Esoterico isterico.

La parola esoterico deriva dal greco esoterikos, derivato da esotero, comparativo di eso, che significa dentro. Il termine esoterikos è apparso, per la prima volta, nel I Filosofi in vendita, del 166 d.C. di Luciano di Samosata, che attribuì ad Aristotele, per i suoi insegnamenti esoterici (interni) ed exoterici (esterni). 

In seguito, il termine fu utilizzato per indicare le dottrine segrete insegnate da Pitagora a un gruppo selezionato di discepoli. In questo contesto, la parola fu portata in inglese nel 1655 da Tommaso Stanley nella sua Storia della filosofia.

L’esoterismo nel campo accademico, individua movimenti o filosofie religiose alternative, emarginate o dissidenti i cui sostenitori distinguono le loro credenze, pratiche ed esperienze da tradizioni religiose pubbliche, istituzionalizzate. Tra le aree di ricerca troviamo l’alchimia, l’astrologia, lo gnosticismo, l’ermetismo, la cabala, la magia, il misticismo, il neoplatonismo, molti nuovi movimenti religiosi, i movimenti occulti del diciannovesimo, ventesimo e ventunesimo secolo, il rosacrocismo, le società segrete e la teosofia.

Nella definizione funzionale di esoterico, ciò che è esoterico è interiore, nascosto agli estranei, non pubblico e, in questo contesto, associato a insegnamenti spirituali segreti o parzialmente-segreti, possiamo constatare che il misticismo rientra con naturalità. In effetti, si potrebbe affermare che il misticismo rappresenta la forma più pura di esoterismo, in quanto l’esperienza mistica è intrinsecamente esoterica, di dimensione interiore dell’esperienza religiosa chiaramente distinta dalla pratica religiosa rituale, anche se il mistico sostiene e attinge a quest’ultima.  Il misticismo è, quindi (in questa definizione), un sottoinsieme dell’esoterismo per la sua stessa natura esoterica. 

Da queste osservazioni possiamo notare che (tranne per la definizione funzionale) la caratteristica centrale dell’esoterismo è la gnosi, che significa intuizione esperienziale della natura del divino come manifestata nell’individuo e nel cosmo.  La gnosi può essere divisa in due grandi categorie: cosmologica, metafisica o trascendente. Queste non sono, tuttavia, reciprocamente esclusive ma piuttosto complementari e sovrapposte. La gnosi cosmologica è una visione della natura del cosmo, esempi ne includono l’alchimia, l’astrologia, la magia, anche se li troviamo nella gnosi metafisica.  La gnosi metafisica nella sua forma pura è mistica apofatica o via negativa e può, anche essere descritto come la trascendenza delle divisioni soggetto-oggetto o sé-altro. Nella gnosi cosmologica la dicotomia dell’altro-auto continua a esistere; mentre, nella gnosi trascendente, la distinzione dell’altro-sé svanisce nel processo di realizzazione spirituale.  Naturalmente, questa distinzione è solo indicativa, ma in ogni caso, il misticismo rappresenta una visione gnostica individuale esperienziale diretta della natura del cosmo e del divino.

 Lo studio dell’esoterismo in generale e quello del misticismo in particolare, sono in realtà studi dei cambiamenti nella coscienza. Per lo studioso di esoterismo la contezza storica e la sobrietà della mente – arricchita da un sano scetticismo e umorismo – sono doti importanti per affinare la propria capacità di entrare e presentare, in maniera semplice, modi d’intendere l’umanità e il mondo stesso.

Dualità: legge d’Amore.

La dualità è una legge naturale che governa l’intera creazione. La vita stessa è una sostanza eterea alla ricerca di un tramite che esprimi la sua natura. L’energia invisibile e non manifesta della vita, impregna e forma ciò che a occhio nudo è materia solida.

La materia è energia universale condensata e compressa nell’alchimia spirituale, solitamente definita materia primordiale. La scienza la chiama caos e lo descrive come una sostanza senza forma che permea la creazione nella sua interezza. Questa è la ragione per cui la materia primordiale attende eternamente di essere energizzata e trasformata dall’intangibile luce non manifesta dell’Essere. 

La materia attende la trasmutazione in un’infinita varietà di forme multidimensionali. Quindi, la Fonte di vita incomprensibile e non manifesta, si manifesta nella sostanza comprensibile e tangibile – chiamata materia primordiale – dandole una varietà infinita e incredibile di attributi e caratteristiche. Il Centro non manifestato dell’Essere Puro e la materia primordiale impregnano tutte le creazioni animate e inanimate manifestate allo stesso modo con le loro caratteristiche eteree.

La materia primordiale riempie l’intera creazione, eppure, sotto l’influenza dello spirito, si trasforma incessantemente in nuove forme, quindi, attraverso questi due poli completamente opposti e contrari che governano l’intera creazione, entra in gioco la Legge della Dualità, che controlla l’intero processo della vita e della creazione.

Come individui, sperimentiamo gli effetti della Legge della dualità quotidianamente, poiché fa parte della creazione stessa. Tuttavia potremmo dire che la dualità si basa sulla legge di attrazione e repulsione e quindi la creazione stessa è fondata sulla Legge della dualità. 

Ma perché è così?

Il complemento invisibile della materia primordiale è la natura insondabile dell’essere non manifestato. Ecco l’inconcepibile e straordinario paradosso che dimostra che un’essenza non manifesta, un’essenza che non appartiene alla creazione stessa e – quindi non esiste per noi – incomprensibile sia per le menti scientifiche e razionali, può in qualche modo misteriosamente causare tutta la creazione. 

Allo stesso modo, questa inconcepibile essenza è anche la fonte e la causa della coscienza. Perché? Perché senza coscienza non saremmo in grado di comprendere l’obiettivo della creazione, la ragione e la causa dell’esperienza della dualità. Chiaramente, senza la Legge della dualità, sia la coscienza e la creazione sarebbero rimaste senza forma e completamente inconsce. Pertanto, noi, come esseri coscienti, non saremmo in grado di cogliere il nostro mistero, per non parlare della nostra natura.

Perché, dunque, esiste questa Legge della dualità? Semplicemente perché se non avessimo la dualità, non desidereremmo e non cercheremmo integrità e unità. In altre parole, non saremmo spinti a tornare alla Sorgente dell’Essere non manifesta.

La dualità ci rende esseri coscienti, legando parti concrete e astratte dei nostri processi di pensiero e intuizione. È anche evidente che attraverso la dualità possiamo imparare ad armonizzare la nostra essenza non manifesta con il nostro corpo incarnato. E’ chiaro che entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro per manifestare la luce della coscienza qui sulla terra. Quindi, a livello individuale di coscienza, il nostro corpo fisico è la coppa che riceve e manifesta lo spirito non manifestato e che, attraverso la loro fusione e armonizzazione, la dualità si dissolve in unità e completezza. Inoltre, la dualità governa la creazione e la natura, poiché è solo attraverso la sua azione e il suo funzionamento che siamo condotti al centro non manifestato del puro Essere.

Il corpo fisico, come se fosse un microprocessore, ha dentro di sé sofisticati processi psichici funzionali nascosti nella dualità del corpo e della psiche, in attesa di essere risvegliati dalla coscienza. 

Quando la coscienza si risveglia nell’essere, sentirà anche il desiderio impellente di ascendere, gradualmente, a livelli sempre più alti di coscienza, snaturando la Legge della dualità poiché collegata all’eternità e all’infinito.

Tutti gli esseri umani appartengono a livelli distinti e vari di coscienza. Esiste un piano parallelo di realtà, in quanto la creazione è governata dalla Legge della dualità e la dualità stessa si basa sul potere naturale di attrazione tra il non manifesto e il manifesto. Esistono vari piani e livelli di coscienza. Pensiamo, ad esempio, il corpo fisico di un mistico illuminato, differisce da quello di un atleta. Uno è più muscoloso ma entrambi sono veicoli fisici per lo spirito e l’anima. Ma cosa possiamo dire dei loro livelli di coscienza? saranno sullo stesso livello di consapevolezza? certo che no, a meno che l’atleta non sia un mistico nel cuore, nel senso che ha aperto la sua coscienza al regno dell’astratto e dello spirituale. La coscienza ha nel suo interno un componente essenziale, un fattore armonizzante che unisce i due estremi: l’Amore. Quindi, un mistico, è un essere umano che unisce i due estremi dentro di lui, trasformandoli in una verga di illuminazione riportando l’autocoscienza al Centro non manifesto dell’Essere Puro.

Noi siamo Amore.

Una delle più grandi illusioni, per alcune persone, è credere che lo spirito umano e l’Anima siano la stessa cosa e che questi corpi di luce stazionino in un regno remoto ed etereo molto distante dal nostro vivere quotidiano. Nulla di ciò potrebbe essere più lontano dalla verità.

La nostra anima è un corpo di amore e luce, a cui possiamo connetterci attraverso ogni particella del nostro corpo fisico. È molto reale, naturale e semplice. È il luogo in cui risiedono Amore, verità, armonia e gioia; mentre, il nostro spirito è un corpo di luce minore. È il frammento che si è allontanato dal Tutto, dall’Anima stessa e, in questo stato frammentato, ha iniziato a creare un modo di vivere che non è spinto dall’amore e dalla luce delle nostre vere origini.

Nel nostro mondo abbiamo guerre, torture, malattie, abusi, povertà, ipocrisie, corruzioni per dirla in breve abbiamo mancanza di Amore ovunque. La ragione per cui sappiamo che questa mancanza di amore non è giusta, è perché noi siamo Amore e, poiché l’amore è il nostro stato naturale, è ovvio che il nostro vivere è innaturale.

E’ vero, siamo Divini, ma il modo in cui viviamo la nostra esperienza terrena, è ben lontana dalla divinità da cui deriviamo. Lo spirito ribelle (che si è allontanato dal Tutto) pensa di essere un’entità divina, ma in realtà è un’entità separata dal divino. Noi, in questo stato separato, facciamo delle scelte che non sono basate sull’Amore, ma su scelte – dettate da un ribelle – non amorevoli, per questo possiamo affermare che lo spirito non è un essere divino. È fondamentale comprendere questo passo, in modo da poter riflettere in noi stessi e richiamare tutto ciò che non è amore e che ha messo radici in noi, per poi tornare alla nostra origine divina. Siamo qui sulla terra per evolverci, per unire all’anima, lo spirito e tornare alla nostra origine, al nostro modo naturale di essere, con le nostre azioni quotidiane.

L’Anima è Divina e funziona solo con l’Amore e lo spirito lavora con tutto ciò che non è amore. Il viaggio spirituale, la nostra evoluzione è rendere nullo lo spirito, in modo da poter diventare pieno di Anima, di Amore.

Ci sono, dunque, due fonti di energia da scegliere per vivere ed esprimere ciò che siamo: tutto ciò che è amore (anima) o, tutto ciò che non è amore (spirito). Pertanto è molto utile comprendere e sperimentare la differenza tra i due. Il primo passo è essere aperti alla possibilità che queste due energie esistano. Una volta consolidata, diventa sempre più semplice e la vita inizierà a cambiare.

Dobbiamo, innanzitutto, occuparci delle nostre ferite, perché un essere ferito non riuscirebbe ad accettare il grande Amore dell’Anima; inoltre, aggrapparsi alle proprie ferite è in verità un Giudizio. L’Anima, come il suo divino creatore, non giudica, quindi, non si può accettare la pienezza dell’Anima se la tieni fuori, aggrappato alle ferite. Ferite che peraltro provengono da altri e non vediamo come le scelte personali hanno portato quei dolori come un riflesso delle scelte stesse.

La parola Anima deriva dall’antica parola inglese sawol, sawel che significa anima, vita, essere, spirito. Sembra, inoltre, derivare da un concetto tedesco attraverso la parola greca psiche, che significa vita, spirito, respiro, coscienza, principio invisibile che anima. La parola psiche, a sua volta, deriva dal verbo raffreddare, soffiare, riferendosi così al respiro vitale, all’essenza e al principio stesso che dà vita e anima ogni essere vivente, in altre parole, la scintilla divina. Anche la parola latina anima si riferisce al respiro vitale che, in verità, ha origine dall’unico respiro a cui siamo tutti collegati, il respiro divino di Dio (o Creatore o Padre).

Queste tre parole spirito, psiche e anima si riferiscono tutte al principio o essenza vitale, che opera attraverso il corpo fisico. Questa essenza, la nostra essenza, è eterna, immutabile, sempre esistente e per la quale non esiste né nascita né morte.

Il fatto stesso che i termini anima e spirito appartengano entrambi nel loro contesto originale al “respiro vitale” di Dio, indica che la vera casa dello spirito è, ed è sempre stata, in unione con l’Anima (già ben prima di separarsi e perseguire l’individualità). Tuttavia, poiché ora viviamo principalmente attraverso la luce dello spirito in separazione con l’Anima, questi due termini non possono essere usati, come erroneamente alcuni fanno, come sinonimi.

La nostra anima ci spinge da sempre, coerentemente e amorevolmente a tornare verso l’amore che siamo. Nella nostra era, oggi più che mai, la Luce dell’Anima è semplicemente disponibile e accessibile per ognuno di noi, che desidera connettersi. Ma, affinché l’amore sia reintegrato come il nostro unico vero modo di vivere e vero corpo di luce, dobbiamo rinunciare al nostro ribelle spirito, ai nostri modi senza amore e accettare che l’esistenza finora fatta, in separazione con il Tutto, non funzioni.

Il percorso di ritorno alla nostra ANIMA è attraverso l’amore che siamo in grado di vivere all’interno dei nostri corpi, e l’uno con l’altro, e quindi l’ANIMA non è un corpo elevato, mistico, celeste a cui possiamo sfuggire per non sentire l’orrore del mondo. È un meraviglioso corpo di puro Amore, che in realtà, ci chiama a essere più presenti nei nostri corpi fisici e impegnati nella vita quotidiana, in un modo reale e pratico.

La nostra ANIMA è ciò che siamo e siamo Amore.

La Morte non esiste, è

 Intervista New York University 2017

Nel 2017 una ricercatrice della New York University mi intervistò, per la realizzazione di un documentario sulla Morte. Sono trascorsi circa due anni e alcuni concetti espressi si sono evoluti. I passi che compiamo ogni giorno ci conducono al centro di noi stessi, la vita è un continuo divenire, una continua trasformazione verso livelli più elevati di coscienza. Di pari passo la conoscenza e il sapere si evolvono, sostenuti e alimentati dai percorsi iniziatici (siano essi di natura spirituale, culturale, teosofico, rosa-crociano, massonico, etc.)  che lavorano silenziosamente dentro di noi. Così ho sentito il bisogno di parlare ancora a me stesso della Morte e, sono certo, che altre astrazioni – nel prossimo futuro – arricchiranno i miei dubbi, perché la Morte non esiste, ella o essa è.

La morte non esiste, è l’ingresso in una vita più piena. Tranne nei casi di morte violenta e improvvisa, che come una scarica elettrica emette un senso istantaneo di pericolo e distruzione, la morte è letteralmente un sonno e un oblio. Per taluni la morte è una continuazione del processo di vita con i propri interessi e tendenze, in cui la sua coscienza e il senso di consapevolezza sono gli stessi. Per gli egoisti, i criminali e quelle persone che vivono solo per gli aspetti materiali, esiste la condizione “vincolata alla terra“. I vizi, pregiudizi e tutti i loro desideri hanno forgiato con la terra un forte legame e cercano, disperatamente e con ogni mezzo possibile, di rientrare. In alcuni casi, un grande amore o la mancata realizzazione di un dovere, mantiene una condizione simile. Per altri è un ingresso immediato in una sfera di servizio e di espressione che riconosce come già vissuto. Nelle ore di sonno ha sviluppato un campo di servizio attivo e di apprendimento, ora lavora semplicemente in esso per tutte le ore, invece che per le sue solite poche ore di sonno.

La mente dell’uomo è così poco sviluppata che la paura dell’ignoto e l’attaccamento alla forma hanno portato a una situazione in cui, uno degli eventi più benefici nel ciclo di vita (non solo per un Figlio di Dio incarnato) è considerato come qualcosa da evitare e rimandare il più tardi possibile. La morte, se solo potessimo rendercene conto, è una delle nostre attività più praticate. Siamo morti molte volte e moriremo ancora e ancora. La morte è essenzialmente una questione di coscienza. Siamo consapevoli di un momento sul piano fisico e un attimo dopo ci siamo ritirati su un altro piano e siamo attivamente coscienti lì. Fino a quando la nostra coscienza sarà identificata con l’aspetto della forma, la morte ci riserverà il suo antico terrore. Solo quando saremo capaci di focalizzare la nostra coscienza e il senso di consapevolezza in qualsiasi forma, o piano non conosceremo più la morte.

Gli uomini tendono a dimenticare che ogni notte, nelle ore del sonno, si muore sul piano fisico e si vive altrove, su altri piani. Dimenticano che sanno già lasciare il corpo fisico con facilità, quando, ad esempio, perdono i sensi o svengono; purtroppo non si riesce a ricordare di esser svenuti e del successivo intervallo di vita attiva, non si riesce a mettere in relazione morte e sonno. Il processo del sonno quotidiano e il processo del morire ordinario sono identici, con l’unica differenza che nel sonno il filo magnetico o la corrente energetica lungo la quale la forza vitale scorre è intatta e costituisce la via del ritorno al corpo. Nella morte, questo filo conduttore è spezzato, quando ciò accade l’entità cosciente non può ritornare al corpo fisico denso e, quel corpo, privo del principio di coerenza, si disintegra.

I giovani dimenticano, e giustamente dimenticano, l’inevitabilità di quel definitivo distacco simbolico che chiamiamo Morte. Quando la vita ha fatto la sua parte e l’età ha preso il suo tributo l’uomo, stanco e stanco del mondo, non ha paura del processo di distacco e cerca di non aggrapparsi a ciò che prima era desiderato. Accoglie la morte rinunciando con naturalezza a ciò che prima aveva assorbito la sua attenzione. 

La coscienza umana comprende la morte con il dolore e l’associa alla perdita solo perché s’identifica con la forma e non con la coscienza dell’anima. Nel momento in cui l’uomo si riconoscerà con l’anima, e non con la sua forma, comprenderà la Legge del Sacrificio.  Naturalmente sceglierà di morire ma senza dolore e nessuna cognizione della morte intesa come fine di tutto.

L’intento è che l’uomo muoia, come ogni uomo deve morire su richiesta della propria anima. Quando l’uomo ha raggiunto uno stato superiore nell’evoluzione, con la deliberazione e la scelta del tempo, si ritirerà coscientemente dal suo corpo fisico. Rimarrà silente e vuota dell’anima, priva di luce, eppure sana e integra, si disintegrerà, sotto il processo naturale e i suoi atomi costituenti ritorneranno nell’unità d’attesa finché non saranno nuovamente richiesti per incarnarsi. Ancora una volta, sul lato soggettivo della vita, il processo si ripete, ma molti hanno già imparato a ritirarsi dal corpo astrale senza essere soggetti a quell’impatto nella nebbia, che è il modo simbolico di descrive la morte dell’uomo sul piano astrale, poi si ritira al livello mentale.

La morte è presente sul pianeta sin dalla stessa notte del tempo stesso, le forme sono venute e se ne sono andate, la morte ha sopraffatto piante e alberi, animali e le forme di esseri umani per incalcolabili anni. Eppure il nostro pianeta non è un ossario, come potrebbe benissimo essere di fronte a questo fatto, ma è ancora bella e intatta dall’uomo. I processi di morte e la dissoluzione delle forme, procede in ogni momento senza produrre contaminazione o deturpazione della superficie terrestre. I risultati della dissoluzione hanno un effetto magnifico, riflettete su questa magnifica attività e sulla bellezza del piano divino di morte e scomparsa.

Il ciclo in cui viviamo ora ha visto la più grande distruzione di forme umane nell’intera storia del nostro pianeta. Non c’è stata distruzione di esseri umani. Vorrei soffermarmi su questa asserzione. A causa di questa distruzione totale, l’umanità ha fatto un rapido avanzamento verso un atteggiamento più sereno in connessione con la morte. Questo non è ancora chiaro ma, tra qualche anno, il nuovo atteggiamento inizierà a essere segnato e la paura della morte comincerà a spegnersi. Il mondo sarà anche in gran parte dovuto all’aumentata sensibilità dell’apparato di risposta umana, che porterà a un rivolgimento interiore un nuovo orientamento della mente umana, con risultati imprevedibili.

La morte libera la vita individualizzata in un’esistenza meno angusta e confinata e, alla fine, quando il processo della morte è stato applicato nella vita dell’universalità, questo è un punto d’inesprimibile felicità. Il peccato dell’omicidio, in realtà, è basato sul fatto che interferisce con lo scopo dell’anima e non sull’uccisione di un particolare corpo fisico umano. La morte appare spesso così priva di scopo, questo perché l’intenzione dell’anima non è nota. Lo sviluppo del passato, attraverso il processo d’incarnazione, rimane una questione nascosta. Le antiche eredità e gli ambienti sono ignorati e il riconoscimento della voce dell’anima non è generalmente sviluppato. Queste sono le questioni, tuttavia, che sono sul vero e proprio limite del riconoscimento.

La morte per l’uomo pensante medio è un punto di crisi catastrofica. E’ la cessazione e la fine di tutto ciò che è stato amato, di ciò che è familiare e desiderabile. E’ un’entrata precipitosa nell’ignoto, nell’incertezza, e brusca conclusione di tutti i piani e progetti. Non importa quanta vera fede nei valori spirituali possa essere presente, non importa quanto sia chiara la razionalizzazione della mente possa essere un’immortalità annessa, non importa quanto siano conclusive le prove della persistenza e dell’eternità. Rimane ancora un interrogatorio, un riconoscimento della possibilità di completa finalità e negazione e fine di ogni attività, pensieri, emozioni, desideri, aspirazioni e intenzioni che si concentrano attorno al nucleo centrale dell’essere umano.

La morte è, di per sé, un’opera di risurrezione, dovremo imparare a considerare la morte come un atto di restituzione. Quando ci riusciremo, assumerà una nuova luce e diventerà parte integrante, riconosciuto e desiderato, di un processo di vita costante. Qual è, dunque, il compito principale dei gruppi di guarigione? è preparare gli esseri umani a considerare come aspetto riparatore la morte e, quindi, dare a quel nemico finora temuto dell’umanità, un significato nuovo e più felice. Se si lavorasse su queste linee di pensiero, i temi della morte si ripeterebbero costantemente con un nuovo atteggiamento nei confronti del morire.

I gruppi di guarigione devono prepararsi ad affrontare questa condizione fondamentale per tutti i viventi e una parte importante del loro lavoro sarà la spiegazione del principio della morte.  L’anima deve tornare da colui che l’ha data. Non come una restituzione forzata e temuta, che genera paura e porta ovunque uomini e donne a reclamare la guarigione fisica del corpo, enfatizzando il prolungamento dell’esistenza terrena come il fattore più importante nelle loro vite.

Questi atteggiamenti sbagliati devono finire. La morte diventerà un processo normale e comprensibile, normale come il processo di nascita, sebbene evochi meno dolore e paura.

Le parole: terra alla terra e polvere in polvere, così familiari nei rituali di sepoltura dell’Occidente, si riferiscono a questo atto di restituzione e connotano il ritorno degli elementi del corpo fisico al serbatoio originale della materia e, della sostanza della forma vitale per il serbatoio eterico generale.

Le parole: lo spirito ritornerà al Dio che l’ha dato, sono un riferimento distorto all’assorbimento dell’anima da parte dell’anima universale. I rituali ordinari, tuttavia, non riescono a enfatizzarlo è quell’anima individualizzata, in procinto di riassorbimento, che istituisce e ordina mediante un atto della volontà spirituale, quella restituzione.

L’arte del morire, è qualcosa che tutti gli uomini dovrebbero apprendere, sia se seriamente malati e sia se godono di buona salute, attraverso il pensiero corretto e la sana attesa. La riluttanza ad affrontarlo con comprensione, sono dovute all’enfasi che si pone sul corpo fisico e la facilità con cui s’identificano con esso, dettato anche sul senso iniziale di solitudine che si prova sulla perdita di un familiare.

Eppure la solitudine che si manifesta dopo la morte, quando l’uomo si ritrova senza un veicolo fisico, non è nulla rispetto alla solitudine della nascita. Alla nascita, l’anima si trova in un ambiente nuovo. Immersa in un corpo che è in un primo momento del tutto incompetente a prendersi cura di sé, o di stabilire un contatto intelligente con le condizioni circostanti per un lungo periodo di tempo. L’uomo entra in incarnazione senza alcun ricordo sull’identità o il significato. Questa solitudine scompare gradualmente man mano che fa i suoi contatti con la sua personalità. Scopre coloro che sono congeniali a lui e, alla fine, si raduna attorno a lui quelli che chiama i suoi amici. Dopo la morte non è così, perché l’uomo trova dall’altra parte del velo quelli che conosce e che sono stati collegati con lui nella vita del piano fisico e non è mai solo. E’, anche, consapevole di coloro che sono ancora nei corpi fisici. Può vederli, può sintonizzarsi sulle loro emozioni e sul loro pensiero, perché il cervello fisico, essendo non-esistente, non agisce più come deterrente. Se la gente sapesse, la nascita sarebbe l’esperienza che temerebbero e non la morte, poiché la nascita segreta l’anima nella vera prigione e la morte fisica è il primo passo verso la liberazione.

Felice vita

Francesco Garruba DK

Bibliografia: Trattato sulla magia bianca – Psicologia esoterica – Guarigione esoterica – Discepolato nella New Age

Colore delle pietre, proprietà e suggerimenti.

Arancioni

Le gemme arancioni contengono alcune delle energie ignee del rosso, ma sono più delicate con uno spirito più creativo. Sono usati per promuovere il potere personale e sono utili per le persone che potrebbero usare più autostima. Trasportare o posizionare pietre preziose arancioni in casa o in ufficio per stimolare la creatività, la velocità mentale e la capacità di adattarsi ai cambiamenti. 

Metti un po’ di arancio nella tua vita quando vuoi ravvivare le cose quando le senti pesanti, essere più coinvolto in qualcosa, aumentare la creatività e dare sollievo alle cose che diventano troppo serie.

Pietre: corniola, pietra del sole.

Bianche

Le gemme bianche funzionano a tutti i livelli fisico, mentale ed emotivo. Il cristallo amplifica i poteri di altre pietre. Le pietre bianche hanno la capacità di vibrare le sue energie a tutte le frequenze di colore. Il bianco ha le vibrazioni di purificazione e può essere usato per cancellare blocchi dal tuo percorso.

Metti un po’di bianco nella tua vita quando vuoi ripulire il disordine e gli ostacoli, iniziare un nuovo inizio, ottenere chiarezza mentale, purificare pensieri o azioni e migliora l’abilità di guarigione.

Pietre: quarzo di cristallo, pietra di luna, topazio bianco, opale.

Blu

Le gemme blu promuovono la pace e sono usate per calmare le emozioni frastagliate. Offrono ispirazione e migliorano la qualità della comunicazione. Aiutano a sintonizzarsi con i regni superiori.

Metti un po’ di blu nella tua vita quando vuoi calma e rilassamento, contrastare il caos o l’agitazione, aprire il flusso di comunicazione, ampliare la tua prospettiva nell’apprendimento di nuove informazioni e generare una maggiore capacità intellettuale.

Pietre: agata, acquamarina, lapislazzuli, turchese, zaffiro.

Gialle

Le gemme gialle aiutano a promuovere la capacità di esprimere se stessi. Sono pietre eccellenti per scrittori e oratori pubblici per aumentare l’eloquenza. Le pietre gialle stimolano il movimento e la consapevolezza mentale. Sono usati per migliorare le capacità decisionali.

Metti un po’ di giallo nella tua vita quando vuoi far chiarezza nel processo decisionale, saggezza e forza di volontà, rimuovere nervosismo, esaurimento, memoria più acuta e capacità di concentrazione.

Pietre: Citrino, Diaspro, Topazio giallo, Ambra, Quarzo limone.

Marroni

Le pietre preziose marroni fungono da forza radicale e promuovono la stabilità e un pensiero chiaro, specialmente per i praticanti spirituali.

Metti un po ‘di marrone nella tua vita quando vuoi un solido sentimento salutare, messa a terra, una connessione con la terra naturale e la stabilità che ciò comporta, ordine e convenzione.

Pietre: agata, legno pietrificato.

Nere

Le gemme nere simboleggiano l’autocontrollo e la resilienza. Le pietre nere deviano le energie negative, hanno energie protettive nel senso che il nero è l’assenza di luce e, quindi, può essere usato per creare l’invisibilità.

Metti un po’ di nero nella tua vita quando vuoi la protezione da eventuali energie psichiche negative che influenzano.

Pietre: tormalina nera, agata nera, onice, ossidiana

Rosa

Le gemme rosa possono essere utilizzate per promuovere l’amore, l’autostima, l’ordine e la protezione dalla violenza o dall’aggressione. Metti pietre preziose rosa intorno a casa o in ufficio per stimolare l’amore e aumentare la pace e l’armonia.

Metti un po’ di rosa nella tua vita quando vuoi sentimenti calmi, neutralizzare il disordine, rilassamento, accettazione, contentezza, potere d’amore o auto-amore.

Pietre: quarzo rosa, rodonite, tormalina rosa, calcedonio, zaffiro rosa.

Rosse

La gemma rossa attiva il chakra di base. Può essere usato per rafforzare il corpo, promuovere la forza di volontà e il coraggio, aggiungere vitalità. Porta o posiziona pietre preziose rosse intorno a casa o in ufficio per stimolare la vitalità e l’energia. E’ una pietra per la prosperità e l’abbondanza.

Metti un po’di rosso nella tua vita quando vuoi maggiore entusiasmo e interesse, più energia e sicurezza, azione e sicurezza per raggiungere i tuoi sogni, protezione da paure e ansie, attrarre prosperità e abbondanza.

Pietre: Rubino, Granato, Diaspro Rosso, Corallo Rosso, Pietra di Sangue.

Verdi

Il verde è un colore di guarigione. Trasportare, indossare o mettere pietre preziose verdi intorno a casa o in ufficio per promuovere l’equilibrio, il cambiamento e la crescita. Aiutano ad alleviare la stanchezza cronica e l’esaurimento.

Metti un po’ di verde nella tua vita quando vuoi un nuovo stato di equilibrio e bisogno di cambiamento, alleviare da stanchezza cronica e stanchezza, libertà di perseguire nuove idee e promuovere il tatto e la diplomazia.

Pietre: giada, avventurina, smeraldo, malachite, avventurina, tormalina verde, peridoto, agnello muschio.

Viola

Viola è il colore dello scopo. La viola è associata al chakra della corona. Le gemme viola sono associate al misticismo e alla purificazione. Sono usati per la meditazione e per affinare la consapevolezza psichica, la connessione con il sé superiore e per aumentare l’immaginazione e l’ispirazione. Ottimo anche per stati mentali stressati ed emicrania.

Metti un po’ di viola nella tua vita quando vuoi usare la tua immaginazione al massimo, riequilibrare la tua vita e rimuovere gli ostacoli, la protezione spirituale e divina, calmare l’attività o energizzare dalla depressione e dallo stato mentale stressato.

Pietre: Ametista, Fluorite.

Il Gran maestro Alessandro Cagliostro

L’Illuminismo, o secolo dei Lumi, fu un vasto movimento spirituale (di cultura), nato in Inghilterra nel XVII secolo e diffusosi poi in Francia e nel resto del continente, che si caratterizzò per la totale fiducia nella ragione e nella sua capacità di emancipare l’umanità dal fanatismo religioso e soprattutto di liberarla dall’ignoranza e dalle superstizioni. Nel settecento, alcune realtà massoniche in Europa inserirono i principi illuministi all’interno dei loro rituali, snaturandone le origini esoteriche e iniziatiche. In questi casi, il rituale, strumento indispensabile in un’organizzazione iniziatica, è stato a poco a poco svuotato del suo vero significato simbolico e sostituito da memorie e interpretazioni caratterizzati da una desolante banalità e da un piatto moralismo, secondo il gusto del “secolo dei Lumi.” Il Grande Oriente di Francia, ad esempio, e quella che più assorbì gli ideali illuministi, al punto da arrivare a togliere dai suoi rituali, nel 1877, qualsiasi riferimento al Grande Architetto dell’Universo. Per il Grande Oriente di Francia il perfezionamento personale consiste nell’insegnare agli uomini a parlare in pubblico, a essere tolleranti, a dibattere liberamente, a votare e a comportarsi con moderazione. Ma allora quale necessità c’è di consacrare Templi e Logge, indossare paramenti, creare rituali e simbologie con profondi significati esoterici e filosofici, solo per raggiungere propositi che qualsiasi associazione può promuovere? Su Cagliostro si è scritto tantissimo, di tutto e di più. Alchimista, guaritore, veggente ma anche avventuriero, ciarlatano, impostore. Ma chi fu il conte Cagliostro? E davvero si chiamò Cagliostro e fu conte? Ancora oggi, dopo che, per secoli, fiumi d’inchiostro ne hanno alimentato il mito, permangono tanti enigmi sulla sua figura e sulla sua vita. Su una cosa Cagliostro ebbe ragione: “La verità su di me non sarà mai scritta, perché nessuno la conosce”.

Ed è stato proprio durante questa ricerca della verità, che il mio cuore ha sentito la sua anima e mi ha parlato, come se dovesse ancora liberarsi da quelle catene, che lo tenevano imprigionato nella fortezza di San Leo.

“Caro Drakonero, fratello mio, Voi non sapete cosa era nel settecento la vostra terra natia. Violentata da ciò che gli storici definiscono l’età dei Lumi. Illuminata dalla fanatica ricerca della verità attraverso la ragione. Dio ci scampi!”

”…ma Gran Maestro sostenevano la tolleranza e la pacifica convivenza tra le diverse religioni”.

“Menzogne! Rammentate che Dio non interviene nelle vicende umane, è l’architetto del mondo, ma non interviene. Sappiate che la tolleranza, quella che vi hanno tramandato i vostri padri non esisteva. Vigea una grande ostilità verso le religioni e i riti di magia, animate da sentimenti critici verso il passato e di apertura verso le conquiste scientifiche. Affidarsi alla ragione significava respingere il valore della tradizione ”.

“Ma… Gran Maestro, era il libero pensiero, il cosiddetto libertinismo che proponeva anche, grazie alla ragione, che gli uomini potessero ricercare la felicità e migliorare la società”.

“Taci insulso uomo! Inquisitori e giuristi, teologi e giudici, dilagava la Santa Inquisizione; la Chiesa condannò l’Illuminismo e gli illuministi con i preti e sacerdoti, alimentarono i processi alle streghe! Che mai volete sapere voi! Fummo anche costretti a riunirci di nascosto.

“Permettetemi di dissentire. Mi presento sono Lorenza Feliciani, contessa di Cagliostro, moglie di Alessandro conte di Cagliostro. Per comprendere chi fu mio marito e quale fu la sua missione per l’umanità, bisogna saper cercare la verità. La storia è avvelenata tra le trame di un potere che ha tentato di demolire la sua autenticità. E costui che parla non è il mio amato. Il Compendio (vedi nota 1) che Voi Milord state leggendo, è un’opera denigratoria costruita ad arte dal monsignor Barbieri. E, su queste errate rilevazioni si basano le accuse di impostura rivolte al vero Cagliostro che, in realtà, fu un grande iniziato”.

“Mia contessa, il Compedio è stato utilizzato da scrittori e biografi del mio secolo”.

“Milord, esiste una fonte più veritiera, è una raccolta di scritture legali, il Fondo Vittorio Emanuele 245 (vedi nota 2). E’ un documento composto da 800 carte. Questa raccolta contiene preziose informazioni su quanto era emerso dall’istruttoria a carico di Cagliostro e altri documenti di grande interesse”.

E così, la mia ricerca si è orientata sul Fondo Vittorio Emanuele 245 e ho potuto constare che purtroppo la storia ci ha consegnato una verità volutamente distorta. Ancora oggi, la maggior parte delle persone, credono che Cagliostro sia stato Giuseppe Balsamo, che era un imbroglione usato dall’inquisizione per condannare e offuscare la sua figura. Cagliostro è l’ultimo grande perseguitato a non rinnegare le proprie idee, a non piegarsi alle torture e alle umiliazioni (altri hanno ritrattato: Cagliostro e Giordano Bruno NO).

Per questo durante la sua vita e dopo la sua scomparsa, è stata montata la più grande congiura e la più grande montagna di calunnie. Anche la sua storia è stata falsificata, Cagliostro è stato uno dei più grandi geni che l’umanità ha mai avuto, fu il fondatore e Maestro della scuola iniziatica Antlidea, la Massoneria egizia, i cui pilastri della legge universale: Giustizia, Pace e Amore erano l’iniziazione e il gradino più importante da realizzare. Ereditò il segreto della trasmutazione operò in tutta Europa distaccandosi dalle corrotte associazioni del tempo, affermando che la vera massoneria era quella antica, quella che innalzava lo spirito ai valori dell’imponderabile. Quindi, per screditare la sua personalità, fu tessuta una grande congiura e gli fu affiancata la figura di Giuseppe Balsamo. Balsamo fu pagato per recitare, con sua moglie Serafina, il ruolo di Cagliostro e della Lorenza Feliciani. La messinscena trasse inganno molti all’epoca, (Giacomo Casanova, lo scrittore e poeta Goethe e tanti altri)  che conobbero Balsamo e sua moglie e, credettero di aver incontrato il Conte Cagliostro e la sua Lorenza.

Ma come Cagliostro, anche Balsamo fu imprigionato a Roma, a Castel Sant’Angelo, e quando non servì più, fece la sua fine insieme alla sua compagna Serafina. Così Cagliostro subì l’eredità dell’impostore Balsamo e con il duplice nome fu messo in carcere nella prigione papalina di San Leo di Montefeltro. L’Opera di Cagliostro volta alla trasformazione interiore, attraverso una perfetta conoscenza delle leggi dello spirito, fu accompagnata e sostenuta da altri grandi personaggi come il filosofo e moralista Voltaire, il conte di Saint Germain e dal suo discepolo Louis Claude de Saint-Martin. Con il proprio impegno e la propria conoscenza, Cagliostro cercò di dare vita a una grande e unica fratellanza, ma non vi riuscì. E allora portò avanti il suo rito collegato ai veri valori esoterici e, attraverso un lavoro potente e solitario, riuscì con l’alchimia a penetrare i grandi segreti dei grandi iniziati.

A Roma, Cagliostro fu consigliere di Papa Clemente XIII. Il Conte aveva libero accesso alle stanze papali. Spesso consigliava il pontefice anche su affari interni della Chiesa, tant’è che fu introdotto alla corte di grandi personaggi del papato dal Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Manuel Pinto de Fonseca. La sua fama di guaritore e benefattore si sparse ovunque e non chiedeva niente a nessuno. Non vi è, infatti, a suo carico nessuna accusa di speculazione.

Cagliostro guariva imponendo le mani, come un pranoterapeuta senza uso di altri strumenti, ma fu anche un operatore dalle capacità ipnotiche e magnetiche.

Il Papa tentò di liberarsi definitivamente del personaggio scomodo di Cagliostro e quando fu condannato il 7 aprile del 1790, fece bruciare pubblicamente in piazza della Minerva tutti i suoi simboli, rituali e vari documenti. Trattenuto nelle carceri di Castel Sant’Angelo sotto stretta sorveglianza, Cagliostro attese per alcuni mesi l’inizio del processo. Al consiglio giudicante, dunque, presieduto dal cardinale segretario di Stato Zelada, egli appare colpevole di eresia, massoneria e attività sediziose.

Quando la condanna fu tramutata in carcere a vita, fu trasportato nella prigione papalina di Montefeltro. Cagliostro non poté più uscire, finché, dopo alcuni anni, al mattino presto, le guardie si accorsero che dalla cella – per quanto murato vivo, imprigionato e legato al muro attraverso una catena – Cagliostro era scomparso. Temendo per la sua testa il governatore fece uccidere un altro prigioniero. Lo sventurato venne sepolto in un luogo segreto in terra sconsacrata affermando che Cagliostro non aveva mai voluto né confessarsi né redimersi, mentre in realtà non era così. E in questo lo dimostra la scrittura ritrovata nella cella, che lui aveva fatto con il proprio sangue e con un pelo della sua barba che era una invocazione alla Madre Celeste di cui era devotissimo. La congiura riuscì anche perché vi erano troppe teste in ballo compresa quella dell’arciprete Marini che redasse il falso atto di morte, affermando che Cagliostro era morto per un colpo apoplettico, quindi il cardinale Zelada credette alla messa in scena e se ne tornò a Roma.

Ma Cagliostro non era morto ci sono lettere da San Leo inviate ai fratelli della Loggia di Lione, nelle quali si parla di fatti avvenuti dopo la data della sua presunta morte, tra cui la descrizione di un terremoto che colpì San Leo. Poi fu visto a Malta, Strasburgo a Parigi il giorno stesso della presa della Bastiglia come fu visto il conte di Saint Germain anch’egli, allora, non più presente nel mondo fisico.

Qualche riga dal memoriale di Cagliostro, per comprendere bene la sua natura: “Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo, al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza e se mi immergo nel mio pensiero rifacendo il corso degli anni, se proietto il mio spirito verso un modo di vivere lontano da colui che voi percepite, io divento colui che desidero. Partecipando coscientemente all’essere assoluto, regolo la mia azione secondo il meglio che mi circonda. Il mio nome è quello della mia funzione e io lo scelgo, così come scelgo la mia funzione, perché sono libero; il mio Paese è quello dove fermo momentaneamente i miei passi. Io non sono nato dalla carne, né dalla volontà dell’uomo, sono nato dallo spirito. Il mio nome, che è mio, quello che scelsi per apparire in mezzo a voi, ecco quello che reclamo. Quelli che mi sono stati dati alla mia nascita o durante la mia giovinezza, quelli per i quali fui conosciuto, sono di altri tempi e luoghi; li ho lasciati, come avrò lasciato domani dei vestiti passati di moda e ormai inutili. Tutti gli uomini sono miei fratelli, tutti i paesi mi sono cari, io li percorro ovunque, affinché lo spirito possa discendere da una strada e venire verso di noi. Io non domando ai Re, di cui rispetto la potenza, che l’ospitalità sulle loro terre e, quando questa mi è accordata, passo facendo attorno a me il più bene possibile: ma non faccio che passare. Sono un nobile viandante? Come il vento del Sud, come la splendente luce del mezzogiorno che caratterizza la piena conoscenza delle cose e la comunione attiva con Dio, così io vado verso il Nord, verso la nebbia e il freddo, abbandonando ovunque al mio passaggio qualche parte di me spendendomi, diminuendomi in ogni fermata, ma lasciandovi un po’ di luce, un po’ di calore, fino a quando io non sia infine arrivato e stabilito al termine della mia carriera: allora la rosa fiorirà sulla croce”.

Dunque gli atti del processo non sono mai stati resi noti e in realtà si ritiene che egli non sia mai morto ma asceso, come fanno molti maestri che conosciamo. A chiunque si chiedesse perché Cagliostro fu imprigionato come un mortale la risposta è che ancora non siamo in grado di comprendere gli alti disegni divini, che consentono – grazie al sacrificio di grandi maestri come lui – di donare all’umanità luce e consapevolezza.

Concludo con una riflessione sul simbolo magico di Cagliostro, che era racchiuso nel suo sigillo rappresentato da un serpente dritto sulla coda nell’atto di mordere una mela, mentre è trapassato da una freccia verso il basso che lo fa sanguinare. Alcuni studiosi ritengono che il Grande Cofto, giunto ai massimi gradi delle società iniziatiche, abbia condensato tutta la propria conoscenza. Sono molte le interpretazioni date a questa forma simbolica.

Alcuni, ad esempio, la interpretano come raffigurazione della realizzazione iniziatica: il serpente, forma terrena ed involuta, conquista il frutto della conoscenza e di conseguenza muore, rinascendo a nuova vita più evoluta. Nella tradizione segreta, il serpente simboleggia la S, mentre la freccia la I. Sono le iniziali di Superiore Incognito, uno dei gradi massimi delle società segrete iniziatiche.

C’è poi un legame con il serpente tentatore dell’Eden, che ha afferrato la mela – frutto dell’albero della Conoscenza del bene e del male – ma non può morderla, perché la forza divina lo trafigge. Questo stesso serpente è messo ai piedi della Vergine Purissima, perché la verginità e la purità lo condannano all’immobilità e lo dominano completamente.

Secondo la Bibbia, il serpente di bronzo rappresenta un dio pagano a forma di serpente che rese onore a Mosè e che trovò posto nel mitico tempio di Salomone. Mosè e Salomone sono due punti fermi per la dottrina cagliostriana del rito egiziano. Cagliostro collegava anche le sette spire del serpente arrotolato su se stesso ai 7 metalli, alle 7 note, ai 7 colori, ai 7 pianeti ma poi per il Conte le 7 spire non sono altro che le sette sfere planetarie che l’anima deve superare per giungere all’immortalità.

In questo simbolo sono raffigurati i quattro elementi della filosofia antica: la terra rappresentata da un piccolo lembo di spiaggia, l’acqua dall’onda marina, l’aria dal cielo nuvoloso del paesaggio, il fuoco da un serpente dalla forma sinuosa, il cui profilo s’innalza in mezzo ai flutti. Ad un primo esame possiamo quindi vedere nel sigillo la materia nella sua faticosa ascesa verso l’integrale purezza, passando dalla forma compatta e solida (terra) alla forma liquida (acqua), e poi allo stato gassoso (aria) ed allo stato raggiante (fuoco).

Ma è la forma sinuosa del serpente, oltre alla freccia e alle gocce di sangue, che fa assumere al nostro sigillo un significato esoterico ancora più profondo. In effetti, il serpente e la freccia danno all’osservatore l’idea di una clessidra, che appare quasi vuota: restano soltanto due gocce di sangue e una terza è raffigurata solo per metà e tutte insieme sembrano indicare che il tempo stabilito è ormai trascorso.

Il sigillo di Cagliostro potrebbe, dunque, essere anche interpretato come un enigmatico messaggio lasciato ai posteri sul destino che attende l’umanità e, in cui, il grande avventuriero volle fissare, come in un istante, l’inesorabile marcia del tempo concesso agli uomini per redimersi.

Ma il nostro sigillo può trovare anche una spiegazione come simbolo più strettamente alchemico. Il Serpente è allora l’ideale rappresentazione del principio alchemico primordiale, detto anche mercurio iniziale, che è scorrevole come l’acqua e come questa serpeggia. A livello di terminologia spagirica, nel lavoro chimico la freccia – emblema del fuoco segreto – assume il ruolo dell’agente maschio che penetra la materia grave o femmina. Con questi due elementi, il serpente e la freccia, Cagliostro potrebbe aver voluto dunque simboleggiare nel suo sigillo nient’altro che la femmina e il maschio, che insieme all’acqua magica formano i tre grandi protagonisti della Grande Opera alchemica, la cui perfetta conoscenza fornisce all’uomo i tre doni inestimabili: sapienza, salute e ricchezza.

Note

[1] Compendio scaricabile gratuitamente
https://books.google.it/books/about/Compendio_della_Vita_di_Giuseppe_Caglios.html?id=J-Y5AAAAcAAJ&redir_esc=y
[2] La fonte più cospicua di notizie intorno a Cagliostro e specialmente intorno al processo fattogli in Roma per opera del S. Uffizio è costituita dalla: Raccolta di scritture legali riguardanti il processo di Giuseppe Balsamo detto Alessandro Conte di Cagliostro e di P. Francesco Giuseppe da S. Maurizio Cappuccino, innanzi al Tribunale del S. Uffizio di Roma (Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele di Roma. Manoscritto Fondo Vitt. Emanuele 245, di quasi carte 800).
Non si tratta dei veri e propri atti del processo, con i verbali degli interrogatori dei testimoni e degli imputati e via dicendo; ma di un voluminoso incartamento, compilato nel 1790 per uso forse del tribunale stesso, e contenente l’essenziale di quanto dall’istruttoria era emerso, nonché le perizie, l’accusa, le difese e molti documenti di grande interesse. L’esistenza di questo manoscritto fu per la prima volta segnalata nel 1881 da Alessandro Ademollo nel N. 175 della «Rassegna Settimanale» VII (1881); e quattro anni dopo esso venne acquistato dallo Stato.

Bibliografia:

Giuliano Falciani, Cagliostro un personaggio scomodo.

Massimo Agostini, Nel Nome della Dea Sulle tracce dell’Antica religione

Gervaso Roberto, Il Grande Mago.

Carpi Pier, Cagliostro, Il maestro sconosciuto

Gian Luigi Berti, La misteriosa moglie di Cagliostro

Pranic Healing, dito tagliato.

Dito medio mano destra, tagliato polpastrello e unghia, con macchina per salsa pomodori.

Medici consigliano intervento di cucitura, il pezzetto di dito non è possibile ricucirlo. Il cliente non vuole un moncherino e opta per un tentativo di rimarginazione.

Foto A

Il cliente si presenta da me il 20 settembre 2018 alle 21:00. Il dito è fasciato nelle condizioni della foto A.

Trattamento a distanza, quotidiano per un mese.

Foto B

28 ottobre 2018 sono trascorsi 38 giorni di trattamento e il dito si presenta come in foto B


Foto C

15 novembre 2018 trascorsi 18 giorni il dito si presenta come foto C.


Foto D

3 dicembre 2018 trascorsi 15 giorni, il dito si presenta come in foto D.

Posso dirgli finalmente che è guarito.

Il trattamento è iniziato il 20 settembre e il 3 dicembre 2018 è finito. 74 giorni, ossia due mesi e quindici giorni per avere un risultato di piena guarigione.

Con l’intervento chirurgico avrebbe perso l’unghia e avrebbe avuto un simpatico salcicciotto al posto del dito.

La terapia medica dell’ospedale era: Durafiber e Betadin.

Il cliente, Filippo Gentile, mi ha autorizzato a pubblicare le foto e copio il suo messaggio: “Pubblica pure tutte le foto e anche il mio nome. Il mio grazie tende all’infinito”.

Chiudere il cerchio.

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I tre lati del triangolo hanno svariate interpretazioni: in Medicina Olistica rappresentano Corpo, Mente e Spirito, in kinesiologia struttura, biochimica e psiche, in Alchimia Sale, Mercurio e Zolfo, in Massoneria Apprendista, Compagno d’Arte e Maestro, nel Cristianesimo Padre, Figlio e Spirito Santo (che per gli gnostici ha valenza femminile ed è chiamato “Nostra Signora”), nell’Induismo Brahma, Visnu e Shiva, nella Cabala Kether, Binah e Hokmah, nell’Antico Egitto Osiride, Iside e Horus, ecc..

Se si uniscono tre punti nello spazio si ottiene la prima figura piana, che simbolicamente corrisponde al primo stadio della realizzazione di qualsiasi progetto (il primo vero stadio è il punto, ma in tal caso il progetto è ancora “imploso” in se stesso e dunque non manifestato); non a caso la triangolazione è alla base di tutte le misurazioni, perfino in astrofisica e geodesia (la scienza deputata alla misurazione e alla rappresentazione della superficie terrestre). Se si continua ad aumentare i punti e ad unire le linee (aumentando la complessità del progetto) otteniamo tutte gli altri poligoni (quadrato, pentagono, esagono, eptagono, ottagono, ennagono, decagono, undecagono, dodecagono, ecc…) fino ad arrivare al cerchio – la totalità dell’Universo creato – che li comprende tutti e corrisponde alla realizzazione finale del progetto (si noti, a questo proposito, il modo di dire “chiudere il cerchio” quando si compie un’azione che termina tutto ciò che avevamo iniziato).

Da una combinazione del triangolo con il cerchio nasce il simbolo dell’enneagramma, la cui precisa origine è sconosciuta ma che si pensa risalga al 2500 a.C. Questo simbolo è stato fatto conoscere nel secolo scorso da Georges Ivanovitch Gurdjieff (1877-1949) ed ha una particolare ciclologia su base 9 (3 x 3 = triplice aspetto della trinità). L’enneagramma, oltre ad essere una sorta di regolo geometrico- numerologico per decifrare le armoniche cosmiche è anche un potente strumento di conoscenza di sé in quanto i suoi 9 punti cardinali corrispondono a 9 tipologie archetipali di personalità

  • Uno: indicato anche come Riformatore, Critico, Perfezionista, caratterizzato dalla passione ira e dalla fissazione perfezionismo, tende a evitare la collera, non si arrabbia e tende a essere perfetto in ogni cosa
  • Due: indicato anche come Aiutante, Generoso, Nutrice, caratterizzato dalla passione superbia e dalla fissazione falsa generosità, tende a evitare di avere bisogno, si vanta di aiutare gli altri ma non chiede aiuto
  • Tre: indicato anche come Manager, Organizzatore, Esecutore, caratterizzato dalla passione vanità e dalla fissazione inganno, tende a evitare l’insuccesso, si identifica con i successi e i risultati che ottiene
  • Quattro: indicato anche come Romantico, Individualista, Artista, caratterizzato dalla passione invidia e dalla fissazione autofrustrazione, tende a evitare l’ordinarietà, si ritiene speciale ed è molto sensibile
  • Cinque: indicato anche come Osservatore, Pensatore, Investigatore, caratterizzato dalla passione avarizia e dalla fissazione distacco, tende a evitare il vuoto e cerca di accrescere il proprio bagaglio di conoscenze
  • Sei: indicato anche come Avvocato del Diavolo, Difensore, Leale, caratterizzato dalla passione paura e dalla fissazione accusa, tende a evitare la devianza e vede la vita come ordinata da leggi, regole e norme
  • Sette: indicato anche come Entusiasta, Avventuriero, Epicureo, caratterizzato dalla passione gola e dalla fissazione fraudolenza, tende a evitare il dolore, ama il divertimento e non nota il dolore altrui
  • Otto: indicato anche come Leader, Protettore, Capo, caratterizzato dalla passione lussuria e dalla fissazione vendicatività, tende a evitare la debolezza, si vanta di essere forte e ama litigare
  • Nove: indicato anche come Mediatore, Pacificatore, Conservatore, caratterizzato dalla passione accidia e dalla fissazione dimenticanza di sé, tende a evitare il conflitto e cerca pace e armonia tra le persone.

21 dicembre 2018, ora 23:23. Solstizio invernale, l’oscurità risplende.

In astronomia il solstizio è il momento in cui il sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima. Questo significa che i solstizi di estate e di inverno rappresentano rispettivamente il dì più lungo e più corto dell’anno.

Alle 23:23 (ora italiana) di venerdì 21 dicembre 2018 entreremo ufficialmente in inverno. È quello infatti il momento che sancisce l’inizio dell’inverno (astronomicamente parlando) e soprattutto il momento in cui cade il solstizio d’inverno, un momento astronomico che porta con sé una ricchezza di tradizioni e curiosità. 

Solstizio, letteralmente significa Sole fermo.  Solstitium è una parola latina (da sol, sole e sistere, stare fermo) che indica una fermata del Sole, un’apparente pausa nel cammino che la nostra stella sembra compiere nella volta celeste. Nei giorni intorno al solstizio d’inverno il Sole sembra smettere di calare rispetto all’equatore celeste e “fermarsi” in cielo per poi invertire il suo cammino e iniziare il moto di avvicinamento all’equatore celeste (che porterà le giornate ad allungarsi).

Durante il solstizio d’inverno, quindi, il Sole pare precipitare nell’oscurità per poi tornare a mostrarsi vitale e invincibile già a partire dai giorni successivi. Ecco perché gli antichi romani celebravano, nei giorni attorno al solstizio invernale, la festa del Sol invictus, una celebrazione della rinascita che secondo alcuni rappresenterebbe l’origine pagana del Natale.

Nell’antica Roma, a cavallo del solstizio d’inverno, erano previsti i Saturnali, le feste dedicate al dio dell’agricoltura Saturno. Durante i festeggiamenti si ribaltavano i ruoli: lo schiavo, nominato princeps, assumeva tutti i poteri e indossava la maschera. Le classi sociali erano temporaneamente abolite, ci si vestiva tutti allo stesso modo e per gli schiavi era l’unica occasione di assaporare il gusto della libertà. Si scambiavano regali economici come dadi, candele di cera colorata, abiti, libri, una moneta, piccoli animali domestici. Il tutto tra orge e banchetti senza fine.

È il giorno più corto dell’anno. O meglio, è il giorno con le minori ore di luce: dal 22 dicembre in poi, le giornate andranno progressivamente allungandosi. IL 21 dicembre sarà anche il giorno il cui il nostro emisfero riceverà il minimo dell’irradiamento solare.

La data non è fissa, poiché il moto della Terra intorno al Sole accumula, ogni anno, circa sei ore di ritardo. È per questa ragione che si adotta il calendario bisestile, con un giorno in più nel mese di febbraio, ogni quadriennio: proprio per compensare il ritardo poc’anzi citato.

Nella lunga storia dell’uomo, facendo anche riferimento a civiltà molto lontane, al solstizio d’inverno sono stati sempre associati profondi significati. In particolare, la brevità del giorno è stata sovente associata alla momentanea vittoria delle tenebre sulla luce, con l’avvio della stagione più dura di tutto l’anno. Eppure, questo fenomeno non è stato mai colto negativamente dalle varie popolazioni che nei secoli hanno abitato la Terra, poiché al solstizio è anche associato il significato della rinascita. 

Dopo questo evento astronomico, infatti, le giornate cominciano progressivamente ad allungarsi, segnando così la rivincita della luce e della vita sull’oscurità. Inoltre, gli antichi accettavano di buon grado le fitte nevicate, poiché protettive dei raccolti: la neve, infatti, isola il terreno dalle gelate esterne, proteggendo piante e semi con una temperatura più alta.

Al solstizio d’inverno sono stati associati negli anni i più disparati significati esoterici, poiché le antiche civiltà erano solite motivare il movimento degli astri con l’azione dirette delle divinità. La stessa tradizione cristiana della celebrazione della nascita di Cristo il 25 dicembre, ad esempio, ricorda da vicino le celebrazioni e le credenze di culti antecedenti. La divinità Tammuz babilonese, giusto per aver un riferimento, condivide molti elementi con la figura di Gesù, come ad esempio la risurrezione dopo tre giorni dalla morte. In Egitto, invece, negli ultimi giorni di dicembre era consuetudine celebrare la nascita di Horus, il dio del Sole. I greci, invece, associavano a questo peculiare momento per la terra alla figura di Dioniso.

Le popolazioni Maya e azteche avevano approfondito lo studio degli astri, predisponendo grandi celebrazioni sia per il solstizio invernale e sia per quello estivo.

Questo solstizio invernale ha una particolarità: il numero doppio 23:23. Esiste una relazione occulta tra numeri e realtà. Una chiave di lettura per collegare il mondo invisibile a quello visibile. Una visione in cui i numeri non solo permettono di decifrare la vita, ma anche di modificarla consapevolmente.

Quando vedete un numero doppio, triplo o Maestro, fermatevi e sentite le impercettibili energie attorno a voi, siate nel “qui e ora” ponendovi la domanda sul significato dei numeri che avete visto. La risposta arriverà senz’altro, ogni numero ha un messaggio esclusivamente per voi, perché possiede una frequenza vibrazionale che fa riferimento all’energia archetipica e al significato contenuto in essa riferita a una vostra situazione. Comprendere il significato dei numeri in questo momento di cambiamento è importante per avere un aiuto nel proprio percorso. 

Il numero 23 in alcune tradizioni e correnti filosofiche è sinonimo di fortuna, in altre assume un significato nefasto, ad esempio, è collegato al Discordianesimo. Le svariate fonti, a volte contradittorie e permeate anche di curiosità popolari, hanno reso il 23 ancora più fascinante tant’è che si parla tanto dell’Enigma del 23.

Il 23 è un simbolo e come tale va interpretato specchiandolo nella realtà e nel percorso che viviamo. Dunque, quale messaggio cela il 23:23? 

Il sangue impiega 23 secondi a circolare nel corpo umano, il nostro genoma contiene 23 paia omologhe di cromosomi e 23 giorni dura il bioritmo o ciclo fisico.  Ciò mi fa pensare che le nostre attenzioni dovrebbero ricadere sul corpo. Durante la meditazione dovremmo radicarci con la madre terra con più vigore, sentendo – con le nostre radici ben attaccate – il sangue che fluisce come linfa e il cuore che pompa armonizzato al nostro respiro profondo.

La sensibilità che abbiamo ci vorrebbe portare a percepire i piani sottili, ma il 23 ci vuole indicare che dobbiamo partire dalla percezione fisica e corporea prima di poter giungere ai piani sottili.  

La somma del 23 è 5, l’essere consapevole di contenere il divino, l’Uomo Vitruviano lo personifica, Leonardo disegna la posizione dell‘uomo nel mondo e in rapporto al divino. Esistono molte interpretazioni sul messaggio esoterico di quest’opera d’arte che racchiude un messaggio interpretabile soggettivamente, in base alla propria sensibilità, intuitività e conoscenza.

Il numero 5, come tutti i numeri dispari, genera attività, nella forma positiva di evoluzione, di movimento progressivo di elevazione, oppure in quella negativa di involuzione, di discesa e di degradazione. Il quinario collega l’alto con il basso e può far tendere verso uno di questi poli. Il suo valore positivo o negativo è bene rappresentato dalla figura geometrica del Pentagramma. Quando il Pentagramma è dritto si identifica con l’uomo (stella a cinque punte), nella sua valenza positiva; quando invece è capovolto assume un valore negativo, attributo delle forze del male.

Nell’alfabeto ebraico la lettera ה (Hei), presenta valore numerico 5 e fa parte del Tetragramma biblico di Dio. Hei è un grido di pena, quello della nascita fisica. E’ anche un’esclamazione di una piacevole sorpresa, nonché la scoperta della presenza di Dio, salvezza nel mondo fisico; qui Hey diventa la lettera della rinascita nel mondo spirituale.

Non possiamo dimenticare il Salmo 23 che è la manifestazione della Fede, del Fluire, dell’accogliere ciò che la vita propone.

Ecco che il quadro, un puzzles completo, si manifesta con un monito: dobbiamo partire dalla percezione fisica e corporea per rafforzare con consapevolezza il piano fisico, prima di poter giungere ai piani sottili. Il corpo fisico essendo costituito da materia, rimane durante il viaggio sottile, in pieno rilassamento.

Il cammino interiore è formato da una serie di veicoli o Corpi Energetici sottili. Tutti i Corpi fungono da espressioni necessarie e veicoli di coscienza all’interno delle diverse dimensioni dell’universo. Ogni esperienza di Viaggio Sottile è un’importante opportunità di esplorare e di sperimentare consciamente la nostra vera essenza spirituale.

Dobbiamo ben curare il seme dell’ispirazione, senza la quale l’uomo non riuscirebbe a percepire la sua interiorità, ossia ciò che viene dai piani sottili.

E sappiate che il vostro peccato cadrà su di voi [Bibbia. Numeri 32-23]

Incensus

Già nei testi sacri della Bibbia e del Corano compaiono numerose citazioni sull’utilizzo dell’incenso, dei profumi soprattutto durante le cerimonie religiose. Profumo vuol dire “che serve per produrre fumo” e tutte le grandi tradizioni, nei loro aspetti iniziatici e religiosi (“religio” significa legare, unire di nuovo “terra e cielo”, cioè materia e spirito) parlano di sacrifici con il fuoco, di fumigazioni compiute mediante elementi del mondo animale e poi del mondo vegetale.

 L’incenso ha due valenze: purificazione e fumigazione. Entrambe richiamano contesti antichi, in cui il fuoco era considerato un mezzo per avvicinarsi al cielo, al divino. Il fumo emanato dalla fumigazione della resina, salendo verso il cielo simboleggiava il filo conduttore con le divinità, richiamava alla preghiera e al raccoglimento. La fumigazione, ovvero il bruciare l’incenso, rappresentava la purificazione interiore verso il mondo esterno, un elevarsi oltre i problemi terreni.  

Ogni tradizione ha il proprio modo d’interpretare le fumigazioni e di classificare i vari ingredienti da unire nelle misture, generalmente legata alla cultura, alla filosofia, alla religione e anche al campo della magia. Ad esempio, per quanto riguarda la tradizione ebraica, ripresa poi dalla magia medievale, le classificazioni avvengono sulla base dell’analogia tra macro e microcosmo, conferendo alle erbe come a ogni altro essere del creato caratteristiche planetarie, con relative corrispondenze a livello di effetti, compreso quello fisico.

Alle energie materiali, dell’elemento Terra, si dedicano fumigazioni fatte con radici; per le animiche ed emozionali, dell’elemento Acqua, si usano germogli e fiori; per le spirituali, dell’elemento Aria, si utilizzano foglie; per le “divine”, dell’Elemento Fuoco, si dedica il fuoco in cui brucia la resina, cioè la linfa, il sangue delle piante.

Il fuoco libera l’energia e l’aura dell’incenso, poi attraverso la Volontà dell’operatore – come avviene per ogni azione magica con qualsiasi forma energetica – saranno direzionate e decretate con vigore.

Il colore dell’incenso.

L’incenso nero si può trovare sia in granuli, sia in polvere. E’ usato nel momento in cui dobbiamo prendere delle decisioni importanti o ci sentiamo confusi sulla direzione da prendere.

E’ l’incenso che ci aiuta a percorrere la nostra strada e a seguire il destino che è stato scritto per noi, indicandoci il sentiero migliore per arrivarci. Lasciare tre granuli nelle scarpe ci aiuta a spianare gli ostacoli e intraprendere la direzione giusta.

L’incenso rosso, in granuli, è usato quando si è in attesa di notizie che non arrivano. Il suo potere è a doppio taglio, perché oltre a portare le notizie che attendiamo con ansia, possono giungerne altre che forse non avremmo voluto ricevere. Non è che l’incenso rosso porta brutte notizie. Semplicemente porta a galla ciò che ignoriamo e che ancora non conosciamo, accelerandone l’arrivo.

I granuli di incenso che tendono all’arancione, giallo èun incenso molto potente che è bruciato per “sciogliere”. Questo incenso si brucia nel momento in cui stiamo passando un periodo dove tutto va male, perché purifica ogni cosa, scioglie ogni magia e apporta cambiamenti in positivo. Attenzione non scioglie solo la negatività ma anche la positività. (Se le cose vanno bene e si desidera solo aumentare la protezione o la positività, meglio non usare questo incenso, potrebbe cambiare il corso delle cose. Anche per chi ha eseguito qualche rito propiziatorio, lo renderebbe nullo. Se invece ci sono molti aspetti negativi che vogliamo mandare via, questo è l’incenso adatto).

Al contrario dell’incenso arancione, giallo, quello grigio è meravigliosamente positivo. Apporta cambiamenti positivi e aumenta le cose buone della vita. Purifica senza essere invasivo. Si tratta quindi di un incenso “migliorativo”. Inoltre, possiede proprietà di purificazione e protezione.

L’incenso bianco trasparente possiede proprietà simili a quello giallo, arancione, ma è usato soprattutto contro magie negative. Questo incenso ristabilizza situazione critiche e purifica tutto, allontanando la negatività.

Dal colore all’aroma.

  • Incenso alla lavanda. Questo profumo ha proprietà calmanti e rilassanti per la mente e il corpo;
  • incenso al sandalo, utilizzato nella meditazione sviluppa consapevolezza, aumenta rilassamento e allontana lo stress;
  • incenso al cedro e al pino, aumentano la motivazione e migliorano l’umore soprattutto in casi di depressione e tristezza;
  • incenso alla rosa e alla cannella, aiutano la concentrazione e creano equilibrio;
  • incenso al gelsomino, aumenta la libido;
  • incenso all’ambra, rafforza il sistema immunitario;
  • incenso all’anice e al luppolo, aumenta la creatività;
  • incenso alla salvia, per i rituali spirituali e bilanciamento;
  • incenso alla corteccia di quercia, aumenta la forza interiore.

Dall’aroma alla scelta.

  • Olibano  (purificazione, meditazione, esorcismi, rituali)
  • Betekristian (meditazione, rilassante, purificazioni)
  • Benzoino (scaccia l’ansia e le preoccupazioni. Permette all’energia spirituale di trovare la forza, prepara alla meditazione, scaccia gli spiriti maligni, si adopera per qualsiasi tipo di abbondanza, per attrarre fortuna e denaro)
  • Incenso nero (occhio del diavolo) (Potenziamento, allontanamento, annullamento, pulizia)
  • Opopanax (Protegge dal negativo, crea potenti scudi protettivi, potenzia, riequilibra, allevia stress e apre la mente, favorire la sensitività e la percezione)
  • Kamasutra (rilassante, sensuale, erotico )
  • Incenso greco alla rosa (protezione sacra)
  • Gelsomino (apertura mentale, sblocco, elevazione)
  • garofano (salute, riattivazione mentale, fisica e d’istinto)
  • Lacrime degli angeli (alte purificazioni, invidie, larve psichiche, chiaroveggenza)
  • Patchuli ambra (afrodisiaco, stimolante, riattivante, antidepressivo, centratura interiore)
  • Vetiver (rigenerante, apre la mente, purifica, rinforza, alleggerisce lo spirito)
  • Nagchampa (attrae positività nella propria vita, rituali di benedizione e propizia fortuna e prosperità)
  • Limone (energetico, rigenerante, aiuta in caso d’ansia, nervosismo e purificante, stimolante)
  • Alloro (sblocca situazioni stagnanti, energizza, potenzia situazioni economiche e lavorative. Aumenta chiaroveggenza e sogni profetici)
  • Salvia (proprietà medicinali e purificanti. Scaccia l’energia negativa)
  • Legno di agar (rigenerazione, apertura mentale, successo, relax, fortuna)
  • Mix styrax calaminlus (storace) (purificazioni, attira protezione e guadagni. Ottimo per meditazione, esorcismi e per potenziare tutti i tipi di rituali, legato alla forza della terra)
  • Aloe nera (associata a venere, si usa per tutti i rituali sessuali, amorosi, richiami, vendetta, rilassa e dona serenità. Potenzia rituali di respulsione, guarigione fisica e mentale, sblocchi)
  • Ambra (pungente, riattivante, allontana, purifica, riavvicinamenti)
  • Abete rosso (armonizza, vitalità, immortalità, divinazione, fertilità)
  • Colofonia portoghese (fecondità e di forza rigeneratrice)
  • Cipresso (rende attenti, lucidi, percettivi, apre mente, calma. Armonizza l’umore, sogni profetici)
  • Sangue di drago (accrescere le energie e le intuizioni astrali e nelle pratiche dello sviluppo di potere, potenzia tutto, allontana influssi negativi e viene usato nei rituali con le orazioni, utile nei talismani di potere esteso, nelle evocazioni, richiamano entità benefiche, fate proteggono i bambini. Non associare al sandalo)
  • Sandalo in polvere (tranquillizza l’attività mentale, stimola alla calma, smorza l’aggressività)
  • Smania gialla (polvere composta per rituali di prosperità, denaro lavoro)
  • Mirra (Ristabilisce il contatto con madre terra, centra lo spirito, usata per potenziare tutti i tipi di rituali. Chiarifica la confusione. Potenzia i rituali sessuali. E’ il profumo della costanza e della trasparenza dei sentimenti)
  • Mirra potenziata (come sopra ma di provenienza più pregiata)
  • Incenso giallo di mercurio (per tutto ciò che riguarda il lavoro, il denaro, prosperità, fortuna e comunicazione, sblocca situazioni  stagnanti)
  • Copal (oltre a purificare assiste negli sforzi mentali e spirituali, apre l’anima all’elevazione stimola la creatività e l’immaginazione. Ottimo per meditare)
  • Incenso lunare di lililth (per l’attrazione, la passione, l’amore, l’ossessione il desiderio, rituali cerimoniali, celebrazione della luna anche nera)
  • Incenso di smeraldo e venere (Per potenziare l’amore, la rinascita, il fascino la bellezza, il ritorno dell’amore, la salute, il trionfo della natura)
  • Incenso nero saturniano (Purifica, protegge, sblocca e blocca, meditazione, visualizzazione, apertura mentale)
  • Incenso rosso sangue di Marte (per tutti i rituali di forte passione, amore, vendetta, sblocco, potenziamento, risveglio)
  • Incenso bacio del diavolo (risveglio della passione, fatale attrazione, delirio d’amore)
  • Passione woodoo (miscela di erbe caffè e incensi, risveglia l’amore, desiderio e passione)
  • Nirvana (sensoriale, afrodisiaco, energizzante delicato)
  • Celestial (elevazione, apertura mentale, anima fiorita)
  • Muschio egiziano (protezione, meditazione. relax)
  • Rosa mistica (potenza, elevazione, protezione, purificazione)
  • Indian summer (apertura mentale, liberazione, relax, meditazione)
  • Spikenard (altamente protettivo, rilassante ma anche energizzante, molto umorale)

La Mirra, che viene considerata sacra dai tempi di Gesù, apre le porte ai regni astrali più vicini alla Terra e il suo potere è quello della “manifestazione”. La Mirra, fungendo da collegamento, può attirare anche energie negative, va quindi usata insieme a incensi di protezione.  La resina d’olibano, usata nell’Aromaterapia contro gli accumuli di liquidi nel corpo, anche la situazione energetica dell’ambiente in cui si diffonde risulterà fluidificata, provvedendo a sciogliere eventuali accumuli energetici e ripristinando il normale circolo.

Cenni sulla fumigazione del Tempio massonico.

Le fumigazioni dei Lavori muratori sono esclusivamente resine da bruciare su carboncini in recipienti di vetro, ceramica o terracotta (quest’ultima, ricorda l’Uomo di argilla “cotto” nel forno detto “athanor” analogicamente legato al Tempio). Le resine, lungi dal far rievocare atmosfere da parrocchie, sinagoghe, templi devozionali o cimiteri, devono essere considerate come facilitanti per conseguire particolari stati di coscienza: razionale in I Grado, animico-emozionale in II Grado, spirituale-mentale in III Grado.

Discendendo dal Pensiero Ebraico il Cerimoniale Massonico ha trattenuto in sé molto del loro Simbolismo. Anche per quanto riguarda i locali del Tempio dedicati alle Cerimonie e alle Iniziazioni resta l’insegnamento occulto per il quale le fumigazioni rituali servono non tanto all’uomo, quanto di richiamo a Spiriti Superiori o Energie, fortemente in sintonia con la vibrazione di quei profumi. Questo Pensiero trova d’accordo tutte le chiese attuali, dove si dice che esso sia nutrimento per gli Angeli. Il Maestro Massone, nella fumigazione, non si limita alla ricerca d’un atto purificatorio o d’un atto simbolicamente rivolto ad Entità metafisiche, ma è sopratutto, alla creazione d’uno stato di speciale allineamento e ricettività esaltando delle corrispondenze planetarie che operano, nella Geometricità Occulta formata dagli uomini che compongono la Loggia. La Tradizione Esoterica Massonica a cui in questo momento faccio riferimento trasmette, per il solo lavoro sul quadrilungo, queste composizioni di aromi rituali.

Resine con base d’incenso puro (tipo “plibanum”, legato all’elemento Fuoco e al Sole), da utilizzare nei vari Gradi e per specifiche cerimonie.

In I Grado si deve vivificare il piano razionale-intellettivo, pertanto il preparato è composto da una resina di Aria o Mercuriale e, quindi il mastice nelle dovute proporzioni.

In II Grado si deve rinvigorire il piano animico-emozionale, pertanto il preparato è composto da una resina di Acqua o Lunare e quindi la Mirra nelle dovute proporzioni.

In III Grado si deve risvegliare il piano spirituale-intuitivo; pertanto il preparato è composto da una resina di Terra o Satumiana e, quindi lo storace nelle dovute proporzioni.

Nelle Iniziazioni infine, bisogna vivificare la spiritualità e il carattere igneo, pertanto il preparato è composto da una resina di fuoco e Gioviana come il Benzoino del Siam.

Ma la combustione di queste sostanze è nociva?

Un’indagine pubblicata sulla rivista specializzata Usa, Cancer e condotta per 12 anni su di un gruppo di 61.000 cinesi residenti a Singapore. I volontari, tutti tra i 45 ed i 74 anni di età, erano sani all’inizio dello studio, ma nei 12 anni considerati, 325 di loro hanno manifestato diversi tipi di cancro dell’apparato respiratorio e 821 neoplasie dei polmoni. Tenendo in considerazione tutti i possibili fattori di rischio, incluso il fumo di sigarette, i ricercatori hanno osservato tra i cinesi che bruciavano incenso nelle loro case – com’è tradizione in molte culture orientali – per tutto il giorno o tutta la notte un aumento dei pericoli di tumore della gola o orale dell’80%. Nessun collegamento è stato invece identificato con il cancro dei polmoni o del naso.

Purtroppo, la maggior parte degli incensi in commercio è tossica, possono essere aggiunte sostanze come profumi di origine chimica, formaldeide e altri composti chimici.

La trasformazione del prodotto è la fase che incide maggiormente sulla tossicità di un incenso.

Qualche anno fa, cinque associazioni europee di consumatori, tra cui Altroconsumo, hanno svolto diversi test sui prodotti usati per profumare gli ambienti. Il risultato? I bastoncini d’incenso sono risultati i più tossici di tutti. È interessante osservare che le Aziende produttrici, messe al corrente dei risultati, hanno manifestato “stupore” poiché non avevano mai svolto controlli di questo tipo.

Teniamo conto del fatto che, nonostante alcune aziende siano in possesso di certificazioni riconosciute dal Ministero della Salute, i produttori non sono nemmeno tenuti a riportare la composizione sul prodotto.

La soluzione esiste, ma non è nulla di innovativo: si tratta semplicemente di utilizzare un prodotto puro, che non ha subito trasformazioni per cui è necessaria l’aggiunta di prodotti chimici.

L’incenso di qualità è commercializzato in resine e in grani. Incensi come questi sono i più utilizzati da chi pratica Aromaterapia e da chi li usa in campo professionale, come i centri di benessere.

Le resine naturali sono prodotte da diversi tipi di pianta, o da piante aromatiche come il Patchouli o il Palo Santo. Incensi come questi sono totalmente privi di sostanze tossiche, poiché non richiedono trasformazione alcuna. La scelta è davvero rilevante se si decide di compiere esperienze attinenti all’Aromaterapia, ma anche per chi ama dare un buon profumo alla casa senza inalare sostanze pericolose o provocare reazioni allergiche.

Come possiamo orientarci e acquistare con sicurezza il nostro incenso?

I naturali esistono e sono reperibili sul mercato. I bastoncini sono ricoperti da una miscela di sostanze aromatiche naturali di varia origine (foglie, cortecce, resine, oli essenziali) l’incenso in grani è dato esclusivamente da incenso resinoso raccolto da particolari piante. Il problema che si pone diventa, piuttosto, quello di stabilire l’autenticità e la completezza di ciò che leggiamo nell’etichetta.

Ma allora, è davvero impossibile trovare incensi puri e di origine 100% naturale? Secondo quanto scritto sinora, i comuni incensi conterrebbero sostanze chimiche di ogni tipo. I primi sul banco degli imputati sarebbero proprio i più diffusi, i bastoncini d’incenso: generalmente sono i più facili da reperire, e costano molto poco. Sono estremamente pratici e maneggevoli, perché bruciano uniformemente, senza perdere parti incandescenti. A questo punto, alcuni avranno già capito: una combustione di questo tipo richiede necessariamente l’impiego di componenti chimiche.  Perché? È presto detto: la realizzazione di un bastoncino d’incenso senza aditivi che rimanga compatto e non si sgretoli, bruciando uniformemente, è antieconomica e difficile.  Sono davvero poche le aziende che fanno questa scelta!