbo di Dio che brillò nelle tenebre, all’alba della Creazione, e che è anche, la Luce e la Vita dell’umanità. Nel greco antico, questa parola è in realtà Logos. Un concetto preso in prestito dai filosofi greci stoici e neoplatonici che descrive la forza creativa che dà ordine all’oscuro caos dell’universo. Quindi, questa Luce del Logos risplendeva nelle tenebre, e le tenebre non lo sapevano. Era la Luce dell’umanità e si fece carne affinché l’umanità potesse conoscerla meglio.

      Il Natale rappresenta, nella sua più alta essenza, la luce che splende nell’oscurità. Dal Cristo Bambino illuminato al centro dei nostri presepi, alle luci natalizie con cui decoriamo i nostri alberi e le nostre case, fino alla luce del focolare per eccellenza su cui sono appese le calze, il Natale è archetipicamente una luce nell’oscurità, un calore nell’oscurità.

      A Natale le energie fisiche e spirituali ricevute dal sole vengono invertite, in modo che il momento di maggiore energia fisica sia correlato all’energia spirituale più debole, e viceversa. È interessante notare che ciò corrisponde anche ai momenti in cui la luce del sole colpisce la Terra con un angolo più retto (durante il Solstizio d’estate) e  rappresenta il quadrato dell’esistenza fisica; mentre, quando colpisce la Terra con un angolo più perpendicolare (Solstizio d’Inverno), corrispondente grosso modo al triangolo, che rappresenta l’esistenza spirituale.

      Questo significa anche che questo Solstizio d’Inverno, giorno di massimo spirituale, è il giorno in cui il minimo fisico vira, e comincia a crescere verso la robustezza fisica dell’Estate, e quindi rappresenta l’inizio della discesa dello spirito nella materia. Questa discesa, troppo spesso descritta come una “caduta”, è fondamentalmente un atto di donazione, sacrificio, servizio e creazione, poiché la discesa della Luce nell’oscurità è ciò mediante il quale tutte le nuove forme vengono create, mantenute, e la grazia mediante la quale esse vengono create potrebbe un giorno ascendere ed evolversi verso uno stato più elevato.

      Senza il riversamento altruistico della luce dal sole nell’oscurità della Terra e la nascita divina delle colture e delle creature, dove potremmo essere?

      È così che nel momento in cui la luce fisica è più debole, la Luce spirituale dell’Amore e della generosità raggiunge il suo apice.

      Nel corso della storia, con l’arrivo dell’oscurità dell’inverno, anche la necessità di dare e condividere ha raggiunto il suo massimo, e se non fosse stato per il ricordo dell’Amore e della generosità di queste celebrazioni invernali, quanti sarebbero morti nel freddo pungente dell’inverno, e la fredda preoccupazione dei loro vicini? Qui troviamo allo stesso modo l’importanza del dare, essendo sia il simbolo del dono fondamentale di Luce e Vita da parte di Dio e del sole, sia un aspetto pratico della nostra sopravvivenza e prosperità come popolo. Inoltre, ci ricorda di diventare simili al sole nella nostra generosità, quando il sole stesso è meno presente.

      Come il Gesù bambino nella storia di Cristo, il Cristo è la Luce interiore di tutte le persone e di ogni atomo che ci compone. Egli risplende nel nostro sole e in ogni stella.  E’ un dono divino nato dalla grazia, il cui destino è scritto nel tessuto della Creazione stessa, nelle profondità dell’oscurità, nato in una stalla galattica e in una mangiatoia planetaria fatta di acqua, polvere e gas. La luce fisica del sole risplende e la Luce divina della coscienza emerge miracolosamente e ascende verso la sua fonte in ogni forma della vita. Come scrisse il mistico sufi Ibn Arabi, “Dio dorme nella roccia, sogna nella pianta, si agita nell’animale e si risveglia nell’uomo”.

      Il segreto di questo Sole di Dio nell’umanità è nascosto nei personaggi del presepe natalizio. La vergine madre Maria è la purezza del cuore aperto, non molestato dai desideri basilari della natura umana inferiore, che riceve ciò che non è mai nato e non muore mai. Il padre Giuseppe è il servitore della forza e della volontà, che vigila sull’incarnazione divina, in obbedienza al decreto celeste. I saggi e i pastori attirati dalla stella sono gli aspetti superiori ed inferiori della mente, richiamati dalla misteriosa intuizione celeste dalle loro tipiche attività mondane. La stalla, la mangiatoia e gli animali tutt’intorno sono il fioco e umile vaso terrestre nel quale nasce, o discende, la Luce Cristica, in ognuno di noi, il corpo fisico.

      Tutti questi aspetti del sé sono raccolti come un mandala attorno alla figura centrale, che è posta in una mangiatoia che secondo la logica normale dovrebbe essere semplicemente cibo per gli animali, ma è stata sostituita da questa Luce divina e dalla salvezza dalla spaventosa oscurità della materia.

      È così che questa Luce prende il posto del mero “solo pane” materiale che nutre solo i nostri corpi e i loro desideri. È così che il corpo, il cuore, la forza di volontà e la mente si inchinano e ruotano come satelliti attorno alla Luce radiosa che trascende e illumina tutti questi aspetti minori del Sé. Questa Luce non emerge da loro, così come il bambino Gesù non è un bambino naturalmente concepito; non è una somma delle loro parti, ma piuttosto una grazia che discende su di loro, dando loro significato e scopo di là delle loro forme transitorie e della loro esistenza inferiore, che altrimenti sarebbero semplicemente vortici di oscurità.

      Chi, come me, ha avuto esperienze di pre-morte descrivono quasi l’incontro con una Luce, forte ma non abbaiante: Dio. Il cui splendore è l’essenza dell’Amore Incondizionato, della Conoscenza, della Vita e della Coscienza. Allo stesso modo, i mistici di tutto il mondo sperimentano Dio come una Luce infinita che è allo stesso tempo trascendente e immanente in tutta la Creazione. Questa Luce amorevole è anche ciò che sperimentiamo nei nostri cuori come amore e nella nostra mente come coscienza, sebbene in forme limitate. Risplende in noi più intensamente nell’Amore incondizionato, quando è libero dai vincoli del desiderio e del condizionamento che lo nascondono nel fango della nostra natura inferiore.

      È questa Luce d’Amore che risplende dalla mangiatoia e arriva a noi opportunamente sotto forma di racconto di un bambino, una nuova e pura forma di Vita. Sono le varie sfumature di questa Luce che conosciamo nel corso della vita, prima nella nostra purezza di bambini, poi nell’unione amorevole che porta nuova vita nel mondo, e ancora una volta quando guardiamo i nostri bambini appena nati, che riflettono la nostra pura essenza.

      Questo bambino solare interiore che intravediamo in molti modi è il nostro nucleo, al di sotto e di là di tutti gli aspetti della mente e del corpo, è la nostra Anima, la nostra coscienza stessa, sia la Luce della consapevolezza che la fontana dell’Amore che brilla quando ci arrendiamo all’Amore divino.

      Quando raggiungiamo la purezza e l’abbandono di Maria, la forza e la devozione di Giuseppe e l’orientamento di tutti gli aspetti della mente dai pastori ai saggi, verso questa stella dell’intuizione, lo splendore del sole interiore risplende in noi come un gioia inesauribile di amore, saggezza, creatività e pace.

      Questo è il culmine del viaggio spirituale e il mondo stesso diventa illuminato quando portiamo questa Luce rilasciando tutte le impurità che la ostruiscono dentro di noi.

      Il nostro completamento individuale avverrà a Natale, le nostre storie e canzoni, decorazioni e celebrazioni, l’ora della stagione e la posizione dei corpi celesti stessi si riuniscono per ricordarci quella infinita Luce d’Amore che dimora dentro di noi, che intravediamo nei nostri momenti più luminosi e che attende la nostra devota purificazione per risplendere dalla mangiatoia dei nostri cuori, rendendoci un’incarnazione pienamente divina del Logos della Luce Amorevole.

      Buon Natale

      da Francesco Garruba

      Conosci, conosci te stesso?

      (dedicato a un’anima amica Viviana Passarotti, Dharma Life Journey)

      Quando Socrate, un filosofo morale ateniese, ammoniva “l’uomo conosci te stesso”, la maggior parte degli studiosi era incline a interpretarlo da una prospettiva banale. Altri hanno visto il suo fervido appello alla conoscenza di sé come base per la vera comprensione di sé, una possibile padronanza di sé, lo sviluppo dello stesso e della società per il beneficio complessivo di sé e degli altri. 

      Platone lo vedeva come un invito alla percezione di sé. Ci suggerisce che, se la percezione è la gamma della conoscenza, anche l’errata percezione può raddoppiare la conoscenza. 

      Cartesio, consapevole di ciò, individuò una via d’uscita da tutte le incertezze, confusione ed esperienze dubbie. Ha optato per un inizio completo dal suo essere. Questo è stato un approccio radicale verso la scoperta e l’identificazione di sé, forse in risposta all’offerta socratica. Ma ci restano queste domande: Qual è il grado di conoscenza di sé?  Qual è il vantaggio? È fisico o metafisico? 

      Anticamente scritto all’ingresso del Tempio di Delfi e ripreso dall’illustre Socrate, il motto “Conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei” ha fatto il giro del mondo. Pochi però ne hanno colto il significato profondo e mistico, tanto che è finito per perdersi.

      Se non è una formula magica in senso stretto, è proprio un invito a vivere la conoscenza di sé fino a incontrare gli dei. Si tratta qui di una sacra Iniziazione ai misteri dell’esistenza. 

      Attraverso la conoscenza di questo “sé nascosto”, abbiamo accesso diretto a realtà terrene non visibili.

      Oggi, dopo aver vissuto l’esperienza dell’evento “Conosci te stesso” di Dharma Life Journey, (Viviana Passarotti) posso affermare che “Conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei” non è una metafora o un simbolo, ma è una realtà viva, che tutti possono sperimentare e vivere nella propria pienezza.

      Il percorso della conoscenza di sé richiede un impegno profondo e completo e in ogni momento risponde a una potente chiamata interiore che è completamente di là di noi. Richiede, quindi, il desiderio e la capacità di mettersi in discussione, di lasciare l’immagine rassicurante di sé e del mondo. 

      La personalità che presentiamo al mondo non è il nostro vero io. Non è altro che una maschera, un velo deformante, dietro il quale il vero sé dimora nascosto e spesso sconosciuto al nostro irreale sé superficiale.

      La ricerca della conoscenza di sé ci conduce in un territorio sconosciuto a incontrare realtà estremamente varie e sempre sorprendenti. Sfaccettata ed emozionante è tutta la fauna che popola il nostro vasto mondo interiore, una realtà concreta e tridimensionale: viva, palpabile. 

      Conosci te stesso devi viverlo, incontrarlo fisicamente, emotivamente, mentalmente e spiritualmente.

      Tra le realtà che esplorerai, scoprirai molte informazioni su di te: la tua storia personale, la tua educazione, il tuo funzionamento, il tuo karma familiare e personale.

      Scoprirai i fondamenti della tua personalità e tutti i suoi aspetti, i tuoi sogni segreti, i tuoi difetti, le tue ferite, i tuoi stessi demoni. 

      Tutte queste esperienze trasmuteranno ogni specifica guarigione e diventerai una persona sana (corpo-mente) beneficiando di un perfetto equilibrio energetico.

      Così si sperimenta il “Conosci te stesso”. Non può essere intellettualizzato in alcun modo perché la vera conoscenza di sé si trova di là della nostra mente. Così facendo, scopriamo l’origine di tutti i nostri mali, di tutta la struttura della nostra personalità, il perché di tutto ciò che è stato detto e fatto nella nostra vita. E questa volta la spiegazione non è psicologica o astratta, la incontri in modo molto concreto, fisico ed energetico. Solo così l’Uomo trascende se stesso, guarisce ed evolve.

      La mente, l’onnipotenza della mente corrotta da false credenze e contro intenzioni, è il principale ostacolo alla conoscenza di sé.

      Per molto tempo, la nostra società e la nostra educazione hanno valorizzato l’intelletto e l’ego, tanto che quando raggiungiamo l’età adulta adoriamo la mente attraverso le nostre attività quotidiane, passioni, convinzioni e credi. Tanto che l’ego si è impossessato della formula Conosci te stesso, e quando cerchiamo di conoscere noi stessi, ricorriamo alla nostra mente (ed è quasi ridicolo quando sappiamo che è proprio lui a vietarci di conoscerci). L’ego è davvero il nostro primo carceriere e il grande generatore di illusione. Crea costantemente scenari e ci porta di storia in storia. Lo fa, ovviamente, grazie al nostro consenso e al nostro insaziabile bisogno di sognare la nostra vita piuttosto che viverla.

      Mentre tutte le filosofie e le religioni del mondo propugnano il distacco dall’ego, noi occidentali lo interroghiamo ogni giorno: 

      “Cara mente (ego), dimmi chi sono? Aiutami perché sto soffrendo!” 

      E quest’ultima non ha bisogno di essere chiamata due volte per riversare sulla nostra coscienza, in cerca di risposte, un diluvio di riflessioni, interpretazioni, analisi, ragioni e cause del nostro smarrimento, spiegazioni della nostra personalità, dei nostri comportamenti, sofferenze, vizi e virtù. È un labirinto senza fondo.

      È così schietto che, proprio come Narciso, potremmo facilmente passare la vita a contemplare il nostro riflesso, a parlare con noi stessi, senza mai raggiungere la nostra intima e indicibile verità. Ecco come, nei secoli, il sublime e mistico “Conosci te stesso” è diventato finalmente uno strumento di masturbazione al servizio di una mente allargata, narcisista ed egocentrica.

      L’ego è prima di tutto la nostra personalità: lo crediamo facilmente nostro amico, ma molto spesso è la fonte dei nostri peggiori guai. 

      La nostra personalità ci accompagna in ogni momento, ma cosa ne sappiamo veramente? Qualunque sia il problema esistenziale che stai affrontando, è importante partire dall’inizio: la perfetta conoscenza della tua personalità. Ciò significa che dovrai incontrare il tuo vero “me”, quello che non hai mai osato affrontare.Dovrai tuffarti in te stesso trovando il distacco necessario per osservarti. Devi diventare un semplice spettatore del tuo teatro interiore. Chiediti: di cosa sono fatto? Su quali basi è stata costruita la mia personalità? (traumi infantili, educazione, cultura, karma familiare e personale…). Cosa lo definisce: i suoi difetti, i suoi difetti, i suoi punti di forza, le sue ferite intime, le sue fantasie, le sue convinzioni, le sue ambizioni e obiettivi, i suoi demoni, i suoi vizi, le sue passioni: sono costruttivi? a cosa mi portano? Devi capire chi sei veramente di là del tuo aspetto, status, ruoli ecc. 

      Naturalmente, quando parlo di traumi, karma e altri elementi che ti compongono, devi chiederti come farai perché queste informazioni non sono direttamente accessibili alla coscienza. E’ qui, che entrano in funzione gli strumenti che Viviana e l’esperienza di “Conosci te stesso”, ti mette a disposizione.

      Quando ci impegniamo sinceramente a conoscere noi stessi, il nostro potenziale spirituale si risveglia e i messaggi cominciano ad apparire. Attenzione, però, a non prendere le lucciole per lanterne! L’immaginazione e la mente non possono darti queste risposte. Se ti ascolti troppo, rischi di sviluppare il tuo ego spirituale. È l’Intelligenza superiore che ti guiderà e ti trasmetterà tutto ciò che devi sapere su te stesso.

      Non esiste un’unica formula per intraprendere il percorso “conosci te stesso”. Questo percorso può assumere tante forme, tanti volti quanti sono necessari e quanti lo intraprendono. Ti porta dove devi andare, ti mostra quello che devi vedere e capire. Conosce sempre la direzione, purché ti fidi di lui.

      La ricerca del Sé trasformante e risanante non è certamente una passeggiata. Decondizionarsi, liberarsi dalle proprie illusioni, dai propri “demoni” e dalle proprie catene non ha più niente a che fare con una gita nei boschi al suono di tamburi mongoli o anche con seducenti letture spirituali (pseudo) che includono l’ego spirituale, generalmente bulimico. 

      La vera spiritualità richiede il dubbio, il rifiuto di idee e concetti comunemente accettati, anche il rifiuto di ciò che ci ha definito per tutta la vita. È un percorso che ci cambia davvero in profondità, lentamente ma inesorabilmente, diventiamo qualcun altro.

      Colui che è sicuro di sé, colui che adotta codici comportamentali di gruppo e che si aggrappa alle certezze, questo ristagna e finisce per avvizzire energeticamente. Tutta la conoscenza del mondo, per quanto eccitante possa essere, differisce fondamentalmente dalla Conoscenza (sacra) e non può in alcun modo competere con essa.

      La vera via non ha nulla a che fare con il conforto psicologico, la rassicurazione, la comprensione immediata, l’autosuggestione, l’immaginazione spettrale, l’autocompiacimento, la perfezione, la bellezza, le visioni edificanti e le belle sensazioni. Basta esserne convinti per aprire il libro di San Giovanni della Croce “La notte oscura”: il lavoro dell’asceta è disseminato di angosce, disagi e innumerevoli disagi. Si rivolge prima di tutto al suo caos interiore, cerca di risolvere il suo enigma personale perché nessuno può decifrarlo per lui, nessun libro può aiutarlo. In altre parole, il vero lavoratore spirituale è sovversivo e ribelle. Proprio come Siddharta Gautama, è pronto a perdere tutto (titoli, amici, comodità) e non cerca di accontentare.

      La chiave per evolvere nella spiritualità sta nell’arte della meditazione. La vera meditazione è l’osservazione di sé nel distacco, senza interpretazione o analisi.

      La spiritualità, infatti, non è solo, come avrete capito, un esercizio di auto-osservazione che ci fa riflettere a porte chiuse, giorno e notte. La spiritualità non esiste senza azione e senza l’incontro concreto con se stessi. Devi quindi installare nella tua vita quotidiana un’autentica pratica spirituale basata sul superamento dell’ego. 

      Grazie a questa pratica otterrai energia vitale e forza spirituale, ma soprattutto incontrerai giorno dopo giorno tutti gli aspetti della tua personalità e i tuoi demoni interiori. Questi si presenteranno a te e potrai osservarli in pieno giorno. La meditazione ti permetterà di aggirare la tua personalità e di distaccarti gradualmente da ciò che hai creduto essere per tutta la vita. Per essere efficace, questo rituale deve essere quotidiano e sincero. 

      Una volta che avrai saldamente radicato questa salvaguardia nella tua vita, la percezione della tua pseudo realtà si trasformerà gradualmente. I tuoi problemi ti appariranno sotto una luce completamente nuova. Tuttavia, per raggiungere questo stato di distacco, oggettività assoluta e pace interiore, la pratica deve essere regolare. È fondamentale.

      Nel tempo, la tua personalità igienizzata diventerà finalmente un amico fidato, conquistato dalla tua causa. Questa nuova armonia e questo ritrovato equilibrio ti permetteranno poi di costruire la tua vita su valori positivi.

      Se non mediti tutti i giorni, se preferisci seguire gli insegnamenti di un tale maestro di pensiero, se rimani sotto l’influenza delle letture o di Youtube, nutrirai solo il tuo ego. Vivrete una spiritualità intellettuale e narcisistica, sterile, che non può portarvi alla Liberazione e al Risveglio.

      La spiritualità ci permette davvero di reinventarci affrontando i nostri blocchi, i nostri condizionamenti e i nostri vecchi schemi comportamentali sterili, persino tossici. Superare i limiti imposti dalla tua mente seguendo i consigli che ti abbiamo dato in questo articolo ti permetterà quindi molto concretamente di superare tutti i tuoi limiti e condizionamenti, passo dopo passo.

      Certamente la mente è uno strumento estremamente prezioso nella nostra vita, Il mio amato maestro spirituale Master Choa Kok Sui dice che la mente è un sottile strumento dell’Anima, ciò non impedisce che sia completamente condizionato e programmabile a piacimento. Siamo infatti sia un’estensione dei nostri genitori che del sistema socio-professionale in cui ci evolviamo.

      I nostri programmi psichici ci limitano seriamente e ci sottomettono facilmente alla matrice sociale attraverso paure profonde e irrazionali (paura della morte, paura di non essere nulla, della precarietà), attraverso sensi di colpa cronici, fascinazione per il potere e una mitomania che spesso si insedia in noi nel tempo. Infatti, se andassimo oltre i limiti mentali, potremmo accedere a una realtà più ampia, più profonda, universale ed energeticamente più dinamica. Combattere le fonti di autorità al di fuori di noi è destinato al fallimento a medio e lungo termine. L’ideale è infatti decondizionarsi interiormente, è l’unica rivoluzione che valga la pena di essere guidata.

      Reinventarsi davvero non si può improvvisare. Ma lo sforzo sincero di coloro che si dedicano anima e corpo all’esigente esercizio dell’auto-trascendenza conduce alle porte del Sacro. 

      Iniziare un lungo cammino verso se stessi attraverso la conoscenza di se stessi e del mondo risponde in primo luogo a un vagabondaggio fisico e morale. Più siamo consapevoli di noi stessi, più scendiamo nelle nostre profondità. Più scendiamo nelle nostre profondità, più siamo consapevoli di noi stessi.

      A poco a poco riusciamo a oggettivare il mondo e questa percezione ci separa dalla sua sterile follia. Incontriamo senza nominarlo, il significato mistico di un superamento della nostra umanità attraverso una sorta di spersonalizzazione: non sappiamo più chi siamo veramente. Deve avvenire uno shock e dopo questo shock conosciamo una rinascita personale. Il nostro doppio, che ci è superiore, emerge finalmente in tutto il suo splendore. Come una fenice, finalmente ci risvegliamo alla nostra eternità, al significato ultimo della vita.

      Più volte ho scritto di stare attenti ai falsi guru e alla spiritualità a buon mercato.

      Senza saperlo, l’uomo moderno pratica una spiritualità inferiore poiché la sua funzione principale è quella di gestire le vicende umane, materiali, narcisistiche ed egocentriche. 

      Nella sua forma più nobile e autentica, la spiritualità invita il praticante a superare se stesso, a demistificare l’ego e i bisogni egocentrici per raggiungere una maggiore consapevolezza. Il mistico autentico intraprende un lungo processo prima di raggiungere il suo obiettivo. Si interiorizza e va oltre la forma per raggiungere e comprendere l’essenza delle cose.

      Al contrario, la spiritualità a buon mercato si concentra sulla forma e sul materiale. È al servizio dei piccoli piani egocentrici dell’individuo che utilizza opportunisticamente concetti spirituali, mistici ed esoterici diversi e variegati per ordinare la sua vita quotidiana e gestire i suoi affari materiali. La conoscenza di sé e la trascendenza dell’ego non sono più al centro delle preoccupazioni. Ciò che conta è identificare l’altro per poterlo utilizzare meglio o addirittura per proteggersi da esso: chi è questa persona? Cosa vuole da me? Può essermi utile? Come può danneggiare o aiutare le mie attività?

      Per mancanza di lavoro su se stessi, l’individuo sviluppa un atteggiamento sospettoso nei confronti di tutto. Anche una casa può diventare il centro dell’attenzione: è infestata? Ci sono abbastanza vibrazioni positive? È abbastanza feng shui? Questo posto ostacolerà i miei piani e la mia realizzazione? Eccetera.

      Questa spiritualità a buon mercato, porta l’individuo a riflessi riduttivi e superficiali, si osserva un completo capovolgimento degli autentici valori spirituali: la trascendenza dell’io non è più la meta perseguita, ma al contrario l’onnipotenza dell’io e del trionfo dei suoi bisogni narcisistici.

      In conclusione, la spiritualità a buon mercato è tutt’altro che spiritualità. Tuttavia, rimane la concezione più diffusa.

      Nella spiritualità non ha senso correre; mentre nell’altra versione, la corsa ai poteri spirituali e al titolo più gratificante (sciamano, maestro, guaritore, santo e così via) è al centro di tutte le preoccupazioni. 

      Sviluppare e utilizzare i propri poteri spirituali (ad esempio il magnetismo o la chiaroveggenza), manipolare le energie, contattare le guide astrali, senza aver precedentemente svolto il lavoro di conoscenza di sé, la demistificazione dell’ego e lo sviluppo della propria fede (connessione alla Sorgente attraverso preghiera), è pericoloso anche per la vostra vita e delle persone che vi stanno vicine.

      Queste attività magico-esoteriche aprono varchi nel corpo energetico e ti collegano a spiriti inferiori dell’astrale inferiore, che possono atteggiarsi a esseri di luce. È poi molto difficile liberarsene, contrariamente a quanto si pensa. Bruciare salvia o incenso religioso mentre si recitano incantesimi non rimuoverà mai un’entità che si è stabilita in te, né chiuderà la breccia (è qui che sta il problema principale). Solo la preghiera, rivolta alla Sorgente di tutte le cose (il Divino), e la cessazione di tutte le pratiche occulte possono davvero aiutarti. Il fascino della magia e dei poteri è una grande trappola dell’ego spirituale su questo percorso per ostacolare la tua evoluzione.

      Come affrontare con serenità i profondi sconvolgimenti che il nostro mondo sta vivendo oggi? Come possiamo adottare un atteggiamento costruttivo e mantenere la nostra salute morale ed energetica? L’incontro con la nostra verità ci porta tutte le risposte di cui abbiamo bisogno.

      Il nostro mondo sta infatti attraversando una crisi senza precedenti: sanitaria, ecologica, economica, spirituale, morale e politica. Ogni giorno la nostra mente riceve ed elabora milioni di dati alla ricerca di risposte e soluzioni che possano rendere la nostra vita e questo mondo un posto migliore. Ma non è strano pensare che adottiamo gli stessi trucchi di centinaia, addirittura migliaia di altri individui? Come trovare la verità?

      Forse ti domandi che da qualche parte c’è un altro percorso, unico per ciascuno, unico, reale, profondo e autentico, un percorso che sfugge ai dettami di politici, scienziati, fanatici, neo-profeti e altri leader ultra-mediatizzati?

      La risposta è molto semplice, così semplice da essere sconcertante: per cambiare il mondo cominciamo con il cambiare noi stessi. Certo, ci avete già pensato, ma come realizzarlo?

      Osa metterti in discussione profondamente e scopri chi sei veramente. Metti in discussione il mondo, metti in discussione tutte le belle promesse compresi i tuoi ideali. Cerca le risposte dentro di te, oltre ogni concetto, la folla, il comfort, il piacere, le promesse e soprattutto il tuo ego! È in questo atteggiamento fondamentale che sta il segreto dell’antica formula: conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei.

      Anche tu puoi, chiedimi e resterai sorpreso.

      Pensieri di luce e amore.

      Francesco

      La Sofferenza, strumento di crescita.

      Sebbene sia parte della nostra natura universale cercare il piacere ed evitare il dolore, la cultura gioca un ruolo centrale nel modo in cui affrontiamo la sofferenza. In Occidente generalmente rifiutiamo la sofferenza. La vediamo come un’interruzione indesiderata della nostra ricerca della felicità. Quindi lo combattiamo, lo reprimiamo, lo curiamo o cerchiamo soluzioni rapide per sbarazzarcene. In alcune culture, soprattutto in Oriente, la sofferenza è riconosciuta per il ruolo importante che svolge nella vita delle persone, nel tortuoso sentiero verso l’illuminazione. Anche se devo ancora essere convinto che sia possibile raggiungere uno stato di illuminazione o nirvana – uno stato di perfetta e permanente pace interiore – c’è molto che possiamo imparare dall’approccio buddista all’impermanenza e alle imperfezioni della vita, alle sconfitte e alle delusioni.

      Il monaco tibetano Khenchen Konchog Gyaltshen Rinpoche discute quattro vantaggi della sofferenza: saggezza, resilienza, compassione e un profondo rispetto per la realtà.

      La saggezza emerge dall’esperienza della sofferenza. Quando le cose vanno bene, raramente ci fermiamo a fare domande sulla nostra vita. Una situazione difficile, tuttavia, spesso ci costringe a uscire dal nostro stato di insensatezza, inducendoci a riflettere sulle nostre esperienze. Per essere in grado di vedere in profondità, per sviluppare ciò che re Salomone chiamava un cuore saggio, dobbiamo sfidare l’occhio del ciclone.

      Nietzsche, egli stesso un saggio, osservò che ciò che non ci uccide, ci rende più forti. La sofferenza può renderci più resilienti, più capaci di sopportare le difficoltà. Proprio come un muscolo, per crescere, deve sopportare del dolore, così le nostre emozioni devono sopportare il dolore per rafforzarsi. Helen Keller, che durante la sua vita ha conosciuto molta sofferenza, oltre alla gioia, ha osservato che “il carattere non può essere sviluppato con facilità e tranquillità. Solo attraverso l’esperienza della prova e della sofferenza l’anima può essere rafforzata, la visione schiarita, l’ambizione ispirata e il successo raggiunto”.

      Tutti a volte fanno male e permetterci di provare questa emozione universale ci unisce in una rete di compassione. Il dizionario definisce la compassione come una “profonda consapevolezza della sofferenza di un altro unita al desiderio di alleviarla”, ma l’unico modo in cui possiamo acquisire una profonda consapevolezza della sofferenza degli altri è aver sofferto noi stessi. Una comprensione teorica della sofferenza è priva di significato quanto una descrizione teorica del colore blu per una persona cieca. Per conoscerlo, dobbiamo sperimentarlo. Come osserva il pastore Fritz Williams, “La sofferenza e la gioia ci insegnano, se glielo permettiamo, come fare il salto dell’empatia, che ci trasporta nell’anima e nel cuore di un’altra persona. In quei momenti trasparenti conosciamo le gioie e i dolori degli altri e ci prendiamo cura delle loro preoccupazioni come se fossero le nostre”.

      Uno dei vantaggi più significativi della sofferenza è che genera un profondo rispetto per la realtà, per ciò che è. Mentre l’esperienza della gioia ci collega al regno delle infinite possibilità, l’esperienza del dolore ci ricorda i nostri limiti. Quando, nonostante tutti i nostri sforzi, ci facciamo male, siamo umiliati da costrizioni che a volte non riusciamo a notare quando voliamo in alto. Mi sembra più che simbolico che quando in estasi spesso alziamo la testa, verso il cielo, verso l’infinito, e quando in agonia, tendiamo a volgere lo sguardo verso la terra, verso il finito.

      Il rabbino Bunim di Pshischa dice che tutti abbiamo bisogno di andare in giro con due foglietti di carta in tasca: il primo con le parole talmudiche “per amor mio il mondo è stato creato” e il secondo con le parole della Genesi “Io sono ma polvere e cenere”. Il sano stato psicologico risiede da qualche parte tra i due messaggi, da qualche parte tra l’arroganza e l’umiltà. Allo stesso modo in cui la sintesi tra arroganza e umiltà alimenta la salute psicologica, combinando estasi e agonia stabilisce un sano rapporto con la realtà.

      L’estasi mi fa sentire invincibile: mi fa sentire padrone del mio destino, che creo la mia realtà. Ma è probabile che l’agonia mi faccia sentire vulnerabile e umiliato: mi fa sentire servo delle mie circostanze, che ho poco controllo sulla mia realtà. L’estasi da sola conduce a un’arroganza distaccata; la sola sofferenza genera rassegnazione. Le vicissitudini della vita ci avvicinano alla via aurea di Aristotele.

      Un profondo rispetto per la realtà implica l’accettazione di ciò che è: del nostro potenziale, dei nostri limiti e della nostra umanità. Riconoscendo che la sofferenza è parte integrante della nostra vita e che ci sono altri benefici nel dolore, come la coltivazione della saggezza e della compassione, accettiamo maggiormente la nostra sofferenza. E quando accettiamo veramente il dolore e il dolore come inevitabili, in realtà soffriamo meno.

      Nathaniel Branden si riferisce all’autostima, per la quale l’autoaccettazione è centrale, come il sistema immunitario della coscienza. Un sistema immunitario forte non significa che non ci ammaliamo, ma piuttosto che ci ammaliamo meno spesso e che, quando ci ammaliamo, ci riprendiamo più velocemente. Allo stesso modo, è improbabile che la sofferenza scompaia mai completamente, ma quando il sistema immunitario della nostra coscienza si rafforza, soffriamo meno spesso e, quando lo facciamo, la nostra guarigione è più rapida.

      Il fatto che la sofferenza produca benefici non implica che dobbiamo cercarla attivamente, così come il fatto che la malattia rafforzi effettivamente il nostro sistema immunitario non implica che dobbiamo cercare opportunità per ammalarci. Cerchiamo naturalmente il piacere nelle nostre vite e cerchiamo di ridurre al minimo la quantità di dolore che sopportiamo. Il mondo imperfetto e impermanente ci offre ampie opportunità, senza che noi le cerchiamo attivamente, per rafforzare il nostro sistema immunitario.

      La prima delle Quattro Nobili Verità del Buddha è la verità della sofferenza, una verità che possiamo rifiutare o accettare come parte inevitabile dell’essere umani. E quando impariamo ad accettare, anche ad abbracciare, le esperienze difficili, la nostra sofferenza diventa uno strumento, uno strumento, di crescita.

      Le fasi dello sviluppo spirituale

      Sei un essere spirituale e hai il potenziale per abbracciare pienamente la tua spiritualità. Tuttavia, come ogni cosa nella vita, intraprendere il tuo percorso spirituale è una scelta. Nella vita ti vengono presentate diverse scelte che portano a nuovi stadi di sviluppo. Inizialmente, la maggior parte dei progressi lungo lo stesso percorso ma, a certi punti, hai delle scelte: se rimanere immerso nel mondo dello status quo o esplorare gli splendori del tuo viaggio spirituale. Queste scelte possono apparire in qualsiasi momento della tua vita; la chiave è stare all’erta e ascoltare la saggezza del tuo cuore.

      Fase 1: Innocenza

      Nasci in un mondo materiale, dove la tua vita è dominata dai tuoi tre chakra inferiori . Entri nel mondo in uno stato di innocenza e finché sei sano e hai una famiglia amorevole, vivi in ​​un mondo di gioia e beatitudine. Hai ancora una forte connessione con il Divino e il campo dell’Assoluto da cui è appena emersa la tua coscienza. L’essere spirituale è ancora molto sveglio. Tuttavia, per la maggior parte questo ricordo inizia a svanire quando ti viene insegnato come “adattarti” e vieni distratto dal mondo che ti circonda. Pochissimi riescono a mantenere la loro connessione divina e a godere della grandezza spirituale.

      Fase 2: Paura, Ego

      Man mano che cresci, l’ego emerge e presto ti rendi conto di essere completamente alla mercé di tutto ciò che ti circonda. Il puro amore che hai sperimentato fino ad ora inizia ad essere oscurato dalla paura e dalle emozioni corrispondenti. Trovi che per ottenere ciò che vuoi, devi accontentare i responsabili. Sviluppi la tua personalità e inizi a creare tutte le storie che daranno forma e definiranno la tua vita.

      Fase 3: Potenza

      Nel tuo desiderio di superare la paura, crei successo nella tua vita. Diventi istruito, inizi la tua carriera e la tua famiglia. Vuoi avere il controllo per eliminare la paura. Accumuli cose per darti un senso di sicurezza.

      Prima scelta

      Per molte persone, l’ulteriore crescita e sviluppo spirituale finisce qui. Scegli di continuare ad essere consumato dai desideri materiali, cerchi sempre più potere e controllo. La tua vita diventa egocentrica e rimani allo stadio 3.

      Per altri, inizia a sorgere la sensazione che ci sia di più nella vita. Piuttosto che accumulare beni e potere, cerchi un significato più profondo per la vita. Inizi a risvegliarti spiritualmente e prosegui con la Fase 4.

      Fase 4: dare

      In questa fase, inizi a capire che nella vita c’è di più del potere personale e del guadagno materiale. Ti chiedi come puoi aiutare gli altri, come puoi servire il mondo che ti circonda. Ti senti a tuo agio nel dare oltre che nel ricevere.

      Tuttavia, dare può anche creare un senso di potere. In questa fase, il dare spesso può ancora essere guidato dall’ego. Dai perché ti aspetti una qualche forma di riconoscimento o perché ti fa sentire bene con te stesso.

      Seconda scelta

      Puoi continuare a dare dal livello dell’ego, aspettandoti sempre qualcosa in cambio del tuo dare. Questo ovviamente può avere molti meriti e puoi fare molte cose buone nel mondo. Tuttavia, lascia una costrizione alla tua piena crescita spirituale.

      L’opportunità della tua seconda scelta è quando inizi a dare dal livello di amore e compassione senza alcuna preoccupazione per il riconoscimento o la ricompensa. Il tuo dare diventa disinteressato e inizia il tuo vero viaggio spirituale.

      Fase 5: Il Cercatore

      Ora inizi le tue pratiche spirituali regolari. Il desiderio dell’illuminazione cresce dentro di te. Le tue decisioni ora provengono principalmente dal quarto chakra, il centro del cuore.

      Inizi a cercare il significato più profondo delle cose. Cerchi di capire perché sei qui e come puoi rendere la tua vita più significativa. Puoi studiare con insegnanti e guru. Leggi libri e fai pratica con le tecniche. Hai scorci dell’obiettivo che ti incoraggia a rimanere sul sentiero.

      Il chakra della gola si apre quando esprimi le qualità del cuore nella tua vita.

      Fase 6: Il Saggio

      Sorge la Coscienza Cosmica. La tua mente si risveglia completamente. Diventi il ​​testimone delle tue azioni e ti rendi conto di essere il protagonista nella moltitudine di ruoli che interpreti. La paura della morte si dissolve quando ti rendi conto che la vita è solo un altro ruolo. Semplici poteri yogici diventano disponibili per noi. Tuttavia, c’è ancora una separazione tra il donatore e il destinatario.

      Terza scelta

      Ora hai raggiunto un altro punto critico di giunzione nel tuo viaggio. La tua mente è completamente sveglia ma un po’ di ego è ancora presente. La scelta o l’errore qui è credere di essere qualcosa di speciale. Pensi erroneamente di aver raggiunto l’obiettivo e potresti promuoverti come tale. La fine è in vista, ma hai permesso all’ego di nasconderla alla vista e rimani bloccato in un falso senso di realizzazione spirituale.

      La scelta alternativa è riconoscere l’io ma non soccombere ad esso, per permettergli di trovare armoniosamente il suo posto all’interno del tutto. Continua il tuo cammino con umiltà e devozione. Dare è fatto esclusivamente per il gusto di dare. “Cosa c’è in me” diventa “Come posso servire?”

      L’intuizione e l’ispirazione spirituale iniziano a crescere, senti la voce del guru interiore mentre si apre il sesto chakra.

      Fase 7: Spirito

      Il tuo cuore ora si risveglia completamente. Sperimentate la Coscienza Divina e dell’Unità.

      Non c’è più alcuna separazione. Nessun donatore, donato o donato. Nessun senso di “io” o “me”, solo una consapevolezza dell’Unità. Vivi ancora “nel mondo”, ma non sei più “del mondo”.

      La tua pratica spirituale è pura gioia. Tutti i chakra sono aperti, l’energia spirituale scorre liberamente.

      Mancanza di scelta

      Quando raggiungi il settimo stadio non ci sono più scelte. Lavori in totale armonia con la natura. Tutto viene fornito esattamente come necessario, esattamente al momento giusto. Tu sei la Totalità.

      Man mano che avanzi attraverso queste fasi, il mondo materiale sembra molto attraente all’inizio, mentre quello spirituale potrebbe sembrare vuoto e duro ma, se seguito, alla fine porta all’esperienza del Vero Sé e alla beatitudine eterna.

      Non manca nulla nella vita di un grande yogi. Lui o lei non sente che nulla è stato rinunciato. In effetti, è il contrario: i grandi yogi sentono che, non seguendo un sentiero spirituale, si è rinunciato alla beatitudine eterna per il bene di alcuni momenti passeggeri di felicità. Il mondo materiale è come un giardino secco in attesa della conoscenza del Divino per farlo fiorire. Nel mondo materiale hai solo l’energia del corpo, sul sentiero spirituale attingi alla Coscienza Divina, l’Energia Cosmica. Il mondo materiale è una prigione, il sentiero spirituale conduce alla libertà illimitata.

      Sei sempre a un incrocio nel tuo percorso, Verità o illusione, materiale o eterno. L’ego cercherà costantemente di mantenere la sua presa limitante su di te. Scegliere saggiamente. Tutto ciò che fai è un atto spirituale se lo fai con consapevolezza. Trova la tua strada e la pace interiore.

      Sii regolare e disciplinato con la tua pratica spirituale. Non scoraggiarti se ti allontani. Alla fine il tuo viaggio spirituale diventa il tuo stile di vita, come un’oasi lussureggiante nel deserto della vita mondana.

      La coscienza del sé, il Silenzio.

      Il silenzio, di cui vorrei parlare, non è un’assenza di pensieri, parole o rumori. È la sostanza stessa dell’universo e comprende tutto. È uno spazio vuoto, che non può essere raggiunto come oggetto. Sempre presente, non c’è niente di speciale da fare per trovarlo. Chi lo cerca è il vero ostacolo. Perché il silenzio è ciò che siamo. Questa è un’altra parola per dire coscienza.
      Più il silenzio cresce in noi, più la coscienza si dispiega, si espande, occupa il posto preso dalla mente. Ogni nostra azione è poi illuminata dalla luce della coscienza.

      Tutti gli esseri sono in grado di lasciare che il silenzio cresca dentro di loro. Si tratta solo di avere fiducia nelle proprie capacità. 

      La meditazione può essere un aiuto per percepire la nostra capacità di fonderci nel silenzio, nel corpo e nella mente naturalmente a riposo.

      Quando, in questo modo, siamo ricettivi alle sensazioni del corpo, alle percezioni della mente e le accogliamo con uno sguardo neutro e in ascolto, ci apriamo al nostro essere profondo che è il silenzio.

      Il silenzio non è quindi un’assenza di suoni. Inoltre, certi suoni rivelano il silenzio sottostante, lo enfatizzano e talvolta ci conducono lì. Osserviamo come le note musicali o i canti degli uccelli non lo infastidiscano, ma lo valorizzino.

      Il silenzio non ha nulla a che fare con il non pensare o non parlare. È ciò che sta alla base del pensiero umile e della parola giusta. Che le parole siano usate o meno, che gli atti nascano spontaneamente o meno, tutto torna al silenzio. 

      Quando nessuna volontà personale interviene per cristallizzare il movimento energetico della mente, la pura percezione si dissolve naturalmente nel silenzio. Questo non lascia residui, perché non c’è nessuno che si appropri del pensiero o dell’azione. L’energia è potente, senza nessuno che la contorca o la dissipi, una grande creatività è all’opera, senza alcun pensiero di limitarla o manipolarla.

      Anche il silenzio non è solo una nozione di benessere. Come la pace, è la natura del nostro vero essere. Dobbiamo essere in grado di sentirlo sullo sfondo, di vivere costantemente con questa sottile attenzione che trascende il tempo. I pensieri non sono più proiettati dalla memoria, le azioni avvengono spontaneamente, senza paura.

      Come potremo percepirlo se non calmiamo l’ipereccitazione del nostro cervello, questo male di cui soffre l’uomo contemporaneo? 

      Non capiamo più cosa la vita ha da dirci. Non andiamo più d’accordo l’uno con l’altro. La vera comunicazione è un’interconnessione all’interno di questo silenzio.

      Solo l’essere con cuore purificato, con un’anima spogliata dal suo cammino nel deserto, è degno di incontrare Ciò che lo attende da tutta l’eternità e che gli farà ascoltare ciò che nasce dal silenzio.

      Fu con il suono di un sottile silenzio, con il soffio di una leggera brezza, un sussurro morbido e leggero, che Elia ebbe la rivelazione del divino, dopo una passeggiata di 40 giorni e 40 notti nel deserto. 

      Sul monte Oreb, lo stesso dove avvenne l’incontro di Mosè con “Io Sono”, Elia udì il Signore. Non era né nel vento forte né nel terremoto né nell’incendio, è scritto.

      Il contatto con la vera realtà avviene solo in silenzio, quando la mente è calma, quando non è più il sé che agisce. Poiché la natura del pensiero e dell’ego è stata percepita, è quindi possibile che la soglia che conduce al silenzio originale, quella vibrazione eterna che continua ad avvolgere e penetrare tutto in ogni momento, sia superata. È solo in questo silenzio che può avvenire il salto nella nostra profondità. Uno spazio vuoto, dove non c’è nessuno, non c’è me, quindi nessun oggetto da nominare.

      All’inizio, sperimentiamo uno stato di silenzio. Per raggiungere questo obiettivo, stiamo solo osservando ogni pensiero, ogni fenomeno, senza qualificarci, senza giudicare. 

      Solo uno sguardo pacifico, distaccato, senza alcun motivo particolare. Questa visione rallenta naturalmente il funzionamento della mente. Diventiamo questa contemplazione silenziosa. A poco a poco, l’osservatore si dissolve in silenzio. Un giorno, siamo in silenzio, indipendentemente dal fatto che non ci siano o meno manifestazioni. Il soggetto ultimo è questo silenzio.

      Con la mente vuota, continuiamo a pensare, a parlare, ad agire. Il processo è spontaneo. Tutto proviene direttamente da questo sfondo silenzioso, e tutto si svolge in esso. La nostra attenzione, la nostra visione, il nostro ascolto, sono il silenzio.

      Siamo stabiliti nel nostro essere profondo, possiamo parlare o agire, non cambia nulla. 

      Il silenzio è l’essenza del nostro essere profondo. È continuo. Non è necessario alcuno sforzo per ottenerlo. È il cuore, la matrice da cui emerge il respiro indifferenziato e dove convergono le energie manifestate, dove tutti gli oggetti scompaiono (compreso il sé). È il luogo in cui gli opposti si incontrano e si dissolvono. Si dispiega in noi quando si rivela l’esatta identità tra l’assoluto e il relativo, tra la fonte e l’espressione.

      Il silenzio è uno dei nomi della coscienza vuota e irrilevante. È la sua sostanza, lo spazio restituito al suo vuoto originale, quando lo spirito riposa nella sua vacanza.

      Siamo noi stessi. Non siamo il contenuto spesso rumoroso che ingombra il nostro spazio interiore. Siamo il contenitore la cui natura è il silenzio. La coscienza è pura percezione, libera da ogni commento, il contenitore che contiene tutti i rumori. Questo contenitore – soggetto ultimo, silenzio, vuoto – non è percepibile, oggettivo. Non appena lo percepiamo, è il riflesso del silenzio – la coscienza – il soggetto ultimo – che viene percepito…

      Quando, attraverso l’esperienza della premorte, è stato fatto il salto nello spazio della pura coscienza, senza oggetto, tutto il mio essere in uno stato di totale abbandono, la mente vuota, i sensi rimossi, è stato il silenzio. Non c’era suono quando la mia coscienza si immerse nella Coscienza Cosmica. Non era spaventoso. Ci sentiamo pienamente vivi in questo vuoto che è pace e gioia. La percezione era quella di un solo respiro, come una pulsazione continua. L’intelligenza dell’energia cosmica sta lì, in questo vuoto silenzioso. Lei è colei che insegna. In questo vuoto di profondità sconfinata, il silenzio, una sorta di sussurro divino, comunica il mistero della vita. È attraverso il silenzio che si rivela ciò che ci porta al Silenzio. 

      La realtà è accessibile solo da e in silenzio. Tutto è allora conosciuto nella luce e dalla luce.

      Quando torniamo alla percezione del mondo terreno, il silenzio viene sperimentato continuamente come la nostra vera casa, come la matrice dell’universo. Permea tutto il nostro essere, accompagna tutti i nostri gesti, racchiude tutto.

      Ci viene chiesto solo di ascoltare ciò che l’universo ci dice. Per questo, nessuna religione, nessun dogma, nessun sistema organizzato è necessario. Ogni essere umano è in grado, da solo, di ascoltare il messaggio ininterrotto. Questo suono di silenzio che si percepisce, si sente, è simile a quello che percepisce, sente. Questa vibrazione è senza inizio né fine, eterna e sempre rinnovata, immobile e commovente, potente e sottile. È in ogni essere, sostanzialmente. Lei è se stessa. È solo, risucchiato dall’interno, che può scoprire di essere l’intero universo.

      Il silenzio è la sostanza eterna in cui è immerso l’universo. Egli è l’origine. Non dobbiamo avere paura di lui quando lo scopriamo. Emana dalle profondità di chi siamo e ci conduce lì. Egli è il respiro cosmico che ci attraversa. È la libertà del nostro spazio interiore. È lì non appena usciamo dal nostro piccolo sé, non appena la mente divisoria tra il mondo e la nostra risposta al mondo si calma. Ci rivela ciò che si manifesta realmente. È questa voce senza suono che canta la melodia d’amore dell’universo. Il silenzio è il coronamento dell’amore, la sua esaltazione e il suo riposo. Assorbire se stessi in Lui non è altro che realizzare la nostra natura eterna. Fluire in lui significa fondersi nell’oceano e scomparire, come la goccia d’acqua.

      Vicino a Pondicherry si trova il santuario di Nataraja, che rappresenta Shiva che esegue la sua danza cosmica, quella pulsazione eterna della creazione e della distruzione. Accanto ad esso c’è, si dice, il vero dio della danza nascosto dietro un velo. Quando tiri questo velo, c’è solo uno spazio vuoto.

      Templari della Grande opera.

      “Lo Spirito umano avanza verso la sua Fonte, Centro spirituale del divino, e verso coloro che lo guidano e dirigono, e procede in modo inarrestabile, per cui la via è sempre aperta  ai pellegrini, che troveranno un giorno la Casa del Padre.” 

      Questa frase è stata fonte di riflessione e, proiettandola sui gruppi, associazioni di Cavalieri Templari in genere – grazie anche alla legge di analogia  “come in alto, così in basso” del leggendario Ermete Trismegisto – ho considerato come i problemi della religione influiscono anche sui movimenti che vivonono sui valori di fede tramandati.

      La crisi di atteggiamenti e valori errati sta al centro di tutti i problemi, sia nel piccolo, nei gruppi di appartenenza che nel grande nelle nazioni. Difatti, l’avidità, ignoranza, egoismo e interesse personale sono la radice e la causa di travisamento nei rapporti umani.

      Il rapporto tra l’essere umano e la presenza divina è sempre stato onorato in ogni fede e tradizione religiosa.  Istituzioni, associazioni e chiese hanno cercato di dirigere e ispirare lo spirito devoto nei loro seguaci. 

      Le religioni più importanti hanno sempre rivendicato la loro superiorità, sia nella teoria e sia nella pratica, portando intolleranza, divisione, senso di superiorità e fanatismo. 

      Le varie interpretazioni delle scritture e la teologia hanno prodotto molti conflitti tra le fedi, sfociando violenza e odio in nome della religione, in nome di Dio.

      I templari nascono per la difesa dei pellegrini in Terra Santa, ma poi sappiamo quale strumento di morte è diventato per la Chiesa con le sue Crociate. 

      I cavalieri erano laici, vincolati dai voti di castità, obbedienza e povertà,  che permise all’Ordine dei Templari di accumulare immense ricchezze, anche perché si incaricava dei trasferimenti di denaro da e per la Terra Santa. Buona parte di queste ricchezze furono impiegate nella costruzione di 9 mila fra chiese, palazzi e luoghi fortificati.

      Oggi i Templari sono animati da quel senso di fratellanza, aiuto e soccorso al prossimo e riscoprono, nei rituali, antichi riti di iniziazioni e processi trasmutativi (ogni percorso spirituale deve portare una crescita interiore nell’individuo). Questo processo di trasmutazione, vitalità spirituale, dovrebbe portare il cavaliere templare a riconoscere il Dio Immanente e Trascendente. Egli dovrebbe incarnare una visione superiore che spinge verso un obiettivo più alto, ispirato dal lavoro e dal servizio sociale, di comunità, di sensibilizzazione della religione e della fede.

      Ma ciò non avviene.

      Oggi l’ispirazioni delle antiche virtù Amore, Umiltà, Carità, Disciplina, Obbedienza sono annacquate dall’idealismo e l’individualismo. Come il problema religioso, dell’Era dei Pesci, l’età dell’autoritarismo, anche nei vari movimenti religiosi – come i Templari – si avverte lo stesso problema. L’entrata nella nuova Era dell’Acquario, porterà crisi, cambiamenti e adattamenti, quindi grande opportunità di progresso.

      Auspicando sull’unità e la comunione dello spirito – fondata sui valori spirituali comuni e sui principi che stanno al centro della religione Cristiana – i Templari oggi potrebbero diventare uno strumento capace di guarire divisioni e separatismi in tutto il mondo, portando in sé questi valori e principi nella vita quotidiana. In questa opera di unità e comunione, un certo numero di principi essenziali sono necessari per proteggersi dai pericoli del fanatismo:

      • Conoscenza e informazione, per espandere la mente umana portando alla luce idee innovative. Ma è necessario un ingrediente in più, capace di produrre giuste relazioni: l’umiltà spirituale, intesa come la capacità di comprendere il posto, sia dell’individuo che dell’umanità, nel mondo. Si tratta di intuire la giusta proporzione – soprattutto attraverso il pensiero riflessivo, la meditazione e la contemplazione – e riconoscere che la verità non è rigida, bensì in costante espansione.
      • La pratica dell’innocuità – nella parola, nel pensiero e nell’azione – attività positiva che non nega l’adozione di azioni ferme e decise.
      • La formazione del giusto pensiero: ogni giorno, le forme pensiero negative possono essere compensate, consentendo l’ingresso ad idee innovative e riqualificate fondate su valori e principi spirituali eterni.     
      • La mente aperta e ricettiva a nuove riflessioni, evita la cristallizzazione del pensiero.

      Il gruppo dei Templari, come ogni movimento religioso deve riconoscersi come componente del Piano Divino.  Il compito degli uomini risvegliati non è quello di abbandonare i movimenti sviliti dal poco senso di spiritualità, ma è di combattere per alimentare il risveglio naturale della volontà di servire il Piano divino e di prendere parte alla Grande Opera di costruzione, che porterà nel tempo alla realizzazione della nuova religione.

      La nuova religione mondiale, basata sulla realtà di Dio e sulla relazione dell’umanità con il divino, sull’immortalità, sulla continuità della rivelazione, sul costante emergere di Messaggeri dal centro divino ha tramite i movimenti e i  gruppi di cavalieri templari illuminati la possibilità di evolversi in nuovi strumenti di Amore.

      Questa trasmutazione, o processo evolutivo condurrà a un nuovo orientamento verso il Dio Trascendente e Immanente, in ogni forma di vita diventando: Templari della Grande Opera.

      Krishnamurti: La libertà del sè, un viaggio interiore.

      La libertà dal sé, e quindi la ricerca della realtà, la scoperta e l’avvento della realtà, è la vera funzione dell’uomo. Le religioni giocano con esso nei loro rituali e regole – sai, l’intero affare di esso. Ma se si diventa consapevoli di questo intero processo, allora c’è la possibilità per l’intelligenza appena risvegliata di funzionare. In questo, non c’è auto-liberazione, non auto-realizzazione, ma creatività. È questa creatività della realtà, che non è del tempo, che libera da tutti gli affari del collettivo e dell’individuo. Allora si è davvero in grado di aiutare a creare il nuovo.

      Krishnamurti a Ojai 1949, Discussione 7

      È solo la mente libera che è creativa

      Perché la mente accumula conoscenza o acquisisce virtù? Perché la mente si sforza costantemente di diventare qualcosa, di perfezionarsi? Nel processo di acquisizione e accumulazione, la mente è appesantita. Ogni accumulazione nella conoscenza di sé è un ostacolo all’ulteriore scoperta del sé. Ora, è possibile scoprire e non essere acquisitivi, in modo che la scoperta non lasci un’esperienza che condizionerà un’ulteriore scoperta?

      Questa è davvero la libertà dal sé, in modo che non ci sia un’entità accumulativa, e quindi ci sia un essere creativo. L’accumulazione non è creatività. Una mente che acquisisce costantemente non può ovviamente mai essere creativa. È solo la mente libera che è creativa. Non ci può essere libertà se ogni esperienza è immagazzinata, perché ciò che si accumula diventa il centro dell'”io”, dell'”io”.

      Krishnamurti a New York 1954, Talk 5

      Il processo del sé

      Per sé intendo l’idea, la memoria, la conclusione, l’esperienza, le varie forme di intenzioni nominabili e innominabili, lo sforzo cosciente di essere o non essere, la competizione, la memoria accumulata dell’inconscio, della razza, del gruppo, dell’individuo, del clan, del tutto, sia proiettato esteriormente in azione o proiettato spiritualmente come virtù. L’intero processo di questo è il sé; e sappiamo in realtà quando ci troviamo di fronte ad esso che è una cosa malvagia. Sto usando la parola male intenzionalmente, perché il sé sta dividendo; è auto-racchiudente; le sue attività, per quanto nobili, sono separative e isolanti. Sappiamo tutto questo. Conosciamo anche quei momenti straordinari in cui il sé non c’è, in cui non c’è senso di sforzo, di sforzo, e che accade quando c’è amore.

      Tutte le varie forme di disciplina, credenza e conoscenza rafforzano solo il sé. Possiamo trovare un elemento che dissolverà il sé? O è una domanda sbagliata? Questo è ciò che vogliamo fondamentalmente. Vogliamo trovare qualcosa che dissolva l'”io”. Pensiamo che ci siano vari mezzi, vale a dire l’identificazione, la credenza, ecc., Ma tutti sono allo stesso livello; l’uno non è superiore all’altro perché tutti sono ugualmente potenti nel rafforzare il sé, l'”io”. Quindi posso vedere l'”io” ovunque funzioni e vedere le sue forze distruttive e la sua energia? Qualunque sia il nome che posso dargli, è una forza isolante, è una forza distruttiva, e voglio trovare un modo per dissolverla. Devi averlo chiesto tu stesso. Vedo l'”io” funzionare tutto il tempo e portare ansia, paura, frustrazione, disperazione, miseria, non solo a me stesso ma a tutto ciò che mi circonda. È possibile che quel sé si dissolva, non parzialmente ma completamente? Possiamo andare alla radice di esso e distruggerlo? Questo è l’unico modo di funzionare veramente, non è vero? Non voglio essere parzialmente intelligente, ma intelligente in modo integrato. La maggior parte di noi è intelligente a strati: tu probabilmente in un modo e io in qualche altro modo. Le persone sono intelligenti in modi diversi, ma noi non siamo integralmente intelligenti. Essere integralmente intelligenti significa essere senza il sé. E’ possibile?

      È possibile che il sé sia completamente assente ora? Quali sono gli ingredienti o i requisiti necessari? Qual è l’elemento che lo determina? Posso trovarlo? Quando ho posto quella domanda ‘Posso trovarlo?’ Sono convinto che sia possibile e quindi ho già creato un’esperienza in cui il sé sarà rafforzato. La comprensione del sé richiede una grande quantità di intelligenza, una grande quantità di vigilanza, vigilanza, guardare incessantemente in modo che non scivoli via. Io, che sono molto serio, voglio dissolvere il sé. Quando dico questo, so che è possibile dissolvere il sé. Nel momento in cui dico: “Voglio dissolvere questo”, in quanto c’è ancora l’esperienza del sé, e così il sé è rafforzato.

      Si può vedere che lo stato di creazione non è affatto l’esperienza del sé. La creazione è quando il sé non c’è, perché la creazione non è intellettuale, non è della mente, non è auto-proiettata, è qualcosa al di là di ogni esperienza. Quindi è possibile che la mente sia abbastanza immobile, in uno stato di non riconoscimento o di non esperienza, di essere in uno stato in cui la creazione può avvenire, il che significa quando il sé non c’è, quando il sé è assente? Ogni movimento della mente, positivo o negativo, è un’esperienza che in realtà rafforza l'”io”. È possibile che la mente non riconosca? Ciò può avvenire solo quando c’è un silenzio completo, ma non il silenzio che è un’esperienza del sé e che quindi rafforza il sé.

      C’è un’entità separata dal sé che guarda il sé e dissolve il sé? C’è un’entità spirituale che sostituisce il sé e lo distrugge, che lo mette da parte? La maggior parte delle persone religiose pensa che ci sia un tale elemento. Il materialista dice: “È impossibile che il sé sia distrutto; può solo essere condizionato e limitato – politicamente, economicamente e socialmente; possiamo tenerlo saldamente all’interno di un certo schema e possiamo romperlo; e quindi può essere fatto per condurre una vita alta, una vita morale, e non per interferire con nulla, ma per seguire il modello sociale e funzionare semplicemente come una macchina. Questo lo sappiamo. Ci sono altre persone, le cosiddette religiose – non sono realmente religiose, anche se noi le chiamiamo così – che dicono: “Fondamentalmente c’è un tale elemento; se riusciamo a metterci in contatto con essa, essa dissolverà il sé”. Esiste un tale elemento per dissolvere il sé? Per favore, guarda cosa stiamo facendo. Stiamo costringendo il sé in un angolo. Se ti permetti di essere costretto nell’angolo, vedrai cosa succederà. Vorremmo che ci fosse un elemento che è senza tempo, che non è del sé, che speriamo venga e interceda e distrugga il sé, e che chiamiamo Dio. Ora c’è una cosa del genere che la mente può concepire? Ci può essere o non ci può essere; Non è questo il punto.

      Quando la mente cerca uno stato spirituale senza tempo che entrerà in azione per distruggere il sé, non è questa un’altra forma di esperienza che sta rafforzando l'”io”? Quando credi, non è quello che sta realmente accadendo? Quando credi che ci sia la verità, Dio, lo stato senza tempo, l’immortalità, non è questo il processo di rafforzamento del sé? Il sé ha proiettato quella cosa che senti e credi arriverà e distruggerà il sé. Quindi, avendo proiettato questa idea di continuità in uno stato senza tempo come entità spirituale, hai un’esperienza. Tale esperienza rafforza solo il sé, e quindi cosa hai fatto? Non avete veramente distrutto il sé, ma gli avete solo dato un nome diverso, una qualità diversa. Il sé è ancora lì, perché l’avete sperimentato. Così la nostra azione dall’inizio alla fine è la stessa azione, solo noi pensiamo che si stia evolvendo, crescendo, diventando sempre più bella. Ma è la stessa azione in corso, lo stesso “io” che funziona a diversi livelli con etichette diverse, nomi diversi.

      Quando vedi l’intero processo, l’astuzia, le invenzioni straordinarie, l’intelligenza del sé, come si copre attraverso l’identificazione, attraverso la virtù, attraverso l’esperienza, attraverso la fede, attraverso la conoscenza; quando vedete che la mente si muove in cerchio, in una gabbia creata da se stessa, cosa succede? Quando ne sei consapevole, pienamente consapevole, allora non sei straordinariamente silenzioso? Non attraverso la costrizione, non attraverso alcuna ricompensa, non attraverso alcuna paura, quando riconosci che ogni movimento della mente è semplicemente una forma di rafforzamento del sé, quando lo osservi, lo vedi, quando ne sei completamente consapevole in azione, quando arrivi a quel punto, non ideologicamente o verbalmente, non attraverso l’esperienza proiettata, ma quando sarete effettivamente in quello stato, allora vedrete che la mente, essendo completamente immobile, non ha il potere di creare. Qualunque cosa la mente crei è in un cerchio, all’interno del campo del sé. Quando la mente non crea c’è creazione, che non è un processo riconoscibile.

      La realtà, la verità, non deve essere riconosciuta. Perché la verità a venire, la fede, la conoscenza, l’esperienza, la ricerca della virtù, tutto questo deve andare. La persona virtuosa che è consapevole di perseguire la virtù non può mai trovare la realtà. Può essere una persona molto decente, ma questo è completamente diverso dall’essere un uomo di verità, un uomo che capisce. Per l’uomo della verità, la verità è venuta in essere. Un uomo virtuoso è un uomo giusto, e un uomo giusto non può mai capire cos’è la verità perché la virtù per lui è la copertura del sé, il rafforzamento del sé perché sta perseguendo la virtù. Quando dice: “Devo essere senza avidità”, lo stato di non-avidità che sperimenta rafforza solo il sé. Ecco perché è così importante essere poveri, non solo nelle cose del mondo, ma anche nella fede e nella conoscenza. Un uomo con ricchezze mondane o un uomo ricco di conoscenza e di fede non conoscerà mai altro che l’oscurità, e sarà al centro di ogni malizia e miseria. Ma se voi ed io come individui possiamo vedere l’intero funzionamento del sé, allora sapremo cos’è l’amore. Vi assicuro che è l’unica riforma che può cambiare il mondo. L’amore non è del sé. Il sé non può riconoscere l’amore. Voi dite: “Io amo”, ma nel suo stesso modo, nella sua stessa esperienza, l’amore non lo è. Ma quando conosci l’amore, il sé non lo è. Quando c’è amore, il sé non lo è.

      Conoscenza di sé

      L’intelligenza è possibile solo quando c’è una vera libertà dal sé, dall'”io”, cioè quando la mente non è più al centro della domanda del “di più”, non è più intrappolata nel desiderio di un’esperienza più grande, più ampia, più espansiva. L’intelligenza è libertà dalla pressione del tempo, perché il “di più” implica il tempo, e finché la mente è il centro della domanda del “di più”, è il risultato del tempo. Quindi la coltivazione del “di più” non è intelligenza. La comprensione di questo intero processo è la conoscenza di sé. Quando si conosce se stessi così come si è, senza un centro di accumulazione, da quella conoscenza di sé deriva l’intelligenza che può incontrare la vita; e che l’intelligenza è creativa.

      Dal libro Life Ahead, di J, Krishnamurti. 

      Io e la mia mente siamo uguali, non c’è divisione tra me e la mia mente. Il sé che è invidioso o ambizioso è esattamente lo stesso della mente che dice: “Non devo essere invidioso, devo essere nobile”, solo la mente si è divisa. Ora, quando lo vedo, cosa devo fare? Se la mente è il prodotto dell’ambiente, dell’invidia, dell’avidità e del condizionamento, allora cosa deve fare? Sicuramente ogni movimento che fa per liberarsi fa ancora parte di quel condizionamento. Ogni movimento da parte della mente per liberarsi dai condizionamenti è un’azione del sé che vuole essere libero per essere più felice, più in pace, più vicino alla destra di Dio. Quindi vedo tutto questo, i modi e gli inganni della mente. Perciò la mente è tranquilla, è completamente immobile, non c’è movimento; ed è in quel silenzio, in quella quiete, che c’è libertà dal sé, dalla mente stessa. Sicuramente il sé esiste solo nel movimento della mente per ottenere qualcosa o per evitare qualcosa. Se non c’è movimento per guadagnare o evitare, la mente è completamente tranquilla. Solo allora c’è la possibilità di essere liberi dalla totalità della coscienza.

      Krishnamurti in Ojai 1955, Talk 8

      La totalità del sé

      Non so se avete notato lo sforzo costante che si sta facendo consciamente o inconsciamente per esprimersi, per essere qualcosa, sia socialmente, moralmente o economicamente. Ciò comporta una grande quantità di sforzi; tutta la nostra vita si basa sulla lotta eterna per arrivare, per raggiungere, per diventare. Più lottiamo, più significativo ed esagerato diventa il sé, con tutti i suoi limiti, paure, ambizioni, frustrazioni. Ci devono essere stati momenti in cui ognuno si è chiesto se non fosse possibile essere totalmente senza il sé.

      Possiamo vivere in questo mondo senza alcuna identificazione?

      Dopotutto, abbiamo rari momenti in cui il senso del sé non lo è. Non sto parlando della trasmutazione del sé ad un livello superiore, ma della semplice cessazione dell'”io” con le sue ansie, preoccupazioni, paure – l’assenza del sé. Ci si rende conto che una cosa del genere è possibile, e poi ci si mette deliberatamente, consapevolmente, ad eliminare il sé. Questo è ciò che le religioni organizzate cercano di fare, per aiutare ogni adoratore o credente a perdersi in qualcosa di più grande, e quindi forse a sperimentare uno stato superiore. Se non sei una persona cosiddetta religiosa, allora ti identifichi con lo Stato, con il paese, e cerchi di perderti in quell’identificazione, che ti dà la sensazione di grandezza, di essere qualcosa di molto più grande del piccolo sé meschino. O se non lo facciamo, cerchiamo di perderci nel lavoro sociale di qualche tipo, di nuovo con la stessa intenzione. Pensiamo che se possiamo dimenticare noi stessi, rinnegare noi stessi, toglierci di mezzo dedicando la nostra vita a qualcosa di più grande e più vitale di noi stessi, forse sperimenteremo beatitudine o felicità. E se non facciamo nessuna di queste cose, speriamo di smettere di pensare a noi stessi attraverso la coltivazione della virtù, attraverso la disciplina, attraverso il controllo o attraverso la pratica costante.

      Tutto ciò implica uno sforzo incessante di essere o di diventare qualcosa. Forse ascoltando ciò che viene detto, possiamo insieme entrare in tutto questo processo e scoprire da soli se è possibile spazzare via il senso dell'”io” senza questa disciplina spaventosa e restrittiva, senza questo enorme sforzo di rinnegare noi stessi, questa lotta costante per rinunciare ai nostri desideri, alle nostre ambizioni, per essere qualcosa o per raggiungere una qualche realtà. Penso che in questo risieda il vero problema. Ogni sforzo implica motivazione. Faccio uno sforzo per dimenticarmi in qualcosa, in un rituale o in un’ideologia, perché nel pensare a me stesso sono infelice. Quando penso a qualcos’altro, sono più rilassato, la mia mente è più tranquilla, mi sembra di sentirmi meglio, guardo le cose in modo diverso. Quindi faccio uno sforzo per dimenticare me stesso. Ma dietro il mio sforzo c’è un motivo, che è quello di fuggire da me stesso perché soffro; e quel motivo è essenzialmente una parte del sé. Quando rinuncio a questo mondo e divento un monaco, o una persona religiosa molto devota, il motivo è che voglio ottenere qualcosa di meglio; ma questo è ancora il processo del sé. Potrei rinunciare al mio nome ed essere solo un numero in un ordine religioso, ma il motivo è ancora lì.

      È possibile dimenticare se stessi senza alcun motivo? Possiamo vedere molto bene che ogni motivo ha dentro di sé il seme del sé, con la sua ansia, ambizione, frustrazione, la sua paura di non essere e l’immenso bisogno di essere sicuri. Tutto ciò può cadere facilmente, senza alcuno sforzo? Il che significa, davvero, che voi ed io, come individui, possiamo vivere in questo mondo senza essere identificati con nulla? Mi identifico con il mio paese, con la mia religione, con la mia famiglia, con il mio nome, perché senza identificazione non sono nulla. Senza una posizione, senza potere, senza prestigio di un tipo o dell’altro, mi sento perso; e così mi identifico con il mio nome, con la mia famiglia, con la mia religione, mi unisco a qualche organizzazione o divento un monaco – tutti conosciamo i vari tipi di identificazione a cui la mente si aggrappa. Ma possiamo vivere in questo mondo senza alcuna identificazione?

      Se riusciamo a pensare a questo, se possiamo ascoltare ciò che viene detto, e allo stesso tempo essere consapevoli delle nostre stesse insinuazioni riguardo alle implicazioni dell’identificazione, allora penso che scopriremo, se siamo affatto seri, che è possibile vivere in questo mondo senza l’incubo dell’identificazione e la lotta incessante per raggiungere un risultato. Poi penso che la conoscenza abbia un significato molto diverso. Al momento ci identifichiamo con la nostra conoscenza e la usiamo come mezzo di auto-espansione, proprio come facciamo con la nazione, con una religione o con qualche attività. L’identificazione con la conoscenza che abbiamo acquisito è un altro modo per promuovere il sé. Attraverso la conoscenza l'”io” continua la sua lotta per essere qualcosa, e quindi perpetua la miseria, il dolore.

      Conoscenza di sé significa andare molto in profondità in se stessi senza assumere nulla.

      Se riusciamo a vedere molto umilmente e semplicemente le implicazioni di tutto questo, ad essere consapevoli, senza assumere nulla, di come operano le nostre menti e su cosa si basa il nostro pensiero, allora penso che ci renderemo conto della straordinaria contraddizione che esiste in tutto questo processo di identificazione. Dopotutto, è perché mi sento vuoto, solo, infelice, che mi identifico con il mio paese, e questa identificazione mi dà un senso di benessere, una sensazione di potere. O per lo stesso motivo per cui mi identifico con un eroe o con un santo. Ma se posso entrare in questo processo di identificazione molto profondamente, vedrò che l’intero movimento del mio pensiero e della mia attività, per quanto nobile, si basa essenzialmente sulla continuazione di me stesso in una forma o nell’altra.

      Ora, se una volta lo vedo, se me ne rendo conto, lo sento con tutto il mio essere, allora la religione ha un significato molto diverso. Allora la religione non è più un processo di identificazione di me stesso con Dio, ma piuttosto l’avvento di uno stato in cui c’è solo quella realtà, e non l'”io”. Ma questa non può essere una mera affermazione verbale, non è solo una frase da ripetere.

      Ecco perché è molto importante avere conoscenza di sé, il che significa andare molto in profondità in se stessi senza assumere nulla, in modo che la mente non abbia inganni, illusioni, in modo che non si inganni in visioni e falsi stati. Allora forse è possibile che il processo di chiusura del sé giunga alla fine – ma non attraverso alcuna forma di costrizione o disciplina, perché più si disciplina il sé, più forte diventa il sé. Ciò che è importante è approfondire tutto questo molto profondamente e pazientemente, senza dare nulla per scontato, in modo che si inizi a capire i modi, gli scopi, i motivi e le direzioni della mente. Allora la mente arriva a uno stato in cui non c’è alcuna identificazione, e quindi nessuno sforzo per essere qualcosa; poi c’è la cessazione del sé, e questo è il reale.

      Sebbene possiamo sperimentare rapidamente e fugacemente questo stato, la difficoltà per la maggior parte di noi è che la mente si aggrappa all’esperienza e ne vuole di più; e il desiderio stesso di più è di nuovo l’inizio del sé. Ecco perché è molto importante, per quelli di noi che sono veramente seri in queste questioni, essere interiormente consapevoli del processo del nostro pensiero, osservare in silenzio le nostre motivazioni, le nostre reazioni emotive, e non semplicemente dire: “Mi conosco molto bene” – perché in realtà non lo si fa. Potresti conoscere le tue reazioni e motivazioni superficialmente, a livello cosciente, ma il sé, l'”io”, è un affare molto complesso, e per entrare nella totalità del sé è necessaria un’indagine persistente e continua senza un motivo, senza un fine in vista. Tale indagine è sicuramente una forma di meditazione.

      Questa immensa realtà non può essere trovata attraverso nessuna organizzazione, attraverso nessuna chiesa, attraverso nessun libro, attraverso qualsiasi persona o insegnante. Bisogna trovarlo per se stessi – il che significa che si deve essere completamente soli, non influenzati. Ma siamo tutti il risultato di tante influenze, di tante pressioni, conosciute e sconosciute; ed è per questo che è molto importante comprendere queste molte pressioni, influenze, ed essere dissociati da tutti, in modo che la mente diventi straordinariamente semplice, chiara. Allora forse sarà possibile sperimentare ciò che non può essere espresso a parole.

      Krishnamurti a Amburgo 1956, Talk 2

      L’umana umanità: guerre ed evoluzioni

      Studiando “I problemi dell’Umanità” di Alice Bailey, mi sono soffermato sul capitolo: la riabilitazione psicologica delle nazioni.
      Ho trovato molto interessante alcuni passaggi che si sposano molto bene con il contesto geopolitico attuale (la crisi ucraina) e mi ha fatto convergere le azioni di preghiera e meditazioni impostate, per alimentare l’eggregore di Luce e amore.

      Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso: l’egoismo dell’uomo, l’egoismo della propria Nazione.

      Gli uomini che hanno superato l’egoismo e le sue debolezze sono più interessati al bene civico e nazionale che a se stessi. Alcuni di loro, avranno anche una mentalità internazionale e si preoccuperanno del benessere dell’umanità nel suo insieme. Desiderano fortemente un mondo unico, per una sola umanità. Per raggiungere questa dimensione le nazioni dovrebbero assumere attitudini più benefiche e considerare le culture nazionali, le risorse e la capacità di servire l’umanità, come contributi al bene comune.
      L’ultima guerra mondiale fu sintomo d’immaturità, di pensiero infantile, d’assenza di controllo emotivo e della pretesa di avere ciò che non apparteneva loro.

      Di avere ciò che non apparteneva loro. Un po’ quello che viviamo oggi con la Russia e l’Ucraina?

      Eppure la recente storia, 2014, ci narra delle clamorose ingerenze nella vita interna dell’Ucraina e abbiamo assistito a un reale colpo di stato; quando nel governo ucraino entrò la statunitense Natalia Jaresco, con le sue dichiarazioni belliciste e le sue ininterrotte minacce nei confronti della Russia. Nacque un nuovo governo ucraino in chiave antirussa, spodestando e neutralizzando un presidente democraticamente eletto.

      Ma allora la verità dove sta? Chi è il buono e il cattivo? (Questa dualità che blocca l’evoluzione dell’umanità).

      Le vecchie abitudini di pensare e di reagire dei popoli sono difficili da vincere. La guerra e la pretesa di confini tracciati secondo la storia, l’amore per i possedimenti territoriali a spese di altri popoli,
      quando sembreranno liti fra fanciulli per un giocattolo favorito?

      Questo è il vero campo di battaglia principale.

      L’opinione pubblica è da rieducare. È necessario affrontare il passato, riconoscere le nuove tendenze, rinunciare ai vecchi modi di pensare e di agire, se non si vuole che l’umanità cada in abissi peggiori.

      La Russia è un grande enigma. La sua potenzialità di servire il genere umano e d’imporre il suo volere al mondo intero sorpassa quella d’ogni altra nazione.
      Si prepara alla collaborazione mondiale, ma dà prova di volere che questa si compia a modo suo cioè col controllo generale sugli altri paesi, a cominciare dalle nazioni minori alle frontiere occidentali.
      Una parte del mondo diffida profondamente della Russia, per due ragioni: anzitutto per la crudeltà dei primi stadi della rivoluzione (il periodo bolscevico) e, poi, per il successivo isolazionismo, deliberato e netto, dietro le sue frontiere. Un silenzio creativo che la Seconda guerra mondiale la obbligò ad abbandonare, per collaborare con gli altri popoli.
      La Russia è la patria di una germogliante rivelazione di grande valore spirituale e di importanza collettiva, che interessa tutto il genere umano. Ma ha suscitato fermenti negli altri paesi prima di sapere lei stessa quale rivelazione custodisce. Perciò la sua attività è prematura. Darà al mondo il vero segreto della fratellanza, ma ancora non lo conosce.
      Animata da spirito profondamente religioso, sebbene non ortodosso, svantaggiata da una miscela di tratti orientali e propositi occidentali e dalla sfiducia generata dalle prime mosse false, tenta (come in passato) di inifltrarsi nelle altre nazioni per rovesciarne la stabilità, indebolirle e costringerle nello schema che tenta di costruire. È mossa (ma inconsciamente) dal desiderio di attuare la fratellanza. Vi è accettabile questa diagnosi di quella grande incognita che è la Russia?

      Ecco qui c’è un barlume di verità: rovesciare la stabilità, indebolire e costringere le nazioni nello schema che tenta di costruire, per attuare la rivelazione, la fratellanza.

      Il problema psicologico della Russia è di badare alle dinamiche interne, stabilizzare e integrare la sua enorme popolazione e guidarla in una luce maggiore. Ma la Russia deve imparare a collaborare con le altre potenze su basi di parità. Non deve, con programma ambizioso, catturare le piccole nazioni nella sua sfera d’azione contro il loro volere e con la forza.

      Altro barlume di verità

      I Paesi devono procedere verso il proprio destino e non essere governati a forza.
      Questa grande nazione (sintesi fra Oriente e Occidente) deve governare senza crudeltà, senza violare il libero arbitrio dell’individuo, con piena fiducia nei suoi ideali oggi non ancora espressi a dovere.
      La Russia deve dare esempio di governo saggio, di libertà individuale, di sana educazione, che gli altri paesi vi si conformino, pur conservando in pari tempo la loro particolare visione spirituale, la forma di governo prescelta, il loro modo di attuare la fratellanza.
      In Russia, uomini crudeli e ambiziosi sarebbero felici di sfruttare il mondo a vantaggio del loro paese e vorrebbero imporre la volontà del proletariato su tutte le classi del mondo civile, ma ci sono anche uomini di pensiero e di larghe vedute, che vi si oppongono.

      L’unità, la pace e la sicurezza delle nazioni grandi e piccole non si possono conseguire sotto la guida di capitalisti avidi o di uomini ambiziosi e, tuttavia, in molti casi questa è la situazione.
      Così la guerra continua e l’uomo aspetta invano una decisione che porti la pace, fondata sulla sicurezza e sui giusti rapporti umani/individuali, comunitari, nazionali e internazionali che possono essere realizzati con l’azione concorde degli uomini di buona volontà di tutti i Paesi.

      La mia meditazione e quella del mio gruppo è ora orientata ad alimentare quel germoglio di rivelazione di grande valore spirituale che è insita nella Russia, per ristabilire il Piano di Luce, Amore e Potere.

      Concludo con l’invito del Maestro Djwhal Khul, che presto si realizzerà (dentro di me già è vivo):
      Vi esorto a lasciar cadere antagonismi e antipatie, odi e contrasti razziali, e pensare in termini di una sola famiglia, di una sola vita e di una sola umanità.

      Energia e spiritualità

      La scienza moderna ha dimostrato in modo convincente che l’energia è il modo di esistenza della materia. La materia densa è materia, la materia sottile è energia. Alcune energie sono ben note alle persone e da loro utilizzate, ad esempio termiche, elettriche, luminose, meccaniche, atomiche. Ci sono energie che conosciamo, ma non possiamo usare negli affari (interazione gravitazionale, debole). Ci sono anche energie sconosciute alla scienza. C’è un oceano di energia intorno a noi e anche i nostri corpi fanno parte dell’oceano, che è più denso. Alcune energie sono percepite dal sentimento umano, altre no. La regione dell’oceano energetico, che è al di là della percezione fisica, può essere definita spirituale, e a molti sembra che non ci sia più nulla di là dei suoi confini.

      Le persone che limitano la spiritualità all’energia inevitabilmente riducono a essa tutti i fenomeni della vita, vedono in essa l’inizio e la fine dell’essere e, così, affermano il materialismo camuffato dalla spiritualità energetica.

      Tutta la pratica occulta e la metafisica secolare fanno appello specificamente alla spiritualità energetica, la esplorano e, inoltre, non senza successo e sulla sua base spiegano l’esistenza del mondo e dell’uomo. 

      Un tale concetto di esistenza mondiale esclude il Dio immateriale, non energetico e, per spiegare la fonte e la forza trainante del processo mondiale, attinge al concetto della mente del mondo, che è abbastanza conveniente per gli spiriti del male e loro leader, perché svolgono le loro attività nel campo energetico mondiale. Poiché la mente è energica, in questo modo “Satana” viene messo al posto di “Dio”.

      L’esperienza spirituale dell’umanità testimonia incondizionatamente l’esistenza di piani spirituali dell’essere, di là di quelli energetici.

      L’area della spiritualità extra-energetica e, quindi, extra-materiale è così vasta, così maestosa e incomprensibile che una persona somatica può solo immaginarla. 

      Sembra un paese lontano e sconosciuto, di cui sappiamo solo che è bello, che gli abitanti sono belli e, ad alcune persone, viene talvolta data da Dio una visione di questi stati celesti, che non possono essere descritti nelle immagini terrene.

      Non esiste un confine chiaro tra i piani energetici e non energetici dell’essere. Il concetto stesso di confine perde di significato se si tiene conto che i piani dell’essere non sono lo spazio e non sono luoghi specifici, ma stati che differiscono nel corso del tempo soggettivo e nella percezione dello spazio soggettivo; nonché, altre caratteristiche di un ordine non fisico che è inaccessibile alla comprensione umana. 

      I piani dell’essere formano un continuum (sequenza continua di stati) che si estende dalla materia super-densa al piano dell’Assoluto. Quando alcune aree specifiche sono indicate su questo continuum, qualche creatura ha la capacità di sentire la sua presenza in queste aree. 

      I maestri spirituali dell’antico Oriente compresero appieno il formidabile pericolo dello sviluppo indipendente delle energie psichiche umane, dell’apertura dei chakra e, soprattutto, del Muladhara inferiore, che mantiene in forma latente l’energia sessuale generica. 

      L’emancipazione di questa energia, chiamata in Oriente Kundalini shakti (potere del serpente), sblocca il naturale, dato dalla natura (significato da Dio), la protezione della percezione dell’infra-astrale, permette di separare il corpo e l’anima durante la vita, e spalanca le porte di un essere umano per l’ingresso di spiriti maligni in esso. 

      Il problema è che è quasi impossibile chiudere queste porte e una persona cade completamente sotto il potere dei demoni. 

      Quando si rende conto dell’orrore di quello che è successo, è già impossibile cambiare qualcosa; la morte è inevitabile. Ecco perché le antiche istruzioni spirituali serie proibivano categoricamente la pratica di yoga superiori senza purificazione fisica e spirituale a lungo termine e senza la guida di un insegnante. 

      Facciamo riferimento, ad esempio, al noto sistema yoga in otto fasi di Patanjali. Va notato che nell’antichità esistevano anche numerose pratiche magiche di tipo satanico che, speculando sulla possibilità di raggiungere capacità soprannaturali, tentavano proprio le persone sulla via dello sviluppo delle energie psichiche, attraverso l’apertura dei chakra, per le quali sono stati inventati centinaia di metodi.

      La magia moderna e l’occulto hanno abbandonato del tutto tutte le restrizioni. Non parlano dei pericoli, ma li nascondono accuratamente. Ma pubblicizzano abilmente le straordinarie opportunità che si aprono a una persona. Le opportunità si aprono, ma il fatto è che il formaggio gratis è solo in una trappola per topi. 

      Qui la retribuzione non è annunciata in anticipo, ma in realtà è inevitabile. Il prezzo dei “piaceri” è un tormento infernale.

      Le persone che non credono nell’aldilà non credono nemmeno nel tormento, ma l’ingenuità non esime dalla responsabilità.

      Cristo ha chiamato l’inferno – inferno di fuoco, come immagine di un luogo puzzolente, disgustoso e sudicio. Il cristianesimo non ha iniziato ad ampliare i dettagli dei piani di esistenza, poiché esiste un solo piano che è veramente colmo di grazia per l’uomo: il Regno di Dio. Il suo proprietario è Cristo. Detiene le chiavi di questo regno e deve essere avvicinato per un passaggio. Ci ha dato speranza e fiducia, dicendo: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto; Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto».